
Anche per gli inglesi c’era molta aspettativa, dopo la prova molto interlocutoria (si dice cosi?) offerta dai della torrida, estrema annata 2003, per i Brunello di Montalcino di quell’annata 2004 che era stata presentata, urbi et orbi, anche dal Consorzio, come la “grande annata a cinque stelle”, quella del riscatto, dopo i pasticci, diciamo così, combinati nell’annus horribilis (solo in quell’anno?) di Brunellopoli.
Invece, come ho raccontato in un ampio resoconto pubblicato – leggete qui – sul sito Internet dell’A.I.S. , è successo che dopo aver organizzato nei mesi scorsi a Londra un corposo wine tasting di 157 Brunello 2004, Decanter se ne sia uscito, per fortuna nel numero di agosto, che gode di minore visibilità rispetto a quelli di giugno o ottobre, con un corposo resoconto della degustazione, ben otto pagine, che non offre di certo notizie entusiasmanti, per Messer Brunello.
Come ho annotato, se i numeri hanno un qualche significato, e le statistiche esprimono delle realtà, il palmarès dei risultati, che attribuisce il giudizio massimo di cinque stelle ed il Decanter Award, a solo 2 vini, ovvero una percentuale ridicola dell’1,2% del totale degustati,e quattro stelle, equivalenti al giudizio di “highly recommended. Very good to excellent”, a 21 altri vini, per una percentuale sul totale del 13,37%, ovvero una superpromozione da parte della rivista che riguarda solo 23 vini, ovvero il 14,65%, c’è ben poco di che rallegrarsi.
Soprattutto considerando che 134 vini, ovvero la stragrande maggioranza, pari all’85,35 per cento, hanno ricevuto punteggi varianti dalle tre stelle di “recommended” ovvero good, toccate a 108 vini (ovvero il 68,78%), alle due stelle toccate a 25 vini, ovvero il 15,92%, liquidati come fair, e che uno infine è stato ritenuto ingiudicabile, perché difettato.
Ma non sono solo i riscontri numerici a costituire altrettanti elementi per una bocciatura da parte di Decanter dei Brunello 2004 (almeno di quelli che hanno avuto modo di assaggiare).
Ben più preoccupanti sono i commenti al tasting, raccolti dall’editor della rivista Guy Woodward, relativi alle opinioni espresse da un tasting panel composto da otto persone, tra cui due Master of Wine (una delle quali l’ottima Rosemary George, che i vini toscani li conosce benissimo), e da esperti di grande esperienza come Margaret Rand, Anthony Rose, Walter Speller e Steven Spurrier.
Basterebbe l’occhiello dell’articolo, che recita: “l’inconsistenza dei vini manda a pallino quella che era attesa e considerata come una grande degustazione, con i giudici che hanno trovato molti vini semplici e diluiti, espressione di un’annata cinque stelle”, a suggerire, toscanamente, che se non tutto molto è sbagliato, molto è da rifare.
Il cahier des doléances di Decanter contiene appunti che è difficile smentire: si parla di una certa “inconsistenza” dei vini e di un’evidente disparità qualitativa, con “alcuni vini effettivamente superiori, altri erano solo ok e traevano beneficio dal nome Brunello in etichetta più di quanto con il loro valore apportassero credibilità alla denominazione”.
E poi la quantità di nuove aziende che si sono messe a produrre tranquillamente Brunello “senza capire cosa comporti il produrre un buon Brunello”.
E ancora “Montalcino come la Napa Valley: ha attratto un sacco di persone con i soldi, che sono arrivati e hanno comprato vigneti, hanno fatto vino e si aspettano di venderlo”, e passando alle note tecniche vini che “mostrano un mix di sovra maturazione e di tannini verdi e di diluizione”, e proprio come io stesso avevo rilevato a febbraio dopo gli assaggi di Benvenuto Brunello, leggete qui – “molti vini diluiti, leggeri, semplici, carenti di concentrazione e di acidità”, con “tannini aggiunti e dominanti in maniera scomposta nel finale”.
Perplessità poi sulla possibile tenuta e capacità di evoluzione nel tempo dei vini, enfatizzate dal carattere già pronto di molti Brunello.
E poi, vero punto debolissimo, il prezzo, giudicato da molti eccessivo di tanti vini, non solo quelli che come riporta la rivista, si trovano sugli scaffali dei negozi inglesi a prezzi anche a 70 e 80 sterline (che sono sempre intorno agli 85 euro…), ovvero il Rennina di Pieve di Santa Restituta, alias Gaja, a 68,89 sterline (e una valutazione di 4 stelle toccata anche a vini che costano la metà o ancora meno…), o ancora il Sugarille della stessa tenuta (75,51 sterline per una valutazione di tre stelle), il vino di Giulio Salvioni – Cerbaiola (79,81 sterline per una valutazione di tre stelle), il vino del Greppo di Franco Biondi Santi (£. 95,05 e tre stelle), o quello di Poggio di Sotto – Palmucci (£. 73,79 e tre stelle), oppure il Luce dei Marchesi de’Frescobaldi (£.77,99 e ancora tre stelle)., ma anche molti vini che viaggiano tra le 30 e le 40 sterline (tra 35 e 47 euro).
Dall’articolo scaturisce un’opinione condivisa secondo la quale molti dei Brunello 2004 non presentino affatto un valido rapporto prezzo-qualità. Per Margaret Rand “lo standard dei vini era abbastanza alto, ma non abbastanza per il loro prezzo”, con una tendenza del celebre vino toscano “a dormire sui propri allori”.

Sorvolando poi sulle singolari valutazioni di alcuni degustatori, secondo i quali “il Brunello si colloca nel contesto dei vini toscani base Sangiovese, non nel contesto di una Docg indiscutibilmente superiore. Un Sangiovese tra molti ed il Sangiovese è molto meglio di quanto si pensi”, o ancora, il Brunello di Montalcino “soffre molto la concorrenza del Chianti Classico,che è meno costoso, diffusamente migliore e più consistente”.
Giudizio rafforzato da quello del Master of Wine Nick Adams, responsabile degli acquisti presso un importatore importante come John Armit (che nel proprio portafoglio ha sei produttori di Montalcino) secondo il quale “quando si paragonano i Brunello top con i Chianti Classico riserva top ci si chiede se ci sia un valido motivo per richiedere un prezzo superiore”. Persuaso, Adams, che i produttori di Chianti debbano sorridere, visto che “i loro vini sono molto più vibranti, secondo uno stile più lineare e fresco gradito a molti”.
Opinione legittima, bisognerebbe vedere però se i Chianti Classico top che Adams pensa di mettere a confronto con i Brunello top siano, come il Brunello, dei Sangiovese in purezza, oppure, come capita spesso nel mare magnum e nella multiformità pirandelliana del Chianti Classico, siano dei vini dove accanto al Sangiovese il disciplinare vigente consente possa esserci una quota, pesante, del 20 per cento dei cosiddetti “vitigni migliorativi”…
A preoccupare di più è però la frase che chiude il commento alla degustazione dei 157 Brunello di Montalcino 2004, una di quelle che se esistesse un Consorzio vitale e funzionante, dovrebbe subito far convocare una sorta di Stati Generali del Brunello, per una discussione franca tra tutti i protagonisti della filiera ilcinese: “E’ pericoloso farsi delle aspettative eccessive con il Brunello” sostiene il master of wine Nick Adams. Cosa replicare?
Venendo ai risultati del wine tasting, si può dire che alternino sorprese a conferme, un colpo al cerchio della novità e uno, o più, a quello dell’establishment vinicolo. Questo anche se, è inutile precisarlo, le degustazioni avvengono, ho avuto modo di verificarlo partecipandovi qualche volta, in regime di blind tasting.
I due soli vini che hanno ottenuto il punteggio massimo sono la prova d’esordio di un’azienda, Fonterenza, di cui vedi caso ho parlato spesso su questo blog, scrivendo del loro eccellente Rosso di Montalcino 2006, avendo inserito lo stesso Rosso in una degustazione di Brunelleschi vini condotta lo scorso novembre nel Casentino dagli amici Caterina e Simone della Tana degli Orsi di Pratovecchio, e poi registrando la presenza delle gemelle Padovani e dei loro vini in quella bella, e soprattutto riuscita, mica Italissima!, trasferta parigina di un gruppo di nostre agguerrite vignaiole bio.
Accanto al più che incoraggiante Brunello di Fonterenza un vino a proposito del quale nella mia degustazione a Benvenuto Brunello avevo annotato “naso super estrattivo selvatico dolce molle sia a naso che in bocca dove mostra una piccola articolazione e una materia fitta ma priva di slancio e nerbo piuttosto monocorde”, ovvero il Brunello della Signora Donatella Cinelli Colombini, personaggio molto in vista nella Siena che conta, che mi piacerebbe tanto poter riassaggiare, alla cieca, accanto al Brunello di Fonterenza, per capire come gli inglesi abbiano potuto valutarlo così bene.

A seguire, a quattro stelle, oltre ad uno dei due già citati Brunello di Monsù Gaja, alcuni vini che a Montalcino mi erano piaciuti come Tenuta di Sesta, Celestino Pecci, Col d’Orcia, Canalicchio Franco Pacenti, Silvio Nardi, altri che m’erano piaciuti meno o non m’erano piaciuti affatto come Il Clandestino di Pinino, il Vigna delle Raunate di Mocali, quindi Poggio al Sole, Tenuta San Filippo Fanti, Tenuta Poggio Il Castellare, Terralsole, Croce di Mezzo, La Colombina, La Fiorita, Poggio Nardone, Ferrero, Il Forteto, e altri che a Montalcino non avevo assaggiato come Rendola, Tenuta San Giorgio Ugolforte ed il Brunello di Casanova di Neri.
Tra i due stelle, un giudizio di “fair”, discreto, si trovano sia vini che a me garbano e di molto come Le Macioche, sia vini che per la prima volta non mi erano dispiaciuti come il Pian delle Vigne di Antinori o il vino di Altesino, sia il Prime Donne di quella Cinelli Colombini che con il Brunello normale aveva conquistato le cinque stelle, oppure i vini, che non mi garbano mai, di Castiglion del Bosco e Tenuta Friggiali.
Nel drappello foltissimo dei “tre stelle”, buoni ma che secondo Decanter non giustificano più di tanto le tante sterline necessarie per aggiudicarseli, c’è di tutto: cose che mi piacciono sempre, a prescindere, come i vini di Giulio Salvioni, Poggio di Sotto, Uccelliera, Sesta di Sopra, Pietroso, Il Poggione, Capanna, Fuligni, ll Marroneto, Pian dell’Orino, Salicutti, Collemattoni, Gianni Brunelli, Lisini, Tenuta Le Potazzine, per citarne solo alcuni, sia vini che raramente mi piacciono, Tenuta Nuova di Casanova di Neri (presentato a Decanter ma non a Benvenuto Brunello), Banfi, Poggio Antico, Donna Olga, Loacker Corte Pavone, La Gerla, il Poggio alle Mura di Banfi, il Castel Giocondo di Frescobaldi, sino al vino di Fattoria dei Barbi, che assaggiato a Montalcino mi aveva fatto annotare “naso vegetale estrattivo, legnoso, privo di eleganza con accenni riduttivi e fecciosi, bocca senza peso centrale vuota con finale asciutto amaro e ben poca piacevolezza”.
E sarebbe con vini come questi che a Montalcino vorrebbero difendere la nobilitate, la storia, le tradizioni, l’immagine di prestigio e di conseguenza i prezzi sostenuti del Brunello? Auguri!
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Quale Brunello di Montalcino 2004 di Donatella Cinelli Colombini è stato premiato da Decanter?
Il “non selezione” o il “selezione” Prime Donne?
Ho avuto modo di assaggiarli entrambi in una degustazione verticale/orizzontale organizzata dall’AIS a marzo e devo dire che mi sono sembrati entrambi vini di ottimo livello, soprattutto il “non selezione”, sicuramente meno odoroso e sfrontato del femminile Prime Donne, ma più vibrante e dotato di maggiore austerità, come si confà ad un Brunello di Montalcino.
Comunque mi trovo d’accordo con l’opinione di Decanter condivisa da Franco riguardo all’annata 2004: è stata certamente sopravvalutata per ragioni di marketing, peccato che il boomerang pian piano stia tornando indietro…
era il Brunello base, il Prime Donne come ho scritto ha avuto una valutazione di due stelle. Per me, assaggiati nel corso di Benvenuto Brunello, non c’era una grossa differenza tra i due: per entrambi pollice verso. Ma é solo il mio punto di vista, magari ad altri possono piacere…
non ne tengono conto, si degusta e basta e poi si scopre il prezzo dei vini, ma questo elemento non influenza il giudizio finale. Beh, menomale che il Brunello base di Donatella Cinelli Colombini é andato così bene, altrimenti tra il suo selezione Prime Donne ed il vino del fratello Stefano, sarebbe stato un mezzo disastro in famiglia…
Bhé sono d’accordo con Decanter sulla valutazione relativa tra il base e il Prime Donne (prevedibilmente, i due vini sono frutto del lavoro di enologi diversi, lo stile infatti è diversissimo) poi dei valori assoluti (dare quindi il massimo dei voti al base di Cinelli Colombini e non ad esempio a vini come quelli di Salicutti o Brunelli per andare sui meno noti) se ne può discutere…ma le stelle assegnate da Decanter quanto tengono conto del rapporto qualità/prezzo?
Il mio personale pensiero è che il Brunello sia sempre stato in generale sopravvalutato. Con l’avvento degli anni 2000 e i cambiamenti climatici ho la sensazione che i produttori dovranno ancor più faticare per fare dei vini emozionanti e longevi.
Complimenti vivissimi alle brave sorelle di Fonterenza!
Peccato che la loro prima uscita abbia un prezzo non così vantaggioso, ma ognuno è consapevole delle proprie scelte.
Consumatore, vedo che ha corretto il tiro su Fonterenza da quando, a proposito della degustazione delle vignaiole italiane, tra cui le gemelle Padovani, a Parigi, aveva parlato, cito a memoria, di gita per lo shopping…
Sinceramente mi spiace constatare come i miei gusti non collimino con quelli dei signori di Decanter (che non sono certo gli ultimi arrivati…). Per quanto consta dai miei assaggi a “benvenuto brunello”, ho trovato proprio la dimensione acida, poco estrattiva e tannicamente serica di alcuni vini un riscoprire il lato apparentemente più “annacquato” ma, dal mio punto di vista, più identitario del vino ilcinese, essendo massimamente attratto quasi esclusivamente dai vini provenienti dalla zona dei “greppi”, freschi, acidi, scarichi. Tra i nomi citati mi stupisce il giudizio poco lusinghiero su “le Macioche” che ho molto gradito, e sarei curioso di sapere come è stato giudicato Tiezzi che mi aveva colpito nella sua esecuzione nitidamente scarna e diretta
al Brunello di Tiezzi Decanter ha dato tre stelle
sarò ingenuo sig. Franco, ma come mai Case Basse non viene mai recensito? Queste degustazioni come avvengono? Chi scegli i Brunello?
domanda semplice e risposta altrettanto semplice. Case Basse 2004 non poteva essere recensito perché a differenza di quasi tutti i Brunello in commercio riposa ancora in botte, e non é stato ancora imbottigliato.
le degustazioni avvengono in maniera semplice: si scelgono i vini, si anonimizzano, si scelgono i componenti del panel tasting e si degusta. In questo caso credo che Decanter abbia demandato al Consorzio del Brunello l’incarico di contattare le aziende e di chiedere a tutte di partecipare. C’é chi partecipa e chi non partecipa. Tutto qui, nulla di misterioso.
A The World of Fine Wine, dove degusteremo i Brunello 2004 il prossimo settembre – come é abitudine della rivista i degustatori sono solo tre e degustano tutti i vini a disposizione, sempre alla cieca – la scelta dei vini l’ho fatta in larga parte io, con revisione da parte degli editor e di un altro componente del panel tasting, l’amico e maestro Nicolas Belfrage, Master of Wine e massimo conoscitore dei vini italiani di lingua inglese
Non le sembra che degustazioni come questa alla fine alimentino il coro di chi dice che il sangiovese da solo “non regge”? Non mi sembra corretto al 100% affermare che questi vini debbano essere considerati pronti. 5 anni per un Brunello sono sempre pochi.
Luk
Mi permetta, non lo può ricordare, ma ho sempre parlato positivamente dei vini di Fonterenza. Avevo solo espresso il dubbio se ne era valsa la pena di andare a Parigi; poi la parola shopping in quella occasione l’aveva aggiunta qualcun altro. A posteriori è più facile giudicare e trarre conclusioni su queste iniziative; penso che alcuni produttori italiani ex-ante pensavano che valesse la pena andare a Bordeaux….poi invece…
Ciao,
Confermo quello che ha detto Franco, la raccolta dei campioni solitamente (in questo caso di sicuro) viene delegata al consorzio che informa le aziende le quali a loro discrezione forniscono i campioni.
La perplessità di Luk mi sembra condivisibile, sicuramente ci sarebbero proposte per veloci scorciatoie, mentre sarebbero opportune riflessioni più volte a migliorare la qualità del nostro sangiovese.
Luciano
Ps il mio è recensito?
tre stelle al Bramante, Luciano…
carissimi tutti ,
oltre a notare che nel bene o nel male comunque ancora la parola Brunello attira comunque l’attenzione , mi permetto di fare un piccolo commento sulla validità delle degustazioni di Decanter , che comunque rimane il secondo giornale più autorevole del mondo del vino , le cui degustazioni sono incontrovertibili e fatte da veri professionisti, difficilmente influenzabili. Comunque se qualcuno ancora pensava che il brunello fosse un vinone grosso grosso forse non ha capito molto di questo vitigno ed è un degustatore molto inesperto. La bellezza di Montalcino è che qui il sangiovese regala ad ogni vigneto ed ad ogni zona il suo carattere , sia per la varietà dei suoli sia per le 4 posizioni climatiche e qui sta il divertimento del produttore, non tanto la partecipazione ad eventi o fiere come alcuni di voi pensano. Un pò più di rispetto per un lavoro difficile come quello del vigniaiolo non sarebbe male ………
cara Emilia, grazie per il suo commento, ancora più interessante visto che viene da una delle aziende storiche e più importanti del panorama ilcinese. Sorvolando sulla sua definizione di Decanter come “secondo giornale più autorevole del mondo del vino” (domanda: con quali criteri si determinano queste graduatorie? e chi decide cosa?) credo che non si possa parlare di degustatori “molto inesperti” per esperti e grandi conoscitori della realtà toscana come Rosemary George, che sui vini della Toscana ha scritto due splendidi libri, oppure Anthony Rose o Walter Speller, o Steven Spurrier, che ha il solo, dichiarato “difetto” di essere un frequentatore assiduo e super fan del Chianti Classico. Siamo tutti felici che i vinoni grossi grossi, che fino allo scorso anno erano prassi diffusa a Montalcino, tendano a scomparire (ci sono produttori che con il 2004 sono passati dallo stile molto Super Tuscan bolgherese, con ricordi vagamente meridionali, a vini di un’essenzialità inusitata), e io per primo plaudo al ritorno all’eleganza e alla misura del Sangiovese. Ciò non toglie che tra i 2004 degustati in occasione di Benvenuto Brunello di fossero tanti, troppi vini, che corrispondono perfettamente alla descrizione fatta da Decanter. Quanto al rispetto per il lavoro difficile del vignaiolo penso che sia i degustatori di Decanter, sia il sottoscritto, lo rispettino in toto. Erano piuttosto molti produttori di Montalcino che in questi anni di questa forma di rispetto, doveroso, non hanno dato prova. Magari contando sulla compiacenza e sull’indulgenza un po’ “omertosa” dei colleghi..
Franco, forse, ma posso sbagliarmi, la miglior traduzione per “inconsistency” non è “inconsistenza” ma “non omogenea”. Ovviamento cambia poco.
Grandi le sorelle Padovani ed un arrivederci a Francesca, credo, a Fornovo.
Prosit.
l(L)uciano, guarda che la traduzione é giusta perché parlano di vini diluiti, senza consistenza, con poca concentrazione
Vorrei amichevolmente, se mi permette, contraddire la signora Nardi: sarà che io ci sto tutto l’anno nella vigna e in cantina ma mi diverto anche alle manifestazioni o fiere che siano, quando posso permettermi di partecipare.
Grazie Franco per la “soffiata” (poteva andare peggio) e complimenti alle sorelle Padovani.
Luciano
Titolo di pag. 80 a firma G. Woodward: “inconsistency spoiled what hyped as a great tasting….”, mi dispiace ma tradurrei “la non omogeinità rovina quella che era stata pubblicizzata (resa pubblica) come grande degustazione (da parte del Consorzio)”. Sorry.
Mi permetto di copiare una definizione di inconsistency:
the quality of being inconsistent and lacking a harmonious uniformity among things or parts
Complimenti a mia sorella Donatella e alle sorelle Padovani, però vorrei aggiungere un tono meno serio a tutta la questione. A volte si vince e a volte si perde, gli inglesi per primi ci insegnano a prenderla con sport; l’ultima volta su Decanter il mio vino è arrivato secondo tra i Brunelli e questa volta no, devo dedurne (come scrive lei) che per me è una mezza tragedia? Queste classifiche sono fatte da gente seria e preparata, li stimo ma sono solo uno dei fattori su cui si basa il mio giudizio sul mio e sugli altri vini. Però noto come sempre una cosa che mi incuriosisce, lei quando parla di Barolo scrive come un innamorato, a volte magari deluso ma pur sempre innamorato. Invece quando scrive di Brunello scrive con correttezza, ma quel tono di passione ahimè manca…. Stefano Cinelli Colombini
ha ragione Stefano, dei responsi di questo articolo non facciamone una tragedia (ma io non ho mai detto che per lei le valutazioni di Decanter dovessero essere tragiche). Quanto al tono di passione con cui scrivo, sempre del Barolo, credo abbia ragione. Non sono politeista ed il vero grande amore, che é sempre unico, non si scorda mai… E poi, con quello che avete combinato, non dico lei, dico a Montalcino, lo scorso anno, come potrei essere “innamorato” di Messer Brunello? Datemi voi le ragioni, forti, di essere politeista e di amare fortemente il Brunello (al quale voglio bene) così amo il Barolo (ed il Barbaresco)…
Posso rispondere io al sig Cinelli Colombini in vece Sua? Chi ama il nebbiolo, chi trova emozioni nel nebbiolo in ogni sua sfaccettatura, Barolo, Barbaresco, Sassella, Gattinara, ecc e ne percepisca le differenze, chi conosce le colline delle Langhe, i Cannubi, i Brunate, Rabaja, Asili, le terrazze della Valtellina, difficilmente trova le stesse sfumature ed emozioni sulle Vostre splendide colline. La complessità del nebbiolo per chi è persona sensibile è superiore ad ogni altro tipo di vitigno. Questo il mio semplioe spontaneo parere.
PS. Apprezzo molto il Suo commento: le degustazioni, i voti, le classifiche, chi può dire che un vino valga 92 e un altro 89?……Se si fa una stagione in vigna, si capisce che tutto ciò è molto molto riduttivo.
Provo a tradurre la definizione citata da Ilconsumatore:
“la qualità di essere non coerente e mancante di armoniosa uniformità tra cose o parti” ergo, se ben intendo, non omogeneo.
beh, tirando le somme non mi sembra che il mitico Brunello 2004, il Brunello della riscossa, esca bene dalla prova di Decanter… O mi sbaglio?
@luciano, grazie per la traduzione, direi perfetta, ma il Consumatore si scrive con la Maiuscola e immagino che l’ha fatto apposta….
inconsistent: mancanza di costanza.
@IlConsumatore
Sorry
gli o assaggiati al vinytali e direi che su un 40 vini eccezion per qualcuno mi sono
sembrati tutti ottimi vini con alcuni eccellenti.gli inglesi sono dei bevitori di
birra buona? ha mio avviso sono sempre i prezzi che fanno il difetto del vino,troppo
esosi cosi un vino di 100euro puo essere buono fin che vuoi ma mai puo valere il prezzo
che costa e vino non oro.
Credo sia stato detto tutto sia dal collega Ziliani che dai commentatori.
Eccetto questo: Decanter scrive giustamente di “quantità di nuove aziende che si sono messe a produrre tranquillamente Brunello senza capire cosa comporti il produrre un buon Brunello… Montalcino ha attratto un sacco di persone con i soldi” e poi premia in gran parte (correggetemi se sbaglio) aziende proprio di questo tipo: Pinino, Tarralsole, Poggio Il Castellare, Poggio Nardone, Ferrero, Il Fortéto ecc.
grazie Wojcieck per il tuo intervento che mi fa molto piacere. In effetti l’incongruenza che tu fai notare é vera, molti dei vini che hanno avuto punteggi più alti sono di aziende dalla storia recente…
Ciao, Wojtek. Il tuo parere e’ molto autorevole, anche perche’ conosci benissimo da diversi anni la situazione ilcinese e sono testimone di quanto ti piacciano i vini veri, quelli con l’anima. Sono molto contento che tu abbia finalmente deciso di intervenire nel blog di Franco. Ormai parli e scrivi in italiano sicuramente meglio di me, oltre che in inglese ed in polacco sui tuoi blog. Le tue opinioni e quelle di Franco sono un esempio di come anche nel mondo del vino si possa parlare francamente senza nascondersi dietro un dito e non sono molte le persone che lo fanno con spontaneita’ e naturalezza, proprio come voi due. Per il vino italiano, ma quello buono, tu fai moltissimo in Polonia, sia con i reportages e gli articoli che scrivi oggi su magazyn Wino (ma ne hai scritti tanti altri per diverse testate e siti web), sia con i corsi di degustazione che organizzi con Collegium Vini, sia nelle chiacchierate che fai con il panel dei nostri amici Prange-Barczynski, Bienczyk, Kapczynski, che auguro a Franco di conoscere presto. Ti mando un abbraccio e ti aspetto sempre per quelle bottiglie che ti avevo promesso.
Sarà pur vero che il principale “amore” di Ziliani è Messer Nebiolo/Barolo, come lui stesso ammette, ma è altrettanto vero che ogni post con il Brunello per soggetto scatena una raffica di interventi…e sempre molto interessanti.
Paolo, non é casuale che nel post di ieri, che un’amica ha definito in una maniera che mi piace tantissimo “feroce ma onesto”, io abbia volutamente inserito, come illustrazione, anche quell’I love Brunello che indica chiaramente come io tenga a questo vino, di cui discuto spesso appassionatamente, e come sia, quasi come il Barolo, nel mio cuore…
Grazie per il dibattito che ho letto, è rinfrancante notare come non esistano posizioni dogmatiche. PEr quanto mi riguarda resto dell’idea che la struttura stessa del sangiovese grosso (a differneza del nebbiolo) debba inevitabilmente portare a vini con ph acido consistente, scarsa concentrazione cromatica, grande vibrazione, astringenza palatale (più che tannicità vera e propria), ristretto e preciso spettro olfattivo (ciliegia rossa e petalo di rosa su tutti). Ero stanco di brunelli con un olfatto a ruota di pavone, con un gusto di densità bordolese. Insomma, questo 2004 mi ha davvero soddisfatto, ed è questo il messaggio che trasmetterò ai miei clienti. Grazie ancora a tutti per i vostri contributi di grandissima utilità
Francesco, potrebbe darmi(darci) un’idea dei Brunello 2004 che l’hanno “davvero soddisfatto”? Sono curioso di vedere se le sue idee coincidano o meno con le mie sui migliori vini di questa annata
Facile facile: Primo posto ex aequo Poggio di sotto e Biondi Santi (non erano a benvenuto brunello ma i 2004 ce li ho già in enoteca e quindi li ho bevuti più di una volta) alla manifestazione 1mo Le potazzine (che poi sarebbe il brunello Le Macioche), 2 ex aequo tiezzi nella versione base (il “convento dell’Annunziata” l’ho ordinato ma mi riservo di assaggiarlo più in là)e Scopone (ottimo ph, perfettamente integrato in un corpo finalmente non eccessivo). menzione speciale per il rapporto prezzo qualità di Sasso di Sole. Ottime impressioni da Crocedimezzo, Fornacina (Fornacella gli era vicino di postazione ma l’ho trovata sottotono rispetto anche al 2003). girando poi per la zona ho assaggiato La Croce che non era presente ma mi ha garbato di molto e Cerbaiona (non Salvioni la Cerbaiola, che comunque in enoteca è presente a prescindere…. come direbbe totò). Concludo sottolineando come Il più costoso dei tre presenti da me preferiti venga circa 45 euro allo scaffale mentre per tiezzi e scopone siamo di poco sotto i 30 euro.
Distintamente
concordo con i primi due, con Potazzine e Macioche, mentre sugli altri che cita non ho gli stessi ricordi positivi. Ma, accidenti, sono valutazioni che ho fatto invitato a Benvenuto Brunello, embedded e quindi potenzialmente corruttibile, come altri giornalisti, quindi non so se siano valutazioni che possano avere valore. Come quelle di Decanter, che i vini non li ha certo acquistati, ma li ha ricevuti tramite il Consorzio…
salve a tutti,
Innanzi tutto grazie dei complimenti, ci fanno molto piacere.
Per noi questa bella recensione è più di tutto un monito a far meglio, ad andare avanti per la nostra strada lavorando con sempre più passione e amore come facciamo da ormai 12 anni.
Margherita mi ricorda sempre quando decise per prima di venire a stare a Montalcino e fare la “contadina” (allora 21enne) che l’unica persona che le diede coraggio fu il grande Piero Talenti. Nessuno credeva che due ragazze di “Milano” potessero fare quello che abbiamo fatto. Lavorare nei campi, usare il trattore, la cantina etc
Abbiamo avuto tanti angeli custodi che ci hanno aiutate amici e colleghi, uno tra tutti Marcello Bucci di collemattoni che “se non ci fosse bisognerebbe inventarlo… ” e dobbiamo ringraziare tutti questi amici che ci sono stati vicini e ci hanno (su)-(so)pportate!! grazie!!
Per noi è anche una conferma che il sangiovese è un grande vitigno, e che montalcino ha grandi terroir dove si può esprimere “alla grande” questo vitigno e che si può anzi si deve lavorare in maniera rispettosa verso l’ambiente e il vino (quindi senza aggiunte di schifezze varie sia in vigna che in cantina).
francesca
le gemelle padovani
Non mi si accusi di malignità perchè non vuole esservi affatto.
Solo che dopo tanto clamore adesso c’è un silenzio di tomba.
Ma le indagini della Procura di Siena a che punto sono?
é quello che vorremmo sapere anche noi Andrea. E penso abbiano diritto a saperlo anche le aziende di Montalcino, che non possono ancora sentirsi sotto scacco dopo un anno e mezzo di indagini… Se ci sono colpevoli che siano rinviati a giudizio e che paghino, se invece non ci sono prove sufficienti, beh, che si restituisca a tutti tranquillità e possibilità di operare al meglio in questo momento così difficile
Hai capito in pieno quello che intendevo caro Franco.
Quando si parla di Brunello c’è sempre questa spada di Damocle che pende sopra la testa delle aziende oneste per la poca chiarezza che circonda tutta la storia.
Che lo dicano se l’inchiesta va avanti o non se ne fà più di nulla e soprattutto ne spieghino i perchè.
Il momento è fetente per il vino e un pò più chiarezza in questa vicenda renderebbe tutti molto più sereni e meno sospettosi e congetturali.
Caro Franco,
innanzi tutto ti ringrazio per averci messo al corrente delle risultanze di Decanter con questo bello ed articolato post che ha dato il via ad un interessantissimo dibattito.
Da parte mia preferisco intervenire sul tuo ultimo commento circa le speriamo prossime conclusioni delle indagini a Montalcino. Su queste ci siamo molto spesso accapigliati come vecchie comari ma l’argomento e relative implicazioni sono di tale portata quasi da giustificare tanta passione.
In ogni caso la domanda è secca:”Pensi davvero che in caso di conclusione delle indagini con un collettivo non luogo a procedere come per insufficienza di prove, basti a restituire tranquillità e possibilità di operare al meglio a quei Produttori che spesso sono stati tirati in ballo come una sorta di untori di manzoniana memoria?”
Bada bene che la domanda è rivolta a te perchè sei il padrone di casa ma fai conto che sia rivolta anche a tutti quegli operatori dell’informazione che tanto hanno scritto su questo tema.
Mi chiedo, ti chiedo, vi chiedo, se la presunzione d’innocenza sia ancora un valore condiviso e condivisibile al quale sempre ricondurre il proprio operato.
Certo le notizie sul caso Montalcino non si poteva tacerle, forse però si sarebbero potute esporle in altro modo, diciamo più neutrale.
Adesso che gli animi sono più calmi, ne vogliamo parlare?
Ciao
caro Luciano, bentornato! Trovo molto interessante quanto prospetti e mi chiedi ma non ho difficoltà ed esitazioni a risponderti che non sento la necessità di alcun mea culpa, o meglio, come tu ideologicamente preferiresti, “autocritica” per quello che ho scritto sul “caso Montalcino”. Altri non so, ma io non avrei potuto esporre quelle vicende “in altro modo, diciamo più neutrale”. Quello che ho scritto, dal 21 marzo del 2008 su Brunellopoli lo riscriverei in toto e considero anzi con orgoglio questa parte della mia attività di giornalista del vino. Per dirla con Edith Piaf http://www.google.it/url?sa=t&source=web&oi=video_result&ct=res&cd=4&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DkFRuLFR91e4&ei=WalgSs-OL5uOnAO1rJziDA&usg=AFQjCNHRmeT9lZl3fNsqXSPx4noQgOFWaQ&sig2=BLJV27mko5PiUkjFnn_K3Q Non, rien de rien, non je ne regrette rien…
Non credo che una eventuale “conclusione delle indagini con un collettivo non luogo a procedere come per insufficienza di prove” basterebbe “a restituire tranquillità e possibilità di operare al meglio a quei Produttori che spesso sono stati tirati in ballo come una sorta di untori di manzoniana memoria”. La vicenda di Brunellopoli ha segnato un cambiamento, un punto di non ritorno, che credo tutti a Montalcino debbano considerare, comunque, positivamente
Da ciò che scrive Vignadelmar si capisce che , lui , non ha mai avuto a che fare coi tribunali italiani . Condanna e assoluzione sono verità giudiziaria , quando va bene , anche verità vera .
intanto la Regione Toscana ha varato una norma che stabilisce la riduzione della produzione di Brunello e Rosso di Montalcino per l’annata 2009:
http://lanazione.ilsole24ore.com/siena/2009/07/16/206254-brunello_rosso_regione_taglia_produzione.shtml
Sono le classiche misure che si decidono non quando le cose vanno a gonfie vele, come andavano sino ad un paio di anni fa, ma quando la crisi morde…
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/156606
sono almeno 3 campagne che viene fatta la riduzione delle rese del Rosso e del Brunello.
E l’ha fatto anche il Chianti Classico 2 o 3 anni fa.
Riguardo alle caratteristiche dei vini degustati e alle valutazioni espresse credo che quelli che fanno “tendenza” debbano “ritarare” gli organi del gusto su un livello idoneo al Sangiovese!
E Siro Pacenti era presente? Com’è andato?
ho scorso attentamente tutto l’elenco dei vini degustati ed il vino di Siro Pacenti non l’ho trovato
Peccato. Grazie comunque.
Che discussione interessante! Come un produttore di “italiano” vini in Virginia, ho potuto partecipare alla degustazione di Brunello a Montalcino. Sono stato non-impressionato dei questi vini. Ci deve essere un cambiamento climatico, come i vini mancanza brillante profumo di frutta e ho associato con toscano e vini rossi italiani del passato.
Mi dispiace per il mio italiano!
Baricci su tutti !
Ciao!