Brunellopoli parte seconda: la Repubblica, edizione di Firenze, fa i nomi

La Repubblica, edizione di Firenze, fai nomi delle sette aziende sette imprese coinvolte nell’indagine su Brunellopoli, “i cui responsabili (13 soggetti) hanno già patteggiato la pena oppure hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, talora commessi in associazione”, e che ha portato alla denuncia da parte della Procura della Repubblica di Siena di “17 responsabili di cui 8 hanno richiesto il patteggiamento e 9 hanno ricevuto  l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, in alcuni casi commessi in associazione, nonché per il reato di false informazioni al Pubblico Ministero”. Le aziende denunciate dalla Procura sono, sempre secondo l’edizione fiorentina di Repubblica, le seguenti aziende:
Antinori, Argiano, Banfi, Casanova di Neri e Marchesi de’ Frescobaldi,
mentre come scriveva ieri Siena free, le due ulteriori imprese, i cui “vini sono risultati conformi ai disciplinari di produzione di riferimento; i prodotti di tali aziende non erano stati sottoposti a sequestro preventivo, non essendo emersi elementi probatori che inducessero a ritenere che il prodotto fosse stato miscelato con vini di diversa origine, sono:
Il Greppo di Franco Biondi Santi e Col d’Orcia.
Molto interessante quello che si legge nell’edizione di Siena del quotidiano fiorentino La Nazione, (che ha pubblicato anche un articolo a firma di Cecilia Marzotti nell’edizione nazionale).
Nell’articolo intitolato “Bufera sul Brunello: per ora nessuna procedura interna”, il presidente del Consorzio del Brunello Cencioni dichiara “adesso sono più sollevato”, e afferma di aver saputo dai mass media che il direttore del Consorzio risulta indagato insieme a due collaboratori, ma di non conoscere gli addebiti che la Magistratura muove loro”. Cencioni dichiara poi “non abbiamo aperto nessuna procedura interna e discuteremo con i soci prossimamente ma per ora non abbiamo indetto un’assemblea e siamo fiduciosi che il tutto si concluda per il meglio”.
Sempre la Nazione ricorda che sono stati indagati “13 responsabili di sette aziende rappresentative di oltre la metà della produzione del Brunello”. Intervistato il direttore Consorzio Stefano Campatelli dichiara: “ io sono tranquillo, per me non è cambiato niente: l’avviso di garanzia mi è arrivato un anno e mezzo fa”, sottolineando come a lui, “e a due miei collaboratori del Consorzio contestano la procedura dei controlli.
Ma noi li abbiamo sempre fatti seguendo i protocolli del Consorzio approvati dal Ministero. Siamo convinti e tranquilli che siano corretti mentre loro ce lo contestano. Vedremo chi avrà ragione”.
Non c’è molto da aggiungere a questo scenario, se non che rumors molto autorevoli e solitamente ben informati assicurano che il direttore Campatelli potrebbe decidere di dimettersi.
Per il suo futuro, oltre al processo per il reato di “associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici”, si prospettano varie ipotesi, dalla più fantasiosa che lo porterebbe a collaborare ad una notissima azienda produttrice di vino in un’altrettanto notissima località toscana (sic!…) ad un’altra, altrettanto fantasiosa, secondo la quale potrebbe andare ad occuparsi nientemeno che di controlli, nell’ambito di una società, di nuova costituzione, un’ente nazionale di certificazione.
Come andrà a finire? Lo scopriremo solo vivendo…

0 pensieri su “Brunellopoli parte seconda: la Repubblica, edizione di Firenze, fa i nomi

    • Wojciek, pare che abbiano trovato nei suoi vigneti iscritti all’Albo del Brunello qualche filare, o forse solo qualche grappolo, tieniti forte, nientemeno che… di Canaiolo. Ecco perché i suoi vini non piacevano tanto a Wine Spectator!

  1. mi scuso con i lettori di Vino al Vino per i ripetuti e inspiegabili problemi tecnici che, proprio in questi giorni (in coincidenza con la pubblicazione delle notizie relativi agli ultimi sviluppi di Brunellopoli)stanno rendendo difficoltosa e irregolare la visita a questo blog, nonché ad altri ospitati sulla medesima piattaforma.
    Nel caso dovessero ancora ripetersi gli stessi “problemi” non esiterò ad informare la Polizia Postale, perché verifichi se dietro l’accaduto ci sia del dolo

  2. Volevo mandarti una e-mail anch’io su questi problemi tecnici che oggi stranamente stanno disturbando soltanto il tuo blog, ma vedo che sei gia’ ben vigile, attento e pronto all’occasione a rivolgerti a chi di dovere.

  3. A corollario di questa vicenda, su invito di Franco Ziliani a metterla sul blog, per i fautori della versione larga dei disciplinari (come ricordo al dibattito in Siena fior di enologi come Rivella e Fiore erano propositori) forse sarebbe bene dare un’occhiata a questo video di Jancis Robinson ( http://www.youtube.com/watch?v=fztz88woe-Q ) dove, dopo un preambolo sui sauvignon del Nuovo Mondo spiega l’AOC (altro che una paginetta!) e soprattutto intervista il compianto grandissimo Dagueneau sui suoi vini ed il concetto di terroir.

  4. Pensando Franco Biondi-Santi un uomo onesto, sono sicuro che il Canaiolo finisce nel (del resto ottimo) Rosato IGT Toscana.
    Se però questa straclassica varietà toscana dovesse andare ufficiosamente nel Brunello, caro Franco tu che hai sí ferventemente difeso il Brunello 100% Sangiovese, cosa diresti a Biondi-Santi?
    È vero che la vita ci riserva delle sorprese.
    Cordialmente, WB

  5. Ho rapporti professionnali con alcune delle aziende coinvolte in questa vicenda, che conosco perfettamente per aver, a differenza del Dott. Ziliani e della Dottoressa Biasutti, conoscenza diretta dei fascicoli della Procura. Premetto che ho il massimo rispetto per gli inquirenti e per la loro opera. Ciò posto, esprimo tutto il mio più profondo sdegno per il modo con il quale viene trattata la presente vicenda in questo blog. Non è tollerabile vedere questa morbosa ricerca di giustizia, questo giustizialismo casereccio e bieco fondato su un’ ignoranza giuridica che fa spavento; da giacobini.
    Prima di scrivere, in particolar modo un giornalista, anche il più incompetente, dovrebbe documentarsi, analizzare e non usare il megafono come se si fosse ad un mercato a vendere delle lenzuola.
    Laddove, onestamente, un buon analista verificasse la percentuale di vino che è stato declassato rimarrebbe sbalordito nel vedere che per le annate che vanno dal 2003 al 2007 la percentuale di vino non risultato conforme appena sfiora il 2% dell’intera produzione. A ciò si aggiunga e, valga per tutti, finchè riterremo di vivere in uno stato di diritto, che in senso tecnico il patteggiamento non è un’ammissione di colpa quanto, piuttosto, una strategia processuale che ha permesso agli indagati di togliersi il cappio del sequestro al fine di poter far ripartire le proprie attività e di salvare posti di lavoro. Vero è che le tanto sbandierate analisi sugli antociani non hanno dato certezza di nulla ( come mai Dott. Ziliani non ha scritto con la stessa enfasi in merito all’incidente probatori che, guarda caso ha stracciato proprio l’assunto basato sulla esattezza delle analisi?). Quindi, cari censori, moralizzatori dell’enologia prima di scrivere, prima di richiedere a gran voce i nomi di tutti quei galantuomini che hanno sempre e solo fatto il bene di Montalcino e del suo prodotto principe andate ad informarvi su come stanno realmente le cose, scoprirete che non esiste neppure una verità processuale su “brunellopoli” e che in un certo senso il patteggiamento ha tolto le castagne dal fuoco anche alla Procura. Semmai, se sarete intellettualmente onesti potrete parlare solo dopo che si saranno svolti i processi a coloro che hanno deciso di andarsi a giocare le carte fino in fondo. sappiate che se oggi parlate della grandezza e dell’importanza del Brunello di Montalcino lo dovete solo ed esclusivamente a quelle persone e a quelle aziende che da oltre un anno, non si comprende per quale recondito interesse, state cercando di infangare senza accorgervi che non state facendo a loro ma a a tanti piccoli produttori, a tutta Montalcino e a tutta l’enologia italiana
    Er Sor Dera

    PS Evitiamo paranoie sul sabotaggio del blog

  6. Non è possibile Franco che sia un semplice problema di banda? Il fatto che il disservizio, come tu indichi, si verifichi in corrispondenza della pubblicazione di articoli di particolare interesse per l’audience di vinoalvino (e quindi di particolari picchi di traffico) potrebbe spiegarlo. Per verificare questo ti è sufficiente chiedere al sistemista che cura il server dove risiede vinoalvino se ha notato particolari picchi di traffico in questi giorni che possano in qualche modo giustificare – dal punto di vista tecnico – il momentaneo disservizio o comunque quali siano le cause dello stesso.

    Ciao, Filippo

  7. Interessante la domanda di Wojtek, Franco, esattamente come il video di Jancis segnalato da Bernardi. All’estero non hanno pratiche di vinificazione risalenti (almeno nei registri di cantina) a un paio di secoli che stabiliscano vini fatti da un solo vitigno in purezza, perche’ si sono invece privilegiati i posti migliori da cui proviene il vino aziendale, indicandone i principali vitigni degli uvaggi o degli assemblaggi e spesso senza nemmeno riportare le percentuali (come fece anche il barone Ricasoli per il Chianti). C’e’ dunque un approccio diverso alla questione del Brunello e sono certo che non ti sara’ sfuggito il valore di una tua risposta nel merito che vada anche oltre i fatti giudiziari o meno di cui si sta parlando. Di cui sta parlando chi firma con nome e cognome le proprie posizioni. Dagli anonimi, scrivessero pure un poema, non si accettano lezioni; che le firmassero, prima, altrimenti c’e’ pure il rischio che vengano considerate come gli ululati degli sciacalli alla luna.

    • pensa Mario che alla pratica del (saccente e a volte arrogante) commento anonimo che imperversa nei blog volevo dedicare un post… Il titolo? Semplicissimo: raglio d’asino non sale al cielo…
      Cosa ne pensi?

  8. Pingback: Brunellopoli devastante | Intravino

  9. No, Franco, non far da megafono agli anonimi, che e’ proprio quello che vogliono. Chi vuol discutere seriamente le sue opinioni le firma. Anche opinioni contrarissime alle tue sono benvenute quando chi le scrive non si nasconde dietro un nick. In ogni caso mi sembra che il titolo non sia troppo indicato, quella parola asino (senza nulla togliere alla bonta’ del noto proverbio) seminerebbe una zizzania che non farebbe onore al tuo bel blog. Continua piuttosto qui, visto che Wojtek e la Robinson mi sembra che ti abbiano dato spunto per una bella discussione in materia che non si limiti solo agli aspetti legali, ma anche alla liceita’ di certe scelte.

  10. L’anonimo che scrive di diritto convinto di rivolgersi ad analfabeti dovrebbe evidenziare : a)con le statistiche si “dimostra” ciò che si vuole , i milioni di bottiglie sequestrate sono lì b) cos’è il patteggiamento in senso tecnico lo sanno tutti quelli di noi che han studiato legge , forse con l’aiuto del Padreterno si trova un innnocente che lo chiede c) se è tanto esperto di diritto dovrebbe sapere che la “verità processuale” è una scorciatoia indispensabile a qualsiasi società , la verità vera è spesso diversa d) la verità “giornalistica quando è professionalmente corretta ha un valore enorme , ma il discorso diverrebbe troppo lungo e temo che l’anonimo , vista l’enfasi che impiega , non lo capirebbe e) se , come dichiara , considerata la sua professione gode di accessi privilegiati dalla legge nell’inchiesta , lo consideri un dato di fatto , non una superirità morale f)per chiudere , forse si intende di diritto , di vino no , perchè dovrebbe sapere che qualsiasi giornalista esperto si accorge se un vino simbolo come il Brunello è fatto con l’aiuto significativo (come voleva il produttore) di altri vitigni .

  11. ma come Flaminio, mi invita a non raccogliere le provocazioni, a non replicare agli anonimi e poi mi risponde Er Sor Dera (che spiritoso nella scelta del suo nick name…)?
    Quanto al tipo, tanto anonimo non mi sembra proprio, perché il modo di scrivere, la “eleganza” del tratto, la sua difesa a spada tratta delle aziende che la Procura, non il sottoscritto, ha rinviato a giudizio, una difesa che definirei quasi corporativa o legata ad interessi personali, fanno facilmente riconoscere il personaggio. O quantomeno io e altri amici, attenti esegeti della sua inconfondibile prosa, siamo persuasi di averlo riconosciuto…
    Suvvia, non sia timido, si manifesti ed esprima liberamente le sue riserve su quanto scrivo, le sue indignazioni se vuole, ma lo faccia a viso aperto, con il suo nome e cognome.
    Sarò ben lieto (diciamo così…) di ospitarla, anche se non ci siamo molto simpatici…

  12. Quella di Er Sor Dera non e’ una provocazione, dai, Franco. Se fosse firmata, anche in ritardo, e’ un’opinione con cui discutere. Per questo secondo me Flaminio e’ stato coerentissimo. Per quanto riguarda me, oserei ancora perorare la domanda di Wojtek per parlare piu’ di vino che di atti giudiziari, entrando nella sostanza del problema che sta a monte delle carte. La ripeto perche’ mi piace un casino:

    “Pensando Franco Biondi-Santi un uomo onesto, sono sicuro che il Canaiolo finisce nel (del resto ottimo) Rosato IGT Toscana.
    Se però questa straclassica varietà toscana dovesse andare ufficiosamente nel Brunello, caro Franco tu che hai sí ferventemente difeso il Brunello 100% Sangiovese, cosa diresti a Biondi-Santi?
    È vero che la vita ci riserva delle sorprese.
    Cordialmente, WB”

  13. Qui a Marte riconosciamo la correttezza dello stile suasorio e persuasorio, quasi legale (in senso professionale del termine) verrebbe da dire di Er Sor Dera. Egli sostiene infatti, a fini suasori, che la percentuale 2 sia da ritenersi irrilevante (“la percentuale di vino non risultato conforme appena sfiora il 2%”; da notare “appena” e “sfiora”) e pertanto, essendo considerabile 2=0, a scopo persuasorio ci fa sapere che nessuno ha diritto di chiedere cosa sia successo e chi l’ha fatto (“Non è tollerabile vedere questa morbosa ricerca di giustizia, questo giustizialismo casereccio e bieco fondato su un’ ignoranza giuridica che fa spavento; da giacobini”).
    Ciò ci preoccupa, innanzitutto perché viene a sconvolgere tutto il sistema di calcolo su cui si basa il nostro pianeta, inteso come Marte. Se 2=0, infatti, si suppone che da lì parta il nuovo criterio di numerazione terrestre e quindi 3=1, 4=2, 5=3… Le cifre prima del 2 che fine fanno? L’1, ad esempio, assume valore negativo? Nell’ipotesi che la percentuale di vino non risultato conforme si attesti, al termine dell’iter processuale, sull’1% dovremo quindi chiedere noi scusa a chi ha prodotto vino non conforme?
    Qui da noi, su Marte, il 2 ha ancora significato 2. Prima viene l’1 e prima ancora lo 0, che permane in tutto il suo valore. Da voi no?
    Riguardo alla morbosa ricerca di giustizia siamo perplessi: il signore in questione ritiene che sia applicabile il concetto di “morboso” alla giustizia”? Noi Marziani siamo rimasti a un concetto di ricerca di giustizia che evidentemente sulla Terra è desueto, stando a quanto asserito. La giustizia, da noi, è un insieme di principi, procedure e azioni atti a stabilire un ordine o a ristabilirlo, nel caso sia alterato da eventi. La giustizia da noi è un termine neutro e non ipotizzeremmo mai di valutarlo come morboso, rientrando il concetto di “morbo” in una categoria di pensiero e giudizio avulso dalla giustizia. Si ammala un organismo vivente, pianta o animale, non un insieme di procedure basate su un patto sociale, cioè condiviso da una società e da essa definito, alla bisogna modificato per consenso comune, a propria salvaguardia.
    Il Signor Er Sor Dera aggiunge poi il termine “giustizialismo” quale fosse un sinonimo di ricerca di giustizia, in una progressione (ignoranza, casereccio, bieco, giacobismo) da ottima arringa ma di pessima presa nel contesto poiché par fuor di dubbio legittimo che 1) i giornalisti e i comunicatori informino, essendo un loro dovere; 2) informino su certezze, cioè fatti, nomi, date e dati. In questo blog, gli interventi a ciò erano indirizzati: conoscere i fatti, comprendenti nomi, date e dati. A noi Marziani parrebbe sintomo di ignoranza, bieco opportunismo e oscurantismo tacere o nascondere ciò che è necessario divulgare quando il fatto è di interesse pubblico o abbia rilevanza di notizia, nonché utilità di servizio. Il commento ai fatti rientra in un principio di libertà di opinione, di cui gode o dovrebbe godere ogni persona, nei limiti del rispetto dell’altrui dignità, limiti che mi sembrano tutt’altro che travalicati in questo blog.
    Infine: se il fatto non fosse accaduto, nessuno ne avrebbe parlato. Il signor Er Sor Dera può dimostrare che non sia avvenuto alcun fatto tale da avviare indagini e tale da fornire argomenti di comunicazione?
    Briscola
    P.S.: qualora il signor Er Sor Dera non fosse informato, sappia che i riferimenti a Marte contenuti nel mio intervento derivano dal fatto che su tale pianeta mi sono trasferita da alcuni mesi a questa parte, visto l’andazzo terrestre. Ovviamente, trattasi di metafora, avviata molto prima della comparsa in questo blog del signor Er Sor Dera e di cui sono certa che il signor Er Sor Dera comprenderà amabilmente e intelligentemente il senso.

  14. Franco , non ho mai la pretesa di aver sempre ragione , nè dell’ultima parola . Quest’anonimo è pericoloso perchè argomentativo , ci lascia cadere addosso il suo disprezzo ma non insulta . I giudizi che formano la mia risposta son tanto evidenti da passare per banali , li smonti pure l’anonimo , ma rispondendo colpo su colpo , non con geremiadi generali .

  15. Mario, devo una risposta a te e al gentile Wojciech Bonkowski.
    Se un pizzico di Canaiolo dovesse andare ufficiosamente nel Brunello, “cosa diresti a Biondi-Santi?”.
    Con tutto il rispetto possibile per quel grande uomo che é Franco, gli darei, simpaticamente e rispettosamente, del “bischero”, e del reazionario e passatista. Ma come, lasciare che un pizzico di toscanissimo Canaiolo finisse nel suo splendido Brunello? ‘Odeste cose Franco ‘un si fanno, meglio aggiungere altre uve franciose o vino proveniente da chissà dove (magari dalla poco distante Maremma), che poi si trova sempre l’anonimo di turno a capire e giustificare – icché saranno mai? – queste pratiche…
    Mi fa venire in mente il caso di qualche serissimo produttore toscano, in Chianti Classico, ma anche a Montalcino, i cui vini sono stati bocciati dalle Commissioni di degustazione. Perché mai bocciati? Perché ‘sti fenomeni si ostinavano ad usare solo Sangiovese, del Chianti e di Montalcino, invece di “interpretare” annate, trend di mercato, mode e di eseguire alla lettera le istruzioni dei loro winemaker…
    Scherzi a parte, se nel Brunello di Franco Biondi Santi fosse stato trovato del Canaiolo, a rigor di legge sarebbe colpevole proprio come lo sono i teorici dell’aggiustatina con Merlot, Cabernet, Petit Verdot e similia. Ma vorrete mica mettere sullo stesso piano un vino, grande, dove un pizzico di Canaiolo finisce non per dolo, ma perché si trova, da sempre, in vigna, ed i vini senz’anima di chi, invece, taroccava scientificamente intaccando l’identità del Brunello e diffondendone una posticcia nel mondo?
    Per me, che sono un giacobino, secondo qualcuno (ma non ancora Giacomino, nonostante il mio accostamento a Suckling) non c’é paragone possibile. Sono due cose, e due reati, profondamente diversi…

  16. A scuola mi hanno sempre detto che 2 + 2 fa quattro. Poi alle superiori hanno precisato che limite di 2 + limite di 2 fa limite di 4. Poi in banca mi hanno dimostrato che 2 + 2 fa 3 quando ottieni un credito e fa invece 5 quando paghi un debito: in media fa sempre 4, ma la banca ne trattiene comunque 2. Usurai!

  17. Caro Franco,
    ieri più volte ho mandato un post di commento, ma il black out se li è mangiati. Sintetizzo integrando:
    1) L’anonimo, che come tale detesto, dice alcune cose ragionevoli: il patteggiamento non è una condanna nè un’ammissione di colpa, ma una strategia processuale; fino a prova contraria vige la presunzione di innocenza e pertanto l’eventuale incriminazione NON può essere considerata una condanna. Per il resto vaneggia.
    2) I nomi dei rinviati a giudizio li farà il pm dopo che avrà deciso, in base alle risultanze delle indagini della GdF, chi incriminare. Per ora, a indagini concluse, la Gdf (presumo d’accordo col pm) ha deciso di fare una conferenza stampa per annunciare la fine del procedimento investigativo, fare il punto e dare i “numeri” dell’inchiesta ed evitare fughe di notizie e speculazioni giornalistiche.
    3) Non condivido affatto, come invece fanno altri colleghi, un’interpretazione minimizzatrice dei numeri prodotti dalla GdF: primo perchè non è una fredda questione di percentuali (l’accertato “annacquamento” e declassamento del 2% del più famoso vino italiano, operato oltretutto da più produttori e non da uno solo, è un fatto grave e non trascurabile anche per le sole conseguenze che porta in termini di immagine), secondo perchè, appunto, si parla del Brunello e di milioni di bottiglie.
    4) E’ vero che la verità giudiziaria spesso è poco aderente a quella reale e che non si devono stracciare giudizi morali troppo netti, ma come ha giustamente commentato Pignataro l’infrazione resta un dato di fatto indiscutibile e vasto.
    5) Da un lato sarò il primo a rallegrarmi se tutti verranno prosciolti, dall’altro resto convinto che questa catastrofe montalcinese possa avere e forse abbia già una funzione monitoria verso tutto il mondo del vino e dell’agroalimentare italiano: non si può invocare tutela planetaria per i nostri prodotti e poi farsi scoprire a “truccarceli” da soli per venderli meglio.
    Ciao,

    Stefano

  18. “truccatele” pure le vostre FIAT, le vostre LANCIA o le vostre ALFA ROMEO, se questo le migliora, ma poi chiamatele FIAT-ABARTH o LANCIA-ZAGATO o ALFA ROMEO-GIUGIARO, perdindirindina.

  19. “… una strategia processuale che ha permesso agli indagati di togliersi il cappio del sequestro al fine di poter far ripartire le proprie attività e di salvare posti di lavoro…” (Er Sor Dera)

    Uno dei più grandi buontemponi ultimamente visti in rete.

    Addirittura “salvare posti di lavoro”! Eddai … quasi quasi abbasserei, per gli indagati, l’aliquota dal 5 al 2% per eventuali capitali all’estero, qualora rientrassero e qualora li avessero.
    Di più, proporrei il sequestro preventivo di tutti i vini di tutte le altre aziende che si sono attenute al disciplinare.

    Ma per carità, ci sono produttori che il quantitativo pari al 2% di quelle aziende se lo sognano dopo aver mangiato 2 chili di peperonata!

    Da consumatore ringrazio – comunque – chi fa una battaglia giusta perchè sostiene la legalità ed esercita un diritto: quello di far conoscere i nomi di coloro che non hanno rispettato la legge.

    Io i loro vini non li comprerò mai più, manco declassati all’hard discount ! Ma scherziamo, mi vado a comprare “il corpo del reato” ?

  20. Chiamata inopinatamente in causa da anonimo che fa (lui sì!) processi alle altrui intenzioni, senza avere il coraggio, la lealtà e la forza di contestare civilmente le altrui opinioni, firmando le proprie, ribadisco quanto ho affermato nel precedente post.
    Sono numeri che fanno un brutto effetto, al di là del loro reale significato (che io non conosco); come fanno un pessimo effetto i titoli della Nazione di ieri. Senza moralismi e SOLO pensando al mercato; sono certa che il Consorzio prenderà i giusti provvedimenti per tutelare i propri soci, per mettere al riparo da qualsiasi ‘ombra’ che possa ulteriormente deteriorare l’immagine di un prodotto che non è solo tale, ma è anche cultura.
    Nessuna caccia alle streghe, per favore, né nei confronti di chi è rinviato a giudizio, né nei confronti di chi è profondamente turbato da queste non confortanti notizie.
    E per favore, basta lettere anonime.

  21. Er Sor Dera, con quello che ha scritto, sembrerebbe l’avvocato dei biricchini ilcinesi dediti alle sperimentazioni in vigna e cantina, e che hanno patteggiato. Forse addirittura uno dei biricchini. Quando scrive “… una strategia processuale che ha permesso agli indagati di togliersi il cappio del sequestro al fine di poter far ripartire le proprie attività e di salvare posti di lavoro…”, dice chiaramente una fesseria. Le persone perbene non finiscono in inchieste, nemmeno per sbaglio. Scegliere il patteggiamento significa scegliere sempre il male minore. Io non ho studiato legge ma ingegneria, quindi un pò so leggere.

    Art.444 c.p.p. comma 1° « … L’imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria…»

    La sentenza di patteggiamento, in pratica per quello che ho capito, è una sentenza di condanna, ma non “fa stato” in sede civile o amministrativa. Ciò vuol dire che la sentenza non può essere usata in un altro giudizio (o, per esempio, in un procedimento disciplinare) quale prova della responsabilità dell’imputato per il fatto attribuitogli. Se questo non è un bel vantaggio per i galantuomini che difende, me lo dica lei.

    • Fabio, avvocato non so, magari portavoce…
      Segnalo poi che sul forum del sito del Gambero rosso, http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=13&t=62259&st=0&sk=t&sd=a&sid=7cd73e1e1a92eed7de0c8449bbbf528f&start=75
      si leggono i seguenti istruttivi commenti agli ultimi sviluppi di Brunellopoli, il primo del direttore del Gambero rosso Daniele Cernilli, il secondo di un tale che si firma taglio bordellese, confuso non solo nella grammatica e nella sintassi, ma soprattutto nelle “idee”.
      Ecco l’opinione di Cernilli
      “Buona parte del vino non è stato declassato per i “taroccamenti”, ma per delle irregolarità nelle rese per ettaro. La parte che è stata declassata per “taroccamenti” sospetti, subisce la lentezza della nostra giustizia. Tenere per anni del vino sequestrato in cantina, senza poterlo vendere, nell’attesa di un processo che avrebbe avuto tempi non prevedibili, ha suggerito ad alcuni di declassare parte della produzione per evitare danni peggiori. Se poi il vino declassato sia stato effettivamente “taroccato” o meno questo non lo sapremo mai con certezza. Prendo atto però che nessun produttore è stato rinviato a giudizio. Anche questo è da sottolineare. Sono stati rinviati a giudizio solo dei funzionari per “culpa in vigilando” come si dice in linguaggio legale, per non avere denunciato nei tempi e nei modi dovuti delle irregolarità sull’accatastamento dei vigneti. Questo è quello che è accaduto. Credo che se avessero sottoposto ad indagini analoghe altre zone di produzione, anche in Francia o altrove, avrebbero trovato delle irregolarità. Quello che mi dà francamente fastidio è che tutta una zona sia stata nei fatti criminalizzata, quando poi nessun produttore è stato rinviato a giudizio, E non è una responsabilità della Procura di Siena, ovviamente, che ha solo fatto il suo dovere”.
      E questo il “pensiero” di taglio bordellese
      “Bravo cernilli – la colpa della criminilizzazzione è stata solo di certi giornalistucoli da strapazzo che hanno voluto farsi belli sulle spalle di gente che lavora e che dà pure a loro la possibilità di lavorare hanno fatto il mercatino di chi la spara più grossa sparando poi sempre sugli stessi e adesso che la cosa è chiara come dice cernilli e che la maggior parte ha declassato propio per non avere vino fermo in cantina per decenni sti giornalisti del cazzo vanno avanti con la solita tiritera a spararle grosse senza ammettere che hanno sbagliato tempi e modi mettetevi il cuore in pace che tanto ormai la figura di merda l’avete fatta solo che purtroppo la figura l’avete fatta sulle spalle di montalcino che ha avuto danni enormi per colpa di questi quattro giornalisti da strapazzo e quando finalmente si cambierà questo disciplinare senza senso riderò ancora di più a crepapelle solo che ormai ripeto il danno grave l’hanno fatto – fosse per me col cazzo che li rinvito a benvenuto brunello l’anno prossimo – bisogna prendere esempio da altre zone dove questi uccellacci del malaugurio se li sono scrollati dalle palle e non li invitano più. taglio bordellese”.

  22. ha perfettamente ragione Mario Crosta: se si vogliono truccare i vini, non li si chiami Brunello di Montalcino o Rosso di Montalcino. Li si chiami Super Tuscan, Igt Toscana oppure Sant’Antimo… C’est plus facile, non?

  23. Per precisare: il patteggiamento ha l’effetto di una sentenza, perchè conclude il procedimento, ma non è una sentenza perchè non produce gli effetti civilistici di questa. Non è comunque una condanna nè un’ammissione di colpevolezza bensì, in effetti, uno strumento offerto dalla legge alla parte per evitare i rischi legati a un processo e/o i danni derivanti dalla pendenza dello stesso, ad esempio il blocco dell’attività o il danno di immagine. Si tratta quindi di un istituto giuridico perfettamente lecito e pertanto, a mio parere, non è giusto biasimare moralmemnte chi vi fa ricorso. Non voglio difendere nessuno, ma non sono nemmeno d’accordo sull’affermazione che le persone perbene non finiscono nelle inchieste: la storia giudiziaria di questo paese è piena di abbagli e di accanimenti verso soggetti rivelatisi poi innocenti. Come già ebbi a dire quando iniziò l’inchiesta: lasciamo che la procura faccia il suo lavoro e che il processo segua il suo corso in ogni grado, poi giudichiamo. Al momento, limitiamoci ai dati oggettivi, che sono quelli – mi pare già abbastanza pesanti -fatti rilevare dalla GdF: milioni di bottiglie declassati, decine di persone inquisite, un’irregolarità diffusa che non incrina solo l’immagine di un singolo produttore ma di un’intera denominazione. Una catastrofe annunciata a cui credo che il consorzio dovrebbe subito porre mano. Non però, per ora, prendendo provvedimenti verso i dipendenti che hanno ricevuto l’avviso di garanzia per la fine delle indagini (ma che il pm non ha ancora formalmente incriminato), bensì agendo a livello di organi collegiali e di presa di distanza da chi risultasse aver infranto le regole procurando un danno a tutti i viticoltori corretti.

    • Stefano, sei convinto che se quello che é capitato a Stefano Campatelli fosse capitato al direttore del Consorzio di un’altra zona del vino che non fosse quella, specialissima, di Montalcino, i presidenti di quei Consorzi si sarebbero comportati – e mi dispiace dirlo, avendo la massima stima per il produttore – come si sta comportando l’attuale presidente del Consorzio del Brunello? E’ giusto, senza volerlo condannare prima che eventualmente lo faccia chi é delegato a farlo, se ci saranno prove sufficienti ed elementi, che Campatelli resti al suo posto danneggiando oggettivamente il Consorzio? Quale credibilità può avere un Consorzio che ha ricevuto l’avviso,(e con quelle imputazioni) che ha ricevuto Campatelli?
      E come può, restando dipendente del Consorzio, Stefano Campatelli difendersi con la piena libertà di manovra che gli compete?
      E’ interesse sia suo che del Consorzio fare un passo indietro, prendersi un’aspettativa finché le cose non saranno chiarite.
      Quando poi, come gli auguro, non ci saranno più nuvole e dubbi sul suo operato, allora potrà tornare al suo posto e riprendere il suo lavoro

  24. Stefano , la verità assoluta è complicata , accontentiamoci delle risposte semplici : lei , come me , Franco , Silvana B. e tanti altri , il patteggiamento al massimo lo accetta per una contravvenzione della strada . Per il resto una persona per bene usa le parole di Amleto : ci si batte per un filo di paglia , quando è in gioco l’onore .

    • giusto Flaminio, sono d’accordo con lei, ma qui in gioco, oltre che l’onore, c’erano i soldi, tanti soldi. E business is business insegnano gli americani ed in una Montalcino molto americanizzata come l’attuale, diversi produttori si sono adeguati. Patteggiando. De gustibus…

      Cambiando argomento segnalo che letto l’intervento di tale Er Sor Dera,
      dalla tenuta Case Basse di Montalcino mi scrivono: “E’ chiarissimo anche per chi non è in buonafede che Er Sor Dera non è Gianfranco Soldera”.
      Firmato Gianfranco Soldera
      Beh, Gianfranco, solo un imbecille poteva essere indotto a pensare che tu potessi scrivere cose del genere e con quel caratteristico stile sgrammaticato che connota il personaggio…

  25. Cernilli ha ragione quando spiega che, in certi casi, per un produttore il danno provocato dal sequestro di un vino che potrebbe protrarsi per anni giustifica il ricorso al patteggiamento. Ha in parte ragione anche quando dice che se capillari controlli fossero stati fatti in altre zone, probabilmente delle irregolarità sarebbero state trovate anche lì. Ha ragione pure quando si dispiace che l’intera zona sia stata criminalizzata, ma questo è in gran parte colpa dei produttori e del consorzio, che invece di pretendere le dimissioni degli inquisiti e di prendere le distanze dagli evetuali responsabili hanno scelto la via del fronte comune, di fatto mettendo dalla stessa parte e sullo stesso piano gli uni e gli altri. Erra invece Cernilli sostenendo che nessun produttore è stato rinviato a giudizio: casomai non lo è ancora, perchè questo lo deciderà il pm. Nessuno infatti è stato rinviato formalmente, neanche i dipendenti del consorzio (dei quali si sa solo, perchè l’ha detto la GdF, che hanno ricevuto l’avviso di garanzia di fine indagini).
    Quanto al “bordellese”, a parte lo stato palesemente confusionale e viziato da chiaro rancore legato a probabili interessi personali nella vicenda, qualcosa di giusto lo dice, involontariamente, pure lui: il sollevamento della “questione morale” dei giornalisti invitati dai produttori si impone e forse i tempi sono maturi. E’ deontologicamente tollerabile che un giornalista (il quale è presunto indipendente a priori) accetti non dico un invito a cena o a una degustazione, ci mancherebbe, ma ospitalità completa e perfino viaggi pagati dai consorzi, pretendendo poi che l’ospite non gli chieda il conto e/o non gli rinfacci le cortesie ricevute, quando debba scrivere in libertà? Ecco, questa è una questione che mi sono spesso posto in passato e che, nella sua sgrammaticatura, il bordellese rilancia. Il altre parole: per assaggiare, giudicare, analizzare un vino o qualunque altro prodotto, è indispensabile che il giornalista sia ospite di chi lo produce? Secondo me, no. Si interrompano dunque certi vincoli troppo amicali (quando non pubblicitari e/o guidaioli, chi ha orecchie per intendere intenda) e, riallargando le distanze, si recuperi “terzietà”. Così non ci sarà nessun bordellese, produttore o portavoce che possa accusare i giornalisti di lesa maestà.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  26. Franco, l’avviso di garanzia ricevuto da Campatelli non è un rinvio a giudizio. Se e quando Campatelli sarà rinviato a giudizio, sarà lui a scegliere la strategia che ritiene opportuna e quindi si dimetterà o meno. Idem per il consorzio: a rinvio avvenuto, prenderà atto e procederà come crede. Se finora non l’ha fatto, una ragione, giusta o sbagliata, ci sarà. Noi non possiamo interferire nelle scelte degli altri, i quali ovviamente si prenderanno la responsabilità delle scelte medesime. Certo non vorrei essere al posto delle tante persone coinvolte, non dev’essere comodo e forse anche un poco di umana solidarietà (che non vuol dire condivisione o giustificazione) non guasterebbe. Aspettimo e vediamo, non mi piacciono i processi alle intenzioni.
    Quanto all’onore, Cozzaglio, qui si tratta di cosa ben diversa, si tratta di didendere e di difendersi dalla pedestre giustizia terrena, ovvero giudiziaria, che si riflette sulla vita materiale della gente e che penso vada affrontata con pragmatismo almeno da chi, come un impenditore, opera in un contesto pragmatico.

    • d’accordo Stefano, non essendo un avvocato, ho confuso l’avviso di garanzia ricevuto da Campatelli – “il direttore del Consorzio del Brunello e due ispettori del Comitato di Certificazione hanno ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici”, con il rinvio a giudizio, che non c’é stato.
      Faccio debita ammenda, ero in assoluta buonafede, ma rimane valido il discorso già fatto. Campatelli ed il Consorzio sarebbe meglio che mettessero in stand by, in questo momento, il loro rapporto professionale, consentendo al direttore di difendersi con totale libertà di movimento e al Consorzio di tutelare meglio la propria immagine.
      Non é piacevole, spiegatelo al mercato, ai diversi importatori americani e ai wine writer che mi hanno scritto manifestando il loro stupore per l’avviso di garanzia a Campatelli, e per il fatto che resti al suo posto, pensare che il direttore di un Consorzio abbia ricevuto un’imputazione del genere. E l’interesse, generale, del Brunello e di tutti i produttori, dovrebbe venire prima della difesa, seppur ammirevole, di un proprio dipendente…

  27. Sor Dera, mi fa piacere che lei provi sdegno per la ricerca di giustizia, anzi, detto con le sue parole “Non è tollerabile vedere questa morbosa ricerca di giustizia,”. Io credo che un concetto simile sia possibile esprimerlo soltanto da anonimo. Le consiglio di calmarsi prima di esprimere boiate come la seguente:
    “prima di richiedere a gran voce i nomi di tutti quei galantuomini che hanno sempre e solo fatto il bene di Montalcino e del suo prodotto principe…”
    Da che mondo e’ mondo, e’ sempre stata cosa buona e giusta desiderare di conoscere i nomi di galantuomini che hanno sempre e solo fatto il bene di qualcuno, se non altro per poterli ringraziare.
    La mi porti tanti saluti alla Sora Dera.

  28. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire ……. qui nessuno ha” taroccato” il vino, qui nessuno ha ammesso le proprie colpe, qui nessuno ha accertato nulla. Le aziende che hanno deciso di declassare lo hanno fatto volontariamente, perchè non lo si dimentichi, tutta l’indagine è partita dall’accertamento di difformità in vigna, il che non significa automaticamente che la difformità del vigneto porti a ritenere che le aziende hanno messo nel vino le uve non conformi. Se così fosse, si sappia che le difformità accertate a Montalcino sono state 93 …… allora: perchè sotto indagine sono andate solo le aziende più importanti? …… Amanti della Giustizia a corrente alternata … fatevi delle domande e, se ne siete capaci datevi delle risposte. Per quel che qui più conta e che deve interessare, ad oggi nessuna analisi ha ha dato certezza di nulla ….. piuttosto ci si dovrebbe domandare perchè all’esitò di analisi eseguite privatamente presso accreditati laboratori, moltissimi Brunelli sono risultati fuori dai parametri analitici che unilateralmente e senza valenza scientifica da qualche esperto della materia sono stati indicati come universalmente giusti? Lo ribadisco …. si vada a leggere gli atti dell’incidente probatorio prima di parlare di condanne. Pertanto, Egregio Dott. Ziliani invece di definire le mie parole raglio dell’asino …. controbatta ed argomenti, sarei lieto di sgombrare ogni dubbio in merito al Suo nobile ruolo di ricercatore della verità, esente da pregiudizi; d’altronde il Suo nome nel novero dei Giornalisti enogastronomici, prima di questa vicenda mi era completamente sconosciuto e, quindi, non saprei esattamente come collocarLa.
    Da ultimo si sappia che io non difendo nessuno, tanto meno “birichini”, semplicemente ho rispetto per quelle persone che in tanti anni e con tanta fatica hanno saputo costruire a dispetto di coloro che con tanta superficialità sanno solo distruggere.
    Alla Dott. Biasutti rispondo che un blog … per sua definizione è un contenitore di idee e non di persone … se scrivo in forma anonima è perchè qui esprimo le mie personalissime idee che non devono e non possono essere identificate con le persone oggetto dell’indagine …. piuttosto Le do un consiglio … rilegga i numeri colocandoli nelle giuste dimensioni ed ambiti e, soprattutto, non cerchi di istituire nel Consorzio del Vino Brunello di Montalcino un nuovo Tribunale …. oggi semmai c’è bisogno di coesione, di solidarietà e non di partigiani regolamenti dei conti ….. se poi non è d’accordo, esca con la sua azienda dal Consorzio e vada da sola a promuovere il Suo vino nel mondo, ma lo faccia senza sfruttare tutte le risorse che, ancor prima che Lei arrivasse a Montalcino, proprio quelle persone che si vorrebbe mettere alla gogna hanno profuso anche nel Suo interesse
    Er Sor Dera

    • ringrazio, anche a nome dei lettori di questo blog, lo sconosciuto (?) Er Sor Dera – chissà mai perché ha scelto questo nickname che non fa ridere nemmeno i polli… – per l’autentico scoop che ci regala affermando – e non siamo su Scherzi a parte – che “qui nessuno ha” taroccato” il vino, qui nessuno ha ammesso le proprie colpe, qui nessuno ha accertato nulla. Le aziende che hanno deciso di declassare lo hanno fatto volontariamente, perchè non lo si dimentichi, tutta l’indagine è partita dall’accertamento di difformità in vigna, il che non significa automaticamente che la difformità del vigneto porti a ritenere che le aziende hanno messo nel vino le uve non conformi”.
      Si tratta di un’autentica notizia, che merita di essere sottolineata e che fa capire come il personaggio commenti da Montalcino.
      Quanto a me, il “simpatico” misterioso (?) interlocutore, pecca di presunzione a pensare che parlassi di lui definendo le sue parole “raglio dell’asino”: é lei a riconoscersi in questa definizione, che vale in generale per svariati commentatori anonimi che ogni tanto compaiono su questo e altri blog.
      Circa i dubbi, che il tipo non riesce a sgombrare, “in merito al Suo nobile ruolo di ricercatore della verità, esente da pregiudizi”, penso che il mio operato professionale testimoni della mia indipendenza e della libera scelta che ho fatto di cavalcare, non per farmi conoscere, non ne avevo bisogno – pensi che m’invitano a Benvenuto Brunello da molti anni: come mai se ero sconosciuto? Merito di qualche raccomandazione occulta? – la vicenda di Brunellopoli.
      Quanto a lei, si informi, visto che afferma e anche questa é una battuta di assoluta comicità involontaria, che “il Suo nome nel novero dei Giornalisti enogastronomici, prima di questa vicenda mi era completamente sconosciuto e, quindi, non saprei esattamente come collocarLa”.
      Ma non essere conosciuto da persone come lei, questo sì che é un fiore all’occhiello e un titolo di merito…

  29. Cara Paola, parlavo di automobili proprio perche’ non userei mai la parola “truccare” per un vino fatto da gente che lo fa con ottime uve e non con le polverine. I vini di cui si parla sono vini prodotti con ottime uve, da produttori che il vino lo sanno fare, percio’ non meritano la parola “truccare”. La questione e’ un’altra, per me. Va distinto il piano giudiziario da quello enologico. Socrate bevve la cicuta per obbedienza alla legge, anche se riteneva sbagliata quella legge. Qualche tempo fa e’ capitato per davvero che nonostante la legge prevedesse anche delle uve bianche nel Chianti, alcuni produttori non le usassero affatto e nessuno a quei tempi li chiamo’ truccatori perche’ il clima e le tecniche enologiche erano cambiati ed era considerato giusto da chi di vino se ne intendeva. Oggi anche nel Barolo e nel Barbaresco c’e’ chi comincia a non usare piu’ la sottovarieta’ Rose’ che pure e’ storica, per calcare sui colori e sui tannini solo con le sottovarieta’ Michet e Lampia, e a me dispiace perche’ cambia un po’ anche il gusto eppure e’ tutto legale. Mi domando ancora se si possa considerare un reato (minore, ma pur sempre reato) il fatto di aver permesso ad un pizzico di una straclassica varietà toscana gia’ presente da anni in una tra le migliori vigne di Montalcino di finire nel Brunello. Se vogliamo discutere sulla correttezza dell’informazione al cliente, cioe’ sulla composizione da dichiarare in etichetta, allora sono d’accordo che sia meglio scriverlo in etichetta, dichiararlo ufficialmente, spiegarlo anche perche’ la gente non e’ cosi scema da non capire, assumersi il coraggio della propria scelta. Diversamente da trent’anni fa, quando togliere il Trebbiano e la Malvasia dal Chianti fu fatto in un silenzio che sapeva gridare a tutto il mondo. Ma cio’ non inficia il vino. Beviamo il vino, non le etichette. Privilegierei il terroir, l’autore, non la purezza o meno del vitigno (che tanto sulle barbatelle comprate dai vivaisti si sa che puo’ esserci anche fino a un 2% di errore). Come si fa in Francia da secoli. Poi se si vuole difendere il prodotto storico, in purezza ma sempre con quel margine del 2% che prima o poi sara’ buon senso accettare, chiamiamolo pure Brunello di Montalcino Storico. Ha ragione Hugh Johnson: “i vini non possono diventare buoni per legge”. E allora per mantenere i vini buoni, che è quello che conta davvero, si adegui piuttosto la legge, dando il dovuto risalto a chi l’ha sempre osservata puntualmente secondo la tradizione. Ma eviterei di mettere alla berlina chi volosse adeguare il suo vino al giudizio del mercato, purche’ sia dichiarato in etichetta e secondo i particolari della proposta che a suo tempo scrissi qui: http://www.enotime.it/zoom/default.aspx?id=3291
    Prima o poi si arrivera’ certamente ad un riesame delle DOCG e delle DOC secondo criteri che andranno ratificati dal Parlamento Europeo, quindi e’ meglio prepararsi per tempo con proposte concrete piuttosto che lamentarsi poi di leggi che verranno fatte sulla nostra testa. Ma la mia e’ un’opinione personale che non e’ nata ne’ adesso ne’ due o tre anni fa e non e’ nata neanche per il caso del Brunello di Montalcino. Io preferisco di gran lunga il Barbaresco, come Franco il Barolo, e queste discussioni ne sono sempre state fatte da almeno trent’anni davanti a eccellenti calici di quei nobilissimi vini, con un disciplinare anch’esso da 100% monovitigno (di tre sottovarieta’ e non due, lo sottolineo per i nemici del Rose’ che non sanno quel che perdono…)

  30. Molti hanno già notato, sopra, che sarebbe bastato manifestare, bello chiaro sull’etichetta, la ricetta della mistura dei vini per evitare ogni genere di inchiesta, clamore e conseguente “giustizialismo giacobino”. Io personalmente penso che avrei bevuto comunque alcuni di quei famosi “brunelli” anche se fossero stati IGT. Il fatto è che si è trovato più comodo, da un lato, sfruttare un nome e un’immagine oramai famosissimi nel panorama dell’enologia mondiale (quelli del brunello appunto) e, dall’altro lato, rendere il vino più piacione ed international style possibile, mischiando uve che col brunello han poco a che fare.
    Qua le disquisizioni su percentuali di bottiglie “corrette” e verità più o meno processuali o reali non c’entrano nulla; quello di cui si discute qui, in realtà, non è altro che l’atavico, italico atteggiamento di malcelata propensione alla furberia: faccio il vino come mi pare, perchè lo voglio vendere anche agli eskimesi e devo farlo in un modo che piaccia anche a loro; però sfrutto il nome e l’immagine di un vino ben preciso, perchè quello è gia famoso e rinomato, mentre io ci impiegherei anni a raggiungere, con le mie sole forze, quel tipo di visibilità commerciale.
    troppo comodo.

  31. Patteggia solo chi ha qualcosa da patteggiare. Se però ci fosse la condizionale o la libertà vigilata….A me rattrista solo il fatto che per ogni reato scoperto, ce ne siano almeno altrettanto da scoprire. Ed il mio scaffale si restringe sempre più.

  32. Caro Sor Dera,
    poichè lei continua a scrivere, poco simpaticamente perchè in modo anonimo, alcune cose giuste, il che la pone automaticamente dalla parte del torto in quanto, da persona evidentemente ben informata, non sa/non può/non vuole rivelarsi (ma, se non può, lo dica e tutti la giustificheremo!), la invito a una maggiore moderazione dei toni e ad astenersi da palesi sciocchezze (” …per sua definizione il bloig è un contenitore di idee e non di persone … se scrivo in forma anonima è perchè qui esprimo le mie personalissime idee che non devono e non possono essere identificate con le persone oggetto dell’indagine …”, ma per favore!), che tolgono vigore ad alcune altre sue condivisibili argomentazioni. Non tiriamo ad esempio fuori la banalità dei risultati analitici, di cui tutti conosciamo i limiti tecnico/processuale e che quindi, aldilà del (giusto) uso procedimentale, non dimostrano niente e dimostrano tutto. Non tiriamo fuori la sciocchezza del fatto che tutto è comnciato dagli accertamenti in vigna: anche tangentopoli cominciò con una mazzetta da morti di fame al Pio Albergo Trivulzio e sappiamo com’è finita.
    La sua difesa d’ufficio è giusta se è a favore di chi non c’entra niente in questa storia (ma che, delegando al consorzio un’incomprensibile difesa basata sull’omertà, se l’è in qualche modo voluta e ora piange per colpe altrui), è incondivisibile se diretta a difendere chi è stato beccato in una posizione irregolare. Si potrà anche discurete se il can can sia stato esagerato (ma, ripeto, sarebbe bastato prendere le distanze ed essere più espliciti prima per evitare il casino, quindi se la prenda con chi questa facoltà non l’ha esercitata al tempo opportuno, coinvolgendo l’intera denominazione anzichè i soli produttori coinvolti nelle indagini), non certo il fatto che l’infrazione ci sia e che sia grave.
    Mi pare che i miei siano “argomenti”, ai quali la invito a replicare pacatamente come si fa tra persone serie.
    Se poi vuole continuare a blaterare in incognito, senza nemmeno dirci il perchè di tanta riservatezza, faccia pure, ma non speri in repliche degne di questo nome.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  33. Argomenti Dott. Ziliani, argomenti …. non faccia il permaloso, mi scuso se non ho posto attenzione al Suo nome prima di questa vicenda …. ma sinceramente il Suo nome non mi dice nulla. Piuttosto, senza scaldarsi troppo risponda ai miei quesiti, da buon giornalista ci informi in merito all’incidente probatorio e al suo esito, ci informi sul significato di non conformità in vigna, ci aggiorni su cosa significa declassamento volontario …… non faccia il permaloso e soprattutto Lei che si è fatto paladino della verità su “Brunellopoli” non si scandalizzi sul mio anonimato ….. io in fondo scrivo su un blog senza offendere nessuno, molti altri hanno riempito di lettere anonime false ed ingiuriose molti uffici, ma di questo si dovrà parlare nelle opportune sedi. Il fatto è che se Lei apre un blog deve accettare anche idee diverse e non rispondere in maniera stizzita … se è forte delle Sue idee, come io sono forte delle mie, potrebbe venirne fuori un bel dibattitto … se invece si stizzisce mi viene da pensare che qualche certezza in Lei vacilla. Non si preoccupi … tanto io non mi arrabbio, può dire quello che vuole, certo, farebbe meglio ad argomentare i miei scoop indicando quali inesattezze avrei scritto; guardi che io sono ben documentato !!!… possiamo veramente divertirci e, soprattutto informare la gente su come stanno veramente le cose, o quanto meno, aiutarle a farsi un’idea. Se poi la mia presenza in questo contenitore da fastidio a Lei e ai suoi fans lo dica … toglierò il disturbo ….. tanto glielo ho detto …. io non mi arrabbio …. rispetto le Sue idee e ovviamente giudico.
    Er Sor Dera

    • ma no che non disturba, Sor Dera! Resti con noi, continui a farci sorridere con le sue uscite! Quanto al dibattito con lei, molto volentieri: l’ho sostenuto, in quel di Siena, lo scorso 3 ottobre (forse ne sarà al corrente, anche se certi giornali evitarono accuratamente di annunciarlo…) con un pezzo da novanta e grosso calibro come Ezio Rivella, che non ha mai nascosto le proprie idee e rispetto per la sua coerenza, anche se non sono d’accordo con lui su nulla, posso benissimo sostenerlo, con lei, dove e quando vuole. C’é solo un problema: come faccio a confrontarmi con uno sconosciuto, ad un personaggio pirandelliano come lei in cerca (ma non privo) di identità? Si immagina le locandine che annunciano l’incontro: Dibatitto sul Brunello: a confronto il giornalista Franco Ziliani e Er Sor Dera? Peccato, non si può fare, a meno che lei – tanto un mio indirizzo di posta elettronica l’ha sicuramente e anche un numero di telefono – non decida di togliersi la maschera e palesarsi declinando, ad uso del colto e dell’inclita, le sue generalità… Ci pensi, io sono pronto

  34. Sarebbe un vero peccato restringere lo scaffale quando invece, calcolatrice alla mano (visto che poco prima si parlava di matematica…), anziché fare 3+3+3+3 si può fare, molto semplicemente, 6+6, ed il risultato è lo stesso.
    Anzi no, il risultato è migliore, perché in questo modo si vanno giustamente a premiare SOLO quelle aziende che danno, o hanno dato (vedi la Brunello’s Sangiovese List), maggiori garanzie di serietà e di rispetto delle leggi.
    A proposito di leggi, ripeto ciò che ho scritto l’altro giorno: non possiamo certo condannare chi non è stato ancora giudicato da chi è preposto a questo compito. Le persone o le aziende rinviate a giudizio avranno però la giusta considerazione, positiva o negativa, a seconda dell’esito, al termine del procedimento.
    Già, e invece le aziende che hanno scelto il patteggiamento, come dovrebbero essere considerate?
    Oltre alle presunte motivazioni espresse da qualcuno, che si faccia chiamare Sor Dera o Sor Brunetto da Montalcino o altro, che il patteggiamento “ha permesso agli indagati di togliersi il cappio del sequestro al fine di poter far ripartire le proprie attività e di salvare posti di lavoro”, ce ne possono essere altre.
    Chi ha patteggiato ha chiuso il contenzioso con la giustizia (correggetemi se sbaglio). In questo modo non sapremo mai i veri motivi di questa “strategia”. Ma non sapremo neppure se le bottiglie dell’azienda XY, magari declassate a IGT, contengano o meno questa o quell’altra uva, o tutte e due.
    Forse potrà non interessare a tutti, ma a molti qui sulla terra credo di sì, e qualcuno pure su Marte…

  35. Egregio Tesi, ciò che mi ha spinto a scrivere è il fatto che trovo intollerabile che difronte ad una chiusura delle indagini che, non si sa per quale recondito motivo, è stata tanto sbandierata, alcune persone debbano parlare come già ci fossero delle sentenze scritte senza sapere che ogni fascicolo si compone di verità diverse e, soprattutto di verità mai conosciute e mai emerse. Ogni indagato ha la sua posizione ed ogni indagato ha diritto al rispetto …. non credo nella giustizia medioevale dove si metteva alla gogna il colpevole, questi comportamenti sono molto più pericolosi di un vino non conforme al disciplinare.
    Proprio perchè Lei parla di tangentopoli le ricordo che quella indagine si fondò sul tintinnio delle manette … molti ammisero colpe che non avevano. Con questo non dico che tutto è pulito, ma dico che si deve avere rispetto delle persone e soprattutto degli atti processuali e di indagine che, se ben analizzati porrebbero le cose in luce diversa.
    Non difendo nessuno ma non accetto comportamenti “talebani” rivolti verso persone che ad oggi non hanno una sentenza e che, se anche l’avessero, non per questo devono subire più di quanto la legge prevede.
    Contestate pure le mie idee è vostro diritto, ma esse non saranno meno forti perchè scritte in forma anonima …. se scrivo in questa forma non è per la mia tutela personale, quanto piuttosto, per evitare facili ed inesatte strumentalizzazioni.
    Er Sor Dera

  36. Caro Er Sor Dera,

    ma visto che lei è così ben informato in merito, e mi sembra di capire che qui nessuno degli scriventi lo sia, perchè non ci informa lei sull’incidente probatorio???Da chi è stato richiesto e perchè, il suo esito, la sua importanza nell’ambito delle indagini…le bastano queste domande???

  37. Gentile Sor Dera,
    innanzitutto contestare le sue idee è un diritto “vostro” di chi, scusi? Lei non si confronta con un partito o con un organo collegiale, ma con molti singoli portatori di identità diverse e spesso divergenti. Quindi rivolgersi ai lettori di questo blog come a “voi” non ha senso. In secundis, pur apprezzando i toni della sua ultima risposta, mi permetto di osservare che le idee (anche giustificatamente) anonime hanno per forza meno vigore di quelle sottoscritte con nome e cognome, non foss’altro perchè, come lei stesso ammette, le prima non possono dare adito a malinterpretazioni nè a strumentalizzazioni, mentre le seconde sì, visto che non si sa da chi provengano e a quale mulino intendano portare acqua.
    Quanto al resto, se ha letto i miei ormai plurimi interventi in materia su questo e altri siti, avrà notato che sono stato tra i pochi a chiedere da subito cautela, garantismo e esatta “lettura” delle diverse fasi del procedimento per quanto esse effettivamente significano, richiamando alle differenze sostanziali esistenti tra tali momenti, alla presunzione di innocenza e alla differenza tra patteggiamento e sentenza.
    La sua osservazione circa il ruolo del tintinnio di manette a tangentopoli mi pare tuttavia fuori luogo: nessun dubbio che ci sia stato del terrorismo giudiziario, ma che il sistema fosee marcio e che tutti ne usufruissero credo non sia contestabile (che poi tutti abbiano pagato per le loro responsabilità, è un altro discorso).
    Nel momento in cui a Montalcino, anzichè prendere le dovute distanze (il che non vuol dire spiccare anticipate sentenze), a tempo debito il mondo dei produttori non avesse invece apertamente preso le difese degli inquisiti facendo con essi un incomprensibile (a meno di non pensar male) fronte unico, forse tutto il pandemoinio non ci sarebbe stato e il prestigio della denominazione sarebbe rimasto intatto, lasciando ai produttori coinvolti l’onere di dimostrare la loro auspicabile innocenza senza farsi scudo con tutto il Brunello. Lo stesso discorso, capovolto, vale per i produttori inquisiti che, a mio parere, avrebbero dovuto come fanno galantuomini fare un passo insitro e chiamarsi fuorti da cariche e poltrone.
    A me la cosa è apparsa da sempre, e sempre l’ho scritto, in questa sua disarmante semplicità. Mi pare però che il far finta di non capire sia uno sport molto in voga a Montalcino. E poichè immagino che lei – non essendo io certamente famoso, ma senese e assiduo prequentatore dei luoghi – mi conosca personalmente, ho motivo di credere che comprenderà a cosa mi riferisco.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  38. .azzo però, er sora. Un vero esperto di procedimenti processuali. Un fine cesellatore del confine, codice penale e civile alla mano, che separa gli innocenti dai colpevoli. Un giudice nato degno di apparire nei romanzi di Grisham. Tuttavia, forse preso nella morsa mediatica, dimentica un fatterello. Alcuni hanno dichiarato il falso ed ingannato i consumatori. Mica li dobbiamo crocifiggere, però nememno dimenticare di essere stati ingannati. L’inganno alimentare, cum vacatio legis, è la forma più odiosa che si possa concepire. Ed ecco la mia punizione: NON COMPRARE.

    • no Solaroli, questa conclusione é una bischerata! Io direi di evitare di comprare i vini sfiorati dal dubbio e dall’inchiesta e di comprare, compatibilmente alle possibilità, i Brunello di Montalcino a prova di bomba, di dichiarata qualità e rispetto del disciplinare vigente.
      Voglio fare qualche nome, e voi lettori, se vi va, suggerite i vostri per una costituenda Brunello’s Sangiovese list:
      Case Basse
      Poggio di Sotto
      Giulio Salvioni La Cerbaiola
      Il Colle
      Biondi Santi (e se ci fosse anche un pizzico di Colorino, chi se ne frega!)
      Gianni Brunelli
      Col d’Orcia
      Fuligni
      Le Macioche
      Gorelli Le Potazzine
      Caprili
      Fonterenza
      Pian dell’Orino
      Salicutti
      Stella di Campalto
      Capanna
      Lisini
      Poggione
      Marroneto
      San Lorenzo
      Mastrojanni
      Siro Pacenti
      Tenuta di Sesta
      Sesti
      Tenute Silvio Nardi
      Pietroso
      Collemattoni
      Uccelliera
      continua continua…
      N.B. non voglio dire che i moltissimi altri non compresi in questo elenco non abbiano le carte in regola – ho mica fatto le analisi dei vini io… – voglio solo indicare un elenco di aziende produttrici di Brunello che mi piacciono senza se né ma, vini che consiglierei agli amici, che ho consigliato ai miei lettori, che ho scelto per degustazioni sul Brunello fatte in giro per l’Italia…

  39. Vedo che ci siamo persi discutendo di legge e giurisdizione che impiegati in un certo senso possono servire a celare la verità . Che è quella al punto f)del mio primo intervento : qualsiasi giornalista esperto si accorge se un vino simbolo come il Brunello è fatto con l’aiuto significativo di altri vitigni . Veronelli da anni ripeteva ” quello di Banfi è vino buono , ma non è Brunello” . Su Lavinium si legge l’intervista a Scaglione ” Bruno Giacosa solo osservando il colore sapeva che certi Barolo non erano di solo nebbiolo” . Il problema processuale è che quando si scende in aula il giudice non può basarsi solo sull’esame organolettico degli esperti , perchè sappiamo che se ne trovano di tutti i prezzi disposti a periziare che uno chardonnay è un Brunello che in quella particolare annata ha preso un colore diverso dall’usuale . Quindi il giudice deve per forza basarsi sulle analisi di laboratorio che sono insufficienti a stabilire l’origine di un vino e se il giudice non trova i vigneti impiantati altrimenti che a sangiovese o le cisterne fatturate a merlot ha grossi problemi a prendere decisioni di condanna . I vari azzeccagarbugli non vantino innnocenze o abilità professionali , siano contenti di salvarsi per le smagliature di un sistema giuridico che , giustissimamente , deve essere garantista . Quel che nessun Sor o Sora possono negare è che , chissà perchè , indagini sono state fatte solo verso i soliti noti .

  40. Non ho capito, francamente, di cosa si scandalizza tanto il Sor Dera. Parla di giustizia medievale, di gogna, soltanto perche’ esiste una cosa chiamata opinione pubblica. Strano, visto che prende le difese di chi lavora, produce, crea posti di lavoro… in sintesi: di chi si pone SUL MERCATO. E il mercato e’ questo, Sor Dera, opinioni. Opinioni basate non sempre su fatti inoppugnabili, ma anche su sensazioni. Il mercato, pare, si basa anche e molto sugli atteggiamenti, sulle posture tenute dai soggetti che sono dietro all’offerta.
    Ora, si potra’ essere solidali quanto si vuole con gli onesti produttori di Brunello, ma dare un’occhiata al sito del Consorzio relativo e’ desolante: la sezione “Brunello notizie” e’ ferma all’autunno 2007; la sezione eventi, dedicata com’e’ all’”attivita’ di valorizzazione”, non e’ da stupirsi troppo se contiene solo rimandi a eventi autocelebrativi; la sezione comunicati stampa-news contiene solo un pallido accenno a qualcosa di tutto cio’ che sta avvenendo da 15 mesi a questa parte, contenuto nel comunicato del 21 giugno 2008 che merita riportare integralmente per l’effetto tragicomico che produce, a leggerlo oggi:

    “Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, nell’apprendere le anticipazioni che stanno circolando sul tema dell”importazione del Brunello nel mercato USA, comunica che al momento non ha ricevuto notizie ufficiali in merito alla risoluzione della vicenda. Comunica inoltre di essere in attesa delle indicazioni ufficiali e risolutive dal Ministero delle politiche Agricole e Forestali in merito alle quali sta lavorando il Ministro Luca Zaia per giungere ad un accordo con le competenti autorità americane.”

    Capito? Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, nell’apprendere le anticipazioni che stanno circolando..! Senza neppure darsi la pena di citarne almeno una.
    Allora, se questo e’ quanto i fenomeni della comunicazione del vino italiano number one si ritengono tenuti a produrre in ben 15 mesi, con tutto il can can mediatico, a proposito della questione ormai con scarsa fantasia battezzata “Brunellopoli” (altro che “il tema dell’importazione del Brunello nel mercato USA”!), se questa e’ la postura, degna del politburo dell’Unione Sovietica degli anni della stagnazione brezneviana, se questo e’ il conto in cui tengono le opinioni che il pubblico si puo’ fare… ma direi allora che il minimo che ci si puo’ aspettare e’ non uno ma mille “atteggiamenti talebani”! I colpevoli, “se avessero una sentenza” non dovrebbero subire piu’ di “quanto la legge prevede”? E perche’ mai? Dove mai sta scritta una legge che prevede il gradimento del mercato e dell’opinione pubblica? La legge penale si occupa di reati, e quella processuale si occupa di come lo Stato procede, appunto, quando ha notizia di reati. Il resto (perche’ c’e', eccome, qualcos’altro, oltre alla legge penale, vivaddio!) non e’ necessariamente normato da legge. Cosi’ come non mi risulta stesse scritto in nessun disposto di legge che una bottiglia di Brunello dovesse costare tot decine di euro. Era il mercato, ossia l’opinione pubblica focalizzata sull’offerta di quel vino, a sancire il suo successo quando le cose andavano a gonfie vele. E sara’ sempre il mercato, ossia la pubblica opinione focalizzata sempre su quel vino, a sancire quello che seguira’. Si lamenta, lei, di come sono state date le notizie.. e pensare che se non fosse stato per i destinatari dei suoi strali polemici, se avessimo dovuto affidarci alla “comunicazione” del Consorzio dei produttori del Brunello, oggi “in giro” non si saprebbe neppure questo poco che si sa.
    Se ne faccia una ragione, Sor Dera, non c’e’ niente di medievale in tutto questo, al contrario: la formazione della pubblica opinione, con le sue dialettiche tutt’altro che lineari, e’ un fenomeno assolutamente moderno, come ben sanno in un paese che e’ moderno fin dal suo atto costitutivo, ossia i coccolatissimi (quando sono pronti a pagare) Stati Uniti d’America.

  41. Basta … non scrivo più, tanto qui qualcuno ha già scritto la sentenza …. indica capi di imputazione come se piovesse, parla senza conoscere i fascicoli e fa di tutta un ‘erba un fascio …. no non va bene … complimenti … ho una sola soddisfazione nessuno, dico nessuno ha saputo controbattere analiticamente alle mie argomentazioni.
    Grazie per l’ospitalità

  42. Sig. Tesi
    queste persone, al mattino davanti allo specchio, quale considerazione possono
    avere di se stessi? O del loro futuro, perchè nel loro passato,ci sono anche
    prodotti di ricerca, come( Nani )ma al singolare.
    Oppure, che la barba se la fanno fare, o ancora, che non conoscono gli specchi.

  43. Alcune Aziende sono delle vere finanziarie. Il BUSINESS è bello grosso. Non sono un economista ma, a volte, far crollare alcune posizioni rende più agevole (o agevolabile) la ripresa? Se parlassimo di quote di mercato il calo c’e'….se parlassimo di quotazioni il calo potrebbe favorire la dismissioni di azioni per sistemare i pacchetti favorendo chi potrebbe appropriarsene a buon mercato. Se parlassimo di qualità, di sofisticazioni, di adulterazioni….gli effetti sarebbero collaterali ma allo stesso modo causerebbero forti turbamenti (non solo al brunello). Una necessaria verità bisogna trovarla. Il valore di un prodotto qual’è il vino è dato essenzialmente da chi garantisce e da chi apprezza. Il consumatore (estimatore) NON DEVE essere mai preso per…..la gola. Renderei se fosse possibile il dialogo un pò più oggettivo altrimenti diventa complicato. L’attenzione si sposterebbe maggiormente su chi prova ad aver ragione trascurando la condivisione delle idee e delle impressioni. D’altro canto risalire alla verità sarebbe più mediatico che restare nel dubbio e consentire maggiori….benefici ai coinvolti. Trasecolando…..

  44. @Er Sor Dera

    Beh, vedo che chiederle chiarimenti è servito soltanto a farle dire:”grazie, non scrivo più”…cacchio, però!
    Sinceramente di sentenze già scritte non ne ho lette, semmai, il troppo amore per “il vino” (dico così per semplificare), ripeto, troppo amore, porta tutti ad essere più che risentiti…
    Le avevo chiesto di fornire informazioni sull’incidente probatorio, ma, a quanto pare, non ne vuole, o non ne può dare…
    Grazie, comunque…

  45. Personalmente penso che l’abbandono di Er Sor Dera tolga molto a questo interessante dibattito.
    La invito a ripensarci Er Sor Dera, non creda che siano tutti contro di Lei.

  46. “Controbattere analiticamente alle mie argomentazioni”… Il Sor Dera (che mi scusera’ se non aderisco al suo “er”, visto che “qui”, come lui scrive riferendosi a quel di Montalcino, ogni sor e’ “il sor”) non monda le nespole! Io di argomentazioni degne di questo nome devo ancora leggerne a firma sua. Per il momento ho assistito alla consueta retorica pseudo garantista oltre che a un tentativo di minimizzare l’accaduto (se accaduto), unito ad altri tentativi di screditare altre persone intervenute. Pseudo garantista perche’ il garantismo e’ ben altra cosa dal richiedere il silenzio e l’azzeramento dell’opinione pubblica. Visto che ogni fascicolo “si compone di verita’ diverse e soprattutto di verita’ mai conosciute e mai emerse” (un poeta..), perche’ non ci illumina lui che ha conoscenza diretta dei fascicoli? Perche’ non ci fa conoscere, non fa emergere queste diverse verita’, se l’ignoranza da parte del pubblico e’ un tale problema? O perche’ non si fanno avanti gli stessi interessati, i patteggiati, i dissequestrati, i declassificati per libera scelta imprenditoriale, eccetera, a dichiararsi semplicemente ma apertamente innocenti?
    Tutti questi mal di pancia, lo ricordo, soltanto perche’ da parte di molti si e’ cominciato a chiedersi e a chiedere, senza nessun tintinnio, ne’ gogne ne’ altro, semplicemente: chi sono costoro? Quali i vini declassificati?
    Vorrei che la stessa cautela, la stessa speciosa richiesta di attendere, si esprimessero anche in occasione delle ormai quasi annuali vendemmie “del secolo”, dichiarate tali spesso all’inizio dell’estate. Quando si tratta di alzare le quotazioni, quando ci si infoia di autocelebrazione, spesso ci si scordano tutte le cautele.

  47. La cosa che mi piacerebbe emergesse con tutta la sua evidenza solare, clamorosa, persino naif, agli occhi di un osservatore ignaro, è la lunghezza della lista di produttori completamente esenti da sospetti compilata – immagino di getto – da Franco. Sono tantissimi, i produttori di un Brunello palesemente da solo Sangiovese; aggiungendo nomi come la Cerbaiona del comandante Molinari (at-tenti!) oppure quelli di Nello Baricci, Canalicchio/Franco Pacenti, Andrea Costanti, e via andare, si arriva in un attimo ad almeno quaranta produttori. Più o meno tanti quanti quelli sui quali, in Langa, metteremmo tutti la mano sul fuoco.
    La difesa “di Montalcino” e “di coloro che hanno fatto solo del bene e creato posti di lavoro” operata allora dai minimizzatori interessati assume, alla luce di questa lista, caratteri di assoluta, grottesca convenienza personale. E forse è per questo che restano e resteranno anonimi. Pensino piuttosto a quel che il poter scrivere “Brunello di MOntalcino” sulle loro bottiglie ha significato per loro. Agli imprenditori benefattori io non ci ho mai creduto.

  48. Preciso. Quando dico NON COMPRARE, intendo dalle aziende che hanno ingannato, non certo dalle altre. Non voglio certo privarmi di ottimi ed onesti Brunelli. Grazie a Franco per aver redatto una lista.

  49. A parte che Mario Crosta ha ragione da vendere sul nebbiolo rosé ( uno dei piu´grandi Barbaresco mai esistiti – a perer mio – é stato il 1979 Pajoré del fu Giovannini Moresco) e se traverso Franco mi contatta gli dó una dritta su un 2005 Barbaresco 100% nebbiolo rosé prodotto con uva di questo tipo proveniente dalle regione Casasse. A parte questo, dicevo, leggendo tutti questi contributi, mi e´venuto in testa di fare due passi indietro e immaginarmi come le cose sarebbero potuto andare con risparmio di tempo, denaro e brutte figure.

    Prologo

    Qualcuno ( c’ é chi dice Soldera, altri dicono Soldera, ma saranno solo voci) si ripicca del fatto che i suoi vini a base 100% brunello se li filano in pochi (il che poi non é vero, specie in rapporto ai volumi prodotti)
    mentre altri vini di Case che non usano solo il brunello, vanno a gonfie vele ed anzi vendono a containers
    specie negli Stati Uniti ( ad un certo punto il 25% del mercato totale della denominazione) e si beccano punteggi lusinganti fino agli, oh!, agognati centocentesimi del Wine Spectator.

    Arrivano le denunce alla Guardia di Finanza e si comincia a muovere la valanga. O forse la Guardia di Finanza o altra istituzione preposta aveva giá cominciato da sola, come atto dovuto o su altri suggerimenti. Non cambia molto: inizia Brunellopoli.

    Atto Primo ed Ultimo

    Il direttore del consorzio – che toh´é anche produttore di una delle case trovate con le mani nel famigerato
    barattolo della marnellata – fa la politica dello struzzo. Politica che con molti bassi e pochi alti continua tutt’oggi. Anzi ad un certo punto in un rigurgito di indecenza si passa la palla calda delle comunicazioni ad un ufficio PR che di terra vigne e vino ne capisce quanto io di fisica atomica. Mutatis mutandis, nuovo presidente del Consorzio e stessa testa nella sabbia. E tra rinvii giudizio, cavilli legali, patteggiamenti, io si, tu no, noi forse, ma era solo un grappolo, il mercato lo voleva, é piu´buono cosí e acrobazie intellettuali di ogni genere si arriva a questi ultimi giorni. Chi vivrá vedrá. I bookmakers londinesi hanno sicuramente
    giá aperto le scommesse: riusciranno i rinviati a giudizio a cavarsela ?

    Finale alternativo per l’ Ultimo atto.

    Il presidente del consorzio – il consiglio o chi per loro – si fa un bell’esame di coscienza. E tardi, ma non troppo tardi. Spiega al colto ed all’inclita – ed in specie massima ai consumatori che rimangono i veri perdenti e turlupinati – che sí,é vero perbacco: ad un certo punto il mercato voleva i vini come li voleva
    e noi glieli abbiamo dati. A malavolglia (ma quando ?), con qualche esitazione (mai piú !) ma i soldi sono soldi e se non vendevamo noi vendevano gli australiani (che comunque stanno vendendo lo stesso oggi piu´di noi). Quindi é vero abbiamo aggirato la legge, non abbiamo rispettato i disciplinari ed invece di
    abbassarci a Sant’Antimo ( che avrá fatto di male quel santo ?) o – peggio a IgT Toscana, abbiamo prodotto vini, sempre da questo territorio DOCG che hanno vinto e stravinto sul mercato cogliendo consensi non solo dai critici USA ma anche da una caterva di guide e recensori nostrani piú quotati o comunque piu´pagati (piccola chamata di correo che non guasta).

    Ecco – dovrebbe continuare un Consorzio che avesse rispetto dei soldi di tutti – questo sono i nomi dei produttori che hanno piegato i disciplinari alla propria visione del mercato e tornaconto. Queste altre sono invece le aziende che hanno continuato ad usare cento per cento brunello.

    Dopo di ché grande festa a Montalcino, pentimento e solenne promessa di rientrare nei ranghi o perlomeno di dichiarare con che uve si fanno i vini ( mi sembra il minimo), assaggio gratuito dei vini dell’ una dell’altra parte, grande scusa ai consumatori ( che, stanca ripeterlo, ma non mi sembra che il Consorzio vi dedichi molti pensieri – sono quelli che fanno girare le ruote e tengono in piedi le aziende), annunci a tutta pagina in italiano comprensibile ( e non publicrelationese) e nelle maggiori lingue dei mercati del Brunello. Scusa speciale a quel patriota di Ziliani che qualche anima mal consigliata ha avuto la fantasia di definire untore, mentre invece é sempre stato un appassionato e leale cronista.

    Cosí la Brunellopoli neanche iniziava e tutto si svolgeva secondo i canoni piú elementari del Customer Relation Management che non é una cosa figandra che suona bene in inglese ma un modo – il solo – di trattare, quasi cristianamente, il prossimo tuo come tratteresti te stesso. E costa anche meno.

    (Qualcuno obietterá che peró i rei-non rei confessi si esponevano a multe, sanzioni etc: ma perché c’é qualcuno che ancora pensa che multe sanzioni etc non fossero giá state preventivate dai taroccantes o freedom fighters del Brunello-fai-da-te ? o che qualche decina di migliaia di euri faccia differenza in casa
    banfi, antinori, frescobaldi e casanova di neri, a petto di quanto l’ operazione giá gli ha fruttato ?)

    Mah, torniamo al Barbaresco che é una cosa seria (o comunque non ancora indgata…)

    • “appassionato e leale cronista”, grazie Carlo, una definizione che mi piace tantissimo e nella quale mi riconosco in toto. Se poi qualcuno preferisce definirmi “cantore di Brunellopoli”, beh sono affari suoi. E dei suoi amici…

  50. Merita ricordare, a margine di tutta questa faccenda, un dettaglio che non moltissimi conoscono: gli albi, dico gli albi delle DOCG, voglio dire delle DOCG boccon da ghiotti, sono chiusi. Chiusi, capito? Chi e’ dentro e’ dentro, chi e’ fuori e’ fuori. E questo, ormai, da ANNI. Non basta avere le viti nel posto giusto, anzi giustissimo, non basta che siano le viti giuste, anzi giustissime, non basta essere pronti anzi prontissimi a fare il vino secondo dettato. Non basta (e manco serve, a volte).
    Non e’ che l’iggitti’ e’ quel vino risultato di declassificazione di denominazioni superiori, vuoi perche’ dai comprensori di tali denominazioni sei fuori, vuoi perche’ sei nel comprensorio ma con le viti non conformi.. L’iggitti’ a volte e’ l’unica cosa che ti rimane possibile fare. A meno di non volerlo comprare moneta sonante. Il diritto. Non il vigneto. Il diritto. QUESTO e’ il medioevo. Questo. Non e’ pretendere di sapere di piu’ di questa storia del Brunello che va avanti da quasi un anno e mezzo. Il medioevo e’ dover comprare 40 mila euroni sonanti il diritto di poter chiamare col suo nome un ettaro di vigna che altrimenti e’ soltanto in toscana (per esempio).
    Iggitti’. E gli spudorati si sarebbero vergognati di dover chiamare cosi’ cio’ che tale era.

  51. Come non associarsi in toto al racconto – catarsi di @Carlo Merolli e passare finalmente da Brunellopoli(ma chi ha inventato questo brutta parola!)alla Brunelliade?!

  52. Quello che a me colpisce è il consueto atteggiamento italiano, ipocrita e gattopardesco, di fronte ai problemi. Qualcuno nei post precedenti, forse Tesi, ha ricordato tangentopoli. Non a sproposito. Sta accadendo infatti esattamente la stessa cosa. Ci si divide fra garantisti, innocentisti, giustizialisti e si insiste a guardare il passato, senza capire come uscirne. Che il sistema degli appalti fosse marcio e che tangentopoli lo abbia mostrato al mondo è un fatto. Il problema è che quasi vent’anni dopo ci si continua a dividere fra garantisti e giustizialisti e, nel frattempo, le regole (il sistema) sono sostanzialmente le stesse ed il marcio pure. Imparare dagli errori mai… Brunellopoli sta andando nella stessa direzione. Credo che nessuno che sia in buona fede possa negare che il sistema fosse marcio, bastava mettere il naso in alcuni bicchieri. Lo scandalo è scoppiato ed ora ci si divide sulla verità giudiziaria. A me – come produttore – interessa, però, molto di più, capire come sia stato possibile arrivare a tanto. A me interesserebbe che qualcuno (i produttori stessi? il Ministero? le associazioni dei consumatori?) sfruttasse l’occasione per appurare le responsabilità istituzionali e cambiare il sistema delle certificazioni e dei controlli. O perlomeno mi interesserebbe che si aprisse un dibattito sulla questione. Se devono intervenire la guardia di finanza o una procura per appurare che le certificazioni della più importante DOCG italiana erano farlocche è potenzialmente in ballo il futuro del vino italiano. Eppure qui prevale l’attenzione sui nomi degli indagati o su quanti litri siano stati declassati. E le commissioni di degustazione della Camera di Commercio che hanno garantito quei vini? E il Consorzio che doveva controllare? E i funzionari regionali che autorizzavano i vigneti? E tutti i critici che incensavano quei vini palesemente fuori regola? Un intero sistema non ha funzionato ma il sistema è ancora perfettamente integro.
    Il problema non è solo Montalcino. Il problema è che in tutta Italia le commissioni di assaggio stanno bocciando vini di produttori che seguono la tradizione e promuovendo vini dal gusto internazionale; il problema è che in tutta Italia i produttori pagano i Consorzi per i controlli e i controlli o non vengono fatti o vengono fatti a chi non è allineato; il problema è che ci sono ancora migliaia di ettari piantati illegalmente in Italia e chissà con quali varietà; il problema è che quei giornalisti che incensavano i brunelli al peperone sono tutti ancora al loro posto e spesso vanno in giro per l’Italia a raccontarci come dobbiamo fare i vini.
    Che paese l’Italia…

  53. Chi scrive e’ un semplice consumatore, uno di quelli che tengono in piedi l’industria del vino, tanto per intenderci. E’ penoso vedere come alcuni interlocutori cerchino di costruire cortine fumogene: sara’ magari vero che il Brunello taroccato e’ anche migliore del Brunello vero (Rivella); sara’ anchje vero che anche in altre regioni si tarocca il vino DOC. Ma questi sono argomenti che vanno discussi separatamente e non hanno niente a che vedere con la questione principale: il consumatore vuole sapere chi ha cercato di vendergli un Brunello che non era un vero Brunello (reato!) e vuole vedere i responsabili puniti. E se una ditta accetta per motivi commerciali di “patteggiare” deve anche accettare che il consumatore rimanga con molti dubbi sulla onesta’ di detta azienda.
    Purtroppo ho l’impressione che la vinicoltura si stia avviando verso l’autodistruzione (non solo in Italia) come sta accadendo allo sport e al turismo. Queste branche di attivita’ hanno acquistato fama e rispetto a causa dei valori ideali che esse rappresentano. Quando i valori commerciali prendono il sopravvento la tentazione di fare inghippi (doping, cementificazione del paesaggio) e’ troppo forte (e nella vinicoltura ci sono gia’ parecchi inghippi “legalizzati”). Dalla discussione tra Rivella e altri emerge chiaramente che i grandi produttori sono interessati solo all’”elasticita’” dei regolamenti. I diritti del consumatore contano ben poco.
    Signori produttori: voi potete anche fare il vino industriale, se vi fa comodo, ma non venite a raccontarci di terroir, aderenza alle tradizioni, legame con la natura(piuttosto scomoda, alle volte) e il mondo contadino. Allora e’ meglio che si beva birra

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