Città del Vino: dichiarazioni inutili su certificazioni dei degustatori e albo dei sommelier

Forse siete già a conoscenza, perché ne hanno scritto in diversi, dall’Ansa, al verde padano sito Internet Agricoltura italiana on line, al Corriere della Sera, domenica, al blog Intravino, dello strampalato progetto di creare un fantomatico “albo professionale dei sommelier”, che ha iniziato la discussione in Commissione agricoltura a Palazzo Madama e che può contare sulla presentazione del senatore del Pdl Pierfrancesco Gamba e dei colleghi di partito Maurizio Saia, Alessio Butti, Achille Totaro e Francesco Amoruso. Tutti sicuramente grandi esperti di vino e conoscitori della materia vinosa..
Questo progetto, dicono, “nella necessità di qualificare meglio la figura del sommelier professionista, definendo un percorso di indiscutibile serietà e professionalità invece dell’autocertificazione di fatto avvenuta finora nei vari corsi e corsetti delle associazioni privatistiche che formano i degustatori”. Bene, conosciamo già, dall’editoriale che il presidente Medri ha pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S. – leggete qui – e dalle dichiarazioni rilasciate nell’articolo del Corriere e altrove, la posizione ufficiale, decisamente contraria (e un po’ contrariata) a questo ipotizzato decreto legge,  dell’A.I.S., che non è nemmeno stata interpellata, come parte in causa, dagli intraprendenti politici che hanno redatto questo testo che potete leggere e valutare qui.
Abbiamo preso atto, ancora su Intravino, che secondo Fiorenzo Sartore a salvarci dall’immaginario Ordine dei Sommelier saranno i sommelier (soprattutto quelli targati A.I.S., che non mancheranno di farsi sentire) anche se l’articolo del Corriere riportava anche qualche parere possibilista, tipo quello del sommelier del noto ristorante milanese Cracco, nonché “figlio d’arte”, Luca Gardini, che giudicava questo ddl, “una svolta necessaria, la creazione di un albo é un passo in avanti – secondo me – per tutta la sommellerie. L’AIS fa e dà tanto, ma non sottovalutiamo l’ingresso in Università, può essere un fatto di cultura”.
Fin qui tutto bene, i politici che fanno il loro mestiere, magari occupandosi di cose dove non si vedeva l’esigenza di un loro intervento/ingerenza, e permettendosi di (s)parlare, a vanvera, di “corsi e corsetti delle associazioni privatistiche che formano i degustatorie”.
E poi  le categorie interessate, quelle che formano larga parte dei sommelier italiani, come l’A.I.S. ad obiettare, magari sostenendo, come ha dichiarato domenica Terenzio Medri al Corriere della Sera, che questo ddl “mira a favorire gli interessi di qualcuno, come le università con i corsi specialistici nel settore agroalimentare”, facendo pensare che forse si riferisse ad Alma, e a nuove associazioni, tipo l’Aspi, che pretenderebbero di rappresentare gli interessi dei sommelier professionisti italiani, e che l’Alma ha scelto come interlocutori per i propri corsi.
Un batti e ribatti sempre rimasto nell’ambito di chi rappresenta la sommellerie e di chi è delegato, dal voto degli italiani, a legiferare.
E’ però successo, e l’ho appreso lunedì pomeriggio, leggendo questa Prima di un sito Internet, che qualcuno, non invitato a farlo e a mio parere con poca voce in capitolo, intervenisse a proposito del ddl, per dire la sua, in un modo che, ricorrendo ad un eufemismo (avrei in mente un modo più schietto di definirlo) é difficile non liquidare come un’incursione fuori dal seminato.
Parlo della premiata, si fa per dire, associazione nota (si fa per dire) come Città del Vino, che per voce del proprio presidente Valentino Valentini (nella foto) ha dichiarato: “sì alla “disciplina dei sommelier”, ma va esteso anche ad altre categorie di degustatori” “Il sommelier è una figura sempre più decisiva per il consumatore, non solo nella scelta dei vini, ma per informare e educare al consumo consapevole e alla conoscenza dei nostri prodotti”.
La proposta – ha aggiunto Valentini – “dovrebbe essere allargata ad altre categorie di degustatori, come strumento di certificazione e difesa dell’originalità e qualità dei prodotti italiani”.
Al signor Valentino Valentini, presidente di detta Associazione, nonché Sindaco di Montefalco in Umbria, che rilascia interviste sostenendo (strano, é stato proposto da parlamentari del Centro Destra e non di quella sinistra che in Umbria detta ancora politicamente legge) la validità di una “disciplina della professione di sommelier”, e secondo il quale la “creazione di un Albo ufficiale dei sommelier, costituisce un forte elemento di responsabilizzazione della categoria, che, negli ultimi vent’anni, ha svolto un ruolo importante, ma che ha bisogno di un ulteriore salto di qualità”, vorrei chiedere: ma di che cosa sta parlando?
A quale altre “categorie di degustatori” vorrebbe estendere il controllo da parte di quel sistema politico di cui la sua indaffaratissima Associazione è una delle espressioni più tipiche e rappresentative?
Vorrei dare, gratuitamente, un consiglio a Valentini: perché invece di pronunciarsi, un giorno sì e l’altro pure, sulle vicende del vino italiano, perché, magari i cittadini di Montefalco che l’hanno votato saranno d’accordo, non si occupa della politique politicienne, quella prima di tutto fatta di parole e non di fatti, di cose concrete, tipo pulizia e manutenzione delle strade, funzionamento dei servizi, gestione del denaro pubblico, inerenti alla pratica quotidiana di amministratore del suo paese, Montefalco, PG? Penso che siano queste le cose che interessano ai suoi cittadini, non i suoi indesiderati pronunciamenti sulle certificazioni dei degustatori…
Come diciamo a Milano, offelè fa el to mestee che l’è mej…

0 pensieri su “Città del Vino: dichiarazioni inutili su certificazioni dei degustatori e albo dei sommelier

  1. Caro Franco, perché non scrivi un libro? Ti suggerisco il titolo: “Le mani sul Vino”…
    Quello che descrivi è roba da pasticheurs, un ennesimo esempio del comportamento di una (consistente) parte dei politici (del nostro paese). Mettere le mani su tutto ciò che accade nella vita e nelle attività della gente e ‘farlo rendere’, creando regolamenti, commissioni, tavoli, autorities, o altre superfetazioni che danno spazio alla ‘politica’ e a certi ominicchi. In agricoltura ne sanno qualcosa, ma anche nelle altre attività non si scherza. E poi ci si lamenta del Pil; ma produrre è diventato uno slalom, e ogni paletto, una tassa e un modulo. Anche questo progetto – immagino – prevede l’iscrizione all’albo, sanzioni se ‘eserciti’ senza essere iscritto, obbligo della presenza di un ‘iscritto all’albo’ ad ogni degustazione (con relativa tassa …di degustazione), intervento delle asl, dei pompieri, modulistica da riempire, dati sensibili, codici deontologici certificati, regolamenti e modalità di degustazione (per garantire una degustazione …legale), …
    Ma i cosiddetti ‘albi’ non dovevano essere aboliti?
    Non mi stupisco più di niente, ma ogni tanto mi domando: ma in che paese vivo?
    Poi guardo la faccetta che appare nel tuo post e capisco.

    • ringrazio Antonio Boco, collaboratore del noto sito Internet da cui ho estrapolato la dichiarazione di Valentini, per la precisazione. Ecco perché Valentino Valentini ha così tanto tempo a disposizione per dichiarare a raffica, ultimamente… Ma rilasciava dichiarazioni, anche quando era Sindaco di Montefalco, con la stessa frequenza, quindi il mio consiglio finale, seppure ora non più utile, aveva una sua ragione…

  2. Anzi, mi correggo, la versione giusta è che il vino si fà da sempre nella vigna, non “in vigna” termine caro, almeno da queste parti, a parrucconi che fanno vino e non sanno neanche dove hanno le viti.

  3. …Caro franco,
    la notizia si commenta da sola….spendiamo anni di scuola e università e non possiamo esercitare la professione come agronomi o enologi se non sosteniamo un esame per l’ammissione ad un albo che dovrebbe tutelarci ed aiutarci. Ora si inventano un nuovo carrozzone di esperti di vino che pretenderanno poi di essere veramente esperti dopo due o tre corsi e venire pure a darti consigli in cantina….sinceramente in italia non ne possiamo più ne di consulenti ne albi
    maurizio

  4. Dal Presidente di Alma http://www.alma.scuolacucina.it/ Scuola internazionale di cucina italiana con sede nel Palazzo Ducale di Colorno, Parma, ricevo la seguente interessante precisazione, che pubblico con grande piacere: “Gentile Signor Ziliani, a proposito di “albo professionale di sommelier” ho letto sul suo blog la sintesi di varie opinioni sulla opportunità di questo strumento. Siccome è citata ALMA, desidero precisare la nostra estraneità all’iniziativa. Personalmente non credo né alla necessità, né alla opportunità di un albo professionale per i sommelier o per i cuochi. Sono strumenti vecchi di autotutela: i veri valori per la professionalità li dà il mercato, che inevitabilmente seleziona. Per questo è importante la formazione che esalta il talento personale e costruisce la professionalità.
    Questo è il pensiero di ALMA. Coerentemente noi accettiamo collaborazione da tutti quelli che hanno qualcosa da dire e da dare nel campo dell’insegnamento per la cucina, la pasticceria, la sommellerie, senza sposare nessuno.
    Un cordiale saluto
    Il Presidente Albino Ivardi Ganapini”

  5. Attento , presidente Albino Ivardi Ganapini : per ciò che ha scritto , in base al DPR 509 , art. 22 comma 3 , così come modificato dalla legge 345/1954 , applicata a prevalenza alternata dalla Suprema Corte , dietro ricorso di almeno due Consigli regionali , o in alternativa 5 Provinciali o tre città di almeno 500 000 abitanti , le possono togliere la cittadinanza italiana .

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