Enoteca Italiana di Siena: uno sguardo agli organi direttivi

Per pura completezza dell’informazione, visto e considerato che sono anche di dominio pubblico, disponibili come sono, vedete qui, sul sito Internet di quell’Ente, l’Enoteca Italiana di Siena,  ho deciso di sottoporre all’attenzione dei lettori di questo blog, senza una parola di commento, che mi sembrerebbe superflua, i nomi parlano da sé, l’elenco, in tutta la sua volutamente ecumenica e onnicomprensiva completezza, degli organi direttivi di questa realtà che mi sono azzardato a definire (e lo confermo) organismo dalla dubbia utilità.
Che ben poco a mio avviso ha fatto – oppure in maniera così poco visibile che non me ne sono accorto – per contribuire non solo all’immagine e al prestigio dei vini della Provincia, parlo della zona, non dell’ente politico con tanto di incarichi attribuiti con il manuale Cencelli, di Siena, ma di quel vino italiano di cui, secondo i suoi supporter, non ultimo Wine Spectator, dovrebbe avere a cuore, con iniziative veramente importanti e che lasciano il segno, le sorti. Si tratta solo di un giochino, tanto per mostrare chi c’è e chi non c’è, e far pensare a chi rappresentino i presenti, a quali interessi difendano, e se davvero, come qualcuno sostiene, per entrare nell’orbita di questa enoica manifestazione di quel sistema di potere, di quella “casta senese” di cui ha parlato, nei suoi libri, Raffaele Ascheri, si possa essere degli outsider, degli indipendenti e non fare invece parte, a diverso titolo, dell’establishment. Magari dando ampie garanzie di non disturbare in alcun modo i manovratori. Ovvero Partito, Banca, Loggia, che a Siena e dintorni sono un po’ la stessa cosa… Buona lettura!
Enoteca Italiana di Siena, organi direttivi
il Presidente
Claudio Galletti
il Consiglio di Amministrazione
Giuseppe Piscopo
Andrea Sbardellati
Andrea Cecchi
Donatella Cinelli Colombini
Gioia Cresti
Enrico Viglierchio
Gianluca Mencucci
Leonardo Romanelli
Camilla Dei
Giuseppe Liberatore
Lucio Sorbo Prisco
Giordano Pascucci
l’Assemblea dei Soci
Amministrazione Provinciale di Siena
Associazione Provinciale Commercianti – Siena
Associazione Provinciale Industriali – Siena
Camera di Commercio I.A.A. di Siena
Comune di Castelnuovo Berardenga (SI)
Comune di Montalcino (SI)
Comune di Montepulciano (SI)
Comune di Montespertoli (SI)
Comune di Siena
Comune di Chiusi
Confederazione Italiana Agricoltori – Cia Prov.le di Siena
Confesercenti – Siena
Consorzio Marchio Storico Chianti Classico – Firenze
Federvini
Regione Toscana
Unione Italiana Vini
Unione Provinciale Agricoltori Siena
Associazione Produttori Vitivinicoli Toscani – A.PRO.VI.TO
Consorzio Agrario Siena
Federdoc
Anca
Legacoop
Confederazione Italiana Agricoltori
Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti
Confederazione Generale Agricoltura Italiana
il Collegio dei Sindaci Revisori
Dott. Francesco Barrella
Dott. Marcello Gianni
Dott.ssa Paola Saladini
La Commissione d’Assaggio
Presidente Gioia Cresti
Accademia Vite e Vino
Franco Biondi Santi
Alfonso Garberoglio
Maria Pia Sabatelli Gellini
Carlo Viviani
Assoenologi
Luigino Casagrande
Luigi Parri
Giancarlo Roman
M.I.P.A.F. CONTROLLO ETICHETTE
Alberto Sabellico
Comitato Nazionale Tutela D.O.
Giuseppe Martelli
Giulio Liut
FederDoc
Riccardo Ricci Curbastro
Giuseppe Liberatore
Ezio Pelissetti
Stefano Campatelli
Fulvio Comandini
Giornalisti del settore
Andrea Gabbrielli
Guido Montaldo
Fabio Turchetti
Leonardo Romanelli
Sommelier e Assaggiatori
Osvaldo Baroncelli
Roberto Bellini
Giancarlo Bini
Saverio Carmagnini
Mario Del Debbio
Lorenzo Giuliani
Claudia Marinelli
Nicola Masiello
Slow Food
Fausto Ferroni
Distribuzione specializzata
Piero Solci
Marco Trimani
Maurizio Zanolla
Tecnici del settore
Franco Bernabei
Riccardo Cotarella
Donato Lanati

n.b. Per ulteriore completezza dell’informazione, rinvio qui, alla pagina del sito Internet del collega Luciano Pignataro, che indica da chi siano stati espressi e indicati i nomi dei componenti del Consiglio di Amministrazione dell’Enoteca.

0 pensieri su “Enoteca Italiana di Siena: uno sguardo agli organi direttivi

  1. noto l’assenza di un enologo (che?) che sapevo esser del gioco…se ne parlò qui, se non sbaglio, lo scorso anno.

    …ricordo una “gran” degustazione in facoltà, a Pisa…peccato che quel già di per sè mediocre Chianti Classico (che?) puzzasse (passatemi il termine, ma per quell’odore non ne trovo altri adeguati) di peperoni (o che ci sarà mai stato dentro?) in modo imbarazzante (non per me ed alcuni studenti, che cogliemmo l’occasione per farlo notare)…

    Ric.

  2. SIC!!
    E allora?? dove è il problema?? Mi pare che il sig. Ziliani vorrebbe all’enoteca gli “amici” o gli amici degli amici” Forse può non gradire queste persone, ma lo “sputare” continuamente veleno su Enti che da almeno 70 anni fanno più o meno bene il loro mestiere non mi pare molto costruttivo.

    • coraggioso e super egocentrico (e un po’ coniglio) IO, dove starebbe lo sputare veleno nel rendere di pubblico dominio – lo sono già – i nomi dei componenti degli organi direttivi di quell’Ente che, secondo lei “da almeno 70 anni fanno più o meno bene il loro mestiere”? Appunto in quel “più o meno bene” che lei scrive sta il punto, il termine della discussione…
      Quanto agli “amici degli amici”, si tranquillizzi, non faccio parte di conventicole, logge, parrocchie, partiti, cellule e non ho amici degli amici da contrapporre a chi, sicuramente grazie alla sua professionalità, ma altrettanto sicuramente perché dà ampie garanzie di non disturbare i manovratori e di essere in sintonia con la real politik imperante, fa parte, a diverso titolo, della nomenklatura dell’Enoteca. Che a me sembrerebbe giusto chiamare Enoteca di Siena, più che Enoteca Italiana

  3. Come giustamente dice, nel sito si trova tutto quello che serve a capire cos’è l’Enoteca Italiana, gli organi e le persone che lo cmpongono, ma devo dire che a questo punto ho l’impressione, che Lei abbia qualcosa di personale contro l’Enoteca Italiana, visto che come dice “sembrerebbe giusto chiamare Enoteca di Siena, più che Enoteca Italiana”, a questo punto mi devo associare a qualcuno che nel corso di questi giorni gli ha dato del poco informato a riguardo.
    Sarà una struttura politicizzata, senese, gestita non tanto bene, ma non mi venga a discutere sull’opportunità di chiamarla Italiana.
    quando è stato a siena, è andato all’enoteca? le consiglio di andarci… così potrà vedere la mostra con le bottiglie che parlano, trovare le foto di Umberto di Savoia e della regina Maria Josè, che nel 1937 inauguravano la mostra mercato, che dal 1960 trasferita a Verona e diventata l’attuale Vinitaly.
    Non voler riconoscere che è l’unico Ente nazionale riconosciuto, con decreto del presidente della Repubblica nel 1950, mi sembra un pò esagerato.
    Non mi dilungo più, comunque in molti le hanno fatto la stessa domanda, acui non risponde, ci dica Lei quale Ente, associazione o privati hanno fatto o fanno qualcosa d’importante per il settore, sarebbe il caso di rispondere e non controbbattere e attaccare le persone anche nel personale.

    Emanuele

    • Emanuele, un consiglio prima di avventurarsi in altri interventi. Controlli grammatica e sintassi, così eviterà di maltrattare la lingua italiana… Dico che sarebbe meglio chiamarla Enoteca di Siena, non per la sua storia che lei evoca e per episodi che, ahimé, sono ormai così lontani nel tempo, ma perché, come lei stesso dice, é una “struttura politicizzata, senese” e poi, per di più , come lei stesso riconosce, “gestita non tanto bene”, ed é quindi espressione di quel Sistema, tutto senese, ma anche toscano direi, dove Partito, Banca e Loggia vanno a braccetto e determinano tante, troppe cose. Citarle gli enti, associazioni e privati che hanno fatto “qualcosa d’importante per il settore” sarebbe lungo. Penso ad alcuni Consorzi, all’Enoteca Regionale del Barolo (in passate gestioni, anche se ora ci si sforza di tornare alle antiche radici), all’Unione Produttori Vini Albesi, per certi versi all’Unione Italiana Vini, alla FederDoc, oppure a personaggi come Veronelli (e oggi al Seminario permanente che porta il suo nome), e poi qui mi fermo, perché sarebbe un gioco dove resterebbero fuori, per dimenticanza, non per demeriti, troppi soggetti. Di questo elenco, forzatamente incompleto, penso, pur con tutta la simpatia per Siena ed i senesi (faticherà a crederlo, ma ho diversi amici in città e provincia…) che l’Enoteca, la si chiami Italiana o di Siena, penso proprio non faccia parte…

  4. La ringrazio per il consiglio, ma non sono ne giornalista ne scrittore e, poi su internet, anche questo è permesso.
    Prenderò nota delle sue citazioni, ma come ribadito, la sua attenzione è rivolta solo alla “struttura politicizzata” e a voler sollecitare alcune persone, poi di quello che fa e come lo fa non gli interessa. Come dice Lei, “Di questo elenco, forzatamente incompleto, penso, pur con tutta la simpatia per Siena ed i senesi (faticherà a crederlo, ma ho diversi amici in città e provincia…) che l’Enoteca, la si chiami Italiana o di Siena, penso proprio non faccia parte…”
    Difatti nel blog ci sono vari Link e consigli, su blog, aziende ecc. e la sezione “Siti del vino italiani”, naturalmente anche in questo elenco l’Enoteca Italiana, non può essere inserita.
    Forse qualcuno dei suoi blogger, potrebbe essere interessato, sapendo che nel sito dell’Enoteca Italiana puo trovare un corso di formazione a distanza, che si possono ricevere delle pubblicazioni sulle Igt, Doc e Docg, la mappa dei vini, conoscere le denominazioni esistenti.
    Ma no, come dice Lei “non per la sua storia che lei evoca e per episodi che, ahimé, sono ormai così lontani nel tempo”, mi sembra che queste siano cose attualissime e forse utili agli appassionati.
    La invito a riflettere su questo aspetto, visto che scrive e collabora con tante riviste del settore, tra cui quella dell’Ais, io non sono ancora sommelier, ma ho trovato molto utile il sito dell’Enoteca e i loro libri, tutto gratuito.

    Ma forse, l’obbiettivo è un’altro, quello di voler far comprare solo i libri, le riviste o le guide che fate voi giornalisti…

    • non dica bischerate Emanuele (é scritto proprio così: problemi anche a scrivere senza errori il proprio nome?) non ho nessun obiettivo, dichiarato o nascosto, ” di voler far comprare solo i libri, le riviste o le guide che fate voi giornalisti…”, ma di dire come la penso sulla vostra carissima, utilissima (e ahimé anche costosa, per i contribuenti, trattandosi di un organismo pubblico) Enoteca senese. E mi conforta il vedere di non essere il solo a pensarla così… Ma anche se fossi l’unico a pensarla, la mia opinione non cambierebbe di una virgola…
      p.s. una domanda mi sorge spontanea, e riguarda soprattutto i colleghi giornalisti, oltre che gli altri componenti degli organi direttivi dell’Enoteca. Percepiscono per caso qualche compenso per far parte di questa allegra combriccola del volemmose bbene enoico?

  5. Noi a Marte pensiamo che quando si cerca di far scivolare il discorso da dati oggettivi – e un elenco lo è – a supposti personalismi, o non si è capito o non si vuol capire. Di solito è buona la seconda. Capita ad esempio che due colleghe di lavoro litighino per ragioni legate al lavoro. Puntualmente, il loro capo sosterrà che fra le due non corre buon sangue perché una è mora e l’altra è bionda, una bella e una brutta. E’ un modo per nascondere l’incapacità di organizzare il loro lavoro. Incapacità del capo. Quando di fronte a un elenco pubblico si sostiene che chi l’ha diffuso ha motivi di risentimenti personali o chissà cos’altro, è un banale e patetico tentativo di sollevare polvere per nascondere l’elenco. L’elenco è lì, perché non parliamo di quello?
    Però noi siamo Marziani, si sa, e a volte pensiamo in modo bizzarro. Gradite anche voi un po’ di thé alla menta, coltivata nel mio giardino? Ciambelline? Pasticcini secchi?
    Many kisses! 🙂
    Briscola
    P.S.: non intendo fare l’avvocato di chi non ne ha bisogno e sicuramente Franco non ne ha bisogno. Comunque sia, è la seconda volta in due giorni che abbiamo a che fare con qualcuno che non è mai mancato nei grandi appuntamenti con la storia. Avanti un altro per domani… Manca la frase “ha scritto nel suo DNA l’amore per il vino / la sua terra / la sua città” e la doppietta del luogo comune edizione 2009 è fatta.

  6. Basta guardare all’Assemblea dei Soci per capire come sia impossibile che un organo come l’Enoteca Italiana di Siena possa funzionare con efficienza.
    Direi che questo e’ il male italiano piu’ pernicioso, il poltronismo, l’ossessione di chiunque abbia un minimo di forza di pressione, di essere dappertutto. Spesso, paradossalmente ma forse neanche tanto, dopo la smania incotrollabile di certi organismi ed istituzioni, di prendere parte e poltrona in Enti come quello di cui stiamo discutendo, se ne disinteressano completamente, per mancanza di competenze o risorse umane da dedicarvi.
    L’importante e’ esserci, senza magari neanche chiedersi il perche’ e a fare cosa. E gli Enti appassiscono. Lo vedo per es. nelle Strade del Vino, ma gli esempi potrebbero essere numerosi e fatti in tutti i campi.
    Ci vorrebbe il coraggio di azzerare tutto questo sistema e di ricominciare da capo con l’unico obiettivo di far funzionare al meglio queste macchine, che potrebbero avere una loro utilita’, ma visto dove ci troviamo, ho poche speranze che cio’ accada.

  7. Proprio perchè è un Ente nazionale riconosciuto con decreto presidenziale, lo sono anche il CONI o l’Ente prevenzione infortuni, sarebbe bene chiarire cosa e quanto fa. Non basta organizzare la settimana dei vini, quella dell’olio ed un convegno all’anno. Non basta nemmeno fare presenza ai saloni…

    • ma sa leggere? Lei si firma Emanule e siccome non mi risulta un nome del genere, ma conosco Emanuele o Manuela, ho pensato che avesse qualche problema a digitare il suo nome. Ma se davvero si chiamasse Emanule, come si firma, non avrei problema a scusarmi pubblicamente e a dare ad Emanule quello che é di Emanule…

  8. A questo punto sarebbe interessante sentire un parere di Romanelli. Ziliani, manco a voler scrivere in modo errato “Emanule,” ci sei riuscito. Riflesso incondizionato, il correttore automatico che é in te é partito puntualmente.

    • Loris, guardi che qui non si sta parlando del suo protetto con i baffi, anche se in fondo, l’affaire senese non manca, visto che la nota azienda di Serralunga d’Alba acquistata lo scorso anno da Mr. Eataly, é ancora parzialmente proprietà della Fondazione della celebre Banca…
      Vedremo se Romanelli ci illuminerà rispondendo al mio quesito. Se anche ricevessero un salutare gettone di presenza in fondo non ci sarebbe male, se svolgono un qualche compito, che so, partecipare a degustazioni, o fornire expertise professionali. Se invece non fosse, sarebbe un discorso diverso…
      Tornando ad Emanule: ci faccia capire se davvero si chiama così o se invece, chiamandosi Emanuele, ha problemi a scrivere correttamente il proprio nome…

    • non saranno certo 350-400 euro l’anno ad intaccare l’indipendenza di giudizio di tutte le persone oggetto di nomination negli organi direttivi dell’Enoteca. Certo che le valutano poco le professionalità di tutte queste persone, o non chiedono granché in termini di prestazioni, visto l’importo tutt’altro che trascendentale…

  9. Franco, Franco…. sei incorreggibile. Non sia mai che anche a te venga recapitato un biglietto di “auguri” come quello, condito del suggerimento di “mettere giudizio”, che arrivo’ a un altro polemico, senesone questa volta, l’ottimo Sergio Profeti che si occupa pressoche’ esclusivamente di Palio. Se non ci si crede, si puo’ sempre dare un’occhiata al seguente link, districandosi un po’ nella prosa cifratissima del Profeti (nomen omen):
    http://www.sunto.org/Notizie%202003/sequestrosunto/maggio/19/n%C3%A9_vittima_n%C3%A9_eroe_n%C3%A9_adeguato.htm

    Caro Franco, con buona pace di Stefano Tesi io ritengo che ben difficilmente le cose che avvengono a Siena siano anche solo lontanamente decifrabili prescindendo da un esame ap-pro-fon-di-to delle logiche cittadine. Fra le altre cose e’ interessante osservare l’evoluzione che si e’ avuta nella dialettica del potere senese-gazzilloro (osservazione questa a beneficio dei senesoni in ascolto).

  10. … 400 Euro a chi? Occorre moltiplicare per 75?!? Ma dai, ma no, sarebbero 30.000 Euro di gettoni di presenza… Non regge!

  11. 400 € – non ricordo con esattezza – all’anno, lordi, per partecipare alle riunioni di Consiglio. Questo è ciò che ricordo: posso sbagliare, per eccesso o per difetto, ma di poco. Non sono rimasta molto a lungo in quel Consiglio e miei ricordi sono un po’ sfocati. Però, trattandosi di un Ente pubblico, probabilmente anche gli emolumenti dei componenti il Consiglio sono pubblicati.

  12. Qui a Marte abbiamo un messaggio: decidetevi. I membri prendono un gettone? Sì / no? Di quanto? Tutti? Alcuni? E, in ogni caso, perché?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *