Era già tutto previsto: a Montalcino resi noti i rinvii a giudizio per il caso Brunellopoli


Ne avevo parlato, per primo, già dal 21 marzo dello scorso anno – leggete qui – delle indagini in corso a Montalcino e delle accuse, che riguardava diverse aziende di grande notorietà ilcinesi, di essere incorse nel reato di “frode in commercio e falso in atto pubblico” dovute al taroccamento, ovvero all’uso di altre e uve e vini, oltre al Sangiovese di Montalcino previsto nel disciplinare vigente, adottato come pratica enologica diffusa.
Sapete poi, questo blog è stato – ed è orgoglioso di esserlo stato – in prima linea nel riferire eventi, sviluppi, rumors, fatti, cosa sia successo.
Proprio ieri, rispondendo ad un lettore, affermavo il diritto delle aziende di Montalcino di sapere “a che punto fossero le indagini in corso, perché non possono ancora sentirsi sotto scacco dopo un anno e mezzo di indagini…
Se ci sono colpevoli che siano rinviati a giudizio e che paghino, se invece non ci sono prove sufficienti, beh, che si restituisca a tutti tranquillità e possibilità di operare al meglio in questo momento così difficile”.
E poi, rispondendo ad un altro lettore, ribadivo di non sentire “la necessità di alcun mea culpa, o meglio, come tu ideologicamente preferiresti, “autocritica” per quello che ho scritto sul “caso Montalcino”. Altri non so, ma io non avrei potuto esporre quelle vicende “in altro modo, diciamo più neutrale”.
Quello che ho scritto, dal 21 marzo del 2008 su Brunellopoli lo riscriverei in toto e considero anzi con orgoglio questa parte della mia attività di giornalista del vino. Per dirla con Edith Piaf Non, rien de rien, non je ne regrette rien. Non credo che una eventuale “conclusione delle indagini con un collettivo non luogo a procedere come per insufficienza di prove” basterebbe “a restituire tranquillità e possibilità di operare al meglio a quei Produttori che spesso sono stati tirati in ballo come una sorta di untori di manzoniana memoria”.
La vicenda di Brunellopoli ha segnato un cambiamento, un punto di non ritorno, che credo tutti a Montalcino debbano considerare, comunque, positivamente”.

Non lo sapevo, ma quello che avevo prospettato stava per avverarsi. Questa mattina, come riferiscono il sito Internet Siena freeleggete qui – il Corriere della Sera on line – vedete – e l’amico Luciano Pignataro – leggete qui – che, troppo gentile, osserva “il merito giornalistico di aver portato questa vicenda alla ribalta è stato di Franco Ziliani che l’ha poi seguita con grande determinazione nonostante fastidi e comportamenti poco ortodossi, la prima fase di quella che con una certa fantasia e un inspiegabile internazionalismo lessicale la Guardia di Finanza ha definito “Operazione Mixed wine”, si è conclusa, portando a risultati clamorosi.
Riporto testualmente, rinviandovi a Siena free e al sito Internet di Pignataro, alcuni dei passi salienti:
“6,7 milioni di litri di Brunello di Montalcino sequestrati, di cui il 20% declassati a I.G.T. Toscana Rosso;
1,7 milioni di litri di altri vini a denominazione sequestrati (quali il Rosso di Montalcino D.O.C. ed il Chianti Classico D.O.C.G. e I.G.T. Toscana Rosso), di cui oltre il 40 % declassati a denominazioni di minor pregio e 100.000 litri inviati direttamente a distillazione;
sequestrati 400 ettari di vigneti sui quali erano coltivati vitigni non riconosciuti dal disciplinare di produzione”.
E ancora “Il direttore del Consorzio del Brunello e due ispettori del Comitato di Certificazione hanno ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici;
sette imprese coinvolte, i cui responsabili (13 soggetti) hanno già patteggiato la pena oppure hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, talora commessi in associazione; denunciata anche una persona per false informazioni al Pubblico Ministero”. Questi sono i dati essenziali “dell’attività investigativa diretta dalla Procura della Repubblica di Siena e condotta dalla Guardia di Finanza di Siena e dall’Ispettorato Centrale del Controllo Qualità dei Prodotti Agroalimentari di Firenze, sul vino nazionale più famoso nel mondo.

Le indagini sono iniziate nel settembre 2007 ed hanno interessato i più importanti produttori di vino Brunello di Montalcino D.O.C.G. e di vino Rosso di Montalcino D.O.C.
Tali attività hanno consentito di accertare che le imprese vinicole ilcinesi hanno violato i disciplinari di produzione dei vini Brunello di Montalcino D.O.C.G., Rosso di Montalcino D.O.C., Chianti D.O.C.G. e I.G.T. Toscana Rosso.
Le risultanze degli ulteriori approfondimenti hanno portato ad accertare una frode commerciale posta in essere dai produttori leader a livello nazionale ed internazionale di vino Brunello D.O.C.G. e Rosso D.O.C. di Montalcino, Chianti D.O.C.G. e IGT Toscana rosso mediante la rivendicazione di vitigni non riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per le denominazioni di riferimento e l’illecita miscelazione di prodotti vinosi.
In estrema sintesi, si può dire che ingenti quantitativi di vino relativo alle annate dal 2003 al 2007 sono state “tagliate o ammorbidite” con uve e vini differenti dal sangiovese, unico vitigno ammesso dal disciplinare del Brunello e Rosso di Montalcino.
Nell’ambito della inchiesta sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Siena 17 responsabili di cui 8 hanno richiesto il patteggiamento e 9 hanno ricevuto  l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, in alcuni casi commessi in associazione, nonché per il reato di false informazioni al Pubblico Ministero”.
Firmato Guardia di Finanza Comando Provinciale di Siena Sezione Operazioni e Programmazione”.

Questa la cronaca, questi i dati, pesantissimi, relativi alla conclusione della prima fase delle indagini. Di fronte a questa evidenza non mi metterò certo a maramaldeggiare ricordando “vedete, ve l’avevo detto…”.
La denuncia, fatta a chiare lettere dagli inquirenti, di una pratica diffusa di tagli e ammorbidimenti dei vini di Montalcino, da parte di “produttori leader a livello nazionale ed internazionale di vino Brunello D.O.C.G. e Rosso D.O.C. di Montalcino, Chianti D.O.C.G. e IGT Toscana” (in questo caso non si fanno i nomi, ma noi vorremmo conoscerli a chiare lettere, anche se con le caratteristiche descritte non è difficile immaginare chi siano) impone responsabilità da parte di tutti, perché se qualche cialtrone ha frodato e pensato di poter fare i propri comodi in barba ai doveri che comporta l’appartenenza a quel bene collettivo che è una denominazione, a Montalcino ci sono tantissime aziende, la maggioranza, che le leggi rispettano e che si sforzano, in ogni annata, di fare un Brunello rispettoso della propria storia, della propria identità, del proprio pedigree di grande vino toscano e italiano celebrato in tutto il mondo.
Chi scrive non si rallegra certo per questa nuova palata di fango che colpisce Montalcino e si dichiara pronto a fare la sua parte, come onesto e indipendente comunicatore dell’informazione, perché il buon nome degli onesti e del Brunello, quello che parla Sangiovese e canta le lodi di quella grande terra del vino che è Montalcino, sia tutelato.
Una minoranza di spudorati e disonesti non può di certo inficiare la credibilità dei molti.
In occasione di questo pronunciamento della Guardia di Finanza non posso però non togliermi qualche sassolino dalle scarpe e dire, ad alta voce, che qualche farabutto, che aveva provato a darmi del visionario per quello che avevo scritto o che aveva sostenuto che mi ero fatto della facile pubblicità speculando sui guai di Montalcino, a questo punto dovrebbe chiedermi scusa, e visto che questa gentaglia è anche gente che scrive, anche se i loro sono puri ragli di asino che non salgono al cielo, dovrebbe smettere di fare cattiva informazione, anzi disinformazione, continuando nella propria attività deleteria e inutile.
Non farò nomi, anche se i nomi e cognomi di quella gentaglia, li ho tutti ben presenti nella mia mente.
Mi basta pensare alla squallida figura che hanno fatto, ben consapevole che a porgermi scuse non ci penseranno minimamente, per godere, ma proprio intensamente, del loro miserevole disdoro.
Una cosa, su tutte, in questo momento conta: essere vicini agli ilcinesi onesti e gridare forza Brunello!
p.s. anche il Sole 24 ore, nella sua edizione on line, dà a Cesare quel che é di Cesare..

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/07/brunello-montalcino-indagini-declassano-vino.shtml?uuid=488d4a14-738c-11de-b74a-3995f4ae81a3&DocRulesView=Libero

44 pensieri su “Era già tutto previsto: a Montalcino resi noti i rinvii a giudizio per il caso Brunellopoli

  1. Buona e cattiva notizia insieme.
    Buona, perché perlomeno contribuisce in modo sostanziale a fare chiarezza su “l’affaire Brunello” che oramai, come giustamente ha più volte detto Franco Ziliani, necessitava quanto prima di questa chiarezza.
    Anch’io, sinceramente, vorrei che la chiarezza fosse ancora più completa se venissero resi noti i nomi e le aziende coinvolte: del resto, in molte altre notizie di questo genere i nomi e i cognomi non sono un mistero…
    Cattiva, invece, perché avrei preferito che tutte le persone, Franco tra i primi, che hanno “suonato la sveglia” e contribuito a mettere in moto le indagini, si fossero sbagliate…!
    Ciò avrebbe significato che a Montalcino, e più in generale in Italia, le leggi (almeno quelle sul vino…) vengono rispettate da tutti. Questa invece è la prova che non ci sono, o forse non ci sono state fino all’altro giorno, le dovute garanzie verso i consumatori, che magari hanno speso bei soldini per avere il piacere di (de)gustare un qualcosa di unico, che mezzo mondo ci invidia, ma che in realtà hanno bevuto “il solito miscuglio”, magari anche buono oggettivamente, ma non tale da giustificare quei prezzi.
    P.S.: be’ proprio ieri ho ordinato qualche bottiglia dalle sorelle Padovani. Non vedo l’ora che arrivino…!

    • di fronte a questa notizia, che rivela il misfatto e le sue ampie proporzioni, ma non dice chi siano i rinviati a giudizio, io penso che i produttori di Montalcino debbano unirsi e pretendere che questi nomi vengano fatti. Non possono difatti accettare che nel gioco dei sospetti e dei si dice si possa pensare che siano X, Y, W, Z, piuttosto che A, B, C, D, i colpevoli. Urge chiarezza. E urge inoltre un azzeramento dei vertici del Consorzio: tutti a casa, dal presidente ai consiglieri. Non é possibile, per decenza, che restino al loro posto

  2. Per correttezza e onestà fino in fondo, mi sembra che per ora c’è stata solo la conclusione delle indagini della GdF, con il rinvio a giudizio delle persone che non hanno patteggiato.
    La condanna vera e propria, a termini di legge, si avrà quindi in sede giudiziale…

    • certo Paolo, le aziende rinviate a giudizio non devono in alcun modo essere giudicate già condannate. Ma il rinvio a giudizio e la severità del tono della relazione della Guardia di Finanza fanno pensare che ci si trova di fronte a prove inoppugnabili e a prova di bomba. Nonché della abilità dei Principi del Foro cui le Grandi Aziende di cui parla il comunicato, ricorrendo di grandi mezzi finanziari (e di qualche amicizia tra il potere politico), faranno sicuramente ricorso. Credo che in occasione delle prime udienze dovrò proprio trasferirmi a Siena per poterle seguire…

  3. Onestamente sarebbe bello anche conoscere i nomi delle aziende e dei personaggi rinviati a giudizio, e anche di quelli che hanno patteggiato. Il consorzio chiaramente non farà mai i nomi, però un comunicato stampa ufficiale dovranno pur metterlo in circolazione. Le cantine e i vignaioli onesti invece, potrebbero comunicare ufficialmente, per mezzo di comunicati stampa aziendali e personali, che il loro nome non è tra questi. Ma non lo faranno mai. Perchè?! Non saprei. Però una cosa è sicura, anche le cantine che ne sono uscite pulite hanno la loro colpa, perchè hanno tenuto la bocca cucita per mesi, se non per anni. Non posso immaginare infatti, per esempio, che l’unica annata incriminata del Brunello di Montalcino sia la 2003. E le annate precedenti? E quelle successive? E’ stata solo una sperimentazione? Le domande senza risposta mi sembrano ancora tante…

    • sottoscrivo in toto Fabio: chiedo ai lettori di questo blog di sostenermi nella battaglia, che intendo sostenere, perché i nomi dei rinviati a giudizio vengano fatti, perché sia fatta chiarezza tra aziende pulite, immuni da macchie e da sospetti, meritevoli di tutta la fiducia possibile da parte dei consumatori italiani e internazionali, e aziende che per i loro comportamenti disinvolti non solo non meritano più fiducia, ma devono essere perseguite perché hanno minato con i loro comportamenti la credibilità e l’immagine del Brunello di Montalcino e messo in seria difficoltà i loro colleghi. Per cui o la Guardia di Finanza (o il Consorzio, ma ne dubito profondamente) farà i nomi dei rinviati a giudizio, che non sono condannati, ma seriamente indiziati, altrimenti non sarebbero stati rinviati a giudizio, oppure saranno le aziende pulite a dover assumere il coraggio civico di dire ad alta voce di non essere stati toccati dall’indagine e di non figurare tra i rinviati a giudizio. Se così non sarà, ci troveremo di fronte all’ennesima dimostrazione di un atteggiamento omertoso di cui Montalcino ed il mondo del vino di Montalcino ha dato prova dal marzo del 2008.
      p.s. al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali di sabato non si lavora. Nessuna notizia – dovremo aspettare sino a lunedì? – dei rinvii a giudizio disposti dalla Procura di Siena sul sito Internet del Ministero retto dal solerte Luca Zaia: http://www.politicheagricole.it/default.html

  4. Caro Franco , per quel che mi è servito fare 35 anni il piccolo burocrate pubblico , con tutta la diffidenza , motivata , verso il lavoro di tanti giudici , non credo che possano avere inventato : a) il sequestro di 6,7 milioni di litri di cosiddetto Brunello b) il medesimo di altri 1,7 milioni di litri di vini a denominazione protetta c) il medesimo di 400 (quattrocento) ettari di vigneti ….sopratttutto perchè in caso di minimo dubbio i sequestrati ricorrono fino al Padreterno .
    Non sono d’accordo con lei , Franco , che si tratti di qualche cialtrone e che la maggioranza etc etc : 8,4 milioni di litri sono 11 milioni di bottiglie , numero da tramortire qualsiasi terroir del mondo .
    Quanto al finale , basta pentirsi e risarcire : anche un omicida , se si fa vedere a messa e in televisione per un po’ , non fa mai più di cinque anni . Questi sono semplici truffatori , magari simpatici e con tanti amici nei posti giusti .

  5. Franco , se la toccano sulle gengive , anche tifosi certi come me , perde lucidità : a quali lettori di un blog come questo possono essere simpatici , intendo come passaggio di sentimenti , truffatori senz’anima , schiacciata , se esistesse , dal portafoglio ?

  6. Un pacato invito alla moderazione e al sangue freddo, non siamo nel Medioevo.
    A mio modo di vedere, Franco, con discorsi da Savonarola del vino, si rischia, in questo delicato momento, di creare ancora più confusione e di emettere condanne a priori: “quando si scatena una caccia alla strega, il dovere del galantuomo è di stare dalla parte della strega, di qualsiasi maleficio accusata. Almeno fin quando nella suburra ardono i roghi”.

    • non si preoccupi luciano (con l’iniziale minuscola) so quello che devo scrivere e quale tono devo adottare. Sono maggiorenne e vaccinato e la vicenda Montalcino, con la conclusione resa nota oggi, dimostra nonostante i toni da “Savonarola del vino” che, bontà sua, mi attribuisce, abbia avuto ampiamente ragione. Se si aspetta di sentire da me toni comprensivi e di giustificazione verso i taroccatori, che sapevano perfettamente quel che facevano, beh, forse é meglio che si rivolga altrove. Di siti, giornali e blog pronti ad accordare facili perdoni e scuse a questi “signori”, sono pieni la blogosfera e le edicole…

  7. Franco continui ad amare il suo lavoro consapevole che decine di produttori vitivinicoli amano il loro. Le giungano i complimenti per il “franco” comportamento tenuto nell’affrontare l’argomento trattato al limite della decenza. Il business è troppo grosso e gonfio. Piedi in terra. Sempre.

  8. Dimenticavo, la citazione tra virgolette è di Montanelli “Dalla parte della strega (Il caso Carretta e i giustizieri d’Italia), Corriere della Sera 23 agosto 1997, 1”.

    • anche se la citazione che lei fa é uno dei miei Maestri, resto della mia idea: io cacce alle streghe non ne ho scatenate e non le scateno e queste “cacce” sono parto esclusivo della sua fervida fantasia.

  9. Dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ricevo e pubblico il seguente comunicato intitolato “Conclusione delle indagini sul Brunello di Montalcino:
    “Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha appreso con soddisfazione quanto comunicato oggi dalla Guardia di Finanza, in relazione alla conclusione delle indagini sul Brunello di Montalcino e sul Rosso di Montalcino.
    Il Presidente del Consorzio – Patrizio Cencioni – ribadisce che i vini Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino attualmente in commercio, hanno seguito tutte le procedure di controllo previste dalla legge e sono stati ritenuti idonei e pertanto rispondenti a quanto stabilito dai relativi Disciplinari di Produzione.
    Le ultime annate in commercio per il Brunello e il Rosso – rispettivamente il 2004 e il 2007, ambedue giudicate ai massimi livelli qualitativi di cinque stelle – stanno riscuotendo notevoli apprezzamenti sia dalla critica che dai consumatori.
    Il Presidente del Consorzio auspica che la conclusione delle indagini possa consentire la rapida definizione di tutte le posizioni delle aziende e di quanti sono stati coinvolti nelle indagini”.
    Il consueto tono semi trionfalistico e minimizzante che non dice niente mi conferma nella mia convinzione che Montalcino ed il suo Consorzio abbiano bisogno di persone, idee, iniziative, coraggio, totalmente rinnovati.

  10. Franco,
    credo anch’io sia necessaria “chiarezza” quanto ai nomi delle aziende coinvolte ma mi chiedo se effettivamente sia il caso di esigerla adesso o se, invece, non sia meglio pretenderla – con la stessa fermezza di oggi – al termine dell’iter giudiziario.
    Quesito a parte, trova tutta la mia ammirazione per la professionalità e l’imparzialità con cui ha affrontato la vicenda.
    E poi mi chiedo: come potrà essere tutelato praticamente quel consumatore che, a suo tempo, aveva acquistato delle bottiglie che credeva essere di vero brunello di montalcino?!

  11. Fervida fantasia? Secondo me un accenno al “dalli alle streghe” c’è: “sottoscrivo in toto Fabio: chiedo ai lettori di questo blog di sostenermi nella battaglia, che intendo sostenere, perché i nomi dei rinviati a giudizio vengano fatti, perché sia fatta chiarezza tra aziende pulite, immuni da macchie e da sospetti, meritevoli di tutta la fiducia possibile da parte dei consumatori italiani e internazionali, e aziende che per i loro comportamenti disinvolti non solo non meritano più fiducia, ma devono essere perseguite perché hanno minato con i loro comportamenti la credibilità e l’immagine del Brunello di Montalcino ……

  12. Franco , confermo , in certi momenti lei perde lucidità . Il Consorzio sa , e solo esso può saperlo con precisione , di dover gioire e trionfare . La Finanza ha sequestrato SOLO 400 ettari , 6,7 milioni di litri di Brunello , 1,7 di altro vino protetto .

  13. Mi sembra un comunicato da far tremare i polsi, perché: “6,7 milioni di litri” sono stati sequestrati, il 20% di questi sono stati declassati. Ma gli altri che fine hanno fatto? Sono numeri che lasciano tramortiti.
    Stando così le cose, credo che chiedere alle persone coinvolte di ‘fare un passo indietro’ non voglia certo dire dare la caccia alle streghe (nessuno vuole mettersi al posto dei giudici), ma tutelare la collettività dei produttori; di certo il Consorzio non resterà indifferente davanti a una bomba del genere. Il silenzio rischierebbe di passare come un’ammissione…

  14. Vorrei sommessamente ricordare a Patrizio Cencioni (sullla cui adesione – come Azienda Agricola Capanna – alla LEGGE DELLO STATO che disciplina la produzione del Brunello non ho l’ombra di un dubbio) che hanno ricevuto notevoli apprezzamenti “dalla critica e dal pubblico” anche Brunello di annate recenti che erano lampante frutto di vinificazione di uve in parte VIETATE dal disciplinare.
    La critica, in Italia come all’estero, non ha certo valore di ratifica di genuinità di un prodotto, né purtroppo della sua reale qualità; men che meno il pubblico, una cui pretesa “richiesta” di Sangiovese ammorbiditi, inoffensivi, gonfi e dolciastri è stata per l’appunto soddisfatta mediante l’autentico harakiri accertato dalla Guardia di Finanza.
    Mi spiace infine per l’auspicato azzeramento del COnsorzio, perchè la sua ineluttabilità mi priva di fatto della grande chance concessami al telefono da un suo alto funzionario: il poter scambiare tutte le mie bottiglie di Brunello 2000 e 2003 con le sue di Brunello 1999 e 2001, annate minori, a quattro stelle, secondo l’infallibile palato dell’apposita commissione, sedicente specializzata, ridicolizzata a mio giudizio da questa sentenza, vada come vada.

  15. Armando, prendendo spunto dal tuo intervento, vorrei fare una domanda a Patrizio Cencioni, rivolgendomi al Presidente del Consorzio e non al produttore (sulla cui serietà e capacità non ho mai avuto alcun dubbio):
    caro Presidente, il comunicato della Guardia di Finanza dice tra l’altro che “Il direttore del Consorzio del Brunello e due ispettori del Comitato di Certificazione hanno ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici”. Bene, possiamo sapere da lei e dal Consiglio di amministrazione che intenzioni abbia il Consorzio in merito al suo dipendente, il direttore Campatelli, oggetto di una simile imputazione? Volete tenerlo ancora, difenderlo, minimizzando l’accusa, oppure capite anche voi, come capirà sicuramente Campatelli, che sarebbe opportuno un suo passo indietro, volontario o deciso da voi, perché possa difendersi liberamente dalle accuse e perché il Consorzio possa dare un messaggio chiaro ai mercati, italiani e internazionali, circa la volontà di voltare pagina e di cambiare stile e registro?
    Com’é mai possibile che nel comunicato del Consorzio e del Presidente Cencioni del rinvio a giudizio del direttore Stefano Campatelli – rinvio che umanamente non può che dispiacermi – non si faccia menzione?

  16. @armando: a mio modesto avviso, senza entrare nel merito di eventuali responsabilità accertate e/o da accertare – l’azzeramento del Consorzio potrebbe ridare “credibilità” all’intero mondo del Brunello di Montalcino.
    Dal marzo dello scorso anno, la reputazione di tutti i produttori di Brunello (incriminati e non) è stata innegabilmente e in una certa misura compromessa, non crede?!

  17. E’ chiaro e lampante come il sole che i nomi non verranno mai fuori, almeno non ufficialmente. Su questo possiamo anche scommettere. E possiamo anche scomettere sul fatto, signor Ziliani, che tra oggi e domani, diciamo anche dopodomani, il suo blog avrà un picco di visitatori, tra cui tantissimi produttori ilcinesi e operatori del settore direttamente interessati. Vuole scommettere signor Ziliani che nessuno di questi signori avrà il coraggio di commentare la notizia su questo blog? E io intendo veramente un semplice commento, senza necessariamente fare nomi. Per far capire a tutti noi cosa ne pensano della situazione che si è creata, qual’è il loro stato d’animo, qual’è la vera realtà a Montalcino anche dal punto di vista economico, cioè i vini si vendono veramente oppure no. Perchè detto francamente, il comunicato del consorzio è un comunicato di circostanza per nulla convincente.

  18. Non capisco: l’identita’ di cittadini rinviati a giudizio non e’ un’informazione pubblica?
    Mi pare strano che la fonte primaria di una notizia come la conclusione delle indagini e il rinvio a giudizio di qualcuno, sia la Guardia di Finanza. Non dovrebbe essere l’autorita’ giudiziaria nella sua funzione di inquirente?
    Trovo incredibile che ci sia chi ritiene auspicabile sapere l’identita’ dei soggetti coinvolti soltanto a procedimento giudiziario concluso. Ma in quale paese si fanno processi segreti? Siamo al tempo dell’occupazione nazista quando si dava notizia di un fatto solo a fucilazioni di rappresaglia gia’ avvenute?
    Mi pare che fra lo scatenamento di una caccia alle streghe e l’annullamento dell’opinione pubblica ce ne corra.

  19. Le aziende oggetto dell’indagine si conoscono, ma l’aspetto impressionante è la dimensione del fenomeno, davvero di massa, diffuso.
    Un po’ come le truffe alle assicurazioni in Campania.
    Per avere una idea, parliamo più o meno del doppio della produzione di tutta la doc Aglianico del Vulture!
    Giusto essere prudenti sulle persone e le aziende, ma il quadro è comunque abbastanza chiaro nel suo insieme: il Brunello è un vino da ricostruire completamente.

  20. Non sono esperto in materia giuridica e quindi mi scuso fin d’ora se scriveró qualche castronata.

    (1) Rinvio a giudizio: ovvio che bisogna attendere l’iter giudiziario, ma nel frattempo i vini di queste aziende dove sono ? sono ancora in circolazione ? la Legge difende la presunzione di innocenza dei rinviati a giudizio, ma il consumatore chi lo tutela ?

    (2) Patteggiamento: equivale ad un passato in giudicato ? quindi i nomi non devono essere piú segreti.
    Anzi mi sembra che sia diritto del consumatore saperne qualcosa di piu´. No ?

    Facciamo il caso di Argiano 2003:
    il vino era buono come vino, ma non aveva al cento per cento i requisiti per un Brunello DOCG.
    Il produttore – colto con le mani nella marmellata o per onesta scelta aziendale, (la cosa e´in questo momento irrilevante ) ha scelto per propria necessitá di venderlo come “Il duemilatre di Argiano”. Il prezzo é diventato piu´basso ma il vino non é che sia diventato peggiore. Forse ne ha guadagnato il consumatore che si ritrova nel bicchiere un bel rosso toscano di buona fattura ad un prezzo piú conveniente.

    Peró senza l’azione delle autoritá, Argiano avrebbe venduto il vino come Brunello ad un prezzo superiore ed il consumatore – organoletticamente soddisfatto o no – avrebbe pagato per Brunello un vino che Brunello non era. Visto che il rinvio parla di “frode in commercio” non sarebbe giusto che i nomi delle aziende che hanno patteggiato fossero resi pubblici a tutela proprio del consumatore ?

    A mio modesto parere il Consorzio sta perdendo un’altra lussuosa occasione per proteggere i proprii
    interessi proteggendo quelli di chi tira fuori i soldi per il Brunello: i consumatori e gli appassionati.
    Qui non si tratta – e fa bene a sottolinearlo chi lo ha sottolineato – di caccia alle streghe ma solo di
    corretta, tempestiva e limpida comunicazione. Cosa che puó sembrare difficile e latrice di qualche vergogna, ma da cui TUTTI – produttori in primis – ne avrebbero da guadagnare.

  21. @Silvana Biasutti

    Beh, per amor di verità bisogna anche dire che dei 6.7 milioni di vino Brunello di Montalcino D.O.C.G. ben 5.400.000 litri di vino Brunello di Montalcino risultati conformi dopo gli esami di laboratorio prescritti dall’Autorità Giudiziaria.
    Non lo dico io lo dice il comunicato ufficiale della GdF.
    Le cifre restano comunque significative, con 1.300.000 litri di vino Brunello di Montalcino declassati a I.G.T. Toscana Rosso.
    Non comprendo però la frase:”Sono stati restituiti, altresì, 350 ettari di vigneti regolarizzati” dei 400 sequestrati, cosa hanno fatto hanno tolto le piante “non consentite”???

  22. Il mio sommesso invito a non incitare a una sorta di caccia alle streghe era , mi pareva di averlo precisato, nel precipuo interesse dei produttori onesti (o comunque non indagati).
    Per quanto scrivono Corriere e Sole 24 Ore si è indagato in merito a due reati: la frode in commercio ed il falso ideologico.
    Siamo nella fase in cui la Guardia di Finanza ha concluso il suo compito, su incarico della Procura della Repubblica di Siena, ed ha reso noti i risultati del suo lavoro.
    Adesso il GIP (Giudice delle Indagini Preliminari), in base alle prove raccolte anche e soprattutto dalla GdF, disporrà, sentita in contraddittorio la difesa degli imputati ed il PM, l’udienza preliminare (o, ma è solo teoria, l’archiviazione).
    Entrerà poi in scena il GUP (Giudice dell’Udienza Preliminare) che deciderà sul rinvio a giudizio e/o sulla richiesta di patteggiamento (Sig. Ziliani, visto che continua a darmi del lei, è quindi evidente che ha sbagliato, sicuramente in buona fede, quando scrive che “sette imprese coinvolte, i cui responsabili (13 soggetti) hanno già patteggiato la pena”. Così scrivendo però è come se dicesse che gli imputati sono già stati condannati (patteggiando la pena). Non mi pare questione di lana caprina).
    Non voglio e non posso dilungarmi, a mio parere, IN QUESTA FASE, tutto questo clamore è controproducente, non per gli imputati, ma per gli altri.
    Conoscere o meno i nomi degli imputati è poi questione ininfluente.
    Anche se sapessimo che gli imputati si chiamano A,B,C,D,E,F e G non credo che l’immagine del Brunello potrebbe in qualche modo essere salvata, soprattutto all’estero.
    Mi sbaglio se dico che gli Stati Uniti, già da tempo, pretendono una certificazione che attesti che il vino Brunello da loro importato sia al 100% Sangiovese? E allora cosa cambierebbe, per questo importante mercato, sapere (adesso o al massimo domani mattina) i nomi dei presunti colpevoli.
    Solo noi appassionati memorizzeremo che tutti gli altri produttori (H,I, etc.) sono stati onesti e che quindi varrà la pena di spendere di più per bere quel vino. Tutti gli altri consumatori ricorderanno semplicemente lo scandalo del Brunello e compreranno altri vini.
    Prosit

  23. Caro luciano (iniziale minuscola) mi preme dirle che se uscisse una notizia di stampa dove si dicesse che molti dei ristoranti di Monopoli sono stati chiusi per problemi sanitari e la mia Osteria non fosse fra queste le giuro che mi farebbe molto piacere che l’elenco dei locali chiusi venisse pubblicato.
    Io in tutta questa vicenda sono stato molto garantista, continuo ad esserlo, ma con le opportune cautele le notizie devono essere date per intero.
    Non si può e non si deve fare di tutta un’erba un fascio, i Produttori non sotto inchiesta hanno il diritto che si sappia di non essere sotto inchiesta.
    Certo ci sarebbe un modo veloce e sbrigativo per chiamarsi fuori, mandare una mail dove si autocertifichi la propria estraneità.

    Ciao

  24. Egregio Ziliani, ci illumini. Ci spieghi che cosa deve fare un appassionato di quel macroscopico vino, mentre si celebreranno processi all’italiana, senza certezze di capire se la gdf ha dato di fuori, se c’è di mezzo la politica, di chi si sta cercando di tutelare il lato b. Chi compra il vino, uno che ha una enoteca, chi ne deve parlare ai clienti, a cui ha sempre magnificato il bdm, deve sentirsi sollevato anche lui, come il Cencioni, che fa un ottimo vino e che magari ha il mal di pancia per tutta questa storia? Ma si rendono conto che è il momento di essere chiari una volta per tutte, che non si può continuare a fingere di non sapere, e che chi compra (e quelli che lo vendono) il Brunello si stanno arrampicando sui vetri.
    E gli spieghi, a tutti, che indagato e rinviato a giudizio perché le indagini sono terminate, sono due cose diverse. Vuole dire che ci sono delle evidenze secondo la gdf, non secondo uno che passava da quelle parti. Possiamo pensare che la gdf si sbagli clamorosamente su tutto, che tutta l’indagine era una montatura, che c’era un complotto, magari è il premier che non l’hanno voluto a montalcino e allora si è vendicato?
    Possiamo sommessamente chiedere di rassicurare, con qualcosa di più convincente delle sole parole, quelli che con il vino lavorano, comprandolo e vendendolo?

  25. @luciano (iniziale minuscola)

    Onde evitare confusione preferisco ricordarle quello che succede con il patteggiamento:
    In pratica, prima dell’inizio del processo, l’imputato e il pubblico ministero possono evitare il dibattimento accordandosi sulla condanna ad una determinata pena.
    Senza scendere troppo in particolari, bisogna dire che il patteggiamento permette la riduzione della pena, è utile quando è difficile dimostrare il contrario e permette di beneficiare della sospensione condizionale della pena.
    Inoltre evita “gogne mediatiche”.
    La sentenza non può essere usata in altro giudizio come prova della responsabilità per il fatto attribuito.
    Si evita la condanna al risarcimento in favore della parte civile, e per ottenerlo bisogna intentare una causa in sede civile.(sic!!!)

  26. Punto e basta cosa? Se ben capisco Franco, Lei intente dire che gli imputati avrebbero già patteggiato la pena? Sarebbero già stati condannati? Non la sfiora mai il beneficio del dubbio? Guardi che quello che Lei chiama “comunicato ufficiale della Guardia di Finanza” è un articolo di stampa a firma Giuseppe Pirastru che RIPORTA il comunicato della GdF. Rilegga piuttosto il mio intervento e capirà che non può esserci già stato un pronunciamento del GUP.

    • domanda: ma chi crede di essere per rivolgersi a me con questo tono? Lo utilizzi con altre persone, non con me.
      Suggerisco modestamente alle aziende che hanno qualche problema, secondo quanto dice la Guardia di Finanza nel suo comunicato stampa ufficiale che solo lei pensa possa essere solo farina del sacco della stampa, e non realtà, di assumerla come consulente per la loro difesa…

  27. Forse, Caro luciano (iniziale minuscola) non ha prestato troppa attenzione a questo passaggio: “prima dell’inizio del processo, l’imputato e il pubblico ministero possono evitare il dibattimento accordandosi sulla condanna ad una determinata pena.”
    Le risparmio la procedura, ma vorrei chiarirle che tali richieste può essere formulata dall’indagato anche nel corso delle indagini preliminari.

  28. @fabio italiano (commento delle 22,12 del 18 luglio).
    Sono un operatore economico direttamente interessato in quanto titolare di enoteca a Siena.
    Più che commentare vorrei intanto esprimere soddisfazione perchè la procedura va avanti e arriveremo prima o poi ad una definizione. E poi vorrei dare alcuni dati e sensazioni che si riferiscono esclusivamente alla mia enoteca. Del problema Brunello abbiamo parlato, e molto, tutti noi. Noi chi? Noi del settore. Produttori, rappresentanti, enotecario, ristoratori, sommelier, giornalisti, importatori, distributori, insomma tutti quelli che compongono la filiera. Il consumatore medio, se ha saputo qualcosa, se ne è già dimenticato. Le vendite non hanno avuto flessioni a causa dello scandalo. A parte qualche episodio sporadico (dico 2 o tre non di più) in enoteca da me, il Brunello di Montalcino rimane una denominazione fortemente chiesta, ambita, sognata. La flessione di vendite c’è ma non è superiore a quella di tutti i vini della fascia di prezzo del Brunello di Montalcino. Anzi, i supertoscani sono in calo ancora più marcato di altri. E’ una flessione che tocca tutti i vini, di qualsiasi fascia di prezzo e dipende principalmente dalla crisi economica e marginalmente da una disaffezione del consumatore (massimamente italiano) per il prodotto vino in sè. Ripeto, dopo diciotto mesi dallo scoppio del problema, la denominazione Brunello di Montalcino non è toccata sulle vendite da questo fatto.
    Buona domenica a tutti.
    Francesco Bonfio
    Enoteca Piccolomini Siena

  29. In ritardo vorrei aggiungere una nota alla conclusione di questo post, quella in cui il suo autore cita l’articolo con cui l’edizione online del Sole 24 Ore da’ la notizia della conclusione delle indagini. Mi pare che il Sole dia a Cesare anche piu’ di quel che e’ di Cesare (e se io fossi al posto di Cesare non me lo lascerei attribuire) quando afferma
    “Il caso di “Brunellopoli” era scoppiato nel marzo del 2008 su denuncia di due giornalisti, l’italiano Franco Ziliani e il critico americano James Suckling, del magazine “Wine Spetactor”. La procura di Siena aveva poi aperto un’inchiesta” eccetera. Da queste parole sembrerebbe che la magistratura avesse avuto la notitia criminis da Franco Ziliani e James Suckling, mentre (Suckling a parte) se non ricordo male nello stesso articolo di Ziliani del primo giorno di primavera 2008 con cui annunciava i “rumors”, si citavano le indagini della Guardia di Finanza e dei NAS nonche’ un sequestro (immagino disposto dall’autorita’ giudiziaria).

    Processi e rinvii a giudizio o patteggiamenti a parte… ma di chi e’ quel milione e trecentomila e passa litri di vino declassato (si presume: da una precedente classificazione come Brunello di Montalcino) a IGT? Sono poco meno di 1 milione e 800 mila bottiglie. Il declassamento e’ un fatto. Gia’ avvenuto. Ritengo sia piu’ che opportuno sapere quali aziende hanno declassato una simile quantita’ di vino. Intendo: opportuno saperlo ORA.

  30. Pingback: Ancora Brunello… « Enofaber’s Blog

  31. mi hanno regalato una bottiglia di brunello di montalccino ann 1985 FATTOI imbottigliato az. agr. CAPANNA di fattoi e minocci alla località s. restituita montalcino e vino sicuro?

  32. Pingback: Brunello: finite le indagini declassati a igt 1,3 milioni di litri | Andrea Pagliantini

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