Premio Giornalistico del Roero: ma un articolo sul Web vale davvero meno di uno sulla carta stampata?


Lo premetto, non sono uno di quei giornalisti che, legittimamente, non è proibito, prima di decidere l’argomento di qualche articolo consultano l’elenco dei premi eno-giornalistici (verificando quali abbiano la dotazione economica più allettante) e poi una volta pubblicato il pezzo ne inviano copia agli organizzatori per concorrere.
Qualche premio nella mia, non breve carriera, l’ho vinto anch’io (un premio in fondo non si nega a nessuno…) ma perché qualcuno ha scelto spontaneamente di darmelo, non perché mi fossi messo in fila, presentando il mio bel ritaglio stampa, per provare a riceverlo…
Questo detto, e ribadito che non ho nulla contro i premio-concorrenti, a suo tempo ho ricevuto, come tanti altri, giornalisti o presunti tali, il bando e le modalità di partecipazione alla XXI edizione del Premio Giornalistico del Roero, assegnato da un’apposita Associazione che si avvale di sito Web composta da “operatori economici del settore vitivinicolo, gastronomico e turistico operanti con i prodotti del Roero, senza necessità di avere sede nel Roero, operatori economici di altri settori produttivi che abbiano legami con il mondo enologico e gastronomico del Roero, senza necessità di avere sede nel Roero, enti pubblici ed istituzionali del territorio del Roero” che “possono essere accolti come soci onorari” e deciso da una variegata giuria.
Ho preso atto della cosa e pur amando la zona ed il suo Arneis (per me molto più interessante che larghissima parte dei nebbiolosi Roero Docg) ho pensato che prima o poi del Roero mi piacerebbe seriamente occuparmi dedicandogli una trasferta di qualche giorno, ma non ho deciso niente.
Ho dato però ugualmente un’occhiata al bando del Premio, accorgendomi di una singolare incongruenza – tale almeno appare chiaramente a me, all’articolo che tratta – con una scelta lessicale non molto elegante – della “Consistenza del Premio”.
Ho quindi letto che “Gli autori degli articoli e servizi meglio valutati saranno premiati come segue:
Premio testate nazionali generaliste: € 2.000,00;
Premio testate nazionali enogastronomiche e turistiche: € 2.000,00;
Premio testate internazionali: € 3.000,00;
Premio testate locali: € 750,00;
Premio per lavori sul Web: € 750,00.
Potranno essere individuati articoli, senza riferimento alle singole sezioni, che per il loro livello qualitativo possano meritare una “Segnalazione”.
Ogni “Segnalazione” sarà premiata con un riconoscimento di € 300,00”.
A parte il “contentino” dei 300 euro elargiti ad articoli che non vanno oltre la segnalazione, mi sono chiesto e vi chiedo: ma com’è possibile l’oggettiva discriminazione e sottovalutazione – quasi una valutazione da articoli di serie B – degli articoli “per lavori sul Web”, cui toccano 750 euro, la stessa cifra, e sembra una contraddizione in termini, destinata agli articoli apparsi su testate locali, contro i 2000 euro elargiti, senza battere ciglio, a testate nazionali generaliste, a testate nazionali enogastronomiche e turistiche, ed i 3000 che di premio per Roero artiche apparsi su testate internazionali?

Pensano forse, gli organizzatori del Premio Giornalistico del Roero, che un articolo apparso su un sito Internet molto seguito come LaVINIum, oppure sul sito di Luciano Pignataro, possano valere meno di un articolo apparso su Civiltà del Bere, Il mio vino, Gambero rosso, o che un bel post apparso sull’ottimo Reflections on wine di Tom Hyland, su Do bianchi di Jeremy Parzen, sul blog Vino di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, sul blog del mio amico James Suckling sull’edizione on line di Wine Spectator, valga meno e abbia meno influenza positiva sui lettori dell’Invito al Roero chiacchierato dai ciarlanti prezzemolini Fede & Tinto su Radio Due Decanter, che vedo tra i finalisti per la sezione “testate generaliste”?
Solo una visione estremamente provinciale può arrivare ad una simile conclusione…
E poi come la mettiamo se, ad esempio, Eric Asimov su The Pour, Alder Yarrow su Vinography, Tom Wark su Fermentation, Tyler Colman su Dr. Vino, pubblicassero fior di articoli sul Roero e sui suoi vini e decidessero (cosa che dubito farebbero) di partecipare al Concorso?
In quale categoria verrebbero inseriti e giudicati i loro articoli, nella categoria “lavori sul Web” o in quella “testate internazionali”, quale i loro seguitissimi wine blog  in effetti sono, anche se pubblicati in Rete e non su carta? Pensa davvero la Giuria del Premio, che l’articolo dedicato a Cassano (l’estroso calciatore) “da astemio a testimonial del vino” pubblicato sulla Stampa, finito in nomination, possa avere più valore e pesare più di contributi specializzati scritti da gente che quanto a preparazione e autorevolezza non è seconda a nessuno?
Pensando a questa assurdità, un articolo apparso in Rete valutato un terzo di un articolo cartaceo, quasi quasi mi viene una gran voglia di scrivere anch’io un bel po’ di articoli sul Roero, qui, non sulle riviste cartacee italiane ed estere cui collaboro, e di partecipare all’edizione 2010 di un Premio nei suoi criteri di valutazione tanto provinciale e non certo Web 2.0…

0 pensieri su “Premio Giornalistico del Roero: ma un articolo sul Web vale davvero meno di uno sulla carta stampata?

  1. Franco come sai sono a cavallo tra i due strumenti. La mia esperienza che voglio trasferire a te e ai lettori del tuo blog è la seguente: in genere ho verificato che tanto più un produttore o un ristoratore è proiettato verso il futuro ed è aggiornato, tanto più preferisce il web anche se i numeri sono più bassi.
    Quanto meno è acculturato, per non parlare, appunto, della burocrazia, cerca ancora il cartaceo.
    La mia è una sensazione soggettiva, non verificata statisticamente, ma ti assicuro che è così.

  2. Mi viene il dubbio , quando si valuta meno il Web , che non sia disprezzo verso l’ultimo arrivato , ma il sito lo posso fare anch’io …. non solo lei , Franco , o Asimov

  3. E’ davvero incredibile! Continuamente ricevo mail di ringraziamento da parte di produttori che, dopo un articolo apparso su lavinium, vengono contattati da distributori e importatori, segno evidente che il web è sempre più incisivo e non è secondo a nessuno, ma in Roero (e temo non solo lì) evidentemente vivono in un’altra epoca, convinti che possa dare miglior contributo un giornale non di settore, con un articolo occasionale.
    Non solo, ma il 90% di coloro che comprano il giornale, successivamente lo buttano, mentre un articolo sul web rimane sempre a disposizione di tutti.

    • ah Robé, vedi che sei un provinciale a pensare che il Web sia la modernità? Per gli organizzatori di questo premio sempre meglio un pezzo di carta (di ogni tipo) che le bischerate che, secondo loro, scriviamo sul Web…

  4. Qui a Marte pensiamo che un premio giornalistico in genere non abbia senso, web press mail onair che sia. Lo pensiamo con tanto affetto per tutti i giornalisti della Terra, ma lo pensiamo. Sarebbe come istituire un premio per il miglior avvocato di un posto e per il miglior falegname di un altro: uno fa un lavoro e, si presume, lo fa al meglio. Compresi i dentisti, gli idraulici e i pizzicagnoli (mai saputo, onestamente, che cosa fa un pizzicagnolo… però ciò non significa che non lo faccia bene, scusassero i pizzicagnoli). Esistono eccezioni, ovviamente, perché talune inchieste – e c’era una volta l’inchiesta – richiedono non soltanto capacità, studio, esperienza e fiuto ma anche coraggio. Penso ai giornalisti che in nome della verità e della professione affrontano situazioni di rischio, omertà e pericolo. Penso agli editori che li pubblicano e condividono il rischio, affrontano l’omertà e pericoli. Ma quando leggo di un premio così definito per titolo valido alla partecipazione: “Gli articoli, pubblicati nel periodo 16 giugno 2008 – 15 giugno 2009, devono focalizzare i temi riguardanti la realtà, la storia e le prospettive future del “Roero” con espliciti riferimenti agli aspetti vitivinicoli e agricoli, economici, umani, sociali, gastronomici, tradizionali e culturali. Si precisa che gli articoli ed i servizi possono trarre spunto da notizie o situazioni di attualità, ma non possono limitarsi alla pura cronaca e debbono rappresentare in modo adeguato la realtà del territorio Roero nella sua globalità. Gli articoli e servizi che si limitano alla pura cronaca non saranno presi in considerazione” a me, quassù, cascano almeno 7 delle 9 braccia di cui noi Marziani siamo dotati. Qui si parla non esplicitamente, ma piuttosto chiaramente, di articoli che promuovono il territorio. Essi si chiamano promoredazionali e, fuorché il caso sorpredente di qualcuno che scoprisse improvvisamente nel Roero l’undicesima meraviglia del mondo, sono in genere articoli dove non è il giornalista a trovare la notizia ma la notizia a trovare il giornalista. Penso male, ma qui a Marte pensiamo male, sarà per le 9 braccia, e a volte c’azzecchiamo. Che sia esclusa la cronaca la dice lunga lunghissima. Se sbarchiamo i miei Marziani e io in Roero perché ci piace assai, l’articolista viene escluso dal premio perché trattasi di cronaca? “I Marziani scelgono il Roero” ci parrebbe una gran bella notizia per la valorizzazione del territorio. Magari se il giornalista ci intervistasse per sapere i perché, potremmo anche dire che il Roero è per noi, appunto, l’undicesima meraviglia del mondo. Non basta? Allora, al di là di ritenere il web un non luogo e le sue notizie delle non notizie, suggeriamo agli organizzatori di consultare, magari, qualche giornalista prima di formulare un premio per i giornalisti. Siamo certi, qui a Marte, che un giornalista avrebbe qualche suggerimento da dare, con tutto il rispetto per presidenti funzionari segretari e segretarie che sicuramente san far bene il loro lavoro, ma, banalmente, trattasi di un altro lavoro.
    Brisky 🙂
    P.S.: che se uno mi risponde che i giornalisti sono stati sì consultati per formulare il premio, veniam giù tutti per conoscerli. In Roero. Per quanto la calata da Marte sia irrilevante.

  5. Premetto che non ho il tempo di seguire tutti i blog o le testate on line, ne’ la pazienza di tradurre tutto quello che vorrei da lingue straniere.
    Ma un bel premio lo darei sicuramente a Franco per le continue proposte, rivelazioni e provocazioni che rendono il nostro mondo un po’ più trasparente, divertente e dinamico, sempre con grande professionalità ed entusiasmo.
    Non secondo, a Roberto per la sua pacata obbiettività, l’eleganza di stile e la poetica collaborazione di Alessandro che vive profondamente ogni sua esperienza.
    Nulla voglio togliere ad altri che conosco o seguo meno (mea culpa).

  6. Escludere contributi web a favore del cartaceo o media tradizionali è un atteggiamento diffuso da parte di chi organizza e promuove premi giornalistici. Ricordo che l’anno scorso fu organizzato il premio giornalistico “PENNE D’ORO. RACCONTARE LE CARNI AVICOLE”? Il regolamento sul sito aggiungiunpolloatavola.it, finanziato da contributi dell’Unione Europea e dello Stato Italiano, prevedeva: “tutti i giornalisti italiani e stranieri della carta stampata, radio e televisione, sia professionisti sia pubblicisti, regolarmente iscritti all’Albo dei Giornalisti, che svolgono la loro professione in Italia. Il premio prevedeva due categorie:

    • Quotidiani e periodici
    • Radio e televisioni

    Food blogger quindi esclusi

  7. Caro Franco, grazie del tuo intervento. Non credo che si sia mai chiacchierato tanto del premio e del roero in rete come in questi giorni.
    Naturalmente non è vero che il web è poco valutato dalla giuria e tanto meno che è escluso. Magari da altre parti sì, come rileva la tua amica Gianna, ma non dal premio roero. Non è escluso che siamo provinciali e zucconi, ma non autolesionisti.
    Suggerisco, garbatamente, che forse la sezione web è meno valutata perché dal web arrivano meno interventi focalizzati sul territorio, mentre lo sono molto sui vini e sulla degustazione. Può darsi che, se la giuria fosse sommersa da lavori messi in rete dai colleghi giornalisti che nomini e che stimo quanto te, forse la “consistenza del premio” che ti fa un po’ ridere sarebbe rivista. Sicuramente qualcosa sarà sfuggito, ci mancherebbe.
    Ma nel Roero c’è di più ed è questo che il premio prova a valorizzare.
    Il Roero non è solo una terra del vino, è un ecosistema unico che produce economia e lavoro. Un modello di sviluppo che campa sulla diversità e non sulla viticoltura intensiva che contraddistingue altre zone. I suoi produttori, che meritatamente godono oggi dei privilegi di un prodotto trendy, lo sanno bene e la ristorazione migliore ha sposato questo modello. Se i tuoi amici sono disposti anche a farsi un giro in un pescheto in fiore e una scorpacciata di fragole a primavera, a farsi spiegare la democrazia dal punto di vista delle api, a camminare anche tra i castagneti e sull’orlo degli sprofondi delle Rocche o più semplicemente a fotografare lo stagno dei fior di loto che crescono solo qui in tutta Europa, noi ci siamo. Per quelli che vogliono conoscere anche il nuovo che c’è nel Roero, noi ci siamo.
    Per tutti, web, tv, carta stampata, carta straccia. Ognuno fa e dice quello che sa.
    Grazie dell’ospitalità e buone vacanze a tutti!

    • Maria Teresa, nessuno si é mai sognato di affermare che il Web sia escluso dal concorso per il Premio giornalistico del Roero. Ho sottolineato (lo hanno fatto anche diversi commenti) l’assurdità ed il provincialismo che porta a valutare, in sede di premio, un articolo pubblicato su Internet meno importante, utile, meritevole, valido per far conoscere il Roero, di un articolo cartaceo. Questi sono fatti, che non avete smentito con il vostro intervento, il resto é poesia. Ma non parlavo di poesia, io, ma di questioni più “prosaiche” se vuoi, ma di uguale sostanza. Comunque la questione non mi tocca, perché dubito che parteciperò al Concorso del Premio, alla luce di queste valutazioni fatte dai suoi organizzatori.

  8. Certo che le polemiche sono il tuo pane quotidiano.Perchè invece di polemizzare sul fatto che ne so che i produttori nn partecipano ad Alba Wine Exibition, nn scrivi un articolo su quelli invece che hanno partecipato; perchè invece di polemizzare con chi vuole dare un piccolo contributo a chi scrive e parla della propria terra nn scrivi un articolo sul Roero; nn mi risulta che lo hai mai fatto un articolo su questa straordinaria terra, ti limiti sempre e solo a criticare i langaroli perchè questo fa piu notizia.
    Sii piu positivo, sempre a distruggere e mai a costruire, ci son fior di contadini che nel Roero stanno facendo cose straordinarie con i loro vini e tu mai che ne parli e se lo fai scrivi che vogliono imitare Barolo e Barbaresco e quello nn è il vero Roero. Il vero Roero è Nebbiolo e se si avvicina ai Barolo e Barbaresco nn puo che essere un merito nn trovi? Nella moda o nell’arte se qualcuno fa qualcosa di straordinario nn gli viene detto che vuol imitare Armani o Picasso o i Pink Floyd nel vino invece si se uno si avvicina ai mostri sacri quello nn è il vino di quella zona.
    So che ho fatto un bel minestrone ma a forza di leggerti nn potevo piu di diversi argomenti, o forse sarà una botta di caldo
    Forse la seconda
    Un saluto affezionato
    Nicola

    • “affezionato” Nicola, grazie per il suo affetto che non so se merito, ma mi sa che ha fatto davvero confusione. E’ vero che mi é capitato di criticare i langaroli, quando fanno cose che non mi garbano, ma sono decine, anzi centinaia gli articoli che alla Sacra Langa del Barolo, del Barbaresco, ma anche del Dolcetto e della Barbera ho dedicato, celebrandone la grandezza.
      Quanto al Roero, resto dell’idea che i roerini debbano accettare di fare i roerini e che la loro terra dia Nebbiolo diversi (non dico migliori o peggiori, ma diversi) dai Barolo e Barbaresco. Cercare di imitarli, come hanno spesso fatto in questi anni, é una strategia suicida e miope. Che non posso non criticare. Come la stupidaggine del premio di serie B per gli articoli sul Web nell’ambito del Premio Giornalistico del Roero. Quanto a scrivere del Roero, lo so che dovrei farlo e dedicare qualche giorno ad una visita, senza arrière pensées, nella vostra bellissima zona. Ma non mi decido mai a farlo. Datemene le ragioni e lo farò…

  9. Credo che ragioni per venire nel Roero ce ne siano moltissime, una persona che vuole fare vero giornalismo dovrebbe recarsi in zone nn battute da tutti e non certo per uno stupido premio.
    Facile parlare di Langhe, di Barolo, di Gaja, lo fanno tutti;
    difficile è parlare di Roero e parlare di un vino straordinario che seppure nella sua diversità con i fratellini merita di essere citato.
    Forse è il caso di una visita oculistica se nn riuscite almeno a vedere le ragioni per una visita.
    Sempre con affetto e simpatia
    nicola

    • Nicola, certo che se l’invito viene fatto con la sua cortesia e simpatia, meglio che me ne resti – ci verrò intorno al 13 settembre – dall’altra parte del Tanaro… La rassicuro: ci vedo benissimo e non ho bisogno di alcun oculista. Forse ne hanno bisogno, in Roero, quelli che continuano a non vedere come sia inutile, e frustrante, continuare a tentare di imitare, con risultati che lasciano il tempo che trovano, Barolo e Barbaresco… Rassicurazione bis: sono 25 anni che faccio “vero giornalismo”. Mi stia bene…

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