Produttori di Montalcino: ma cosa diavolo aspettate a decidere il vostro destino?


A volte mi chiedo se davvero sono io troppo severo, moralista, anzi “talebano” come qualche buontempone mi ha definito, o se invece nel mondo la tacita regola del laissez faire, laissez passer (lasciate fare, lasciate passare) sia invece quella che, unita ad una buona dose d’indifferenza che governa il tutto.
Prendete il caso Montalcino, anzi per dire le cose come stanno, di Brunellopoli. Dopo quasi due anni d’indagini, che come ci hanno detto – leggete per l’ennesima volta qui – erano iniziate nel settembre 2007, si è chiusa la seconda fase della Operazione Mixed wine”, che ha portato a risultati clamorosi, ovvero a:
“6,7 milioni di litri di Brunello di Montalcino sequestrati, di cui il 20% declassati a I.G.T. Toscana Rosso;
1,7 milioni di litri di altri vini a denominazione sequestrati (quali il Rosso di Montalcino D.O.C. ed il Chianti Classico D.O.C.G. e I.G.T. Toscana Rosso), di cui oltre il 40 % declassati a denominazioni di minor pregio e 100.000 litri inviati direttamente a distillazione;
sequestro di 400 ettari di vigneti sui quali erano coltivati vitigni non riconosciuti disciplinare di produzione”.
E ancora:
“il direttore del Consorzio del Brunello e due ispettori del Comitato di Certificazione hanno ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici;
sette imprese coinvolte, i cui responsabili (13 soggetti) hanno già patteggiato la pena oppure hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, talora commessi in associazione; denunciata anche una persona per false informazioni al Pubblico Ministero”. Di fronte a questa specie di terremoto, che ha portato la Repubblica edizione di Firenze a fare i nomi – rileggeteli qui – delle cinque aziende che potrebbero essere rinviate a giudizio, cosa succede?
Accade che dal Consorzio, come se nulla fosse accaduto, come se fosse la consueta “congiura mediatica” di cui parlarono – a sproposito – in troppi già nel marzo 2008 e non un vero e proprio scandalo di grosse dimensioni che ha sporcato il buon nome e la credibilità del più famoso e celebrato dei vini italiani, Messer Brunello, si sono affrettati, come ho puntualmente documentato qui, ad inviare, un per niente imbarazzato direttore sotto inchiesta ed un presidente che ogni giorno che passa mi sembra sempre più inadeguato ma pronto a difendere carica e poltrona con ogni mezzo, due lettere.
Lettere che a definirle minimizzanti e campioni nella tecnica della negazione dell’evidenza mi sembra di ricorrere solo ad un eufemismo.

Beh, li “capisco”, al Consorzio, viste le difficoltà ed i problemi, che solo loro riescono a non vedere, fanno il loro mestiere, cercano di negare, dissimulare, far finta di niente, ribadendo “la necessità che tutti i produttori si impegnino a dare messaggi positivi in questo momento, dato che la conclusione delle indagini porterà ad un chiarimento delle varie posizioni e al superamento dell’attuale fase di difficoltà”.
Perché incavolarsi, più di tanto, con loro?
Ma i produttori di Montalcino, l’insieme di piccole e medie aziende che formano il tessuto connettivo della denominazione, e poi l’argenteria nobile, le aziende storiche di medio – grandi dimensioni che non sono state sfiorate dallo scandalo, che dovrebbero fungere da punto di riferimento, che dovrebbero lanciare chiari segnali di riscossa, le wineries simbolo, il fiore all’occhiello di Montalcino, accidenti, perché continuano a tacere, perché ci inducono a pensare che, anche loro, si dedichino al ben poco nobile sport della dissimulazione, del negare l’evidenza, del far finta di niente?
In un mondo normale, ovviamente retto da regole morali “talebane” come dirà qualche bischero, queste aziende, che sono state danneggiate da Brunellopoli, che hanno visto anche la credibilità dei loro vini, della loro denominazione (patrimonio comune non proprietà di qualche boss), dovrebbero come minimo essere incazzate e tutt’altro che indifferenti a quello che accade loro intorno.
E di fronte allo scandalo, sì signori, allo scandalo, di un direttore del Consorzio tutela del loro vino, il Brunello di Montalcino, che ha ricevuto “l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici”, troverebbero finalmente il modo di fare fronte comune, di firmare un documento di poche ma precise parole, chiedendo, pur con tutti i garantismi possibili, due semplici cose:
che il direttore faccia un passo indietro, che si metta in aspettativa, si dimetta, perché possa difendersi nel migliore dei modi;
che il presidente ed il Consiglio del Consorzio, nominato nell’era ante Brunellopoli (parlo del Consiglio, non del presidente, che é stato nominato dopo, dopo le dimissioni di Francesco Marone Cinzano), facciano quello che avrebbero dovuto fare da tanto tempo e non si sognano di fare, ovvero dimettersi e togliere il disturbo.
Una richiesta semplicissima corredata da un aut aut che nessuno potrebbe tacciare di ricatto: o i produttori firmatari otterranno le dimissioni di presidente, direttore e consiglio oppure usciranno in massa, anche se poi toccherà loro pagare ugualmente le quote per tre anni, dal Consorzio.
Per fare cosa, una semplice associazione di “amici del Sangiovese di Montalcino”, un club di amici del vero Brunello, o chissà che altro non si sa, quel che conta è prendere le distanze, spezzare il velo polveroso del silenzio, tirare un sasso nello stagno del conformismo, della giustificazione, della convenienza, e per dirla con Thomas Hardy fuggire via dalla pazza folla.
La scorsa settimana, in occasione del mio ahimé troppo veloce blitz a Montalcino ho fatto presente ad alcuni produttori con i quali avevo appuntamento e ad altri che ho casualmente incontrato questa evidenza. Alcuni di loro mi hanno dato ragione, hanno assicurato che faranno, si adopereranno, che presto ci saranno grandi cambiamenti, svolte. Tutte balle. Intanto luglio se ne va, arrivano agosto, il mare, le vacanze, per quelli che non resteranno a presidiare Montalcino sperando che i turisti, seppure consapevoli di Brunellopoli, tornino nel borgo collinare come ai tempi belli (quelli quando giornalisti e Magistrati e Guardia di finanza non rompevano i corbelli e si facevano gli affari loro, come i produttori si facevano ampiamente i propri…) e poi sarà il turno dell’attesa della vendemmia, della vendemmia, del post vendemmia, l’arrivo del Natale, ecc.
Troppe cose da fare, troppi impegni per occuparsi seriamente di Montalcino, del suo destino, del suo futuro.
Allora, da “talebano” quale sono, da provocatore che continua a credere nel Brunello forse più di tanti dei suoi teorici protagonisti, mi chiedo: ma si meritano davvero gli ilcinesi, così poco inclini a prendere in mano le redini della denominazione da sfiorare l’accusa di apatia, indifferenza o peggio ancora di “omertà”, un posto splendido (guardate le foto -opera mia – che illustrano questo post) come Montalcino?
Io comincio a dubitarne, a pensare che troppi non siano all’altezza della situazione, sufficientemente lucidi, coraggiosi e presenti a se stessi, che abbiano avuto un successo superiore ai loro effettivi meriti, che un po’ di crisi possa fare loro solo del bene e ricondurli con i piedi per terra.
E possa far capire loro che il gioco delle tre scimmiette, che praticano con tanta perizia, è solo l’anticamera verso un declino che è nella legge delle cose, che stanno determinando, con la loro clamorosa indifferenza…

53 pensieri su “Produttori di Montalcino: ma cosa diavolo aspettate a decidere il vostro destino?

  1. Una tale omerta’ non esiste piu’ neppure in Sicilia, assurdo! Evidentemente le tante cantine piccole e medie, che rappresentano il tessuto produttivo di Montalcino, devono parecchio del loro successo piu’ alle aziende direttamente interessate dal caso brunellopoli che alle proprie effettive capacita’ produttive. Altrimenti come spiegare tanta omerta’ (o e’ paura)?!

    • lo si spiega con il “sistema Montalcino”, che é poi é anche il “sistema Provincia di Siena” e “sistema Toscana”, quello denunciato da Raffaele Ascheri nei suoi libri La casta di Siena e Le mani sulla città. E non mi si rimproveri di fare un discorso politico, o di parlare da oppositore della multiforme sinistra eternamente al potere. Ascheri é un uomo di sinistra, non un “servo di Berlusconi”. E io non parlo a nome di nessuna forza politica di opposizione, visto che hanno anche loro il mio completo disprezzo…
      E poi il silenzio delle aziende ilcinesi lo si spiega con il manzoniano coraggio, che o lo si ha oppure… , con l’assenza di senso civico, con la poca cultura, con una rete di complicità-connivenze che porta anche i puri a difendere quelli che puri proprio non sono… che pena!

  2. Franco, non saro’ certo io a doverti spiegare che nel nostro paese, e ancor piu’ nelle terre di Toscana, non si apprezzano gli interventi “a dividere”. Cio’ che e’ gia’ diviso, per consuetudine (sarei per dire: per folclore) secolare, sta bene; ma cio’ e’ DA dividere, non si ama che venga diviso. Sempre “a unire”, facci caso. Anche le valentie politiche vengono calibrate moltissimo su questo piano di paragone: se si e’ capaci di unire o di dividere. Io credo di pensarla come te (e come Lenin, consentimi): meglio, molto meglio una divisione piuttosto che una impossibile coabitazione, tanto piu’ che quando l’incompatibile si trova a dover coabitare, c’e’ sempre una parte che ne soffoca un’altra. Politicamente (ma politicamente in senso molto lato, ossia come qualcosa che ha a che fare con la gestione degli umani nella loro dimensione collettiva e pubblica) la suddivisione e’ quindi cosa buona e giusta, e’ mandare segnali chiari e sinceri. Per questo stesso motivo, e’ ovvio che nel paese dell’anti-politica come il nostro la divisione sia assolutamente deprecabile: proprio perche’ contribuisce a una maturazione della dimensione politica di qualunque fenomeno, perche’ mette con le spalle contro il muro (o di qua o di la’, o con me o col mio avversario, poche fumisterie restano possibili), perche’ costringe a una presa di responsabilita’.
    Quello che tu (a mio avviso molto giustamente e molto a proposito) citi come il sistema Siena, e’ la quintessenza dell’unione degli incompatibili, della coincidentia oppositorum.

    Un’ultima cosa, una richiesta di chiarimento: visto che sia nei tuoi pezzi sia in quelli citati di Luciano Pignataro e di altri siti compare la menzione (fra i vini sequestrati) del “Chianti Classico DOCG” e poi piu’ sotto del “Chianti DOCG”, non si riesce a capire se il Chianti Classico e’ coinvolto in questa storia oppure no. Non si capirebbe bene come, se lo fosse, se non altro perche’ svariate decine di chilometri separano i confini dei rispettivi ambiti di produzione. Pero’ mi piacerebbe sapere come stanno le cose.

  3. Questo atteggiamento furbesco, accomodante, evasivo, omertoso, che trova negli ambienti ilcinesi una tristemente ampia espressione, non è forse lo specchio di un sistema ampiamente collaudato dai nostri governanti? Mi sembra che i giornalisti, i magistrati, la guardia di finanza, diventino sempre un problema quando vanno a indagare nel torbido, chiunque questo torbido riguardi. E come i politici indagati che si sono dimessi non arrivano a riempire le dita di una mano, così chi occupa una carica in un consorzio persegue lo stesso, deprecabile, comportamento.

    • Roberto, cosa vuoi dire, che se a Montalcino hanno TAROCCATO ripetutamente e allegramente, se ora il corpus dei produttori tace, acconsente, giustifica, minimizza, fa finta di niente, é colpa del solito Cavaliere?
      Suvvia, di Cavalieri “grandi vecchi” della deriva del Brunello ne conosciamo altri…

    • Andrea, ma quel “Cavaliere” brunellesco, con pochi capelli ma non totalmente pelato, é molto meno torbido di tanti che invece vincerebbero senza avversari in un fantomatico campionato del gioco delle tre scimmiette… Lui ha sempre detto chiaramente come la pensasse. Altri, ai quali un bella coppola in testa non stonerebbe, hanno sempre fatto e preferiscono fare i pesci in barile… Vedremo quanti produttori di Sangiovese di Montalcino (il nome con cui penso che chiamerò d’ora in poi i pochi vini di Montalcino di cui continuerò ad occuparmi) interverranno per dire la loro qui: scommettiamo una bottiglia, possibilmente non taroccata, che li conteremo sulle dita di una mano? Eppure queste cose che scrivo, da Don Chisciotte, le leggono, eccome se le leggono in terra ilcinese…

  4. La mia era una battuta, magari anche stupidotta, però riconosco l’onore delle armi al Cavaliere Brunellesco perchè ha le sue idee e convinzioni (che non mi garbano) però va anche detto che ha sempre messo la faccia e detto chiaramente come la pensa, anche sul “Sangiovese che non lo entusiasma”.
    Chi ha fatto vino onestamente e nel rispetto delle norme invece dovrebbe essere il primo ad incazzarsi di questa situazione, però si è visto in questi mesi il silenzio che succede.
    I nomi delle aziende indagate sono grossi e potenti.
    Hanno fatto da traino con il loro modo di far vino e i loro riconoscimenti internazionali anche alle aziende sane e meno conosciute….. temo sia questo il motivo di tanto silenzio.
    Una sorta di riconoscimento per i soldi caduti nel territorio, se il loro vino non era in regola sotto questa ottica è solo un dettaglio.

    • caro Andrea, sono “grossi e potenti” e prestigiosi in alcuni casi, i nomi delle aziende non coinvolte, o uscite pulite dalle indagini, che, inspiegabilmente tacciono. Vogliamo farli questi nomi e chiedere perché Biondi Santi, Col d’Orcia, Il Poggione, Altesino, Camigliano, per citare solo le prime che mi vengono in mente, oppure Lisini o Castiglione del Bosco, stiano zitte? Tacciono perché acconsentono, perché fa troppo caldo per parlare, perché preferiscono agire in silenzio? Suvvia!!! E la cosa preoccupante, molto più preoccupante, é che tacciano anche i tanti piccoli, bravi, capaci, amici del Sangiovese, come qualcuno di loro dichiara apertamente di essere in un sito la cui creazione hanno evitato di comunicare, aziende che dovrebbero prendere nettamente le distanze da questo paludosa situazione… Perché tacciono, per codardia, paura, viltà, conformismo, perché hanno anche loro qualche scheletrino nell’armadio e qualche segreto inconfessabile?
      Intanto le potenti aziende inquisite possono contare, a fronte degli attacchi di questo piccolo blog e di altri che altrettanto faranno in giro per il mondo, sulla comprensione di qualche giornalista di antico corso amico, che non ha problemi a dire, come ha fatto Andrea Gabbrielli, qui,
      http://www.acquabuona.it/2009/07/a-proposito-del-brunello-riflessioni-al-termine-delle-indagini/ che “Quanto è successo a Montalcino è anche il risultato di vecchie ruggini mai sopite tra le aziende, conflitti mai risolti tra grandi e piccoli, invidie e sospetti tra vecchi e nuovi, senza poi tacere le difficoltà commerciali dei tanti, soprattutto piccoli, ma non solo, che negli ultimi anni hanno avuto sempre maggiori difficoltà a vendere”. Tra un po’ avranno la spudoratezza di sostenere che li abbiamo taroccati io, i magistrati e qualche produttore “spia” certi vini… Che pena, che vergogna!

  5. Senza nulla togliere alla discussione interessante che si è sviluppata, penso che la chiave sia nel primo intervento: mi risulta che sebbene le aziende coinvolte siano appena cinque, in realtà rappresentino da sole più della metà della produzione docg.

    • Luciano, leggi l’articolo, linkato sopra, di Andrea Gabbrielli, che scrive anche “Una cosa è certa, quel Brunello “taroccato” piaceva e pure molto, e ha dato a tutti la possibilità di crescere e di sviluppare il territorio. Possibile che questo non voglia dire nulla? Oppure si pensa che gli stranieri siano tutti degli stupidi o incapaci?”.
      Voglio continuare a credere che sia un altro Andrea, non il Gabbrielli che noi tutti conosciamo da tanto, di cui siamo stati amici, come lo siamo stati della sua carissima, indimenticabile moglie Francesca, che ci ha lasciato troppo presto, la persona che scrive queste cose. Su Acquabuona, ma soprattutto su quel Corriere Vinicolo, organo dell’Unione Italiana Vini, di cui sono stato collaboratore, apprezzato e valorizzato, per quindici anni, e che ora mi sembra ridotto ad house organ degli interessi delle più potenti case vinicole italiane. Un giornale dove non posso più scrivere, dallo scorso anno, e dove francamente mi troverei come un pesce fuor d’acqua…

  6. a montalcino, fino a qualche mese fa, erano tutti sullo stesso carro… Ovvio che erano trainati dai grandi nomi e dalle grandi esportazioni in tutto il mondo… Altresì ovvio che i grandi erano trainati a loro volta dalle piccole realtà eccellenti e non…Tutto a formare una bellissima piramide di allure, numeri, nomi altisonanti e piccole chicche… Piramide che poggia inesorabilmente su questo carro che ora non si vuole fermare, ricostruire e magari rifondare… insomma: perchè i “puristi” dovrebbero rinunciare ai “cavalli dopati” che fin’ora hanno trascinato il carro a vittoria certa sostituendoli con cavalli di “razza pura” che come tali sono deboli e delicatissimi?? Poi, caro franco, ricordiamoci che siamo in italia e non in norvegia e che quì da noi è quasi sempre meglio tacere che parlare e fare outing (da craxi in avanti ci hanno abituato così)..
    Se fossi un produttore di brunello penso che sarei uno di quelli che, quando parli tu, annuisce con la testa e che poi dopo pero’ rimarrei ben “aggrappato” a quel carro… Per dire: con la testa e con il cuore sono con Franco ma con il conto in banca sono con i famosi “cavalli dopati”..
    Bisogna essere troppo forti per essere veri e con il rischio di rimetterci anche “la strada per tornare a casa” (come diciamo noi langhetti)
    Meglio essere una vomitevole via di mezzo…
    Politica, chiesa, vita, sport e chessò io insegnano….sic sic!!
    Franco non mollare!!

  7. Qualcuno ebbe a dire che il Brunello può, anzi, deve essere un vino popolare. Così come lo hanno fatto in milioni di bottiglie le aziende indagate è stato venduto e apprezzato nel mondo e di questo successo tutta Montalcino ne ha beneficiato. Si sono avuti i soldi per il Consorzio, per le manifestazioni, per i media; campi di sassi sono diventati miniere d’oro, fianchi scoscesi di collina vigneti pregiati, esibiti agli sciami di investitori che, con le tasche rigonfie e la testa piena di sogni, sono arrivati a Montalcino con lo spirito dei pionieri del Klondike. E poi ci domandiamo da dove viene il silenzio? Tutti temono che se cadono i grandi cadranno tutti.
    Noi immaginiamo che i tanti piccoli si uniscano e facciano muro: è romanticismo puro, tanto più che non siamo nel Chianti Classico dove ci sono una cultura diffusa del territorio e della produzione completamente diverse, anche se vulnerabili pure lì. Qui siamo a Montalcino, dove in troppi sono venuti solo a far soldi, o col vino o con il turismo. Sono tutti terrorizzati: il silenzio, il profilo basso serve in nome del famoso detto di Eduardo “ha da passà la nottata”.
    La logica dei grandi numeri, la visione della conquista di un mercato globale con un vino che abbia la suggestione del nome e le fattezze di un oggetto di consumo generico e spendibile ovunque sono potentissime. Per piacere a tutti bisogna andare con tutti, bisogna vendersi. Chi ha usato solo il Sangiovese e si è conquistato la sua fetta di sopravvivenza andrà avanti a farlo giocando il suo nome: tutti gli altri, come un gregge impaurito, parlano nel segreto delle loro case ma hanno troppo da perdere – credono – se escono allo scoperto. Tutti i produttori sanno dove starebbe il senso del fare un Brunello vero, ma creare divisioni in campo aperto viene evidentemente considerata una strategia perdente.
    Resta a noi , a questo punto non so se dire puristi o illusi, decidere se fare a valle una battaglia che a monte nessuno vuole combattere.

    • grazie Patrizia, enotecara bravissima e vice presidente di quella grande associazione di Enoteche che é Vinarius, per questo commento come sempre lucido. Per farmi sentire un po’ meno solo, purista, illuso, “talibano”, Don Chisciotte, nel credere che questa battaglia, a monte oppure a valle, insieme ai produttori di Montalcino, oppure a prescindere da loro, per amore di Montalcino e del suo magico terroir, vada comunque fatta. Perché sono le battaglie che si sanno difficili, improbabili, forse già perse in partenza, che valgono la pena di essere combattute. A testa alta e senza vergogna

  8. No Franco,
    mi riferisco ad un male comune, tipicamente italiano, non ilcinese. E quello che più mi dà fastidio è che viene in qualche modo protetto, garantito, addirittura alimentato, i condoni ne sono un ottimo esempio, in questo caso possiamo parlare di patteggiamenti, ma la sostanza è la stessa.

  9. Nessuno a Montalcino parlerà male di Banfi.
    Neanche i produttori più tradizionali.
    Sapete perchè? Perchè ha trainato il Brunello tutto oltreoceano e ha permesso al contadino di diventare Paperone anche con pochi filari.
    Montalcino è una punta di diamante del sistema Siena.
    Ho letto quanto scritto da Andrea Gabbrielli.
    La questione è molto più semplice e non riducibile a invidie fra piccoli e grossi produttori.
    E’ stato violato il disciplinare di produzione non calato dall’alto o dalla divina provvidenza, ma creato dai produttori, punto.
    Se agli americani piaceva il vino con merlot e cabernet dentro, almeno che non lo chiamassero Brunello, ma IGT Toscana, dove rientra la massa dei superuscan.
    Vi è stata una palese violazione di legge a sentire la Procura di Siena, difficile dimostrare adesso che Cristo è morto di freddo.

  10. certo Ziliani – a proposito ieri non ha risposto al mio commento nel quale mi chiedevo se ci fosse da chercher la femme per spiegare la sua improvvisa folgorazione sulla via di Trinoro… come mai? – lei deve essere proprio un bel tipo e stare sulle scatole a molta gente se si é “meritato” il titolo di “talibano” e di fanatico del Brunello dal suo collega Gabbrielli… Sicuro che anche lei non abbia qualche scheletro nell’armadio e qualche segreto inconfessabile e che a Montalcino di questo segreto non siano a conoscenza?

  11. Pingback: A quixotic appeal to Brunello producers must not go unheard « Do Bianchi

  12. Quelli che si dovrebbero vergognare, sono ben altri, sono quelli che come dice bene Pagliantini, vogliono farci credere,che Cristo sia morto per il di freddo,
    quando era “Lui” il padrone della legna.

  13. Ho letto con interesse tutto il dibattito. Ho vista confermata l’idea che la forza del Brunello sia nell’unità (nella grande diversità) dei suoi Produttori. Per questo sono fermissimamente convinto che sia improcrastinabile ed utilissima la modifica del disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino.
    Anzichè perdersi in reciproci apprezzamenti, in positivo come in negativo, sarebbe sicuramente molto più utile, fruttuoso e costruttivo dialogare anche ferocemente sul come modificare questo disciplinare ormai vetusto: quali uve ammettere e quali non ammettere, in quali percentuali, etc etc etc.
    Sarebbe utile discutere anche se approntare o meno una zonazione aggiornata ed accurata di quel territorio (leggetevi su wine surf la bella intervista di Carlo Macchi a Zanella sulla Franciacorta) con l’auspicabile relativa suddivisione qualitativa dei terreni.
    Si dovrebbe poi parlare del Consorzio, degli organismi di controllo, dei conflitti di interesse, di un mare di altre cose. Tutte cose che ci siamo già detti, ma è utile tornarne a parlare perchè la situazione in quel comprensorio è molto grave e dire, e fare, come se niente nel frattempo sia accaduto è come mettere la testa sotto la sabbia, come fanno gli struzzi.

    Ciao

    • Vignadelmar, “vetusto” non é quel disciplinare che tu trovi superato e di cui chiedi, come altri personaggi a te cari, la modifica con l’introduzione di “altre uve”. Vetusta, vecchia, polverosa e assurda (ben 4 aggettivi) é l’idea che questo disciplinare debba essere modificato… Fatelo questo cambiamento, aprite ufficialmente (ufficiosamente c’é chi l’ha già fatto nel segreto dei vigneti e delle cantine e poi magari ha avuto qualche problemino…) ai cosiddetti “vitigni migliorativi” (ma de che?) e Montalcino diventerà un villaggio toscano come tanti ed i suoi vini perderanno la magia e la leggenda, forse superiore agli effettivi meriti della maggioranza, che hanno…

  14. …immagino Montalcino fra qualche anno…”un paesino”toscano con il suo buon vino fatto in modo semplice…forse rispunterà qualche vitigno di malvasia ed altri vitigni bianchi (come tanti secoli fa’)…sicuramente il filone d’oro”sarà esaurito (e con loro ”i terribili pionieri”) ma ne rispunterà uno più vero e duraturo ..:quello ”dell’essere di Montalcino”…

  15. Pingback: Cosa ne sarà del Brunello di Montalcino? | Enoiche Illusioni

  16. @ Patrizia
    il suo commento è lucido e bellissimo.
    Quel qualcuno che ebbe a dire che “bisogna rendere il Brunello accessibile e popolare” forse si è solo dimenticato del fatto che produrre milioni di bottiglie e impiantare vigne in posti balordi, non ha fatto si che il Bruello si vendesse a prezzi popolari e accessibili.
    Si è aumentata la produzione vendendolo ai soliti prezzi.
    Poi ha toccato il Chianti Classico “dove ci sono una cultura diffusa del territorio e della produzione completamente diverse”.
    Ma devo deluderla, perchè standoci ho visto di come sia diventato un luogo di conquista e di speculazione.
    Quando i supertuscan tiravano di brutto e i prezzi da cantina facevano sognare, tanti investitori e capitani di ventura si sono buttati nel territorio e si è visto di tutto e di più.
    Anche qui il Sangiovese era superato e fiorivano vigne rosse d’autunno che dovevano essere Sangiovese, tranne poi cercare di riconvertire il tutto quando la moda è girata.
    E sono arrivati signori con valigie di denaro contante pronti a rilevare piccole o grandi aziende,per sfruttare il momento d’oro.

    @ Vignadelmar
    dovevano pensarci prima a cambiare il disciplinare, adesso sà di toppa dell’ultima ora.
    Prima, si appuri se ci sono vigne non a norma e le espiantino.
    Poi possono ripartire da zero e decire il da farsi tenendo conto che ad ogni passo ne va della credibilità di un prodotto importantissimo.
    Io fossi in loro sarei fedele al Sangiovese.

  17. Ho appena letto il post in cui Andrea Gabbrieli, parla di “talebani” e se non fosse il responsabile di uno dei migliori siti, L’Acquabona, che ho seguito fin dalla nascita,, giurerei che l’autore fosse pagato (con o senza soldi) per far da portavoce(*) agli incriminati-ma-non-giudicati taroccantes.

    Mi fá un po´peso spezzare qualche lancia a favore di Franco Ziliani: un po´perché non ne ha bisogno, ed un po´perché paga il fio del suo essere interista, e quindi gli sta bene che gli diano addosso da (quasi) tutte le parti, ma tre-quattro cosine bisogna metterle a punto.

    (1) Se tutti rubano e rubare paga,(“agli stranieri etc et…”) il furto rimane sempre un reato. Anche se si rubasse a fin di bene.
    Per lo meno fino a che non viene cambiata la legge.

    (2) Vero: sospendiamo magari anche il diritto di opinione in attesa del terzo grado di giudizio e del passato in giudicato. Ma perché deve essere solo il consumatore a esercitare cautela e non anche chi é incriminato ?
    Visti i tempi dei processi civili, chi difende il consumatore dall’ “eventualitá che” ?

    (3) Nessuno disconosce i meriti passati di nessuno: ma teniamo ben separati gratitudine storica e rispetto della legge. Oppure che i meriti passati debbano essere un salvacondotto per lacchezzi varii ?

    (*) Scommetto che Andrea Gabbrieli si risente e affermerá fiero: “Io non sono pagato da nessuno”.
    Ma allora perché gli incriminati non insorgono e dichiarano a voce piena “Noi non abbiamo taroccato ?”.

    Ma, si dirá, perché attendono l’esito del processo…. E che glielo deve dire un giudice se hanno taroccato o no ? che non lo sanno da soli ? Gabbrieli: qui stiamo parlando del fior fiore della produzione italiana. Gente che porta in alto il nome dell’Italia, che ha contatti in tutto il mondo e che paga fior di stipendio ad
    impiegati alle pubbliche relazioni. Ma ti rendi conto: un Antinori, un Frescobaldi, che deve stare come uno scolaretto in attesa del terzo grado di giudizio ? E se poi vengono assolti ? per insufficienza di prove ? perché il fatto non costituisce reato ? per prescrizione ?

    Ma non fa nessuna differenza ! E´questo quello che sta cercando di dire Ziliani da una vita: noblesse oblige. Una cosa é uscire puliti da Brunellopoli, una cosa é uscirne lavati. Il processo lava – e forse lava anche via dalla memoria collettiva – spero non sia questo il fattore su cui contino gli incriminati. La pulizia
    si ottiene solo dichiarando spontaneamente come stanno le cose. Il processo fornirá agli incriminati solo o una pirandelliana patente di taroccatori o una, peggiore, di taroccatori assolti. Il Brunello era la moglie di Cesare: questo molti produttori non lo hanno ancora capito.

    Morale: in mancanza di voci dei diretti interessati (guardati l’elenco delle aziende che hanno aderito alla sangiovese-list in questo sito – e piangi), in assenza di voci responsabili che dicano pane al pane e vino al vino (acc!) ti toccherá, caro Gabbrieli, accettare scassaballe di talebani come Franco Ziliani che non solo non é pagato per il suo “studium”, ma, ironia massima, riesce a causa dello stesso anche a perdere qualche collaborazione…….

    • Carlo, una sola precisazione al tuo intervento: Andrea Gabbrielli, già redattore del Gambero rosso e oggi firma di punta del Corriere Vinicolo organo dell’Unione Italiana Vini (nonché collaboratore di numerose altre testate) non é, come dici, “responsabile” dell’Acquabuona. Ne é solo collaboratore, ça va sans dire autorevole.

  18. Sono perfettamente d’accordo con lei sig.Ziliani,se cambiassero il disciplinare il Brunello di Montalcino perderebbe quella magia e quell’alone “metafisico” che ,ad esempio,il grande dott.Franco Biondi Santi ha saputo donare ai suoi vini e alle sue riserve.Spero proprio che i produttori comprendano l’importanza della conservazione e della difesa dell’identità di un territorio.Io amo il Brunello e almeno una volta al mese parto dalla Puglia per trascorrere un weekend in quel bellissimo borgo che ne ha dato i natali.Sarei il primo a non mettervi più piede se le cose cambiassero…

  19. @ Franco:
    se posso permettermi vorrei farti una domanda da enologo ad enologo:
    secondo te quanti sono gli “ettari vitati” in proporzione all’ettarato totale in grado di produrre brunelli degni di essere chiamati tali?
    Vorrei provare veramente a capire se la colpa di tutto questo “taglia-taglia” sia da attribuire all’espansione spasmodica delle vigne a montalcino in luoghi e posizioni dove un’uva difficile e delicata come il sangiovese non riesce a dare il massimo (o addirittura la decenza) e quindi necessita dei famosi “vigneti migliorativi” per portarlo ad un livello di “presunta qualità”… Oppure, la colpa, sia da attribuire al gusto modificato e plasmato dalle super-guide super-tuscan super-tutto??
    Come in molti casi la verità sta nel mezzo..chiaro..
    Ma quanto ha inciso e quanto inciderà il fattore vigna?

    P.S: per comodità mi son permesso di darti del tu… non certo per mancanza di rispetto.

    • Luca nessuna domanda “da enologo ad enologo”, perché a differenza dal mio illustre omonimo, “inventore” della Franciacorta, non solo enologo. Quanto alla tua domanda, credo che solo una metà (e già abbondo) dell’attuale ettaraggio previsto dalla Docg del noto borgo toscano sia veramente “in grado di produrre Brunello degni di essere chiamati tali”. Quanto alle colpe, mi taccio, altrimenti mi danno – ma poi dicono che non si riferivano a me (!) del “talibano” e del khomeinista del vino…

  20. Il punto fondamentale della questione sta nel ruolo dei Consorzi. Anche, ma non solo, questo scandalo ha confermato in pieno quello che da anni vado dicendo, attirandomi poche simpatie per usare un eufemismo, ovvero che i Consorzi non sono i luoghi adatti per la gestione dei controlli. La legge 164 aveva affidato ai Consorzi piu’ rappresentativi i controlli “erga omnes”, ovvero su tutti i produttori, soci o non soci, in luogo delle autorita’ competenti, terze per definizione (anche se, come avviene da noi, hanno anche esse continuato a svolgere le stesse funzioni, risultando in un duplicato).
    Tutto questo ha scatenato una corsa al potere all’interno del mondo produttivo, per ricoprire poltrone che erano state create con uno scopo diverso, con regole diverse e per nulla adatte ai nuovi importanti, e potenti incarichi.
    Chi controlla il controllore? Per assurdo, ma veramente assurdo, si e’ sostenuto che: chi meglio puo’ controllare il produttore che i produttori stessi? Ma dove? Come? Solo da noi si puo’ veramente far passare per zuppa il pan bagnato. E’ ovvio, lo e’ stato sempre per me e pochi altri, che i produttori sono le ultime persone adatte a controllarsi. I controlli devono essere fatti da enti terzi, che siano di Stato, come e’ successo finora con risultati non sempre encomiabili per efficenza e razionalita’, oppure di tipo privato come avviene con le societa’ di controllo del biologico o quelle che accreditano gli ISO.
    E’ urgente ridare ai Consorzi la forma per la quale erano stati creati, ovvero i compiti di: creazione delle norme (e’ giusto che siano i produttori a darsi le regole per produrre i vini) e promozione del marchio. Punto, basta e avanza e ce n’e’ fin troppo per la maggior parte dei consorzi e per le tante, troppe DOC italiane.
    A questo punto, Franco Ziliani, tutto il pallone si sgonfierebbe, i consorzi riprenderebbero ad avere quella sembianza da club di gentiluomini di campagna che piu’ gli si addice, e tornerebbe il sereno, non solo a Montalcino. Le poltroncine sarebbero piu’ leggere, piu’ adatte per una chiaccherata tra soci, magari seguita da una merenda, che per il controllo “manu militari” del territorio.

    • concordo Paglia, ma c’é un problema. Se ora, obbligati dalla CEE, si decidono ad affidare i controlli all’esterno e quell’ente, Valore Italia, che in molti casi, ma non tutti, avrà questo compito, bisognerebbe che il personale di questo nuovo Ente (stavo per scrivere carrozzone) non sia costituito da ex funzionari dei Consorzi. Altrimenti, ad esempio nel caso del vino di Montalcino, potrebbe verificarsi qualcosa di poco piacevole, che a controllare il Brunello siano personaggi che, sempre secondo le indagini,non avrebbero fatto bene i controlli quando erano impegnati come funzionari del Consorzio. Un “bel”, tipico guazzabuglio italiano, non trova?

  21. Si, si, meglio che tutto rimanga così, fatalmente immobile. Meglio non affrontare i problemi, meglio far finta che non esistano e bearsi nel sentirsi dire e dire noi agli altri quanto siamo bravi.
    Poi ci rincontreremo e ricorderemo, mitizzandoli, i fantastici anni delle battaglie “vinte” su quel grande vino che era il Brunello e su quel fantastico territorio che era Montalcino.
    Scusami Franco, ma proprio non riesco a mandar giù questa idea che tutto debba rimanere com’è.
    L’ho detto e l’ho ridetto: chi ha sbagliato e frodato la legge deve pagare.
    Il mio è un invito a programmare ed organizzare il futuro su nuove basi condivise. Basi che possano tener conto ed includere le differenti istanze, e perchè no, le differenti necessità dei diversi operatori economici che compongono il comprensorio ilcinese.

    Ciao

    • differenti istanze?? Un par de ciufoli! Se il Sangiovese in purezza va loro stretto, se l’hanno piantato in posti infami dove non matura, che si facciano i loro Super Tuscan, oppure un bel Sant’Antimo Doc e che non rompano i corbelli all’universo mondo pretendendo di piegare il Brunello, che é sinonimo di Sangiovese di Montalcino, ai loro interessi di bottega e di bottegai, di lusso in alcuni casi, ma sempre bottegai!
      Mi stupisce, intelligente e persona di mondo come sei, che tu non voglia capire questa evidenza

  22. Mentre noi ci accapigliamo sul sangiovese, in Langa c’è chi in questi giorni ha venduto centinaia di ettolitri di Barbaresco a euro 2.50 al litro. Adranno ad un imbottigliatore che lo porterà all’estero (forse) per neanche 4.00 euro a bottiglia. Il fortunato venditore adesso gode dell’invidia di quelli che hanno cisterne di Barolo invenduto.
    Venghino signori, venghino: il disastro è servito.

    • ben detto Patrizia, e io so anche chi sia questo personaggio che ha svenduto il suo Barbaresco. Questa volta ha cambiato imbottigliatore cui fornire il suo vino, ma il sistema é sempre lo stesso…

  23. Concordo con GianPaolo, il Consorzio deve tutelare il prodotto, il territorio, il marchio e pruomuoverli. Ce n’è d’avanzo, le verifiche le facciano i NAS od il laboratorio della Forestale, le camere di commercio pensino invece al registro delle imprese che sono già ben pagate. Non abbiamo bisogno di enti esterni, facilmente pilotabili da chi ha poteri…

    P.S. Mancano poche ore all’introduzione della riforma, ma chi se lo ricorda più?

    • non se ricorda più nessuno, tanto che fanno le corse per cercare di presentare in tempo utile, con un colpo di reni finale, proposte di modifica dei disciplinari, dal Vino Nobile di Montepulciano (ne parleremo presto) al Barbera d’Asti Docg.
      Segnalo anche che il collega Andrea Gabbrielli ci teneva così tanto a diffondere (pardon, far conoscere, si tratta di un articolo, non di un comunicato stampa…) il suo punto di vista sugli ultimi sviluppi del caso Brunellopoli che non l’ha inviato solo al sito Acquabuona, ma anche ad un altro sito Internet, con sede in Montalcino: http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=16811&dc=15&bn=1
      Perdiana quanta sollecitudine nel mettere all’indice i “talibani” dell’informazione sul vino!

  24. Per il rispetto della verità dei fatti,
    per il diritto alla corretta informazione dei frequentatori di questo blog,
    per la tutela della nostra personale onorabilità,
    precisiamo quanto segue :

    – Sin dagli esordi dell’inchiesta giudiziaria che ha interessato alcune aziende montalcinesi, ci siamo impegnati con forza e determinazione in una azione di proposta e di stimolo per la difesa ed il rilancio del nome e della qualità dei vini di Montalcino.
    – Il nostro operare, spesso misconosciuto, si è sviluppato, per molti mesi, attraverso la formulazione di proposte e appelli scritti, indirizzati a tutti i Soci e ed agli organi di governo del Consorzio, non meno che attraverso interventi critici e/o propositivi, in tutte le assemblee consortili.
    – Con un forte e motivato appello (Appello 5 NO) a respingere tutte le ipotesi di modifica dei disciplinari di Brunello e Rosso di Montalcino, a fianco di un nutrito gruppo di produttori impegnatisi in una ammirevole raccolta di firme, abbiamo contribuito, in modo significativo, al mantenimento dell’attuale assetto normativo relativo all’impiego del Sangiovese in purezza.
    – Non paghi di questo importantissimo risultato, abbiamo pensato di “rilanciare”, proponendo una iniziativa atta a testimoniare la nostra fiducia incondizionata nelle grandi potenzialità del vitigno.
    Questa iniziativa denominata “SPA Sangiovese Per Amico” configura un impegno personale ed aziendale a rispettare una serie di regole autoimposte che riteniamo utili al conseguimento della migliore espressività del vitigno in simbiosi col territorio.
    E’ parte integrante dell’iniziativa un piano di indagine analitica sulle nostre uve e i nostri vini, avviato nel 2008 e della durata di 6 anni, per la garanzia della loro conformità quanto ad origine e purezza.
    – Nel Marzo 2009, abbiamo messo a disposizione di tutti la nostra iniziativa (risultati analitici compresi), lanciando in rete il sito http://www.sangioveseperamico.com
    – In occasione del Vinitaly 2009, ne abbiamo ufficialmente presentato il logo e spiegato i contenuti a colleghi produttori, clienti, operatori e comunicatori che si sono avvicinati al nostro stand comunitario.
    – Da allora non si è mai persa occasione per continuare nell’opera di divulgazione invitando, chiunque fosse interessato al nostro operare, a dialogare con noi e venire a visitare le nostre vigne e le nostre cantine dove non si trovano scheletri né armadi per occultarli.
    – Ci siamo sempre impegnati a viso aperto, investendo notevoli risorse fisiche, mentali ed economiche, per la difesa e per la valorizzazione del Sangiovese di Montalcino.
    – Continueremo a farlo, con spirito di costruttiva apertura verso gli amici produttori che in questo obiettivo si riconoscono, incuranti di qualsiasi tentativo (più o meno maldestro) di intimidazione o delegittimazione, da qualunque parte provenga.

    Francesco Leanza – PODERE SALICUTTI
    Jan Hendrik Erbach – PIAN DELL’ORINO

    • BRAVO Jan e BRAVO Francesco. Ci volevano personaggi liberi ed indipendenti come voi (non casualmente non nativi di Montalcino, ma giunti a Montalcino per scelta di vita e per amore) per dire finalmente le cose come stanno e levare alta una voce di dignità e d’orgoglio che spezza, una volta per tutte, questo fragoroso silenzio, che vorrei tanto definire “degli innocenti”! Bravi perché non solo producete Brunello di Montalcino che onorano Montalcino ed il suo Sangiovese, ma perché avete spezzato una cortina di omertà, paura e conformismo intollerabile. Una forte stretta di mano!
      N.B. Chiedo a tutti i produttori di Montalcino di buona volontà e forte impegno civico di seguire l’esempio di Erbach e Leanza e di sottoscrivere questa uscita, nitida e orgogliosa, dei loro colleghi, per una rivolta degli onesti che non é mai troppo tardi per innescare: forza e coraggio! Considerate questo blog “talibano” a vostra disposizione

  25. Ho letto con attenzione quello che lei e altri siti state pubblicando, e avrei due modeste osservazioni da fare. Prima, con il massimo rispetto per il signore di Vignademar i produttori di Montalcino hanno votato nove volte negli ultimi cinque anni sui tagli nel Brunello, e li hanno sempre rigettati con maggioranze di oltre il 90%. Per favore, mi sarei annoiato, possiamo evitare una decima votazione? Secondo, all’Università mi hanno insegnato che lo Stato è l’unico che ha il diritto di infliggere pene ai colpevoli, sono (purtroppo) passati tanti anni ma credo che le cose stiano sempre così; e allora perchè io dovrei essere colluso o mafioso a meno che non esterni condanna verso colleghi che fanno qualcosa che io non approvo? Io mi batto per il territorio e per un Brunello fatto di di puro sangiovese, e ciò che ho fatto da tanti anni sta lì a dimostrarlo, ma mi batto PER qualcosa, non CONTRO qualcuno. Stefano Cinelli Colombini

    • Cinelli Colombini, la facevo più sveglio e pronto a cogliere le sfumature dei discorsi fatti.
      Qui non si chiede ai produttori di Montalcino di condannare i loro colleghi sotto inchiesta – quello provvederà a farlo, se lo riterrà opportuno, la Magistratura. Si chiede invece, e dire che scrivo in buon italiano, non nella lingua del Burundi, o in swahili, che i produttori di Montalcino di fronte all’accaduto, alle motivazioni dell’avviso di garanzia inviato al direttore del Consorzio del Brunello, non della Pro Loco o della bocciofila ilcinese, si armino di coraggio e chiedano, anzi pre-ten-da-no le dimissioni del direttore stesso e del Consiglio di Amministrazione del Consorzio, che a mio avviso non possono più restare al loro posto come se nulla fosse. Questo il mio punto di vista, mi viene da pensare che per vari motivi (provi anche lei ad immaginare quali) quel direttore sia inamovibile e che non abbiate il coraggio di sostituirlo…
      Non confonda le carte in tavola: non vi si chiede, a voi produttori ilcinesi, di fare i “talibani” (a quello penso già io) ma un gesto, appena appena coraggioso, a tutela dell’interesse collettivo, della credibilità, del buon nome, di un’immagine più pulita di Montalcino e dei suoi vini.
      Questo non é battersi contro qualcuno, egregio Signor Cinelli Colombini, ma per qualcosa di valido, di positivo, a tutela del vostro lavoro, della vostra storia, della possibilità di avere, ancora, un futuro.
      P.S. aggiornamenti dalla stampa internazionale
      Il caso Montalcino tiene banco anche sul Web: ne scrive Decanter nella sua edizione on line http://www.decanter.com/news/287240.html
      ma in maniera tanto “stravagante” da provocare questa precisazione, indignata e sorpresa, di Jeremy Parzen su Do Bianchi:
      http://dobianchi.wordpress.com/2009/07/31/decanter-exonerates-montalcino-freudian-slip-or-baciamo-le-mani/#comment-3760

  26. se continuano così, non affossano solo il Brunello di Montalcino,
    ma contribuiscono, anche negativamente al turismo di Montalcino.

  27. Anche noi ci battiamo per qualcosa: vorremo continuare a bere il Brunello, quello vero e pagarlo il giusto. Chiediamo troppo?
    Se invece alcuni produttori vogliono smettere di fare il Brunello e fare al suo posto il Brodello, va benissimo, basta che lo dicano e che lo prezzino ad 8€.
    I consumatori si attrezzeranno di conseguenza.
    Sig. Cinelli Colombini lei lo comprerebbe un maglione di cachemire dichiarato in etichetta, ma fatto con lana australiana, pagandolo al prezzo del cachemire?
    Non credo…

  28. Ma perchè non fa presa su quella che è LA MAGGIORANZA DEI PRODUTTORI la voglia di comunicare al mondo la vera identità di MOntalcino?? Non è questione di perdere dei soldi: qui si tratta di difenderli!!!! E secondo me dato che la assoluta maggioranza dei produttori di Montalcino ha le mani pulite l’unico modo di fare gli interessi del Brunello è uscire allo scoperto con affermazioni chiare, proprio A FAVORE DEL SANGIOVESE, giusto per dirlo con le parole di Colombini.
    Sempre nella vita bisogna fare cose costruttive: ecco perché non mi spiego come mai non venga esercitato l’enorme potere che sta nelle mani e nello spirito della maggioranza dei produttori!!! Ma perché restano in ostaggio di un sistema che è sconfitto: non è pubblicità negativa allontanare chi ha responsabilità, né d’altro canto si deve sparare addosso ai colleghi che hanno fatto scelte sanzionabili: si tratta invece semplicemente di unirsi nel fare le cose giuste, vantarle, e farlo bene, e forte, e in modo visibile.
    Non c’è niente da temere, se non la propria paura.

    • certo che tanti commenti e finalmente qualcuno anche di qualche produttore, a fine luglio, non era facile pensare che ci sarebbero stati. Segno che il tema Montalcino e Brunellopoli avvince, interessa, appassiona. Tutti “talibani” come me quelli che intervengono, argomentano, si inca….o qui, e dicono la loro e dimostrano un amore forte per il Brunello?

  29. Sara’ anche che si voglia “tornare” al Brunello… Ma quale? Quello delle 2 o 3 centomila bottiglie? Quello della “citta’ di Montalcino”? O quello del comune di Montalcino (che finisce in riva all’Orcia, davanti a Monteantico, per parlare di una sola direzione)?
    Brunello in primis non era un vino, ma un vitigno o dei vitigni. Perche’ il vino omonimo non si faceva “col Sangiovese”, che non e’ un vitigno bensi’ una famiglia estremamente polimorfica di vitigni, ma col Brunello appunto, ossia con un ben determinato clone (anche se probabilmente non nel senso tecnico) di una sottofamiglia (il grosso) della grande famiglia dei sangiovesi di Toscana. Coltivato non nel comune di Montalcino, bensi’ in poche selezionate vigne dalla combinazione clima-esposizione-terreno particolare. Questo era il cosiddetto Brunello di Montalcino. Una roba di pochi, per pochi. Un affare che non se lo filava nessuno per dirla col cavalier Rivella, a parte filarsene (alcuni lungimiranti) il nome che, s’intuiva, aveva tutte le misure giuste per poter diventare un marchio per prodotto di “elite di massa”, se mi passate l’ossimoro, insomma per poter lanciare uno di quei tanti status symbol di cui gli ultimi trent’anni di questo paese di burini arricchiti sono stati strapieni e cui siamo ormai abituati come se fossero elementi immutabili del paesaggio, come gli immancabili cipressini (anche quelli, altro status symbol..). Siamo sicuri che si vuole tornare a quel Brunello?
    Io, da reazionario sfacciato quale sono (altro che talibano, caro Franco), ci starei, e alla grande anche, a tornare a quel Brunello, a tornare a un’Italia piu’ Italietta e meno buzzurramente megalomane (ci tornerei non per rimanere li’, chiaro, ma per progredire in una direzione diversa). Soprattutto (visto che dell’Italia mi frega il giusto, dio stramaledica quel plebiscito) tornerei volentierissimo a una Toscana molto meno set cinematografico e molto piu’ Toscanina, piu’ malapartiana, ma soprattutto piu’ fuciniana, amata da qualche pellegrino in piu’ e da molti burini rivestiti in meno. Soprattutto percorsa da molti meno pagliacci allofoni allupati dall’idea di investimento e con la pretesa di insegnare come si fa la Toscana ai toscani (razza di persone ormai sulla via del rincoglionimento irreversibile, ahime’, e che si meritano l’attuale scempio della loro terra e pure peggio).

  30. Bravi Francesco Leanza e Jan Hendrik Erbach ! Grazie per averci fornito l’esempio pratico di come articolare un possibile futuro disciplinare di produzione per il Brunello (o di vini cru di sole uve sangiovese).

  31. Caro Franco,Agli altri bisognerebbe domandare per esempio per quale motivo NON bisognerebbe applicare un simile sistema di controllo a TUTTA la denominazione, a tutela del consumatore finale e della credibilità ormai dubbia della denominazione.Saluti

  32. Dopo una brevissima vacanza “fuori dal mondo”, rientro oggi a Montalcino.
    Eccomi nuovamente al computer e al telefono con gli amici Francesco e Jan (PODERE SALICUTTI e PIAN DELL’ORINO) che mi aggiornano sul loro post del 31 luglio scorso.
    Intervengo, quindi, a “rimproverarli” dell’ eccessivo scrupolo per aver deciso, vista la impossibilità materiale, in quel momento, di comunicare per ottenere il mio formale assenso, di non citarmi in calce al testo
    Colmo subito questa lacuna aggiungendo virtualmente la mia firma accanto alla loro, come ho sempre fatto, da quando si è deciso, insieme, di dare corpo alla iniziativa “SANGIOVESE PER AMICO”.
    Sottoscrivo i contenuti del post in ogni sua parte e ribadisco il mio impegno per sviluppare il lavoro avviato, anche nel senso di un auspicabile maggior coinvolgimento di altri amici produttori che, condividendo i nostri obbiettivi, potrebbero far crescere il peso ed il valore della nostra azione.

    Stella di Campalto – STELLA DI CAMPALTO

  33. Sottoscrivo tutti gli interventi di Patrizia@ – prode enotecara e colta!- ma soprattutto l’ultimo. Penso che solo l’eterogeneità dei “nostri” e la supponenza che alberga in alcuni impedisca di vedere che l’uscita dal tunnel è qui davanti.
    Certo che se per ‘uscita dal tunnel’ si intende ‘si va avanti come se nulla fosse’, oppure ‘torniamo ad avere la fila fuori dall’uscio’, beh allora abbiamo sbagliato film.

    Nulla sarà mai più come prima, e non tanto (o solo) perché alcuni hanno commesso sbagli (o infranto la legge), ma perché sono cambiati i sentimenti nei confronti di questo insieme che ha deluso. Ha deluso, ciononostante conserva un enorme potenziale.
    Bisogna saperlo vedere e mettere a frutto*.

    *non un sinonimo di sfruttamento

  34. Il lavoro di informazione fatto da Jan,Carolin,Stella e Francesco è qualcosa di unico o quasi nel panorama del vino italiano. http://www.sangioveseperamico.com è qualcosa di unico e purtroppo non imitato modo di informare sui propri vini.
    Ma non è solo questo è un pungolo agli altri produttori a restare o rimettersi sulla “retta via”. Uno sprone alla serietà. Un mettersi in prima linea assumendosi oneri più che onori.
    Un difendere un territorio e le sue peculiarità in in modo totale. Insomma ilcinesi importati, molto più ilcinesi di tanti radicati da secoli.

    Dopo aver dato a cesare quello che spetta, mi permetto una riflessione sui dannni di questa tragedia.
    I maggiori danni sono fuori dalle nobili mura, provate ad immaginare quello che un produttore di altra zona meno fortunata si sente autorizzato a fare.
    I fratelli ricchi tagliano con un uve non ammesse? Suvvia tagliamo pure noi della piccola doc di vattelapesca, snaturiamo, produciamo fuori dalla storia e dalle tradizioni.
    Omologhiamo, inseguendo la chimera del libero mercato, annullando quella diversità che da sempre ha contraddistinto il vino italiano.
    Purtroppo è questa la lezione che viene da Montalcino.

    • io di questo “lavoro d’informazione” che magari voleva essere tale nelle intenzioni, ma molto informativo non é invece stato, non ho visto grandi tracce. E dire che mi occupo d’informazione. E dire che di Brunellopoli e della situazione a Montalcino mi sono occupato più di qualsiasi altro giornalista del vino italiano…
      Intanto segnalo che anche su Decanter on line, in tandem con Jeremy Parzen, abbiamo contribuito a fare un po’ più di informazione su quanto accade a Montalcino. Link: http://www.decanter.com/news/287537.html

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