Sandro Boscaini, alias Famiglie dell’Amarone d’Arte, precisa

Lo confesso, ero un po’ “geloso” per il fatto che Sandro Boscaini, patron della Masi agricola e presidente della neonata associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte, della cui “discesa in campo” avevo dato notizia qui, la scorsa settimana, avesse trovato il tempo e la voglia di rispondere – qui – all’articolo altrettanto critico relativo al comunicato stampa di presentazione del gruppo, pubblicato da Francesco Arrigoni – qui – sul suo blog WebWineFood, ospitato sul sito Internet del Corriere della Sera.
Certo, la forza del Curierun, anche se solo un blog “embedded” nella versione on line, mi ero detto, ma anche il fatto che a Boscaini, come avevo segnalato nel mio post, gliele avevo cantate chiare negli ultimi anni (ci si conosce da una vita, da quando ero un bravo giornalista fiore all’occhiello del Corriere Vinicolo…) criticando alcune scelte aziendali (i vini stile Amarone in Veneto e in Argentina ad esempio), dell’azienda di cui è tuttora il deus ex machina, erano ragioni più che sufficienti, per come vanno le cose nel mondo del vino, per non rispondermi.
Del resto sono abituato al fatto che i personaggi, soprattutto i più potenti, oggetto delle critiche di questo blog, preferiscano fare finta di niente, non rispondere ed ignorarmi, dribblando, più o meno abilmente, le contestazioni e gli interrogativi loro rivolti.
Ieri mattina, invece, a sorpresa, ecco invece arrivarmi, dall’agenzia che cura le p.r. del gruppo di amaronisti che definirei se non semi-pentiti quantomeno critici verso l’andazzo in corso, una replica di Boscaini, convincente solo in parte (ne riparleremo, magari davanti ad un bicchiere di Amarone della Valpolicella Sandro, se avrai ancora piacere d’invitarmi, come in passato, in azienda…) che dato il suo interesse non privato ma pubblico, perché si parla delle ragioni dell’Associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte, della Valpolicella, dell’ubriacatura (triste) da troppo Amarone (spesso dozzinale o peggio: boca tas, avrebbe detto Veronelli…), sono ben lieto di proporre all’attenzione dei lettori di questo blog.
La parola, ora, a Sandro Boscaini
“Carissimo Ziliani, la competenza e imparzialità con la quale da anni osservi e racconti il mondo del vino e l’attenzione che hai dedicato alla nostra associazione sono tali da meritare, da parte nostra, uno sforzo ulteriore per far meglio comprendere le ragioni dell’iniziativa.
Non posso che essere d’accordo con te quando parli della “spirale suicida di prezzi al ribasso” che svilisce “l’immagine ed il prestigio di questa area collinare ubriacata dal successo”. È proprio questo il punto di partenza della nostra associazione, che vuole darsi regole certe e condivise per impedire che questa ubriacatura generalizzata – e con essa le scelte sconnesse e irragionevoli che comporta –  arrivi a depauperare un intero territorio.
È questo il senso dell’Amarone “raro e caro”, affermazione che non va certo presa alla lettera (altrimenti, come tu stesso fai notare, sarebbe “altrettanto perniciosa”), ma che vuole invece riportare l’attenzione sui veri valori espressi da un grande vino e da un grande territorio, che non nascono attraverso il semplice rispetto formale (“alla lettera”, appunto) di un disciplinare di produzione.
Nel caso contrario non si porrebbe il problema neppure per i 15 milioni di bottiglie attese per il 2011, che invece rischiano di trasformare l’Amarone in un semplice metodo, in una tecnica di vinificazione replicabile asetticamente all’interno di un’area designata.
Posso immaginare le tue obiezioni, del resto già accennate nel blog. Anche alcuni dei produttori associati alle “Famiglie dell’Amarone” avrebbero contribuito all’omologazione grazie a “scelte e strategie rivelatesi poi sbagliate”.
Non entro nel merito delle singole decisioni passate e future (ogni produttore, se lo ritiene opportuno, lo potrà fare per sé) ma, parlando come rappresentante dell’associazione, posso dire che oggi il nostro sforzo comune (e in questo aggettivo c’è già una bella novità) va in una direzione unica e condivisa, grazie anche al contributo, alla critica, alle sollecitazioni di quanti, produttori e non, hanno capito che la posta in gioco non è oggi rappresentata dal valore di una quota di mercato, ma dalla salvaguardia di un patrimonio comune a tutto il Paese.
Cordialmente Sandro Boscaini Presidente Famiglie dell’Amarone d’Arte”.
E voi lettori di Vino al Vino, cosa ne pensate?

6 pensieri su “Sandro Boscaini, alias Famiglie dell’Amarone d’Arte, precisa

  1. mi pare un segnale importante ma non so se basterà, perchè il nome amarone fa troppo gola ai furbi per lasciarlo nelle mani di pochi ma buoni produttori. spero che si muovano anche i produttori di altri grandi vini che si trovano nelle stesse situazioni, se non addirittura più gravi: e basti citare il brunello, il nobile di montepulciano, il sagrantino, solo per citarni alcuni. mi pare chiaro che ormai la credibilità di doc e docg è andata a farsi friggere, e se continuiamo così fra dieci anni il nostro vino finisce nel tetrapack, almeno così conteniamo i costi

  2. ha ragione Salvo…tra le eccellenze snaturate – o in via di snaturamento – di cui avevo accennato commentando il post sulla “Amaronizzazione” della Valpolicella, mi ero dimenticato del mio amato Sagrantino di Montefalco 😉

    Ric.

  3. Franco,
    sbaglio o si è dimenticato (o omesso di citare) quel tuo articolo/critica proprio alla sua cantina per aver usato il nome “Amarone” trasformandolo come dice lui “in un semplice metodo, in una tecnica di vinificazione replicabile asetticamente all’interno di un’area designata.” …aggiungerei…Friuli o Sud-America che sia?
    Come dice Lino…meglio tardi che mai?
    Ciao e complimenti come sempre.
    Max

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