Brunellopoli come il caso Parmalat? Una riflessione di Vincenzo Pincolini


Lo so che proporre questo argomento alla vigilia di Ferragosto è quasi uno spreco, ma voglio congedarmi da voi, dandovi appuntamento lunedì 17, con un post solo apparentemente scanzonato, perché chi scrive è un autorità non nel mondo del vino, ma nel mondo dello sport e del calcio, ed è quel Vincenzo Pincolini, docente di scienze motorie che fu preparatore atletico con Arrigo Sacchi nel suo Milan stellare e nell’avventura in Nazionale e che oggi, dopo aver lavorato per la Dinamo Kiev, si accinge ad occuparsi con la stessa intensità e professionalità – leggete qui – di una squadra russa dal grande blasone come la Lokomotiv Mosca.
Con Vincenzo non ci conosciamo ancora di persona – ci incontreremo probabilmente a dicembre, quando tornerà in Italia per la sosta del campionato russo, e sarà grande festa… – ma si è creato un grande feeling nel nome del vino, di cui Vincenzo, lettore di questo e altri blog vinosi, è un appassionato attento, curioso ed esigente.
Sul caso Brunello, sugli ultimi sviluppi, sulle prospettive – e su qualche mia amarezza, che sapendo di rivolgermi in larga parte a degli amici, ho confessato anche qui – il Pinco ha voluto inviarmi una sua riflessione molto interessante.
Forse avrei dovuto depurarla dalla prima parte, troppo generosa nei miei confronti e un filo “auto-referenziale”, ma voi, non fate caso alle prime righe e concentratevi su quello che segue, sull’originale, fulminante paragone che potrà sembrare ardito, ma non lo è affatto, tra Brunellopoli e il crac Parmalat che Pincolini, parmigiano di nascita, conosce bene.
In fondo tra i bond come carta straccia ed i “Brunello” taroccati ed una Montalcino gonfiata dal successo (da perseguire non importa come) non c’è tanta differenza, no?
Lo dice benissimo Vincenzo: “A Montalcino il problema é il sogno-prodotto. Questi signori dai nomi altisonanti e blasonati il vero  problema non l’hanno mai  capito”.
Speriamo che lo capiscano presto, tutti, quelli che hanno sbagliato (e che nessuno vuole fucilare in piazza, basta che facciano ammenda e paghino secondo quanto prevede la legge per i loro errori) e quelli che hanno la coscienza a posto, eppure, per vari motivi che ho già spiegato, qui, tendono ad attenuare e giustificare.
Una riflessione di mezza estate quella che questo grande uomo di sport – dove chi sgarra, chi ricorre al doping, prima o poi viene pescato, e paga – ci propone.
Grazie Vincenzo e buon ferragosto a tutti, ci ritroviamo lunedì 17…

“Caro Franco, ma davvero ti pesa non essere  profeta  in patria ? Quasi quasi mi viene da dire…meno male in questo paese così provinciale dove tu mantenendo il tuo stile, le tue idee ( anche nel calcio…) e soprattutto pretendendo da tutti serietà per quel mondo che ami così tanto sei….diverso. Tu te la cavi bene con l’inglese fluente (come tutti i nostri politici..ah ah ), tu non sei auto referenziato (tanto ci pensa il NY Times), tu non sei a libro paga di importanti “company” del vino  e soprattutto tu non sei politicamente corretto perché pensi con la tua testa ….e speri di essere profeta in questa patria?
Quanti stereotipi negli ultimi anni: bastava (e forse ancora basta ) una bella cravatta , un abito naturalmente firmato e..un bel master strapagato in qualche istituto privato ed eccoti yuppy in carriera con la stampa, sia quella patinata che quella importante, a darti spazio.
Non é tutta colpa della stampa, attenzione, però il fatto di non averne una pulita, intelligente ed incalzante ci sta creando parecchi problemi. O forse i problemi in questo mondo “globalizzato” sono figli di altrettanti problemi. Ma andiamo per gradi .
Io parlo da….consumatore penso informato e soprattutto appassionato. Brunellopoli per tanti versi mi fa venire in mente la Parmalat.
Pubblicità patinata, il patron cav.Tanzi sempre in chiesa , le più importanti banche a  dare credito , le più importanti società di certificazione a …farsi pagare ….e  poi  c’era un solerte funzionario con una fotocopiatrice a colori, nemmeno super tecnologica, che con il copia e incolla  forniva documenti da migliaia di miliardi di euro falsi con timbri delle più importanti banche americane.
E gli yuppies con il master pagato e le cravatte di Marinella dov’erano? E le messe del Cavaliere che pagava parte delle liquidazioni in bond vuoti a persone che avevano dato il sangue per l’azienda ? Ed i giornalisti (anche della stampa super specializzata) che parlavano del miracolo holding di famiglia a Collecchio ?
Tutto dimenticato…ma il problema Parmalat era finanziario non….sul prodotto.
A Montalcino il problema é il sogno-prodotto. Questi signori dai nomi altisonanti e blasonati il vero  problema (che verrà altro che se verrà…) non l’hanno mai  capito. Ma  il Consorzio e io credo anche tanti altri produttori e gente di quel mondo piccolo ma importante che …vedevano i camion di uve o di vino (questo non l’ho capito ma si trattava di cisterne) transitare per cantine super prestigiose mai hanno avuto dubbi?
Anche a Montalcino c’era una fotocopiatrice a colori o forse avevano occhiali scuri….molto scuri ? A Montalcino questi furboni dicono che il Brunello deve essere ……più moderno e facile.
Nel doping del ciclismo dicono…che non si può andare così forte senza aiutarsi. Ma chi lo dice che il ciclismo per essere bello deve viaggiare a 60 all’ora?
Perché parlo del doping nel ciclismo ? Perché é come il Brunello taroccato! Chi dice che il Brunello deve essere ..più moderno? Il mercato …che continuava a sognare nel bicchiere i cipressi della Toscana ?
Caro Franco mi sembrano tutti matti! Il  ciclismo perché…non si accorge che  le grandi imprese commerciali serie (pensa solo a gruppi alimentari come Barilla, Nestlè ecc) stanno alla larga da questo mondo avvelenato  dove quasi ogni giorno ci sono vittime dirette o indirette, i grandi produttori del Brunello che non capiscono che il loro prodotto é qualche cosa di speciale ecc. Arriverà il momento del..re nudo e guai se allora si verseranno lacrime. E se non ci avessero pensato persone come te a dare le notizie cosa ne sarebbe stato?
Io, tra l’altro, inizia a leggerti spinto dalle prime notizie che quasi in stile carbonaro uscivano sulla grande stampa. Che è quella che leggo lavorando all’estero. Poche righe, sembrava un errore dovuto a qualche tralcio di uva per errore finito nel mazzo. Come nel doping quando si parlava di…..carne di cinghiale che poteva ecc.
Ma sai di quanta gente appassionata e sognatrice é fatto il mercato del vino! Voi probabilmente pensate sempre..al vostro interno ma la molla che porta a bere una grande bottiglia nelle occasioni importanti , con gli amici veri  e’..un sentimento. E si specula su un sentimento?
Caro Franco ,io penso che questi signori (le grandi aziende coinvolte nello scandalo del Brunello ecc) abbiano pensato all’italiana. Per due mesi abbiamo pensato a Napoli ed ai suoi rifiuti, poi é tragicamente arrivato il terremoto, poi meno tragicamente é stata la volta delle feste a Villa Certosa, ma tanto tutto passa nel dimenticatoio.
Io penso invece che il Brunello pagherà grande dazio e soprattutto pagheranno dazio anche i produttori più seri. Come già ti dissi da Kiev, ora ti scrivo da Mosca, all’estero non ci sono cru e vitigni autoctoni ma…grandi firme (come si dice in Russia) e Brunello di Montalcino é uno di questi come Ferrari, Armani, Dolce e Gabbana per i giovani di tutto il mondo ecc. Sputtanato il brand il re…é nudo! E poi a recuperare sarà ben dura! E  ne sono convinto.
Caro Franco, sei ancora preoccupato perche’ questo mondo non riconosce il tuo lavoro e cerca di farti passare per un “talibano”? Io sono un po’ come te. Io dato per vecchio 7/8 anni fa perché parlavo di fatica, sudore e lacrime come fondamenti dello sport ad alto livello quando altri volevano computer e strizzacervelli.
Ed ora i giornali sportivi parlano più di infortuni che di partite  e con gli strizzacervelli quando arrivano le partite vere , quelle di Coppa, noi siamo già a casa! Ma all’estero ci chiamano ancora per le nostre competenze  e ce le riconoscono. E non siamo di “moda” all’estero perché amici di qualcuno ! Mamma mia quanto ho scritto, ma guai a te se pretendi ancora di essere ..profeta in patria.
Ricorda invece tutte quelle cattiverie che ti hanno gettato addosso ai tempi del dibattito di Siena.  Io é da lì che ho iniziato a capire come eri fatto. Pensa a quando tutti questi insieme dicevano: attenzione qua non si parla di sofisticazioni ! Poi si passò al …deve essere più internazionale . Ed  infine a quantità incredibili di vino declassato.
Mamma mia che mondo Franco ..e tu vuoi ancora  che questo mondo ti dia spazio!
Continua così con la penna (pardon il p.c.) sempre calda sia per parlarci dell’ultimo Rossese, naturalmente non politicamente corretto, sia per segnalarci la bontà di vini definiti dagli altri troppo facili e senza blasone, sia per combattere contro le grandi compagnie che ……vogliono rovinarci i sogni.
Hasta la victoria siempre! La vida cada dia como una lucha! La vida es una lucha constante
P.S. Noi siamo per  il profitto ed  anche per il grandissimo profitto per i veri numeri uno. Senza doping e..senza truffe. Partite e confronti puliti !
E non ti riconoscerà il tuo mondo ma…… per tanti come me sei e sarai sempre di più il nostro Don Chisciotte. Poco profitto ma…tanto onore! Non si vive di solo pane!
E’ con vero affetto che ti mando le mie riflessioni, credimi… Vincenzo Pincolini”

0 pensieri su “Brunellopoli come il caso Parmalat? Una riflessione di Vincenzo Pincolini

  1. come si fa a non condividere in toto un pensiero così lucido!
    Solo persone che sanno quello che vogliono, hanno idee così chiare
    Avrei voluto scriverlo io un commento così.
    Complimenti Vincenzo

  2. “La molla che porta a bere una grande bottiglia nelle occasioni importanti, con gli amici veri è… un sentimento”.
    La più bella riflessione sul vino che abbia letto negli ultimi tempi.
    Grazie a Vincenzo Pincolini che l’ha scritta e a Franco che ha voluto condividerla.

  3. Trovo straordinario questo abbinamento di Ziliani con un mito milanista.
    E trovo molto ben ‘ficcato’ ciò che Pincolini scrive.
    E’ vero che il mondo è cambiato, ed è proprio in un ‘mondo cambiato’, più cialtrone, involgarito e appiattito, che certi valori devono tornare a essere saldi. Così saldi da riaffermarsi, da diventare dei classici, cioè dei riferimenti alti, non banali.
    Sono personalmente convinta che convenga a tutti, senza alcuna eccezione.
    Muoversi con onestà, buon senso ed eleganza pagherà, quest’autunno.

  4. suggerisco di corredare la lettura di queste riflessioni di un outsider, ma di grande lucidità, con la lettura di questo editoriale di Francesco Giavazzi http://www.corriere.it/editoriali/09_agosto_14/giavazzi_consumi_cina_india_brasile_fcb54f86-8891-11de-a986-00144f02aabc.shtml apparso oggi sul Corriere della Sera.
    Si parla di nuovi consumatori e di nuovi consumi e credo che a Montalcino dovrebbero leggere attentamente queste parole…

  5. nuovi consumatori ma mercato sempre uguale regolato dalla domanda offerta tanto va la gatta al lardo che …… lasciamo spazio anche ad altri vini

  6. A noi della Cooperativa Dignitas di Marte questo terrestre piace molto. Sicuri che non sia un Marziano? 😉 Possiam sempre nominarlo Marziano onorario…
    Many Kisses! 🙂
    Brisky

  7. Condivido pienamente il pensiero. Il consumatore appassionato e sensibile non puo’ non bere le migliori bottiglie e le bottiglie a cui più tiene con amici e affetti cari in occasioni speciali. “Un sentimento!”

  8. Buongiorno.
    Intanto porgo i miei complimenti al dr. Pincolini per essere stato parte di quella meravigliosa macchina da calcio che fu il Milan di fine anni ’80/primi ’90.
    Per quanto riguarda il parallelo sistema vino/Parmalat, è vero, ci sono analogie: il sistema bancario/politico è assolutamente corresponsabile di questa gravissima crisi di sovraproduzione che sta per rendere un noto gruppo bancario il principale concorrente di Constellation. Consoliamoci che almeno in questo caso (complice la gravissima crisi finanziaria che qualche altro mago della finanza ha creato e scatenato) ci risparmieranno “fetidi” junk bonds che ancora fanno la gioia di tanti risparmiatori.
    Auguro un sereno Ferragosto a tutti (no a tutti tutti, no).

  9. Complimenti a Pincolini.
    “…vedevano i camion di uve o di vino (questo non l’ho capito ma si trattava di cisterne) transitare per cantine super prestigiose mai hanno avuto dubbi?”
    Io da tempo nella mia zona vedo correre troppe di queste cisterne e soprattutto durante la vendemmia e in cantine blasonate. Da piccola produttrice l’ho segnalato alle associazioni di categoria le quali preferiscono andare a Coccau a protestare per l’ingresso del latte dall’Austria….
    Grazie per lo spazio

  10. Sono appena rientrata a casa da una visita alla Pinacoteca di Brera, dove a modo mio ho cercato e goduto di un sogno di bellezza che inseguo sempre.Come non condividere le parole di Pincolini? MI colpisce e mi allieta lo spirito che le sostiene, che è poi quello che unisce un po’ tutti noi “marziani” della terra, innamorati convinti dell’elementare superorità del vero.
    Certo che passare dallo stupore infinito davanti al quadro di Piero della Francesca o a quelli di Raffaello o di Sironi ai corridoi sporchi, abbandonati e disadorni dell’ACCADEMIA, dove passano le loro giornate gli studenti d’arte mi è venuto male. E sono ricaduta di colpo sulla terra. Mi sono sentita mortificata nel mio sogno di bellezza, così come sempre mi accade davanti ad ogni contaminazione volgare del senso delle cose, sia si tratti di materia sia di un’idea…sia di vino. Sarò talibana anch’io, ma questa resistenza umana mi viene spontanea e grazie anche a questo blog mi sento in buona compagnia. Buon Ferragosto a tutti….

  11. Franco, ciao.
    Io credo che non sia corretto applicare al mondo del vino quanto sostenuto dal prof Giavazzi. I vini “ammorbiditi” sono ritenuti buoni da un certo tipo di clientela che volendo tratteggiare per sommi capi, è la clientela non evoluta, appena affacciatasi al gusto del vino, che viene colpita da questi toni dolciastri, marmellatosi, ricchi di colore, con legno preponderante, e indubbiamente i palati più naif ne restano affascinati. Trent’anni fa i consumatori americani erano esattamente così, alle prime armi e poi si sono evoluti, viaggiando, conoscendo, assaggiando. I clienti indiani, russi, cinesi che stanno cominciando ora ad imparare a bere vino sono affascinati da certi Amaroni, da un vino della provincia di Ascoli Piceno di cui non ricordo il nome, da certi Sfursat e più in generale da vini che comunque a questi tendono ad assomigliare. Arriveranno anche loro allo stadio in cui adesso si trovano gli statunitensi, che sempre più vogliono perché apprezzano questa austerità così difficile da capire dei Brunelli, dei Baroli, dei Barbareschi della tradizione. Ma ci vorranno anni, anche perché rispetto ai nordamericani partono da abitudini alimentari molto più distanti da quelle occidentali che bene o male questi hanno. Credo quindi ad una certa utilità di quei vini, utili per traghettare un palato vergine da altre bevande fino ai grandi vini del mondo. Ovviamente se qualcuno vuole produrli perché crede di poter coprire questa richiesta del consumatore, anche fatti a Montalcino, ovviamente senza che si tocchi il nome Brunello.
    Buona domenica a tutti.
    Francesco Bonfio

  12. grazie agli amici Patrizia e Francesco, rispettivamente vice-presidente e presidente dell’associazione delle enoteche italiane Vinarius. La loro presenza qui, con interventi sempre di grande intelligenza, ha un indubbio un grande valore e significa che le enoteche italiane il problema del futuro del vino e di una commercializzazione intelligente, che non sia solo pura vendita di prodotto, di un prodotto qualsiasi, se la pongono, eccome. E testimoniano spesso qui il risultato delle loro riflessioni… buona domenica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *