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	<title>Commenti a: Caso Brunello: articolo del New York Times (con citazione del sottoscritto)</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: Brunello-Skandal – Weingüter und Gründe » Montalcino, Brunello, Rosso, Weingüter, Liter, Many » Weintipps von Michael Liebert</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16166</link>
		<dc:creator>Brunello-Skandal – Weingüter und Gründe » Montalcino, Brunello, Rosso, Weingüter, Liter, Many » Weintipps von Michael Liebert</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 11:01:18 +0000</pubDate>
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		<description>[...] http://vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sotto... [...] </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] <a href="http://vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sotto.." rel="nofollow">http://vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sotto..</a>. [...]</p>
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		<title>Di: Mario Crosta</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16165</link>
		<dc:creator>Mario Crosta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 09:58:31 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, Paolo. Ci sono vigneti di lambrusco con rese oltre i 400, anche 440 quintali per ettaro. Del resto anche il Freisa se lo si coltivasse intensivamente andrebbe a quelle rese. E nel nostro paese cinquant&#039;anni fa erano rese normali ed era normale bere 110 litri l&#039;anno procapite (oggi siamo alla meta&#039;...) di quei vini leggeri, buscianti, senza pretese. Ancora oggi il grosso pubblico li pretende, li beve a tutto pasto, li paga poco e gli vanno bene cosi. La fascia dei consumatori di vini di qualita&#039; e di alta qualita&#039; non e&#039; poi cosi larga come si crede, anzi!!! E i prezzi sono arrivati ad un punto tale che le cantine sono piene di quei vini pregiati, ma la CAVIRO non ha invece difficolta&#039; alcuna a svuotare i suoi tank, perche&#039; la domanda di questo tipo di bevanda alcolica anche in cartone o in bottiglione, che tutti sanno igienicamente confezionata, non e&#039; mai calata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, Paolo. Ci sono vigneti di lambrusco con rese oltre i 400, anche 440 quintali per ettaro. Del resto anche il Freisa se lo si coltivasse intensivamente andrebbe a quelle rese. E nel nostro paese cinquant&#8217;anni fa erano rese normali ed era normale bere 110 litri l&#8217;anno procapite (oggi siamo alla meta&#8217;&#8230;) di quei vini leggeri, buscianti, senza pretese. Ancora oggi il grosso pubblico li pretende, li beve a tutto pasto, li paga poco e gli vanno bene cosi. La fascia dei consumatori di vini di qualita&#8217; e di alta qualita&#8217; non e&#8217; poi cosi larga come si crede, anzi!!! E i prezzi sono arrivati ad un punto tale che le cantine sono piene di quei vini pregiati, ma la CAVIRO non ha invece difficolta&#8217; alcuna a svuotare i suoi tank, perche&#8217; la domanda di questo tipo di bevanda alcolica anche in cartone o in bottiglione, che tutti sanno igienicamente confezionata, non e&#8217; mai calata.</p>
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		<title>Di: Paolo Boldrini</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16164</link>
		<dc:creator>Paolo Boldrini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 07:52:35 +0000</pubDate>
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		<description>Mi è stata regalata, qualche tempo fa, una bottiglia di una nota azienda piemontese che utilizza il canale della vendita per corrispondenza, sia di vini che di altre specialità piemontesi.
La bottiglia in questione riportava la dicitura &quot;Rosso Mediterraneo&quot;, e si vantava in etichetta di essere un &quot;blend&quot; o, se preferite, una miscela di vini rossi provenienti dai maggiori paesi europei (senza specificare neanche quali, mi sembra).
Credo che questo possa rappresentare il massimo dell&#039;opposto all&#039;identità territoriale, a prescindere dalla qualità del contenuto di quella bottiglia.
Forse, con questa nuova politica di marketing, la CAVIRO vuole proprio dare un&#039;impressione di maggiore territorialità, a prescindere poi dall&#039;attendibilità o meno delle informazioni.
Sono d&#039;accordo con Mario Crosta che questa azienda non sia da sottovalutare. D&#039;altronde, e lo confermano i numeri citati proprio da Crosta, con questa tipologia di vino sono riusciti a conquistare &quot;appena&quot; il 20% del mercato. Non dimentichiamoci che esistono molte cooperative di produttori che hanno da anni un surplus di vino invenduto non indifferente. Sapete bene che ci sono vigneti con una produzione media di 300-350 q.li per ettaro, che ovviamente non sono destinati ai vini doc o docg, ma alla lavorazione in aziende coma la CAVIRO e altre. A loro non interessa avere un prodotto di alta qualità o con un grado alcolico di 14-14,5°, semplicemente perché non interessa al consumatore di quei vini. Anzi, una gradazione di 11-11,5° consente loro di berne un bicchiere in più (a volte anche 2,3, ecc.), quimdi maggiori vendite...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è stata regalata, qualche tempo fa, una bottiglia di una nota azienda piemontese che utilizza il canale della vendita per corrispondenza, sia di vini che di altre specialità piemontesi.<br />
La bottiglia in questione riportava la dicitura &#8220;Rosso Mediterraneo&#8221;, e si vantava in etichetta di essere un &#8220;blend&#8221; o, se preferite, una miscela di vini rossi provenienti dai maggiori paesi europei (senza specificare neanche quali, mi sembra).<br />
Credo che questo possa rappresentare il massimo dell&#8217;opposto all&#8217;identità territoriale, a prescindere dalla qualità del contenuto di quella bottiglia.<br />
Forse, con questa nuova politica di marketing, la CAVIRO vuole proprio dare un&#8217;impressione di maggiore territorialità, a prescindere poi dall&#8217;attendibilità o meno delle informazioni.<br />
Sono d&#8217;accordo con Mario Crosta che questa azienda non sia da sottovalutare. D&#8217;altronde, e lo confermano i numeri citati proprio da Crosta, con questa tipologia di vino sono riusciti a conquistare &#8220;appena&#8221; il 20% del mercato. Non dimentichiamoci che esistono molte cooperative di produttori che hanno da anni un surplus di vino invenduto non indifferente. Sapete bene che ci sono vigneti con una produzione media di 300-350 q.li per ettaro, che ovviamente non sono destinati ai vini doc o docg, ma alla lavorazione in aziende coma la CAVIRO e altre. A loro non interessa avere un prodotto di alta qualità o con un grado alcolico di 14-14,5°, semplicemente perché non interessa al consumatore di quei vini. Anzi, una gradazione di 11-11,5° consente loro di berne un bicchiere in più (a volte anche 2,3, ecc.), quimdi maggiori vendite&#8230;</p>
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		<title>Di: Mario Crosta</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16163</link>
		<dc:creator>Mario Crosta</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 19:02:17 +0000</pubDate>
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		<description>Non e&#039; una palla. La CAVIRO e&#039; un&#039;azienda seria, enorme, ma seria. Ha in mano un quinto dell&#039;intero mercato italiano del vino. Avete letto bene: 1/5, il 20%. E&#039; un colosso ben diretto, con le idee ben chiare, con strategie e procedure ben definite, sanno quel che vogliono e puntano al massimo livello in ogni progetto che fanno. E non da ieri. Un fiore all&#039;occhiello dell&#039;imprenditoria forlivese. Grande non significa peggio. Cosi come piccolo non significa meglio, altrimenti dovremmo santificare Michel Rolland e i vins de garage, meta&#039; dei quali assolutamente imbevibili. Hanno la rintracciabilita&#039;, anche se sono convinto che sia a senso unico e cioe&#039; dal vigneto alla bottiglia e forse non lo e&#039; ancora al contrario (un obiettivo, del resto, che e&#039; ancora mitico per una miriade di aziende che pur possiedono un sistema certificato ISO 9000). La stessa rintracciabilita&#039; non e&#039; cosi sicura invece in una serie di aziende che imbottigliano alcune delle piu&#039; famose DOCG, cioe&#039; vini che dovrebbero invece garantirla perlomeno al livello della CAVIRO e che invece giocano a nascondino e a rimpiattino con salassate di mosti di provenienza non certo sospetta, magari anche migliorativa, ma fuori dalle regole. Siamo sempre al solito problema: ci sono due concezioni nel fare il vino. Una sta anche troppo ristretta nelle regole, ma cerca di servirsene comunque per il marketing legato ad un nome che tira, mentre l&#039;altra vuole la massima liberta&#039; nell&#039;interpretazione del produttore pero&#039; ci vogliono due palle così per affermare un marchio aziendale che non puo&#039; godere del tappeto rosso del nome del territorio.
Personalmente non giudico mai la bonta&#039; di un vino dall&#039;etichetta. Ci sono stati dei vini da tavola (IGT compresi) che mi sono piaciuti di piu&#039; non solo dei piu&#039; decantati DOCG, ma anche di molti AOCG. Alcuni sono diventati DOC in seguito, altri sono scomparsi dal mercato. Giudico un vino dal piacere che mi da&#039; nel berlo. Mi sembra che troppi si fossilizzino sull&#039;etichetta invece che sul sogno contenuto nella bottiglia. Ma ci pensate? Un Rossese rosato stupendo che non puo&#039; fregiarsi della DOC Rossese di Dolceacqua.......</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non e&#8217; una palla. La CAVIRO e&#8217; un&#8217;azienda seria, enorme, ma seria. Ha in mano un quinto dell&#8217;intero mercato italiano del vino. Avete letto bene: 1/5, il 20%. E&#8217; un colosso ben diretto, con le idee ben chiare, con strategie e procedure ben definite, sanno quel che vogliono e puntano al massimo livello in ogni progetto che fanno. E non da ieri. Un fiore all&#8217;occhiello dell&#8217;imprenditoria forlivese. Grande non significa peggio. Cosi come piccolo non significa meglio, altrimenti dovremmo santificare Michel Rolland e i vins de garage, meta&#8217; dei quali assolutamente imbevibili. Hanno la rintracciabilita&#8217;, anche se sono convinto che sia a senso unico e cioe&#8217; dal vigneto alla bottiglia e forse non lo e&#8217; ancora al contrario (un obiettivo, del resto, che e&#8217; ancora mitico per una miriade di aziende che pur possiedono un sistema certificato ISO 9000). La stessa rintracciabilita&#8217; non e&#8217; cosi sicura invece in una serie di aziende che imbottigliano alcune delle piu&#8217; famose DOCG, cioe&#8217; vini che dovrebbero invece garantirla perlomeno al livello della CAVIRO e che invece giocano a nascondino e a rimpiattino con salassate di mosti di provenienza non certo sospetta, magari anche migliorativa, ma fuori dalle regole. Siamo sempre al solito problema: ci sono due concezioni nel fare il vino. Una sta anche troppo ristretta nelle regole, ma cerca di servirsene comunque per il marketing legato ad un nome che tira, mentre l&#8217;altra vuole la massima liberta&#8217; nell&#8217;interpretazione del produttore pero&#8217; ci vogliono due palle così per affermare un marchio aziendale che non puo&#8217; godere del tappeto rosso del nome del territorio.<br />
Personalmente non giudico mai la bonta&#8217; di un vino dall&#8217;etichetta. Ci sono stati dei vini da tavola (IGT compresi) che mi sono piaciuti di piu&#8217; non solo dei piu&#8217; decantati DOCG, ma anche di molti AOCG. Alcuni sono diventati DOC in seguito, altri sono scomparsi dal mercato. Giudico un vino dal piacere che mi da&#8217; nel berlo. Mi sembra che troppi si fossilizzino sull&#8217;etichetta invece che sul sogno contenuto nella bottiglia. Ma ci pensate? Un Rossese rosato stupendo che non puo&#8217; fregiarsi della DOC Rossese di Dolceacqua&#8230;&#8230;.</p>
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	<item>
		<title>Di: Silvana Biasutti</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16162</link>
		<dc:creator>Silvana Biasutti</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 14:56:51 +0000</pubDate>
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		<description>Da milanista, milanista d&#039;antan e ignorantella, mi chiedo: ma come fanno a rintracciare la qualsiasi nel Tavernello?
Ho campato col marketing metà della mia vita e con la pub ho tirato grandi tre figli, ma non mi sarei mai sognata di raccontare una fiaba così prendingiro...
Il Tavernello investe alcuni milioni di euro in pub; gli investimenti in pubblicità sono fisiologici fino al 6% del fatturato lordo (ma raramente ci arrivano). Avranno un fatturato considerevole, e quantitativi di prodotto conseguenti. Rintracciabilità? Mi sembra una palla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da milanista, milanista d&#8217;antan e ignorantella, mi chiedo: ma come fanno a rintracciare la qualsiasi nel Tavernello?<br />
Ho campato col marketing metà della mia vita e con la pub ho tirato grandi tre figli, ma non mi sarei mai sognata di raccontare una fiaba così prendingiro&#8230;<br />
Il Tavernello investe alcuni milioni di euro in pub; gli investimenti in pubblicità sono fisiologici fino al 6% del fatturato lordo (ma raramente ci arrivano). Avranno un fatturato considerevole, e quantitativi di prodotto conseguenti. Rintracciabilità? Mi sembra una palla.</p>
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	<item>
		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16161</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 13:53:56 +0000</pubDate>
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		<description>saranno le nostre consorti, sempre molto migliori di quanto siamo noi, a salvarci... Una forte stretta di mano alla Signora simpatizzante...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>saranno le nostre consorti, sempre molto migliori di quanto siamo noi, a salvarci&#8230; Una forte stretta di mano alla Signora simpatizzante&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo Boldrini</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16160</link>
		<dc:creator>Paolo Boldrini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 13:43:41 +0000</pubDate>
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		<description>...per ridurre leggermente quella percentuale, può essere utile precisare che mia moglie è &quot;simpatizzante&quot; neroazzurra...?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;per ridurre leggermente quella percentuale, può essere utile precisare che mia moglie è &#8220;simpatizzante&#8221; neroazzurra&#8230;?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Pagliantini</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16159</link>
		<dc:creator>Andrea Pagliantini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 13:43:04 +0000</pubDate>
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		<description>Per me il Tavernello è cosa seria, da preferire a certi vini pomicioni fatti per attaccartisi addosso, ma oltre il nero di seppia e il falegname o l&#039;innestino francese non lasciano niente, se non il borsellino più sgonfio.
Un onesto e tranquillo vino da pasto per le famiglie, che anche  potendo spendere 50 € al giorno in vino, come farebbero a reggere le esalazioni di bicchieri densi di 14 gradi e passa?
Un bicchiere e un falegname si porta via una mano, un vignaiolo si pota un braccio, un miope per abbottonarsi i calzoni rischia di tirare su con la zip i gioielli di famiglia!!!!!
Tanta Igt Toscana finisce da un pò di tempo nel tetrapak, ma ora con il declassamento di quel milione e trecentomila litri di ex Brunello, la concorrenza sarà dura!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per me il Tavernello è cosa seria, da preferire a certi vini pomicioni fatti per attaccartisi addosso, ma oltre il nero di seppia e il falegname o l&#8217;innestino francese non lasciano niente, se non il borsellino più sgonfio.<br />
Un onesto e tranquillo vino da pasto per le famiglie, che anche  potendo spendere 50 € al giorno in vino, come farebbero a reggere le esalazioni di bicchieri densi di 14 gradi e passa?<br />
Un bicchiere e un falegname si porta via una mano, un vignaiolo si pota un braccio, un miope per abbottonarsi i calzoni rischia di tirare su con la zip i gioielli di famiglia!!!!!<br />
Tanta Igt Toscana finisce da un pò di tempo nel tetrapak, ma ora con il declassamento di quel milione e trecentomila litri di ex Brunello, la concorrenza sarà dura!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16158</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 13:40:10 +0000</pubDate>
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		<description>escluso Paolo, é più &quot;facile&quot; che io possa diventare juventino - che Eupalla mi fulmini! - che giallorosso, escluso al 350%...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>escluso Paolo, é più &#8220;facile&#8221; che io possa diventare juventino &#8211; che Eupalla mi fulmini! &#8211; che giallorosso, escluso al 350%&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo Boldrini</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/08/caso-brunello-articolo-del-new-york-times-con-citazione-del-sottoscritto.html#comment-16157</link>
		<dc:creator>Paolo Boldrini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 13:34:26 +0000</pubDate>
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		<description>Peccato, Franco, che su una cosa ben difficilmente potremo trovarci d&#039;accordo:
non potrei mai abbracciare la &quot;fede&quot; neroazzurra, come tu non abbracceresti mai quella giallorossa...:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Peccato, Franco, che su una cosa ben difficilmente potremo trovarci d&#8217;accordo:<br />
non potrei mai abbracciare la &#8220;fede&#8221; neroazzurra, come tu non abbracceresti mai quella giallorossa&#8230;:-)</p>
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