Così parlò il “Sibillo di Montalcino”: uno strano testo da decifrare…


Piccolo concorso agostano, per il vincitore in palio una bottiglia di simil Brunello di Montalcino, annata 2003 (ma a cercar bene se ne trovano anche di annate precedenti) non conforme al disciplinare di produzione e quindi, più o meno spontaneamente, declassato ad Igt.
Sapete spiegarmi cosa intenda dire, quali messaggi cifrati intenda trasmettere, questo breve testo, titolo “Id est Sangiovese in purezza”, pubblicato oggi, nella sua notizia del giorno, pardon, Prima, dal responsabile di un sito Internet con sede in una notissima località toscana?
Io, per quanto l’abbia letto e riletto, non riesco a capirne lo spirito, quello che dice e quello che non dice, quello che lascia intendere, o cosa fuoriesca da tale “bocca della verità”, perché sia stato scritto e pubblicato (cui prodest?), e quali eventuali sottintesi, che non è detto esistano, visto che non riesco a coglierli anche se istintivamente ne avverto l’esistenza (messaggio subliminale forse?), contenga.
Il vincitore verrà premiato nella nobile sede della Fortezza, davanti ad un pubblico di festanti ilcinesi…

Ecco il testo:
“Quello di Franco Biondi Santi, uno dei nomi storici del vino italiano, è l’archetipo di Brunello.
Anche perché il vino, ormai famoso nel mondo, è nato nell’Ottocento a Montalcino per mano di un Biondi Santi nella Tenuta “Greppo”, con vigne di Sangiovese.
Lo si legge nel decreto di archiviazione per la “punta di diamante” della Montalcino enoica, Franco Biondi Santi appunto, firmato dalla
Procura di Siena, che ha condotto l’indagine sul Brunello.
Un accertamento fatto con l’analisi chimica degli antociani, che dimostra “un alto grado di affidabilità”: “i risultati dimostravano in modo inequivoco che il Brunello non era stato ottenuto con miscelazione di vini o uve diverse dal Sangiovese … La percentuale di antociani acilati nel vino di Biondi Santi si assesta intorno allo zero …”.
“Id est Sangiovese in purezza”.

Caspita, un messaggio talmente sibillino fa apparire il celebre detto della Sibillla “Ibis redibis non morieris in bello” di una cartesiana, solare, chiarezza…

0 pensieri su “Così parlò il “Sibillo di Montalcino”: uno strano testo da decifrare…

  1. Da frequentatrice di “Fahrenheit” quale sono, provo a indovinare, o meglio a decrittare:
    “Caro FBS, da un ‘minus’ son capace di trarre un ‘plus’, e te lo dedico. Firmato: Er mejo Figo der Bigoncio*”.

    • please, non offendiamo il grande Friedrich Nietzsche! Qui della purezza e della visionarietà di Zarathustra non v’é traccia alcuna…
      Segnalo piuttosto che in seguito alla pubblicazione di questo articolo sullo stesso sito http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=16878&dc=15&bn=1 le parole di quello che, semplicemente ironizzando, ho definito il Sibillo di Montalcino (o avrei dovuto forse definirlo l’oracolo del borgo?) appaiono leggermente più chiare in alcuni passaggi.
      Ma forse si tratta solo di un modo, che prova ad essere brillante, ci prova, per accreditarsi agli occhi di Qualcuno…

  2. Forse qualcuno intende far credere che l’azienda in questione non può essere tirata dentro le note storie perchè è da li che nasce la storia del Brunello e un nome del genere non può rischiare di finire insieme ad altri.
    Pare un messaggio cifrato ad uso territoriale, difficile da capire a chi sta fuori.
    Che bisogno c’è di dare una notizia del genere quando chi ha fatto i controlli ha già detto le cose come stanno?
    Di questo passo ho paura che a Montalcino voleranno coltellate invece di mettersi a ragionare e ripartire da zero facendo pulizia.

  3. Forse vuol mettere in discussione come si sia arrivati a stabilire che quel Brunello non sia stato miscelato con altro che non sia sangiovese? E cioè con analisi che comunque non possono attestare l’estraneità di antociani acilati al 100%, ma solo che la percentuale si attesta intorno allo zero? “Alto grado di affidabilità” e non completo al 100%? Non saprei, francamente, il tutto, in effetti, è troppo sibillino per i miei pochi neuroni, sempre che ci siano “eventuali sottintesi” in quell’sms.
    Per altro in un tuo post dell’anno scorso (http://vinoalvino.org/blog/2008/09/quali-analisi-per-il-brunello-la-metodologia-del-laboratorio-enosis.html) si diceva, in riferimento alle analisi di Enosis, che “Il Sangiovese è un’uva che possiede pochissimi antociani acilati, massimo 3%”. Quindi dovrebbe bastare questo per attestare che non sia stato aggiunto merlot o cabernet, per esempio, come nel caso del Brunello in questione.

  4. penso che parlar male del Brunello Biondi-Santi, che alla cieca si identifica molto più facilmente di altri “Brunello” sia del tutto fuori luogo; aldilà del fatto che sono gli inventori (si può anche dire in effetti i “custodi” del mistero del Sangiovese Grosso che cresce a Montalcino) c’è da considerare che la maggior parte della bravura (o arte) di trattare con quest’uva sta nell’esperienza di molte vendemmie e nonostante ciò non é detto che per forza il tuo vino debba piacere (vedasi i punteggi dei vari Parker e Spectator che spiegano in modo eloquente come il Brunello, quello vero, non piaccia per niente a quei signori)alle guide, che anzi spesso l’hanno bastonato (costantemente abbonato ai 2 bicchieri ed ai 4 grappoli preferendo i più scuri e concentrati). Questo tipo di taroccature sempre più frequenti andranno ancora avanti in un mondo dominato dalla legge dell’economia rapida e volubile che porta ad esempio a produrre i vini di punta subito (sbagliando in quanto i vigneti sono troppo giovani e i cantinieri ancora poco esperti) senza essersi fatti la dovuta gavetta. Ai posteri (ahinoi!) l’ardua sentenza.

  5. “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.
    Buongiorno.
    Inizio volutamente con una delle frasi che sento più lontane da me per commentare la piccola notizia che il nostro ospite ci ha messo in evidenza.
    Che il dottor Biondi Santi fosse uomo al di sopra di ogni sospetto enologico, penso in cuore nostro lo sapessimo tutti, almeno qui.
    Che alcuni di noi fin da dall’inizio della cosiddetta Brunellopoli ne abbiano invocato (magari un po’ insistentemente, lo ammetto) una sua diretta presenza e partecipazione alla vicenda fin dall’aprile 2008 lo testimoniano gli scritti su questo blog.
    Che oggi l’estraneità ai fatti del Greppo la renda pubblica la Procura di Siena attraverso il sito che é un po’ “l’house organ” del consorzio, non può che farci piacere.
    Che il suddetto sito, tra giustificazionismi vari di VERI colpevoli (vorrei far notare che patteggiamento=ammissione di colpevolezza) e milioni di bottiglie di meraviglioso(?) 2004 che nessuno nel mondo ha fatto non dico la corsa, ma neanche un passetto, per entrarne in possesso, dia notizia finalmente di un VERO innocente e quell’innocente sia il Nume Tutelare potrebbe forse indicare una nuova “discesa in campo” dell’unico uomo in grado non dico di salvare l’intera baracca, ma quantomeno di dare quella rispettabilità, competenza, serietà e carisma in un contesto dove queste qualità, eccome se hanno COLPEVOLMENTE latitato in questo ANNO E MEZZO.
    Buona giornata.

  6. ho perso un po’ il filo, il totale di brunello declassato è pari a 1,3 milioni di litri, che, dice Gabbrielli, è poco più del 3% rispetto a quello in giacenza. ma è riferito ad una sola annata? Se si, la percentuale è ben più alta e, se è vero, questo vino imputato va suddiviso tra 5 soggetti, o mi sbaglio? in questo caso il peso sui singoli è indubbiamente alto, per cui è chiaro che si tratta di una “non conformità” di una certa consistenza. sbaglio?
    ciao
    francesco

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