Decanter “massacra” i rosati italiani in un “biggest tasting ever”

Urge una seria presentazione dei nostri rosati in UK

La buona notizia è che Decanter, dico Decanter, ovvero “the world’s best wine magazine” come si autodefinisce, ha organizzato e pubblicato, vedi l’issue di settembre una grande degustazione, meglio, a “biggest tasting ever”, di vini rosati, di tutto il mondo, qualcosa come 211 vini allineati per cercare di capire che aria tira.
Non in un posto qualsiasi, ma in un Paese strategicamente e commercialmente centrale come il Regno Unito dove le statistiche dicono che si vendono qualcosa come di 12,5 milioni di casse di rosati. Che saranno poche rispetto ai 60 milioni e ai 63,7 milioni di casse rispettivamente di rossi e bianchi, ma che hanno visto una crescita vertiginosa e confusa da una percentuale del cinque per cento del mercato del vino in Regno Unito, riferita al 2004 ad una stima dell’11,5% per il 2009.
La degustazione si è fatta, i vini sono stati giudicati, da un panel composto da dieci esperti, ma la notizia, la bad news, è che i rosati italiani, che IMHO non avrebbero nulla da invidiare, nelle loro migliori espressioni, ai grandi rosé de Provence, sono stati letteralmente massacrati. E sono usciti a pezzi dalle valutazioni.
Basta riferire i termini percentuali – come ho fatto qui, in un commento pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S. – per giudicare la nostra performance. 211 undici, come si è detto, i vini degustati con una rappresentanza italiana limitata a 24 vini, pari ad una percentuale dell’11,37%.
Nessun rosato tricolore si è aggiudicato il punteggio più elevato, quello di cinque stelle, il Decanter Award, toccato ad un solo vino, un Pinot nero cileno, e quello di 4 stelle, “highly recommended” toccato a solo sei vini, quattro francesi, uno spagnolo ed uno neozelandese.
Tre rosati italiani hanno ottenuto il giudizio, “recommended” di tre stelle, pari ad una percentuale del 4,28 sul totale dei 70 tristellati, dieci hanno ottenuto due stelle “fair”, ovvero discreto (percentuale del 9,90% sul totale di 101 bistellati), dieci hanno avuto una stella, ovvero “poor” (devo tradurre?) sul totale di 28 monostellati (percentuale del 35,71%) e uno infine ha ottenuto una valutazione di difettoso (percentuale del 20% sui cinque vini che hanno avuto questa valutazione).
24 vini italiani in totale, l’intera nostra rappresentanza, si é collocata nella fascia – grigia – da un massimo di tre stelle alla valutazione minima di “difettoso”, con una percentuale dell’11,27% sul totale di 204 collocati in questa fascia. Un vero massacro!
Resta da chiedersi, come ho fatto, e come non ho mancato di dire ai miei amici di Decanter, ma che rosati italiani sono stati selezionati per la degustazione?
Sicuramente non quella “nazionale italiana del rosé”, composta da vini pugliesi soprattutto base Negroamaro, da abruzzesi formato Montepulciano Cerasuolo, da vini campani, calabresi, siciliani, lucani, da lagrein altoatesini, da vini del bacino gardesano di sponda bresciana o veronese, da outsider di valore base Nebbiolo, Sangiovese, Rossese, e tante altre uve, che se scelta con cura, con sicura conoscenza del meglio dell’Italia in rosa, non dico con la volontà di far bene figurare i nostri colori, ma quantomeno con la precisa intenzione di non farli sfigurare, avrebbe ottenuto, ci metterei (quasi) la mano sul fuoco, risultati molto ma molto superiori a quelli tristemente portati a casa.
Gli amici di Decanter non hanno sicuramente fatto le cose nel modo migliore non selezionando e magari adducendo come scusa il fatto che non sono in vendita nel Regno Unito (posso però citare almeno una decina di eccellenti rosati italiani che non hanno partecipato al wine tasting ma le cui aziende esportano regolarmente e hanno validi distributori in UK, dal Salice Salentino Le Pozzelle di Candido al Brindisi Vigna Flaminio di Agricole Vallone per citarne solo due), larga parte della nostra crème de la crème en rosé, ma noi, e parlo di noi comunicatori, dei sommelier, e soprattutto dei produttori italiani delle zone storicamente vocate a rosato e di quelle che all’universo del rosé si sono affacciate di recente, possiamo dire di avere la coscienza a posto?
Siccome anch’io, che sono un rosatista della prima ora, anzi ante marcia, qualche dubbio in merito l’ho, sapete che faccio?
Semplicissimo, m’i impegno pubblicamente, come da tempo mi riprometto, ad organizzare, in London (dove intanto tornerò tra un mese il 10-11 settembre, per un maxi tasting di Brunello 2004 per The World of Fine Wine), next year un comprehensive Italian rosé wine tasting, in collaborazione con gli amici dell’A.I.S. di Londra, anzi UK Sommelier Association, e con i produttori italiani, di buona volontà e intraprendenza, che vorranno credere in questo mio progetto.
Next year in London Italian rosé supporters: I promise you!

0 pensieri su “Decanter “massacra” i rosati italiani in un “biggest tasting ever”

  1. Lei signor Ziliani si è posto la mia stessa domanda…ma che rosati italiani sono stati selezionati per la degustazione? Probabilmente hanno preso quei rosati in alcuni grandi supermercati di Londra. Perchè in questi posti arriva proprio di tutto, in senso negativo… business is business. Anche qui in Olanda, dove vivo ormai da oltre 10 anni, nei supermercati si trovano vini italiani di aziende a me completamente sconosciute. Per trovare i prodotti italiani migliori bisogna andare in alcuni negozi specializzati, dove i titolari sono dei veri appassionati. Tuttavia devo ammettere che il gap qualitativo tra i nostri vini e quelli provenienti da altre zone del pianeta si è ridotto paurosamente.

    • intanto il progetto wine tasting in London é già partito. Andrea Rinaldi, responsabile A.I.S. in UK mi ha già dato semaforo verde. Ora si tratta di coinvolgere, motivare le aziende. Ma ce la farò, perbacco!

  2. Buongiorno Franco,

    la nozizia fa specie ma bisogna dire che Decanter mi sembra gia’ piuttosto s….anato. Ad esempio recensiscono un sacco di vini marchiati distributore che puo’ avere senso per un pubblico di bassa conoscenza e potere d’acquisto ma non e’ certo rappresentativo di quello che di meglio c’e’ nel mercato.

    Per quanto riguarda i rosè vorrei spezzare una lancia per il Rosè di Terre Nere (Nerello Mascalese in purezza) che accoppia alla forza e bevibilita’ di un buon rosato pugliese a una bella interpretazione del terroir etneo.

    Buona serata
    renato

  3. Certe cose chi da articoli per un prezzo le scriva pure, tanto nessuno può fare prodotti migliori del nostro chiaretto o dei salice…

  4. non mi stupisce affatto che Decanter abbia per l’ennesima volta “massacrato” come dici Franco i vini italiani.
    In effetti è ormai una certezza per quanto riguarda la presenza di Enotria in quella potente rivista. Quando ci sono degustazioni comparative l’Italia finisce sempre indietro alla Spagna, Portogallo, Australia, Cile, Argentina e chissà anche Sudafrica e Romania. Quando invece c’è un assaggio a tema abbiamo dei risultati per dirla cosí « stupefacenti » come col Brunello 2004 che Franco ci citava poco fa.
    Essendo d’accordo (penso lo siano tutti) sulle seguenti premesse :
    1. In Italia si fa vino buono (e tanto) dapertutto, in tutte le categorie, rosato compreso ;
    2. Una certa parte di quei vini buoni sono reperibili in Inghilterra (e anche se non lo fossero, sul panel di Decanter c’è sempre possibilità di presentare vini che sono indicati come « N/A UK »)
    e poi anche che
    3. Gli assaggi di Decanter sono alla cieca e quindi in teoria « obbiettivi »
    ed accettando pure che la rappresentanza italiana in questa o quella degustazione non sia ottimale ma che complessivamente, i vini buoni non mancano,
    si arriva per forza alla conclusione che lo stile dei vini italiani in generale non piace alla giuria britannica. (Se avete altre spiegazioni indicatele pure).
    Ciò non stupisce, vista la scarsa visibilità dei buoni vini italiani in UK, e lo scarso interesse dimostrato dai principali autori britannici nella materia. Ci sarà pure un Nicholas Belfrage ma il giornalisto « medio » del vino in Inghilterra che conosce discretamente bene i vini portoghesi e spagnoli e si reca regolarmente in Australia non sa un cavolo del Chianti o Valpolicella. Fenomeno attestato spesso in compagnia di colleghi britannici in trasferta per l’Italia.
    Perché ? Ci sarà una forte tradizione di consumo francese ed un ovvio penchant per i vini anglofoni del Nuovo Mondo, ma sicuramente lascia da desiderare il lavoro di promozione e comunicazione effettuato dagli enti e dai produttori italiani in UK. Accolgo dunque con soddisfazione l’iniziativa di Franco ma mi chiedo perché sia un autore in fin dei conti « privato » ad impegnarsi per quanto dovrebbe essere realizzato da enti statali con soldi pubblici. Sbaglio ?

  5. …controcorrente…
    MA se prendiamo 15 rosati italiani a caso (lasciando da parte l’esperienza personale,che invidio,anche se ce la metto tutta per…non aumentare il divario!) e 15 vini di altra tipologia,sempre italiani,bianchi o rossi (stesso metro di scelta),è così sicuro (Ziliani) che abbiamo migliore qualità (media) tra i rosati?
    Io ho trovato più bottiglie sgradevoli tra i rosati che tra i brunelli t…..ati (per fare la rima,non per difendere i disonesti!!).
    Non voglio difendere DECANTER,non mi interessa proprio,ma ha (Ziliani) raggruppato la quasi totalità dell’Italia per trovare……

    • ho provato e provo rosati di ogni tipo in Italia, da anni e anni, quando secondo alcuni miei colleghi, che ora hanno “scoperto i rosati” erano solo vinelli di serie B o roba da femmine…, e posso assicurare che in Italia ci sono almeno 20-30 (ma é una stima per difetto) rosati in grado di competere alla pari quanto meno con i migliori rosati del mondo. E saranno proprio quei rosati i protagonisti del wine tasting che organizzeremo in London, next year

  6. Quei necrofili che nel vino cercano soltanto sentori di fegato crudo, e ce ne sono tanti fra i degustatori anglosassoni, non possono certo apprezzare i profumi delicati dei nostri rosati. A parte questa considerazione trovo molto interessante quello che ha scritto Fabio Italiano. All’estero ci sono dei vini imbottigliati da aziende italiane con etichette che in Italia non vengono commercializzate per diverse ragioni, specie di regioni meridionali, cioe’ quelle che producono alcuni fra i migliori rosati del mondo come i tre che fin qui sono stati citati. E poi ho anch’io dei dubbi sia sulla conservazione dei campioni che sulla freschezza, visto che i nostri rosati andrebbero bevuti giovanissimi.

  7. Perchè ci lamentiamo quando negli ultimi 40 anni le ambasciate hanno organizzato solo il cenone di Capodanno e l’ICE ha badato solo a pagare gli stipendi? Questi sono i risultati ! Più giro all’estero più mi rendo conto che gli stranieri non conoscono il nostro paese, ma solo una sbiadita fotocopia. E non parlo di altri continenti, mi riferisco all’Europa.

  8. In Italia ci sono una ventina di rosati eccellenti, ma sono un netta minoranza con la sovraproduzione di questa tipologia. Anche in Italia si trovano sugli scaffali pessimi prodotti, che vengono riproposti anche dopo due-tre estati dalla vendemmia, sperando che il consumatore non legga l’etichetta. In questo periodo compro solo rosati e bianchi, ma i primi spesso mi deludono.

  9. ….praticamente 2-2,2 per regione.
    Sono convinto che con il SOLO suo vitigno rosso preferito e in un’area di un centinaio di ettari supera il totale di queste eccellenti bottiglie provenienti da tutta italia.

  10. Se ne avete occasione ( visto l’esigua produzione ) vi consiglio di assaggiare il “Rosése” Terra dei Doria ( rosato da uve Rossese ). Un vero paradosso diventato una scommessa : trattasi di un vino prodotto da uve Rossese provenienti da un impianto dall’età media di 15 anni, situato in località Poggio Pini, Cru nel comune di Soldano ( che il Signor Ziliani conosce bene ), appartenente alla zona di produzione d.o.c. Rossese di Dolceacqua. Purtroppo tale denominazione non prevede, al momento, alcuna indicazione per questo tipo di vinificazione, inspirato dalla vicina Provenza ma considerato non tradizionale … della zona !

  11. Buonasera Sig.Ziliani.
    Questa è la mia prima volta che partecipo al Vostro blog, nonostante abbia letto già parecchi Vostri articoli. Ma questa volta proprio non potevo farne a meno!
    Ma con che coraggio dico io, osano trattare così i nostri, splendidi direi, rosati? Certo è vero, non lo nascondo, che ci possano essere sul mercato prodotti “scadenti”, ma allora perchè non fare un’accurata selezione prima di elaborare e poi proporre ai futuri consumatori (in questo caso inglesi) prodotti che loro stessi, quando vengono qua da noi, nella Nostra meravigliosa Italia, girovagando tra luoghi e vigneti, assaggiandoli ne rimangono piacevolmente entusiasti???
    Vi faccio un esempio: la scorsa estate proposi un rosato ad una famiglia londinese. Lo voleva toscano, gli portai un Belgvardo rosè (che profumi…) di Mazzei.Alla loro partenza ne vollero da portar via 12 bottiglie!
    Un’ultima cosa sig.Ziliani: si saranno mai domandati quei signori cosidetti esperti il come mai è sempre più frequente vedere gruppi di Inglesi passeggiare tra i vigneti del Garda???

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