Evviva il Sangiovese di Montalcino di Franco Biondi Santi!

Voglio prendere alla lettera l’invito contenuto nella recente lettera – che potete leggere qui – del Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino ai soci, lettera che ribadiva “la necessità che tutti i produttori si impegnino a dare messaggi positivi in questo momento, dato che la conclusione delle indagini porterà ad un chiarimento delle varie posizioni e al superamento dell’attuale fase di difficoltà”.
Basta, per un po’ almeno, geremiadi e tirate da “talibano”, come dicono (ma senza fare nomi) io faccia, sul caso Montalcino.
Positive thinking, think positively
sia la mia parola d’ordine in attesa che nel borgo senese conosciuto per la sua produzione di miele qualcuno faccia proprio il detto latino Faber est suae quisque fortunae.
Vi parlerò di un vino ovviamente, ma per farlo prenderò lo spunto non dalla cronaca di oggi, che per il suo squallore indurrebbe ad occuparsi di tutt’altro borgo toscano che questo, più popolato di conigli selvatici che Pantelleria, bensì dalla “scoperta” di questo vino fatta grazie all’ennesima rilettura di un libro e di una serie di viaggi nell’Italia del vino fatti addirittura più di quarant’anni orsono.
Sto parlando di uno dei capolavori di Mario Soldati, il rilucente d’intelligenza e curiosità Vino al Vino, che ci racconta un’Italia del vino tanto lontana da quella di oggi da apparirci remota e irraggiungibile e da provocarci una malinconia canina ed uno struggente rimpianto, anche perché eravamo più giovani, con più speranze ed illusioni.
Scriveva Mario Soldati tanto tempo fa della cittadina di Montalcino, che “forse, per trovarsi così dislocata, così protetta dalle deturpazioni sottili e perfide del turismo” e inoltre, citando il grande enologo Garoglio, che “se c’è un fatto da rimarcare a proposito del Brunello “questo è rappresentato dalla esiguità della sua produzione, che serve a mala pena a soddisfare le richieste di pochi esigenti consumatori, vietando la possibilità di un intenso e sicuro commercio a più vasto raggio”.
Scriveva poi il Garoglio, nella citazione di Soldati, e sembra un secolo orsono “la produzione del Brunello “è per la quasi totalità accentrata nella Cantina Sociale di Montalcino, che possiede una razionale attrezzatura tecnica. Non mancano tuttavia gli agricoltori locali che producono questo tipo di vino, ma tale quantitativo è molto limitato e presenta scarsa importanza dal punto di vista commerciale”. §
Poveri Garoglio e Soldati, chissà cosa direbbero oggi se improvvisamente catapultati da una macchina del tempo ai giorni nostri ritornassero a Montalcino, con lo spettacolo un po’ allucinante degli oltre 2000 ettari a Brunello distribuiti un po’ ovunque e soprattutto se toccasse loro leggere questa orgogliosa rivendicazione di uno status quo inquietante: “Il grandioso successo di Montalcino e del Brunello consiste nell’essere passati, in un periodo abbastanza breve, dalle 100.000 bottiglie dei primi anni Settanta dello scorso secolo, alle circa 7 milioni dei nostri tempi (annata 2004).
In poche parole in quasi 40 anni, la produzione-vendita è cresciuta di 70 volte. Tutto ciò è potuto avvenire perché agli storici produttori degli anni Settanta si sono affiancate moltissime nuove aziende, tanto che oggi sono diventate 250 (delle quali 200 imbottigliano)”…
Oggi Montalcino è cosa completamente diversa da quella ritratta e celebrata dallo scrittore, giornalista, regista, saggista torinese, che, allora, a proposito del vino invenzione di un singolo, Ferruccio Biondi Santi e di una famiglia, i Biondi Santi, lo definiva non temere “rivali, neanche tra i più celebrati Barolo e Bourgogne” e assicurava sarebbe stato “ridicolo, con il pretesto del piccolo quantitativo, preferire al Brunello originario, autentico, ancora prodotto nella cantina del suo creatore, da suo figlio e suo nipote, il Brunello di altri privati, che avranno, nessuno lo nega, i loro meriti ma non potranno mai raggiungere la classe del Biondi-Santi”.
Povero Soldati, almeno a lei è stata risparmiata la malinconica amarezza del vedere, altri nostri colleghi, affermare che “sminuire il ruolo delle grandi aziende in relazione al processo di crescita, esaltando le sole piccole realtà d’eccellenza, ha il respiro cortissimo e non rende giustizia ad entrambe”.
E additando come “talebani” i sostenitori della purezza del Brunello, portatori di una “logica che nei fatti divide il nostro mondo tra produttori buoni e cattivi, mettendolo artatamente in contrapposizione, dimostrando così di non comprendere le specificità del mercato globale dove l’immediata suggestione non è la dimensione dell’impresa, grande o piccola, ma se è italiana, cilena, sudafricana o australiana” non hanno alcuna esitazione nell’affermare che “una cosa è certa, quel Brunello “taroccato” piaceva e pure molto, e ha dato a tutti la possibilità di crescere e di sviluppare il territorio. Possibile che questo non voglia dire nulla? Oppure si pensa che gli stranieri siano tutti degli stupidi o incapaci?”…
Bando alle malinconie, messaggi positivi, anzi positive thinking ci invita a lanciare al mondo il disincantato presidente del Consorzio brunellesco, e pertanto eccomi a parlare, ripescando gli appunti della mia ultima visita fatta a Franco Biondi Santi e al Greppo – “un paesaggio che colpisce subito per la sua grandiosità”, dove “tutto ha del miracoloso” – e dove all’epoca di Soldati “nove sono i poderi, i cru, da cui Biondi-Santi ricava il Brunello. Pullera è il più alto; vengono, poi, Greppo primo e Greppo secondo, Buon Consiglio, Greppino e Colombaio; e dall’altra parte di Montalcino, Chiusa prima, Chiusa seconda e Scarnacuoia” – lo scorso febbraio.
La consueta calda accoglienza, da quel gran signore che è, da parte di Franco Biondi Santi, una lunga conversazione sull’altro vino di Montalcino, il Rosso, e poi via con l’assaggio, l’ultimo, quello “purificatore” dopo due giorni di degustazioni di 2004 non proprio di quelli da andarci via di testa.
Dapprima il Rosso, annata 2006, 13 gradi alcolici, ottenuto dal Sangiovese ilcinese dei vigneti con meno di dieci anni d’età, e già un carattere che molti vini maggiori se lo sognano, rubino squillante intenso, naso di assoluta dolcezza ed eleganza, profumato di macchia mediterranea, lampone, ribes, ciliegia, con sfumature di liquirizia, ginepro, pepe, goudron, a formare un insieme fragrante e vivo, poi una bocca di grande finezza, scabra, essenziale, nervosa, con una vibrante acidità e giovanile freschezza a scandire il ritmo eppure succosa e di piena soddisfazione nella polposa croccantezza del frutto. Vino, in vendita nelle enoteche di Siena e dintorni, intorno ai 25 euro, di grande godibilità.
Altra musica però, anche perché il vino, conformemente alle indicazioni di Franco Biondi Santi era stato aperto più di dodici ore prima, nel pomeriggio della giornata precedente alla mia visita, con il Brunello 2004, (in vendita intorno ai 75 euro in enoteca) vino che davvero rende onore ad una grandezza del millesimo che non sempre appariva evidente nella maggior parte dei vini degustati durante Benvenuto Brunello.
Alcol calibrato e contenuto in tredici gradi e mezzo, un rubino brillante paradigmatico per intensità, densità e brillantezza, senza toni cupi e accenni violacei, e poi la meraviglia, l’incanto, la finezza del naso, vivo, fitto, di grande densità e tessitura, variante dal floreale, con la sua viola netta, e poi toni di rosa passita, al moderatamente fruttato (netta la ciliegia e accennati il lampone ed il ribes) al salato, minerale, pepato, con nitide striature di grafite e alloro e una sapidità, una freschezza aerea e fragrante, contagiosi.
E poi, considerando quanto fosse giovane, in fieri, in progress, questo grande Sangiovese di Montalcino destinato a sfidare il tempo, ad essere gustato in altri tempi, altre epoche future spero migliori di queste e con più dignità, quale meraviglia il primo impatto sul palato, la bocca severa, imponente, di grande impegno e larga tessitura, splendida per nerbo e ricchezza, e poi via via meno austera, meno in sé e più propensa a concedersi, a regalare i tesori di una lunghissima persistenza, di un perfetto equilibrio, di una ricchezza di sale, con la giusta dose di acidità a spingere, senza pari.
Vino meraviglioso, ennesima conferma di quella superiore arte del far vino, che vede i Biondi Santi aver indicato e regalato a Montalcino un destino di grandezza che oggi la miopia e l’ingordigia di troppi, la mediocrità stolta di molti, l’arroganza dei potenti mettono seriamente a rischio.
Per miseri interessi di bottega, per compiacere, come si suol dire con volgarissima espressione, il mercato…

0 pensieri su “Evviva il Sangiovese di Montalcino di Franco Biondi Santi!

  1. Grazie Franco per questo bel articolo.
    Sono mancato al Benvenuto Brunello di quest’anno e quindi non ho potuto effettuare il solito peregrinaggio a Greppo. Con la tua bella “nota di degustazione” mi hai fatto vivere il Brunello 2004 come se ci fossi stato.
    Ennesima conferma che il “positive thinking” nonostante sia spesso contradditorio con il carattere europeo, porti dei frutti piu’ dolci e saporiti di quanto non si pensi occupandoci sempre di litigare.
    Un caro saluto

    • grazie Wojciech, mi fa molto piacere il tuo commento ed il tuo intervenire su questo blog. Giusto parlare in positivo, come in questo caso, ma quando c’é da “litigare” e picchiare i pugni sul tavolo, e mettere i puntini sulle i, come nel caso di Brunellopoli, non si può tirarsi indietro e far finta niente, pur avendo presente tutti i valori positivi che, nonostante tutto, Montalcino ed il suo Sangiovese, possono proporre… cari saluti da una solare, caldissima Puglia, terra di Sangiovese, un po’ diverso da quello di Montalcino, anche questa…

  2. Eh, si, caro Franco, Wojtek (che e’ il diminutivo vezzeggiativo di Wojciech) parla in positivo, ma peccato che non leggi, come me, i suoi scritti in polacco, dove e’ implacabile con tutto cio’ che non ha un’anima e pubblica perfino la foto delle bottiglie dei vini controversi, con i quali e’ impietoso. Mentre i suoi amici e me assaggiamo soltanto fino ad un certo punto e poi non ce la facciamo piu’, Wojtek invece assaggia di tutto e un giorno mi piacerebbe anche vedervi fare uno slalom insieme. Ah… lui ha bella una bambina di 3 mesi e tu quando aspetti a replicare?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *