Gaja pro domo sua anche quando parla dei vini israeliani. Un Brunello a 175 dollari


Non è una lettura cui indulgo molto, ma confesso che anche a me scappa ogni tanto di porgere un occhio, sul Web, a Italia a tavola, il “quotidiano on line di enogastronomia, territorio, ristorazione e ospitalità”, diretto da quell’Alberto Lupini che ho conosciuto ai tempi del Liceo scientifico Lussana a Bergamo, quando, avendo già capito tutto della vita, era un giovane “attivista” (sic!) democristiano, mentre noi di destra o quelli di sinistra ci facevamo assurde e spesso cruente guerre.
Certo, bisogna un po’ farsi largo nei tanti comunicati stampa, ad esempio questo oppure questo, che vengono pubblicati come se fossero dei normali articoli, ma qualcosa d’interessante, tra pubblicità a go go, la si trova, e imbattutomi in questo articolo sull’aumento delle importazioni in Italia di vini israeliani, me lo sono letto con interesse.
Ho così appreso che “negli ultimi due anni l’Italia è diventata il terzo paese per maggior incremento dell’import di vini israeliani, dopo Canada e Gran Bretagna”, oppure che “Israele produce 50 milioni di bottiglie, ma i suoi abitanti non sono dei gran bevitori: ne consumano appena 7 litri l’anno anche se il dato è in crescita, in controtendenza rispetto a quanto accade in quasi tutti i paesi produttori, Italia compresa”, e infine che “In Italia il consumo di etichette israeliane è in netta crescita ma restiamo comunque all’interno di una nicchia”.
All’interno di questa nicchia operano alcuni importatori, che operano ovviamente in questa logica di piccoli numeri e tra questi, con la sua Gaja Distribuzione, è Monsù Angelo Gaja, “che importa da Israele Yarden e Gamla”.
Italia a tavola ha pensato bene di sentire il punto di vista del noto produttore nelle Langhe, a Montalcino e a Bolgheri, autore di un ragionamento che penso sia utile riportare integralmente.
Gaja ha dichiarato: ”Alla base dell’incremento ma che certo non è ancora un successo – ci dice – c’è una vincente strategia di marketing. Israele ha saputo crescere anche dal punto di vista agricolo, sia come produzione che come vendite. Si pensi a quello che è stato fatto per il pompelmo Jaffa.
Ha beneficiato di consulenze validissime, come quella di Michel Rolland (il “flying winemaker”, l’enologo più famoso del mondo) e infatti il successo è tutto sulle varietà internazionali.
Ha capito che i vini hanno bisogno di essere collocati dietro valori qualitativi di un certo peso selezionando case di elevata qualità. Nella parte sud della costa mediterranea certamente occupano la prima posizione.
Se anche in Italia cresce il consumo di questi vini la ragione principale resta la grande attenzione della comunità israelita e forse anche perché vengono accomunati dai consumatori al biologico o al biodinamico.
Noi di Gaia Distribuzione operiamo prevalentemente con la ristorazione: stare a tavola è come emozionarsi a teatro. Se inviti qualcuno non puoi offrirgli tutto il menu, ma certamente puoi fargli degustare il meglio, le etichette più prestigiose“.
Citazione interessantissima e rivelatoria, perché conferma, una volta di più la “filosofia” Gaja:
l’enfatizzazione del ruolo dei flying winemaker come Michel Rolland (in Italia avrebbe potuto parlare dei Cotarella, dei Ferrini, dei Chioccioli, per parlare degli equivalenti di Monsieur Merlot) e della loro importanza nel delineare la stilistica e le caratteristiche di una certa zona;
l’accento sulle “varietà internazionali” e sulle case “di elevata qualità”. Una “estetica del vino”, della fruizione del vino che lo porta a dichiarare che “stare a tavola è come emozionarsi a teatro” e che se “inviti qualcuno non puoi offrirgli tutto il menu, ma certamente puoi fargli degustare il meglio, le etichette più prestigiose”.
Ci mancava solo che ci dicesse, ragionando pro domo sua, come fa sempre in ogni contesto, pensando ai propri interessi di bottega, che queste etichette “più prestigiose” devono essere Gaja, oppure le aziende straniere distribuite da Gaja distribuzione, oppure quelle degli amici della sua “nazionale del vino”, e saremmo stati a posto.
Ma questo è Gaja, inutile stupirsi, visto che l’uomo è come il lupo, e come dice il proverbio, “perde il pelo ma non il vizio”, quello di considerarsi ovviamente al centro del mondo in una concezione che potremmo definire Gajacentrica.

Passando dai vini israeliani alla realtà produttiva di Gaja, viene spontaneo chiedersi, con la crisi, con questi chiari di luna, con l’orientamento del consumatore americano a puntare su vini meno cari rinunciando ai premium wines, come vadano le cose per Gaja.
Non ho elementi diretti per un’analisi sicura, ma ragionando sul fatto che so per certo che analoghi premium wines italiani molto cari (e magari anche buoni) soffrono, eccome se soffrono, posso concludere che anche i vini del Giove tonante dell’enologia italiana, come lo definiscono i suoi estimatori che gli hanno persino dedicato una pagina, stile fans club, su Facebook, raccogliendo sinora la un po’ misera quota di 18 aderenti, possano avere qualche problemino.
Sicuramente lo avranno negli States, se posso giudicare da alcuni elementi che desumo dalla lettura del sito Internet di uno dei suoi venditori/propagandisti più abili e appassionati a New York e in tutti gli States, l’italo americano Sergio Esposito (autore di un bel libro, Passion on the vine, che vale la pena di leggere, ad esempio le pagine dedicate a Gianfranco Soldera, oppure a quelle, spassose, dedicate ad un wine writer americano che vive in Toscana, oppure quelle relative a Gravner o a Bartolo e Maria Teresa Mascarello), ovvero l’Italian Wine Merchant.
Nella news letter di questa settimana Esposito descrive così, molto efficacemente, il pensiero su Gaja ed i suoi vini: “There are the members of the anti-Gaja constituency–those who consider his style too international, who prefer Bruno Giacosa’s sensual wines, who think Gaja gives his wines an excessively linear structure, and who point out that his wines’ prices keep climbing.
And then are the Gaja lovers–those collectors who believe his wines the quintessence of Italy’s viticulture, who argue that the wines age beautifully and seemingly forever, who note that Gaja alone brought Barbaresco into public consciousness, and who point out that the prices of Gaja’s wines keep climbing as does their value
” e nel presentarci e proporre ai suoi possibili clienti i Brunello di Montalcino 2004 di Gaja, ricorda come Gaja comprando la tenuta Pieve di Santa Restituta a Montalcino avesse la ferma intenzione di “produce a world-class Brunello too”, di produrre anche dei Brunello di fama mondiale.
Peccato per Gaja, ma questo progetto, nonostante la bella posizione dei vigneti, posti proprio accanto a quelli di un signore che vini di livello mondiale, i migliori di Montalcino invece produce, parlo dei vini di Case Basse di Gianfranco Soldera, non si è mai realizzato.
E peccato, anzi darmagi, che i vini di Gaja (di cui a Montalcino ci si é accorti soprattutto quando ha proposto – ancora? Ma é un vizio, l’aveva già fatto a Barbaresco e sappiamo com’é finita: a Langhe Nebbiolo… – di modificare il disciplinare del Brunello e di aggiungere, ma che caso, Cabernet, Merlot, Petit Verdot o Syrah… Geniale!) galleggino in quella zona intermedia grigia, né carne né pesce, dove non spiccano, non eccellono, non fanno nemmeno discutere. Si sa che ci sono e basta.
A questa stregua allora, per restare nella stessa stilistica, meglio i vini di Casanova di Neri. E detto da me, che quei vini non amo, non credo sia un complimento.
E’ giustissimo pertanto che, da venditore abile qual’è Sergio Esposito proponga i due Brunello 2004 di Gaja con queste super elogiative parole: “His Pieve di Santa Restituta Sugarille soon became one of the most sought-after Brunellos in the world. The 2004 Sugarille, his most recent release, is a particular success–with all the ‘brooding’ power attributable to Brunello. And yet, as with all Gaja’s wines there is also a tremendous amount of immediate appeal. Gaja also turns out a second Brunello, Rennina, a more accessibly-styled wine that’s more feminine and open, yet possesses all the classic flavors of traditional Brunello, such as cherry, leather and tar”. Magari quei vini, che non ho assaggiato, che non mi viene una grande voglia di assaggiare – non sono vini per me quelli di Gaja, molto raramente riesco a capirli e ad essere alla loro altezza – sono davvero come Esposito li decanta. Resta il fatto che, basta visitare la pagina relativa ai Brunello 2004 in vendita sul sito di Italian Wine Merchant, qui, nemmeno i fan più esagitati e incondizionati di Gaja (ce ne sono…) potranno sostenere, senza che il loro naso si allunghi come quello di Pinocchio, che si tratti di vini convenienti, dal corretto rapporto prezzo-qualità, vini che il consumatore è invogliato, soprattutto oggi, ad acquistare.
Qualche prezzo, per fare una salutare comparazione. A 49,50 euro il cliente di IWM può trovare il classico, ben fatto, sempre piacevole Brunello di Montalcino di Capanna, l’azienda proprietà del presidente del Consorzio del Brunello, a 52,95 il vino, affidabilissimo, del Poggione, e poi una ventina di euro di più, 71,95 dollari, il vino di Fuligni.
A 99,50 si può concedere addirittura un pintone, un bel magnum, del Brunello di Capanna, e se poi vuole spendere e andare sul classico, ecco a 129 euro il Brunello del Greppo di Franco Biondi Santi e a 119 il magnifico Brunello del Poggio di Sotto di Piero Palmucci.
I due vini di Gaja vengono invece via, diciamo così, a 165 dollari il Rennina e a 175 il Sugarille.
Mi potete spiegare per quale misterioso e imperscrutabile motivo, una persona che sa di vino, che è dotata del bene dell’intelletto, che acquista vini e non griffe enoiche, che ragiona con il proprio cervello ed il proprio palato dovrebbe spendere quelle cifre, diciamo 170 dollari di media, quando aggiungendo 30 dollari può portarsi a casa un magnum, un bel tre litrozzi, di Capanna, oppure, dollaro più dollaro meno, tre bottiglie, Capanna, Poggione e Fuligni con la stessa cifra necessaria per aggiudicarsi il Sugarille 2004? Perché sull’etichetta di quel vino c’è scritto Gaja e sulle altre no. Ragionamento che non farebbe una grinza, salvo che era valido un tempo, oggi, nella post recession era, fa solo sorridere. O mette tanta malinconia. Per Gaja, non per il normale consumatore…

27 pensieri su “Gaja pro domo sua anche quando parla dei vini israeliani. Un Brunello a 175 dollari

  1. nessuno mi scambi per un difensore di Gaja , ma le scelte purchè alla moda in tutti i settori e in ogni tempo mica le ha inventate lui . Crudeli e pratici negli affari agli ebrei viene attribuito un proverbio : ogni giorno nasce un … ehm ehm , poco dotato .

  2. Hai toccato piú argomenti interessanti Franco. Per quanto riguarda i Brunello 2004 di S. Restituta (da prendere cum grano salis in quanto assaggiati a Febbraio subito dopo l’immissione sul mercato) mi è parso molto deludente il Rennina che sarebbe un discreto Rosso di Montalcino e niente di piú, mentre non è male il Sugarille, che sicuramente non ti sarebbe piaciuto vista l’impostazione ultramoderna ma almeno è gradevole da bersi una volta dimenticato che si chiama ‘Brunello’ ; rimane in essenza un supertuscan di (speriamo) Sangiovese. (Il mio resoconto – in inglese – qui).
    Rispetto ai prezzi avevo fatto lo stesso commento del tuo sul sovraindicato blog ; non c’è niente da aggiungere altro che conosco non lontano da Verona un ristorante che offre tuttora annate tipo 1988, 1991, 1993 del Barbaresco ‘normale’ per 50€ la bottiglia ed a quel prezzo, sono vini piú che buoni. Questi sono ancora i vecchi prezzi Gaja della metà degli anni 90 ; ma non è stato solo lui da quel tempo a triplicare i prezzi, a Barbaresco ed a Montalcino ed altrove.
    Re : Israele, condividenco il tuo scetticismo rispetto alla Gaja philosophy, è utile leggere le sue parole nel contesto giusto. Non molto fa il livello tecnico dei vini israeliani era un disastro e si è rivelato utile anche un Michel Rolland a portare un po’ in alto la media qualitativa (soprattutto nei vini piú economici). È un paese dove non esistono vitigni autoctoni, quindi è inutile criticare la presenza del Cabernet o dello Chardonnay (c’è solo da aspettare che si sviluppino vitigni mediterranei come il Syrah che sono forse piú adatti al territorio). Partendo da zero senza un mercato interno che potesse portare loro un consumo consapevole delle sfumature locali i produttori israeliani sono stati costretti a seguire il discorso, un po’ da Nuovo Mondo, del branded wine e dei « valori qualitativi di un certo peso ».Una filosofia che in Italia provoca una ben meritata ironia da quelle parti va interpretata diversamente.
    Un caro saluto da Varsavia

  3. Egregio sig Ziliani

    a proposito di prezzi lei mi dovrebbe spiegare per quale motivo io dovrei spendere 140 euro per un Pegasus 2005 Case Basse , vino igt 100 per cento sangiovese e non 165 dollari per un brunello rennina 2004 di mister Gaja.

    Ho avuto modo di sentirli entrambi e devo dire che c’e’ un abisso qualitativo che non giustifica il prezzo del Pegasus essendo questo vino vistosamente – complesso – con sentori di sottocoda di cavallo ed esplosivo bouquet tipico della mason riconducibile al noto condimento Ponti.

    Forse saro’ elementare nelle descrizione del vino del sig. GianFranco Soldera ma non ho nessun altro descrittore disponibile del mio vocabolario enologico.Direi che e’ a dir poco un’ azzardo metterlo fra i migliori condimenti al mondo.

    Differente invece la signorilita’ del brunello 2004 di mister Gaja. Un bel pagare ma anche un sorprendente bere fatto di complessita’ che si richiedono ad un brunello prodotto con uve sangiovese montalcinesi in purezza .

    Siur Franco come mai cosi’ poca differenza di prezzo per una tale differenza qualitativa ?????? Eppure confinano.

    Ci speghi Lei perche’ non dovremmo ridere del sig. Case
    Basse.

    giuseppe

  4. Caro Wojtek, io sono piu’ lontano ancora e a franco i saluti li mando da Gdansk, sul Baltico. Con i lavori sulla ferrovia per varsavia ormai ci vogliono quasi sei ore di intercity per raggiungerti…. ma il “porto” Franco mi sa che e’ piu’ veloce. A me e’ sempre piaciuto un casino il Poggio di Sotto e non lo nascondo a nessuno, tanto che misuro tutti i vari Brunello di Montalcino con quel metro (e anche i vari Rosso di Montalcino). Angelo dovrebbe sfoggiare il meglio di se stesso nei vini che fa anziche’ adeguarsi all’andazzo del mercato tentando di cambiare i disciplinari per inseguire le mode, tutte caduche.
    Concordo in pieno col tuo giudizio sui vini israeliani che ho avuto la fortuna di degustare al Bartan a Sobieszewo dove e’ venuto un paio di mesi fa anche Cybulski che lo rifornisce. Franco pubblico’ un articolo interessantissimo di Sasha Cooklin su Winereport (che quando lo dirigeva lui era un grande sito per gli enoappassionati e ci puoi trovare altri materiali molto interessanti, percio’ ti invito a visitarlo), questo: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=9&IDNews=415

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  6. Signor Giuseppe, doverosamente premesso che non sono il difensore d’ufficio di Gianfranco Soldera e che il proprietario dell’azienda Case Basse, di cui mi onoro di essere amico, replicherà da solo, se vorrà, alle solenni eno-stupidaggini che lei ha pronunciato (uscite tipo “bouquet tipico della mason riconducibile al noto condimento Ponti” denotano una eno-asineria stratosferica, come pure l’emerita sciocchezza di definirlo “condimento”) sa cosa le dico? Che se a lei piacciono e gratificano di più i Brunello di Gaja, se lei in loro scopre “signorilità” e la grazia, l’eleganza, il profumo inconfondibile del Sangiovese di Montalcino, si accomodi, glieli lascio tutti, se li goda pure. E nel caso se lo potesse permettere ci faccia anche il bagno, come dicono faccia Paris Hilton con un vino di Bolgheri.
    Per me, invece, c’é un abisso, proprio un abisso, non solo tra i produttori, che pure sono confinanti e si conoscono bene, ma nel modo di rendere omaggio ai grandi terroir di Montalcino e nell’esaltare la grandezza del Sangiovese. Quanto al prezzo, é Gaja ad avere insegnato all’universo mondo che é il mercato a dire se determinati prezzi siano giusti oppure no, la risposta dei consumatori che comprano, a certi alti prezzi, oppure si astengono e si rivolgono altrove.
    A lei sembra giustificatissimo spendere 170 dollari per il Sugarille di Gaja, a me, come ho detto sembra una cosa priva di senso. Visto, come ho spiegato, che Brunello di pari o superiore valore, sono disponibili, anche negli States, a prezzi ben più abbordabili, da vini e non da griffe enoiche.
    Lei giudica folle, ma con giustificazioni risibili, il prezzo del vino di Case Basse, a me, pur essendo un prezzo importante, quel prezzo appare giustificato da una qualità straordinaria.
    Sono poi d’accordo con lei, le sue descrizioni sono proprio “elementari” come dice, anzi, quelle da me ricordate più sopra sono da asilo nido. E sono tali espressioni che muovono al riso, non il prezzo e la qualità, indiscutibile, tranne che per lei e per pochi altri, dei Sangiovese in purezza prodotti a Montalcino da Gianfranco Soldera.

  7. Signor Franco

    non si irriti perche’ non sono allineato al suo enopensiero.

    Trovo folle il prezzo del Pegasus non con giustificazioni risibili ma in base al mio gusto ed al mio portafoglio.

    Invece di preoccuparsi ad insultarmi si preoccupi di argomentare e trovare un perche’ oggettivo che rispinga il sottoscritto a ripagare 140 euro un vino che sa di sterco di cavallo e di spunto (girato diceva mio nonno).

    E’ vero che un vino deve avere una personalita’ ma far diventare un’ evidente diffetto un pregio e’ cosa da pazzi
    destinati a far visita ad un analista .La straordinaria qualita’ di un vino non e’ certo un palese difetto.

    Signor Franco lei pagherebbe 150 euro al chilo delle mozarelle di bufala avariate e puzzolenti , anche se molto particolari nell’ olezzo ?

    Io penso proprio di no.

    Mi spieghi perche’ allora sostiene che un vino acescente puo’ essere pagato con cosi’ tanta disinvoltura 140 euro la bottiglia ?

    Non degusti e faccia recensioni in base alle simpatie verso il proprietario ma beva il vino e lo valuti per le sensazioni di piacevolezza.Ma sopratutto impari a rispettare le idee dei consumatori come me che sono quelli che pagano il vino.

    Diventare una griffe con delle mozarelle scadute e’ dura.

    Il sig Gaja non ha mai venduto mozzarelle scadute a 140 euro il chilo.

    Questa e’ la differenza fra i due confinanti.

    Alla prossima sig. Franco

    • “Signor” Giuseppe pubblico il suo nuovo intervento a testimonianza della sua stravaganza, e del suo giudicare i vini in maniera diffamatoria per il produttore. Cosa che reputo inaccettabile e squalificante. Per la sua persona. Lei chiude il suo intervento scrivendo “alla prossima”. Per quanto mi riguarda non ci sarà una prossima, finché continuerà a spacciare per libertà d’opinione e di espressione interventi che penso possano riguardare materia per una querela. Credo che lo “sterco di cavallo”, lo “spunto girato”, le “mozzarelle scadute” appartengano solo alla sua fervida immaginazione.
      P.S. Per sua norma, signor diffamatore, io non faccio recensione di vini “il base alle simpatie verso il proprietario” o eventualmente alle antipatie. Queste bischerate, perché sono a scommettere che lei sia di ambiente toscano o addirittura ilcinese, se le tenga per sé

  8. Franco, mi permetto di esprimere un’opinione sulla polemica fra te e “giuseppe”. Potrai ritenere cannato il suo giudizio su un vino, ma non capisco cosa ci sia di “diffamatorio” nel suo ritenere difettato un vino da lui assaggiato.
    Visto il tipo di difetto riportato, poi, e mi riferisco in particolare all’acescenza (a proposito, giuseppe, una cosa e’ lo spunto acetico e ben altra cosa il girato), se vero, mi pare ovvio che si tratta di una bottiglia particolare difettata, e probabilmente per un difetto di stoccaggio.

  9. Di solito non mi intrometto tra due belligeranti (si rischia di prenderle da uscio e da finestra) ma faccio volentieri un’eccezione perché il Sig. Giuseppe mi incuriosisce. Egli infatti, frequentando un blog di vino, testimonia di essere “molto” appassionato alla materia, un frequent flyer per dirla in altri termini, e pur tuttavia ama nascondersi dietro una sorta di anonimato, nel nome come nelle opinioni, invece di investire energie nell’analizzare le differenze stilistiche e di impostazione dei vini in questione che pur esistono e sono macroscopiche. Nel fare questa deprecabile operazione, invece di scendere nell’agone , per sostenere ed argomentare le proprie tesi, ha preferito imboccare la via del giudizio “tranchant”. E’ una scelta anche questa. Filippo, in un gesto di bontà, ha evidenziato che probabilmente il giudizio cui è pervenuto Giuseppe sia stato generato da una bottiglia difettosa. Ma forse la ragione è un’altra. Probabilmente risiede nella scarsa dotazione di base della memoria olfattiva e gustativa, situazione davvero critica ed aggravata da una scarsa pratica o propensione all’allenamento ed all’esercizio nell’assaggio di questi vini. Come spiegare altrimenti la confusione ed il mancato riconoscimento degli indirizzi evolutivi dei grandi Sangiovesi di Montalcino? Oramai anche le pietre sanno che l’evoluzione dei migliori Brunelli porta verso un complesso ed articolato mix di sentori, dove coesistono quelli più difficili da apprezzare, quelli terziari, i cosiddetti “animali”, di cuoio e terrosi in generale assieme a quelli più aggraziati e facili che ricordano the e menta e definiti comunemente “balsamici”. Laddove dovessero mancare alcune di queste caratteristiche (che il percorso storico di ogni azienda testimonia) saremmo in presenza di Brunelli ordinari, godibili e buoni fin che si vuole, ma per i quali non si dovrebbero spendere più di 30 euro. Non io almeno.

    • in altri tempi, sicuramente più seri e con un più spiccato senso dell’onore e della dignità di questi mala tempora in cui ci tocca vivere, la querelle suscitata con le sue eno-bischerate da tale Giuseppe sarebbero state regolate, secondo i codici, all’alba dietro al cimitero. E io sarei stato ben lieto di essere il padrino di Soldera nello sfidare a duello chi taccia di acescenze e puzze e altre stupidaggini i miei vini. Ma per fare un duello, ieri ed oggi, é necessario che si palesino le due parti e che una non si nasconda, conigliescamente, dietro l’anonimato di un nome di fantasia…
      Probabilmente però ha ragione Giovanni e quel Giuseppe ha talmente (s)formato il proprio palato su molti pseudo Brunello che circolavano da anni, commercializzati da cantine con sede in Montalcino, che prende per difettosa la grandezza dei vini di Case Basse. E si trova più a suo agio, anche se sono persuaso che nemmeno quelli riesce a capire, visto che potranno essere discutibili nella filosofia, ma sono vini seri che meritano rispetto, i vini prodotti a Montalcino dal suo eroe Gaja…

  10. Franco, mi riferivo evidentemente a quanto di contenutisticamente salvabile puo’ esserci in un giudizio. Ossia, traducendo le colorite espressioni, all’accusa di acescenza e di “off-flavours”. Chiaramente, poi, se non si vuole prescindere dalla coloritura stilistica, direi che essa va a detrimento della credibilita’ di chi si esprime. Quindi, se non la si vuole ignorare, automaticamente si e’ condotti ad ignorare tout court il pensiero espresso.

    Circa il vezzo di non palesarsi con nome e cognome, sbagliero’ ma io adotto come pratica di vita quella di rispondere agli argomenti, non a chi li formula. Il fatto di essere il loro autore un anonimo o meno, assume per me importanza pari a zero.

  11. Pingback: Savary Chablis and Tracie B’s enchilada casserole. Who knew? (also, Gramsci, Gaja, Israel Merlot in Italy, and natty wine in SF)) « Do Bianchi

  12. Salve, mi chiamo Cosimo e sto seguendo le vicende del Brunello, essendone affezionato….
    credo che i vini di Soldera siano tra i migliori a Montalcino (migliore intendo come qualita´del Sangiovese), Soldera non segue le mode, e chi ha avuto modo di conoscerlo, ha subito capito che lui e´un uomo che rispetta la natura e che viene ricambiato da essa con dell´uva magnifica. Certo, Gaja, un nome una garanzia! Lui e´un uomo di marketing, sarebbe capace di vendere un tavernello a 80 Euro al litro!!!
    Chi beve i vini di Gaja spesso si lascia influenzare dal nome, dal mito, e questo entusiasmo fuorvia il degustatore.
    Ho conosciuto Angelo Gaja a Roma, in occasione della degustazione dei vini da lui distribuiti, e all´assaggio dei suoi stessi vini ho capito che 80% del prezzo da lui richiesto e´solo marketing! Ma lui fa bene ad agire cosi´, io gli auguro di continuare su questa strada, ci sono molte persone che hanno bisogno di bere un mito, un etichetta, io mi accontento die vini di Lisini, Capanna e Baricci…..

  13. sul Pegasos….portate pazienza ma leggere certe cose di questo vino proprio non mi fa stare zitto, io amo i vini di Soldera, ne ho anche diversi in cantina e pure bevo con gioia ogni tanto delle sue chicche….ma il Pegasos è una presa in giro completa, senza se e senza ma, lasciamo stare tutte quelle storie della botte che ha fermentato in modo diverso e blablabla…con questo vino si è reintrodotto dalla finestra niente più che un Rosso di Montalcino (mediocre) con una operazione di nuova veste grafica per poter picchiare di costo.

    onestamente sono rimasto deluso dalla messa in commercio di questo vino (che per inciso diversi rivenditori non riescono a sbolognare nemmeno sotto gli 80€), durante una visita fatta in azienda ad inizio anno con la figlia si è affrontato il discorso su questo prodotto ma c’era una cortina invalicabile e le risposte erano quelle di protocollo anche in contradizione tra di loro.

    io questa operazione commerciale (perchè si tratta solo di questo) non la giustifico ed il vino costo a parte è veramente mediocre.

    • rientrato dalla Germania leggo questo commento, moderato in mia assenza dal caro amico Roberto Giuliani (che colgo l’occasione di ringraziare pubblicamente) e ovviamente non sono d’accordo, perché definire “veramente mediocre” e “una presa in giro completa” il Pegasos di Case Basse é per me un’enoica bestialità. Il vino é veramente molto buono, l’unico elemento che si può criticare é il prezzo. Il resto altro che “un Rosso di Montalcino mediocre” come sproloquia Davidef…

  14. non vorrei aver suscitato dubbi: con i vini di Soldera, mi riferivo solo al Brunello e non al Pegasos, per me Soldera vuol dire “Brunello”. Se devo essere sincero il Pegasos ha deluso anche me, non lo ricomprerei per quel prezzo,e se devo essere ancora piu´sincero, un produttore del suo livello non dovrebbe fare altri vini se non brunello!

    Ma ve lo immaginate voi la Romanee conti in Borgogna che produce un vino di fantasia che si chiama “Cesareum”?
    Io no, ecco, nemmeno Soldera dovrebbe farlo!!

  15. Ziliani…io non sproloquio, compero e bevo vino con una certa frequenza fortunatamente, compero e bevo anche diverso Soldera e compero e bevo parecchio Montalcino in genere, conosco quindi la tipologia ed ho ben chiari dei riferimenti sia per il Brunello che per il Rosso di Montalcino.

    Il Pegasos è un vino che va ascritto alla categoria dei Rossi di Montalcino senza se e senza ma, ha un tempo di affinamento (modalità incluse) similare al Rosso di Poggio di Sotto, il procedimento di vinificazione e maturazione è quello e non si può negare, la stessa figlia di Soldera incalzata su questo punto era in difficoltà, vogliamo chiamarlo IGT ? va bene…ma quale è la differenza tra un ex Rosso di Montalcino Intistieti e questo vino ad esempio ? me la sa spiegare ?

    Il problema però è che non è nemmeno un gran Rosso…ho ben in mente le espressioni del Rosso di Palmucci e quello di Giulio Salvioni, quest’ultimo con qualche anno sulle spalle poi è una goduria, ma con questo vino non ci siamo proprio.

    Non è la mia sola opinione, questo vino è stato bevuto e bocciato (con commenti anche pubblici in diverse occasioni ed in diversi luoghi) da diversi amici, tutti appassionati sfegatati dei vini di Soldera e di una certa tipologia di Brunello, per tutti l’esito è stato pessimo….diversi punti vendita inoltre non riescono a dare via questo vino nemmeno al prezzo di uscita netto (a volte pure senza iva).

    ora ognuno potrà avere le sue rispettabilissime opinioni, possiamo avere anche amicizie personali che magari inconsciamente ci portano ad essere anche più benevoli verso i vini di un amico e la cosa è comprensibile, se però riteniamo un vino molto buono il Pegasos allora non ci siamo proprio…la Riserva 1999 di Soldera allora cosa è ? fantascienza allo stato puro?

    il fatto è che questo produttore ha una immagine e degli standard qualitativi elevatissimi e deve necessariamente uscire con dei vini di un certo livello, tutto quello che va sotto quel livello non deve uscire oppure deve andare fuori declassato…ma declassato anche nel prezzo però per non suscitare pensieri poco carini, altrimenti il consumatore che ha la memoria lunghina ti bastona la volta successiva e mi sa che i Brunelli 2002 e 2003 (tutti riserva intendiamoci) un pochino soffrono certe politiche.

    poi se a Lei piace il Pegasos se lo comperi, fa bene…io passo onestamente e ritengo una cosa poco saggia pensare di spuntare circa 100€ per questo vino (che sono circa 135 $ in Italia e saranno circa 160-170 $ negli States finiti i ricarichi degli importatori….vedi Gaja che furbone dove ha preso il riferimento…).

    poi ad ognuno i suoi pareri…ma la prossima volta non dia dello sproloquiatore ad un utente che con garbo mette un commento, pure se non gradito.

    • una replica, doverosa, anche al signor Davidef. Ribadisco la liceità del definire “sproloquiatore” un lettore che commentando a a proposito di un vino che non gli é piaciuto, cosa legittima, lo definisce, come lei ha fatto, “veramente mediocre” e “una presa in giro completa”. E inoltre “un Rosso di Montalcino mediocre”. Sul prezzo, come ho detto, possiamo discutere e concordare, ma non sulle definizioni, assurdamente stroncatorie, che lei ha dato del vino. Rispetto il punto di vista suo e dei suoi indubbiamente esperti amici, ma posso citare diversi amici e colleghi che hanno trovato il Pegasos di Case Basse ben lontano dalla povera cosa che lei ritiene essere. E nel dire questo non mi fa assolutamente velo l’amicizia che mi onoro di avere, ricambiata, per Gianfranco Soldera. Al quale, come lui sa bene, non lesino, quando lo ritengo il caso, le critiche. Come si fa tra veri amici e tra persone libere come noi siamo.

  16. Ziliani, stronco il vino perchè è inferiore a diversi Rossi di Montalcino ben fatti che costano dalle 4 alle 6 volte meno, analiticamente parlando nel bicchiere questo vino non va e come IGT Soldera non doveva uscire.

    le ho fatto però una domanda alla quale vorrei se possibile una risposta, la riporto virgolettata per precisione:

    ” ma quale è la differenza tra un ex Rosso di Montalcino Intistieti e questo vino ad esempio ? me la sa spiegare ? ”

    ecco, sarei curioso di conoscere in cosa differisce il Pegasos dai precedenti Rossi di Montalcino e a livello di vinificazione ed affinamento da cosa differeisce rispetto ad esempio a Poggio di Sotto (cito Poggio di Sotto ma ne posso indicare altri che entrambi appreziamo).

    visto che siamo in argomento le chiedo poi cosa ne pensa della scelta di uscire con tutto il Brunello etichettato come Riserva, annata buona o meno, senza però indicare la vigna in etichetta e senza che venga fatta la massa delle due vigne, ergo mettendo fuori due vini potenzialmente differenti con la medesima etichetta….e sia io che Lei sappiamo bene che a parità di annata le differenze tra Brunello “base” e “riserva” sis entivano eccome…ora tutto riserva….mha….

    • Soldera non produce Rosso di Montalcino da decenni, per cui paragonare l’IGT Pegasos ad un Rosso di Montalcino secondo me ha poco costrutto. Poi, visto che non cono certo l’avvocato difensore di Soldera – sono solo un amico, che mantiene le sue idee e non rinuncia a difenderle anche in compagnia di Gianfranc – si rivolga a lui direttamente per le spiegazioni tecniche del caso. Quanto alla scelta di proporre tutto come riserva, beh, mi basta assaggiare, come ho fatto almeno 5 volte, il suo superbo 2002 per dire che Soldera ha, non sempre, ma molto spesso ragione… E che tolti cinque o sei Brunello, che ho più volte citato, il suo vola altissimo, proprio come Pegaso, sopra tutti gli altri. Da solo e a distanze abissali. Poi sui prezzi, tutto é relativo e visto quello che chiede Gaja per i suoi Brunello, penso che Soldera dovrebbe chiedere almeno 4-5 volte tanto…

  17. Ziliani, prendo atto delle sue preferenze in materia di vino e sul Pegasos lascio che ognuno tenga il suo parere…..non mi indirizzi però a Soldera per richiesta e speigazioni tecniche perchè sa benissimo che durante la visita non si può avere un contradittorio o opinioni critiche altrimenti il giro o l’incontro termina e non entri più, sappiamo tutti che funziona così con Case Basse.

    per quanto riguarda i quesiti tecnici sul Pegasos ho già ricevuto i dati necessari durante una visita estrapolandoli a fatica alla figlia, è un Rosso di Montalcino etichettato copme IGT, tecncamente è quello, mettiamoci pure il cuore in pace e lascimo che ognuno di noi apprezzi o meno questo vino.

    le ho fatto però anche un’altra domanda ben precisa su cui non ha dato nessuna indicazione, gliela ripeto:

    cosa pensa del fatto che dalla annata 2002 tutto il Brunello esca come Riserva, vinificando separatamente le uve della Vigna Case Basse e quelle della Vigna Intistieti e mettendo in bottiglie le due selezioni senza alcuna distinzione in etichetta ? di fatto ci troveremo davanti a due vini diversi, frutto di due vigne diverse…ma con la stessa etichetta e senza possibilità di riconoscimento da parte del consumatore…avremo un Brunello Riserva Case Basse ed un Brunello Riserva Intistieti che però non vedranno riportata da nessuna parte la distinzione in etichetta, solo il produttore sa da quale vigna viene la partita che manda fuori in vendita al cliente…

    mi da un suo parere su questa operazione che di fatto ha raddoppiato la quantità di Brunello Riserva senza che ci siano differenze rispetto ai due vini di prima ?

  18. Ziliani, noto che non mi ha dato nessun parere su quanto le ho chiesto.

    l’argomento per me era molto interessante e non privo di riflessioni possibili, lascio però stare visto che preferisce non approfondire la questione.

    • Dovevo una risposta a davidef. Ecco quanto ha risposto alla mia domanda sulla storia del suo rapporto con il Rosso di Montalcino, il proprietario di Case Basse, Gianfranco Soldera: “Caro Franco, ho fatto il Rosso di Montalcino per pochi anni solo dalla vigna di Case Basse con invecchiamento in botte di circa 3 anni, l’ultimo è stato il 1986 perciò 23 anni fa ed è ancora ottimo. Intistieti è nato nell’85 da una botte della vigna Intistieti che come per il Pegasos dopo circa 3 anni di botte era pronto da imbottigliare; è stato poi fatto nel 1987-1988-1991 da vigna Case Basse e sempre con permanenza in botte per circa 3 anni; nel 1992 annata difficilissima ho fatto Intistieti sia dalla vigna Case Basse che dalla vigna Intistieti e non ho fatto Brunello. Dal 1987 non potevo più uscire con un prodotto grandissimo con 3 anni di invecchiamento con etichetta Rosso di Montalcino. P.S. Pegasos esce dalla cantina a 65 euro”.
      Non so se davidef sarà soddisfatto di questa risposta, la più informata e autorevole che potessi fornire.

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