Heri dicebamus: la settimana di Vino al Vino (17-23 agosto)


Guardando un po’ indietro, che settimana è stata questa per Vino al Vino? Una settimana animata, che si è chiusa con una discussione, che deve però ancora prendere quota, su un (trascurabile) interrogativo: i blog devono chiudere per ferie in agosto oppure continuare come se nulla fosse a proporre post?
La settimana si era aperta, e poi era continuata ancora, nel segno del Brunello di Montalcino e del Barolo. Con parentesi di Yquem e vini vari.
Il primo interrogativo della settimana, poi rimasto senza risposta ufficiale (ma amici mi assicurano che il Sindaco di Montalcino ha confermato che nel borgo vogliono l’azzeramento del Consorzio) era se davvero quel comunicato del PD di Montalcino (pubblicato sul Corriere di Siena e poi giorni dopo “cancellato” e privato di permanent link) chiedesse le dimissioni del discusso direttore del Consorzio del Brunello Campatelli.
La settimana è poi continuata nel segno della bevibilità, della riscoperta del piacere di stappare una bottiglia e riuscire a berla, senza che la bottiglia, magari pagata un sacco di soldi, resti malinconicamente semivuota sul tavolo.
Dapprima con un plaidoyer a favore degli easy to drink wines, opera di un bravissimo giornalista americano, W. Blake Gray, (poi anche intervenuto sul blog), e poi con un altro post, che riprendeva quello che un grande wine blogger sempre Usa, Craig Camp, aveva scritto di un Barolo 2002 che non invitava esattamente a berlo e che potremmo definire “territorialità e riconoscibilità varietale zero”.
Ho poi rievocato il toccare il cielo (enoico) con un dito con la splendiderrima (neologismo zilianesco) verticale di otto annate di Château d’Yquem che ho avuto il privilegio di fare in luglio e ho ricordato, al colto e all’inclita, e soprattutto a qualche imbecille perso, che se nel mio blog cito che quella degustazione l’ho fatta presso l’Hotel La Perla di Corvara, con tanto di link del sito dell’Hotel, non sto facendo né marchette né advertising occulto, ma solo cronaca, fornendo segnalazioni, credo utili, su bei posti dove soggiornare (e dove sono stato trovandomi benone) alla comunità dei lettori.
Potevo poi non tornare ancora su Montalcino e su due Brunello 2004, che qualcuno prova a vendere negli States a 160-175 dollari, e sostenere che a mio avviso spendere tutti quei soldi significa solo cedere al fascino della griffe rappresentata dal nome del loro produttore, il re del Langhe Nebbiolo, mister Angelo Gaja? Niente affatto.
Il finale di settimana, prima di chiudere con l’interrogativo bloggeriano di cui sopra, è stato più tranquillo, stile segnalazioni utili: un post su un eccellente Benaco Bresciano a base di uve Incrocio Manzoni bianco, e la celebrazione, che qualcuno, che ci volete fare, ha scambiato per un ossequio al nuovo patron della casa, di un cru di Moscato d’Asti nientemeno che del 2006.
Beh, possiamo dire che anche nei sette giorni dopo ferragosto ci siamo guadagnati… la “pagnotta”, no?

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