Il PD di Montalcino chiede (oppure no) le dimissioni del direttore e l’azzeramento del Consiglio del Consorzio del Brunello?

Ma perché non parlare chiaro e dire.. pane al pane e vino al vino?

Leggo sul Corriere di Siena on line la seguente importante notizia, intitolata “Dibattito sul Brunello in Consiglio comunale”.
Per completezza dell’informazione riporto testualmente, ricordata la fonte, il testo dell’articolo:
“Il Partito Democratico di Montalcino plaude alle comunicazioni rese dal sindaco, dalla giunta e dal gruppo consiliare di maggioranza nel corso del dibattito scaturito nell’ultimo consiglio comunale, in merito alla necessità di avviare un percorso istituzionale che coinvolga, oltre al Comune, la Comuntà Montana, la Provincia, la Regione Toscana, l’intero mondo produttivo ed il Consorzio del Brunello, finalizzato a realizzare iniziative concrete e coordinate per il rilancio della nostra principale produzione.
Allo stato dei fatti si è potuto, con animo sereno, affrontare in consiglio, su stimolo del sindaco, una discussione di merito sul futuro dell’economia di Montalcino che, dopo un periodo di incertezze e difficoltà dovute soprattutto alla crisi internazionale, ha bisogno, superando ogni tentennamento, di fare quadrato intorno ai propri gioielli ed al sistema produttivo costruito con scelte imprenditoriali e politiche lungimiranti, concretizzando in tempi brevi e certi soluzioni consone e chiare, di riorganizzazione e di potenziamento del distretto rurale di qualità di Montalcino.
A questo punto occorrono azioni incisive che investano la direzione organizzativa dell’organo di promozione e valorizzazione delle produzioni, che vadano nel senso della trasparenza e della necessaria discontinuità, con l’ottica di ridare credibilità ad esso – il quale nell’espletamento della propria funzione può attingere anche ad importanti finanziamenti pubblici – e ritrovare una solidarietà nel mondo produttivo, finalizzata a concertare iniziative di forte valorizzazione e di rilancio commerciale delle denominazioni esistenti, che il nome di Montalcino e la sua storia esigono.
In questo contesto, inoltre, si ritiene indispensabile aprire una discussione serena e costruttiva fra tutti i produttori, le associazioni di categoria, le istituzioni, che vada nella direzione di un rafforzamento del legame tra prodotto e territorio, compiendo una ponderata valutazione anche sull’opportunità di introdurre una nuova denominazione, compatibilmente con la volontà dei produttori e l’evoluzione legislativa in materia, senza incidere su quanto di esistente che rappresenta la storia, la tradizione e l’eccellenza della viticoltura italiana.

Si ritiene altresì fondamentale la costituzione, nell’intero territorio comunale, della Strada del Vino di Montalcino che contribuirebbe a superare i contingenti problemi relativi alla segnaletica, ma soprattutto ad aumentare la visibilità delle singole aziende, a programmare iniziative di informazione e promozione complessiva attingendo, secondo le normative regionali, anche ad importanti finanziamenti.
Montalcino è custode di un grande nome del made in Italy; per mantenere tutto ciò che il Brunello rappresenta nel mondo bisogna dare risposte forti, condivise e lungimiranti, soprattutto in questo particolare momento. Il Pd di Montalcino”.
Sfrondate le nebbie e le volute aporie del politichese, anzi del politichese in salsa ilcinese, oltre a chiedermi perché i “compagni” (posso ancora chiamarli così?) di Montalcino non parlino e scrivano, visto che siamo in Toscana, nella lingua di Dante e di Pietro Aretino, del Machiavelli e del Guicciardini,  invece che nella langue de bois che fa tanto sinistra prima del crollo del Muro di Berlino (e sono vent’anni perdiana!), voglio chiedere agli esponenti del PD ilcinesi una semplice cosa.

Quando scrivete, fumosamente, per dire e non dire, per farvi capire tra le righe ma senza parlare con la necessaria chiarezza, che “a questo punto occorrono azioni incisive che investano la direzione organizzativa dell’organo di promozione e valorizzazione delle produzioni, che vadano nel senso della trasparenza e della necessaria discontinuità, con l’ottica di ridare credibilità ad esso – il quale nell’espletamento della propria funzione può attingere anche ad importanti finanziamenti pubblici – e ritrovare una solidarietà nel mondo produttivo, finalizzata a concertare iniziative di forte valorizzazione e di rilancio commerciale delle denominazioni esistenti, che il nome di Montalcino e la sua storia esigono”, intendete forse dire, papale papale, in soldoni, che chiedete le dimissioni del direttore e del Consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello di Montalcino, come gesto di buona volontà che intenda offrire un segnale chiaro, di cambiamento, anzi di “discontinuità”, al mondo produttivo, alla Banca e alle banche, ai mercati, ai consumatori di tutto il mondo?
Volete intendere che secondo voi Montalcino debba voltare pagina, cambiare musica e suonatori, mutare registro, direzione, impostazione, strategie, perché ci oggi ci vuole pulizia più che polizia?
Se è così, compagni del PD ilcinesi, perché non dirlo a chiare lettere?

0 pensieri su “Il PD di Montalcino chiede (oppure no) le dimissioni del direttore e l’azzeramento del Consiglio del Consorzio del Brunello?

  1. Una troppo breve (non per mia volontà), appassionata ed entusiasmante (nonché istruttiva) militanza amministrativa nell’area senese mi ha insegnato che sì, “discontinuità” vuole proprio dire discontinuità.

    • ho capito Silvana, non usare anche tu il politichese-ilcinese! I compagni (o ex?) del PD dicono insomma che il direttore del Consorzio Campatelli, che il pur simpatico (e sopratutto eccellente produttore) presidente del Consorzio Patrizio Cencioni, che i membri del Consiglio di Amministrazione del Consorzio, tra cui figurano tuttora rappresentanti di note aziende finite nel mirino degli inquirenti, se ne devono, tutti, nessuno escluso, andare a casa?
      Incredibile ma vero, o meglio, non é mai troppo tardi, come direbbe il compianto Maestro Manzi: chiedono proprio quello che il sottoscritto ha più volte chiesto, su questo blog e altrove…
      Vedremo la risposta. Certo che di fronte a questa uscita del PARTITO (anche se ha cambiato ragione sociale e ha accolto nel suo seno anche gli ex “nemici” post-democristiani), che credo rispecchi anche il punto di vista della Provincia e della Regione, al Consorzio non potranno più fare finta di niente. Come quando parlava quel Don Chisciotte del sottoscritto…

  2. Il PD di Siena che fa quello che un conservatore come Ziliani da mesi gli suggerisce…….è proprio vero, il mondo è cambiato.
    Oppure è Franco ad esser cambiato ed ha repentinamente mutato la propria direzione politica???

    😉

    • no, non ho cambiato politica ho solo ragionato, da autentico innamorato di Montalcino, secondo buon senso e realismo. Quello che, faticosamente, si sta facendo strada, come dimostra la presa di posizione del PD ilcinese, anche nella splendida terra del Brunello. Forza ilcinesi, voltare pagina, con dignità e coraggio, si può e si dice. Voltare pagina, ricominciare, facendo tesoro degli errori compiuti, con nuova energia. Se posso dare una mano, in questa fase di ricostruzione, consideratemi a disposizione.

  3. Il bollettino del Comitato Centrale del Partito Democratico di Montalcino, pare scritto più per essere letto ed interpretato per corridoi interni che per altro.
    Il PD di Montalcino si metta l’animo in pace finchè con il 2011 non si ridaranno le carte per la poltrona di Sindaco di Siena, tutto sarà come adesso.
    E anche dopo visto i nomi che circolano non c’è da aspettarsi cataclisimi, se non lievi scosse di poltrone fra un ente, un ufficio, un palazzo e l’altro.
    Sono partiti comunisti ed arrivati democristiani!!!!!!

    • un amico produttore di Montalcino mi ha fatto notare questo passaggio dell’uscita del PD ilcinese, che nella fretta non avevo bene valutato: “si ritiene indispensabile aprire una discussione serena e costruttiva fra tutti i produttori, le associazioni di categoria, le istituzioni, che vada nella direzione di un rafforzamento del legame tra prodotto e territorio, compiendo una ponderata valutazione anche sull’opportunità di introdurre una nuova denominazione, compatibilmente con la volontà dei produttori e l’evoluzione legislativa in materia, senza incidere su quanto di esistente che rappresenta la storia, la tradizione e l’eccellenza della viticoltura italiana”
      Compagni del PD di Montalcino, per favore non finite nel “cul de sac” (non é una parolaccia) consistente nella proposta di “una nuova denominazione”. Non ce n’é bisogno. Ce ne sono già ben tre, più l’IGT. Prego accomodarsi, con i propri vini, nello spazio più congeniale, senza pensare di forzare le cose. Lo hanno già fatto, con i risultati che abbiamo visto, altri.
      Torniamo al Sangiovese, al Brunello, come fulcro del discorso su Montalcino!

  4. Probabilmente, anzi, certamente non ho capito nulla della nuova ocm vino, però se, come credo, la riforma di fatto equipara il sistema vinicolo a quello delle altre produzioni agroalimentari tutelate dal marchio d’origine (dop e igp), penso che non sarà possibile avere una nuova denominazione che insista sul medesimo territorio di un’altra denominazione preesistente. A meno che si rinunci a quella esistente (o a quelle esistenti). Oppure si preveda una nuova tipologia nella denominazione esistente. Oppure, ed è la terza ipotesi, l’iter di attribuzione della nuova denominazione non sia stato avviato entro il 31 luglio.
    Dovrebbe trattarsi (uso il condizionale, ché la politica ci ha abituati ad incredibili colpi d’ala) di uno dei capisaldi del sistema di tutela dei prodotti agroalimentari europei: un territorio, una denominazione per genere merceologico. Ovvio che fanno eccezione le denominazioni già esistenti prima dell’entrata in vigore dell’ocm.

  5. Ziliani mi sembra stranamente troppo propenso a credere che vogliano davvero cambiare e che siano pronti ad accogliere le indicazioni del Partito. Mi viene un dubbio che le giro: non é possibile che al Consorzio la parola “discontinuità” venga interpretata non come totale cambiamento di uomini e di strategie, come lei si augura, ma come la liberazione da quel “palloso” disciplinare che obbliga all’utilizzo del solo Sangiovese per il Brunello ed il Rosso di Montalcino? Discontinuità in questo caso sarebbe rottura della tradizione e dell’equazione Sangiovese (di Montalcino) = Brunello e apertura, questa volta in piena trasparenza, ad un’era nuova dove ognuno possa fare il suo Brunello come gli garba…
    Attenzione, perché come diceva un famoso articolo dell’Espresso, talvolta “nel Brunello c’é il tranello”…

  6. Ohhhhhhhhhhhhhhhh, era ora che qualcuno tornasse a ragionare sulla necessaria ed ineluttabile modifica del Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino !!!
    Discontinuità nelle cariche, discontinuità nei meccanismi e negli organismi di controllo, discontinuità nella possibilità di utilizzare solo il sangiovese…..
    .
    Ciao

  7. Qui a Marte ci vien da canticchiare un motivetto. “In tutto ciò che devi far il lato bello puoi trovar. Lo troverai e…hop! Il gioco vien! Ed ogni compito divien più semplice e seren, dovrai capir che il trucco è tutto qui! Con un poco di zucchero la pillola va giù,la pillola va giù, pillola va giù. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù. Tutto brillerà di più!”.
    Many kisses! 🙂
    Brisky
    P.S.: scommettiamo che prima dell’ultimo post di questo argomento il motivetto troverà un senso compiuto?

  8. fatelo .. fatelo..”come più vi garba”…. e ”la si lasci servire..”…sembrano ”le ultime frasi..famose”…prima di capitolare….

  9. al simpaticissimo compagno Vignadelmar,non mi sembra che da due
    giorni Lei legga il blog di F.Z., perciò vorrei capire dove sta
    il mutamento o il cambiamento repentino! Visto che da oltre un
    anno,e cioè dalla vergogna di Brunellopoli,si è sempre battuto
    in prima fila come nessun altro per la causa del Sangiovese.
    Può darsi che qualcosa mi sia sfuggito,vorrei solo capire dove.
    Sono più che certo,Lei non mi farà mancare nella risposta, la
    motivazione,o la giustificazione di tale affermazione.

  10. Propendo anch’io per la disillusa interpretazione di Giuseppe: temo come quasi scontato che le “azioni incisive” (e “lungimiranti”, aggettivo impiegato in ben due passi, si noti) verso la “necessaria discontinuita’” (soprattutto se questa qualita’ e’ citata immediatamente dopo la “trasparenza”), si auspichi puntino all’affermazione di quel verbo che da mesi -e dai, e picchia e mena- si cerca da varie parti di far passare, ossia il “necessario” superamento del “dogmatico” disciplinare.
    Perche’ altrimenti vagheggiare una “discussione serena e costruttiva”, una “ponderata valutazione”? Come altrimenti “ritrovare una solidarieta’ del mondo produttivo, finalizzata a concertare azioni di forte valorizzazione”?

    • rispondo a te Filippo e all’insinuante incursione di Giuseppe.
      Mi rifiuto di credere che al Consorzio e dintorni possano essere tanto miopi/stupidi da pensare che la “discontinuità” raccomandata dai post compagni del PD ilcinese possa essere preludio ad un rompete le righe e ad una modifica di disciplinare – quella che solo vignadelmar ed i suoi amici possono giudicare “necessaria ed ineluttabile”, mentre non lo é in alcun modo – che consenta, proprio come volevano i “taroccatori”, che a questo punto sarebbero i vincitori morali e materiali della vicenda, anzi i trionfatori e martiri, di fare il “Brunello” come si vuole.
      Alla maniera antica, tutta Sangiovese di Montalcino e basta, come vogliono i Palmucci di Poggio di Sotto, i Soldera di Case Basse, Franco Biondi Santi, le sorelle Carli de Il Colle, il mio amico Giulio Salvioni e poi il comandante Molinari, Laura Brunelli che porta avanti le visioni di Gianni, le gemelle Padovani di Fonterenza, il trio un po’ complicato nella comunicazione ma sicuramente amico del Sangiovese formato da Pobitzer/Erbach, Stella di Campalto e Leanza, il conte Francesco Marone Cinzano, Giuseppe e Gigliola Gorelli, i Lisini, e altri.
      Oppure il Brunello stil novo, addizionato di una dose di altre uve foreste. Secondo la formula chiaramente suggerita, da tanti anni (e magari da qualcuno applicata) dal cavalier Ezio Rivella. E tornata a proporre, l’anno scorso, ma guarda te da chi?, nientemeno che dal signor Angelo Gaja, uno che i disciplinari é abituato a provare di cambiarli, anche se poi la cosa (porterà mica sfortuna alle cause che sostiene?) non gli riesce…
      Non possono farlo per molti motivi, ma mi limito a ricordarne alcuni: c’é una solida, coriacea, “bulgara” se si vuole stragrande maggioranza di produttori ilcinesi che si sono ripetutamente pronunciati a favore del Sangiovese (di Montalcino, é bene precisarlo, che la Maremma é vicina e con le autostrade Sangiovese – e altro – può arrivare anche dalla Puglia) in purezza, che l’hanno ribadito in tutte le lingue e salse.
      Ma soprattutto c’é un mondo che in questi anni ha creduto al mito del Brunello, alla sua unicità, alla celebrazione-epifania della superiorità del Sangiovese di qui a tutti gli altri Sangiovese del mondo, al fatto che quell’uva e non altre caratterizzasse l’unicità e la grandezza del vino (non di tutti i vini) che ne erano espressione, e ne ha costruito la leggenda. Fatta anche di business, ma anche di vini che hanno saputo parlare al cuore della gente, che hanno pienamente giustificato i soldi spesi. Oggi La Stampa e persino il ministro Zaia, che per cinque minuti ha dimenticato di fare il propagandista del suo Prosecco, parlano di Montalcino come di una “delle eccellenze” italiane. http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200908articoli/46489girata.asp Penso che non parlassero dei Sant’Antimo o dei “Brunello” formato Super Tuscan…
      E questo mondo, non lo si dimentichi mai, opportunamente informato e stimolato, non mancherebbe di esprimere, in tanti modi, anche in quelli che nessun produttore di Montalcino di nessuna sensibilità si augura, la propria contrarietà, la propria indignazione, una impossibilità a capire un voltafaccia italiano, toscano, senese, ilcinese, tanto stravagante e assurdo. Se qualcuno pensa ancora, stupidamente ed egoisticamente, di piegare il Brunello ai propri interessi di bottega, alla propria incapacità di capire che “times they are a-changin’ “, bene, che si prepari a berselo lui, quel Brunello, perché sono certo che tanti consumatori arriverebbero ad una sintesi fulminante “Brunello? Nein, danke. Brunello, no gracias. Brunello, is not for me”.
      E traducetelo in tutte le lingue che volete, la musica, la brutta, orribile musica di un mercato fatto di consumatori che rifiutano di accettare il massacro di un vino e l’annullamento becero della sua storia, della sua immagine, della sua leggenda, resterebbe la stessa…
      Ma sono certo, anzi sicuro, che al Consorzio e dintorni non pensino proprio ad una “discontinuità” del genere…

  11. l’Amministrazione comunale di Montalcino, che è stata una delle tre in Italia a chiedere l’ici sui fabbricati rurali, credo che si debba abbondantemente fare li affari propri, e non intromettersi in quello che è un consorzio (ricordiamo che un consorzio è fatto da privati).
    visto che è del PD poi a maggior ragione….non siamo in Russia

    • e invece no, difensore! L’amministrazione comunale di Montalcino, il partito di maggioranza, a Montalcino, in provincia di Siena, nella Toscana tutta, si fanno giustamente gli affari loro intervenendo come hanno fatto con il comunicato pubblicato ieri. Devo proprio io, che non sono ilcinese e toscano, che non sono di sinistra, ad invitare voi toscani ad andare oltre alla logica dei guelfi e dei ghibellini e a storiche contrapposizioni? Se il PD e la maggioranza propongono cose intelligenti occorre prenderne atto, comunque la si pensi e comunque, per quel poco che vale, come si voti…
      Gli amministratori e la forza politica di maggioranza a Montalcino dimostrano, finalmente!, di avere a cuore le sorti del loro paese, la cui economia si basa su quel vino, speciale, diverso da tutti gli altri, che giustifica il fatto che torme di persone da tutto il mondo si dirigano proprio in quel borgo, per dire e testimoniare con le foto di esserci stati, che si chiama Brunello.
      Se diventasse un vino come tanti Super Tuscan perché mai dovrebbero venire, dal Giappone, dagli States, dalla Russia, dalla Cina, da ogni dove, a Montalcino? Basterebbe recarsi nella più mondana e modaiola Bolgheri, oppure nel Chiantishire…
      Non posso essere tacciato – le mie idee politiche sono ben note – di alcuna simpatia ideologica per gli amministratori di Montalcino, ma di fronte a questa presa di posizione, che va chiarita, come ho detto, in taluni aspetti, non posso che essere, una volta tanto, dalla parte del PD, del Sindaco, con il quale mi piacerebbe avere una franca conversazione, di quella politica che si accorge, anche se un po’ in ritardo, che bisogna voltare pagina, pensare positivo, costruire un futuro diverso per il Brunello. Dettare vecchie/nuove regole, progettare una nuova etica di questo vino tesoro del vino toscano e italiano, ma senza pateracchi osceni, trucchetti, giochi di prestigio. All’insegna di quella che – la parola dovrebbe piacere ai politici del PD ilcinese – una volta si definiva GLASNOST. Se potesse servire, invitiamo Gorbaciov a Montalcino per spiegare cosa voglia dire…

  12. Secondo il mio modesto parere a Montalcino dovrebbero esserci solo due denominazioni, il Brunello di Montalcino fatto esclusivamente con il 100% di Sangiovese per rispettare la tradizione, e il Rosso di Montalcino fatto in massima parte di sangiovese, e in piccola parte con altre uve, chiamiamole anche “migliorative”, per rispettare il business locale, e andare incontro ai gusti attuali della maggior parte dei consumatori.

  13. L’idea di un cambio di disciplinare ora, dopo tutte le votazioni CONTRO questa ipotesi mi sembra francamente difficile e dubito che i compagni (manca solo la frasetta “nella misura in cui” ma lo stile della casa lo riconosco subito)abbiano questo in mente. Propendo per l’interpretazione finale di Ziliani anche se, anche in concorrenza con l’OCM ritengo che, come ho già detto altre volte, alla fine un cedimento sul rosso ci sarà. Io non lo vorrei, ma penso che alla fine succederà così perchè gli interesi in gioco sono enormi. Il Sant’Antimo non va, dove le mettiamo tutte le uve internazionali piantate ovunque a Montalcino?
    L’estirpazione dei vigneti foresti mi sembra una pia illusione e poi, in ogni caso, non è detto che siano terreni vocati anche per il sangiovese, visto che hanno piantato ovunque. con il cuore direi, per rimanere tra compagni, che “no pasaran” ma la mente mi dice che alla fine per difendere il Brunello si sacrificherà il Rosso.
    ciao
    francesco

  14. Il ministro La Russa cita in continuazione i ‘colpi di sole’ da cui sarebbero frequentemente colpiti i suoi blateranti colleghi, e di sole (e di caldo) ce n’è ad abundantiam, in questo periodo.
    Sarò forse preda di sole e caldo, ma penso che si stia diffondendo la consapevolezza dell’importanza di ‘stare alti di gamma’, di lavorare per il massimo della qualità, di recuperare credibilità!
    Sarà il sole, ma vien da dire che un Brunello al top non aiuterà solo se stesso..

  15. Franco, innanzitutto grazie dell’ampia risposta.
    Penso sia superfluo aggiungere quale sia il mio personale sentire circa il vino che il Brunello e’ auspicabile sia. Non dico “che resti” perche’ -l’ho gia’ detto in precedenza- io sono forse anche piu’ reazionario di te su questo punto e direi addirittura: “che torni ad essere”. Per quanto superflua, questa precisazione e’ tuttavia forse opportuna a beneficio di chi passasse di qui per caso e leggesse il mio precedente intervento. Con queste premesse vengo al punto.
    Per quanto non forte di una conoscenza diretta e antica della compagnia dei produttori di Brunello, quale tu puoi vantare, sono anch’io dell’idea che “al Consorzio e dintorni non pensino proprio a una ‘discontinuita’ del genere” da me attribuito alle intenzioni retoriche del comunicato dei PD di Montalcino. Tuttavia, anzi proprio per questo, non sono ottimista quanto tu sembri essere circa le intenzioni appunto dei PD (non del Consorzio). Quelle parole xiloglotte che tu hai riportato sono farina del sacco del Partito, non del Consorzio. Proprio perche’ e’ nota la posizione della maggioranza deliberante del Consorzio, sarebbe cosi’ improbabile un’azione politica volta ad ammorbidirla prendendola molto larga?
    I casi sono tre: o si continua a fare come si e’ fatto fino ad oggi (immagine ufficiale di un Brunello di Montalcino fatto di solo brunello e solo di Montalcino, accompagnata da una prassi piu’ elastica, piu’ o meno diffusa), con l’esposizione a reiterati attacchi giudiziari; o si torna fondamentalisticamente “allo Statuto” (ossia si adegua la prassi all’immagine ufficiale che resta la stessa), con il risultato di una contrazione della massa del business denominato “Brunello di Montalcino” (perche’ nel solo comprensorio di Montalcino la sola uva brunello non puo’ assicurare tutti gli anni la massa di business cui si era arrivati); o si pratica ufficialmente la “discontinuita’”, vuoi d’uva vuoi di comprensorio (e non e’ necessario ne’ opportuno -mi metto nei panni di un allargatore, sia chiaro- pensare alla Puglia: come giustamente hai ricordato la Maremma e’ vicina, e mi permetto di precisare che il territorio del Montecucco, per fare un esempio, lo e’ ancora di piu’).
    Mi permetto poi un’ ulteriore digressione su quest’ultimo tema, prendendo spunto da alcune tue parole in parentesi da me appena ricordate.
    Non so te, Franco, ma io personalmente, se dovessi continuare ad assistere agli stessi numeri per le prossime annate, non penserei che a Montalcino fosse cambiato qualcosa rispetto a cio’ di cui ci si sta occupando da un anno e mezzo: i soliti nomi-icona che non tradirebbero il Brunello nemmeno sotto minaccia delle armi, accompagnati pero’ (sotto la stessa denominazione, cioe’) dai soliti noti che vinificano come Brunello di Montalcino uve (magari pure sangiovese) provenienti da fuori il comprensorio.
    Non amo riportare l’aneddotica da autobus o da bar, ma in questi casi il bar di paese puo’ diventare una fonte di informazioni preziosa, anche se non di prove, soprattutto se il paese in questione NON e’ Montalcino bensi’ un molto meno conosciuto paesino non troppo distante dai confini di quel comune. Ebbene, l’estate scorsa ho sentito riportare con un candore disarmante cose abbastanza scioccanti, al proposito della richiesta di uva (e di vino fatto), richiesta proveniente dall’altra sponda del fiume Orcia e “purtroppo” nettamente contrattasi dopo “i recenti fatti”, “perche’ ora ci stanno attenti”. Con tanto di nomi (peraltro non sorprendenti).
    E’ l’imbroglio “di poco”, Franco, che mi fa paura. Perche’ e’ facile a farsi e difficile a svelarsi.

  16. C’ero anche io in quel bar citato da Filippo Cintolesi.
    Mentre si pigliava un caffè c’era gente incazzata per il fatto che a Montalcino per i recenti fatti, non prendessero più uva per fare il famoso vino.
    Pareva la cosa più normale del mondo che con quell’uva di fuori si facesse una docg.

  17. Sig. Ziliani, a lei questo sospetto non è venuto? Io ho ripensato alle parole di BS ed anche ad alune conversazioni illuminanti avute in loco, anche con alcuni produttori da lei (ed anche da me) molto stimati. Sono, per quel che conta, e cioè nulla, contrario a questo cambiamento ma tutte quelle uve da qualche parte dovranno pur finire e visto che il sant’antimo non se lo fila nessuno…il candiato naturale alla “contaminazione” con i vitigni migliorativi (ma di che???) è il rosso. del resto ormai anche i rossi hanno trovato i loro vitigni migliorativi…
    saluti
    francescoi

  18. Mentre il Corriere di Siena ha pensato “bene” di far scomparire dal sito il collegamento, tramite permalink, alla dichiarazione del PD di Montalcino, sul blog Weintipps http://michael-liebert.de/weintipps/ il giornalista tedesco Michael Liebert parla così dello scandalo del Brunello: http://michael-liebert.de/weintipps/2009/08/20/brunello-skandal-weingueter-und-gruende/
    mentre da Chicago il wine writer Tom Hyland dice, con la consueta autorevolezza e precisione la sua sul blog Reflections on wine: http://thylandviews.blogspot.com/2009/08/soul-of-matter.html
    Insomma che a Montalcino non pensino che questo Brunellogate sia una faccenda locale e dove possa bastare sciacquare i panni sporchi nell’Arbia, nell’Orcia e nell’Ombrone…

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