Metti una sera a cena: due Riesling per chiacchierare e stare bene insieme

da sx Giovanni Arcari ed il sottoscritto

Metti una sera a cena, in Franciacorta (che dal 19 al 21 celebrerà il suo Festival), con due amici che hanno piacere d’incontrarsi e di stare un po’ insieme, non tanto per bere o mangiare, cosa che faranno ovviamente, o per aprire una grande e rara bottiglia che dato il caldo hanno deciso di stappare in un’altra occasione, magari con qualche altro amico che abbia lo stesso concetto dell’amicizia e che di vino capisca, ma per il semplice gusto di chiacchierare un po’, di raccontare e di raccontarsi, di vedere passare qualche ora, fuori di casa, mentre il dannato caldo non molla…
Metti una volontà così e poi il favore del caso e una giusta disposizione d’animo, e poi il sorriso benevolo degli Dei, non solo Bacco, ed ecco venire fuori una serata giusta come quella che l’amico Giovanni Arcari, wine talent scout in Franciacorta e sul Garda, e da qualche tempo anche intelligente e mai scontato wine blogger e cronista del suo progetto Terra Uomo Cielo, e chi scrive hanno trascorso, giovedì sera, nel cuore della Terra Promessa delle bollicine metodo classico italiane, in un locale, la Dispensa Pani e Vini di Torbiato di Adro, che costituisce una garanzia per chiunque ami mangiare/bere bene.
Merito del bel posto, allegro, elegante-informale, simpatico il giusto, dopo puoi semplicemente bere qualcosa scegliendo dalla proposta a bicchiere esposta nell’ampia lavagnetta, stuzzicare buoni salumi e formaggi, mangiare un solo piatto (e magari acquistare le tante buone cose ben selezionate esposte nello spazio store), oppure sederti, all’interno o nell’arioso cortile, e gustare la cucina di un nome che è una certezza e un punto fermo nella storia della ristorazione di area brescian-franciacortina, ovvero Vittorio Fusari (ex Volto e Le Maschere di Iseo) e dei suoi collaboratori.

Antonio Dacomo

Antonio Dacomo

Vittorio, in meritate ferie, non c’era, ma a farne le veci e a rendere ancora più bella la serata l’incontro, in sala, con una persona che non incontravo da anni, ma che ho sempre considerato uno dei più grandi sommelier mai conosciuti, quell’Antonio Dacomo, già braccio destro enoico di Gualtiero Marchesi (in piedi signori, stiamo parlando dell’unico, vero, Grande Maestro della Cucina Italiana!) e poi ristoratore a Torino, nonché ex presidente dell’A.I.S. Piemonte.
Figliol prodigo tornato in terra franciacortina Antonio è stato il quid in più della nostra serata, l’elemento, lo vedremo, in grado di determinare una svolta alle nostre invero teoricamente un po’ pigre e non proprio portate a bere chissà che, propensioni ad omaggiare Bacco.
Gustato un bicchiere, niente flute, ampi bicchieri da bianco, del sempre ottimo Franciacorta di Camossi (di cui sono stato tra i primi – qui – a scrivere) l’unico punto fisso della serata, in accostamento ai piatti, un’ottima triglia su caponatina di verdure e poi la parmigiana di melanzane per me, la stessa triglia e poi filetto di coregone del Lago d’Iseo, crema di olive, finocchio ed asparagi per Giovanni, era l’assaggio-test di un vino che non esiste, una prova anzi un “libero esercizio di stile” come si legge in etichetta, di un vino da tavola bianco, base Riesling renano con un cinque per cento di Pinot nero vinificato in bianco, prodotto da Cristina Inganni, con l’ausilio di Nico Danesi sensibile enologo sperimentatore, alla Cantrina di Bedizzole. Un 2008 che ho apprezzato e che ho continuato ad apprezzare sempre di più mentre si apriva nel bicchiere e complice una temperatura meno fredda trovava il suo giusto equilibrio, ma che mi sarebbe piaciuto trovare un po’ più nervoso e “febbrile” con un’acidità maggiore ed un minore residuo zuccherino.
Sentita questa mia valutazione, e altre idee espresse sui Riesling di casa nostra, ad Antonio Dacomo, ecco il sommelier di razza!, veniva immediatamente l’idea di proporre e contrapporre un altro Riesling renano, ancora annata 2008, questa volta piemontese e alto-langhetto.
Non il già classico Langhe bianco Riesling di Milena e Aldo Vajra, bensì proprio quel Riesling renano, che un’altra coppia di bravi vignaioli della Langa del Barolo, Elena e Sergio Germano, produttori di Barolo in quel di Serralunga d’Alba (azienda Ettore Germano) ottengono da qualche anno da un vigneto posto non nell’area del Barolo, bensì in territorio di Ciglié, (40 chilometri da Serralunga, vicino a Bastia Mondovì, alta Langa del Dolcetto insomma) con risultati emozionanti.

Ricordo bene quel vino, perché in qualche modo ne fui il tester, oltre che il taster, in una delle prime edizioni, quando il mio fraterno amico Nino Rocca, attuale chef e patron del mio assolutamente prediletto ristorante di Langa, Da Felicin a Monforte d’Alba, mi spedì letteralmente a provare una versione sperimentale di quel Riesling renano in purezza prima di decidersi ad acquistarne un bel tot di bottiglie, come aveva pensato di fare (cercava solo conferme ed un complice), per il suo locale.
Ma accidentaccio a me, che quando vado in Langa mi ostino a bere Barolo e Barbaresco (oltre che Dolcetto e Freisa) e sono poco attento a gustare le altre cose (evitando accuratamente però certi Langhe Rosso Merlot o Cabernet che qualche anima candida si ostina a produrre da vigneti del loco…), era un po’ di tempo che non provavo più quel vino, diventato nel contempo il Langhe bianco Herzu, e non potevo pensare potesse diventare quella cosa splendida e preziosa che è diventata!
Giusto il tempo del primo assaggio, dopo aver ammirato il colore sfolgorante di riflessi e di luce, paglierino verdognolo di adamantina brillantezza, e di fare mente locale ricordandomi di quel che mi aveva detto Sergio, ovvero di un vigneto a 500 metri d’altezza a picco sul Tanaro, impiantato meno di dodici anni orsono, e del terreno misto scisto-argilloso con grandi quantità di ferro e quarzo dove è situata la vigna, che la serata, che sarebbe già stata amicalmente memorabile per il nostro incontro, le nostre chiacchiere, il nostro, parlo di Giovanni, Antonio (nei margini di tempo lasciati dal servizio ai tavoli) e me, diventava anche enoicamente da ricordare.
Acciperbacco che Riesling, anche se tremendamente giovanissimo (come mi confermava, quasi vergognandosi per averlo commercializzato così bambino, un felicissimo Sergio da me subito chiamato al telefono per comunicargli la nostra ammirazione e la gratitudine per aver prodotto un simile splendore e per intimargli di mettermene qualche bottiglia da parte…), che vino che mandava letteralmente a pallino la mia determinazione, espressa ad inizio cena, di bere tanta acqua e di limitare a meno di due bicchieri il mio consumo enoico, per la fifa blu di incorrere in qualche controllo con palloncino e di vedermi privato di patente a 40 chilometri da casa!
Intendiamoci, nessuno di noi tre, gente che è abituata professionalmente a degustare e bere, e che sa mantenere il controllo della situazione e la lucidità necessaria anche quando deve guidare per fare ritorno alla base o anche solo per arrivare in albergo, giovedì sera si è ubriacato.
E ha potuto arrivare dove doveva arrivare senza problemi. E anche, per fortuna, senza controlli di Polizia stradale o vigili…
Ma quale piacere di bere, di gustarlo, di vederlo, con l’evoluzione della temperatura ed il suo aprirsi nel bicchiere, trasformarsi, ampliarsi, riempirsi di sfumature, rimanendo sostanzialmente fantasticamente nervoso, “viperino” nel nerbo come avrebbe detto Veronelli, ci ha regalato Herzu! Seppure in grado di esprimere solo (mi azzardo a sparare una percentuale) un 40% del proprio enorme potenziale, con la sua acidità scattante profonda e nervosa, un alcol bilanciatissimo e contenuto in tredici gradi, la ricchezza estrema di materia salina e minerale, a garantirgli un’evoluzione straordinaria su cui sono pronto a scommettere, quant’era già buono ‘sto Riesling renano di Alta Langa con il suo naso elegantissimo, sapido, citrino, profumato di agrumi, salvia, limoncella, fiori bianchi e pietra focaia, con quel gusto preciso, insinuante, vivo, quella estrema verticalità e quel nerbo, secco e asciutto il giusto, che non mollava mai, quasi perforante, salino, da vino da suoli vulcanici, che mantiene sempre in perfetta tensione e rivitalizza, ridandogli slancio, energia, sapore, una persistenza lunga, il gusto.
Buono, molto buono, considerando che si tratta di un semplice “libero esercizio di stile” il vino della Cantrina (a sinistra nella fotografia: tutte le foto sono di Giovanni Arcari), più sul frutto, più caldo, mediterraneo, succoso, profumato di pera e pesca, con sottile vena di frutta esotica, ma che scatto, che guizzo felino, che “cattiveria” e che allungo, quale capacità di essere splendidamente varietale, ma anche autentico vin de terroir, per l’Herzu di Germano!
E così, anche per quella sera, tutti i nostri salmi finirono in gloria, in una celebrazione gioiosa di Bacco: evviva, e Viva la Vida, come direbbero i miei amatissimi Coldplay…!

16 pensieri su “Metti una sera a cena: due Riesling per chiacchierare e stare bene insieme

  1. Diciamo che a Parlare di Camossi, così come di Andrea Arici (alias Colline della Stella) e di questo bianco di Cantrina non sei stato tra i primi, ma il primo. Gli altri erano impegnati a scoprire cose già scoperte. Ma soprattutto grazie per aver ricordato che le foto son mie! 🙂

  2. Sai cosa ti dico Franco (mi permetto il tu), che ho deciso che da oggi non comprerò più nessuna rivista di vino, quello che scrivi e dici (oltre naturalmente a degustare) basta e avanza per farsi un cultura di vino più che accettabile!
    Grazie per la tua immensa professionalità e cultura.

    Nb: non è una marchetta, sono juventino e pure di sinistra!”!!!

    • Mary, da una persona che é nel mondo del vino come credo lei sia, la sua é una domanda che mi stupisce. In primo luogo cambiano le cose, perché il Riesling Sergio Germano non l’ha piantato a Serralunga, in terra di Barolo, ma in Alta Langa. In secondo luogo perché si tratta di un’uva bianca che non viene ad insidiare il naturale predominio delle uve rosse di Langa, come Nebbiolo, Dolcetto e Barbera, come hanno fatto invece i Cabernet e Merlot o Petit Verdot. Qualche volta finiti, diciamo per sbaglio, non nelle bottiglie di Langhe Nebbiolo, ma di Barolo…

  3. Nei limiti delle mie competenze, mi permetto di condividere la fonte che origina il pensiero della sig.ra Mary, ossia la mancanza di tipicità del vitigno. Concordo che siano di piacevole beva i Riesling di Germano e Vajra (ma i prezzi!!!),ecc; concordo che qualche vigna di Riesling non “disturbi” come la presenza di vigne di Merlot e Cabernet, ma se un giorno saranno cento, duecento i produttori langaroli che – qualche produttore dice che puoi pensare a coltivare altre uve solo quando fai degli ottimi Nebbioli, Dolcetti, Barbere – vorranno togliersi lo sfizio di fare qualche bottiglia di Riesling o di Pinot Nero….verranno fatte le stesse considerazioni?

    • cominciamo ad avere tutti quei Riesling e Pinot nero e a vedere che la Langa del Nebbiolo, non l’Alta Langa dove Germano ha piantato il suo Riesling, viene destinata ad altre uve alloctone e poi ne parleremo… Comunque non credo che questo accadrà e in ogni caso l’impatto sarà diverso, perché a nessuno verrà certo in mente di mettere un po’ di Riesling nel Barolo e nel Barbaresco, come hanno fatto alcuni cialtroni, anche se molto noti e blasonati e coccolati dalle varie guide, una decina abbondante d’anni fa… Non fatemi riaprire gli archivi, per favore… Ma ho ottima memoria, anche dei volti dei farabutti che si dedicarono a pratiche del genere…

  4. io non ho problemi sui vitigni internazionali la mia frase era rivolta al sig. Ziliani e significava o tutti o nessuno (il mio animo rompi con l’eta maggiora)

    • mi piace lo spirito di questo suo ultimo intervento Mary! Denota carattere (che per me se é cattivo carattere come il mio diventa ancora migliore) e personalità… Quanto ai vitigni internazionali resto persuaso che in Langa i danni possano farli o li abbiano già fatti i vitigni bordolesi come cabernet e merlot (darmagi, l’ho detto!) non certo quel poco Riesling che c’é e ci sarà… 🙂

  5. Bello il suo articolo!
    Mi ricorda un certo Giacomo Bologna “Triste quell’uomo senza vino,senza amici e senza donne che vivra’ dieci anni di piu’…”
    Non commento i vini che non ho ancora sentito (ma ho mangiato – e bene! – da Vittorio Fusari in quel di Iseo), solo un appunto : per me l’Unico,vero,Grande Maestro della Cucina Italiana … sono due!!! Saro’ di
    parte in quanto Umbro ma Angelo Paracucchi se lo merita tanto quanto il grande Marchesi.
    Con grande stima (soprattutto da quando ho trovato un suo vecchio pezzo sull’ indimenticabile Giancarlo Godio…)

    • Mirco, grazie per il suo commento che condivido in toto. Serbo un ricordo commosso del primo incontro, nel lontano 1984, partito da Bergamo appositamente con la mia R4 rossa per intervistarlo per la Gazzetta di Parma, con Angelo Paracucchi e del fantastico pranzo da lui (ricordo ancora il risotto con gli scampi e le triglie croccanti… che meraviglia!). Penso sia stato un grandissimo cuoco ed un personaggio speciale, proprio come l’amico Giancarlo Godio. Altro che tanti cuochi “fighetti”, tutta apparenza e tanto marketing e attenzione all’immagine di oggi!

  6. Grande vino, anzi grandi vini ! ! !
    Giovedì 30 ottobre 2009 serata ONAV al Aosta con degustazione vini dell’Azienda Ettore Germano.
    Non potevo mancare dopo aver letto la sua recensione sui vini del signor Germano e non posso far altro che ringraziarla per aver mosso la mia curiosità verso detta azienda.
    Mamma mia l’Herzu 2008, che profumi, più stava nel bicchiere più si apriva un ventaglio di mineralità, pian piano usciva la pietra focaia ed in bocca una sapidità eccezionale che bilanciava perfettamente il tenore alcolico; unico neo la giovinezza di questo vino che faceva risaltare l’acidità… sarò curioso di assaggiare le bottiglie acquistate tra qualche anno.
    E poi signor Ziliani ho assaggiato i Barolo Prapò e la riserva Lazzarito, non sono un esperto di questi vini, ma da qualche tempo cerco di conoscerlo meglio con la specifica delle zone. Il primo un 2005 ed il secondo un 2003, troppo giovane il primo, ma ritengo abbia enormi potenzialità e strepitoso il secondo, che profumi… non smettevo di annusarlo e dopo più di 15 minuti nel bicchiere i profumi erano ancora perfettamente bilanciati ed intensi oltre che evoluti, in bocca ancora presente dopo parecchio tempo.
    Da ignorante di Barolo, questo intendo per un vino che regala emozioni, con un suo carattere.

  7. ciao sono andrea dà livorno nel mese di novembre ho avuto là fortuna di andare nelle langhe con a.i.s.della stessa livorno di cui faccio parte…tra le varie stupende aziende chè abbiamo visitato non poteva mancare quella di ettore germano..avendo comperato vino nelle varie aziende chè ho visitato..indovinate..ho comperato l,herzu..è propio stasera 17 marzo 2010 l’ho bevuto..chè dire..grazie germano per questa meravigliosa perla…

  8. C’ero anch’io Andrea :), bravissimo produttore e carinissimi con noi, e che degustazione!!!.. però non diciamo che siamo stati anche da.. Lui, in carne e ossa. Ciao 😉

  9. Pingback: Nella tana del lupo: i vini bianchi dell'azienda Ettore Germano

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