Montalcino: ma è vero che?… Indiscrezioni in attesa di conferma

Corre voce, è giunta anche a me che mi trovo nella caldissima, inebriante, emozionante, campagna pugliese tra Ceglie Messapica, Ostuni, Cisternino (a proposito, se scendete in zona vi consiglio di soggiornare, si sta benissimo, in questo confortevole wine hotel, La Fontanina) che a Montalcino, uno dei personaggi che, con il mio consueto garbo, la settimana scorsa avevo invitato – leggete qui – come a dire, a levare le ancore, togliere il disturbo, fare un gesto di buon senso, ovvero fare un passo indietro e andare dove vuole, ma di non avere più alcun incarico nel borgo del Brunello, abbia fatto il grande gesto.
Attendo conferme, ma se le notizie fossero confermate, si tratterebbe di dimissioni volontariamente date, di aspettativa, di promoveatur ut amoveatur (ne riparleremo), o, come spero, sarebbero stati i produttori di Montalcino che finendola, una volta per tutte di fare i “Tafazzi”, e di dare prova di destrezza suprema nel gioco delle tre scimmiette, avrebbero ritrovato orgoglio, dignità, voglia di decidere il proprio destino, inducendo l’immobile Consorzio a voltare pagina?
In ogni caso, ripeto, se la notizia, che mi viene confermata da diversi personaggi informati e degni di fede fosse vera, sarebbe un bel segnale, perbacco!
A proposito di Bacco e Sangiovese: degustati stamane, ma che dico, gustati davvero tanto, due Sangiovese in purezza prodotti in terra pugliese, nella zona indicata sopra, da due piccolissimi e caparbi produttori che fanno vino per diletto, per uso familiare e per pochi, fortunati, amici, che mi hanno emozionato, scosso, stupefatto,lasciato senza fiato, per la capacità di esaltare le grandissime potenzialità (quelli alle quali alcuni “stravaganti” non credono né a Montalcino, né a Montepulciano, ma anche in larga parte del Chianti Classico…) di quella uva difficile e grande che è il Sangiovese.
Non significherà che per bere dei Sangiovese, come Bacco comanda, profumati di ciliegia, gustosi, succulenti, carnosi e opulenti (proprio come… beh, lasciamo perdere…) il consumatore dovrà spostarsi in Puglia?

O vorrà mica dire, come qualche “bischero” aveva scritto all’inizio di Brunellopoli, il 21 marzo del 2008, che tra Puglia e ampie zone della Toscana Docg, c’è un filo diretto, diciamo un dialogo non tanto di amorosi sensi, ma di (sotterraneo) business?
Vi saluto, ho una serata bellissima, quasi come quella magica trascorsa ieri sera nell’incanto di Ostuni, (dove vi suggerisco di andare a visitare, per la cucina, i vini, l’ambiente, la simpatia della proprietaria, il ristorante Odissea) che mi attende. Urge riposino, anzi, pennichella post prandiale…

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