Moscato d’Asti Moncucco 2006 Fontanafredda


Insospettabili tesori, o quanto meno bottiglie in grado di sfidare le “leggi” che dovrebbero regolare il mondo del vino, che smentiscono opinioni diffuse e verdetti negativi su annate minori, luoghi comuni sull’impossibilità che alcuni vini possano essere buoni e degni di essere bevuti a due anni dalla loro vendemmia, giacciono, in attesa che il caso dia loro un’occasione di manifestarsi, nelle nostre cantine.
Vini che magari abbiamo dimenticato in un angolo, che spesso quando li osserviamo nel buio e nel silenzio dei luoghi misteriosi che li accolgono non riescono a catturare la nostra attenzione, oppure diamo frettolosamente per già “morti” o dispersi, perché andati oltre al – tutto teorico – momento della loro espressione massima e quindi non ci decidiamo, chissà perché, di portare a casa e stappare.
Proprio su una bottiglia di quelle, e penso che prima o poi dovrò decidermi a “tirare il collo” anche a qualche Gewürztraminer altoatesino anni novanta, a qualche Valpolicella o Nero d’Avola lasciati lì per vedere come evolvono – è caduto il mio occhio qualche giorno fa, tornando in una delle due cantine, la meno preziosa, dove conservo i miei “tesori” enoici.
Vino adatto alla stagione calda, vino che si può bere senza stramazzare al suolo, visto il suo tenore alcolico ridotto a soli cinque gradi e mezzo, eppure non un vino da poco, magari nelle sue versioni più recenti, visto che le uve provengono da un vigneto che rappresenta un vero e proprio cru di Moscato d’Asti, situato in quel comune che è sinonimo di Moscato, oltre che di letteratura e storia patria di Langa, che è Santo Stefano Belbo, patria di Cesare Pavese.
Un Moscato d’Asti speciale, il Moncucco della Fontanafredda, ( resa di 45 ettolitri per ettaro, uve Moscato “provenienti da vigneti posti sul versante sud di una collina caratterizzata dalle forti pendenze e dal terreno bianco tipico dei suoli di origine sedimentaria, ricchi di marne calcaree e con un pH fortemente alcalino. L’età delle viti varia dai 20 ai 40 anni”) bevuto nelle condizioni normali in cui si consuma un Moscato, ovvero sino ad un anno e mezzo dall’epoca della raccolta delle aromaticissime e dolci uve.
Ma ancora più speciale – pensato per essere abbinato a delle carnose pesche gialle in arrivo da un altro luogo magico del Piemonte, Volpedo (patria del celebre pittore Giuseppe Pellizza autore del Quarto Stato, ma anche centro della zona di produzione di quel Timorasso salvaguardato e fatto conoscere da Walter Massa) – se si considera che il millesimo che si leggeva sull’etichetta era nientemeno che il 2006. Un Moscato d’Asti di tre anni, insomma.
Eppure, eppure questa bottiglia (etichetta splendida, opera di Bersanetti, e foto per gentile concessione del Viaggiatore gourmet) sulla cui vitalità non avrei scommesso un penny, per uno di quegli imperscrutabili disegni del caso, e per volontà di Bacco evidentemente, mi ha regalato una di quelle sorprese che fanno la bellezza di questa strana professione che è il cronista di vino. Ed il degustatore curioso, che nel vino cerca verità ed emozioni.
Come definire questa bottiglia di Moscato di tre anni (ma Oscar Farinetti da me informato di questo Moncucco strepitoso mi confessava di aver bevuto di recente un 2003 straordinario), messa in frigo, portata a temperatura e poi gustata, con le pesche, certo, ma soprattutto da sola?
Un’enoica goduria, colore paglierino oro vivo squillante, naso entusiasmante per dolcezza mista a freschezza, trionfalmente estivo, profumato di lavanda, agrumi, miele d’acacia, albicocca, frutta secca, biancospino, un filo di salvia, e poi cremoso, quasi fondente al gusto, di grande soddisfazione, con frutta succosa (prugna e pesche gialle), crema pasticcera, brioche, un filo di vaniglia, e poi un nerbo vivo, salato, preciso, a contrassegnare una beva spettacolosa, una lunga verticalità, una capacità di farsi apprezzare da applausi.
Ed era “solo” un Moscato, cru, di tre anni…

0 pensieri su “Moscato d’Asti Moncucco 2006 Fontanafredda

  1. In effetti una volta era rarissimo che un Moscato durasse fino all’estate successiva alla vendemmia e in genere lo si stappava tutto per Pasqua. Ma con l’uva molto piu’ curata che c’e’ oggi (fin dai cloni, dai portainnesti ecc.) e con l’igiene e la tecnologia del freddo che ci sono oggi, alcuni Moscati superano i loro stessi limiti. Di quanto non si sa. Sia Farinetti che Franco hanno abbastanza esperienza per confermarlo e infatti consiglierei a tutti di non fargli mai superare l’estate come una volta, ma se qualcuno dimenticasse qualche bottiglia e l’aprisse dopo qualche anno, beh… il bello della sorpresa e’ una delle grandi gioie che il vino buono ci da’. La cosa principale e’ prender nota di quelle etichette che sanno esser longeve, come questa, perche’ anche gli altri vini di queste cantine saranno certamente all’altezza di molte aspettative. Winereport, quando era diretta da Franco ed era un grande sito per gli enoappassionati, aveva una sua rubrica apposta per i vini longevi chiamata Le temps retrouve’ http://www.winereport.com/winenews/elenco.asp?IDCategoria=15

    • hai fatto bene Mario a ricordare quella rubrica del “mio” WineReport, che fu grande anche grazie al contributo di amici come te, Michele Fino, Manuela Villimburgo, Fabio Cimmino, su su sino ad Alessandro Franceschini. Vedo di trovare il modo di ripubblicare i pezzi e di inaugurare con lo stesso titolo, che era di mio conio, una rubrica analoga su questo blog

  2. Last autumn I drank a bottle of Moscato d’Asti 2001 made by Paolo Saracco. So the wine was 7 years old. Was it dead? No way. It didn’t have lively fruit of a younger wine, but it still had freshness and bubbles. It was a good drink. I still have a magnum of the same wine. If I have enough patience, I will keep it until 2011 – just to see what a 10-year-old Moscato d’Asti is like.

  3. Per quanto io ritenga in linea di massima che non vadano enfatizzati il nome ed il ruolo dell’enologo che contribuisce alla creazione di un vino, credo, Franco, che vada reso merito al bravissimo Danilo Drocco di aver voluto, creato e curato il progetto Moncucco, che faccio presente, è nato durante la precedente proprietà dell’azienda.
    Francesco Bonfio

    • mi associo all’elogio caro Francesco e mi conosci abbastanza bene per capire che non penso di salire sul carro del vincitore e di attribuire al seppur pirotecnico nuovo detentore del pacchetto di maggioranza della Fontanafredda, a quel simpatico Farinetti secondo il quale (come recita la sua biografia) io sono “un certo Ziliani”, il merito del progetto Moncucco…

  4. Ho conosciuto con goduriosa sorpresa le potenzialità
    del moscato d’asti di complessarsi
    e donarsi ben oltre l’anno dalla vendemmia
    con il Vigna Vecchia di Ca’D’Gal..
    davvero incredibile!
    E’ bello scoprire ogni tanto
    che le “regole” non sono gabbie..

  5. il caso è serio , ma non grave . a) Veronelli 1° il Grande ha sempre sostenuto il vino essere anarchico , fa quello che vuole . Cioè se ne frega di ciò che dicono gli altri . b)ho conosciuto due persone , di cui mi fido , che mi hanno assicurato aver bevuto , combinazione , Grignolino di oltre 40 anni , uno degli anni 30 , l’altro dei 40 . Ovviamente preparati da produttori con barba baffi capellorum amen . c)il vino oggi si fa di corsa , scrive Enzo Vizzari nell’introduzione al suo catalogo ” si costruiscono vini centometristi che danno il meglio nei due tre anni dopo , poi si vedrà” , ovvio che se uno fa un Moscato d’Asti come si deve oggi , crepa prima dell’estate (il Moscato) , ma se lo fa rispettando la Natura campa anni (il Moscato) . Nella mia cantinaccia , grande ma troppo calda , ogni tanto dimentico i Moscato , bianchi e rossi , di Nino Bronda , Nizza Monferrato , Strada Tessitora , li bevo dopo cinque sei anni , sono diversi e ottimi . d)il dr Ziliani è un corrottto . Mr Farinetti , che in zona Langhe ormai vale i Ferrero , gli ha garantito di poter scorrazzare di cantina in cantina , casa in casa , ristoranti trattorie agriturismi e quel che il Diavolo vuole , bere a crepapelle ma il nostro è allenato , senza palloncini di sorta . Se lo fermano , controllano solo il funzionamento dei tergicristalli . Tutti abbiamo un prezzo , il dr Ziliani ha ceduto , quindi prepariamoci , a piccole dosi , per non dare nell’occhio , all’apoteosi di Fontanafredda .

  6. Flaminio Cozzaglio, a me non sembra proprio che Franco Ziliani sia un corrotto, come sostiene lei al punto d) del suo intervento del 21 aosto alle 17:49. E me lo leggo quotidianamente anche cinque o sei volte al giorno fin dal settembre del 2001 anche se l’ho visto e ci ho parlato solo due volte. Peccato per lei, perche’ questo punto fa cadere di stile i suoi punti a), b) e c) dello stesso intervento, che invece meritavano ben altro approccio. In quanto a Fontanafredda, anche il piu’ sprovveduto degli enoappassionati non le darebbe un centesinmo di credito enologico ed ambientale nel vedere quella collina tutta vitata con un’intensita’ impressionante ma con un solo albero in cima, all’inizio della strada che sale verso una Bussìa per fortuna ancora punteggiata qua e la’ di boschi. Devono cambiare filosofia, senno’ rimarranno per sempre al palo. Con Farinetti o no.

  7. Franco, per la prima volta in 8 anni non sono d’accordo con te. Non solo a Flaminio Cozzaglio, ma proprio a nessun altro andrebbe mai assolutamente razionato, anzi negato, e nemmeno per un po’ di tempo soltanto, il buon vino…
    “In vino veritas” vuol dire litigare anche fino all’alba davanti ad un bicchiere sempre vuoto ma sempre pieno, che poi ci portano a casa in carriola. Ma se manca la materia prima, che gusto c’e’? Peccato perche’ quei punti a), b) e c) potevano meritare tre post da parte tua, per quanti contenuti promettevano. Lascialo bere! Che te ne mandi altri di punti del genere! Il d) invece e’ roba da rigattieri. E’ giusto anche dirglielo, così la prossima volta migliora la qualita’ dei suoi scritti. Anche quella alcolica, tanto qui dopo la quinta bottiglia siamo tutti stesi sul marciapiede. Non c’e’ piu’ nessuno al mondo (ah… che bei tempi!) che riesce a farsi un cartone intero. Senza offese per nessuno. Neanche per Wojtek che in tre soli giorni e’ uno dei pochi che riesce ad assaggiarsi 630 (se ricordo bene) vini diversi.

    • Mario, a me non interessa quanto beva e cosa il lettore Cozzaglio. Interessa solo, perché mi sembra(va) una persona per bene che l’eccesso di vino non lo porti a “deragliamenti” come quello contenuto al punto d) del suo “ragionamento”. Perché scherzare va benissimo, e sono il primo a farlo, quando si va oltre, come mi sembra abbia fatto Flaminio, allora non mi va decisamente bene. Perché le parole sono pietre e del “corrotto” anche se per scherzo o in preda ai fumi dell’alcol non si dà, a a meno che non si abbiano le prove di quanto si afferma, a nessuno.

  8. E a proposito di Wojtek. Tu non sai il polacco, ma sai leggere bene un’etichetta. Siamo in tema di eta’ di un buon vino. Guarda un po’ cosa ti scrive il mio amico qui nel suo blog: http://bonkowski.magazynwino.pl/2009/08/19/to-se-nevrati/
    e chiedigli pure una traduzione (visto che sa scrivere anche in un italiano perfetto, a volte meglio del mio…). Ma anche senza, potrai ben capire l’emozione!

  9. Tu corrotto non sei, ma lo sa perfettamente anche lui nonostante abbia fatto di tutto per schiaffarti in faccia quel che pensa di te mentre o stomaco gli si ritorceva. Ma si e’ firmato nome e cognome, dunque non fa l’anonimo e passati i fumi della sbronza vedrai che riuscira’ a capire quanto ti abbia fatto male quella parola e se e’ un signore e non un barlafuso ti chiedera’ scusa. Anzi, sarebbe meglio un invito a cena, a un dopocena e a un tirare l’alba in taverna. O no?

  10. Flaminio Cozzaglio, io lavoro in cantieri petrolchimici qua e la’ per la Polonia, guadagno molto bene, sono lontano dal mondo del vino italiano e dalle sue sireene percio’ non mi corrompe proprio nessuno e scrivo di quel vino quel che voglio. Proprio come fa da sempre Franco, che invece e’ immerso nel mondo del vino italiano e non risparmia strali a nessuno di quelli che se li meritano. Hai scritto una cosa che fa male a lui come fa male a me e a tutti gli altri amici che, come avrai letto anche piu’ su, hanno collaborato per anni a Winereport con lui soltanto per pura passione e sanno benissimo che a dargli del corrotto sarebbe solo pura cattiveria. Ripensaci e riscrivi qualcosa per cui valga la pena continuare a leggerti.

  11. NO

    A cinque minuti dalla fine purtroppo non bastava il 2 a O e il Liverpool a San Siro poteva vincere la sua semifinale. Giacinto si prende una palla nella meta’ campo nerazzurra e s’invola da solo sulla destra, tanto o la va o la spacca. Arriva alla tre quarti, angolato, e spara, sparea senza convinzione di riuscire ma spara, tira forte, rasoterra, una palla tanto potente cha Banks non riesce nemmeno a fermare. 3 a 0. E andammo in finale col Benfica di Eusebio e vincemmo la seconda Coppa dei Campioni.

    O no?

  12. Chiedo , e non per scherzo , scusa a tutti i lettori , ed è chiaro in primis a Franco , che si sono offesi . Per quella che io , mi sono riletto ancora adesso , ritengo una barzelletta evidentissima , di cui , se si prende la strada del corruccio , dovrebbe dolersi anche Farinetti . Io ho bevuto , restando sobrio , vi assicuro , mezza bottiglia di Le Olive 2006 di Pino Ratto , però temo che voi leggiate poca satira , epigrammi etc etc . Posso sbagliare , capita , la scelta delle parole e dei quadretti , ma vi pare che per tacciare corrotto uno che scrive da anni come Franco io , chiunque , richiami tergicristalli , garanzie di non controlli , fantastiche bevute che impedirebbero anche di scrivere il proprio nome ? giudicatemi incapace a scrivere , per favore non fatemi altre accuse .

  13. ho pensato fosse una battuta, di poco spirito, ma una battuta!
    Con tutte le bottiglie della cantinaccia, si doveva proprio bere il cervello?

  14. Ach… questo Cozzaglio! Consolati. L’importante e’ rimaner capaci di bere! Se con mezza bottiglia resti sobrio che gusto c’e’ a fermarsi? Beviti mezzo pintone e scivola sotto il tavolo a cercarti un buon paio di pantofole morbide come un cuscino!
    E si che Franco te l’aveva pure suggerito: “é bello andare s-regolatamente contro le regole ogni tanto ed evitare di darsi una… regolata… ! Ho scritto le regole, si badi bene… “

  15. Siamo alle solite… basta parlare male di una azienda di grosse dimensioni e ti assurgono a luminare dell’enologia, basta parlare bene di una azienda che sta capendo i propri errori, portandone rimedio, e ti fucilano. Invito quanti parlano male di Fontanafredda a fare step by step quanto dico: A) Benvete senza precocetti: Moncucco, La Lepre, Lazzarito (O la Rosa), Briccotondo. Poi ditemi se fanno schifo o se sono dei buoi prodotti. B) Cercate, per quanto vi è possibile, di scendere da piedistallo e rendervi conto che spesso si parla male di chi ci rappresenta all’estero (provate a chiedere di Fontanafredda in Germania o Stati Uniti e vedrete).
    “AAAAH ma i vini francesi dello Chateaux di x o y sono un’altra cosa…” si ed intanto mandiamo nell’Olimpo i francesi che ringraziano quei quattro fessi italiani. Tanto siam così. Apriamo il portafogli per dei vini francesi da 100 € (che sarebbe giusto pagare la metà) decantando il fascino di quel cabernet di quel castello (ma dov’è il castello, a trovarlo almeno un rudere?), mentre noi spaliamo m… su uno chateaux a tutti gli effetti, che si, ha un terreno senza boschi (e dubito che si inventi un “bosco della protezione”, giusto per fare vini migliori) ma che da alcuni cru, crea delle belle e buone bottiglie tra l’altro dai prezzi accettabili.
    Un giorno un vinologo tuttologo mi disse (davvero): preferisco prendere xxxx per quel che riguarda i vini piemontesi (evito di fare nomi). Hanno un buon enologo…” Peccato che è lo stesso di Fontanafredda…
    Ignobile dare del venduto a Franco, solo perché parla bene di una bottiglia prodotta da una azienda che deve essere crocefissa per forza. Tal Farinetti non ha “bisogno” di Franco per pubblicizzare Fontanafredda, dispone di mezzi propri.
    Scusate lo sfogo un po’ “off topic” ma certi paroloni da parte di Sapienti non mi piacciono. Io posso anche non amare lo stile di certi produttori, faccio un esempio gli Antinori, ma mai mi sognerei di criticarli perché, se ci sono piccoli produttori che fan (e vendono) poche bottiglie di gran classe, lo si deve “anche” alle grandi aziende che hanno già creato sbocchi commerciali (ed il made in Italy) per tutti.
    Cozzaglio in base a ciò, chieda scusa a Franco, Farinetti, Fontanafredda e tutta l’Italia enologica!

    • basta mettere in croce Cozzaglio, che si é già messo in croce da solo con le assurdità che in preda ad un’inspiegabile black out, ha detto. Si é anche scusato, seppure a modo suo, ovvero in maniera confusa. Basta.

  16. Gian, hai perfettamente ragione. Lungi da me parlar male di un’azienda di grosse dimensioni con grande stima non soltanto all’estero (vale per Fontanafredda come per Antinori). La mia critica a Fontanafredda non e’ assolutamente negativa ne’ per l’azienda di oggi che eredita un patrimonio appunto da rivisitare e rivedere alla luce di un bilancio degli errori che e’ in corso, ne’ lo e’ per l’immagine dei suoi vini, anzi e’ un invito a migliorare ancora proprio quell’immagine che le ha fatto perdere invece credito fra chi ha potuto vedere evidentemente soltanto gli aspetti negativi, sotto gli occhi di tutti. Tra cui anche una viticoltura intensiva. Sono tante le aziende che oggi riconoscono i vantaggi di avere una parte delle tenute a bosco e questa, tra l’altro, e’ una discussione che si sta facendo in tutta la Bussìa da anni. Ho scritto testualmente: “In quanto a Fontanafredda, anche il piu’ sprovveduto degli enoappassionati non le darebbe un centesinmo di credito enologico ed ambientale nel vedere quella collina tutta vitata con un’intensita’ impressionante ma con un solo albero in cima, all’inizio della strada che sale verso una Bussìa per fortuna ancora punteggiata qua e la’ di boschi. Devono cambiare filosofia, senno’ rimarranno per sempre al palo. Con Farinetti o no”. Ecco, insisto, devono cambiare filosofia, senno’ rimarranno per sempre al palo. Con Farinetti o no. E’ un consiglio, non e’ un parlar male. Possibile che non si possa fare nessuna critica a nessuno perche’ c’e’ sempre qualcuno che ti dice che stai spalando merda? Diamine, datevi una regolata o nessuno piu’ esprimera’ opinioni che non siano irreggimentate nel solo consenso o nelle cosiddette adunate di piazza in divisa. Gian, spero che ci siamo capiti. Anche perche’ tra un Barolo di Fontanafredda ed un Borgogna de La Romanée Conti preferisco quest’ultimo, ma tra un Barolo di Fontanafredda ed un Bordeaux che non sia perlomeno un premier clu classé preferisco senz’alcun dubbio il primo, ma quelli vanno dai 300 euro in su già allo Chateaux…

    • secondo me non é che non si possa parlare, criticandone l’operato, di aziende di grosse dimensioni con grande stima non soltanto all’estero. Ci sono aziende di cui essere orgogliosi, che hanno contribuito ad elevare l’immagine del vino italiano, che fanno bene, nonostante i grandi numeri. Sostanzialmente direi che Fontanafredda appartiene, non da ora ovviamente, a questo drappello. Poi ci sono invece grandi aziende, ricche, potenti, celebri, magari blasonate, che con il loro modo di operare, la loro tracotanza, il loro pretendere di poter fare quello che vogliono senza che qualcuno chieda loro di renderne conto, che alla credibilità e all’immagine del vino italiano, in Italia e all’estero, hanno fatto più danni che Attila. Inutile mi chiediate di fare i nomi: sono sotto gli occhi di tutti…

  17. Quello che e’ certo, caro Franco, e’ che ha senz’altro ragione Gian quando riferendosi alla Fontanafredda scrive di “una azienda che sta capendo i propri errori, portandone rimedio”, come hai ragione tu quando scrivi che sostanzialmente Fontanafredda appartiene al drappello di quelle di cui essere orgogliosi, che hanno contribuito ad elevare l’immagine del vino italiano, che fanno bene, nonostante i grandi numeri. Io continuo a sperare che anche le altre, quelle che intedi tu, possano serenamente proporsi come Fontanafredda un bilancio dei propri errori, rivisitandosi, rivedendosi e migliorando. Quando si viene assunti in un’azienda del genere, che ha qualche decennio o qualche secolo di storia alle spalle, ci si dovrebbe senpre proporre di operare ogni giorno quel tanto che basta ad assicurare alla stessa azienda perlomeno altrettanti decenni o secoli di vita. Non di inseguire le mode, che sono sempre caduche. Io continuo a rimpiangere il Chianti Classico Santa Cristina 1966. Tanto per rimanere in tema di vini che sanno sfidare il tempo. Mettiti di buzzo buono, amico mio, e riproponi una rubrica sui vini che sanno invecchiare come mi sembra che hai gia’ promesso. Vedrai che e’ proprio li’ che troveremo, come con il Moscato d’Asti Moncucco 2006 Fontanafredda di cui si sta parlando, terreno fertile per la rinascita di quello stile di vinificare le uve che ci faceva sognare Mario Soldati con i suoi reportages in giro per la penisola….

  18. “Divertente” immaginare l’imprudente Cozzaglio@ visualizzato come Cristo crocefisso,con tanto di cartiglio. Oh Franco Ziliani & C ma come si fa a travisare le intenzioni di ciò che ha scritto Cozzaglio!? (A proposito dei moralismi che ogni tanto qualche benpensante malstirato evoca su queste invidiabili ‘pagine’ blu!
    Regolatevi un po’.

  19. Esimia proffia, se non l’ha notato il buon Cozzaglio e’ stato crocefisso, si, ma di venerdi, mentre oggi e’ gia’ domenica, cioe’ lui e’ gia’ risorto e lei ancora non ci crede, come un San Tommaso. Ed e’ risorto alla grande, per conto mio. Come chi beve bene, anzi chi beve meglio! Viva Cozzaglio. Abbasso la s”Q”uola!

  20. Gradirei un suo parere sul moscato di Massolino, per quello che costa io lo trovo piacevole, brioso e intrigante,e anche qualcosina in più.

  21. Il moscato d’asti e’ un vino veramente piacevole.
    Su vie parallele metterei anche Prosecco e Lambrusco.
    E una barbera frizzante e ruspante?

  22. Caro Franco ho visto solo ora andando in internet e cliccando Vigna Vecchia che sono stato tirato in ballo in una tua recensione.Credo tu sia stato molto tempo fa da noi all’agriturismo ma questo poco importa piuttosto ci tengo ad informarti visto che hai trovato interessanti le evuluzioni organolettiche positive che può fare un grande moscato d’Asti se Ti dovessi trovare dalle perti di questa terra che ho visto ricodi anche essere la patria di C.Pavese sarò lieto di assaggiare in Tua compagnia alcune bittiglie(ormai poche ma qualcuna sempre per gli appassionati)che vanno ben oltre il tre quattro anni vedi 2001 2000 1999 ecc.
    Può esser un po da pazzi ma io questa provocazione del Moscato che può invecchiare l’ho creduta e così da settembre circa un migliaio di bottiglie di 2003 tornano in vendita alla ristorazione e ai privati appasionati(in casse da tre bott) . Non ti tedio oltre se sei a S.Stefano Belbo e ai tempo ci tengo ad un tuo parere.

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