Serata Amarcord rievocando il passato al Fornello da Ricci. Arrivederci Puglia…


Struggente dolce malinconica cena Amarcord ieri sera per una chiusura che non poteva essere migliore della mia intensa, ma ahimé volata via troppo in fretta, quattro giorni pugliese.
In compagnia del caro vecchio amico, prima che eccellente produttore in quel di Gravina, Beniamino D’Agostino, alias Botromagno, ho fatto ritorno, dopo ben undici anni, l’ultima volta era stata nell’estate del 1998, al ristorante Al Fornello da Ricci, di Angelo, Dora e Antonella Ricci, e ora anche di suo marito Vinod Sookar, a Ceglie Messapica.
Serata all’insegna della grande cucina storica di questo locale magico, che ho ritrovato pressoché intatta, avendo noi volutamente scelto il menu della tradizione e non i piatti, terribilmente stuzzicanti sulla carta, di un menu da autentico imbarazzo della scelta, per la varietà e l’intrigante suadenza delle proposte, dopo tanto tempo.
Ma soprattutto serata, complice anche la conversazione con Beniamino, da cui mi divide solo la fede calcistica, lui rossonero, io nerazzurro, cominciata già alla Fontanina, dove ci eravamo dati appuntamento, dove sono stati proprio una sorta di Amarcord pugliese, lo sdipanare il filo della memoria di tempi ormai lontani, i protagonisti ed il tema conduttore.
Quanti ricordi, legati ad estati impossibili da dimenticare, mi legano al Fornello da Ricci da quando nel luglio del 1994 vi approdai, nel corso di un Severino Garofano wine tour, (un itinerario, che trovò coronamento in un articolo scritto per Il codice della cucina italiana diretto da Paola Ricas, in tutte le aziende, da Librandi in Calabria sino alle varie aziende pugliesi, da Cosimo Taurino a Candido, dalle Agricole Vallone e dalla Cantina di Copertino a Botromagno)!
Ricordi magnifici, streganti, dolci e malinconici appunto, legati al fatto che eravamo più giovani e con più speranze e non ancora costernati/schifati dalla lenta agonia, dalla morte ignominiosa, tra scandali e puttane di regime, tra ruberie e farneticazioni, tra incapacità di cambiare veramente, e arroganza e abusi di potere di gente infame che non sa che cos’è il pudore di questa Repubblica cui ci tocca, impotenti e annichiliti, schifati e indignati, di assistere.
Il piacere dell’arrivare dal caldo a volte quasi africano talvolta, quando soffiava lo scirocco, di Porto Cesareo, dove era solo il contatto fisico con il mare e con l’abbraccio forte degli amici a darti sollievo, al fresco miracoloso, tonificante e balsamico, di questo accogliente ristorante con giardino, la disarmante semplicità e verità della cucina, il sorriso buono, contagioso di Angelo Ricci, volato nel paradiso dei grandi ristoratori con Franco Colombani, Roberto Ferrari, Valentino Migliorini, Saverio Botte, tutti protagonisti della magica stagione di Linea Italia in cucina, la piacevolezza della convivialità, la gioia del ritrovarsi tra amici, dimenticando per un attimo di essere “concorrenti”, ma tutti impegnati nelle proprie aziende a fare grande, a diffondere nel mondo la leggenda del grande vino pugliese e salentino.
Quante serate splendide passate a ridere, scherzare, bere, quanti ricordi personali, un abito bianco che rendeva ancora più bella e desiderabile mia moglie, la pre-adolescenza di nostra figlia Valentina, ancora bambina ma già con il suo carattere tosto già annunciato in filigrana, l’arguzia e l’ironia di Severino Garofano, enologo umanista, insuperato campione di una Puglia del vino che è stata, che è ancora, base e scuola per chiunque abbia operato nel segno della qualità in questa regione a me carissima, la dolcezza di sua moglie Teresa e di sua figlia Renata e del già maturo anche se ancora giovane fratello Stefano, la saggezza antica di Donato Lazzari, ancora motore insostituibile, dopo tanti anni, delle Agricole Vallone, lo stile, la classe aristocratica e la discrezione del barone Sandro Candido e l’umanità, quando si aggiungeva ai noi, di Nicodemo Librandi, le idee chiare e la tempra da imprenditore ma con la fantasia del poeta di Beniamino… Quanti ricordi…
L’hai detto bene Beniamino, mentre entrambi un po’ commossi dal ritornare dopo molti anni (era un’assenza di circa una decina di anni anche per lui) in questo posto e ritrovarlo intatto, ci godevamo la magia dei piatti e dell’atmosfera di questo giardino un po’ cechoviano anche senza i ciliegi: sembra di attendere, come allora, l’arrivo degli amici che non sono ancora arrivati e sono un po’ in ritardo.
Sembrava quasi di vedere, annunciata dalla sua voce inconfondibile, potente, maschia, un po’ da orco buono, profilarsi all’improvviso la sagoma di Cosimo Taurino, il nostro caro Mimmo, arrivato, con sua moglie Rita e con i figli, a dominare la scena e catalizzare, da protagonista qual’era, da vero “boss” del vino,  la serata, ad imporre, dopo i qualche bianco ed i rosati, dopo l’eleganza del Duca d’Aragona, la dolcezza suadente resa possibile da un calibrato appassimento del Negroamaro, del Graticciaia, e degli altri vini via via gustati e bevuti (non erano ancora tempi da terrorismo del palloncino…), la potenza, la virilità, la forza tutta attributi, ma sempre in una cornice di sublime misura e di bevibilità estrema, del Patriglione..
Ecco perché questa serata, passata da Beniamino e me a svolgere la matassa del tempo, un po’ sorridendo citando i vari aneddoti, gli episodi curiosi, e poi a ritrovare compostezza nel commemorare in un rito laico, ma quanto mai dotato di una sua mesta solennità, di una forma un po’ pagana di sacralità, chi non c’è più ma è rimasto nei nostri cuori e lo resterà finché avremo vita e forza di ricordare e a celebrare il supremo dono dell’amicizia, gustando la cucina di Antonella Ricci e di Vinod, e (ne scriverò presto) i nuovi grandi vini che Beniamino ha creato, è stata la conclusione più bella, più degna e densa di significati, di questi giorni d’inizio agosto in Puglia, di questo angolo di Mediterraneo da scoprire e da soffrire…

Siedi qui e lasciati andar così, lascia che entri il sole dentro te e respira tutta l’aria che puoi, i profumi che senti anche tu sparsi intorno a noi guarda là quella nuvola che va vola già dentro nell’eternità….
(da Mediterraneo di Pino Mango)

0 pensieri su “Serata Amarcord rievocando il passato al Fornello da Ricci. Arrivederci Puglia…

  1. Il potere umano della puglia non è solo dei pugliesi, ma anche di chi viene a trovarci con entusiasmo ed affetto. Siamo in una terra fatta ancora di tanta semplicità, dove spiccano mille arguzie e infinite capacità produttive di ottima qualità. Come amo dire nelle mie esperienze da uomo di strada, da venditore, da piccolissimo ambasciatore della cultura nostrana, quello che ci differenzia dalle altre regioni è la voglia di farci conquistare da tutti. Non esiste regione d’italia dove viene proposto un assortimento di cantine e di etichette fuori regione come accade in puglia. Campani,toscani,veneti,friulani,trentini,siciliani….tutti sono approdati nella nostra terra. E noi li abbiamo ospitati tutti non escludeno nessuno. Purtroppo non accade il contrario.Caro Dott. Franco, noi vorremmo maggiore ascolto. Troviamo in lei un leale critico, mai arido di passione nei ns confronti. Questa sua pubblicazione dimostra che la puglia merita di più. Molto di più. Vi aspettiamo. Felici di ospitarvi. TUTTI.

  2. Che invidia, caro Franco, non aver potuto condividere questa esperienza. Mi consolo pensando che la Puglia sta crescendo, nel vino come nella gastronomia, sui prodotti non ha nulla da imparare. E sperando che presto avremo occasione di tornarci.

  3. A me, che non la conosco di persona ma che vivo all’estero ed amo visceralmente la mia terra, son venuti i lucciconi come a D’Agostino. Grazie Franco. E grazie alla generosità, all’estro ed all’energia dei miei conterranei.
    Quest’anno, per la prima volta, richieste di consigli su luoghi da visitare nella nostra regione mi sono arrivate dalla Spagna. Sarà un piccolissimo segnale? Lavoriamo tutti insieme perché ciò che abbiamo di bello e buono ottenga quei riconoscimenti che merita, in Italia e fuori.

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