Yquem un’emozione infinita. Cronaca (inadeguata) di una magica verticale

da sinistra Pierre Lurton e Michil Costa


Non c’é molto da aggiungere, se non rimandarvi direttamente all’articolo, ampio, esaustivo, emozionato il giusto, che le ho dedicato – leggetelo qui – sulla memorabile verticale di otto annate del mitico Premier Cru Classé Supérieur di Sauternes, parlo dello Château d’Yquem, cui ho avuto il privilegio di partecipare circa un mese a Corvara in Alta Badia, nella spettacolare cornice di quel posto da mille e una notte e da baudelairiane luxe calme et volupté che è l’Hotel La Perla di Michil Costa e della sua famiglia.
Come ho detto, rimandandovi per la storia e la leggenda del domaine al sito Internet dello Château, qui, cosa sia Yquem, dire Yquem è parlare non solo di un grandissimo vino francese, prezioso, costoso, di indiscutibile altissimo livello qualitativo, ma un modo assolutamente unico, tipicamente transalpino e antico, di comunicare i valori del vino, di uno speciale terroir, di un savoir faire che porta anche oggi, ogni anno che Dio e Bacco mandano in terra, da 110 dieci ettari di vigneto trattato come un giardino, anzi meglio, si ricavano non più di 7 ettolitri di pregiato nettare ad ettaro, ovvero un bicchiere di Yquem per pianta…
Dire Yquem è parlare della complessità, della grandezza, della finezza fatta vino, di un petit champignon magique, la botrytis cynerea o pourriture noble (muffa nobile)  che tramuta gli acini di Sémillon e di Sauvignon blanc in qualcosa di speciale, è parlare di un modo di procedere, in vigna e solo in seguito in cantina, dove si completa e si perfeziona solo quello che si è fatto tra i vignobles, dove si gioca con il clima e con il rischio e dove si sfrutta la conoscenza, una sapienza artigianale prima che scientifica, per rischiare e portare a casa risultati che appartengono al mondo della magia, dell’alchimia, della meraviglia, prima che al dominio un po’ freddo dell’enologia.
Bene, di Yquem un mesetto fa nella meraviglia dell’enclave ladina della Provincia di Bolzano, dove di stravaganze tipo separatismi e richieste di annessione all’Austria non se ne parla minimamente, ho avuto modo di gustare, ebbene sì, gustare proprio i seguenti millesimi: 2005 (l’annata da poco in commercio), 2004, 2001 (leggendaria), 2000, 1997, 1989 e poi, per la serie troppa grazia Sant’Antonio, 1950 e 1943…
Seppur consapevole della assoluta e totale inadeguatezza delle parole, per descrivere questi otto capolavori, mirabilie di equilibrio tra dolcezza, acidità, mineralità e sale, nei quali, come dice Lurton, “non bisogna esagerare e spingere sullo zucchero”, ho cercato di raccontare le emozioni di questa degustazione magica, fatta ai piedi di quel patrimonio dell’umanità che sono le Dolomiti, in un posto dove, per dirla con Michil Costa, “la bellezza è dove l’occhio trova la sua pace”.
Spero che le immagini, oltre che le parole, possano rendere un decimo dell’incanto di quei momenti…
p.s. sulla verticale segnalo anche l’ottimo articolo dell’amica e collega russa Eleonora Scholes, pubblicato, qui, sul suo sito Internet

0 pensieri su “Yquem un’emozione infinita. Cronaca (inadeguata) di una magica verticale

  1. Che combinazione…! Proprio ieri mi stavo chiedendo dove fosse finito l’articolo promesso e anticipato su quella degustazione.
    Purtroppo non ho potuto avere ancora la fortuna di anche solo avvicinarmi ad un bicchierino di Yquem. Credo però che ognuno di noi abbia una lista, piccola o grande, di obiettivi da voler raggiungere o di cose da voler fare almeno una volta nella vita.
    Sono convinto che valga la pena aggiungervi anche questa…

    • nemmeno io ho potuto avvicinarmi ad un solo bicchierino di Yquem… Parlo della mattina dopo, a colazione, come ho fatto scherzosamente notare ad un simpatico Pierre Lurton pronto ad accontentarmi, se glielo avessi fatto notare prima…. E nello sfarzo della sala colazione dell’Hotel Perla, con le cose buonissime preparate anche al momento, con lo scenario delle Dolomiti oltre l’ampia vetrata, un bicchiere di Yquem sarebbe stata (quasi) la perfezione…

  2. Inutile giudicare cio’ che non si conosce. Di fronte allo scenario delle Dolomiti che sono italiane berrei sempre italiano e berrei un Barolo. Yquem giovane ha una tale dose di solforosa da stordire un cavallo. Ma l’altro giorno non si parlava di vini di facile beva?!

  3. Ciao Franco, first of all many thanks for publishing this and also for mentioning my material. I know of various previous extravagant tastings of Yquem , with vintages going back to 19 century (in Denmark and USA), but with great wines like Yquem I see little point in tasting 30+ samples in a row. It gets to be too much! I thought the event in La Perla was perfect in this respect. Each wine had own story, and 8 vintages were the right number to appreciate the nuances of each and to remember them all.
    I am amused by the last comment from IlConsumatore – if you suggest to drink local wines, people in Dolomites should have nothing but Alto Adige wines. But then think about poor Russians or Swedish or Chinese – what are we supposed to drink? We don’t produce wine or produce not very good one. The greatest fascination of wine is its diversity (geographic, ampelographic, historic, etc, etc, etc). If one restricts himself only to locally made wine, he completely misses the point of what the wine world is all about. And, by the way, none of the Yquems we had was reeking with sulphur – and it was easy to drink despite very high sugar levels

  4. @Eleonora, I happy you enjoyed my comment. I still think about Sudtirol as Italian country and I think that you can find wonderful bottles of wine in SudTirol that you can appreciate admiring a Dolimiti sunset. I am sorry but Italians are luckier than Russians, Swedish and Chinese people who have to borrow wines from to other countries to drink a good glass of wine to make the sunset watching an unforgettable moment. Usually you drink wines of the place you are visiting. Usually if I go to Langhe and I eat in a restaurant in Barolo I wouldn’t order a Merlust or an Australian Shiraz. Why should I enjoy a Dolomiti sunset drinking Sauternes or SAntorini Vin Santo?. I am really amused by your comment! I agree about the beauty of the diversity of wine but this is not the case. And you know that the perception of sulphur in a young sweet wine is very strong and so does Yquem.

  5. Capisco il punto, e ti confermo che anch’ io amo bere il vino del posto che visito.
    Ma questa è un’ altra cosa. Si tratta di un evento particolare e va quindi contestualizzato per quello che è. E’ poi naturale che, se poi viene incorniciato in un quadro come le Dolomiti, il risultato sia memorabile.
    Ho anch’io delle bottiglie di Yquem di annate strepitose, 83,85,86,88,89,90, organizziamo una degustazione. Scegli tu la location?

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