Zaia, un militante veneto più che un ministro. Quando il troppo Prosecco… stroppia

Certo che a volte viene proprio da chiedersi come un determinato personaggio sia arrivato dove è arrivato, grazie a quali a spinte vigorose, ad amicizie in alto loco oppure molto più semplicemente ad una serie di scherzi del caso, possa rivestire la carica che ha.
Questo ragionamento è assolutamente perfetto nel caso del ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia da Bibano di Godega di Sant’Urbano, il cui anno di nascita, 1968, dimostra una volta di più come sia stato un anno diciamo controverso per la storia italiana.
Perché arrivo a dire che costituisce un autentico mistero il fatto che al Ministero delle Politiche Agricole sieda un personaggio del genere, che forse andrebbe bene per occuparsi di identità locali nella sua località di nascita nel trevisano o per dirigerne la Pro Loco?
Perché questo signore, dotato di sito Internet personale con annesso blog (sto parlando proprio del sito personale e non delle pagine Web del Ministero oppure della rivista telematica dello stesso Ministero, Agricoltura Italiana on line, dalle sgargianti tinte verdi manco fosse il sito della Padania libera), non pago di celebrare, da ministro di un governo italiano, non della Repubblica Veneta o della Marca Trevigiana, per l’ennesima volta il suo amatissimo Prosecco, con un intervento – ne parleremo dopo – che si è meritato un appuntito commento su un sito Internet, ieri, forse a causa del caldo, ha veramente “sbroccato”.
E in un intervento a piedi uniti, che come ricorda in un articolo il Corriere della Sera on lineleggi – ha provocato reazioni tipo “«Una fesseria». «Ha confuso Ferragosto con carnevale». «Pensi all’agricoltura». «Una buffonata». «Passerà il caldo e ritornerà la politica». «Una sciocchezza». «Una provocazione» “, invece di occuparsi di agricoltura, come il suo dicastero prevederebbe, ha fatto la “propostona intelligente” dell’anno: “La Lega esorta la Rai a mandare in onda le fiction di grande ascolto in dialetto con i sottotitoli, oppure per chi ha la televisione in digitale, di aggiungere al canale audio anche la versione dialettale.Sarebbe bello se uno dei canali radio fosse interamente dedicato a tutti i dialetti d’Italia con rigorosa par condicio regionale”.
E, ancora, “La Rai non fa nulla per promuovere la cultura locale e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Rai 3 doveva occuparsi della valorizzazione della lingua locale, della storia e della cultura delle diverse realtà regionali ed è invece diventata un canale fortemente ideologizzato che ha altri scopi. Non ci sarebbe nulla di male a presentare un programma in dialetto”, prosegue il ministro.
«In quei programmi dove si presentano proprio la territorialità e i prodotti tipici, per esempio, i piatti spiegati con l’idioma locale avrebbero un altro “gusto” rispetto all’italianizzazione dei nomi di quei prodotti”.
Oddio, un filino di ragione, parlando di Rai 3, e della cadenza romana (per me insopportabile) che la fa da padrone in tanti programmi Rai il militante leghista, pardon, il Ministro, l’avrebbe anche, ma ammesso o non concesso che Zaia gradisca che si parli di unità d’Italia e di cultura nazionale, occorre riconoscere che proprio anche quell’italiano spesso all’amatriciana ha contribuito, tramite i programmi televisivi degli anni Cinquanta e Sessanta e il servizio militare, a fungere da collante tra etnie e culture diverse e che si andasse oltre, pur con tutto il rispetto per i dialetti, alle culture locali, alla logica secondo la quale era difficile che un trevisano e un napoletano potessero dialogare.
Ma di questi temi, visto che esistono, sarebbe opportuno si occupassero il Ministero della Cultura e della Pubblica Istruzione, non il volonteroso e un po’ confuso laureato, nel 1993, alla Facoltà di Medicina Veterinaria.
Resta poi il fatto, boutade dialettali a parte, come si dice in veneto? “monate”, che il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del Governo Italiano e non della Repubblica Veneta, tende un po’ troppo a considerare la sua heimat, la Marca Trevigiana, come il centro del Mondo ed il suo amatissimo Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene come l’oggetto decisamente privilegiato della sua azione.Manco fosse un addetto stampa, ufficioso, della Doc e ora Docg di casa sua…
Difatti, come si può leggere non sul sito Internet del Consorzio del Prosecco (dove la notizia peraltro non appare), bensì sul sito Internet ministeriale,  “la politica della denominazione portata avanti da questo Ministero da evidentemente i suoi frutti soprattutto oltre oceano, infatti leggo questa mattina sul “Washington Post” che uno dei prodotti principe della nostra produzione vinicola, viene citato come una delle eccellenze dell’enologia”. Con queste parole il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali commenta l’articolo ‘The troubble with bubbles’ pubblicato dal prestigioso giornale americano.
L’articolo parla dei vari Champagne, Cava e Prosecco presenti sul mercato americano e –testualmente – dice che, purtroppo, «la maggior parte dei prosecchi disponibili nei negozi statunitensi non viene da Conegliano-Valdobbiadene, la DOCG del Veneto da molti considerato il top. Se cercate questo prodotto, dal nome complicato, e siete disposti a pagare dai 16 ai 20 dollari scoprirete il vero Prosecco”.
Per poi concludere ““Non è una novità – prosegue Zaia – che oltreoceano il Made in Italy sia acclamato e valorizzato, quello che dovrebbe renderci fieri è che questo avvenga su un giornale così prestigioso e che si sottolinei che la qualità ha un valore che vale la pena pagare. Il Prosecco prodotto a Conegliano-Valdobbiadene è un importante motore dell’industria vinicola della penisola e coinvolge 2.800 aziende viticole, 460 vinificatori, 1.500 addetti al settore enologico e 160 case spumantistiche. Nel 2007 sono state prodotte quasi 47 milioni (82% in cinque anni) di spumante”.
Caspita che iperattivismo, che solerzia il Dr. Zaius, come ama definirlo – leggete qui – un mio amico, il wine blogger italo-americano Alfonso Cevola, quale efficienza, quasi propagandistica, nell’occuparsi del Prosecco, nel curare il passaggio dalla Doc alla Docg e la nascita della nuova, allargatissima, anche a posti dove di vitigno Prosecco non c’era la minima traccia, Prosecco!
Tanto solerte, troppo solerte, (anche se altrettanto solerte era un precedente ministro, particolarmente attento alle sorti del suo collegio elettorale e di una grossa cantina pugliese di cui, si dice, sia anche socio…) che benissimo ha fatto Franco Pallini, nella Prima di WineNews di ieri, a dedicargli un Sms, dal titolo I grandi vini d’Italia, che sottoscriverei in toto e che, citando doverosamente la fonte, mi fa piacere riprodurre.
Scrive Pallini: “Accogliamo con piacere la notizia che il Prosecco venga riconosciuto come eccellenza dal “Washington Post”. Ma che ad informarci di questo successo sia Luca Zaia in persona, suona, quanto meno, come una impropria affermazione del suo vecchio ruolo di assessore alla Regione Veneto, più che di quello di Ministro della Repubblica italiana.
Non abbiamo avuto il piacere di sentire le parole di Zaia, quando la stampa estera ha elogiato altre eccellenze enologiche italiane (Brunello, Barolo, Chianti Classico, i grandi siciliani …). Forse quei vini non vengono prodotti ugualmente in Italia? O, per caso, il nostro Ministro ha qualche problema nell’identificazione dei confini nazionali?”.
Suvvia ministro Zaia ci dia ascolto, troppo Prosecco, con il caldo che c’è, può anche far male…
p.s.
Tre anni fa l’amico Franco Ricci scriveva in un editoriale sul numero 19 di Bibenda: “ La speranza che alcuni protagonisti della comunicazione – in televisione, nei forum, sui giornali, nelle dichiarazioni ministeriali… – facciano maggiore attenzione a non dire in pubblico stupidità e corbellerie”. Parole di ieri: sembrano scritte oggi…
p.s. bis
che il Ministro Zaia abbia anticipato, come un bravo promoter, il Consorzio, lo si rileva, oggi, 14 agosto, dal comunicato stampa emesso dal Consorzio, che fa notare come anche Zaia sia rimasto colpito dall’articolo del Washington Post… – allegato cs washington post

0 pensieri su “Zaia, un militante veneto più che un ministro. Quando il troppo Prosecco… stroppia

  1. In Italia c’è la sfortuna di avere persone incompetenti e troppo di parte in settori delicati ma importanti come l’agricoltura, ma forse è voluto dal popolo! Si continuano a fare nuove DOCG e guarda caso non sono solo in funzione di aree vocate per la produzione di vini di qualità, ma seguono solo orientamenti politici. La Sicilia, per esempio che dimostra di produrre vini di grande pregio da anni, e continua a crescere, ha solo una DOCG e ne meriterebbe altre quattro! (in proporzione alle regioni del nord italia!)
    Sono felice che il prosecco venga apprezzato all’estero, ma sarei più felice se il suddetto ministro elogi anche le altre produzioni vitivinicole emergenti della penisola, dove manca una legislazione di pseudo-denominazione che ne garantisca la qualità!!!

  2. Quando sento o leggo qualcosa su Zaia e/o Calderoli non so mai se ridere o piangere. Questi personaggi possono esistere solo in Italia, e addirittura uno e’ anche un Ministro, ridicolo. Il Washington Post dice benissimo… se siete disposti a pagare dai 16 ai 20 dollari scoprirete il vero Prosecco. Io aggiungerei anche qualche dollaro in piu’. La maggior parte del prosecco che arriva all’estero e’ decisamente di bassa qualita’. Con qualche dollaro o euro in piu’ i consumatori all’estero possono gia’ acquistare degli Champagne di concorrenza. Diciamola pure la verita’, la parola Champagne suona piu’ chic e romantica della parola Prosecco, che all’estero non richiama proprio nulla alla mente. Concludendo posso affermare che pochissimi all’estero (sicuramente in Olanda dove io vivo) acquistano il Prosecco di qualita’. Mi piacerebbe proprio conoscere i dati di vendita del Prosecco all’estero, divise anche per fasce di prezzo. Anche di singole cantine. Quindi cari lettori, se tra voi c’e’ qualche produttore di prosecco, vi prego fatemi avere i dati, sono proprio curioso.

  3. Il ministero di Calderoli non conta proprio nulla, e quindi non lo considero proprio. Essere Ministro per la Semplificazione significa essere ministro del nulla. E’ un ministero creato per accontentare tutti dopo le votazioni. E di questi ministeri inutili in Italia ce ne sono diversi, cosi’ come i relativi sottosegretari, direttori generali, capi di gabinetto, insomma si deve pur accontentare tutti. Il marcio dell’Italia sta tutto nella politica, e i furbi ne approfittano sempre.

    • beh, il miglior esempio di “semplificazione” potrebbe darlo tornando a fare il dentista. Qui a Bergamo la dinastia dei Calderoli gode di un indiscusso prestigio nell’esercizio di questo onorabilissimo mestiere… Ma una volta che si é stati “tarantolati” dalle tentazioni della politica, é molto difficile tornare nei ranghi, nella cosiddetta società civile…

  4. Eppure guarda che in uno stato “sano” ben organizzato i dialetti sono una ricchezza centripeta, una ricchezza per il paese e la sua cultura. Il “male” non sta ne i Belli, i Porta i Baffo: non sono loro da dover essere esclusi dalla Rai, né le commedie di Eduardo, né Gilberto Govi. Il male sta quando questo nostro
    vero capitale linguistico, culturale, di storie e di emozioni viene tirato fuori ed usato solo in senso centrifugo.
    L’idea puó anche essere valida; un po´di Scarpetta in Padania, un pó di Porta a Napoli, un po´di Belli a Genova ed un po´di Baffo in Sicilia……..

    • Carlo, personalmente adoro i dialetti e credo che siano davvero espressione della cultura e di un autentico sentire popolare, ma vederli strumentalizzare in tal modo, da gente che la “cultura” non sa nemmeno cosa sia, in maniera parodistica e burlesca (quando chiederanno i sottotitoli in lumbard o nel parlar chioxoto ai TG 3 regionali di Lombardia e Veneto?) mi fa saltare la mosca al naso e penso che quel “vero capitale linguistico” necessiterebbe di ben altri difensori. E con ragioni ben più nobili…

  5. Zaia è nefasto per l’italia. E’ un peccato che un ministero come quello dell’Agricoltura, che ha visto in Alemannno e De Castro due ottime figure che bene si sono mosse per la difesa degli interessi nazionali e del prodotto tipico, veda un essere inutile nella poltrona più alta.
    Non solo non è riuscito a combinare qualcosa di buono, ma di quel poco che il governo ha messo a disposizione della crisi non è riuscito a dirottare niente sulle p/m imprese vitivinicole dell’Agricoltura.
    L’unico tentativo di sorregegre il suo amato prosecco lo mette in atto con l’Autoconsumo.

  6. perchè meravigliarsi della Lega? La Lega non ha inventato niente di nuovo ha solo copiato pari pari la politica della vecchia sinistra comunista. Fu la sinistra a”inventare” quel mostro chiamato Regioni (sinonimo di sprechi,burocrazia e debito pubblico)per anteporre ad un potere centralista (la D.C.) un suo potere e spezzetando l’italia. Forse , io ho 50 anni, vi dimenticate che erano guai a parlare di inno di Mameli molto meglio l’internazionale, guai al tricolore meglio la falce e martello. I dialetti? Il ’68 decretava il 6 politico cioè pianificare in basso, tutti uguali, tutti popolo (cosa cambia da popolo padano). I risultati di quella nefasta stagione sono sotto gli occhi di tutti. La Lega involontariamente ha avuto solo un merito, essere stata la cartina tornasole che ha evidenziato vaste zone del paese con una sottocultura e chiusura mentale che , almeno per me, credevo non esistessero più in Italia. Non dimentichiamoci che ci sono territori ( non faccio nomi) dove esistono percentuali del 10-15% di analfabeti (non sapere ne leggere e ne scrivere).
    Mio padre classe 1915 molto lontano dalla politica, emigrante e con qualche idea da vecchio socialista, mi diceva se parli o ascolti qualcuno e ti tratta da popolo alzati e vai via se insiste mandalo dal dentista. La Lega 4 furbi e tanto popolo!!!

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