Barbera d’Alba Giuseppe Rinaldi 2007

Sono in obbligo con alcuni lettori, che me lo avevano chiesto, di una risposta in merito a quanto avevo stappato, lo scorso 23 settembre, in occasione del mio 53° compleanno.
So bene che sarebbero sopravvissuti anche se non avessi risposto, ma visto che la bottiglia scelta si è rivelata, non avevo dubbi in merito, una grande bottiglia, eccomi a svelare “l’arcano” e a dare un nome e un’identità e un’etichetta (classica e bellissima) al vino.
Non ho scelto, come alcuni avevano ipotizzato, il vino del mio cuore, un Barolo, e non ho ceduto nemmeno alla tentazione di stappare delle bollicine (che non sarebbero state né Champagne, né Franciacorta, né TrentoDoc, né tantomeno Talento, ma un Alta Langa di cui conto comunque di raccontarvi presto i pregi), ma sono comunque rimasto nell’amatissimo Piemonte e nell’albese, optando per il vino di un produttore che è giustamente celebrato come uno dei massimi barolisti (il migliore senza dubbio in attività a Barolo), ma che riesca a fare benissimo anche tutti gli altri vini che produce.
Di chi sto parlando? Semplicissimo, di Citrico, ovvero di Beppe Rinaldi, uno di quei vignerons e di quelle persone che se non esistessero bisognerebbe inventarle, tanto diverso apparirebbe il mondo senza la traccia del loro passaggio e del loro agire.
Inutile dire qui, in pillole, chi sia Beppe, 61 anni compiuti lo scorso 17 settembre (quando sono passato a salutarlo in cantina, il giorno prima della mia comparsata al dibattito da Slow Food a Bra, trovandolo “infastidito” da due gruppi di appassionati in “pellegrinaggio” alla cantina, ricevuti dalla pragmatica e in gambissima giovane figlia Marta).
Un produttore illuminato, un intellettuale prestato al vino, un sano polemista (ancora ferito e amareggiato dalla perdita gravissima del suo grande amico e sodale Baldo Cappellano), una persona civilmente impegnata abituata ad esprimere con chiarezza e coerenza le proprie idee.
A Beppe ho chiesto non di farmi assaggiare i suoi Barolo (i suoi 2005 sono tra i migliori di questa classica annata) ma di concedermi l’emozione di una sua Barbera d’Alba, vino che so lui amare molto e che con il millesimo 2007 (annata sicuramente più da Barbera che da Nebbiolo) prevedevo desse una grande prova di sé.
“Bevitelo a casa con calma” – mi ha detto Beppe – “qui c’è troppo casino, mentre avremmo bisogno di silenzio e di tempo per riflettere”.
E così ho fatto, pensando che il giorno del mio compleanno fosse l’occasione giusta per rendere onore alla sua Barbera, a goderne l’opulenza e la dolcezza. Non mi sbagliavo, che goduria, che grande festa del gusto!
Colore “barberosamente” denso e caldo, un rubino violaceo ricco nel bicchiere, grasso il giusto, e poi subito, al naso dapprima e poi al gusto, una fastosa e festosa celebrazione della terra, di quegli umori, terra bagnata, sottobosco viola, nebbie, che rendono speciali, inimitabili i profumi dei grandi vini di Langa.
Un profumo di frutta rossa succosa, carnosa, traboccante di energie, generosa come l’abbraccio caldo di una donna, e poi note di fiori secchi, liquirizia, prugna, un che di animale e di selvatico, con una vena quasi baroleggiante, un riempirti il naso senza mollarti più, facendoti quasi immergere in quella terra, cogliendone il segreto. E poi la bocca, che bocca, ricchissima, piena, larga, calda, avvolgente, di una polposità debordante, rotonda, ma mai molle, ma sempre vibrante, fresca, innervata da una struttura tannica precisa e ingentilita senza peraltro domarla, da un’acidità scattante e da una cifra minerale tale da rendere il gusto profondo, verticale, pieno di sale.
Che grande Barbera Beppe, quale opulenza e scattante dolcezza, quale dolce “naufragare” in quel bicchiere!

0 pensieri su “Barbera d’Alba Giuseppe Rinaldi 2007

  1. Settimane fa, rimestando in cantina, ho letteralmente riesumato un magnum (di quel formato old fashioned che solo il Citrico ha) di Barolo Riserva Speciale Brunate 1989. L’ho rimesso in piedi, spolverato, lavato e ora attendo il momento giusto!

  2. In questo caso, sono egoista e spero che pochi leggano questo commento, perchè Rinaldi di bottiglie di Barbera ne fa davvero poche…

  3. io ne ho solo più una…… giù il cappello per Rinaldi Citrico e per la futura Regina del Barolo di Barolo Marta!!
    Quella barbera che fiorisce tra ettari ed ettari di nebbiolo da barolo….Spettacolo!! Una fortuna avere cantine di quel calibro in Langa…

  4. E se avesse passato la Barbera… sulle bucce del Nebbiolo?

    Scherzo, spero si capisca, ma mi riferisco ad un’usanza antica (mica poi tanto) di fare piuttosto il contrario. A Beppe Rinaldi ho dedicato una fatica immane, qualche anno fa e cioe’ piu’ di una settimana di lavoro per tradurre in italiano il primo degli articoli di Wojciech Bonkowski che mi e’ veramente piaciuto tanto. Wojtek legge questo blog ed ogni tanto manda i suoi commenti, spero percio’ di provocarne un intervento anche qui mandandovi il link a “La spelonca del mago”:

    http://www.enotime.it/zoom/default.aspx?id=805

  5. Veramente ottimi i vini di Rinaldi, ma quando vedo le etichette dei loro vini mi sento male… sono talmente retrò!!! Sinceramente non riesco neppure a tenerle vicino a me sul tavolo. Voto: 10 ai prodotti e 0 alle etichette.

  6. buongiorno a tutti
    da grande appassionato di Langa non posso che condividere cio’ che avete scritto.
    20 giorni fa sono stato a trovare Citrico e mi sono preso 6 bt di questa meravigliosa barbera….pero’ voglio ricordare anche il Langhe nebbiolo (un piccolo barolo)ed un Freisa davvero ottimo.Buono anche il Rosae ( ruche’).Per finire devo dire che da anni il Barolo secondo me si identifica con Rinaldi e con Cappellano (ho delle bt di Pie’ Franco 2000 e 2004 :)) )
    giorgio di trieste

  7. Io le etichette le trovo splendide,anche se non lo conoscessi lo comprerei solo per quel motivo,un po’ come con i “vecchi” long playing.
    La barbera in effetti finisce troppo presto,poche bottiglie e si bevono in un baleno!

  8. Giorgio, pensa che potrebbe perfino espiantare quel “Freisa davvero ottimo” per piantare nebbiolo da Barolo e guadagnarci qualche bel milioncino in piu’, eppure continua a fare quel Freisa. Penso che lo faccia perche’ gli mpiace la finanziera, una pietanza a base di bargigli e creste di gallo che sanno fare ormai soltanto dalle sue parti e che senza il Freisa non va giu’, ma che e’ tanto buona e ci fa sempre ricordare i nonni ed i bisnonni e piangere anche un po’ di commozione. Questo e’ Beppe.

  9. @bereilvino: sono felice di non condividere la sua idea sull’etichetta…. le bottiglie (ancora tappate) le passi pure sul mio tavolo…. riesco ad apprezzare tanto il contenuto quanto il contenitore! li trovo in perfetta armonia.

  10. aggiungo a quanto scritto ieri che bisognerebbe clonare ( o averlo fatto )i vari Rinaldi, Mascarello e Cappellano , o sperare che qualcun altro si aggiunga a loro nel seguire questa filosofia di vita.
    sara’ per questo che io amo le Langhe ed i loro personaggi
    Giorgio

  11. I just had this wine at a restaurant last evening, and was really impressed by it’s perfect medium-body with light tannins, mastered acidity, with enjoyable red fruit aromas. Great wine

  12. “mastered acidity” e’ forse la caratteristica piu’ straordinaria di questo Barbera d’Alba e colpisce veramente tutti, ma dico tutti, gli esperti stranieri, come mi hanno confermato sia Wojciech Bonkowski che Michal Jancik. Qui soprattutto, ma e’ caratteristica propria dei migliori Barbera d’Alba, anche di vent’anni di eta’. Noi non ci facciamo forse troppo caso perche’ abbiamo questo gusto in memoria, ma loro vanno letteralmente “in trance” perche’ non trovano questa meravigliosa acidita’ che in rarissimi casi al mondo. E’ una peculiarita’ di un Barbera d’Alba fatto come Dio comanda. Bravo Lloyd che con la sua osservazione mi ha fatto ricordare questo particolare.

    • posso dire che una Barbera (d’Alba o d’Asti) senza una calibrata, ben presente, viva acidità é… come una donna senza curve? Beh, l’ho detto… gentili lettrici ora sparatemi pure contro….

  13. Quella d’Asti pero’ e’ diversa, Franco, in modo inconfondibile, ha una peculiarita’ tutta sua. E’ alla bersagliera…

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