Barolo Riserva Monprivato Ca’ d’Morissio 2001 Giuseppe Mascarello

Lascio totalmente ad altri, se ne hanno tempo e voglia, il “piacere”, un po’ ozioso, di commentare le indiscrezioni ed i rumors sui vini che otterranno o meno il massimo riconoscimento di una nota guida che, se Bacco vuole, visto che viviamo ormai nell’epoca della democratizzazione e dell’informazione sul vino, della liberazione dallo strapotere di wine guru o presunti tali, oggi non decide più il destino di nessun produttore e deve solo pensare al proprio, se ci sarà ancora, di destino.
Io che il tribicchierismo come sistema di valutazione dell’effettiva qualità di un vino e di un’azienda l’ho sempre contestato (dopo che oltre vent’anni fa, avevo già capito dove si volesse andare a parare e che aria tirasse, collaborando alle prime due edizioni – nessuno è perfetto! – di quella guida) di fronte a questi pour parler su questo o quel vino premiato, messi in rete da blog e siti in cerca di visibilità, sono portato a sorridere.
Sorridere (anche davanti ai comunicati di rispettabili Consorzi che comunicano quanti vini di aziende associate sono state “miracolati”) come si guarda bonariamente agli eccessi e agli entusiasmi smodati, agli infantilismi, di chi, beato lui, è giovane, persuaso che qualsiasi possano essere i premi, tatticamente più che strategicamente, decisi da quella guida alla disperata ricerca della riconquista di una verginità, pardon, credibilità, alla stragrande maggioranza dei lettori, ormai svezzati e maturi e capaci di decidere con il proprio naso e palato, che oggi a Vini d’Italia decidano di premiare come cantina o produttore dell’anno un produttore a prova di discussione, dopo averne premiati tanti altri quantomeno discutibili negli anni scorsi, non gliene possa fregare di meno.
Ancora contro le guide Ziliani? Non so, ma sicuramente critico verso quella guida ed il sistema di pensiero e di potere (oggi un po’ barcollante) che rappresenta, mentre continuo ad essere ben più aperturista e possibilista nel caso di altre guide che invece, anno dopo anno, stanno dimostrando con il loro lavoro serio di saper costruire una propria autorevolezza.
E che, soprattutto in alcune zone, grazie al lavoro serio di chi quelle zone percorre, visitando tutte le cantine, non solo quelle à la page, e assaggiando tutti i vini, non solo quelli dei mammasantissima e intoccabili che ogni anno che Bacco manda in terra devono vedere i loro vini innalzati sugli altari e celebrati come imperdibili (ma dai!) riescono a dare al lettore un panorama il più possibile onesto, esaustivo e fedele della situazione, dei valori in campo. Così, lasciando altri a dibattere se sia più giusto tribicchierare tizio piuttosto che caio (sono anni che non registro più nei produttori la “febbre” da premiazione che li prendeva in questo periodo: ben altre sono ormai, oltre alla vendemmia da ultimare, e ben più serie le preoccupazioni…), voglio, per il puro piacere di parlare di un produttore grandissimo, una di quelle persone che nel mio personale universo se non esistessero bisognerebbe inventarle, tanto sono importanti, significative, autentiche e, se me lo consentite, a me care come veri amici, prendere il pretesto da un triplice massimo riconoscimento che la guida che considero di gran lunga migliore e più affidabile nell’italico variopinto panorama guidaiolo, parlo della Guida dei vini dell’Espresso, quella coordinata dagli amici Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili, ha deciso di assegnare a Mauro Mascarello.
Proprietario e anima (insieme al figlio Giuseppe) della cantina (storica e tradizionalissima) Giuseppe Mascarello (vigneti in gran parte a Castiglione Falletto e cantina lungo Tanaro a Monchiero) premiata per tre suoi magnifici, lo ribadisco, magnifici Barolo.
Parlo del Barolo Monprivato 2004, del Barolo Santo Stefano di Perno 2004, e del sontuoso – ha solo un difetto, ce ne sono poche bottiglie e costano un occhio della testa: ma che qualità! – Barolo Riserva Monprivato Ca’ d’Morissio 2001.
Un vino, quest’ultimo, nato anni fa da un ambizioso progetto (leggete qui) di creare un’ulteriore selezione, rigorosissima, e una riserva da un vigneto storico, patrimonio esclusivo, monopole direbbero in Francia, dei Mascarello (esclusività che nessun altro può seriamente pensare di mettere in discussione, a Castiglione Falletto come in Consorzio ad Alba) come il Monprivato, uno dei pochissimi Grand Cru indiscussi del variegato universo del Barolo.
Frequentatore abituale, anche se non con la frequenza che avrei se abitassi a Torino invece che a Bergamo, della ghiacciaia in forma di cantina del mio caro amico Mauro, ho degustato già almeno tre volte, insieme agli altri due Barolo “normali”, se di normalità si possa parlare a questi altissimi livelli qualitativi, sopra citati il Ca’ d’Morissio 2001 (leggete qui la scheda tecnica) venendone letteralmente soggiogato (cosa che mi era sinora accaduta con tale intensità nel caso dell’incredibile 1997) e persuadendomi di trovarmi di fronte ad uno dei più grandi Barolo della mia personale e ormai lunghetta vicenda di cultore del Barolo.
Anzi, come spesso mi definisco ironicamente, di “barolodipendente”.
In occasione di questo riconoscimento che gli amici della guida dell’Espresso (voglio anche citare la persona che ogni probabilità ha condotto la maggior parte delle degustazioni nella sacra terra di Langa: l’ottimo Pierluigi “Pigi” Gorgoni, colonna portante di Spirito di vino) hanno deciso significativamente di dare a Mauro Mascarello, mi sono deciso di recuperare i miei appunti di due assaggi diversi di 2001, non blind tasting ma degustazione a bottiglia scoperta, e di postarli qui ad uso e consumo dei lettori.
Senza nascondere, anzi rivelando in maniera palese e credo molto onesta, il mio entusiasmo per un vino che è sicuramente tra i più costosi ed esclusivi vini italiani, ma il cui prezzo elevatissimo (Mauro, guarda che Franco Biondi Santi ha dichiarato di aver abbassato il prezzo del suo Brunello, e tu che fai?) non é mai, come accade in tanti altri casi, una presa per il…naso del consumatore.
Colore rubino imponente, splendente, per intensità e brillantezza, profondo, pieno di maestà. Naso fitto, denso, compatto, per certi versi ancora misterioso ed in sé, giocato su toni selvatici, di sottobosco, poi progressivamente, mentre il vino si apre nel calice, in grado di sciorinare nitide, distinte, insinuanti sfumature di ribes e lampone, di rosmarino, tabacco, cuoio, accenni minerali di grafite, aromi quasi al cacao di terra, sino ad acquisire una stregante cremosità e avvolgente dolcezza, solo un timido accenno alle meraviglie che dandogli tempo e resistendo alla tentazione di stapparlo, che questo vino, ancora giovanissimo, saprà regalare.
Grande il naso, ma immensa, imponente, larghissima e suadente, un vero capolavoro di eleganza, armonia, finezza, classe, la bocca, scandita da una materia ricchissima e serrata che non finisce più, che si allarga carezzevole, vellutata, con un tannino inizialmente mordente quindi caldo e setoso, sul palato, vellicandolo sapientemente e con garbo, con una profondità, una multidimensionalità, una succosità, una intensità di sapore, e una verticalità salata infinita.
Un vino immenso, uno dei più grandi Barolo (giovani) che io abbia bevuto, una delle più grandi emozioni che un Barolo sicuramente destinato a sfidare il tempo (cose ne dici Mauro, ci diamo appuntamento tra vent’anni a berne un paio di bute?) mi abbia regalato. Come direbbero i francesi Chapeau!

0 pensieri su “Barolo Riserva Monprivato Ca’ d’Morissio 2001 Giuseppe Mascarello

  1. Seguo questo vino dalla prima annata ovvero il 1993.Per me è uno dei più grandi Barolo mai prodotti. Impressionante e maestoso il 1996 che è uscito sul mercato un anno dopo il 1997. Non ho ancora assaggiato il 2001 ma leggendo la sua degustazione capisco che si tratta di un’altra grandissima annata. Il sig.Mascarello mi ha già preannunciato l’uscita nel 2010 del 2003 quale prossima annata in commercio.
    Questi sono i vini che fanno inimitabile l’Italia vinicola.

  2. Buongiorno Franco.
    Obiettivo della traferta fiorentina: un saluto a qualche amico sottratto dall’occasione alla vendemmia e assaggio dei 3 grandi baroli della famiglia Mascarello premiati dalla Guida Espresso. Handicap: la temperatura che già a mezzogiorno era agostana….
    Comunque, a farla breve, la tua recensione, Franco, é perfetta, perfettissima oserei dire. Leggendola mi è sembrato di riaverlo nel bicchiere qui davanti.
    Ma, mea maxima culpa, di fronte a tanta raffinata, naturale, perfezione, io mi sono letteralmente innamorato della straordinaria potenza e aggressività del Bartolo Mascarello 2004. Una altrettanto vera, naturale, diversa meraviglia.
    Imparate, gente, imparate………
    Buona giornata.

  3. Gaffe tremendissima: l’annnata del Bartolo Mascarello è il 2005….. chiedo perdono, di getto avevo confuso l’annata con quella del Monprivato di Giuseppe Mascarello.

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