Borgogno si dà una spolverata d’antico: inagurazione-restaurazione l’11 settembre

Come avevo auspicato il Grande Patron, il compro tutto io del vino langhetto, al secolo Oscar Farinetti, ha finalmente battuto un colpo e risvegliatosi dall’incantamento che l’aveva preso dopo l’acquisto della Fontanafredda, cui sembrava dedicare, oltre che alla creatura primigenia, Eataly, le principali cure della sua opera di novello imprenditore (e che imprenditore!) nel campo del wine & food, si è finalmente ricordato di aver acquistato, a fine 2007, un marchio storicissimo come Borgogno, le cantine Giacomo Borgogno di Barolo.
In effetti chiunque da qualche mese a questa parte si fosse recato nel borgo capitale dell’omonima mitica denominazione si sarebbe accorto che nella cantina simbolo di Barolo da lunga gittata, veri e propri vins de garde come direbbero i francesi, stava succedendo qualcosa. E che fervevano misteriosi lavori in corso, che ho cercato di documentare in questa foto.
Suscitando la curiosità (diciamo così) e una mezza incazzatura del capo cantiere, che mi ha arringato chiedendomi (dimenticando che siamo in un Paese libero e fotografare non è ancora proibito) perché scattassi delle foto al cantiere e alla facciata.
Bene, i lavori volgono al termine tanto che alcuni di noi (l’elenco lo conosce solo il Demiurgo con i baffi) una ventina di giorni fa hanno ricevuto una bella lettera, scritta su carta intestata storica dell’azienda, con tanto di diciture “Vini storici del Piemonte” e “L’aristocrazia dei vini d’Italia”, di invito ad un evento privato, molto in souplesse, che si svolgerà nella mattinata di via Gioberti 8 a Barolo. L’invito dice che le Cantine Borgogno “riaprono com’erano” e che lo storico edificio dal 1761 è stato riportato alla sua originale immagine ottocentesca.
Nel testo dell’invito si leggeva che le cantine sono state riordinate, l’etichetta storica ridisegnata, che “l’unica cosa rimasta uguale è il vino ed il tradizionale, sapiente, lento, quasi pigro, metodo per farlo”. Farinetti rassicurava anche che “lo stile di proporlo non cambierà di molto, magari un po’ più di coccodé ma sussurrato” e informa che non ci sarà “nessun clamore, anche per questa piccola inaugurazione.

Una lista ristretta di amici e giornalisti”, per un “giro della cantina in 8 tappe, da dove il vino non si è mai mosso dai 5 ai 48 anni” e per una “verticale itinerante in cantina 2004, 1999, 1998, 1995 1990, 1982, 1978, 1961”. Avendo subito informato Farinetti che, seppure molto a malincuore non avrei potuto accogliere il suo invito, perché impegnato, il 10 e 11 settembre a Londra, per una maxi degustazione di oltre 80 Brunello di Montalcino dell’annata 2004 per la rivista The World of Fine Wine, di cui sono collaboratore e membro dell’Editorial board, nonché membro del panel di degustazione quando sono di turno i vini italiani, ho avuto il piacere di ricevere dall’uomo di Eataly una controproposta di quelle cui non si può dire di no, anche se mi farà fare le corse e restare a Bergamo, back from London, solo il tempo di dormire e ripartire alla volta dell’amata Langa.
“Perché non vieni il giorno dopo, sabato 12 – mi ha detto Oscar – che organizzo una visita e una degustazione dei vini apposta per te?”. E così sarà, con grande piacere, anche se mi sarebbe piaciuto trovarmi il giorno prima in compagnia degli happy few, diversi ai quali sto cordialmente sulle scatole (naturalmente abbondantemente ricambiati), invitati per l’originaria inaugurazione-restaurazione delle storiche cantine…
Naturalmente, trovandomi in Langa, non perderò l’occasione di fermarmi qualche giorno di più.
Il sabato sera officerò il profano, gustoso rito del tajarin, in quel di Monforte d’Alba, nel mio ristorante preferito, indovinate quale, poi la domenica, facendo solo un salto a Barolo, dove si svolgerà la kermesse che chiamano Festa del Vino Barolo, penso che girerò tra Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto e Monchiero, per rivedere qualche amico.
Il tempo di spostarmi dalla zona del Barolo a quella del Barbaresco, per andare a trovare altri amici (non pensate a Quello, non credo che avremmo reciproco piacere di vederci…) che poi lunedì 14, prima di tornare a casa, farò sosta in Roero.
Non certo per trovare lo spunto per scrivere qualcosa e poi concorrere all’ambitissimo Premio Giornalistico del Roero, quello che discrimina tra articoli di serie A, su carta, e di serie B (naturalmente siti Internet e wine blog), ma, grazie alla disponibilità dell’amico Luciano Bertello, attivo e vitale presidente dell’Enoteca del Roero di Canale, per fare una ampia di degustazione di Roero Arneis e Roero (una sessantina almeno), che sarà il canovaccio per un articolo che pubblicherò sul numero di fine 2009 della rivista dell’A.I.S. De Vinis.
Così in Roero la finiranno di dire che, innamorato come sono della Langa del Barolo e del Barbaresco, non riesco mai a salire anche nelle splendide terre della sinistra Tanaro..

0 pensieri su “Borgogno si dà una spolverata d’antico: inagurazione-restaurazione l’11 settembre

  1. Chi si domanda perché lo Ziliani – che magari non è simpaticissimo a tutti – sia così letto (e poi, chissà, magari seguìto, ne “lo Ziliani pensiero”), dovrebbe scorrere due volte quanto sopra, per apprezzare fino in fondo come egli sguinzagli il suo italiano (e dintorni) fin negli angoli più reconditi, senza lasciare indietro il minimo granello di vis polemica atta a divenire scazzottatura verbale. Chapeau.

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