Château Petrus ed i ricchi scemi in Versilia: Addavenì Baffone!…

Posso dedicare solo ora l’attenzione che merita – settimana scorsa mi ero messo da parte il ritaglio dopo aver letto il pezzo in volo verso la Germania, ma non ci avevo più messo mano – all’articolo – leggete qui – che il Corriere della Sera, a firma di Marco Gasperetti, aveva dedicato alla vicenda dei 4200 euro di mancia lasciati da un quartetto di nuovi ricchi russi in un locale di Cinquale, in quella Versilia diventata terra di conquista dei nuovi miliardari venuti dalla terra della vodka e del caviale. E degli immensi giacimenti di gas e di altre preziose materie prime.
Il taglio dell’articolo, divertito e divertente, aveva privilegiato gli aspetti di costume, i quattro russi che pagano in contanti, le carte di credito che non funzionavano, “tirando fuori una mazzetta di banconote nuovissime da 500 euro per un totale di 15 mila euro”, l’eleganza dei commensali venuti da oltrecortina, “abito da sera le donne, in nero con camicia bianca senza cravatta gli uomini”, il lasciare il locale “a bordo di una Bentley”.
Rileggendo però con attenzione l’articolo, ho visto emergere altri aspetti che all’articolista, sicuramente un bravo cronista, ma digiuno di cose eno-gastronomiche, erano sfuggiti.
In primis direi la burinaggine suprema e totale del nouveau riche, del personaggio degno di comparire nella galleria “cafonal” di Dagospia, che non avendo cultura enologica si butta su marchi noti, appealing e status symbol quali lo Champagne Krug ed il Pomerol Château Petrus, in secondo luogo l’ignoranza totale in materia di abbinamenti cibi – vini dimostrata dagli ex sovietici.
Considerando difatti che se sull’antipasto “di crudità, specialità della casa, composto da ventitré portate di crostacei e pesce crudo freschissimi, tra questi ostriche, scampi, gamberoni, cannolicchi, noci di mare, tartufi, ricci, calamari. «Tutti, ostriche a parte, non coltivati e pescati in mare aperto — spiega il proprietario del locale — che ordiniamo direttamente da pescatori fidati”, andava bene il “Krug freschissimo”, solo degli eno-zoticoni potevano scegliere di abbinare “sul secondo più blasonato e naturalmente costoso”, ovvero “due granchi alla catalana con aragoste e gamberi. Granchi speciali, catturati con tecniche di pesca estrema in Australia e portati ancora vivi al nostro ristorante”, un vino eminentemente da carni rosse come il quasi totalmente Merlot made Château Petrus.
Ma qualche osservazione, in merito alla vicenda, merita anche il proprietario del ristorante, che l’articolista del Corriere fa passare come un benemerito, visto che “una volta preparato il conto aveva avuto un po’ di soggezione, tanto da decidere di applicare uno sconto di 500 euro”.
Altro che fare 500 euro di sconto! Con quello che sui vini aveva guadagnato, di sconti ne poteva fare di ben più considerevoli… Prendiamo le due bottiglie di Petrus, due millesimi anni Novanta, 1992 e 1996, non certo dei millésimes leggendari come il 1982 o il 1989…
Nella riproduzione grafica del conto riportata nell’edizione cartacea dell’articolo del Corriere si legge che sono venute via, a colpi di banconote da 500 euro, a 10000 euro totali, ovvero 5000 euro l’una (circa dieci milioni di lire d’antan).
Una rapida ricerca su Internet, ad esempio attraverso il Wine Searcher, fa scoprire che entrambe le annate si possono acquistare a cifre varianti tra i 700 ed i 900 euro ognuna (800 euro anche su Ebay).
Mettiamo che siano state pagate duemila euro, per arrivare ai diecimila euro del conto ci sono ben 8000 euro che ballano, un bel ricarico di quelli a portata di russo, un bel guadagno netto per il ristoratore…
E poi, visto che ci siamo, con il pesce buonissimo che si può trovare in zona, oppure rivolgendosi alla poco distante Liguria, che senso può avere, tralasciando l’ideale pernacchio ad ogni idea di rifornimento di materie prime e di menu “a chilometro zero”, mettere in carta, seppure in uno sciccoso ristorante della Versilia, seppure destinati a russi da supermancia, “granchi speciali, catturati con tecniche di pesca estrema in Australia e portati ancora vivi al nostro ristorante”?
Assolutamente nessuno, trovate pour épater i clienti, tanto più se dotati di “mazzetta di banconote nuovissime da 500 euro”.
Che dire pertanto di questo episodio, l’ennesimo di un’estate all’insegna di una ristorazione italiana diciamo così non sempre rispettosa dei sacrosanti diritti del cliente pagante e non consapevole che a furia di tirare sole la Sola più grande alla fine la prenderà l’immagine e la credibilità dell’Italia come ideale meta turistica e non solo il buon nome del ristorante da conto “mordi e fuggi”?
Un episodio che conferma pienamente che razza di mala tempora currunt, e di quale degrado dei costumi, del decoro, dello stile, della misura, di quale totale massacro di ogni idea di eleganza (che era ed è la caratteristica del vero signore, del vero ricco, che non è mai uno sfacciato e non ostenta mai la sua ricchezza), siamo sgomenti testimoni.
E’ giustissimo pertanto, e “normale” che il principale quotidiano italiano dedichi un pezzullo di costume, divertito, ai 4200 euro di mancia lasciati da quattro arricchiti russi, che dimostrano di essersi così ambientati e trovarsi a proprio agio in questo Occidente totalmente al tramonto, e assoggettato al culto del “dio” Danaro, da comportarsi alla maniera di un Briatore o di un qualsiasi frequentatore del suo Billionaire.
Ma io, che non sono mai stato e mai sarò comunista, sapete cosa vi dico? Che di fronte all’ignorantissimo sperpero di danaro, allo spudorato sbandierare la propria ricchezza (fatta chissà come, anzi lo si sa benissimo, chiedere a Putin e ai suoi amici come abbiano fatto i miliardi) fatta dalla nuova nomenclatura del potere, dalla nuova oligarchia di miliardari che ordinano i vini ed i cibi più cari nei ristoranti che frequentano, e di fatto con il loro comportamento dimostrano di fregarsene delle difficoltà in cui versa ancora la maggior parte del glorioso popolo russo, mi viene quasi “nostalgia” dell’Unione Sovietica che esisteva prima della svolta epocale rappresentata dal crollo del Muro di Berlino e della Cortina di ferro.
Certo, anche all’epoca il sinedrio del Politburo faceva vita da nababbi e si permetteva lussi che il normale cittadino sovietico non poteva nemmeno immaginare. Sicuramente quel mondo corrusco, teatro di crimini ineffabili, di tragedie incredibili, di un assoluto disprezzo dei diritti dell’uomo e della libertà di opinione, era davvero la rappresentazione, per utilizzare un’espressione iperbolica, di quell’Impero del Male (Evil Empire) di cui parlò Ronald Reagan in un celebre discorso del 1983. E nessuno, che abbia ragionevolezza e senso storico, può provare rimpianto per quell’epoca oscura.
Ma di fronte a questi russi volgari, ignoranti, ricchi in modo svergognato, privi di ogni senso della misura, quella strana etica, quella “moralità” nata dalla necessità e dalla povertà che era un po’ il segno distintivo dei Paesi dell’Est comunista appare come un bene prezioso, tremendamente lontano. Perdonatemi la provocazione, ma davanti a questi buzzurri che ordinano Château Petrus con i “granchi speciali” provenienti dall’Australia gustati in un locale top della Versilia, come astenersi dall’esclamare addavenì Baffone? Come non pensare che una seppur breve permanenza nell’inferno della Kolyma raccontato da Salamov o nell’Arcipelago Gulag mirabilmente descritto da Aleksandr Isaevic Solzenicyn farebbe loro solo del bene?

0 pensieri su “Château Petrus ed i ricchi scemi in Versilia: Addavenì Baffone!…

  1. Caro Franco, è vero, hanno un piattume unico in fatto di gusti e soprattutto di conoscenza. L’esperienza di questi ultimi mesi ha solo potuto confermare le mie idee in merito, per… Visualizza altroò in questo momento assolutamente critico dal punto di vista commerciale costoro hanno davvero campo libero, e non è difficile riscontrare molti ristoratori ed enotecari che devono proprio a quest’ultima onda anomala la loro capacità di sopravvivenza e stare sul mercato.
    E Gaja è il marchio più ricercato tra gli italiani, dieci cento mille etichette in carta non servono “un baffo”, bevono solo quello. Al massimo Ornellaia, Sassicaia e tutto quello che finisce per “aia”…

    A Pozzuoli, in enoteca negli ultimi anni si è riuscito a costruire una “certa politica” fattostà che di certi vini si riesce tranquillamente a farne a meno, molti hanno capito (anche per le difficoltà economiche) che c’è di che godere altrove.

    Qui a Capri, come detto, nonostante una carta “importante” e assolutamente non scontata hai voglia di spiegare a costoro, di indirizzarli, di cercare di cogliere le differenze,
    ” l’aia rimane l’unico luogo eletto per razzolare come polli”… … Visualizza altro
    Un caro saluto.

  2. Non finiscono e non finiranno qui i danni prodotti dal post comunismo, per esperienza diretta, le vendite di vini “comuni” in quel dell’ex URSS, sono infinitamente inferiori alle truffe consumate ai danni di ignari produttori che si sono fidati di un sistema in cui ancora oggi, se ti presenti x riscuotere la fattura, rischi di essere riSCOSSO, un sistema in cui le preziosissime licenze x la vendita di alcolici sono appannaggio degli amici degli amici e vengono revocate senza preavviso solo se pesti il callo sbagliato, ed il nostro Premier (non sono di sinistra) fa l’amicone con Putin, l’amico Tremonti ha saccheggiato la SACE che garantiva i crediti lasciandola in mutante e andiamo avanti che tutto va bene.
    Ovviamente, gente ignorante come capre che dispone di quantità inimmaginabili di soldi come pensiate orienti le proprie scelte? a Napoli dicono CHILL CA COST ECCHIU’

  3. Una nostra cara e comune amica di Montepulciano, mi diceva che i vari russi che frequentano la sua cantina, assaggiano il Rosso e il Vino Nobile di Montepulciano, li apprezzano, ma non li comprano perchè costano poco….
    Alla fine acquistano solo il vino più caro della casa, ovvero il Vin Santo…
    E poi ti lamenti se vanno solo a Krug o Chateau Petrus?????
    Max Pigiamino Perbellini

  4. Ma io un Petrus del 1996 su un bel gamberone, quasi quasi… due cubetti di ghiaccio nel bicchiere e vai. Poi prima di giudicare bisogna vedere con chi stai a tavola, magari due belle oligarche e tutti gli accoppiamenti, quelli a tavola, passano in seconda linea rispetto agli altri, dopo….

  5. C’è mai stata una correlazione tra ricchezza e cultura, ricchezza ed eleganza e stile, e sensibilità e percezione? Queste cose non mi stupiscono più. La capacità di abbinamento vino- cibo e l’educazione enogastronomica resta, in questo mondo, riservata ad un numero ristretto.

  6. Confermo quanto scrive Angelo, alcune enoteche sopravvivono per gli sopradicissimi acquisti dei neo ricchi russi a cui non frega nulla la qualità basta che il vino costi tanto; associano la qualità con il prezzo: se il prezzo è altissimo pensano che la qualità sia corrispondente. In questo blog non è necessario sottolineare la caz…a di questo atteggiamento.
    Mi preme solo sottolineare che a mio parere tutto questo assomiglia a un fuoco di paglia; occorre essere molto razionali e non cascare nella tentazione di seguire questa “tendenza” sia per i produttori che per i commercianti, pena il rapido incendio di tutti i pagliai…

  7. Bellissimo articolo, completamente d’accordo su tutto. Diciamoci la verità: a parte qualche locale la Versilia sta diventando noiosa, anche per quanto riguarda la proposta vini.

  8. Franco , mi trovo perfettamente d’accordo. Posto volentieri sul tuo blog per rilevare che questi caforussi, che poi ti ritrovi in giro a spandere ingoranza e volgarità comportamentali un po’ in tutto il mediterraneo, non danno prova di se e della loro ignoranza solo in campo enologico. In Austria, dove io vivo, molte regioni hanno dovuto prendere provvedimenti per la dissennata campagna acquisti dei russi nei confronti di case e alberghi per i quali erano, e sono, disposti a qualsiasi cifra, portando allo sballo completo del mercato immobiliare e drogando la situazione secondo la legge ferrea ,e per certi aspetti acefala, della domanda-offerta. Con una esplosione dei prezzi che travolge ogni buon senso. Comunque il tuo ragionamento non fa una grinza ed è una triste realtà, anche in relazione alle nostre “sole” che hanno vita breve e non ci portano certo al rilancio della nostra cultura enogastronomica e dell’ospitalità.

  9. Domani a Cortina, secondo voi, i Vip italiani, se intervistati, si direbbero d’accordo con la nostra superba morale o si augurerebbero semplicemente di essere appetiti dai russi di turno a suon di euroni?

    • buona parte di quei personaggi, che tu definisci Vip, o piuttosto eno-vip, farebbero carte false per fare appetire dal burino arricchito russo i loro vini… Quanto a Cortina, non so a cosa tu definisca, forse ad una rassegna di retroguardia e comica che nel 2009 ha ancora il fegato e la faccia di tolla di chiamarsi VinoVip ? http://www.vinovipcortina.it/it/index.php Una rassegna dove sfileranno in passerella diversi dei “protagonisti” di Brunellopoli? Non hanno ancora capito che il loro tempo é finito, che devono farsi da parte, che non possono più prendere in giro i consumatori. Time over

  10. Aspettavo il tuo commento e condivido l’indignazione.
    Anche da queste parti passano alcuni clienti russi. Ce ne sono parecchi per motivo di lavoro, sono stanziali non turisti quindi anche clienti (consentimi l’aggettivo) appetibili. Per le loro “sbregate” e “cafonate” scelgono un paio di locali in zona dove trovano soddisfazione di spendere e spandere. Il pensiero di cambiare alcune proposte per accattivarseli tante volte solletica. Per il momento prevale il buon senso… ma commercialmente parlando….

  11. Trattoria La Zanze’ a Venezia. Entrano dei russi ed ordinano le cozze. Mentre le preparano, in cucina, il cameriere prepara le classiche ciottole con l’acqua ed uno spicchio di limone per tutti, a fianco del tovagliolo, e torna in cucina a prendere le cozze che nel frattempo si sono aperte. Quando le serve in tavola, le ciottole d’acqua… sono gia’ state bevute!

  12. Qui a Marte la pensiamo così. Che i clienti citati abbiano soldi ma non competenza, va da sé. Vi stupirà saperlo, ma molti Italiani, oltre a non avere competenza non hanno nemmeno soldi, quindi il rischio percentuale di figuracce si riduce fisiologicamente, eccezion fatta per chi si fa debiti o chiede prestiti pur di entrare nella casta dei bauscia*. All’estero, poi, si cerca comunque di non passare inosservati, museo, ristorante o autogrill che sia. Ci pare però che il guadagno nel ristorante indicato, via carta di credito o mezzo contanti, sia stato formidabile. Noi Marziani stiamo seriamente meditando di aprire un ristorante dalle vostre parti e di proporre in menù Unicorno stufato, polpette di Sirena e carpaccio d’Ippogrifo. Sorseggiando un Nettare degli Dei Eden Docg. Si accettano prenotazioni, perché soprattutto l’Ippogrifo va servito fresco di giornata.
    Brisky 🙂
    * la casta dei bauscia, qui da noi, è quella connotata da: il Suv, almeno 3 figli tutti piccoli e selvaggi, il viaggetto a Pasqua perché devo staccare la spina, il uichend, il portafoto elettronico sulla scrivania dell’ufficio, ho comperato una bottiglia di quelle da uno che conosco il migliore della città che l’aveva solo lui, l’open space, solo prodotti biologici, il sedano a colazione, caffé d’orzo caldo in tazza grande fredda con latte tiepido e fruttosio, io ho mangiato vicino a lei al tavolo e ti dico che quando l’ho vista sono rimasto così (mimare l’espressione di una triglia con l’amo in bocca) perché è molto meglio di quello che si vede in tv una vera gnocca, la crisi non esiste, un prosecchino.

  13. In questa circostanza non c’entra niente provenire da un regime comunista o no, si tratta solo ed esclusivamente di mancanza di STILE……
    Come diceva un Grande attore:
    “Signori si nasce!”.
    Spero tanto per il cameriere, nel caso fosse amante del buon vino e curioso del suo mondo, che sia avanzato qualcosa nelle bottiglie per assaggiare e giudicare.

  14. Per analogia a quegli abbinamenti, che ne direste, ad esempio, dell’accostamento di uno di quei Sauternes assaggiati da Franco Ziliani poco tempo fa, con un…sauté di cozze e vongole? Sarebbe quasi perfetto, almeno foneticamente parlando…
    Bravo Franco a porre l’accento, oltre che sull’immagine dei “bauscia” (dalle mie parti diciamo “burino ripulito”), anche sull’eterno vizio italico (solo italico?) del pollo da spennare, anche se trattasi di pollo d’oro.
    A Briscola mi permetto di suggerire, anche per non allontanarsi troppo dalla zona d’oro della Versilia, di aprire il ristorante a Firenze – Campo di Marte…

  15. Buongiorno.
    In una di queste località, ci sarebbe molto più da indignarsi per i 25 € che un mio amico si è sentito chiedere per un bicchiere di orribile vino bianco o l’occhiataccia ricevuta dal cameriere per i mancati 5 € di mancia?
    Buona giornata.

  16. Nonsolorussi. 31 marzo 1990, ore 13, da Bice in Borgospesso, invitata da un ospite a cui non avrei nemmeno potuto sognarmi di dire di no, ordino ossobuco con ‘gremolada’ e risottino: vengo, per pura cortesia, interpellata dall’anfitrione – autoblindato e spallaguardato – per ciò che riguarda il vino, ma era solo per cortesia. Con faccia soddisfatta ed espressione di chi sa il fatto suo l’ospite ordina Dom Perignon. Nonsolorussi (che allora non esistevano ancora)anche nostrani e insospettati.

  17. Il Nettare degli Dei Eden Docg anche noi pensavamo di farlo pagare 25 Euro a calice, ma adesso lo inseriamo in Carta Menù a 32 Euro, tanto qualcuno che lo beve lo si trova, pare. Anzi, meglio evitare la Carta che non è fine, con tutti quei numeri. La mancia fa 8 Euro, tanto per far cifra tonda. Signor Ag, il suo amico ce l’ha il Suv? ( “ce l’ha il” è espressione bausciana). Gli dica di fare un saltino anche da noi, grazie, che il primo sabato del mese abbiamo costate di Mostro di Loch Ness.
    Brisky 🙂

  18. Gentile signora Briscola,
    nel mio mondo (e quello dei miei amici) si possono guidare suv, si possono bere bicchieri di vino a 25 € oppure rimanerne indignati. Dipende “solo” per cosa si utilizza l’auto o da che vino vogliamo bere……

  19. Gentile Sig. ag, premesso che non sono una signora, ma una per cui la guerra non è mai finita (e pure marziana!), l’invito alla braciolata di Nessie resta valido: più siete e meglio è! Primo sabato del mese, prenda nota… Venite in tanti, che ce n’è per tutti! Si accettano anche carte di credito.
    Many kisses!
    Briscola 🙂
    P.S.: venga pure col Suv. Vola?

  20. I cafoni russi infastidiscono, certo…ora come ora, con un’economia ancora alle prese con numerosi stenti, alcuni locali devono anche affidarsi a persone poco intelligenti come questi che spendono €15.000 per una cena, con una mancia da €4.200… totale costo ristorante € 20.000, tanto quanto guadagna in un anno un dipendente medio in Italia.E’ più scemo il ristoratore a ricaricare a dismisura i prodotti, o colui che li paga? mah…fatto sta che all’enoteca pinchiorri, giusto per citare un locale storico italiano, non credo sarebbe successo, visto che la professionalità e lo stile vanno di pari passo.Per cui mi vien difficile,quasi impossibile, credere che in tavola nello stesso momento si sarebbero trovati gamberoni e petrus.
    Il dio danaro comanda chi non ha stile, e chi non ha stile e metodo ha una vita professionale relativamente longeva…e son d’accordo su chi dice che la versilia è diventata monotona e banale, oltre che poco curata e cafona in molti esercizi….legge di attrazione! Conoscete il detto “Dio li fa e poi li accoppia?” ecco servito l’esempio.
    Buona serata.

  21. Vede signora Briscola, se lei ci conoscesse saprebbe che io e i miei amici siamo 1-convinti pacifisti, per cui le guerre soprattutto di “religione”, le lasciamo agli altri e 2-non giudichiamo mai nessuno da quanto spende, ma, al limite per come e per chi lo spende.
    Quindi per noi niente Bertè, grazie, e niente Nessie, grazie ancora.
    PS: io non lo ho e non saprei cosa farmene, ma che c’è di male a guidare un suv?

  22. Ommmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm, Ommmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm (qui a Marte abbiamo tutti le nostre 7 gambe incrociate e le 9 braccia nella posizione del loto) , Ommmmmmmm
    Brisky 🙂

  23. Spero di non offendere nessuno dei miei amici ma mi permetto di dire che nessuno di noi è buddista (oltre ai vari difetti ammessi finora) nè esattamente esempio di tolleranza. La differenza, parlando di denaro, è non confondere il fine con il mezzo, ovunque nel mondo.

  24. Domanda: ma se invece dei soliti cafoniarrichitirussi l’eterodosso abbinamento fosse stato fatto da qualche personaggio estroso, a tu per tu con il mondo della comunicazione, magari senza tanta esibizione di mazzette..? Scommettiamo che qualche discepolo in vena di “sprovincializzare” i criteri enogastronomici, di sdogmatizzare gli schemi, forse lo avrebbe trovato? Ma che scandalo ci sarebbe se qualche paperondepaperoni ama accendersi i sigari con i biglietti da mille? A Siena questo si chiama fare il guadagno di Pottino (quello che bruciava le federe per vender la cenere). E a proposito di Siena, quando Cecco Angiolieri e i suoi degni compari, in quella casa dell’attuale via Garibaldi si dettero a scialacquare un patrimonio inaudito a suon di prodezze come farsi la grigliata su braci di chiodi di garofani (presente? nel tredicesimo secolo? piu’ o meno come oggi farle coi diamanti).. quello che cos’era? Eppure il civettino civettone tutt’oggi passa per essere stato un grosso fico. Anche per questa storia della consuma, eccome se anche per questa.
    Ma meno male che qualche buzzurro arriva qua a spruzzarci un po’ dei suoi denari guadagnati chissaddove e chissenefregacome, rimettendoli in circolo! Almeno la smetteremo, anche soltanto per cinque minuti, di lagnarci dei soliti cinesi che ci stanno strappando dalle chiappe financo le mutande a forza di produrre le stesse cose a una frazione del costo, orrore orrore. E forse, di fronte al caforusso, riusciremo persino a ri-sentirci degli elegantoni decaduti, e non soltanto dei poveracci vulgares e basta.

  25. …si’,si’ … risentirci elegantoni-decaduti…ma sempre saremo cafoni e grossolani(che amano stare con i cafoni ,anche con ”i caforussi”) . Direi: meglio cento giorni da ”poveraccio-vulgares, che uno da elegantone-decaduto (e cafone)..

  26. ma perchè noi itaiani non facciamo altro che lamentarci? NON A DIRE GRAZIE CHE QUESTI SPENDONO…non è che alle aziende italiane fanno comodo questi soldi? o I PRODUTTORI ITALIANI CAMPANO DI ARIA? non è che il vino prescinde dal RISULTATO ECONOMICO…

  27. Bauscia=cozzarrone ‘rricchisciuto? Bene, ce ne fossero. Datemi l’indirizzo preciso del ristorante e smetto la divisa di marinaio per indossare finalmente quella da sommelier. Non dovrò neanche sforzarmi a suggerire abbinamenti: già sbagliano loro. Chissenefrega, basta che lascino la mancia…

  28. Grandissima caro Ziliani l’analisi sul “ricarico vino” ancorché sulla cafinaggine dei nouveau riche ex-CCCP. Ho un ricordo personale di una cena privata in un elegantissimo resort in Sardegna dove ho visto scegliere il vino in base al prezzo (il più alto ça va sans dire…) per poi assistere alla duplice balsfemia di vedere ingollare un calice di Cheval Blanc e Haut-Brion come fosse uno shot di vodka e accompagnare i raffinati e mirabili piatti cucinati per l’occasione da uno chef “stellato” anche con bourbon&soda! Sino a quella cena ero portato a credere che simili racconti fossero esagerazioni o leggende metropolitane. Ah, scordai… La cena organizzata per “esportare” vino in Russia tramite un ex-generale è finita in un nulla di fatto dal punto di vista del business. Sarò moralista e provinciale ma lo spettacolo fornito dai miei commensali mi ha dissuaso dall’approfondire qs “fantastica” (il mediatore italo-russo che mi ha cercato) opportunità. Non sempre il denaro può essere metro d’ogni cosa..

  29. Cafonaggine o meno, cosa vogliamo dire della faccia tosta del titolare che “fa il conto” in base alla nazionalità dei clienti? Poi ci si chiede come mai il turismo in Italia è in calo, begli esempi che abbiamo, già che c’era poteva vendergli anche il pontile di Forte dei Marmi…

  30. Trovo ironico che in un post sull’ignoranza, pubblicato su un blog dedicato al vino, nessuno abbia rilevato che il Pomerol in questione si chiama Petrus. Senza il chateau.
    chissà, forse i cafoni russi almeno il nome corretto lo sapevano.

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