Conflitto d’interessi nel mondo dell’informazione sul vino: ma chi se ne cura più?

Domanda: ma vi sembra logico che il sottoscritto, come molti altri colleghi, nei giorni scorsi abbia potuto ricevere da un’azienda un comunicato stampa che recita (purgato dai riferimenti diretti del mittente) così: “Sono appena arrivati i risultati di due tra le più importanti guide italiane sul vino. Vini Buoni d’Italia del Touring Club e Gambero Rosso. X e la sua azienda WYZ, ottengono ottimi punteggi su tutti i prodotti ma riescono a convincere con due in particolare.
Grande entusiasmo in questi giorni presso l’azienda. Tutti sono stati coinvolti nella festa, familiari, operai in vigna e collaboratori di X!  La viticoltura di montagna ottiene così un ottimo riconoscimento. In allegato troverete i vini che hanno ottenuto i premi meritati. Nella prossima Newsletter ci soffermeremo di più a parlare di queste due eccellenze dell’enologia veronese. Ufficio Stampa”.
Dopo ufficio stampa figura il nome della persona che ha redatto questo comunicato dalla sintassi un po’ zoppicante, con il suo indirizzo e-mail.
Bene, si fa per dire, si dà il caso che questa persona figuri (come si evince dal sito Internet che presenta tutti i collaboratori, con i loro nomi) nello staff dei degustatori di una delle due guide sopra citate, con addirittura l’incarico di coordinatore regionale della regione dove viene prodotto il vino di cui celebra i successi guidaioli.
Storie di ordinaria spudoratezza, di spregiudicato, cialtronesco disprezzo per le più elementari norme non dico di deontologia, che quelle certa gente non sa nemmeno cosa siano, ma di buon gusto, che dovrebbe impedire, a chi l’avesse, il buon gusto, la misura, la conoscenza del rispetto delle regole, di fare il comunicatore, il press agent di un’azienda i cui vini hai contribuito a premiare.
E, porcaccia la miseria, non mi si dica che siccome Berlusconi del conflitto d’interessi, che c’è, eccome se c’è, se ne frega, allora anche i normali cittadini, tra cui i comunicatori del vino, non sono tenuti a preoccuparsene!
Preso da umana pietà, e da rispetto per alcune delle persone che fanno parte dello staff di questa guida e che so essere persone serie, alcune, altri molto meno, non farò, per ora, il nome del disinvolto press agent – coordinatore regionale (e altre cose ancora), ma mi limito a segnalare il caso.
Dopo aver chiesto agli amici collaboratori della guida se ritengano tollerabile un pasticciaccio brutto del genere…Vedremo cosa mi risponderanno…

0 pensieri su “Conflitto d’interessi nel mondo dell’informazione sul vino: ma chi se ne cura più?

  1. Siamo alle solite. Il giornalista che decide le “sorti” di un’azienda o di un territorio, aiutato dal fatto che lavora sia per chi giudica e per chi dev’essere giudicato. L’Italia del conflitto d’interessi non si smentisce mai.

  2. E’ una vergogna!!! Questo non è un caso isolato, ma al contrario una costante del panorama vitivinicolo italiano, e non solo. Quando ci sono dei soldi di mezzo la maggior parte delle persone farebbe carte false per raggiugere i propri obiettivi, e cioè fare ancora più soldi. E i produttori di vino non sono da meno. Dovrebbero semplicemente vergognarsi. Perchè io la colpa la do soltanto ai produttori, che sanno, ma sfruttano la cosa per il proprio tornaconto.

    • concordo in pieno. Sto aspettando che da parte di uno dei due curatori della guida in oggetto, da me informato di questo post, e da parte di uno dei principali collaboratori, giunga un cenno di replica a quanto esposto.

  3. Di cosa ti meravigli Franco, qui l’unica preoccupazione è di essere onesti e di tentare di non prenderla in quel posto. Non esiste etica, non esiste faccia….. o meglio, ne esistono tante a seconda dell’occasione e si riassumono tutte in faccia di quel posto.
    Si alza l’indice per indicare gli altri e nessuno più si guarda nello specchio.
    Senza nessun riferimento, solo discorso in generale, non voglio essere frainteso.

  4. “quelli che scrivono qui sanno che cosa comporta produrre un vino di montagna?” (intendendo il percorso produttivo considerato nella sua interezza e, ovviamente, correttezza…”

  5. Caro Franco
    credo che sia una grave caduta di stile, anche se, voglio sperare, fatta in buona fede (non fosse così non avrebbe usato il proprio nome direttamente).
    Credo che i curatori della guida dovrebbero chiarire al più presto questo episodio a te, a chi ci collabora e ai lettori.
    Inutile dire che hai fatto bene a parlarne

    • Bene Luciano, non avevo dubbi che ti saresti espresso in questo modo e che avresti giudicato l’episodio “una grave caduta di stile”. Ora restiamo in attesa – ben disponibili a pubblicare le loro riflessioni – di quello che diranno i curatori della guida…

  6. Pingback: I migliori vini del Gambero Rosso 2010 : Vino24

  7. Mi sembra un classico Italiano. Il conflitto di interessi è per molte aziende e per molte riviste la base del proprio lavoro. Servirisi di una agenzia di comunicazione che fa capo a parenti dell’ editore, fare pubblicità sul giornale che ti giudica i vini, avere come consulente il giornalista di una guida che ti giudica o lo stesso editore, sono tutti esempi di un mondo dove l’etica viene seppellita sotto una valanga di giustificazioni.
    Ma dire che la colpa è più che altro del produttore è sicuramente riduttivo, dal momento che averle rifiutate in più occasioni ci ha portato, ai bei tempi, a pagarne le conseguenze.
    Il conflitto di interessi è un matrimonio perfetto tra due sposi che parlano la stessa lingua ed hanno gli stessi valori.

  8. Ma di che guida si parla della prima o della seconda? questo post è stato citato su un blog, dove è partita una mega discussione sul conflitto del gambero…Tipo Pio Cesare 3 bicchieri… che fa il Road Show e non pigliava da anni i 3 bicchieri perchè almeno in Piemonte era sotto l’egida di SF…

    • Per sapere di quale guida si tratti aspettate sino a domani, quando, se i responsabili di detta guida non si faranno vivi per spiegare, sarò io a rendere noto il nome della guida e del multiforme responsabile-addetto stampa. Di quella e di altre aziende, ho testimonianze in merito…
      A proposito del conflitto d’interessi, c’é anche chi commenta, altrove:
      “A chiacchiere, a parole, tutti molto sensibili al tema del conflitto di interessi: quelli che ma la fiduciaria, quelli che ma la moglie, quelli che ma mi è stato detto che, quelli che ma le degustazioni, quelli che ma le bottiglie andrebbero comprate in enoteca, quelli che ma quell’Enologo, quelli che ma le forchette, quelli che ma i gamberi, quelli che ma le Guide, etc etc etc.
      Poi le elezioni le vince Berlusconi che ha un conflitto di interessi certo millanta di millanta volte più grande con ricadute disastrose sull’economia italiana (per non parlare del bellissimo condono fiscale per chi ha esportato illegalmente valuta all’estero) e nessuno dice quasi niente da circa 15 anni”.
      Insomma, se quel tizio di cui parlo nel post degusta per una guida e poi fa le p.r. per una delle aziende che premia, se la Signora Marina Thompson Cernilli pubblicizza così, sul suo sito Internet, http://www.thompsonwinemarketing.com/index.asp il Road show delle aziende in larga parte premiate dalla guida di cui il marito é il direttore, la colpa é sempre é solo di Berlusconi?
      Va bene che il suo conflitto d’interessi, immenso, é sotto gli occhi di tutti, ma dobbiamo per questo dimenticare i tanti conflitti d’interessi, più piccoli, ma non meno scandalosi, che continuano ad esserci nel mondo del vino italiano? Come direbbe Mughini: ma dai!

  9. Luigi Cremona, uno dei due curatori della guida in oggetto, Vini Buoni d’Italia – http://www.vinibuoni.it/home.php/ guida ai vini autoctoni italiani, impossibilitato ad intervenire sul blog causa pressanti impegni di lavoro, questa sera mi ha telefonato invitandomi a fare tranquillamente il nome della guida e del collaboratore che, pur essendo “da due anni responsabile della zona del Garda veneto e della Valpolicella, da quest’anno coordinatore regionale”, come si può leggere in questa sezione http://www.vinibuoni.it/home.php/ecco_gli_enoinnamorati_1 del sito della guida, non ha problemi ad inviare, come ha fatto lo scorso 25 settembre via mail, comunicati, presentandosi come “ufficio stampa”, di un’azienda, I Campi di Flavio Pra, un cui vino la guida stessa, come si può leggere qui http://www.acinoparlante.it/images/corone.pdf ha premiato. Nulla di criminoso e di illecito, sia chiaro, da un punto di vista legale, in questo disinvolto comportamento, fragorosamente in regime di conflitto d’interessi, comportamento che riguarda solo la sfera della deontologia e della correttezza professionale. E del buon gusto.
    Senza voler in alcun modo criminalizzare Bernardo Pasquali, che avrà modo, se lo riterrà opportuno, di chiarire qui la sua posizione, faccio semplicemente notare, come mi ha scritto un lettore, che già al Vinitaly, curando una degustazione di Amarone della Valpolicella “emergenti”, aveva inserito nel lotto dei vini l’Amarone di una valida azienda di cui affermò di curare le pubbliche relazioni.
    Basta leggere il suo sito Internet, dove si parla di wine & food communication, e dove in maniera chiarissima presenta le sue consulenze per le aziende http://www.acinoparlante.it/index.php?option=com_content&task=view&id=49&Itemid=53&mosbody per capire come intenda l’attività di comunicatore del vino Pasquali.
    Possibile che i responsabili di Vini buoni d’Italia, Luigi Cremona e Mario Busso, lo scoprano improvvisamente solo oggi dal mio post? Possibile che non leggano i siti Internet e non conoscano il curriculum vitae dei collaboratori che si sono scelti?

  10. A Marte noi la pensiamo così. Premessa: non conosciamo la persona di cui si parla. Ci chiediamo: fare il degustatore per una guida è un lavoro che consente di vivere 365 giorni e 4 ore all’anno? Ci diamo anche una risposta: no. Non sappiamo quanti siano in Italia i degustatori professionisti, presumiamo zero. Ipotesi: c’è uno bravo a degustare, che di lavoro fa il pr, il giornalista del vino, l’ufficio stampa, perché i giorni sono 365 all’anno e le ore in aggiunta 4, tranne nei bisestili. Gli chiedono di degustare i vini del territorio in cui lavora, ne assaggia anche alcuni delle Aziende per cui lavora. Che deve fare? “Punire” un vino meritevole perché si hanno rapporti di lavoro con il produttore? Autopunirsi perché è bravo, lo cercano, lo trovano, gli propongono collaborazioni? Noi partiamo dal presupposto che la gente sia tendenzialmente onesta, se mai saranno i fatti a smentirci. In questa prospettiva, presumiamo onesto il degustatore di guida – ufficio stampa di Azienda, il quale ha 2 clienti: la guida e l’Azienda. Avete mai sentito di un architetto che rifiuta di progettare un Piano Regolatore perché in quel paese ha già l’incarico di progettare una casa? Preferireste che a fare il degustatore di guida fosse un dentista, l’ortolano, il domatore del circo? Noi a Marte preferiamo che sia uno che se ne intende, non a spot e non soltanto la domenica. E siamo fiduciosi che sia onesto. Trecentossessantacinque giorni e quattro ore all’anno. Siamo fiduciosi, ma ci funzionano le papille degustative: se i vini premiati, putacaso dell’Azienda, non saranno all’altezza del premio, cambieremo stato d’animo.
    Brisky, versione Salomone 🙂

    • eh no Briscola, questa volta non sono d’accordo con il tuo marziano giustificazionismo…
      E non é d’accordo anche un importante collaboratore della Guida in oggetto, che mi ha scritto:
      “come se io facessi l’ufficio stampa di XX e YY e annunciassi i premi che gli ho dato!!!!
      Cmq questa questione per me è un punto di non ritorno: o si chiarisce o, a malincuore, lascio perché non posso rischiare che dopo 15 anni il mio nome sia in qualche modo associabile a una pratica non chiara. Per cosa poi?”. Appunto, per cosa? Ma é forse é proprio da “marziani” scandalizzarsi ancora per queste cose… Allora sono un marziano, lo confesso…

  11. …siamo tutti un po’ Marziani 🙂 Gli editori e responsabili della guida, ad esempio, credete che vivano sulla Terra? Ma no, ma no. Se vivessero sulla Terra avrebbero saputo cosa stavano facendo, loro stessi e i loro collaboratori. Se lo avessero saputo, allora sì che potrebbero sorgere domande. La storia, qui da noi, ci pare già scritta: editori e curatori non sapevano niente, ha fatto tutto il degustatore, da solo, una specie di Fantomas del Nord Est Vinicolo, scatenatissimo, inafferrabile, onnipresente, il vero e unico reggitor delle sorti del Garda veneto e Valpolicella!!! Il senso del mio post precedente è che il DegustUfficioStampa fa il suo lavoro, per l’uno e per l’altro. Se l’uno è contento di ciò a tal punto da “promuoverlo”, non possiamo pensare a priori che l’altro ne abbia vantaggi. Noi qui a Marte siamo pronti a difendere Fantomas. Ma solo lui, perché qui, su Marte, a dire il vero non abbiamo mai incrociato un editore o un curatore di una guida, quindi necessariamente devono essere lì giù, sulla Terra, e non è credibile che caschino dal pero.
    Brisky, versione Robin Hood 🙂

    • ora sono totalmente d’accordo con te Briscola! Qui se c’é qualcuno da portare sul banco degli “imputati” non é il poliedrico degustatore-collaboratore di guida-comunicatore di aziende e ufficio stampa, ma i due curatori della guida, che non possono ora fare i finti tonti che cascano dal pero, e dire che non sapevano, perché le storie personali ed le attività professionali di ognuno erano ben chiare. Anzi, mi arrischio a dire che in quella guida ci sia almeno un altro caso simil Pasquali, a mio avviso ancora più “inquietante” di questo. Anche in questo caso il duo Cremona-Busso dirà che non sapeva nulla? E cosa hanno da dire, a parte Luciano Pignataro, che qui é già intervenuto ieri, con chiarezza, gli altri collaboratori della guida? Scommettiamo che non diranno nulla?

  12. Vorrei tornare su Pio Cesare perché mi pare l’emblema del presunto conflitto d’interessi del Gambero: guardate come ha giudicato Slow food quel vino prima che si sapesse dei 3 Bicchieri. Lo ha piazzato tra i meno interessanti sul suo nuovo Sito Slowine nella sezione dedicata alle degustazioni del Barolo 2005. Ora il Gambero da solo gli ha assegnato i 3 bicchieri. Come mai questo repentino cambio di gusti rispetto a un passato tanto recente? sarà proprio perchè Pio Cesare è tra i pochi partecipanti al Road Show? Pensiero oggettivamente non così nobile, ma qualche dubbio rimane, pronto a scusarmi nel caso avesse ragione il Gambero e fossimo davanti a un vino monumentale… ma i dubbi rimangono dopo aver visto una sterzata così decisa nelle valutazioni piemontesi (l’ultimo 3 bicchieri l’Ornato l’aveva preso con l’annata 89…). 3 Bicchieri all’Ornato e nulla a Rinaldi… boh…
    Certo, fossero in buona fede come tutti sperano, i loro gusti sarebbero davvero molto molto lontani dai miei e il fatto che si organizzi un redditizio evento come il Road Show non aiuta certo a eliminare i cattivi pensieri!

  13. Quoto Briscola in entrambi i post e chiedo subito il visto per Marte!
    Quello che dà fastidio e disonora (un verbo desueto, sono d’accordo, ma a me piace), qualsiasi categoria o albo è il fintotontismo e il sottobanchismo.

  14. allora “signor” Ziliani, ce lo dica, come si sente dopo aver sputtanato, da delatore, un suo collega e avergli fatto fare la brutta figura che ha fatto? Si sente meglio, oppure ci gode, a criticare così ferocemente il prossimo? Non pensa che sarebbe stato più che sufficiente limitarsi a segnalare, se proprio ci teneva tanto, la cosa e a scrivere privatamente ai curatori di quella guida, informando loro, se già non lo sapevano, che il loro responsabile in Veneto curava anche le p.r. di qualche azienda che premiava?
    Contento di ergersi a moralizzatore e unico pulito (sempre che lo sia) del mondo del vino italiano?

  15. Siamo alle solite, Franco.
    Possibile che in questo benedetto Paese vengano costantemente colpevolizzati coloro i quali denunciano i mali al posto di coloro i quali li commettono?
    Speriamo la scienza trovi presto un vaccino per immunizzare questi fastidiosi fenomeni.

    • Andrea, non mi stupisco di quello che ha detto la “sciura Paola”: lo strano, lo scorretto sono io che non copro un “collega” che ha fatto qualcosa che non va bene (ma magari per la sciura Paola va benone..) e non il “collega” o i responsabili della guida che, non potendo non sapere (vivono anche loro su Marte?) hanno fatto finta di niente, sperando che nessuno si accorgesse di questo flagrante conflitto d’interessi. Dagli al “delatore”, a quello che non ha spirito di corpo, che non capisce, non giustifica e quindi, alla fine, “sputtana”… Poveri noi…

  16. Pur vantando una microcollaborazione con la guida Vini Buoni d’Italia, non voglio prenderne le difese, visto che i signori Busso, Cremona e Pasquali sanno benissimo cavarsela da soli, ma solo puntualizzare una cosa: Il responsabile regionale della guida degusta i vini di sua competenza, e quelli che valuta di eccellenza li porta alla degustazione finale, assieme a tutti i vini portati dagli altri responsabili regionali.
    I vini finalisti vengono quindi degustati da una commissione, che li può “promuovere”, e quindi ottengono il massimo riconoscimento, ovvero la Corona, i vini che non vengono promossi sono considerati Finalisti.
    Il fatto è che la degustazione finale è aperta al pubblico e della commissione giudicante NON FA PARTE il responsabile della regione di appartenenza del vino, in parole povere, il conflitto di interessi è relativo, in quanto eventualmente il responsabile può “raccomandare” un vino e portarlo in finale,ma non potrà votare a suo favore…
    Detto questo una piccola curiosità: l’azienda I Campi attualmente produce tre vini DOC: un Soave Classico, un Valpolicella Superiore e un Amarone della Valpolicella.
    Il Soave ha ricevuto i Tre Bicchieri, l’Amarone la Corona, ma a noi Blogger e appassionati veronesi invece quello dei tre che piace di più è il Valpolicella Superiore, fermo restando che gli altri due li terremmo volentieri nel nostro “Infernot”…

    • Max, ribadisco che il “peccato” é solo di deontologia e buon gusto. Di “stile”, concetto molto in disuso oggi… Reputo più “peccatori” i coordinatori della guida, che continuano a tacere e fare gli gnorri, che il responsabile regionale con attività anche da p.r. aziendale

  17. Sempre il solito consiglio “Non ti curar di lor” (per quello che ha scritto Paola). Per il resto, ti ammiro molto perchè riesci comunque a scandalizzarti ancora. Forse la maggior parte di noi è rassegnata…

  18. Mi scusi, signor Perbellini, ma questo trasparentissimo meccanismo che ci descrive, lascia perplessi noi Marziani. La prima selezione, se non sbagliamo, spetta al responsabile regionale. Yes or not? E se il responsabile regionale cura anche le Pr aziendali, secondo lei, va tutto bene, madama la marchesa? Ah sì? Buono a sapersi, perché noi della Cooperativa Dignitas abbiamo a questo punto due progetti. Il primo è quello di assumere come Pr il responsabile regionale del nostro comprensorio marziano per la Guida dei Vini Supercalifragilistichespiralidosi, così, è uno bravo, ci piace, dicono che abbia un bel sorriso e che giochi bene a canasta. Se poi magari diventiamo anche finalisti (e i finalisti sono pubblicati, va’ che bello! questo proprio non ce l’aspettavamo proprio proprio no!), toh, si vede che siamo proprio bravi oppure è un’intercessione celeste, qualcuno Lassù ci ama, stupore! Il secondo è quello di cambiare nome, perché Dignitas ci sembra fuori luogo.
    Brisky, versione “Signora Paolaaaaaa……..” 🙂

  19. Bé, alla luce di quanto detto da Max Perbellini la cosa sia pur di scarso stile sembrerebbe in fondo molto meno grave di quanto prospettato inizialmente. Ciò prendendo come dato certo il fatto che Pasquali non possa votare i vini che poi contribuisce a promuovere.

    Ciao, Fil.

  20. X Franco: sono assolutamente d’accordo con te su quella che dovrebbe essere la deontologia di un giornalista che collabora con una guida, ufficialmente o nell’ombra che sia…
    X Briscola: Purtroppo per voi del Pianeta Rosso, qui siamo sulla Terra, e come c’è scritto sulle locandine che annunciano i rinomati tornei di Briscola che si svolgono delle migliori Osterie Terrestri ” In Questo Torneo Vige il Regolamento Locale”…

  21. A quanto pare parliamo sempre delle solite cose che sono note da anni, mi spiace che ora tocchi una guida gestita da persone che stimo tantissimo anche se non sempre condivido. Io in febbraio partecipai animando con mie rivelazioni di fatti alla discussione sui conflitti del curatore della guida del Gambero Rosso, venni minacciato per l’ennesima volta di querele che non sono mai arrivate, (forse il loro legale di fiducia li ha finalmente informati che non si puo’ denunciare chi dice il vero!) ed ora stiamo di nuovo parlando di queste cose, addirittura anche con persone che continuano a difendere il sistema!!!!
    Il problema non sono le guide o i curatori, centrali e/o locali, che per sopravvivere trovano facile l’arte dell’arrangiarsi ma, il grave problema sono i “consumatori” che, sempre meno in verita’, continuano a credere a queste pulcinellate.
    Capitolo a parte poi dedico ai miei colleghi produttori, che pensano che ci si possa disinteressare del lavoro in vigna, in cantina o sul mercato, tanto chi risolve tutto e’ il solito giornalista amico per interessi. Non e’ cosi’, se non ci si muove in tutte le direzioni, i vini premiati possono marcire in magazzino ed i soldi che si spendono per le agenzie di P.R. (ma a che servono????) vanno ad appesantire i bilanci che gia’ non godono di ottima salute.
    Io credo che per dare una vera moralizzazione al settore, e’ importante che tutti i giornalisti dichiarino guerra alle agenzie di P.R. e diano piu’ importanza a quello che comunichiamo che non, al come lo comunichiamo.

  22. “…..ad esser troppo puri si corre il rischio di trovare qualcuno più puro che ti epura ….” R.Lombardi

    Lettera a Bettino Craxi 1976

  23. Da Marte (rosso di vergogna, quando si gira verso la Terra 🙂 ), una coccola a Perbellini, che ha ragione riguardo ai tornei di Briscola.
    Many Kisses!
    Brisky

  24. Vino&Vino= a Vino, invece si parla di P.R. = punizione di rigore? Giornalisti, Guide? ( c’è ancora chi si esalta con le guide?)Io di vino capisco forse poco, ma so dire se un Vino mi piace o non mi piace, ma non pretendo che ad altri piaccia il Vino che apprezzo io.
    Giornalisti, P.R. Amanti del buon Vino, parliamo di Vino cerchiamo di superare tutti assieme questo momento critico purtroppo non solo del settore Vitivinicolo , lasciamo stare certe beghette da bassa Osteria.
    Per Bacco!
    Paolo

  25. Franco non scrivo per farti perdere la scommessa vediamo-se-risponderanno-i-collaboratori-della-guida, e sono d’accordo con te sulla battaglia per l’etica nel giornalismo del vino, però il meccanismo col quale vengono attribuite le corone, come spiegato da Perbellini, e condiviso da professionisti di chiara fama che anche tu stimi e qui intervenuti, garantisce la giusta imparzialità.

    Se poi vogliamo promuovere un manifesto etico, condividerlo con i colleghi e sottoporlo ai produttori, ben venga! Poi vediamo quanto converrà a certi moralisti o ai soliti produttori (per es. di Montalcino) che si ricordano d’essere uniti solo quando c’è da attaccare la stampa…

  26. Di stile? Di eleganza?
    Franco, mi sembra che sia in ballo ben piu’ che lo stile o l’eleganza. Mi pare che si tratti di qualcosa che ha che vedere con la credibilita’.

    Non conosco Max Perbellini ma credo di conoscere abbastanza Filippo Ronco da potermi permettere di chiedergli: “A’ Fili’, sei sicuro? Abbiamo letto le stesse parole?” “Limitarsi” a “raccomandare” (ossia a compilare il pool di finalisti) senza pero’ partecipare alla votazione finale, rende la cosa “molto meno” quel che si voglia (grave, ridicola, dubbia..eccetera)?
    Provo a riformulare a beneficio degli scemi come me, cioe’ a chiare lettere, il punto, cosi’ magari qualcuno mi corregge se mi e’ sfuggito qualcosa o ho frainteso dei passaggi:
    un responsabile regionale di una guida seleziona come finalista alla premiazione della guida stessa un vino del quale e’ anche collaboratore aziendale, pur astenendosi dal votare alle finali.
    E’ cosi’?

    …?
    E tutto questo e’ una questione di “stile e di eleganza”?

    E… quale sarebbe la soluzione alla crisi del vino in Italia? Espianti coatti? Ribassi dei prezzi? Anzi, di piu’: ci si pone anche solo lontanamente il PROBLEMA della crisi del vino in Italia?

    Ma abbiamo (voglio dire: AVETE) una nozione sia pure vaga di cosa significa “crisi” e di cosa significa “porsi un problema”?
    Marte e’ decisamente troppo troppo vicino. Mi prenoto sulla prossima corsa Sole-Alfa Centauri. Outbound.

  27. Filippo Cintolesi, rileggi il mio penultimo post, please, siamo sulla stessa lunghezza. La tendenza a minimizzare, tipica terrestre (italiana), è comica e grottesca. Qui non si tratta di stile ed eleganza, ma del fatto di accettare come consolidato e quindi intoccabile un sistema non trasparente. Giriamola pure come vogliamo, la piramide, la gerarchia, il doppio controllo incrociato, la tripla giuria carpiata, ma resta il fatto che l’errore è alla fonte e se io sbaglio strada al primo incrocio difficilmente arriverò alla meta. Ma pare che siamo in 3 a pensarla così. Ai miei occhi ciò significa che tutti gli altri non solo condividono l’andazzo ma ne hanno in qualche modo giovamento. Il mio timore è che il giovamento non sia nemmeno o non sempre economico – pecunia non olet, si sa, e non di solo pane vive l’uomo ma anche di vino – ma di puro autocompiacimento. “Io collaboro con una guida”, quindi conto. Sì, le edizioni in cantiere, finché qualcuno si sveglierà e capirà che certi metodi hanno depauperato (SOSTITUIRE CON SINONIMO A PIACERE) da tempo le guide e i guidatori. Rinuncio a sperare che siano le Aziende a svegliarsi, avviluppate come sono nella sindrome di Fantozzi, lingua penzoloni in questa stagione per leggere il proprio nome su un foglio di guida, urla lancinanti se c’è una parola in meno dello scorso anno, giubilo se ce n’è una in più. Io da 4 anni scelgo deliberatamente di non acquistare, degustare e bere nessun vino che compaia in guida, anzi, non consulto alcuna guida. Banalmente, non mi fido. Ma io sono a Marte, si sa, e qui possiamo permetterci di scegliere il vino con la nostra testa, fregandocene dei vini di carta. Lì giù funziona ancora che dev’essere un altro a dirti che vino ti piace o quello che è più trendy o quello che ti fa apparire pheego. Nota bene: non metto in discussione il parere degli esperti che operano correttamente in quando degustatori ed editori, ma non saprei andare oltre i 2 nomi di esperti sicuramente corretti. E pensa che sono un’ottimista per natura…
    Brisky 🙂

  28. Degustatore per una guida e pr per un’azienda di vino. Già di per sè fa tristezza la situazione, per la guida e per la faccia di tolla del degustatore-pr. Se poi l’azienda viene anche premiata e il degustatore-pr ha anche la faccia come il … di scrivere un comunicato per magnificare la cosa, allora siamo al ridicolo. Tra l’altro lo dico per l’azienda e il degustatore-pr, “ma chi te l’ha fatto fare di firmare il comunicato stampa, finendo per sputtanare anche l’azienda?”. Meglio un bel comunicato anonimo, dal punto di vista della comunicazione fa molto più effetto. E’ come quando un’azienda compera una pagina di pubblicità su un giornale e vuole la recensione sullo stesso numero, a volte proprio la pagina successiva. Fossi io dividerei nel tempo le due cose, ma non tutti ci arrivano.
    Ultima cosa: questi micro-mega conflitti di interessi sono forse i più grossolani e rozzi, in realtà c’è gente molto più raffinata che fa il degustatore per una guida di vini e poi fa anche consulenze, che sono molto più discrete e nascoste, ma ugualmente disgustose agli occhi di quei produttori di vino che, pensate un po’ ci sono anche questi, pensano che per essere premiati dalle guide sia sufficiente produrre un buon vino. Poveri illusi.

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