Degustazione di Brunello 2004 a Londra: troppo pochi vini davvero all’altezza della fama!


Devo ai lettori di questo blog un aggiornamento sull’andamento e sui risultati dell’impegnativa maxi degustazione di Brunello di Montalcino annata 2004 che la scorsa settimana l’équipe di The World of Fine Wine ha organizzato nei suoi uffici a Londra con la regia della nuova tastings editor Anastasia Edwards ed il fattivo coinvolgimento di tutti gli altri responsabili della rivista, gli editor e cari amici Sara Morley e Neil Beckett.
Degustazione molto impegnativa, anzi direi piuttosto faticosa, quella che è toccata a me e ai colleghi di tasting panel Nicolas Belfrage MW e Roy Richards.
Seppure distribuiti in due giorni di degustazione, 93 vini (48 il primo giorno e 43 il secondo) sono sempre tanti e nel caso dei Brunello 2004, con la quantità di tannini, naturali e aggiunti, e di interventi enologici in corsa o d’emergenza riscontrati in troppi campioni, si finisce con l’avere letteralmente la bocca devastata.
Anche se la sosta di giovedì sera con una piacevolissima cena, nell’elegante centralissimo quartiere di Mayfair, nell’ottimo ristorante Dolada, emanazione UK del classico ristorante di Puos d’Alpago, ci ha ravvivato, con un po’ di Champagne di quelli giusti, ed i Brunello d’annata, rispettivamente 1994 e 1985, di Case Basse e Lisini a darci la misura della grandezza del vero Brunello, la fatica è stata tanta.
E notevole anche il disappointment, ovvero la delusione, per troppi vini che non si sono nemmeno lontanamente mostrati all’altezza della leggendaria fama (e dei prezzi) del grande Sangiovese di Montalcino.
Subito un po’ di numeri per darvi la misura, in termini statistici, di come siano andate le cose, ricordando che le nostre valutazioni, date in degustazioni rigorosamente blind, ovvero alla cieca, venivano date in ventesimi, con un punteggio da 12,5 a 14/20 designante un good wine, ma senza segni d’eccellenza, punteggi da 14,5 a 16,5/20 dati a very good wine, con qualche segno d’eccellenza, score da 17 a 18,5/20 dati ad “oustanding wines”, ovvero vini straordinari, e infine 19 e 20/20 dati a vini valutati come grandissimi, di grande bellezza e complessità.
Su 93 vini 18 hanno ottenuto, sottolineo che sto parlando delle mie valutazioni, non di quelle complessive di tutto il tasting panel che verranno fornite dalla rivista in seguito, punteggi tra i 12,5 ed i 14/20, mentre 28 vini hanno ottenuto punteggi sotto i 12,5/20.
Ben ventisette vini hanno raccolto score non esaltanti varianti dai 12 ai 10/20, mentre a 35 ho dato punteggi tra 15,5 e 19/20 (altissima valutazione data a due vini)  e 16 hanno ottenuto punteggi da 17/20 in su.
Quali vini sono andati bene? Beh, innanzitutto la riserva del Greppo di Franco Biondi Santi, che posso sbilanciarmi a dire che sia stato il vino che ha “trionfato” nella degustazione, con due degustatori, Nicolas Belfrage ed io, che gli abbiamo assegnato uno squillante 19, poi, a conferma che sono i classici, quelli che rappresentano valori consolidati e certezze, a costituire la vera garanzia per il consumatore, i vini di Giulio Salvion i, Poggio di Sotto, Lisini, Col d’Orcia, quindi aziende come Gorelli Le Potazzine, Gianni Brunelli, Piancornello, Caprili, Mastrojanni, Quercecchio, Ciacci Piccolomini, con il base ed il Pianrosso uno migliore dell’altro.
Quindi Quercecchio, Le Macioche, Caparzo, Il Marroneto, San Lorenzo, Baricci, Silvio Nardi (con l’annata nettamente migliore del Manachiara), Siro Pacenti (di gran lunga il migliore dei modernisti), e le sorprese, almeno per me, rappresentate dal trio Villa Poggio Salvi, San Polino e Campogiovanni San Felice.
Delusioni sorprendenti quelle arrivate da vini che di solito mi piacciono assai, ovvero Uccelliera, Capanna, ed il trio di “amici del Sangiovese” Salicutti, Pian dell’Orino, Stella di Campalto, nonché da vini che godono di grande notorietà come Valdicava.
Sorprese negative e sono stupefatto, per tre vini che continuo a pensare far parte della crème de la crème ilcinese, ovvero Il Colle, Fuligni e Collemattoni. Tra i vini peggiori, sempre per me, parere soggettivo, lo sottolineo, ben poche sorprese e svariate conferme di uno stile che a me non aggrada affatto: con due vini entrambi sono andati molto male Banfi e Donata Cinelli Colombini, con uno ciascuno Fattoria dei Barbi, Castelgiocondo Marchesi Frescobaldi, Pian delle Vigne Antinori, oltre a Camigliano e Tenimenti Angelini.
Nei commenti al dopo degustazione è emerso, come era già apparso chiaro nella degustazione di Brunello 2004 fatta mesi fa da Decanter (leggete qui) e poi ancora qui, le valutazioni dei vini che erano andati meglio) che troppi vini non giustificano, con la loro qualità, scarsa e discutibile, gli altri prezzi con i quali finiscono sugli scaffali o sulle carte dei vini.
Molti vini con identità confusa, con colori strani, elementi estranei non armonizzati nel vino, piacevolezza pari a zero, eleganza e fragranza del Sangiovese non pervenuta. Svariati vini apparsi più degni di chiamarsi Rosso di Montalcino che Brunello, tanti vini amari, astringenti, asciutti, tanti Brunello, con nasi sottili, vegetali, verdi, oppure con segni sospetti di freschezze che non penseresti di trovare in un Brunello 2004.
Molto spesso, il caso dei vini di Pinino (Clandestino), Caparzo (La Casa), Marroneto (Madonna delle Grazie), Altesino (Montosoli) Nardi (Manachiara), le selezioni più ambiziose nettamente inferiori ai vini base.
Da degustazioni del genere, con i buoni risultati da sottolineare di aziende come Tassi, Solaria, Mocali, Lambardi, Tiezzi, emerge sempre più fondato il dubbio che il 2004 sia davvero da considerare una grande annata di quelle da ricordare (a livello del 1999 o del 2001, per fare un esempio), data la discontinuità qualitativa, i livelli davvero deludenti raggiunti da tanti vini. L’impressione è che in tante cantine dopo lo scandalo del Brunello, ovvero Brunellopoli, si sia lavorato molto e confusamente, e che abbiano lavorato molto soprattutto gli enologi consulenti, per cercare di rabberciare alla meglio i vini, di trovare delle quadre che era difficile trovare, anche se molte aziende hanno pensato che la soluzione migliore fosse comprare da qualche grande azienda che disponeva di vasti quantitativi di vino, qualche partita.
Io, nonostante la fatica, sono molto soddisfatto di questa seconda grande degustazione di Brunello 2004 fatta nel corso del 2009, perché rafforza la mia convinzione che a Montalcino ci sia ancora tantissimo da lavorare per raggiungere una qualità diffusa all’altezza del mito, e perché degustare, all’estero, con esperti e grandi palati come Nick e Roy, oltre ad incontrare gli artefici di quella che considero la più bella e autorevole rivista del vino del mondo, sia sempre una bellissima cosa.
Anche se, come italiano, sarei molto più contento se i nostri colori più prestigiosi ottenessero in queste verifiche qualitative dei risultati molto più soddisfacenti di quelli, piuttosto interlocutori, che hanno ottenuto in questa occasione…

0 pensieri su “Degustazione di Brunello 2004 a Londra: troppo pochi vini davvero all’altezza della fama!

  1. Franco,

    come ti spieghi i punteggi roboanti dati dai critici americani (come WS per esempio) a vini che nella vostra degustazione di Londra sono stati valutati non molto positivamente? Ad esempio Uccelliera, che ha ricevuto il punteggio piu’ alto da WS e punteggi simili da Tanzer and co.?

    Vorrei una risposta il piu’ possibile oggettiva, al di la’ della ‘facile’ risposta sugli interessi anche economici dei critici, in questo caso US, che puo’ spiegare in parte ma mi sembra riduttiva.

    In poche parole quali sono le differenze nel metodo di giudizio tra il vostra panel ed i grandi critici americani?

    Grazie mille
    renato

  2. Franci, sai dirmi perchè in Italia praticamente di regola non ci sono occaisoni qualificate e utili per i professionisti che vogliono approfondire la conoscenza dei grandi vini in degustazioni serie? Non sarebbe fondamentale per i Consorzi creare in vari periodi dell’anno delle degustazioni serie per capire come stanno veramente le cose?

  3. Pane al pane e vino al vino… bene. Nomi e cognomi, e giudizi inequivoci.
    P.S.: sono contento di trovare sempre in alto Piero Palmucci.

  4. Mentre prendo nota sul mio taccuino personale, mi viene alla mente che chi era stato considerato al top nella precedente degustazione di Brunello di Decanter non è citato: Fonterenza.

    • non avete trovato commenti alla performance di Fonterenza per il semplice motivo che le gemelle Padovani, sempre così impegnate tra vigna e cantina, non hanno trovato il tempo e il modo di inviare il vino (che figurava nell’elenco dei vini da degustare che avevo stilato) per la degustazione. Una pubblica tirata d’orecchie se la meritano tutta, acciperbacco!

  5. Egregio sig. Ziliani, lei cita come ottima la riserva Biondi Santi 2004, che mi risulta ancora non essere presente nelle enoteche (o mi sbaglio?). Invece l’annata 2004 è stata degustata? E lei che ne pensa e come valuta questo vino? Cordiali saluti e tanti complimenti, Piero

  6. “… 93 vini (48 il primo giorno e 43 il secondo)…” secondo me 48+43 fa 91. Le consiglio di correggere l’errore signor Ziliani, altrimenti si apre una nuova polemica sulla sua persona. Comunque scherzi a parte, aspettavo con impazienza questo suo post sulla degustazione di Londra. I vini migliori me li appunto, così alla prima occasione li bevo anch’io.

  7. Grazie Franco di questo commento cosí esauriente su un tema che ci interessa tutti.
    Essendo mancato alle degustazioni di massa di quest’anno posso offrire qualche modesto parere solo in base ad una trentina di Brunello assaggiati quà e là nel corso di quest’anno.
    Prezzi esagerati, sí; molti vini non degni della denominazione Brunello (ma è che suscita ancora tante aspettative?), d’accordissimo (ma non è solo il caso del 2004, anzi…). « Identità confusa, colori strani, piacevolezza pari a zero, eleganza e fragranza non pervenuta », spesso sí (e non è solo il caso dei 2004!), soprattutto nel campo modernista (qui siamo d’accordo), ma non è solo il problema di Montalcino – anche del Chianti e in un certo senso di tutte le storiche denominazioni italiane. Un vino sovraestratto e strabarricato de La Morra ne vale uno di Radda in Chianti. Lavoro confuso in cantina in seguito a Brunellopoli, dici – ma fosse vero, riguarderebbe solo la fase finale dell’elaborazione (assemblaggio, imbottigliamento) ; credo che i problemi da te elencati hanno origine già nel vigneto e quindi non sono rinviabili al Brunellopoli.
    La mia sensazione predominante nei 2004 è di una inaspettata magrezza. Visti i dati climatici dell’annata piuttosto positivi uno si aspettava vini con piú stoffa, ma si vede che dopo il 2003 la resa fisiologica è stata lievemente eccessiva ed andava diminuita al piú presto in vigna, il che molte aziende, a quanto pare, non hanno fatto.
    Vorrei comunque essere piú positivo di te. C’è un’ovvia rigidità in questi 2004 ma penso che con qualche anno in piú molti vini riprenderanno la strada del « molto buono » ; se c’è un’annata che conviene aspettare per me è sicuramente il 2004. Abbiamo già visto annate poco espressive agli inizi e mai molto spettacolari in una prima fase di evoluzione ma che con il passar del tempo hanno saputo rivelare sempre piú sorprese e piacere. Penso al 1993, ad esempio, o forse anche il 1998 (piú elegante sin dall’inizio, è vero). Se dimentichiamo la sfrenata mediatizzazione del 2004, mi pare un’annata di quelle tanniche, chiuse come appunto se ne sono viste negli anni 90.

  8. Vedo con piacere che possono cambiare le sedi, le valutazioni, i giudici, ma i valori “scesi in campo”, quelli no, non cambiano. Così, come mi fa piacere che anche in un’altra degustazione coperta, con una giuria prestigiosa come quella londinese, ha decretato che “persone” (volutamente citati al posto della parola vini…) come Palmucci, Salvioni, Lisini, Biondi Santi ecc. abbiano ancora dimostrato per l’ennesima volta il loro valore e palesare, così come segnalato sulla nostra Guida, che la realtà ed il futuro del territorio ilcinese è improntato sulla volontà di proporre sempre più vini che siano lo specchio della ricercatezza territoriale, nel pieno rispetto di quel vitigno chiamato Sangiovese Grosso. Sì, proprio quel vitigno che, come dice il grande Giulio Salvioni, non è un cavallo zoppo bisognoso di sostegno dato da altri vitigni per farlo correre. Pertanto, concedimi il beneficio del dubbio, di non concordare appieno con le vostre impressioni, circa i “limiti” dell’annata 2004, verso la quale il nostro panel ha espresso invece, dei giudizi molto positivi.

    Ad ogni modo…Buon Brunello a tutti.

    P.S.: Franco, solo una domanda… Era una degustazione di soli vini targati 2004 e Biondi Santi ha già voluto inviarvi per l’occasione, la Riserva 2004 ???

  9. Grande Gianni Brunelli 2004. L’ho sentito due giorni fa in una degustazione alla cieca ed ha stracciato la concorrenza dei soliti noti…

  10. @enocentrico: nella Vostra guida delle Eccellenze i vini degustati non possono essere che eccellenti. O vi permettete, dopo aver degustato il vino e non averlo ritenuto all’altezza, depennare l’azienda dalla guida e restituirgli i vini ricevuti (gratis)? Cordiali saluti.

  11. @IlConsumatore: anche all’interno delle eccellenze, vi sono eccellenze ed eccellenze…
    Non ci è ancora capitato di depennare un’azienda perchè i loro vini non sono risultati all’altezza. Pertanto, ci è già capitato di non pubblicare la recensione di alcuni dei vini inviati da parte di qualche azienda, perchè questi non avevano passato gli 81/100.
    Cordialità.

  12. Buongiorno.
    Buongiorno Franco. La mia era una battuta, ovviamente. Faccio ancora i miei complimenti ad un vino di vera, grande, personalità. Aspetto con impazienza il 2005 per vedere la prova con un’annata difficile.
    Buona giornata.

  13. Egr. Sig. Ziliani, ci ha spiegato che Biondi Santi ha inviato “anche” la riserva 2004; sarei molto curioso di sapere come è stata giuducata l’annata 2004 di cui non mi pare abbia fatto citazione. Grazie,Piero

  14. Io tirerei le orecchie a Francesca!
    @Enocentrico: ma se un’azienda non raggiunge gli 81 punti non è degna di eccellenza (anche se misurare l’eccellenza in centesimi diviene un lavoro molto soggettivo). Ci sono aziende che vi mandano spontaneamente i vini per partecipare al mondo dell’eccellenza?! E IO PAGO!!!

  15. @Il consumatore: misurare l’eccellenza in centesimi diviene un lavoro molto soggettivo? Certo, lo è. E ne siamo consapevoli. Indipentemente dal fatto che si usi la misuarazione in centesimi come nel nostro caso, o in ventesimi nel caso del panel di Londra. E’ soggettiva, sia che si parli di un panel professionale come il The World of Fine Wine, sia nel nostro caso dove partecipano quattro campioni italiani della sommellerie, due vice campioni ed altri sommeliers titolati, oppure che si parli di una “one-man guide” come quelli di un Parker qualsiasi o dei i giudizi dell’amico “Masna”. Tutte le “misurazioni” dell’eccellenza sono soggettive. La differenza tra un tre bicchieri ed un due bicchieri rossi sulla Guida del Gambero non è forse soggettivo? Quelle tra un cinque grappoli e un quattro grappoli non è soggettivo? La misurazione dell’eccellenza gastronomica della Michelin nella valutazione in stelle, non è forse soggettiva? Così come possono risultare soggettive, anche chi NON usa punteggi, come nel caso della neo-nata Slow-Wine. Esiste per caso un giudizio oggettivo che determina quale sia un Barolo “emozionante” ed un Barolo “molto buono”?
    Chi vive di classifiche, graduatorie, punteggi, sa benissimo di vivere nel limbo della soggettività e sottopone il proprio giudizio al lettore, il quale è libero di scegliere se continuare a leggerti o no. Ed è proprio questo che ne determina il successo o meno. Parker potrebbe magari non risultare oggettivo nelle valutazioni, ma se il risultato e misurabile nei vini venduti da un produttore, in base alle sue valutazioni, agli occhi del pubblico lo può diventare. Però deve sapere, che continuerà vivere nella soggettività e che sarà annualmente sottoposto a giudizi e critiche. Fa parte del mestiere.
    Noi abbiamo cercato di diminuire questa soglia, mettendo insieme (crediamo…) un panel di tutto rispetto e di effettuare le nostre sessioni dando valutazioni conseguenti a delle degustazioni alla cieca! E credimi che non sono in molti a farlo… Ma il nostro scopo, fin dal principio, è stato quello di volere fornire un prodotto “nuovo” ed entrare con una guida nel mondo virtuale, perchè pensiamo che i tempi siano giusti. Laddove, una guida on-line già creata nel passato come quella di Wine Report, ha fallito, forse perchè i tempi non erano ancora maturi.
    Ed uno dei princìpi princìpi di questa Guida è….che nessuno PAGA! Non paga il produttore per essere in Guida. Non paga il produttore per avere centesimi in più, così come non paga il lettore a leggerci. Noi siamo liberamente fruibili. Offriamo un prodotto nuovo, innovativo, in tempo reale, diverso dalla Guida cartacea. Poi sarà lo stesso produttore e lettore che sarà libero, se sceglierci o no.
    Un’ultima precisazione prima di chiudere questo mio lunghissimo intervento. Esistono produttori che fanno eccellenza e che producono dei vini molto interessanti ed altri no. Non per questo, se ci troviamo di fronte ad un vino che non ha passato gli 81/100, mentre gli altri sì, dobbiamo depennarlo dalla guida. Solo perchè non fa eccellenza su un prodotto? In molti lo fanno. Forse perchè i produttori hanno bisogno del prodotto “da numero”. Sai, non si vive di solo foie-gras e Barolo… Quindi, piena libertà di presentare vini eccellenti o meno e piena libertà di pubblicare giudizi o meno…

    Cordialità e grazie di seguirci.

    Un caro saluto,

    Ivano Antonini-EnoCentrico

  16. @Enocentrico: la ringrazio per la risposta e aggiungo un ultimo personale appunto per non approfittare di questo blog per un argomento non pertinente.
    Penso che la Vostra guida non faccia altro che aggiungere un altro infinito elenco di numeri a giudizio di un vino. C’era un signore che si chiamava Baldo Cappellano e che dichiarava esplicitamente di non voler essere valutato dalle guide. Non esiste un’espressione più fredda e sintetica di un numero, un semplice numero per esprimere e raggruppare insieme un’infinità di elementi complessi, il susseguirsi della varibilità dei giorni che compongono le stagioni fino alla maturazione di un grappolo, le caratteristiche di un territorio, l’evoluzione e tutto quello che sappiamo e che segue il post vendemmia. Davvero pensa che aggiungete qualcosa di nuovo al consumatore che legge un elenco di 30 o 40 Baroli raggruppati tra 85 e 90 centesimi? Davvero il consumatore non paga nulla o tutte le bottiglie che i signori produttori danno volenti o nolenti per partecipare alle guide in qualche modo incidono sul costo finale di una bottiglia?
    Eccellere, penso significhi distinguersi, ma non per difetti, ma in un certo ambito per positività: come posso accettare il suo concetto che ci sono eccellenze ed eccellenze?
    Ultima provocazione: appartengono alla Vostra guida solo le eccellenze che vi danno i vini (gratis), appaiono invece mancanti eccellenze che sono universalmente riconosciute nel settore, inutile fare nomi. Non è un limite della Vostra guida?

  17. @ilconsumatore: Ultimo intervento per questo post anche da parte mia, perchè rischiamo di annoiare troppo i lettori anche perchè siamo andati OT. Per noi esistono eccellenze ed eccellenze e le possiamo “misurare” in centesimi. Altrimenti non avremmo fatto una Guida. Guida che ricordo essere al suo “anno zero” e che ha sicuramente dei pregi e dei limiti, non solo quelli legati ai nomi assenti. Ci stiamo lavorando. Anche grazie ai nomi presenti, che sono andati oltre alle nostre aspettative di partenza. Come si dice… Stay tuned!

  18. caro franco, sono sorpreso del giudizio negativo su stella di campalto, io ho assaggiato il rosso 2006 ed era stupendo. inoltre spesso hai pubblicato commenti molto positivi su tale azienda, ma ho l’impressione che tutte le volte che riassaggi questo brunello tanto atteso le tue impressioni vadano cadendo verso la delusione. cosa non ti ha convinto sul brunello 2004 di stella?

    • le degustazioni alla cieca hanno una loro verità che va rispettata, anche se talvolta colpisce vini che in altre circostanze ci sono piaciuti. Ecco, comunque, le mie note di degustazione, redatte in un basic English, sul vino: “dense extractive colour very concentrated the nose show some green unripe tones without complexity. very simple, fruity, sweet, round on the palate, too simply and banal for a good Brunello”. Punteggio 13.5/20.

    • chissà Paolo, ma sulla possibilità di uscire “alla grande nel tempo” ho le mie perplessità. Quel vino, a Londra, non mi é proprio piaciuto, anche perché uno degli altri due degustatori ha annotato: Intense, mokka nose. Not disagreeable. Very suave palate, arguably a bit too urbane and lacking in excitement”

  19. forse dovrò comprarrne una bottiglia e togliermi il dubbio, perchè a firenze amici fidati che lavorano nel campo del vino mi hanno sempre detto che è un grande brunello, e che la guida di stella è piero palmucci (assistito da gambelli… senza di lui non avrebbe fatto di poggio di sotto uno dei topo).
    sono veramente sconcertato dalle tue note di degustazione, inoltre è un azienda super biologica….. non avranno forse toppato con il legno? avranno usato barrique nuove? non riewsco a capire, forse devo veramente assaggiarlo di persona….. pensa che volevo comprarne alcune bottiglie da mettere in cantina (già fatto con poggio di sotto 2004) ma adesso non sono così convinto dopo i tuoi giudizi……

    • Paolo, sono miei giudizi, soggettivi, personali (senza condizionamenti di sorta, perché dati nell’ambito di un blind tasting) e non pretendono di essere l’Eno-Verbo, verità assoluta. Vedi di trovare nuovamente il modo di provare il vino e se ti piace, compiace il tuo gusto, non c’é alcun motivo per cui tu non debba acquistarne alcune bottiglie, anche se Ziliani in degustazione a Londra non ha trovato il vino esaltante. Soggettività, gusto personale, devono essere le parole d’ordine per guidare i consumatori!

  20. no comment, mi bastano già i vini di oggi, che non mi garbano molto, di quell’azienda che lei cita. Quanto al colore impenetrabile di certi vini, beh, mi ricordo, qualche mese fa, il rubino violaceo scurissimo e profondo del Barbaresco 1989 di un notissimo produttore, assolutamente improbabile per un Nebbiolo di vent’anni. Ma forse, LUI, già vent’anni fa disponeva dei nuovi cloni (di Nebbiolo), come furoreggiano tuttora i nuovi cloni di Sangiovese a Montalcino, che rendono i vini in grado di sfidare cromaticamente il tempo….

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