Festival Franciacorta: 19-20-21 settembre

Rientrato – molto soddisfatto per come sono andate le cose – ieri sera da Bra, dal dibattito presso la sede di Slow Food, organizzato per presentare il nuovo portale del vino Slowine, e pieno di cose da fare e da scrivere, non ho il tempo materiale di dilungarmi nella presentazione, ma a chiunque abbia il tempo e l’occasione di trovarsi in zona, o di recarcisi appositamente, consiglio caldamente di non perdersi il Festival Franciacorta, che da oggi a lunedì si svolgerà tra la Casa Marchetti di Montestrutto e la splendida Villa Lechi in quel di Erbusco, capitale della celebre zona vinicola bresciana.
Il programma, che potete trovare sul sito Internet della manifestazione, é ricchissimo di incontri, appuntamenti e soprattutto ampie possibilità di degustazione e confronto di quelli che una volta avremmo chiamati “méthode champenoise” e oggi chiamiamo semplicemente Franciacorta, di questa zona che in cinquant’anni di storia si é costruita un’immagine e una credibilità di “piccola Champagne” italiana, ovvero di area dove la cultura delle bollicine nobili prodotte con la stessa metodologia messa a punto secoli fa tra Reims ed Epernay si é più fortemente radicata.
E dove non c’é nessuno, perché i bresciani sono gente concreta e seria ed i produttori franciacortini abili imprenditori che hanno il senso della misura e della realtà delle cose, che si sogni di dire – pronunciando un’emerita bestialità – che “lo spumante italiano é in guerra con lo Champagne”. Perché loro il Franciacorta “Spumante” o tantomeno “Talento” non lo considerano nemmeno lontanamente, Franciacorta e basta, c’est plus facile!, e perché dello Champagne, con i loro dieci milioni di bottiglie contro i 320 dei francesi, hanno massimo rispetto.
Buon Festival Franciacorta dunque e bevete qualche calice anche per me!
p.s. qualche suggerimento, à la volée: non perdetevi, tra gli emergenti, anzi, tra gli ampiamente emersi, i vini di Camossi e Colline della Stella, che proprio nei giorni scorsi ho portato ad assaggiare a qualche amico, produttore e ristoratore, nella Langa del Barolo, e poi, tra i classici, Cavalleri, San Cristoforo, Enrico Gatti, Fratelli Berlucchi, Barone Pizzini, e, ovviamente, il mio preferito, Cà del Bosco, ça va sans dire… Prosit, zum wohl, à la santé!

0 pensieri su “Festival Franciacorta: 19-20-21 settembre

  1. eccomi di ritorno dal festival!
    beh Franco, mi permetta di non essermi divertito neanche un po’ con i suggerimenti da lei proposti: Camossi e Arici decisamenyte deludenti, con un dosage zero di Arici decisamente puzzolente. Devo dire che Giovanni Arcari ha spirito d’iniziativa e ottime doti da PR, ma a me pare manchi proprio la materia prima per ottenere qualcosa di notevole come qualcuno (non soltanto lei Franco) contina a professare (ho sentito parlare di Selosse di Franciacorta nominando Arici….).
    Ca’ del Bosco presenta come al solito il base “prestige” e la prima cosa che mi viene in mente è il panettone per abbinarlo, meno peggio il dosaggio zero che però mostra debolezza e poca persistenza.
    San Cristoforo non è male, ma sta nel gruppone; Pizzini, Gatti, Fratelli Berlucchi neanche nel gruppone.
    Cavalleri, come lo scorso anno, non partecipa più al festival per motivi che sembrerebbero polemici nei confronti del consorzio, ma son solo voci che rimbalzano da un vigneto all’altro, inciampando in qualche capannone.

    io consiglierei, invece, di spostare l’attenzione su altre 2 piccole realtà: Faccoli, con un extra brut e un pas dosé 2004 davvero di altro pianeta rispetto al resto della manifestazione e la piccola (per dimensioni) Ca’ del Vent che presenta due spumanti diversi dal solito, ma davvero interessanti per intensità, persistenza e piacevolezza.

    Uhè Franco, può benissimo darsi che io abbia inclinazioni palatali decisamente differenti dalle sue, ma proprio i suoi suggerimenti mi han fatto bere male questa volta.
    My two cents.

  2. Non ci potrò andare. Il Satèn del Barone Pizzini resta il mio preferito. Saluti cordiali.

    P.S. la ritengo uno dei migliori conoscitori di vini in Italia e senza alcun doppio fine. Se gli anglo-sassoni la reputano un maestro se lo merita sino in fondo. Le chiedo solo, per tutti gli appassionati come me, di essere un po’ più didattico nei suopi post. Grazie.

  3. @ il chiaro
    registro il suo punto di vista Chiaro, ma non sono assolutamente d’accordo e confermo la mia piena approvazione per le aziende che ho segnalato e con le quali, preciso, non ho nessun rapporto che non sia quello, normale, che esiste tra un giornalista indipendente e un’azienda produttrice. Non sono un propagandista dei loro vini, mi limito a scrivere che mi piacciono. Perché mi piacciono davvero

  4. @ il chiaro
    prima cosa il vino si chiama Dosaggio Zero e non Dosage zero. Tengo molto all’italianità del nome. Puzzolente magari ne riparliamo quando avrà il coraggio di scrivere il suo nome e cognome così che potrò invitarla in azienda per spiegarle “quattro cose” sulla Franciacorta e sul metodo classico, dimostrandole che non sono solo un bravo PR. Altra cosa: i contadini facenti parte di TerraUomoCielo sono stati “scelti” sulla base della loro straordinaria (dal punto di vista mio e di altre persone che con il vino non giocano ma lavorano da anni) materia prima. Ultime cose: il mondo dell’edonismo permette a lei di esprimere ciò che vuole come a chiunque altro, ma da uno che si firma “il chiaro” non so se accetterei consigli… 😉
    La aspetto.

  5. Mi chiamo Marco Chiarolini.
    la bottiglia di dosaggio zero s.a. (scusami, ma dopo tanti assaggi….) che mi è stata aperta dal sommelier puzzava. Bottiglia sfortunata? Può benissimo darsi, ma il sommelier addetto al banco dell’azienda Colline della Stella non mi ha aperto un’altra bottiglia.
    Il dosaggio zero 2005 invece non puzzava, ma tanto cosa può valere da uno che si firma “il chiaro”.
    Verrò volentieri in azienda quando avremo entrambi tempo, passare da zero a quattro cose sul metodo classico e sulla Franciacorta gratuitamente è un vantaggio non da poco. Franco Ziliani ha la mia mail ed è autorizzato a fornirtela.
    Tra l’altro io e te ci siamo gia salutati da Manuel (hosteria di sant’eufemia) qualche mese fa (ero in compagnia di Fausto Brozzi).

  6. Marco, perdonami ma pur sforzandomi non ricordo. Incontro un sacco di gente e non sempre riesco a collegare il nome ad un viso. In ogni modo: può darsi che una bottiglia possa puzzare (mi spiace che non te l’abbia cambiata… sempre che tu glielo abbia chiesto) in ogni modo potevi chiamarmi, visto che in tre giorni ho scavato una trincea di trenta metri tra Arici e Camossi.
    Comunque, da li a dire che un’azienda sia deludente ne passa e sempre da li a dire che manchi la materia prima, ne passa ancor di più (poi magari sei un agronomo o un enologo, ma in ogni caso ne passa sempre e posso dimostrarti il contrario con i fatti). Mi sento anche di spezzare una lancia per gli altri produttori da te “denigrati”.
    Le macroscopiche diversità fra San Cristoforo, Gatti, Pizzini ecc. non possono di certo uniformare un giudizio così categorico. A Claudio Faccoli ho sempre detto che il suo Extra Brut sia (dal mio punto di vista edonistico) il più buon extra brut in circolazione, ma caratterizzato da un “difetto” (da un punto di vista tecnico) figlio di una precisa scelta di Claudio il quale mi ha confessato che dall’ultima vendemmia ha provveduto ad eliminare. “Difetto” che non ha mai influito nel mio giudizio sempre positivo nei confronti di Claudio e dei suoi vini.
    Nell’altro caso da te citato(Ca’ del Vent), ho trovato, in tre giorni di curiosi e costanti assaggi di più di una bottiglia, una forma stilistica che personalmente non è nelle mie corde (ma è sempre questione di soggettività di giudizio) ma anche un problema di bretanomices dato dai legni utilizzati, che mi ha riportato alla memoria una birra belga( che si chiama “Geuze”) che fanno appositamente fermentare e riposare in legni con tale caratteristica”. Ma anche in questo caso me ne guardo bene dal dire che Ca’ del Vent possa essere un’azienda deludente, mi permetto di dire che non mi piace, rispettando il lavoro e le scelte di chi quel vino lo produce. Ora che ti firmi con nome e cognome, ti posso garantire che i tuoi giudizi anche se non condivisi, hanno tutto il mio rispetto.

  7. qualche appunto: a che serve conoscere il mio nome e il mio cognome? Perchè si pensa sempre che ci siano degli interessi dietro a dei giudizi coperti da nick name?
    Io lavoro nel campo del vino da pochi anni rispetto a te, e chi mi conosce, sia amici appassionati che clienti ti possono confermare che i miei giudizi sono giudizi da appassionato e non dettati da interessi commerciali.

    Perchè devi dire che che non ti delude se invece diversi assaggi ti hanno deluso? Perchè se l’extra brut di Claudio ti fa pensare a poca pulizia in cantina non ti senti di dirlo? Io questo proprio non lo capisco.

    Non ti ho chiamato perchè eri preso con una persona a pochi metri da me e perchè la mia è stata una visita molto rapida al festival. Comunque il sommelier nel replicare alle mie perplessità non ha lasciato spazio a dubbi: “il vino è così”.

    aspetto l’invito in cantina, ciao.

  8. 1) Nessuno pensa che vi possano essere interessi dietro a un nick(ho scritto questo??) solo mi piace sapere chi si trincera dietro ad una critica… e poi credo sia più corretto se non si ha nulla da nascondere. Usare nome e cognome e assumersi le proprie responsabilità (a volte anche legali) di quello che si esprime, mi pare giusto. Non ho pensato minimamente che i tuoi possano essere giudizi dettati da interessi commerciali, infatti non mi pare di averlo scritto.
    2) “Perchè devi dire che che non ti delude se invece diversi assaggi ti hanno deluso?” Perché dal mio punto di vista, quando si valuta un vino dal lato meramente edonistico, l’unica cosa che mi sento dire è che non mi piace, se realmente non soddisfa i miei sensi. Primo perchè tale giudizio è personale, soggettivo e privo di qualunque tesi che ne possa avvallare la veridicità(non è matematica). Quindi, il mio giudizio ha la stessa valenza del tuo che ha la stessa valenza di quello di Piero di Mario ecc. e conseguentemente prima di etichettare tutto il lavoro di qualcuno con un sonoro “deludente” me ne vedo bene. Ci vuole rispetto e bisogna andare a fondo delle cose, di tutte le cose, prima di essere così categorici, se si ha una conoscenza del vino esclusivamente da appassionati.
    3) “Perchè se l’extra brut di Claudio ti fa pensare a poca pulizia in cantina non ti senti di dirlo?” Questo dove l’avrei scritto?? Attenzione alla terminologia, mancanza di pulizia in cantina è una cosa grave ma che non ha nulla a che fare con Faccoli. Il “difetto” ( che anche sopra ho messo tra virgolette) è un difetto di tipo tecnico ( ecco la matematica) ma assolutamente voluto, fino allo scorso anno, da Claudio. Un difetto che nei vini che seguo personalmente non voglio trovare (e questa è una mia scelta) ma che comunque non ha mai influito sul mio giudizio sempre lusinghiero (da un punto di vista edonistico) dell’Extra Brut di Claudio.
    4) Analizzeremo insieme le tue perplessità a riguardo, per capire cosa sia per te un vino puzzolente.

    In ogni modo sul mio Blog trovi i miei indirizzi di posta, scrivimi e fissiamo un appuntamento. L’invito è già ufficiale.

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