Ritorna l’Istituto Talento: ovvero come riesumare un cadavere


E’ cosa chiara a chiunque che riesumare un cadavere è operazione non solo delicata ed esteticamente ed olfattivamente ben poco gradevole, ma che fatta senza la preventive autorizzazioni e le precauzioni di ordine sanitario del caso, costituisce anche un reato.
Eppure, in questa sempre più strana Italia del vino di oggi, c’è chi a dissotterrare e riesumare un cadavere, seppure enoico, mostra di dedicarsi con superficialità e spericolatezza.
Questo qualcuno, come ci racconta con dovizia di dettagli il sito Internet Italia a tavola, che si è assunto, insieme a Il mio vino, il ruolo di comunicatore ufficiale dell’insana operazione, è la Cantina Rotari Mezzacorona (quella dove nel ruolo di amministratore delegato ai padri, possono succedere, in base ad una sorta di legge dinastica, i figli, ovvero da Fabio a Claudio Rizzoli) che non paga di essere lontana anni luce da quell’obiettivo dei cinque milioni di bottiglie prodotti sbandierato propagandisticamente anni fa da Rizzoli senior, durante l’inaugurazione di uno spumantificio costatoci 60 miliardi delle vecchie lire, oggi ha deciso di dedicarsi a pratiche anatomopatologiche.
Cosa ha pensato difatti Rizzoli, questa volta parlo di Rizzoli junior? Di fare pratica di biopsie e autopsie e contemporaneamente dedicarsi all’esercizio dell’arrampicamento sui vetri, con una spericolatezza ed uno sprezzo del… pericolo, da assoluto funambolo.
Come ci racconta, sussiegosa, la cronaca di Italia a tavola (che non contenta replica con un editoriale), Claudio Rizzoli si è fatto eleggere, ed era ovvio che fosse lui a guidare la cordata, come maggior produttore, a presidente dell’Istituto italiano Talento metodo classico, “ufficialmente trasformatosi in associazione di aziende il 15 luglio scorso”, dichiarando, apertis verbis, che “Talento si propone come un marchio collettivo che intende rappresentare il terzo pilastro della spumantistica italiana accanto a Prosecco e Asti. È molto sentita l’esigenza di offrire al consumatore finale una maggiore chiarezza, soprattutto relativamente alla tipologia di prodotto.
A nostro avviso è inoltre molto sentita l’esigenza di disporre di un marchio che sia capace di raggiungere una massa critica che dia al metodo Classico italiano la possibilità di affrontare i mercati esteri. Una massa critica che oggi è valutabile in diverse decine di milioni di bottiglie. Attualmente i nostri prodotti riconducibili alla tipologia Talento sono penalizzati da un’eccessiva frammentazione a causa della suddivisione in un numero eccessivo di micro zone che non hanno la capacità di conquistarsi spazi significativi in un contesto internazionale.
Per questo motivo oggi 12 aziende di regioni diverse si mettono insieme per affermare la loro fiducia in questo progetto e nella capacità degli spumanti italiani classificabili come Talento di conquistare, grazie a questa identità comune e nel pieno rispetto delle rispettive specificità locali, il successo che meritano al fianco degli altri due pilastri, Asti e Prosecco”.
La cosa divertente, dimenticando per un momento l’aspetto grottesco della riesumazione del cadavere, pardon, del ripescaggio da anfratti bui e polverosi e da foscoliani sepolcri, del Talento, è che l’azienda di cui Rizzoli è amministratore delegato, la Rotari, fa tuttora parte di quel TrentoDoc, associazione di produttori trentini di metodo classico, al cui rilancio aziende ed enti pubblici stanno dedicando energie ed ingenti risorse economiche.
Ma allora, come dobbiamo pensare verranno proposte al consumatore le bottiglie di Rotari Brut Cuvée 28, Flavio, Riserva, ecc (ben sei diversi prodotti) – per inciso diteglielo a chi ha redatto i testi del sito aziendale che si scrive Méthode Champenoise e non “Method Champenois come figura in brutta mostra… –  come TrentoDoc, come Talento, oppure, ad abundantiam, Talento TrentoDoc (aggiungendoci magari per soprannumero metodo classico o spumante)?
Ha scritto bene la puntuale Francesca Negri sul Corriere del Trentino: “E anche se Talento vuole andare a sostituirsi solo alla dicitura “metodo classico”, come già annunciato da Rizzoli allo scorso Vinitaly, viene spontaneo pensare allo shakespeariano “Essere o non essere”, TrentoDoc o non TrentoDoc?”, insomma Rotari si considera ancora parte del TrentoDoc o se ne chiama fuori?
Superate le questioni di lana… trentina, scenario dove ancora oggi aspettiamo che la più importante azienda del TrentoDoc, la Ferrari, faccia una chiara scelta promozionale a favore del TrentoDoc sostituendo l’equivoca scritta “Spumante Ferrari” con TrentoDoc Ferrari, sulla facciata dell’azienda che migliaia e migliaia di persone vedono ogni giorno percorrendo il prospiciente tratto autostradale, viene da chiedersi che senso abbia, essendo chiarissimo che la Franciacorta di Talento, come figura chiaramente nel decreto ministeriale del 2004, non vuole assolutamente nemmeno sentire parlare, figurarsi utilizzarlo, e che in Oltrepò sono impegnati a risolvere le parole crociate del Cruasé e di altre cervellotiche scelte panontiane, riesumare, nel 2009, il cadavere del Talento.
Le cronache dicono che “fine principale del rinato Istituto è quindi promuovere il marchio Talento, sancito da un Decreto ministeriale che ne fissa le rigorose condizioni di utilizzo a garanzia della qualità dei vini che lo riportano. Emanato già nel 2004, il decreto ha però avuto finora una scarsa applicazione” e riferiscono che si voglia fare del “Talento un’indicazione che affianca e completa le denominazioni territoriali in modo analogo a quanto avviene oltralpe con i vari Crémant d’Alsace, Crémant de Bordeaux, Crémant de Loire e così via”.
Un’operazione a mio avviso destinata al fallimento, priva di sviluppi, improntata ad una tattica (peraltro misteriosa) e a corto respiro più che ad un ampia stragegia, che appare ancora più cervellotica quando si legge l’elenco delle aziende attualmente associate al riesumato Istituto Talento italiano. Grandi gruppi, che però fanno poche bottiglie di metodo classico, come Banfi – Vigne Regali, Marchesi de’ Frescobaldi (aziende che siamo abituati a vedere associate in altre vicende non proprio esaltanti…), poi Santa Margherita, ed il Gruppo Italiano Vini.
Ritroviamo poi un marchio storico dell’Oltrepò Pavese, Cantina La Versa, un grande prosecchista che pure produce da molti anni validi metodo classico, Bisol, tre friulani, Vigneti Pittaro, Cantina produttori Cormons e Cantarutti, e due piccole, eccellenti, cantine, una trentina, Letrari, e una altoatesina, l’Arunda Vivaldi di Sepp Reiterer, che non capisco proprio, conoscendoli bene da anni, e apprezzando i loro vini, cosa ci facciano con Rizzoli jr., il G.I.V., Santa Margherita (leggi Kettmeir) e come possano non solo pensare di costruire un’azione comune con realtà produttive e logiche tanto diverse che al metodo classico, pardon, al Talento, dedicheranno solo una minima parte delle loro attenzioni.
L’ho già scritto lo scorso aprile, qui, questo autentico ritorno dei morti viventi ha la stessa possibilità di avere successo, di poter rappresentare una risposta alla scoperta operazione propagandistica a favore del Prosecco condotta dal Ministro delle Politiche agricole del governo italiano, non della Marca Trevigiana, Luca Zaia, di poter in qualche modo costituire un punto di riferimento per il mondo variegatissimo del metodo classico italiano, che ha, sulla carta, ad oggi, la conquista della Champions League da parte della mia Beneamata Inter.
Anzi, è più “facile” che Eupalla ci sorrida e ci faccia vincere, dopo decenni, la grande Coppa con le orecchie, che questa scombiccherata operazione Talento, che sembra tanto solo una trovata di marketing dell’azienda detentrice del “pacchetto di maggioranza” del marchio, Rotari, possa coinvolgere altri seri protagonisti e raggiungere quegli obiettivi che Rizzoli junior e gli altri che hanno scelto di farsi coinvolgere vanno dichiarando.
Non sarebbe più saggio, come si diceva una volta in occasione dei funerali (quando l’applauso al morto risuonava come una bestemmia ed un gesto assurdo e stravagante oltre che cafone) dire parce sepultis e lasciare il morto, il Talento nel nostro caso, riposare in pace?

3 pensieri su “Ritorna l’Istituto Talento: ovvero come riesumare un cadavere

  1. Leggere “il mio vino” per credere. Eravamo circondati da infinite perle enologiche nel mondo della spumantistica e non ce ne eravamo mai accorti. Esilarante la critica al Krug e la vittoria di spumanti italiani (di cui per carità non cito i nomi) contro L’Egly-Ouriet Brut Tradition Grand Cru nella comparazione alla cieca. Mi domando chi si possa bere certe baggianate, anche se temo che la risposta sia: un numero molto più alto di quanto non creda. Ad ogni modo “quisque faber fortunae suae”, ovvero ognuno ha ciò che si merita… e poi diciamocelo, in fondo in fondo qualche sano scampolo di comicità nel mondo del vino non guasta mai.

  2. Questa analisi è molto inteessante, e veritiera è che col nuovo spumantificio Rotari si doveva arrivare ai 5 milioni di bottiglie; in questo tempo ci sono stati degli eventi che hanno frenato questa ascesa: in primis la diattriba con i cugini d’oltralpe per la scitta metodo champenua, di qui la dicitura metodo classico e poi Talento ( devo dire che persoalmente questo nome non mi è mai piaciuto); ancora la causa con la casa francese per il colore dell’etichetta persa perchè è nata prima di Rotari ( se non sbaglio il marchio è nato nel 1975). Oggi la produzione con le varie tipologie siamo a poco più di 2 milioni di pezzi; la scommessa è stata persa, siamo allo stesso numero di bottiglie di quando si era nella prima sede! Se Rizzoli senior leggeà questo commento forse si incazzerà, me è la pura verità. Ciò vuol dire che qualcosa non ha funzionato, nel marcheting, nella pubblicità , perchè in tutti questi anni i soci conferitori hanno fatto di tutto per migliorare la qualità in campo, con vendemmia a mano e scelta molto accurata, rispettando regole sempre piu severe nel rispetto dell’ambiente e per la salubrità del prodotto conferito.Allora, il prodotto c’è, la cantina di vinificazione anche, lo spumantificio pure, il marchio Rotari che non ha nulla da invidiare, e qui devo dire che il nome suona bene,c’è,quindi dove stà l’inchippo? Si producono vari tipi di Rotari, e qui secondo il mio modesto parere,vendere alle grandi catene alimentari un prodotto base con lo stesso nome di un riserva è un errore, con prezzi sempre in offerta, mentre con pochi euri in più si compera un cuvee 28 ( molto beverino) rispetto alla base.
    E qui mi chiedo: non sarebbe meglio mettere sul mercato un spumantino fatto col metodo charmat, con costi minori ma di qualità paragonabile o migliore di un prosecco, naturalmente con un nome appropriato.
    Scusatemi se mi sono dilungato, ma questa cosa mi stà particolarmente a cuore, quidi mi sono lasciato andare!

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