Save the date, dicono gli inglesi. Io vi dico solo segnatevi questa data e se avete occasione di trovarvi in zona, non mancate.
Venerdì 18 settembre, alle 11.30, nel cortile di Slow food Editore in via Mendicità istruita 45, a Bra in provincia di Cuneo (una ventina di chilometri scarsi da Alba e da Barolo) si svolgerà un pubblico dibattito molto interessante (organizzato in occasione dell’inaugurazione della rassegna Cheese e della presentazione del nuovo portale di Slowine, nuovo sito Internet sul vino di S.F.) sul tema La comunicazione del vino on line. Qui il programma dell’incontro e della giornata.
Partecipano alla chiacchierata, moderata da Sergio Miravalle, giornalista de La Stampa, Alessandro Regoli (direttore di Winenews), Filippo Ronco (direttore di Tigulliovino), Carlo Macchi (ideatore e direttore di Wine Surf), Maurizio Gily (direttore di Millevigne) e, così recita il comunicato, “Franco Ziliani (giornalista e responsabile del blog Vinoalvino)”.
Non ho parole, le ho perse da quando da Giancarlo Gariglio, gentilissimo nuovo responsabile vino di S.F., mi è arrivato l’invito a partecipare e da quando alla mia domanda se fosse convinto di stare bene, mi ha non solo confermato l’invito, ma mi ha indirizzato espressioni di stima e apprezzamento che non so bene se faccia bene, a lui (e in parte anche a me) rendere note qui.
Ad ogni modo, visto che, con un’unica eccezione, mi troverò a confrontarmi o con amici come Macchi o con persone che stimo quali Ronco e Gily e con un collega giornalista di lungo corso quale Miravalle, non ho potuto, spinto da una forma di curiosità, e perché andare “nella tana del lupo” mi stuzzica e diverte, che accettare l’invito, pronto a dire la mia su un tema, l’informazione e la comunicazione sul vino sul Web, sul quale penso di avere, da WineReport al Taccuino del franco tiratore a Vino al Vino al sito Internet dell’A.I.S., di cui da tre anni curo le news, maturato un’esperienza decennale niente male. Tale da essermi riconosciuta anche da associazioni non certo amiche, alle quali non ho risparmiato (e non risparmierò in futuro, se sarà il caso) critiche, come è Slow Food.
Due cose sono certe: che io non farò sconti, anche se ospite in casa della Golosa Associazione della Chiocciola, a nessuno, ma anche che Slow Food facendo il beau geste di invitare il sottoscritto a questo dibattito mostra, in un piccolo dettaglio, una volontà di cambiamento e di confronto con un eno-pensiero sinora molto distante dal suo (e soprattutto dall’applicazione pratica di questo pensiero, forse dovuta anche a cattive compagnie romane…) che fa ben pensare e sperare chi pensa che Slow Food possa ritornare alla filosofia iniziale sul vino:, vero, buono, pulito, e giusto.
Che sarebbero proponimenti ottimi non solo per diventare lo slogan-titolo di un petriniano libro di successo, ma per restituire all’Associazione e ai suoi tantissimi appassionati aderenti (molti dei quali sono anche lettori di questo blog) quella credibilità che l’originaria idea di Slow Food indubbiamente merita.
Un’idea che non ho mai contestato o combattuto (le mie critiche andavano alle degenerazioni e alle applicazioni discutibili, spesso opera di singole persone) ma sempre rispettato e che credo meriti particolare attenzione in questa fase di.. rifondazione e di riscoperta delle radici…
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Di carne al fuoco ce n’è tanta, spero possiate fare un resoconto nei giorni successivo, visto che io non potrò essere presente all’evento
Della serie “il lupo a volte puo’ perdere anche il vizio”?
Comunque e’ un’ottima notizia, caro Franco, perche’ con chiunque ed anche con la chiocciola un conto sono le critiche e la liberta’ di farle (che e’ il tuo caso) e un altro conto e’ la contrapposizione fine a se stessa (che non e’ mai stato il tuo caso).
Eh… arroma li fregnacci loro se morderanno ‘na fracica de’ linguacce!
Ciao Franco, ti ringrazio per le tue parole.
Per venerdì tempo purtroppo di non poterci essere come avevo anticipato ad uno degli organizzatori che gentilmente mi avevano invitato, sto ultimando il trasloco ed ho il pranzo di fidanzamento ufficiale della sorella di mia moglie a cui non posso mancare pena fustigazione da parte di mio suocero. Forse momento di routine per molti, il solo fatto di pensare di essere stato contattato tra cotanta saggezza mi riempie invece di orgoglio, spero ci siano altre occasioni e se passi da qui, resta valido il mio invito per quell’Ormeasco di Pornassio…
Mi scappa da sorridere considerando come e quanto sono cambiati i rapporti tra di noi negli ultimi anni e mi fa piacere nel contempo, pur nelle contrapposizioni abbiamo trovato qualche punto d’incontro si vede
Ciao, Fil.
caro Filippo, mi spiace che tu non possa essere presente venerdì, mi avrebbe fatto piacere incontrarti in questa particolare occasione che per me ha un particolare significato. A questo proposito invito te e tutti i lettori a leggere la mia risposta ad un commento cretino pubblicato qui http://www.intravino.com/primo-piano/borgogno-di-barolo-il-restyling-di-oscar-farinetti-clap-clap-clap/ sul blog Intravino. Solo un tizio come lui può pensare che Slow Food intenda di comprarmi o che io mi faccia comprare con la partecipazione ad un dibattito…
p.s. ora Intravino mi dedica addirittura un post dal titolo lunare, con tanto di simpatico fotomontaggio: http://www.intravino.com/persone/franco-ziliani-a-slow-food/
In attesa di ottobre per vendemmiare…
sono sempre favorevolmente attratto dalle differenze costruttive. Il dialogo tra le persone è il fondamento della civiltà. Solo con il confronto si può crescere. Le battaglie per affermare le proprie idee sono legittime quando non si sfora nel pettegolezzo e nell’eccesso. Franco e Slow Food certamente hanno differenti dialettiche ma, ognuno fedele nelle proprie posizioni, posssono arricchire la civiltà.
Un augurio per la riuscita del dibattito. Ricordo che la “comunicazione”, quella libera e giusta e non legata solo agli interessi economici, è il cuore di questo nostro mondo vinoso. Cuore che deve andare al di là delle pure considerazioni organolettiche ed economiche. Scusate l’enfasi…
per esclusione, si è capito chi non hai voglia di vedere!!!
dici Francesca? Ma sono contento di sapere che il “piacere” di incontrarci é reciproco e così come io non posso vedere, anzi, non veda lui, altrettanto lui pensi di me…
E se vai c’è un perché e se non vai ce n’è un altro, e se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre… è il nostro inno, qui a Marte, lo sapevate?
Brisky
cara Briscola, davvero roba da marziani! Qui se Slow Food invita un suo “nemico”, o meglio avversario storico, uno dei pochi che l’ha criticata, in maniera circostanziata, diventa un traditore, uno che sta per passare a S.F., che é stato comprato o si é venduto. Porto ad esempio una mail che mi ha invitato un tale, un “collega”, che nonostante mi conosca e sa bene come la pensi mi ha scritto: “Vedo che t’han invitato gli ex “compagni”. Ma non li detestavi? comunque complimenti, rompendo i coglioni qualcosa si ottiene, o forse non ho capito io…”
Ca..o! Ma possibile che non si riesca ad accettare che persone che continueranno comunque a fare percorsi e ben distinti possano, per una sola occasione, dialogare, incontrarsi, confrontare le proprie idee? Possibile che a nessuno venga in mente che Slow Food abbia semplicemente fatto una cosa diciamo… buona pulita e giusta invitando uno che é dieci anni che é attivo in Rete e scrive di vino su Internet a dire la sua in un dibattito sulla comunicazione sul vino via Web?
Che Paese di… !
Speriamo che almeno lei, che a modi diretti non è secondo a nessuno, faccia capire a SF e soci che è arrivata l’ora di richiedere al mondo del vino, tutta quella naturalità, ricercatezza e rispetto per l’ecosistema, che hanno sempre inderogabilmente richiesto al comparto gastronomico.
Forse qualcuno si dimentica che, anche in guerra, se il “nemico” si dimostra coraggioso e valoroso, non lo si uccide, ma gli si concede l’onore delle armi…
Sono talmente d’accordo con Briscola, che continuo a pensare di trasferirmi seriamente, prima o poi, su Marte.
Anche perché, essendo un pianeta più piccolo, lassù ci sarà sicuramente meno gravità nelle cose…!
Caro Franco è proprio così: siamo, anzi viviamo, in un paese di m….
Devi essere di una parte oppur dell’altra. E poi dicono che il bipolarismo non funziona(!).
Anche qui, dove vivo da qualche po’, c’è il gusto (perverso) del “dachepartestai”. Io sono convinta che sia un modo di fare – quello di ‘rifiutare’ la dialettica, o peggio, far finta che non sia un modo civile di comportarsi – che fa comodo a chi vi si appoggia, in mancanza di strumenti, diciamo così, migliori e (scusa la parolaccia) più colti.
E proprio qui, dove vivo da qualche po’, se ne sente (almeno io e qualche altro ‘ingenuotto’ come la sottoscritta)la mancanza (della dialettica, della discussione, del confronto civile, del non portare il cervello all’ammasso (ammasso di qualsiasi parte sia). Credo profondamente che senza discussione non si cresca, cioè non si migliori, e credo anche che la discussione non debba avere luogo in un certo momento, ma debba essere continua.
Sono proprio contenta che SF vi abbia coinvolti in questa discussione, perché solo gli imbecilli si rifiutano di parlare con coloro che la pensano diversamente. Un saluto.
carissima Silvana, sottoscrivo il tuo commento. Proprio perché penso anch’io che “solo gli imbecilli si rifiutano di parlare con coloro che la pensano diversamente”, ho accettato con piacere l’invito di Slow Food e mi ripropongo, venerdì a Bra, di dialogare e confrontarmi con tutti nessuno escluso. Anche con chi, in occasione di quel Dibattito sul Brunello, che fu proprio con l’incontro scontro tra Ezio Rivella e me, con padrini rispettivamente Vittorio Fiore e l’indimenticabile, carissimo, Baldo Cappellano, dimostrazione di questo mio spirito di confronto, pensò “bene” di non dedicare una sola riga, anzi, ignorare, sul proprio sito Internet quello che in tanti hanno giudicato “un evento”… Non ho proprio voglia di vedere quella persona, ma se vorrà confrontarsi e dialogare civilmente non sarò io a rifiutarmi di parlare con lui…
Concordo con quanto detto da Fabio nel primo post, che di carne al fuoco ce n’è tanta da mettere, e spero che il dibattito non si concentri solo sui blog. Ci faccia avere anche un bel resoconto dell’evento signor ziliani, possibilmente con un bel video.
Ma poi, scusa, perche’ non dovresti partecipare ad un dibattito con altra gente molto interessante tra cui il nerazzurro Carlo Macchi, Maurizio Gily e Filippo Ronco? Vai, Franco, che fai benissimo e che la novita’ sia di stimolo ad un sano cambiamento di stile della chiocciola nei confronti delle tue critiche che saranno anche opinabili (dal loro punto di vista) ma che sono sempre state dettate dalla tua coerenza e non da quell’astio di cui qualcuno invece ti ha spesso accusato. Ha perfettamente ragione Silvana Biasutti: “solo gli imbecilli si rifiutano di parlare con coloro che la pensano diversamente”. E loro, invitandoti, hanno dimostrato di pensare, adesso, la stessa cosa. Gli va dato atto. Anch’io ci ho visto qualcosa di pulito, proprio perche’ ci sono quei tre. Vai… e poi raccontaci tutto! A Carlo porta anche un mio abbraccio, viva l’Inter!
Gentile Franco,
vorrei chiederti ospitalità nel tuo blog per chiarire due cose che forse per qualcuno non sono così limpide.
La prima è che noi del vino di Slow Food abbiamo deciso di avventuraci con più convinzione sul mezzo digitale. Lo facciamo con la consapevolezza che in Italia e nel mondo tanti prima di noi lo hanno fatto con intelligenza e spirito pionieristico, creandosi spazi e anche una notevole autorevolezza. Per questo motivo, non sentendoci i primi della classe – parlo sempre di noi del vino, perché in realtà ritengo che il sito generalista di Slow Food sia molto ricco e innovativo – abbiamo pensato che fosse intelligente iniziare questo cammino invitando chi nel nostro Paese ci ha preceduto. Riteniamo inoltre che una discussione sul mezzo e sulle sue prospettive possa essere molto interessante soprattutto viste anche le tante novità che il Web mette a disposizione. Ormai non si parla solo di blog o di siti, ma anche di Facebook, Twitter, Iphone, ecc…
Riconosciamo a Franco Ziliani il merito di aver lavorato molto su Internet, scatenando discussioni e dibattiti interessanti, naturalmente utilizzando uno stile molto personale e incisivo che non sta a me giudicare.
Non ho mai pensato a Franco come un nemico di Slow Food e tanto meno mio, perchè ritengo che lui abbia una dimensione che va bel al di là di una stupida etichetta come “persona contro qualcuno” e sono sicuro che anche lui la pensi così.
Per cui, visto che stiamo parlando di vino e non della guerra tra palestinesi e israeliani, sarebbe bello che su questioni come le nostre si potesse parlare senza nasconderci dietro a egocentrismi esagitati. insomma un invito a smorzare i toni. Qui nessuno sta tradendo nessuno e nessuna abiura le proprie convinzioni. Si discute, si parla, talvolta non saremmo d’accordo, ma sarebbe bello che anche nel vino come nel rugby esistesse il terzo tempo!
Per cui ringrazio ufficialmente Franco per aver accettato il nostro invito. Confermo che non si tratta di nessun tipo di sdoganamento il suo perchè non è mai stato sulla lista nera di nessuno… Spero che venerdì sia l’occasione giusta per confrontarci senza peli sulla lingua, ma con il giusto rispetto che a tutti si deve sia per il lavoro svolto sia per la grande passione che in fondo ci accomuna: quella del vino.
Grazie ancora e a presto
Giancarlo Gariglio
caro Giancarlo, grazie per il tuo intervento che risponde nella moda migliore a chi, in questo invito e nella mia presenza venerdì a Bra, nella sede di Slow Food, ha voluto vedere solo cose, e riserve mentali, e una mentalità un po’ gregaria, che sono solo nelle loro teste. Ma non nella realtà. Sarà un piacere ringraziarti pubblicamente venerdì per questo invito, cosa che ribadisco ancora qui, e stringerti la mano, perché dimostri di essere una persona libera. Una di quelle persone con le quali si potrebbe dialogare ancora con più profondità. Bravo a te e bravi a quelli di Slow Food che hanno avuto l’intelligenza di una scelta che onora la vostra intelligenza. E libertà da schemi e “seghe” mentali vivaddio!
Franco, come volevasi dimostrare. Spero che questo serva da esempio e possa preludere anche ad altre strette di mano del genere. A me fa veramente un grande piacere e la mano gliela stringerei anch’io perfino se… non fosse un nerazzurro! Ma tanto quel giorno ci pensera’ il buon Carlo Macchi a tenerti alto lo spirito di San Siro (e san Peppino, l’Alpino)!
calma Mario! Parlare ok, strette di mano… lasciamo perdere..
Ma cosa dici, Franco? Sei proprio tu che hai scritto piu’ su: “Sarà un piacere ringraziarti pubblicamente venerdì per questo invito, cosa che ribadisco ancora qui, e stringerti la mano, perché dimostri di essere una persona libera”.
non mi riferivo a Gariglio, cui stringerò doppiamente la mano, ma a quella persona, partecipante al dibattito, che non sarò felicissimo di incontrare…
e con questi due ultimi interventi di Gariglio e Ziliani si dichiarano chiuse le sciocche illazioni!
Si ricomincia da tre, ognuno con la sua storia e la sua professionalità, ma con l’intenzione di costruire, forse insieme o separatamente, ma qualcosa di sicuramente positvo per questo mondo del vino che sta soffrendo errori e svalutazioni. Quindi un grazie a tutti e due, sinceramente!
tutto il resto è… nulla.
A noi, qui a Marte, arriva notizia di farabutti e farabuttai, di discussioni in corso sulla stampa libera e sulla libertà di stampa. Non sappiamo se ciò corrisponda al vero, sapete com’è, il pulviscolo siderale ingenera a volte incomprensioni… Magari qualcuno ha detto “farà brutto”, intendendo che pioverà, e un altro ha capito male, il pulviscolo siderale non è esclusiva marziana, anche lì giù ce n’è, ce n’è, oh se ce n’è… Premesso ciò, noi vorremmo fare una riflessione. Ci si scatena a destra e manca (hic est) sulla libertà di stampa e proprio chi fa questo lavoro s’affretta a dare interpretazioni proprie sulla partecipazione di un collega a un evento pubblico. Eppecchémai? A parte la libertà di muoversi che, suppongo e spero, è ancora un diritto lì giù, se un giornalista è chiamato a portare la propria testimonianza professionale in un evento dedicato all’informazione, non andrei a disturbare Max Weber e la causa necessaria e necessitante. Anzi: bravo, bene, sentiamo quel che dirà. A maggior ragione se questo giornalista, insieme ad altri 3 lì sul palco, porta la testimonianza di un giornalismo nuovo, quello virtuale, che è informazione se fatto secondo regole (piuttosto, interrogatevi sulle regole), ma che è un caos – volevo scrivere un’altra parola, a dire il vero, scegliete voi il sinonimo – se è fatto senza regole, professionalità ed etica. Allora bravi, quelli di Slow Food, che dimostrano di infischiarsene dei venticelli e vanno dritto al sodo, perché, benché virtuale, il giornalismo in Internet è il sodo attuale, piaccia o non piaccia. Non sarà un caso se i giornalisti chiamati a parlarne non sono esattamente di primo pelo e non intendo in senso anagrafico, ma persone che si sono formate sulla carta e che con la carta hanno ancora a che fare. Non è un caso, ma è un momento storico che va fissato, come la prima bicicletta a motore, che non era più bici e non era ancora moto. Detto ciò – e detto anche troppo, chiedo scusa – torno in cantina, perché qui alla Cooperativa Dignitas siamo in piena vendemmia. Vinificheremo anche un rosé, quest’anno, e lo chiameremo “Farabutto”: né rosso, né bianco, ma rossobianco o biancorosso. Gradazione libera.
Many kisses!
Briscola
P.S.: la Volpe e l’Uva ve le siete dimenticate?
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