Slowine si presenta: la parola a Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni


Dopo l’incontro, estremamente interessante, svoltosi con clima sereno, di ampio dialogo, di civile confronto di idee,  svoltosi venerdì mattina a Bra, nell’ambito della prima giornata di Cheese, incontro organizzato per presentare il nuovo portale del vino Slowine, ma anche per discutere, tra persone che attivamente se ne occupano, della comunicazione del vino su Internet, ho pensato di chiedere direttamente ai due responsabili del sito, Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, con i quali il discorso è proseguito a tavola, alla celebre Osteria del Boccondivino, sempre in quella via della Mendicità Istruita che è il fortino della golosa Associazione, di presentare la loro nuova creatura ed i suoi obiettivi.
Mi sembra un gesto doveroso, buono, pulito e giusto, per ricambiare l’invito e l’accoglienza più che gentile che mi hanno riservato (presenti tra il pubblico del dibattito Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, Silvio Barbero, Gigi Piumatti, oltre a tutti i ragazzi della redazione) tutti, magari arrivati con un pizzico di curiosità di capire cosa avrebbe detto quel “pazzo” e Don Chisciotte del sottoscritto.
E’ con gesti del genere, con un dialogo tra persone che hanno storie e percorsi diversi e sottolineano orgogliosamente le proprie diversità e non amano confusioni né pasticci, ma che al dialogo non si sottraggono, perché sottrarsi è un po’ da conigli, e perché in fondo ci si può confrontare – vedi il dibattito sul Brunello – anche con persone che sono sideralmente lontane da te e dal tuo pensiero, che si costruisce, ne sono persuaso, un mondo della comunicazione sul vino, su carta e sul Web, più civile, migliore, ad uso e consumo di quello che, come amava dire quel Maestro di libertà e indipendenza che è stato Indro Montanelli, è “il nostro unico padrone, il lettore”.

La parola a Giancarlo e Fabio e buona navigazione a Slowine!

Il nostro sito Internet Slowine rappresenta il primo tassello di un progetto editoriale più ampio e complesso che troverà nell’uscita di una Guida prevista per il prossimo anno un’altra tappa decisiva, ma che si arricchirà nel frattempo con i contenuti di Vignerons d’Europe – la grande assise dei produttori di vino europei che organizzeremo nel mese di dicembre in Toscana – e con altri prodotti editoriali che contemporaneamente prenderanno forma.
In sostanza il nostro interesse per il mondo del vino si articolerà in una impegnativa comunicazione integrata, nella quale ogni forma editoriale rimanderà di continuo ad un’altra per avere freschezza e interezza di contenuti.
Una moltitudine di strumenti che nelle nostre intenzioni dovrebbero servire a dar voce e ad alimentare la discussione che si è aperta tra i soci, i consumatori, i produttori e le comunità del vino, che dovrebbe portare ad una definizione sempre più chiara di cos’è un vino buono, pulito e giusto e soprattutto di quali sono le strade percorribili per raggiungere questo obiettivo.
Oggi è fin troppo evidente quanto la comunicazione on line stia acquistando spazio all’interno della produzione giornalistica enogastronomica, soppiantando in taluni casi alcune pubblicazioni su carta stampata e ribadendo una volta di più quanto la rete sia un supporto di comunicazione straordinariamente interessante eppure ancora poco esplorato.
Il nostro intento più chiaro però è quello di aprire uno spazio che permetterà a chiunque di interloquire in prima persona con il pensiero e la produzione immateriale di Slow Food sul mondo del vino (per questo però bisognerà attendere almeno due o tre settimane!).
Di certo questo sito non sostituirà l’intensità e l’umanità della discussioni che avvengono, seduti al tavolo di una buona osteria, attorno al bicchiere di vino che si sta bevendo.
Questo resta per noi comunque il momento centrale della fruizione del vino, anzi auspichiamo un ritorno, con atteggiamenti più umani e più laici, all’immediatezza e alla naturalità nell’approccio con il vino; e siamo convinti che questo non può che avvenire attraverso una crescita di cultura e di conoscenza.
Nella sua struttura il sito si comporrà di due grandi sezioni: una dedicata alle degustazioni – tante, articolate a varie livelli, con approfondimenti sulle varie zone vinicole d’Italia e del mondo oppure focalizzate su una singola bottiglia – e l’altra, ugualmente importante, agli approfondimenti teorici e alla didattica, con la proposizione continua di temi di discussione (mutuati in buona parte dal grande dibattito che introdurrà Vignerons d’Europe e che da questo ne conseguirà), di sondaggi, di ricerche e di monografie che raccolgano in forma di cofanetto virtuale i contributi che su molti argomenti sono stati pubblicati non solo da Slow Food ma dalla stampa italiana e straniera in genere.
Siamo appena nati e con molta umiltà ci inseriamo in un contesto che da anni ha dei protagonisti e dei giornalisti ben più scafati di noi, per cui cercheremo di puntare sui punti di forza di Slow Food: i tantissimi soci e appassionati di vino che in questi tanti anni ci hanno dato una mano e tanti altri che si vorranno aggiungere.
Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni

0 pensieri su “Slowine si presenta: la parola a Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni

  1. Complimenti a te, Ziliani, anche per la citazione (per me biblica) di Montanelli.
    Complimenti a Gariglio e Giavedoni, per la filosofia del neonato Slowine (benvenuto!).
    Mi manca – particolarmente in questo momento – la voce di Gianni Brunelli, con la sua voce, il suo sguardo e il suo grande equilibro nell’approcciare i temi che toccate qui sopra.

    • cara Silvana, ho proprio pensato a Gianni e a Baldo Cappellano venerdì mentre parlavo a Bra, e sono certo che avrebbero apprezzato molto lo spirito intelligente, di confronto tra diversi, che ha portato Slow Food ad invitarmi al dibattito e me ad accettare, con slancio, di partecipare. Sottrarsi al confronto é insensato e non dimostra convinzione nelle proprie tesi e paura di mettersi in gioco

  2. Tutto bene, fanno ammenda e ricominciano da capo, ma gli amici della chiocciolina come mai cercano ORA di rifarsi una verginità vinicola, mentre per anni si sono accompagnati agli “zoppi” per zoppicare?
    Evviva il dialogo, ma anche la coerenza.

    • sulla mia coerenza non temere rinunce: ancora nel corso del dibattito, venerdì, ho ricordato come, in totale solitudine, anni fa, avessi sottolineato il conflitto d’interessi, da Slow Food tollerato, esistente tra un co-direttore di Vini d’Italia, in parte Gambero, la cui consorte curava le pubbliche relazioni ed i road show tribicchierati delle aziende che anche il marito contribuiva a premiare… E’ stato un dialogo, che potrebbe preludere anche ad altri momenti di dialogo, non un’abiura o una rinuncia alle mie convinzioni e a quello che ho sostenuto per anni, la mia partecipazione al dibattito di venerdì, statene certi, anche l’espressione della foto che ho voluto pubblicare, scattata ancora una volta dall’amico Carlo Macchi, farebbe pensare a chissà quali accordi… 🙂

  3. per Bacco! sono felice di questo incontro, speranzosa che porti davvero scambi (di idee, chiaramente) positivi.
    La posizione di Franco è ben chiara a tutti, ora osserviamo il nuovo lavoro di Slow Food. Voglio davvero credere che ci sia una rinnovatissima visione in loro. E che Bacco ci assista! ne abbiamo infinitamente bisogno!
    Mi auguro che questo incontro possa essere di esempio anche ai produttori così dissociati tra di loro (tra di noi) e così poco capaci di portare avanti un’unica voce del vino italiano.

  4. Questo incontro a Bra merita più un post di riflessione che un commento, conto di farlo al più presto.
    Secondo me sancisce la chiusura di una fase storica aperta dalle critiche di Winereport al sistema tradizionale delle guide e non c’è niente da sbalordirsi: per me è la logica conclusione di un percorso individuale ma anche dell’associazione, altrimenti non ci sarebbe stata la rottura del rapporto con il Gambero.
    Anche Slow Food ha ripensato il suo rapporto con il mondo del vino, che ha svolto un ruolo positivo innegabile ma che poi, come tutte le cose, si è ossificato negativamente.
    Mi pare che c’è chi prende atto del cambiamento e chi vorrebbe fermare l’orologio.
    Io spero che questo sia solo il primo di una serie di incontri perché Slow Food da persone oneste, anche se puntigliose e un po’ rompi, come Franco ha solo da guadagnarci.
    A perderci è chi è fuori dai valori, anzitutto quello dell’amicizia

  5. La coerenza non la cerco da parte del sciùr Franco, che dal quel punto di vista è granitico, ma da parte degli amici della chiocciolina. Per 12 anni ho seguito il loro percorso fino a che non mi sono sentito tradito e ho riferito i miei perchè a Burdese, ma non è ancora giunto il momento per me di ripensarci. Aspetto che la nebbia si diradi. Nel frattempo il dialogo va benissimo a patto che siano capaci di ascoltare e senza secondi fini. L’essere fondamentalisti non ha pagato, il disastro che hanno combinato col Puzzone di Moena è solo un esempio e Burdese lo sa.

  6. Quasi 20 anni fa pensarono di difendere quel formaggio, praticamente sconosciuto al di fuori della valli di Fiemme e di Fassa, con un presidio. Idea corretta, se non fosse che, trascorsi circa 10 anni, l’idea si corruppe vinta dal desiderio di diffonderlo ovunque, supermercati compresi. Come si fa ad accontentare tutti e produrre un formaggio tutto l’anno con solo 4/5 malghe conferitrici? Si compra il latte da un’altra parte, ovviamente, ed ecco che del mitico formaggio non restò che un blando ricordo. Non contenti, ci hanno provato anche con il Bitto! Se questo è il modo giusto di difendere un presidio…

  7. SF sicuramente non é immune da “cazzate”. Però, Paolo, hai fatto proprio l’esempio meno azzeccato. Se ci sono disastri, sicuramente sono altri, non con il Puzzone. Lo sa Burdese ed anche Carlin.

  8. AUGURIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII FRANCO! Da Marte, con affetto, stima, sincerità, allegria, vicinanza e lontananza, gioia e quando ci offri da bere? Tanti sogni belli, tanti luoghi dove realizzarli, tanti sorrisi, tante strette di mani felici, tanti vini da scoprire e ricordare, TANTO di quel che è bello e buono e vivo!
    Brisky, la Cooperativa Dignitas e tutto il pianeta:-)

  9. @ Giorgio
    Sì, la scheda o il depliant recitano così, peccato che non sia più vero.

    @Loris
    Forse era più elegante dire sputtanare al posto di disastro?
    E quali sarebbero i veri disastri?

  10. @ Paolo
    Ho scritto “se”, “se ci sono disastri… sono altri”, altri che non conosco, ma di sicuro non il presidio del Puzzone. Ti garantisco comunque che 20 anni fa a SF non si parlava di Puzzone.

  11. @ Paolo
    Scusa Paolo, ma tanto per capire, dov’é che comprano il latte? E poi, chi compra il latte? Caseifici? Ma lo sai qual’é la produzione stagionale di quel formaggio? A questo punto sorge il dubbio di no. Per quel formaggio intendo quello marchiato con il simbolino dei presidi. Non altri. Ciao

  12. @ Paolo,non me ne voglia,non sò del Puzzone,perchè non conosco
    quello che Lei definisce il(disastro)ma sul Bitto,è esattamente
    il contrario di quello che sostiene Lei,si informi presso chi
    di Sua fiducia o,vada sul posto e vedrà,come stanno esattamente
    le cose.Perchè Slow Food si é battuto,e si batte,per difendere
    gli alpeggi,ed il Bitto storico,con battaglie,in Italia ed in
    Europa,per difenderlo da chi lo produce con mangimi,e senza la
    percentuale di latte di capra,come tradizione e storia vuole.

  13. Caro Paolo mi sa che attaccare Slow Food sui formaggi si è rivelato un bel boomerang… visto anche il successo di Cheese e la battaglia sul latte crudo che porta avanti da anni Slow Food quasi in solitaria a livello internazionale.

    Cambi materia e ritorni a parlare del vino, dove tra parentesi forse qualche pasticcio slow food lo ha compiuto… anche se ora sta rinsavendo, poco per volta e in modo slow…

    Ad esempio concordate sui giudizi espressi su Slowine riguardo i Barolo o vi sembrano errati ed espressi in malafede?

    • Paolo, mi sa che ha ragione Giorgio:torniamo a parlare di vino e magari, come suggerisce, della degustazione di Barolo proposta da Slowine. Degustazione sulla quale, presto, esprimerò il mio modesto parere…

  14. @Loris e Lino
    Mangio quei formaggi e non solo quelli, da 20 anni, li vendo da 11 e sono stato socio SF per 12 anni. Che SF si sia battuto per i formaggi d’alpeggio è cosa stranota, ma che il risultato sia stato raggiunto no. Aver creato il presidio, specie in certi settori (certo l’aglio no), ha moltiplicato la richiesta N volte e per soddisfare quella richiesta, in primis della Coop, in secundis dell’imprenditore col baffo, in tertiis di tutti gli altri, si sono prodotte quintali di forme senza latte di alpeggio stravolgendo la produzione che non è più stagionale da molti anni.
    Questo significa che istituire un presidio, strutturato come lo avevano strutturato senza organizzare la filiera etc.etc. , per molti prodotti è stato deleterio perchè ha innescato la rincorsa ad un eccesso di produzione anche da parte di terzi per inseguire la richiesta. Pecunia non olet ragazzi, soprattutto in Italia. Quindi il presidio cosa difenderebbe: un nome, un marchio, una tipologia? Meglio un consorzio a questo puntoI!
    Il ruolo di SF si è trasformato nel tempo ed la chiocciolina del presidio è diventata come i 3 bicchieri, per rimanere in tema di vini. Se un produttore fa un moscato rosa pazzesco che viene premiato sulla guida riceve migliaia di telefonate di richiesta e se ne produce 5000 bottiglie da mezzo litro, poi cosa fa? Manda per corriere 1 bottiglia per enoteca perchè non può oggettivamente soddisfare tutte le richieste? E’ assurdo…
    Se le forme di Puzzone o di qualsiasi altro formaggio l’anno scorso sono state 1500, rimangono quelle 1500 forme e basta. E quando la centrale d’acquisto della Coop o chiunque altro telefona al caseificio per ordinarne 2000 o 4000 forme e vuole anche stabilire un prezzo con una bella scala di sconti, siccome il formaggio si può produrre all’infinito, invece di dire no, si accontentano le richieste e per sopperire al minore costo pagato si usa latte che non è di alpeggio, caglio che non è quello animale, si accorcia di 10 giorni la stagionatura, tanto la farà sul camion e via dicendo. Tutto fattibile, tutto legale, tutto secondo l’HACCP. Ma questo succede perchè la sora Pina che fa la spesa al supermercato XY di Ladispoli o alla gastronomia WZ di Roma “vole magnà quer famoso cacio che l’ha visto in tivvù” e perchè la sciura Elisabetta di Milano mette in tavola solo i formaggi dei presidi perchè il grana o il provolone padano “l’è roba da barboni”. Ci siamo intesi?
    Lo so anch’io che in una certa latteria di un certo paesino sopra Sondrio hanno dei formaggi pazzeschi, però bisogna andarci…

    • chiedo a Giancarlo Gariglio di chiedere se qualcuno dei responsabili di Slow Food, di quelli che si occupano di formaggi e di presidi del gusto, abbia voglia di intervenire qui ed esporre, come sarebbe giusto e corretto, il proprio punto di vista. Così da sentire due campane, non una sola, seppure informata e autorevole, come quella di Paolo

  15. @Paolo
    Prima cosa, non ho capito perchè mi parli di presidi (o arca del gusto) andando indietro di 20 anni, e comunque proprio vent’anni fa già si producevano 13.000 forme di puzzone/anno da 26 soci, ora sono aumentate, come sono aumentati i soci – parlo del caseificio di Predazzo e Moena- ma una cosa è parlare del Puzzone del presidio e un’altra è parlare del Puzzone “annuale”. E comunque se vai dall’imprenditore con il baffo, questo formaggio non lo trovi quasi mai, magari fra un mese o due si. Scusate la “scivolata” OT.

    • torniamo a parlare di vino in attesa che qualcuno, da Slow Food, si decida a replicare e a dire la sua. Ho già espresso qui e privatamente a Gariglio, l’opinione che sarebbe giusto sentire anche la campana dei diretti interessati

  16. Caro Paolo che Lei mangi tanti formaggi non è il solo, perchè
    è in buona compagnia,ma che tratti formaggi e,sostenere quello
    che ha detto,dimostra di non conoscere la storia del Bitto o,
    di non essere documentato.
    Chiedo scusa a Ziliani per il fuori tema,non è mia abitudine
    replicare,esprimo il mio pensiero,parlando di cose che conosco
    e non per sentito dire,e chi la pensa in modo diverso,continui
    pure a pensarla diversamente.
    Grazie Franco dell’ospitalità.

  17. E’ evidente che parlarsi a voce e tramite un blog sono due cose completamente diverse, infatti non ci capiamo. Quando capitate a Torino venite a trovarmi e risolveremo la querelle.

  18. Evito di entrare nella polemica del Puzzone, erchè risponderanno domani dei miei colleghi dell’ufficio Presìdi.

    Per completezza volevo annunciare l’apertura oggi della sezione Assaggi dal Mondo, 8 degustazioni di vini Slow, vecchie bottiglie, migliori assaggi e sentite dai soci.

    http://www.slowine.it/pagine/ita/assaggi_mondo.lasso

    Piano, piano stiamo ampliando l’offerta. Tra pochi giorni finalmente l’interattività sugli argomenti e sulla sezione Degustazione. E poi finalmente i mitici quanto incriminati RSS.

    Un caro saluto

    Giancarlo Gariglio

  19. Pingback: Slowine è online. at Avvinare il blog dedicato al marketing online del vino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *