Bando agli equivoci: ecco quanto mi viene contestato di aver pubblicato

Ad ulteriore chiarimento di quanto già pubblicato qui, anche come doverosa replica ad alcune persone, tra cui amici e colleghi, che in sede di commento hanno rilevato che “chiunque abbia il diritto di arrabbiarsi quando gli si lanciano accuse gratuite (quali sono sempre quelle anonime).
E siccome la calunnia è un venticello, comprendo anche il risentimento di chi si trova calunniato dagli anonimi”, e ancora che “va difesa la libertà di stampa e parola ma anche la libertà altrui di potersi difendere contro quello che ritiene diffamatorio, anche con vie legali secondo il codice civile (non penale!)”, ritengo utile fare un’aggiunta a quanto già scritto.
E ovviamente senza fare riferimento all’azienda che ha ritenuto opportuno farmi scrivere dal proprio avvocato ritenendo alcuni commenti da me pubblicati “affermazioni del tutto inaccettabili e tali da configurare una chiara diffamazione”, ci tengo, per sgombrare qualsiasi equivoco, rendere partecipi i lettori di questo blog (anche quelli che mi leggono all’estero e mi hanno scritto chiedendo di poter tradurre in inglese e francese e pubblicare sui loro blog quanto ho raccontato, cosa che avverrà molto presto), dei testi la cui pubblicazione mi viene contestata.
Inutile precisare che i testi che ora pubblico sono purgati da ogni riferimento che aiuti a capire di quale azienda si tratti e che io non risponderò ad alcuna domanda che mi chieda di rivelare quale sia il produttore in oggetto. Inutile pertanto chiedermelo.
Testo numero uno
“se vuoi vendere i tuoi vini devi per forza di cosa fare carte false. Non è più sufficiente che il vino sia buono per venderlo, devi scendere a compromessi. Se un produttore invita un giornalista del settore a visitare la propria azienda, lo scopo è uno soltanto, farsi pubblicità.
Se ci fate caso sulle varie guide, con i punteggi più alti, trovate il più delle volte sempre le stesse aziende. Ormai il meccanismo è così ben oleato che non c’è alcun motivo per cambiare. Ci guadagnano le cantine e ci guadagnano contemporaneamente le varie riviste e guide, e giornalisti vari. L’argomento è troppo complesso e lungo per continuare, ma voglio concludere con una domanda.
Secondo voi un importante wine writer americano, dovendo fare una scelta, preferirebbe visitare per un week end un produttore toscano dotato di castello o un piccolo produttore della Basilicata? Per me la risposta è ovvia. Visiterebbe l’azienda con castello, con loro ci guadagna, il posto è bellissimo, verrebbe trattato da re e tante altre bellissime cose. Con il piccolo produttore non saprebbe proprio cosa farci”.
Testo numero due

“io non cerco concentrazione e semplicità in un XXX (il nome del vino). Voglio che sia limpido, sapido…insomma un vero vino base xxx (il nome dell’uva) di quella nota località. Ti racconto un aneddoto curioso: pochi giorni fa ho avuto la possibilità di assaggiare il XXX riserva xxx di diversi anni d’età, colore quasi impenetrabile (dopo oltre dieci anni? Ma!?), profumi quasi erbacei (per un vino ottenuto da quell’uva? Bo!?) poca freschezza e schiettezza, comunque un gran bel vino ma non un xxx!!”.
A proposito di questo secondo testo, l’avvocato che mi ha scritto parla di un “intervento con il quale si introduce il sospetto che quel vino non sia in realtà tale, né la sua risposta smentisce tale circostanza, anzi sembra avallarla”.
Bene cari amici, lascio a voi giudicare la liceità o il carattere offensivo dei due commenti, e voglio rivendicare, a chiare lettere e con forza, la mia piena libertà, che non é arbitrio, di esprimere, da giornalista con 25 anni di esperienza nel campo del giornalismo del vino, ben conosciuto in Italia e all’estero, criticamente e liberamente, il mio punto di vista. Di più, le mie osservazioni, soggettive, ma legate alla mia esperienza e conoscenza della materia, sui vini di qualsiasi zona italiana, sui loro colori e profumi, sulla congruità o stranezza dei loro aromi e del loro gusto.

Questo si chiama libero esercizio della critica, non certo diffamazione. E intendo continuare a farlo, anzi lo farò, come ho più volte fatto in passato, esprimendo legittime perplessità su vini, soprattutto quelli il cui disciplinare prevede l’utilizzo di un’unica uva e non un mix di vitigni, e che quindi hanno o dovrebbero avere caratteristiche ben riconoscibili e codificate dai disciplinari di produzione vigenti, auspicando, anzi essendo certo, di non dover poi trovarmi a ricevere, come non ho mai ricevuto, scrivendo, in totale solitudine, cose coraggiose e impegnative su Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino, da giornalista riconosciuto esperto di vino, alcuna lettera di richiamo, ammonimento e diffida da avvocati.
Perché un conto è la critica, quella che io propongo, senza avere alcuna intenzione, volontà o disegno, di ledere i legittimi interessi di alcuna azienda, ma facendo il giornalista, raccontando i fatti e commentandoli, da cronista del vino libero e indipendente, con i miei articoli ed i post di commento dei lettori, che leggo attentamente prima di pubblicare e che casso quando contengono realmente espressioni offensive, è un conto è la diffamazione.
Vorrei che questo aspetto, semplicissimo, elementare, facilmente comprensibile da tutti, fosse chiarissimo, onde evitare equivoci, ora ed in futuro.

0 pensieri su “Bando agli equivoci: ecco quanto mi viene contestato di aver pubblicato

  1. Scusami un suggerimento, Franco. Ti ricordi quel film in cui un avvocato doveva scagionare un papa’ di colore per aver reagito violentemente contro un ragazzo che gli aveva violentato la figlia? E davanti ad una giuria di bianchi in uno degli States piu’ flagellati dal KKK? Ecco, riusci a farfe assolvere il suo assistito chiedendo ai giurati di chiudere gli occhi, raccontando com’era avvenuta la violenza, minuto per minuto e alla fine chiedendo ai giurati di immaginarsi il volto di quella ragazza, ma bionda, di carnagione bianca e con gli occhi azzurri.
    Te l’ho raccontato perche’ vorrei raccomandarti di rileggere i due testi immaginando di essere un legale, che vive di parcelle, che riceve un incarico da una ditta, che deve vedere non il significato che dai tu alle tue parole, ma quello che interpreta lui. E vedrai che il sospetto, anche se prima non ce l’avevi, verra’ anche a te. Come la donna che dice una serie di no che diventano un si (ricordi? NO!! poi no e poi noooooooo….)
    Stamattina in un articolo de Il Giornale su Mesiano ho trovato questa frase: “È un’interpretazione creativa, ma non è una novità: le leggi si applicano ai non amici e si interpretano per gli amici”.

    • no Mario, io rispetto la lettura, da legale, da tecnico delle leggi, data dall’avvocato (su indicazione dell’azienda che ha visto del dolo laddove non c’era), ma continuo a pensare, sono sicuro al cento per cento che in quei commenti, e nel fatto che io li abbia pubblicati, non vi era alcuna volontà diffamatoria. E che per trovarla bisogna usare la lente d’ingrandimento…

  2. Come cantava Peter Gabriel:
    “Don’t give up
    cause you have friends
    Don’t give up
    You’re not the only one
    Don’t give up
    No reason to be ashamed”
    So, please, don’t give up!

  3. Carissimo Sig. Ziliani, che importanza ha che lei non abbia insultato nessuno? Che lei abbia detto la verità? Che realmente si parta da un dolo di taluni produttori e di cui lei è stato solo coraggioso cronista? Suvvia, meglio zittirla con minacce che -visto la stato della Giustizia (?) in Italia- non si sa mai come vanno a finire. Qs è il nosro paese purtroppo, un paese dove le leggi sembrano le famose ragnatele che imprigionano solo i piccoli. Gli “insetti” più grandi le lacerano e passano oltre. Buon lavoro, cmq.

  4. Caro Franco,
    che nello specifico avessi perfettamente ragione te lo avevo già scritto prima e te lo ripeto adesso. Ripeto anche che trovo ridicola, patetica e a prova di contenzioso la minaccia di ritorsioni legali che ti fanno. Ciò premesso, non vedo cosa ci fosse da replicare “doverosamente” a me (ciò che virgoletti è mio), visto che io mi riferivo esplicitamente all’abitudine, censurabile (e da cui nemmeno alcuni lettori del tuo blog sono immuni), di calunniare il prossimo nascondendosi dietro un comodo anonimato.
    Saluti,

    Stefano

    • quei lettori anonimi Stefano, non calunniano il prossimo. E tu scrivendo così, dai, oggettivamente ragione alle aziende che mi fanno scrivere dai loro avvocati. Strano che ti sfugga questa solare evidenza…

  5. Tutta la mia solidarietà, Franco. Nei testi non v’è alcun intento diffamatorio. Purtroppo questa vicenda sottolinea fino a che punto siamo arrivati. Ci attende un futuro ben fosco se la libertà di opinione e di critica viene messa a tacere in questo modo. Un caro saluto.

  6. Un bell’esercizio di umiltà : può capire cosa si prova a essere esclusi e attaccati. Non si hanno solo gioie e tappeti rossi nel suo lavoro che le dà privilegi. Un’opportunita per capire e per farsi un esame le è offerta

  7. Gentile Franco Ziliani,

    come avrà certamente notato, è il primo post che scrivo sul suo blog, quindi certamente non ho preconcetti di sorta alcuna nel dare la mia impressione su quanto le sta accadendo.

    Credo che sul secondo virgolettato da lei postato, non ci sia neanche da stare a discutere, si tratta della pubblicazione delle osservazioni di una degustazione che ha il pieno diritto di esprimere.

    Quanto al primo, bè è un pò allusivo, soprattutto perchè sembra che i vini toscani siano considerati più di altri solo perchè abbiamo(è la mia regione) la fortuna di costudire castelli e bellezze naturali molto apprezzate. Quindi al limite se la sua affermazione è lesiva nei confronti di qualcuno è certamente non un singolo produttore ma una folla di produttori.

    Mi permetta una mia ultima riflessione: se in momenti di mercato come questi, con le difficoltà che ci sono, un produttore(che non so nemmeno chi sia) investe tempo e soldi nel querelare l’autore di un blog(non per sminuirla ma è così) allora è proprio vero che non ci sono idee!

  8. Caro Franco, hai fatto bene a ricordarci i due pezzi “incriminati” cosi’ tutti vedono che non hai in qualsiasi maniera diffamato nessuno, e che le comunicazioni legali che hai ricevuto non hanno alcun fondamento.
    Autore di uno dei brani da te citati riaffermo: 200% solidarieta’ con te e con tutti gli autori che vengono attaccatti per esercitare il loro lavoro di libera, responsabile critica; rifiuto invece di chi usufruisce dell’anonimato su internet per testimoniare odio e diffamazione. Un caro saluto

  9. Ma perchè non ti lasciano in pace, caro Franco, ma cosa temono ? Di perdere fettine di mercato degli appassionati-appassionati ?
    Ma perchè vogliono questa squallida omertà di chi cerca, studia, trova e comunica agli altri la sua emozione, il trionfo o il dubbio.
    Viviamo proprio un brutto periodo della comunicazione culturale in questo Paese.

  10. Caro Franco,
    comincio a sospettare che certe cose tu finga di non capirle per il gusto di attaccar briga, anche se me ne sfugge il motivo. Io non ho affatto scritto [rileggi: “…mi riferivo esplicitamente all’abitudine, censurabile (e da cui nemmeno alcuni lettori del tuo blog sono immuni), di calunniare il prossimo nascondendosi dietro un comodo anonimato”] che i lettori del tuo blog calunniano anonimamente, ma che nei blog, il tuo incluso, si affacciano talvolta lettori anomini che calunniano. Mi stupisce che la differenza non appaia solare a te, visto che dell’argomento abbiamo parlato più volte, anche di persona, trovandoci perfettamente d’accordo, e che tu stesso sul blog hai trattato certi anonimi come meritavano.
    Sul resto ripeto quanto detto. Io di querele ne ho prese tante e le ho vinte tutte. Se ho ragione, me ne frego delle minacce.

    Stefano

  11. Nel leggere il commento del Sig Anonimo, non posso che esprimere fastidio nel leggere quelle parole. Se di consumatore come me trattasi, non è il caso di commentare. Se di produttore trattasi, mi permetto di dire che per me consumatore è importante avere chi con lealtà, trasparenza, indipendenza, professionalità, competenza, commenti ed evidenzi difetti di un vino e anomalie nella produzione di beni che io mi appresto a consumare. Se eliminiamo queste figure – che non vivono di rose e tappeti – non saranno certo i gamberi, grappoli, bicchieri ad aiutarmi, bensi gli amici produttori (pochi), gli unici di cui mi fiderò e gli unici di cui acquisterò vino.

  12. Mi piace la solidarieta’ al 200% di Wojtek da Varsavia, al punto che io che volevo esprimertene una al 300% faccio marcia indietro di fronte all’amico che ormai ci unisce e dichiaro soltanto 199%. Del resto ricordo che al rondo’ di Mezozombor sulla strada per Tokaj, durante un veloce pranzetto al ristorante annesso alla cantina Disznoko (significa “muso di cinghiale” perche’ intorno e’ proprio foresta…) ci fu la differenza di un solo punto in percentuale su un vino italiano strepitoso di un’annata che tutti avrebbero invece dato per spacciata, il 1993. Quello me lo ricordo perfettamente. Un solo punticino percentuale, ma in piu’ riconoscendo anche a lui il coraggio di esser capace di andar controcorrente. una cosa che hanno pochi al mondo. Wojtek e’ cosi, caro Franco, e mi fa davvero tanto piacere che ti frequenti cosi spesso. Non nuoti da solo, non ti preoccupare. A Varsavia hai degli amici veri da andare a trovare, anche Bienczyk, che e’ un franco tiratore eccezionale. Non farti distrarre dagli azzeccagarbugli, non dar loro troppa importanza. Sono ben altre le soddisfazioni nella vita.

    • si può eventualmente “riflettere” su espressioni chiare e facilmente comprensibili, non su “messaggi in codice” che nella mia limitatezza non riesco a capire. Si spieghi meglio, mi e ci faccia capire…

  13. Nessuno ha visto o trovato, anche scavando, parole o frasi che possano realmente dare adito ad azioni legali.
    Mi ripeto: perchè il produttore in questione anzichè tentare di soffocare la verità a fronte di degustazioni di un professionista PULITO e di grande CAPACITA’ non fa semplicemente un esame di coscienza e si mette nelle condizioni di non leggere critiche non gradite?
    Tutti possono sbagliare, scivolare, inciampare, per infiniti motivi… ma ribaltare sugli altri gli effetti delle proprie azioni è ben altra cosa.
    Vai avanti, come sempre hai fatto, a testa alta.
    La tua professionalità non è messa in dubbio da nessuno e la critica, positiva o negativa che sia, è il tuo lavoro.
    Si è mai sentito di un giornalista sportivo querelato per aver commentato un calcio di rigore sbagliato?
    Non viene il dubbio che questa azienda voglia trarre infine beneficio dal polverone che tenta di sollevare?
    Bene, chiudiamo la questione, ci sono ben altri argomenti di cui discutere insieme!
    Ancora una parola: anonimato. Per poter scrivere sul tuo blog è necessario un nome ed un indirizzo e mail dal quale si risale facilmente al titolare, suppongo… o sono troppo ingenua!

  14. Gentile signor Ziliani, riconosco nel “Testo numero uno” un mio commento, almeno credo. E credo anche che non sia diffamatorio, perchè sono sicuro al 100% di non avere nominato alcuna azienda. Il mio commento voleva semplicemente far riflettere su un comportamento sicuramente diffuso nel mondo del vino. Un comportanmento talmente diffuso che, può essere considerato tranquillamente normale. Le assicuro che il commento non era una critica indirizzata ad una cantina in particolare, ma un semplice commento buttato giù così senza alcun pregiudizio. La prossima volta scriverò sicuramente che ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale, perchè di questo si tratta.

    Cordiali saluti,

    Fabio Italiano, Kamerik (Olanda)

    • HO DECISO DI ELIMINARE I DUE COMMENTI “INCRIMINATI” NON PERCHE’ LI RITENGA DIFFAMATORI, E RITENGA DI DOVER FARE AMMENDA, MA SEMPLICEMENTE PERCHE’ QUESTA MATTINA HO SCOPERTO CHE LASCIANDOLI A MARGINE DEL POST DOVE ERANO STATI PUBBLICATI, ERA POSSIBILE IDENTIFICARE MEDIANTE UNA RICERCA SU GOOGLE A CHE AZIENDA SI FACESSE RIFERIMENTO E QUALE AZIENDA AVESSE CHIESTO ALL’AVVOCATO DI SCRIVERMI.
      E SICCOME NON VOGLIO ASSOLUTAMENTE QUESTO, E NON E’ MIA INTENZIONE CONSENTIRE QUESTA IDENTIFICAZIONE, E NON E’ MIA VOLONTA’ METTERE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI UNA SINGOLA AZIENDA, MA PORRE UN GENERALE CASO DI LIBERTA’ DI ESPRESSIONE, HO DECISO CHE FOSSE DOVEROSO ELIMINARLI, TANTO IL TESTO DEI DUE COMMENTI FIGURA, NELLA SUA SOSTANZA, DEPURATO DA OGNI RIFERIMENTO ALL’AZIENDA, IN QUESTO POST, PERCHE’ CHIUNQUE POSSA GIUDICARLI E VERIFICARE CHE DI OFFENSIVO E DIFFAMATORIO NON VI ERA NULLA E CHE SI TRATTAVA SEMPLICEMENTE DELL’ESERCIZIO, INCONTESTABILE, DELLA LIBERTA’ DI CRITICA AD UN VINO. CHE AD ALCUNI PUO’ PIACERE E AD ALTRI NO. QUESTO PER LA PRECISIONE

  15. Per Giovanna: sono d’accordo con lei, anche a mio parere non solo non c’è nulla di diffamatorio in quello che ha scritto Franco ma, come lei giustamente scrive, “viene il dubbio che questa azienda voglia trarre beneficio dal polverone che tenta di sollevare”. Quanto all’anonimato, lei non è ingenua e quello che dice sull’identificabilità di chi posta attraverso nome e email (anche se tecnicamente no sso se sia possibile indicare generalità false) è vero. Il problema è che per la totalità dei lettori l’autore del post eventualmente resta anonimo e questo in qualche modo rischia di coinvolgere indirettamente anche il titolare del blog. E’ una questione spinosa, che dev’essere regolamentata legislativamente, altrimenti sarà sempre fonte di infiniti fastidi.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  16. Concordo che non vi sia nulla di diffamatorio nel secondo paragrafo. Se un vino fatto da vitigni non solitamente erbacei sa di peperone arrosto, io lo noto e dico che non e’ un profumo usuale. Non sto accusando nessuno, semplicemente costatando un fatto.

    Per quanto riguarda la scelta per un giornalista americano fra Castello in Toscana/Aziendina pugliese invece, la risposta non e’ cosi’ ovvia. Alcuni sceglierebbero il castello, ma altri (oltre al sottoscritto, che abita gia’ in Toscana) sarebbero ben lieti di andare in Puglia.

    Kyle

  17. Pingback: Looking back at Brunello (please cease and desist) « Do Bianchi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *