Borgogno riserva grandi annate: grandi Barolo senza riserve


Ho già espresso chiaramente, qui, e qui, e in maniera ancora più esaustiva qui, tutto il bene che penso, l’operazione aria e idee nuove, pur nella continuità storica e nel pieno rispetto della tradizione, introdotta, con “un po’ più coccodé, ma sussurrato” da Oscar Farinetti, il nuovo patron, dal dicembre 2007, della Cantina Giacomo Borgogno di Barolo.
Pur essendo un’azienda dalla storia veneranda, la Borgogno era un po’ finita in una sorta di cono d’ombra, e aveva bisogno che qualcuno, dotato di idee ed energie nuove, restituisse al marchio “l’appeal di cui è degno in nome del suo passato e del suo presente”. Un qualcosa che servisse a riaccendere i riflettori su Borgogno e far parlare e soprattutto gustarne i suoi vini, in particolare le grandi riserve, che in grandi quantità (Farinetti si è portato a casa qualcosa come 50 mila bottiglie di vecchie annate comprando l’azienda), riposavano, in eccellenti condizioni, nelle cantine “che dal 1761 si trovano in pieno centro a Barolo, scavate nel tufo della collina”, poste lungo la direttrice che da via Roma (dove troviamo le cantine di Sergio Barale e di Bartolo Mascarello) e dal Municipio conduce sino al Castello Falletti.
Ho plaudito, senza se e senza ma, al restauro conservativo che ha riportato l’edificio della cantina al suo originario aspetto ottocentesco, all’apertura al pubblico, perché come il padrone di casa insegna, il business è business ed i grandi Barolo, le annate leggendarie, bisogna, potendoselo permettere, berle, e quindi farle girare, restituirle al circuito virtuoso delle bottiglie con cui ci si confronta, di cui si parla, che diventano elementi di riferimento e di confronto, del nuovo allegro, arioso, luminoso, ospitale punto vendita.
Un vero e proprio negozio dove accanto ai vini “normali”, ovvero alla corrente produzione dei vini e del Barolo Chinato di Borgogno, sono disponibili in vendita, a prezzi importanti (ad esempio 185 euro per la strepitosa riserva 1982, un vino da urlo), le riserve storiche dei Barolo Borgogno, suddivise in tre fasce: i vini da 5 a 10 anni (dal 2004 al 2000), i vini dai 10 ai 20 anni e quelli di annate storiche: 1990, 1989, 1988, 1982, 1978, 1967, 1961. Oltre ad annate diverse (2004, 2003, 1990, 1989, 19889 del Barolo cru Liste.

Mi restava solo, e ci tengo a farlo qui, invece che nella sede, più istituzionale, del sito Internet dell’A.I.S. dove ho pubblicato la notizia del “vernissage”-“ritorno al futuro” presentato l’11 (per me il 12) settembre, raccontare le emozioni che i vini che ho potuto degustare in quell’occasione, ovvero 2004, e poi 1998, 1982, 1978, 1967 e un 1961 da sogno, mi hanno regalato.
Per farlo ritengo opportuno, rinviandovi alla pagina del sito Internet di Borgogno, dove si parla dei vigneti e della loro collocazione, accennare ad alcune notizie tecniche sui vini, ad esempio che le uve per le riserve provengono per l’80% dai vigneti di proprietà della Casa situati in alcune fra le migliori posizioni, dieci ettari, (Cannubi, Liste, Rué, San Pietro) nel territorio del comune di Barolo e per il 20% vengono acquistate da viticoltori locali per lo più nel territorio dei comuni di Barolo e di La Morra.
E che il tradizionalissimo metodo di produzione, che tale rimarrà anche in futuro, prevede “potatura invernale della vite corta (max. 9/10 gemme per pianta), riduzione ed eliminazione dei grappoli in eccesso dopo l’allegagione, stretta selezione dell’uva alla raccolta. Vinificazione nelle proprie cantine in Barolo, di tipo tradizionale, con fermentazione a cappello emerso e lunga macerazione (di circa 2 settimane) a temperatura controllata (23/25° C) e successiva macerazione a cappello sommerso di durata variabile tra i 10 e 20 giorni. Invecchiamento in botti di Rovere di Slavonia (da 2 ad oltre 4 anni secondo le annate) ed affinamento in bottiglia di 6 mesi”. Attualmente le annate disponibili dei Barolo riserva sono 1961, 1967, 1974, 1978, 1982, 1985, 1988, 1989, 1990.
Degustate, anche se un po’ alla volée (solo al 1961 ho potuto concedere il tempo veramente necessario) nella quiete della cantina, dove sono sempre rimaste, le singole annate mi hanno “raccontato” questo…

2004

Naso molto aperto aereo, fresco,di grande impatto e fragranza, con note di lampone e ribes, accenni floreali, di liquirizia e sottobosco e una leggerissima speziatura in evidenza. Al palato notevole struttura tannica, con freschezza, acidità vibrane, bella sapidità e finale lungo e nervoso. Ancora molto giovane, con buon potenziale d’evoluzione.
1998
Bouquet sorprendentemente denso, caldo, compatto, di grande ampiezza e bella profondità, con note di liquirizia, pesca bianca, rosa, un leggero ricordo di anguria, prugna e sottobosco in evidenza. Al gusto il vino è ampio, pieno, con un tannino terroso ben presente e sottolineato, non aggressivo che scandisce il ritmo, una salda tessitura, persistenza lunga, con una nota acida sapida che innerva il vino e lo rende vivo e scattante.
1982
Fantastica la vivacità e l’intensità del colore, un rubino leggermente granato squillante, e la sua integrità. Il naso è una favola, fittissimo, denso, complesso, con tante sfumature nitidamente avvertibili a comporre una variopinta tavolozza: melograno, rosa passita, prugna, pepe nero, pesca, note selvatiche ed un goudron catramoso ben sviluppato che apre su note di cuoio e di selvaggina, il tutto in una cornice di grande freschezza.
In bocca il vino è lunghissimo, vibrante, teso, con una presenza tannica precisa, ben avvertibile ma suadente, setoso e caldo nel suo disporsi ampio sul palato, eppure nervoso, sapido nello scandire una verticalità un nerbo di straordinaria persistenza. Uno di quei vini che sicuramente piacerebbero tanto al mio caro amico spagnolo Juancho Asenjo, al quale restituisco il brindisi ideale che mi ha indirizzato qui
1978
Grande vino, ma giocato su note selvatiche e animali (netti il cuoio, la pelliccia, il tabacco) armonizzati da una componente fruttata (prugna sotto spirito) di grande vitalità. La bocca è piena, ampia, carnosa, retta da un sostegno tannico preciso e da una polpa ancora succosa, il vino è ancora godibilissimo, ma senza la complessità e la “vitalità” del 1982.
1967
Un Barolo rigidamente old style, con un grande scheletro ancora solido, rappresentato da un’acidità fresca e indomita, con il proprio meglio rappresentato da un naso freschissimo, floreale, di grande fragranza, con una liquirizia spettacolare, ma un po’ carente di polpa, di “ciccia” al gusto, dove si dispone verticale, sapido, profondo, dalla persistenza infinita.

1961

Prezzo assolutamente da… Farinetti per questo vino (550 euro a buta la proposta nel punto vendita, con un’ipotesi di 48 euro al bicchiere…) ma considerando quello che costa un Premier Cru di Bordeaux o una bottiglia, pari età, di Romanée Conti, si può, scherzosamente, definirlo un super Barolo da “fantastico rapporto prezzo-qualità”.
Non manca nulla a questo 1961, degustato in due frangenti, la prima in cantina, la seconda con la bottiglia da me fisicamente “sottratta” in cantina portata a tavola per gustarla nel migliore dei modi, in abbinamento al cibo, per definirlo un Barolo memorabile.
Colore splendido per integrità e profondità, per maestosa ricchezza di sfumature, senza ombra di ossidazioni e di derive mattonato-aranciate, ed un naso che definire largo, cremoso, suadente, super complesso, ricchissimo di sfumature e chiaroscuri, vitale, é poco.
Un timbro malinconicamente e dolcemente autunnale, crepuscolare e tabaccoso, tutto foglie secche, humus, rosa passita, liquirizia, cuoio, accenni di grafite, di prugne secche e amaretto, piacevolmente e sorprendentemente affumicato e con una speziatura che “titilla” le nari.
Ma è la bocca a conquistare, a lasciare stupefatti e soggiogati, avvinti da tanta bontà densa, larga, suadente, di infinita soddisfazione e vellutata morbidezza, ancora succoso nella sua polpa, quasi carnoso, eppure sapido, scattante, nervoso, con un’acidità perfettamente calibrata, viva, ma non tagliente, che innerva il vino e gli regala una persistenza nervosa, salata, minerale, finissima ed elegante, una “febbre”, uno scatto e un’energia davvero indimenticabili.
Borgogno Riserva 1961 o della quintessenza del grande Barolo classico.

29 pensieri su “Borgogno riserva grandi annate: grandi Barolo senza riserve

  1. ho conosciuto i due fratelli Boschis nella loro azienda qualche anno fa ( 2003 ?)e sono rimasto affascinato dalla cantina ultracenteneria con ancora la struttura e le mura d’epoca oltre che dai loro Barolo, compreso un buon Chinato.
    Devo dire pero’ che le riserve da me acquistate 61,67,78,82,ed un incredibile 52 costavano molto meno di quanto si percepisce ora.Peccato davvero 🙁
    Giorgio

    • erano prezzi che definirei pre-farinettiani… Comunque ho già segnalato ad Oscar che scrivere Baroli invece di Barolo é un clamoroso sfondone, che andrebbe punito con una fustigazione sulla pubblica piazza…

      • buongiorno franco.
        io sarei in possesso di un barolo borgogno riserva del 1961…vorrei sapere se e a quanto potrei cederla…e dove..?
        grazie anticipatamente.
        roberto

  2. Annate da favola. Invidio chi riesce a gustarne un calice con gli amici. E’ qui che il vino non va solo guardato, annusato, gustato, discusso e… pisciato, ma anche finalmente goduto, sognato, adorato. Mancano pero’ il 52, il 64 ed il 96. Se le sono bevute tutte, eh? Marpioni! Sui prezzi non me la sento proprio di dare addosso a Farinetti. Se voi sapeste quante minchiate si vendono nel mondo a 990 euro ed oltre, per me questi sono dei prezzi abbastanza onesti anche se non sono certo alla mia portata e me ne dispiace molto.

  3. In cantina una riserva del ’55 (acquistata qualche anno fa a prezzi ante…), chissa’ se ancora in forma come
    il ’61 degustato da Lei ! (certo che una bottiglia che non ha mai lasciato la cantina originaria ha piu’ garanzie…)

  4. l’anno scorso ho stappato un 58 per festeggiare il mio mezzo secolo. Non dico che fosse perfetto, di certo vent’anni prima era meglio, comunque era molto buono e poi a volte l’emozione vale più dell’analisi organolettica.

  5. Mi è capitato di assaggiare quest’anno un Barolo 54 o 55 non ricordo e un 61. Ottimi e sorprendente la loro vivacità. Molto più longevi di un Monfortino, ad esempio un ’58, che al confronto sembrava Matusalemme. Come mai? MAH!

  6. Luca, ti rispondo io visto che anni fa ho chiesto a Giorgio Boschis la stessa cosa…
    in effetti tutte le riserve che escono dalla cantina vengono stappate , ricolmate e ritappate .Ecco perche’ il mio 61, 78 52 ecc avevano tappi nuovi.
    devo dire che forse il piu’ emozionante e’ stato il 52.
    salutoni Giorgio

  7. buona sera giorgio io in cantina conservo una riserva 2001 che parere mi dai su questo barolo? potro berlo ad esempio nel 2020
    oppure prima,tengo a precisare che ho una cantina super per
    l invecchiamento.

  8. Buongiorno,io di barolo Borgogno riserva ne ho 5 bottiglie di diverse annate,47,52,64,81,83,vorrei sapere se è possibile il loro valore.
    grazie Riccardo.

  9. ho acquistato tre bottiglie di barolo riserva 1961 vorrei sapere come poter verificare lo stato di conservazione del vino e se ci fosse qualcuno interessato ad acquistarle

  10. Salve, ho una bottiglia del Barolo di Borgogno annata 1961 completa di scatola, vorrei sapere il suo valore. Grazie e saluti.

    • il 1967 é classificata http://www.enotecadelbarolo.it/?page_id=130 come annata ottima dall’Enoteca del Barolo.
      Io non sono in grado di dirle quanto possano valere, bisogna vedere come sono state conservate e dove, quale il livello del vino nella bottiglia, la leggibilità dell’etichetta. Provi a contattare direttamente l’azienda info@borgogno.com magari loro potranno aiutarla ad avere un’idea del valore.
      Se invece vuole fare una cosa intelligente, si porti su una bottiglia dalla cantina, la lasci riposare in posizione verticale per un paio di giorni e poi la stappi (e magari mi faccia sapere e mi chiami, se non abita troppo lontano da Bergamo dove sono io) e se la gusti. Sarà il miglior regalo che possa farsi (se il tappo non ha tradito…)

  11. Buongiorno,
    ho una bottiglia barolo borgogno, come da foto, ma del 62. Avrei necessità di sapere se il vino in mio possesso ha un valore economico e se di quale o se valga ancora la pena degustarlo.
    Grazie infinite.

    • che valga la pena stapparlo e degustarlo non v’é dubbio alcuno. Da quel che mi ricordo, a differenza del mitico 1964, il 62 non é stata (c’ero, ma avevo sei anni…) un’annata memorabile. Anzi, la classificazione fatta dall’Enoteca del Barolo la giudica solo “discreta”. Non so se possa avere valore economico.
      Lei lo stappi, ne versi poco in un ampio bicchiere e lasci la bottiglia, che avrà avuto la cura di portare dalla cantina con qualche giorno in anticipo lasciandola in piedi, perché eventuali depositi possano finire sul fondo, ossigenare, liberarsi dalla lunga clausura. E poi se il miracolo del Barolo si compierà ed il tappo non avrà tradito, poi ci racconti le sue impressioni, quello che la bottiglia le ha raccontato….

  12. La ringrazio moltissimo per la risposta e degusterò sicuramente il vino e ne condividerò le emozioni. Cosa può dirmi invece di questo Barolo?

  13. Buon giorno, pulendo la cantina ho trovato delle bottiglie e sarei curiosa di sapere il loro valore:

    1 di pasolini chianti 1974
    1 di borgogno barbaresco riserva 1958
    2 di borgogno barbaresco riserva 1971
    1 di borgogno barbaresco riserva 1980
    1 di borgogno barolo riserva 1952

    Spero che possiate aiutarmi.
    Vi ringrazio Debora

  14. Buonasera,scusate se mi intrometto in questa discussione, ma avrei piacere di capire se e cosa potrebbe valere questa bottiglia, perché su internet nessun sito vi fà riferimento.
    Saluti
    Andrea M.

  15. Salve. Possiedo un barolo riserva borgogno anno 64, un barolo riserva borgogno anno 71, e un barbaresco pio cesare anno 69. Qualcuno sa dirmi all’incirca il loro valore? Molte grazie. Fabio

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