Brunello di Montalcino 2004: le varie guide li giudicano proprio diversamente


Manca ancora l’elenco dei vini premiati da Vini d’Italia del Gambero rosso (poi ci sarebbero i premi decisi da altre guide, ma essendo molto minori e di scarsissimo seguito, è un po’ come se non esistessero…), ma provate a farvi un’idea di come abbiano giudicato i Brunello di Montalcino dell’annata 2004, quella che in tanti ormai abbiamo detto non essere una grande annata e un millesimo con veramente pochi vini di assoluto rilievo qualitativo, tre differenti guide, quella dell’Espresso, Duemilavini e la Guida Veronelli.
Sono davvero ben pochi, anzi, forse nessuno,  i vini che mettono d’accordo tutti, e poi c’è chi gli piace Giulio Salvioni, Gorelli Le Potazzine o Poggio di Sotto e c’è chi gli piacciono Banfi, Pieve Santa Restituta, Fanti, Valdicava, o Casanova di Neri. La soggettività, anche in questo caso, impera!

Brunello di Montalcino Cinque bottiglie Guida Espresso
Brunello di Montalcino 2004 La Cerbaiola – Salvioni
Brunello di Montalcino 2004 Lambardi – Canalicchio di Sotto
Brunello di Montalcino 2004 Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2004 Tiezzi
Brunello di Montalcino Le Potazzine 2004 Gorelli – Tenuta Le Potazzine
Brunello di Montalcino Piaggione 2004 Podere Salicutti
Rosso di Montalcino 2006 Stella di Campalto – San Giuseppe
Rosso di Montalcino 2007 Talenti

Brunello di Montalcino 5 grappoli Duemilavini 2010
Brunello di Montalcino 2004    Biondi Santi
Brunello di Montalcino 2004    Castello Banfi
Brunello di Montalcino 2004    Cupano
Brunello di Montalcino 2004    Fattoria Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2004    Fuligni
Brunello di Montalcino 2004    La Fiorita
Brunello di Montalcino 2004    Palazzo
Brunello di Montalcino 2004    Piancornello
Brunello di Montalcino 2004    Tenuta Il Poggione
Brunello di Montalcino 2004    Tenuta Oliveto
Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2003    Sesti
Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2001    Col d’Orcia
Brunello di Montalcino Schiena d’Asino 2004    Mastrojanni
Brunello di Montalcino Sugarille 2004 Pieve Santa Restituta
Brunello di Montalcino Ugolaia 2003    Lisini
Rosso di Montalcino 2006    Castello di Velona

Brunello di Montalcino Super Tre Stelle Veronelli
Brunello di Montalcino 2004 – Camigliano
Brunello di Montalcino 2004 – Castello Romitorio
Brunello di Montalcino 2004 – Cantina Costanti
Brunello di Montalcino 2004 – La Cerbaiola
Brunello di Montalcino 2004 – Fattoria La Fiorita
Brunello di Montalcino 2004 – Tenuta La Fuga
Brunello di Montalcino 2004 – La Poderina – Saiagricola
Brunello di Montalcino 2004 – La Rasina
Brunello di Montalcino 2004 – Fattoria Lisini
Brunello di Montalcino 2004 – Tenute Silvio Nardi
Brunello di Montalcino 2004 – Fanti – Tenuta San Filippo
Brunello di Montalcino 2004 – Sassetti Vasco
Brunello di Montalcino 2004 – Tenuta Valdicava
Brunello di Montalcino 2004 – Tenuta Vitanza
Brunello di Montalcino 2004 – Tenute Niccolai – Palagetto
Brunello di Montalcino 2004 – Gianni Brunelli – Le Chiuse di Sotto
Brunello di Montalcino 2004 – Podere Brizio – Roberto Bellini
Brunello di Montalcino 2004 – Fornacina
Brunello di Montalcino 2004 – Uccelliera
Brunello di Montalcino 2004 – Collemattoni
Brunello di Montalcino 2004 – La Mannella
Brunello di Montalcino 2004 – Il Forteto del Drago
Brunello di Montalcino 2004 – Fossacolle
Brunello di Montalcino Altero 2004 – Poggio Antico
Brunello di Montalcino Le Potazzine 2004 – Tenuta Le Potazzine – Gorelli
Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2004 – Il Marroneto
Brunello di Montalcino Manachiara 2004 – Tenute Silvio Nardi
Brunello di Montalcino Montosoli 2004 – Altesino
Brunello di Montalcino Pian delle Vigne 2004 – Tenuta Pian delle Vigne
Brunello di Montalcino Pietranera 2004 – Tenute Friggiali e Pietranera
Brunello di Montalcino Riserva 2003 – Altesino
Brunello di Montalcino Riserva Madonna del Piano 2003 – Tenuta Valdicava
Brunello di Montalcino Riserva Ugolaia 2003 – Fattoria Lisini
Brunello di Montalcino Riserva Vigna di Pianrosso 2004 – Ciacci Piccolomini d’Aragona
Brunello di Montalcino Schiena d’Asino 2004 – Mastrojanni
Brunello di Montalcino Selezione Poggio Banale 2003 – La Poderina – Saiagricola
Brunello di Montalcino Sugarille 2004 – Pieve Santa Restituta
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2004 – Casanova di Neri
Brunello di Montalcino Vigna delle Rannate 2004 – Mocali
Brunello di Montalcino Vigna gli Angeli 2004 – Fattoria La Gerla
Brunello di Montalcino Vigna La Casa 2004 – Caparzo

Per l’elenco dei Brunello 2004 “tre bicchieri” secondo la guida Vini d’Italia del Gambero rosso, leggete qui

A proposito del Brunello di Montalcino 2004 così scrive James Suckling su Wine Spectator in un articolo pubblicato nell’uscita di fine ottobre: “Chioccioli’s argument is borne out by the amazing 2004 Brunellos di Montalcino. As I wrote earlier this year (“Vintage Spotlight: 2004 Brunello di Montalcino,” April 30), the vintage produced wonderfully perfumed and majestically refined Brunellos that offer an excellent balance of fruit and refined tannins.
Many are beautiful to drink now, but will be even better with two or three more years of bottle age. And they should improve for decades to come. I rate the 2004 vintage for Brunello di Montalcino 97 points, the same as 1999 and just two points less than the 1997.
The up-and-coming 2006 vintage could rival those years; I currently rate it 95-100 points, but it won’t be released until 2011. Besides the 98-point Casa nova di Neri Cerretalto, the top 2004 Brunellos I tasted this year include the Uccel­liera (97, $65), the Casanova di Neri Tenuta Nuova (96, $81), the Poggio Il Castellare (96, $50) and the San Filippo Le Lucére (96, $60). The ’04 Brunello di Montalcino riservas will be available to taste early next year, and they could be some of the best wines ever from the region. “The [2004] Brunello di Montalcino riservas are going to be very, very special,” says Roberto Guerrini, who runs the Brunello estate of Eredi Fuligni for his family. “It may be the greatest wine that I have ever made. It has so much power and finesse. I am very, very happy.”
Anche lui, Suckling, ha espresso chiaramente i propri gusti…

0 pensieri su “Brunello di Montalcino 2004: le varie guide li giudicano proprio diversamente

  1. RIPRENDO IL MIO COMMENTO DI POCO FA DAL POST PRECEDENTE SULLE GUIDE:
    Ma avete letto i premi dell’AIS 5 grappoli?
    Come si fa a premiare contemporaneamente fra i Brunelli sia un Poggio di Sotto (strameritato) che un Banfi???
    Un colpo al cerchio e uno all botte, giusto per non scontentare nessuno?

  2. Al di la dei nomi e del singolo vino, ma perchè esiste una sola via alla qualità? Premiare diversi stili, se li si considera eccellenti, è forse sinonimo di cerchiobottismo? Dunque dovremmo tutti uniformarci al gusto di qualcuno? Non era questo il male imputato alla critica di settore? Allora è solo una questione di profeta, non di religione…

    PS: considero buonissimi il 2004 di Poggio di Sotto, e anche quello di Pieve Santa Restituta.
    Poi compro e bevo Poggio di Sotto, ma questo è un’altro paio di maniche. Se ragioniamo oggettivamente e parliamo di critica “estetica”, nel senso filosofico del termine. Altrimenti sono chiacchiere da osteria (che vanno benissimo, benintesi. Anzi, sono forse quelle che preferisco, ma con una guida che cerca di parlare ai suoi lettori c’entra poco)

    • eh no, sor “tipicamente”, é difficile pensare che ad una persona dotata di un preciso gusto possano contemporaneamente piacere il Brunello di Palmucci e quello di Gaja. Se a quella persona piacessero entrambi, vuol dire che hanno un’idea del Brunello molto confusa… Quanto alle “chiacchiere da osteria” sempre meglio queste, espresse liberamente su un blog, senza censure, di quelle che vengono fatte in un celebre borgo toscano che credo lei conosca bene…

  3. Ma qual’è il target delle guide?
    L’appassionato? Peccato che poi debba fare spesso il conto con le sue tasche e tanti saluti ai Gaja ma anche ai Poggio di Sotto.
    L’operatore Ho.Re.Ca? Dubito, business is business, io che ci opero mi fido solo del mio palato.
    I clienti stranieri? Se ne fregano.
    La GDO? Figuriamoci.
    La mia sensazione è che alla fine le guide rimangono rinchiuse nel recinto del mondo del vino in un circuito chiuso senza avere una vera diffusione popolare. La vedo grigia per loro

  4. A mio modesto parere credo che le guide siano principalmente uno strumento utilizzato dalle aziende premiate(stranamente sempre le stesse e le più influenti) e dai loro relativi rappresentanti per vendere quelle bottiglie a ristoranti,wine bar ed enoteche.
    Credo che ormai siano solo uno strumento di marketing rivolto al sell-in delle aziende,sono d’accordo con il sig.Diego che influiscano relativamente il sell out in modo diretto.La guida Duemilavini,ad esempio,difficilmente viene letta a casa dal consumatore medio finale che si siede al tavolo di un ristorante o entra in un’ enoteca…Mi è capitato spesso di vedere i titolari dei ristoranti o delle enoteche(nel primo caso molto spesso non preparati)mostrare i punteggi e le valutazioni delle guide ai clienti indecisi o poco esperti per spingerli all’acquisto dei vini premiati…

  5. se io dovessi stilare una guida dividerei i vini in due blocchi: tradizionale e moderno. La divisione non sarebbe pero’ fatta da me ma dall’ azienda stessa.
    Al momento della valutazione del vino chiederei al produttore dove vede collocata la sua azienda. Dopodichè valuterò, in due classifiche separate, i vari vini. Solo così potrei garantire che la mia classifica non è stata filtrata da un mio personalissimo (e fortissimo) amore per la tradizione (nel vino) e per la botte grande. Avrei così una guida con valutazioni tecniche e imparziali. Sto farneticando? No, solo perchè ho trovato alcuni barbarescobarolobrunello moderni con legni molto equilibrati e tannini morbidi che mi hanno sbalordito. Nulla a che vedere con i vari castori o altri animali selvaggi.. solo vini tecnicamente “perfetti” con grandissime vigne alle spalle. Chiaro che per i miei gusti e per il mio pensiero quei vini sono il modo migliore per sprecare tanta bontà regalataci da madre natura (parlo del terroir)mischiandoli con assurdi rovere estremi…Ma se un vino è tecnicamente ineccepibile è tecnicamente ineccepibile con o senza barriques…Insomma i francesi della borgogna fanno pinot noir FANTASTICI nelle pieces da 228 litri…Ma il castoro li non trova di che cibarsi….;-)
    Ri-chiedo: farnetico?

  6. Cupano è da tempo un’interessante realtà. Ma assegnargli la terza posizione dopo Banfi, con una vendemmia mediocre per tutti, è un’eresia !

    P.S: Saranno anche insindacabili i giudizi, ma più che cerchiobottisiti non si possono definire.

  7. Ziliani ha colto il punto: la mia domanda era sulla compatibilità degli stili, non sull’oggettività o meno della scelta. Io credo che una guida debba avere un “indirizzo” piuttosto che essere solo un annuario. Se Ais voleva in questo senso operare c’è riuscita, dando una panoramica del mecato del Brunello per tipologoa. Ma se voleva dare un indicazione del proprio criterio di scelta…siamo proprio lontani da qualsiasi logica!

    • Francesco, ma lei crede ancora che i bambini nascano sotto i cavoli o che li porti la cicogna? Pensa ancora che se a Montalcino definiscono “cinque stelle” un’annata questa sia davvero grande? Venga giù dal pero e usi il suo cervello ed il suo palato e si accorgerà che grande, salvo eccezioni che non confermano la regola, l’annata 2004 non é

  8. Credo che “er sor tipicamente” abbia introdotto un elemento interessante su cui ragionare, pur nella diversità di vedute. Che deve fare una guida, così come la conosciamo nella forma complessiva e nella sintesi rappresentata dai premi? Deve sposare un indirizzo ben preciso e cercare di essere coerente solo con quello? Oppure deve dare conto di quelle che potrebbero essere le cose più interessanti nelle diverse impostazioni, a prescindere dalle inclinazioni personali del singolo degustatore o della squadra di degustatori? Se ho capito bene Ziliani sostiene, non da oggi, che un critico enologico deve prendere una strada ed essere coerente con quella; e sulla base di questo pensiero afferma che “a una persona dotata di un preciso gusto non possono contemporaneamente piacere il Brunello di Palmucci e quello di Gaja”. Se ho capito male mi scuso anticipatamente.
    Io penso che l’equivoco nasca dalla sovrapposizione fra il concetto di gusto personale e quello di indirizzo estetico-critico di una guida o di una testata. E credo che un degustatore può benissimo avere gusti personali molto netti, perfino talebani, ma quando assaggia per una guida che sceglie di dare conto di stili e impostazioni diverse debba mettere un po’ in secondo piano le proprie inclinazioni.
    E’ rischioso fare esempi italiani perché ormai il clima è talmente avvelenato che sembra di camminare in un campo minato, ma se ci riferiamo alla guida verde della Revue forse diventa più chiaro quello che voglio dire. I redattori della Revue che danno tre stelle e voti vicini ai 20/20 sia a Rousseau che Dugat Py, Salon e Selosse, Dauvissat e Fevre, sbagliano o fanno bene? E perché noi non siamo più in grado di dare un’occhiata alle liste e al lavoro complessivo delle guide italiane con la stessa rilassatezza con cui sfogliamo Bettane o Gault Millau o la guida verde quando andiamo in Francia?
    Un po’ è una domanda retorica perché le derive e le esagerazioni in Italia ci sono state e ci sono ancora. Però un po’ no e l’ho impressione che proprio chi è da sempre in prima linea nel criticare certi “retroscena” o incongruenze che la critica enologica italiana si porta dietro non siano disposti a raccogliere certi passi indietro, bollandoli come dietro front di convenienza. Non è che è forse delle guide incompetenti, incoerenti o magari addirittura corrotte fanno anche comodo a chi non se ne occupa direttamente e ha scelto di fare comunicazione del vino in un altro modo?
    Saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *