Brunellopoli, game over. Pubbliche decisioni e una svolta


Ho letto e riletto con grande attenzione i due commenti dell’avvocato Bernardo Losappio pubblicati a margine di questo mio post.
Li ho trovati due interventi di grande chiarezza e determinazione, redatti con stile diretto e del tutto scevri da quel tecnicismo un po’ leguleio cui fanno spesso ricorso gli uomini di legge quando scrivono.
Leggendoli e rileggendoli e ripensandoci sopra, perché è vero che la notte porta consiglio, mi sono accorto di una folgorante evidenza, e cioè che mi ero così profondamente e totalmente immerso, considerandole quasi una “sfida” e un fatto personale, nelle vicende relative allo scandalo del Brunello, che ero finito in debito d’ossigeno, rischiando di abdicare quasi a quello spirito critico, a quella lucidità, indispensabili per ogni giornalista, che mi avrebbero consentito, se perfettamente attivate e presenti, di capire quello che andava pubblicato e quello che invece era superfluo o dannoso, o addirittura sbagliato.
E che mi avrebbero permesso di cogliere, nei commenti che mi sono stati inviati a questo post, quelli che valeva la pena pubblicare, per sviluppare il dibattito su Montalcino e dintorni che questo blog ha innescato dal 21 marzo 2008, e quelli che invece andavano cestinati. Perché non solo non erano così importanti, ma perché contenevano espressioni, valutazioni e giudizi e circostanze che potevano anche essere considerati offensivi dalle persone che avessero ritenuto di riconoscersi tra quelle cui, seppure mediante un linguaggio colorito, con molti messaggi in codice al loro interno, si faceva riferimento.
Preso dalla “trance agonistica” non sono stato sufficientemente lucido e vigile nel giudicarli e li ho pubblicati, sbagliando.
Per questo motivo, del tutto spontaneamente, senza che nessuno me l’abbia chiesto, perché certe cose si possono e devono capire anche da soli, sono arrivato alla determinazione di dover prendere quattro decisioni che qui comunico:
1) chiedo pubblicamente scusa, perché è giusto e doveroso farlo, quando si sbaglia (lo fanno anche fior di ladri, assassini e malviventi di ogni tipo, non vedo perché non dovrei farlo anch’io, che ho compiuto un errore di molto minor portata), all’avvocato Losappio e alle persone che, anche se da parte mia, come ho già scritto, non v’era alcuna volontà “offensiva e diffamatoria” nei loro confronti, abbia involontariamente e incautamente offeso pubblicando una serie di giudizi contenuti in alcuni commenti pubblicati a margine di questo post.
Sono dispiaciuto per l’accaduto e per la leggerezza che, in assoluta buona fede, ho oggettivamente compiuto come responsabile di questo blog e delle cose che vi vengono pubblicate e m’impegno a porre ancora maggiore attenzione, nell’immediato futuro, ai commenti cui verrà dato spazio;
2) voglio dichiarare a chiare lettere la mia dabbenaggine non essendomi accorto del trappolone e mordendo con avidità la polpetta avvelenata, perché tale lo era (anche se non so bene per quale motivo allestita per la bisogna) che era stato preparata. Come diciamo a Milano, bravo pirla, che ti serva da lezione per la prossima volta;
3) ho ovviamente deciso di eliminare i commenti cui fa riferimento l’avvocato Losappio, e ne conserverò copia, nei miei archivi, perché possa rileggerli e meditarci sopra, quando mi dovesse nascere l’insana tentazione di pubblicarne di analoghi. Più li rileggo, più mi accorgo di essere stato stupidamente trascinato in faide e conflitti ilcinesi-senesi da cui avrei invece dovuto tenermi alla larga;

4) ultima decisione, apparentemente la più sofferta e difficile, invece la più semplice e naturale, il giusto corollario della premessa e delle altre tre determinazioni sopra esposte. La esemplificherei con un titolo che è tutto un programma, andare oltre, voltare pagina.
Ho difatti deciso di chiudere con questo post l’esperienza, che è stata professionalmente esaltante, e di cui sono orgoglioso, di cronista e commentatore “ufficioso” di Brunellopoli e dintorni. Non per paura, ma, scusate la parola un po’ forte, per “disintossicarmi”, per non essere, come accade a certi attori e caratteristi del cinema, cui si richiede sempre, dopo anni, di fare la stessa parte, magari quella del “cattivo”, ostaggio del ruolo di fustigatore in servizio permanente effettivo di quanto accade, veramente o nei si dice, a Montalcino.
Sono orgoglioso della stragrande maggioranza delle cose che ho scritto, del reiterato invito ai produttori ad opporsi al cambiamento del disciplinare del Brunello, alla merlottizzazione del loro grande vino, alla standardizzazione, e ricordo ancora con commozione la partecipazione del carissimo, indimenticabile amico, Teobaldo Cappellano, già ammalato, al Dibattito sul Brunello che mi vide contrappormi il 3 ottobre del 2008 a Siena alle tesi, favorevoli ad un apertura ai vitigni internazionali, sostenute, con grande chiarezza e coerenza da Ezio Rivella.
Ho fatto quel che potevo e anche di più, ma ora è venuto il momento di fermarmi e di dedicarmi ad altro.
Così, a meno di non trovarmi di fronte a fatti clamorosi che giustifichino il mio intervento di cronista e di cui darò debitamente notizia, lascerò Montalcino, i suoi produttori ed il Brunello al loro destino, lasciando che siano liberi di decidere quali presidenti del Consorzio darsi, quali strade prendere, da quali potentati economici farsi orientare, ignorando bellamente che a Montalcino possano nascere o meno comitati d’affari per tutelare gli interessi privati di qualcuno, oppure che si dia vita a formazioni politiche con santi in paradiso a Roma oppure in Veneto o a Washington. Problemi e questioni loro, che facciano, che brighino e decidano come meglio credono.

Ovviamente, da cronista del vino quale sono e continuerò ad essere, da persona che da 25 anni degusta vini e gira l’Italia enoica, non smetterò di occuparmi del Brunello e di recarmi nel bellissimo borgo senese (dove ho diversi amici) quando sarà opportuno, ma lo farò esclusivamente scrivendo dei vini che a mio avviso onorano il terroir di Montalcino ed esaltano la grandezza e l’eleganza del Sangiovese che cresce solo in questa zona benedetta da Bacco.
Ignorerò, del resto per fortuna lo stanno già facendo molti consumatori, istruiti da questa storia tutta italiana, e toscana, i vini che non mi piacciono, gli alfieri della standardizzazione e della normalizzazione brunellesca, e non mancherò, anche mediante qualche idea che sto mettendo a fuoco e che spero si possa presto tradurre in un progetto editoriale, di parlare delle non poche positività di Montalcino e del Brunello.
Volto pagina, cambio registro (solo sulle questioni legate al Brunellogate ovviamente) con l’intenzione e l’impegno di fare ancora meglio, con più precisione e onestà intellettuale e senza stupide ingenuità ed errori di percorso come quello da me compiuto, diciamo per furore agonistico, per quella carenza di lucidità che porta il calciatore in debito d’ossigeno ed in eccesso di acido lattico a compiere falli inutili non riuscendo a controllare il suo gesto atletico, il mio lavoro di giornalista. Che si serve anche di questo blog, libero ed indipendente, per esprimere il mio pensiero, come fa su riviste italiane ed estere.
Dopo averlo per qualche tempo “truccato” dandogli un assetto “da gara” (una aggiustatina al motore per aumentare la potenza e la velocità) restituisco a questo blog enoico la configurazione normale che talvolta, occupandomi del caso Brunello, non aveva avuto.
Brunellopoli game over dunque: perché c’è vita, serenità, possibilità di fare critica e buon giornalismo di idee, sempre nel segno dell’indipendenza, e della libertà di giudizio, anche non occupandosi di quel che si dice, si sussurra, si architetta, si pensa e non sempre si dice chiaramente nel borgo ilcinese.
Esco dalle sabbie mobili di Montalcino, del suo scandalo senza fine e senza soluzioni precise, del suo immobilismo, delle aporie e contraddizioni, delle ombre che oscurano le luci, delle sue “logiche” municipali, prima di esserne inghiottito.

33 pensieri su “Brunellopoli, game over. Pubbliche decisioni e una svolta

  1. GRANDE Ziliani, finalmente ha abbandanoto la bassezza e la grettezza che si annidiava nei montalcinesi, per rivelare la sua vera professionalità!
    Complimenti e come sempre “chi vivrà vedrà” perchè la VERITA’ viene sempre a galla.
    La saluto cordialmente Bricco

  2. Caro Franco, adesso tocca a me. Dopo gli incoraggiamenti offertimi devo rilevare che hai esagerato con le autofustigazioni. Da produttore, ho seguito tutta la vicenda, ovviamente qualche commento mi sarà sfuggito, consentimi però ,mutuando il tuo analogismo calcistico che se Gattuso (perdonami ma non avete un equivalente nella tua beneamata) va sopra le righe ma senza l’intenzione di far male all’avversario, alla fine in Gazzetta il suo voto è sempre tra il 7 e l’8.
    Apprezzo la tua autolimitazione se, a tuo insidacabile giudizio, ritieni di aver perso lucidità, posso dirti che alle parti terze, che tengono a cuore le sorti del vino in generale ciò non è parso. Il motivo può sintetizzarsi in un solo momento che prescinde da ogni considerazione giudiziaria, tecnico enologica, storica e di tutela del consumatore. Quello che ha indignato veramente tutti e che forse ha fatto perdere lucidità a te, fiero e spavaldo tutore delle cose belle del vino, è stata l’impudenza con cui, a posteriori, si è cercato di porre rimedio ad una cosa che tutti sapevano e molti facevano, e che aveva inquinato lo spirito ilcinese.
    Proporre di fatto una sanatoria a mezzo modifica del disciplinare dopo essere stati presi con le mani nel sacco equivale ai trucchi funambolici a cui ricorre il Cavaliere cercando di cambiare le regole in corsa. I luminari, avessero anticipato i tempi, proponendo le suddette modifiche in tempi non sospetti, si sarebbero esposti a critiche, ma non avrebbero sollevato scandalo. La furbizia italica non si addice a chi ha costruito la propria splendida storia sulle vigne secolari e sull’abilità nel riuscire a fare grandi vini senza ricorrere al taglio bordolese.
    Apprezzo la tua scelta, questo non è un invito a continuare, ma smetti il cilicio e riponi nell’armadio il gatto a nove code con cui ti stai autoflagellando, sono altri a doverlo fare ed invece insistono e persistono.

  3. Una bella scelta, caro Franco, che metterà al riparo soprattutto il tuo umore, e darà un bel vantaggio a chi se lo merita.
    (Abitiamo un paese in cui persino Ferruccio DeBortoli – ieri, sul Corrierone – ha dovuto mettersi al riparo.). Animo!

  4. Non mollare, Franco. Capisco la volontà, deontologicamente ammirabile, d’essere più neutrale. Ma in questo paese oggi, nel 2009, abbiamo bisogno di guerriglieri. Anche se di destra come te. Con stima.

    • grazie per le vostre parole Angelo, Beniamino, Luciano, Corrado, Silvana, ma non ho nessuna intenzione di mollare o di essere neutrale (tanto sul caso Brunello si sa benissimo come la pensi). Ho solo deciso di non prestarmi a giochi strani di chi vorrebbe strumentalizzare la mia passione e di continuare ad occuparmi di Brunello, sottolineando gli aspetti positivi che pure ci sono. Si parlerà solo dei vini che meritano fiducia e attenzione da parte del consumatore. Per gli altri solo silenzio, altro non meritano

  5. Non so se il NON parlare più della vicenda sia meglio per Lei o peggio per Montalcino…..
    Credo meglio per Lei (meno problemi legali, ma = mal di stomaco,che tutto sommato è già positivo!!).
    Si sa mai che ci si incontri in qualche manifestazione e si faccia 4 chiacchiere davanti a un bel Brunello “meritevole di fiducia e attenzione”.
    Con sincera stima,Franco

  6. Ti stimavo prima. Ora anche di più. Che sarebbe questo mondo senza la passione, senza il coraggio, senza anche talvolta l’errore ma almeno con i segni evidenti dell’anima che li muove? Tra tanti nani travestiti da giganti essere semplicemente normali è un bene prezioso.

  7. Complimenti signor Ziliani, si tiri fuori da quel pantano però continui a scrivere del Brunello che Le piace, di Lei ci fidiamo. Un grande saluto con molta stima.
    Francesco

  8. GGRANDISSIMOOOO!!!!

    Ha fatto BENISSSIMOOO!!!

    Fonderemo il club del Francotiratore perchè il nostro gruppo non beve goccia che a franco non piaccia.

    Siamo con lei!

    Giorgio, Sandro e amiche

  9. Sciùr Franco, il peggio che possono fare ancora ( a sè stessi, ovviamente) a Montalcino è fare il vino con l’acqua e le cartine. Dopo di che toccheranno il fondo e lei lo farà sapere a tutti. Resti di vedetta.

  10. Spero di sbagliarmi, Franco, ma a me è arrivata una sensazione “strana” (come direbbe Carlo Verdone…”, alla quale ho associato, ma ripeto, sicuramente mi sbagliavo, la parola “amarezza”.
    Proprio oggi a pranzo ho stappato, con grande piacerre, un Brunello 2004 Campi di Fonterenza. Forse la strada alternativa è giusta: parlare SOLO di ciò che di bello esiste a Montalcino, ma anche in altre parti, cioè il vero Brunello, il vero Barolo, e così via…
    E, in ogni caso, sappi che continueremo a leggerti con immutata curiosità e interesse per il mondo del vino, quello vero.

  11. Veramente commovente il suo post. Manca solo il “The End”, come nei films. Nei films però l’eroe rimane sempre vivo, raramente muore, ma in ogni caso gli riesce sempre di rimettere le cose a posto prima della sua uscita di scena. Invece, nel suo caso signor Ziliani, a Montalcino rimarrà tutto com’è, anzi probabilmente peggiorerà. Io comunque continuerò a leggere il suo blog con piacere.

    Fabio Italiano

  12. MAi eccedere nell’autopunirsi! E tenga duro!
    E se si parlerà prevalentemente dei vini ” che meritano la fiducia e l’attenzione del consumatore” non può che farmi piacere.

  13. Meglio non prendersi più del talibano e lasciare che i produttori del Brunello se la vedano tra loro. Noi che non abbiamo i loro privilegi e stiamo in mezzo altraffico da mane a sera a lavorare vogliamo andare sul sicuro. Siamo con lei Francotiratore e continuiamo a seguire vinoalvino, che ci guida meglio delle guide.
    Saluti e complimenti a lei e a tutti i suoi.
    M.L.

  14. Non credo che Boldrini sia lontano dal vero, amarezza è la parola giusta, perché questa vicenda ha avuto un epilogo fin troppo frequente, che non fa bene a nessuno. Ma Franco non è in realtà entrato nel mondo del vino per fare il paladino, condizione in cui si è trovato gicoforza proprio perché questo mondo è il suo mondo, nel quale vive come lui ricorda da ben 25 anni. Lo scopo reale di Franco è sempre stato quello di parlare della bellezza della terra, dell’uva, degli uomini che la lavorano. Il fatto che tutto questo abbia subìto un inevitabile inquinamento, cosa che avviene purtroppo in tutti i settori, ha portato Franco sempre più su una strada complessa, tortuosa, sempre in nome del vino vero, di ciò che lui ha sempre amato e seguito con sincera passione, strada che ha finito per risucchiarlo e, in parte, allontanarlo dall’originario percorso.
    L’amarezza non può non esserci, perché di tutto questo farebbe molto piacere poterne fare a meno, vivere solo “ciò che è buono”, ma quando questo viene progressivamente intaccato, deformato, lesionato, diventa davvero impossibile mantenere il distacco, far finta di nulla e parlare solo in positivo, almeno per chi, come Franco, ci ha messo l’anima, se stesso e la propria esperienza di giornalista.
    Tornare al vino in positivo, quindi, almeno a Montalcino, ma non senza l’amara consapevolezza che l’immobilità ha subito degli scossoni, ma con esiti che al momento non si vedono proprio.

    • caro Roberto, con questa replica voglio rivolgermi e rassicurare te e tutti gli amici, che commentando qui sul blog o su facebook, inviandomi mail e telefonandomi, mi hanno fatto sentire la loro solidarietà. Voglio assicurarvi che non ho preso questa decisione, che meditavo da tempo, per timore di “guai legali” (a proposito, l’avvocato Bernardo Losappio, autore dei due commenti che mi hanno aiutato a riflettere e a decidere che era giunto il momento della svolta, mi ha scritto “innanzi tutto desidero informarla che per quel che mi riguarda accetto le Sue scuse e ritengo chiusa la vicenda”), ma per quella forma di nausea e di saturazione, per quel desiderio di “disintossicarmi” dalle ilcinesi vicende, di cui ho parlato nel post. Ho preso questa decisione di prendermi una pausa sabbatica, e di non scrivere per un bel po’ su Brunellopoli, anche per non fare da cassa di risonanza a strani personaggi che. evidentemente, pensavano di usarmi, anzi di strumentalizzarmi, per giochini tutti loro che non m’interessano, che non mi riguardano, e con i quali, oltre che con quelle persone, non voglio avere nulla a che fare. Non mi dimenticherò certo di Montalcino, anzi, prometto per settimana prossima uno o due post del tipo di quelli che ho promesso, in positivo, dedicati ad aziende e vini che meritano la fiducia non tanto mia, ma dei consumatori-acquirenti di vino. Per il resto assicuro tutti che continuerò a tenermi informato – magari terrò un diario segreto di aggiornamenti da Brunellopoli – su quanto accadrà a Montalcino, dove nulla é concluso, deciso, risolto. Dove continuano a regnare quella paludosa incertezza, quel vischioso silenzio, quel rifiuto di essere chiari e trasparenti, da cui ho voluto prendere le distanze.

  15. Hai molto da dire ancora, con il tuo stile ed attraverso la tua esperienza, su molte delle vicende che attraversano il mondo del vino italiano e non. Hai avuto e continuarai ad avere un ruolo, che piaccia o meno, insostituibile nel mondo del vino. Materiale, d’altronde, ce n’è in abbondanza. Quella vicenda ti ha assorbito energie e tempo: è normale, penso, sentire ora il bisogno di cambiar pagina, che non significa rinnegare quello che si è fatto o non occuparsene definitivamente più. Cosa che sono certo non farai.

  16. Ciao Franco, leggo il tuo post con l’amaro in bocca e la tristezza di non poter leggere più le tue cronache sul caso Brunello. Ma riflettendoci sopra, riesco a capire che hai fatto bene. Il mondo del vino spesso ingoia, taglia le gambe, aizza, insulta, sporca, infanga e il tuo perbenismo, la tua professionalità non possono permetterti di cadere nel vortice.

  17. Ovvia basta parlà dell’ameno paesello e de’ galantomini chell’abitano. ora Ziliani Franco si dedichi a parlà de’ vini seri-. Saluti. Lino

  18. Per me lei resta uno dei pochissimi veri giornalisti del vino e continuerò a seguirla con attenzione.Sarebbe bello che prima che tutto venga in qualche modo neutralizzato dallo scorrere del tempo si potesse in qualche modo riunire i suoi articoli a proposito della vicenda Brunello in modo da poter lasciare una traccia intelleggibile e comprensibile …per i posteri.Cari saluti.

  19. Caro sig.Ziliani,
    capisco l’amarezza con cui ha scritto questo articolo.Nella vita sono momenti che a tutti capitano:nella vita professionale ed anche personale.Sono i momenti in cui bisogna tirare fuori quello che abbiamo e far fronte a quella sensazione di vuoto che si prova dentro di noi. Io non la conosco personalmente ma per come scrive e per come interpreta il mondo del vino mi trova assolutamente d’accordo con il suo pensiero. Vada avanti lungo la sua strada. Io continuerò a leggerla.

    • grazie Domenico! A lei e a tutti quelli che mi hanno espresso il loro sostegno e solidarietà, voglio dedicare questo splendido pensiero del grande scrittore inglese George Orwell, l’autore della Fattoria degli animali e di 1984 (tra le altre opere): “nel tempo dell’inganno universale, la verità é un atto rivoluzionario”…

  20. Non volevo più intervenire in questo blog, ma visto il tenore degli interventi che appaiono essere dei “requiem” a Ziliani, mi pare opportuno farlo. Nessuno a Montalcino ha inteso chiudere la bocca al Giornalista e nessuno intende farlo. Ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma nel farlo si deve avere rispetto di tutti e, laddove ci si trincera dietro l’anonimato il rispetto deve essere maggiore. A Montalcino non ci sono buoni e cattivi, non ci sono orchi che fagocitano i bambini, ci sono, ve lo assicuro, tante persone che oggi si stanno domandando cosa sia meglio per il Brunello, forse lo faremo toscanamente, in maniera polemica ma lo stiamo facendo; forse anche prima di molti altri che, in altre zone, credono di essere al riparo dalle tempeste. Abbiamo passato un periodo doloroso ma lo vogliamo lasciare alle nostre spalle, ognuno è portatore di pensieri ed idee, dalla quale sintesi Montalcino potrà ritrovarsi e comprendere che è in possesso di un territorio e di una natura fantastica che. per il vino è a pochi dato avere. Per questo ritengo che sia giusto scrivere, criticare, apportare idee, ma lo si deve fare onestamente non per il mero gusto di distruggere o, peggio ancora, per invidia … si critichi, si critichi pure ma nel farlo non lo si faccia attaccando biecamente le persone e le aziende, lo si faccia per il bene di Montalcino; solo allora si sarà credibili e costruttivi.
    Bernardo Losappio

    • nessun “requiem” avvocato, solo solidarietà (e qui sul blog appare solo una minima parte di quella che mi é stata espressa privatamente) ad un giornalista che una qualche autorevolezza e credibilità se l’é meritata, credo. In questo anno non mi sono mai espresso sul caso Brunello, su Brunellopoli, “per il mero gusto di distruggere” e non ho mai attaccato “biecamente le persone e le aziende”, ho criticato fatti, circostanze, situazioni, atteggiamenti, “soluzioni” proposte, che a mio avviso non andavano bene e meritavano di essere bacchettate. Ho invece eliminato quei commenti, di cui non sono l’autore, perché, seppure tardivamente, mi sono accorto che non erano genuini, che rischiavano di essere offensivi e soprattutto perché mi sono accorto che, pubblicandoli, facevo il gioco, non pulito, strano, misterioso, di qualche furbetto. E siccome farmi usare o strumentalizzare non mi garba, li ho cancellati. E ho chiesto scusa, com’era doveroso, per avere loro dato spazio. Comunque, come lei sa, avvocato, sono molti altri i problemi che Montalcino dovrà affrontare, in primis quello di riacquistare la credibilità che un anno e mezzo di scandali (che non sono stati “inventati” da giornalisti “talebani” ma trovano riscontro in puntigliose indagini della Magistratura) hanno intaccato. E poiché io, come ho più volte detto e non mi stanco di ripetere, amo Montalcino ed il suo Brunello, cercherò di dare il mio contributo, con una capillare opera d’informazione tesa a sottolineare la positività ed i valori, laddove esistono, di questa zona e del suo vino simbolo. Così, oltre che credibile, cosa che sono stato anche in questo anno e mezzo, sarò pure, come lei auspica, “costruttivo”… cordialità

  21. voglio sperare e credere,che il futuro sia quello auspicato,di
    lasciare alle spalle,il periodo doloroso,che Brunellopoli,ciha
    l’asciato in eredità,e come sostiene l’avv.Losappio,rivolgano
    maggior interesse al patrimonio primario,che è se non il vino?
    Oltre naturalmente al territorio.
    E che il domani,ci riporti alle radici ed alla tradizione e,
    non badare solo all’altro,di patrimonio.

  22. voglio sperare e credere,che il futuro sia quello auspicato,di
    lasciare alle spalle,il periodo doloroso,che Brunellopoli,ciha
    l’asciato in eredità,e come sostiene l’avv.Losappio,rivolgano
    maggior interesse al patrimonio primario,che è se non il vino?
    Oltre naturalmente al territorio.
    E che il domani,ci riporti alle radici ed alla tradizione e,
    non badare solo all’altro,di patrimonio.

  23. Franco, da quel che leggo sembra proprio che stai finalmente imparando da Briscola a giocare a carte. O ti sei chiamato in mano, oppure hai un due che tira come un bue! Lascia che si scornino fra loro, conta bene i punti e vedrai che all’ultima mano…….

  24. a proposito delle reazioni a questo post, c’é stato anche qualcuno che, con grande faccia di tolla, ha detto in giro che non si fa così, che sono un “traditore”, che devo continuare a fare il giornalista e ad occuparmi così come ho fatto per un anno e mezzo di Brunellopoli. A parte il fatto che quello che scrivo lo decido io e non mi faccio dettare l’agenda degli argomenti da nessuno, perché quel signore non si apre un bel blog e scrive lui, visto che é così ben informato, le cose che io ho deciso di smettere di scrivere? Perché non esce alla ribalta, perché non si espone? Come dicono a Bologna, troppo facile fare i busoni con il fondo schiena degli altri…

  25. non leggo tutti i post , è sempre molto interessante il blog ma ci sono troppi commentatori! tra un po’ sto blog diventa più affollato di quello di beppegrillo!
    comunque…

    secondo me dovresti scriverne un libro, magari tra un anno, quando hai ri-elaborato il tutto, in modo che resti una chiave di lettura per colui che non è informato su tutti i fatti.

    Pensi sia controproducente?

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