Ciriole Rosato Igt 2008 La Castellaccia

Devo all’amico Andrea Pagliantini, un gentiluomo di campagna chiantigiano di quelli veri, autore di un blog, Il blog del Campino del Paiolo e Azzurro Mare, che vale sempre la pena leggere, per testi e foto (vedete qui ad esempio) che hanno il gusto della poesia e dell’autenticità e della totale refrattarietà a furberie contadine, la segnalazione di questo vino di cui sto per parlarvi.
Andrea sa bene che tra i miei tantissimi difetti (chiedere alla mia gentile Signora per averne un lunghissimo elenco più o meno esaustivo) oltre a quello di essere interista e “di destra” (a modo mio, del tutto utopico, nulla a che fare con i Berlusconi e con i Fini e compagnia brutta), c’è anche quello di essere un sincero appassionato dei vini rosati.
Intendiamoci, non della schiera dei rosatisti pentiti e furbetti dell’ultima ora, quelli che sino all’altro ieri si sdilinquivano per rinocerontate e patrimi, per Brunello palesemente taroccati, per Barolo addizionati di Merlot (ce n’è ancora qualcuno, irriducibile), e oggi scoprono improvvisamente la piacevolezza e la leggerezza dei rosé, ma uno che la bellezza dei rosati la “canta” dai primi anni Novanta, quando per la maggior parte dei miei esimi colleghi era per lo meno ingenuo, disdicevole, naif, quando non segno di un gusto elementare, incapace di cogliere le grandezze delle marmellate al gusto di rovere, dire che i rosati, quando ben fatti, erano vini di serie A e meritavano tutto il rispetto che si deve ad una tipologia difficile da produrre e particolare.
Andrea conoscendo le mie vinose debolezze e ricordando un mio vecchio post dedicato al Pancolino dei Fratelli Vagnoni, mi ha puntualmente segnalato, come a suo avviso meritevole di attenzione e d’assaggio, un altro rosato prodotto in quel di San Gimignano (dove la carissima Elisabetta Fagiuoli in quel di Montenidoli realizza un rosé di Canaiolo che mi emoziona sempre) opera di una piccola azienda, La Castellaccia, giovane azienda agricola biologica, con 54 ha di terreno, di cui otto a vigneto, condotta da Simona Orsini e Alessandro Tofanari, azienda che prende nome da un castello esistente già nell’IX secolo e più volte distrutto sulle cui rovine, in varie epoche dal XIII al XXI secolo, è stato costruito “l’attuale complesso colonico, comprendente un casale di 500 mq. e un fienile di circa 100 mq.”. Alessandro e Simona coltivano le loro terre soprattutto a vite, cerali e olivo, nel pieno rispetto dell’ambiente, con concimazioni e trattamenti biologici. Oltre alla Vernaccia di San Gimignano e al Chianti Colli Senesi ottenuto da sole varietà toscane, ovvero Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo, da qualche tempo, “nato come una scommessa”, pensato come aperitivo e accompagnamento “ai primi piatti di pesce, alle carni bianche e ai secondi di pesce, oltre che a pecorino e baccelli”, producono anche un vino che è talmente riuscito bene alla prima prova che hanno pensato di riproporlo, con il significativo nome di Ciriole (che in toscano significa ci rivuole, ovvero che bisogna produrlo ancora), lavorando con uve Sangiovese, al 60%, e Ciliegiolo, il restante 40%. Vino rosato di un certo impegno, mica un’acquetta de pomm, espressione di uve raccolte in una fase avanzata di maturazione e affinato in seguito sur lies, prima di lasciarlo in bottiglia tre mesi prima della commercializzazione. Un rosato che secondo Simona e Alessandro “esprime l’entusiasmante connubio tra quell’eleganza che la vite è in grado di esprimere nelle nostre zone e la personalità che scaturisce da maturazioni di grande livello”.
Approfittando di questa seconda parte di settembre quasi estiva, e pertanto quantomai adatta alla degustazione, ma che dico, alla larga beva dei rosati, io, che i rosé sono capaci di berli anche in inverno, mi sono veramente gustato, ringraziando Andrea per la segnalazione, questo rosato che aggiungo volentieri alla schiera dei miei rosati toscani preferiti (su tutti il Rosa di Fonterenza ed il fantastico rosato del Greppo di Franco Biondi Santi, entrambi da uve Sangiovese di Montalcino) e che suggerisco ai cultori del genere di tenere d’occhio per aggiudicarsi qualche bottiglia della nascente edizione 2009.
Rubino cerasuolo vivo, brillante, multi riflesso il colore, eccolo proporsi con un naso molto denso, succoso, vinoso, caldo e avvolgente, decisamente ben polputo e ciliegioso, e poi via via profumato di sfumature di macchia mediterranea, di rosmarino, viola e lilium.
Bello l’aspetto olfattivo, ma ancora meglio al gusto, con una bocca ricca e golosa, di grande pienezza (solo leggermente un po’ in eccesso il tenore alcolico dichiarato: 14 gradi) una vinosità accentuata e poi tanta polpa fruttata (netti il ribes e la marasca), carnosità, larghezza e ampiezza da rosato che tende un po’ al rosso, eppure sapido e fresco, quasi nervoso nel finale persistente, di saldo carattere e indubbia piacevolezza. Un rosato, questo della Castellaccia, a mio avviso cento volte meglio di taluni traballanti e presuntuosi San Gimignano rosso, prodotti in uno stile Super Tuscan ormai fuori moda, nello splendido borgo dalle tante (16, 15, 13, quale il numero esatto?) torri medievali, isola di bianchi, con la sua elegante Vernaccia, in un mare magnum (a volte tempestoso) di rossi…

0 pensieri su “Ciriole Rosato Igt 2008 La Castellaccia

  1. Sono veramente contenta di leggere su suggerimento dell’amico Pagliantini, il commento su questo Rosè che in una certa misura è anche una mia creatura! avendo creato l’etichetta.
    Questi complimenti Simona e Alessandro, (che sono dei vignaioli come pochi) se li meritano tutti! perchè credono in quello che fanno e lo fanno bene!!
    Bravi e grazie anche a Ziliani.

    Vita Di Benedetto
    artigiana del’etichette

  2. Confermo l’ottima impressione ricevuta da questo bel rosato (si fa per dire) durante la visita all’ Azienda di Alessandro e Simona, nella scorsa primavera. Purtroppo l’ho finito quest’estate e bisognerà ritornare in quel magico posto, da cui si gode una spettacolare vista naturale, con le Torri di San Giminiano sullo sfondo. Ecco, quando si dice che in un vino c’è anima è quando, come in questo rosato, si sente una nitida interpretazione del territorio, e un rispetto assoluto della terra. Alessandro e Simona sono persone generose ed autentiche, come il loro vino. Approfitto quindi dell’ ospitalità qui, per salutarli con molto affetto.
    M.Grazia

  3. aspettiamo anche noi da pantelleria ad assaggiare il rosè della castellaccia che avemmo il bene di spillarlo ancorchè novello dalla prematura botte.

  4. Complimenti a Simona e a Alessandro, che conosco bene, autentici appassionati di vino, veri credenti dell’agricoltura biologica. Queste recensioni sono veramente una spinta per l’entusiasmo necessario per continuare così.

  5. Grazie a tutti gli amici che credono in noi e nella nostra sincera passione.
    La strada intrapresa e’ un po’ in salita, ma e’ l’unica che conosciamo, e con grande gioia e impegno la stiamo percorrendo.
    Vi spettiamo in cantina per gli assaggi.

  6. Grazie a tutti gli amici che credono in noi e nella nostra sincera passione.
    La strada intrapresa e’ un po’ in salita, ma con grande gioia e impegno la stiamo percorrendo.
    Vi aspettiamo in cantina per gli assaggi.

  7. Un ringraziamento particolare al caro amico Andrea del Campino del Paiolo e Azzurro Mare e all’estimatissimo Franco Ziliani, e non ultimo a Paolo Marchi giovane e valentissimo enologo che ci segue in questa nostra impresa.

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