Degustazione verticale di Barolo (Bussia, Villero, Cannubi) Giacomo Fenocchio


Lo sanno anche i sassi ormai, e soprattutto i lettori di questo blog, che per me degustare Barolo e soprattutto farlo mediante assaggi di più annate dello stesso vino, le cosiddette “verticali”, costituisce l’esperienza più esaltante (che può essere eguagliata solo da qualche degustazione di Barbaresco o di qualche raro e speciale Brunello di Montalcino e di ben pochi altri vini italiani) che mi possa capitare nella mia attività di cronista del vino.
Non mi stanco mai di degustare Barolo e ogni volta che sia possibile effettuare quel particolare viaggio a ritroso nel tempo, che è esplorazione dell’evoluzione del vino ma anche verifica di come siano le annate oltre al particolare tipo di terroir a determinarne le caratteristiche organolettiche e uno stile, che è un filo rosso che collega i vari millesimi, non mi faccio pregare e spero solo che le bottiglie dello stesso vino allineate sul tavolo, ognuno con il proprio tappo originale, siano le più numerose possibili.
Lasciando trascorrere qualche mese, per lasciare decantare le emozioni, oltre che i vecchi vini, dall’epoca di svolgimento del mio assaggio, mi sono finalmente deciso, pubblicandolo qui, nello spazio delle news che curo per il sito Internet dell’Associazione Italiana Sommeliers, a dare conto di una bellissima degustazione di più Barolo, verticale, ma anche orizzontale, più annate di più di un crus, che ho fatto qualche tempo fa presso l’azienda agricola Giacomo Fenocchio di Monforte d’Alba, situata nella magica zona della Bussia.

Un’azienda, ho scritto, di cui non troverete i suoi vini negli elenchi, a volte piuttosto prevedibili e déja vu, dei cosiddetti “vini top” premiatI dalle varie guide e non sentirete parlare di lei grazie ad iniziative mediatiche o pubblicitarie.
Ma un’azienda che grazie ad una credibilità che si é costruita nel tempo, grazie ad una solida continuità qualitativa e ad una lungimirante politica dei prezzi dei vini, che sono sempre rimasti nella soglia della ragionevolezza e del buon senso, anche negli anni delle “vacche grasse” del Barolo, vede  circolare il proprio nome, grazie ad un sotterraneo passa parola, tra gli appassionati italiani ed esteri che noncuranti della loro assenza dai baedeker enologici continuano a sceglierne i vini.
Cosa ho degustato? Ben tre Barolo, da uve provenienti esclusivamente da vigneti di proprietà siti nella zona della Bussia di Monforte d’Alba, di Cannubi in Barolo e del Villero in quel di Castiglione Falletto, tre  Gran “Crus” riconosciuti, dotati ognuno di caratteristiche geologiche peculiari: terreni di origine elveziano, molto compatti , composti principalmente da marne calcareo- argillose bluastre e da tufo nella Bussia di Monforte d’Alba; terreni di origine tortoniano, marnosi con tufo ed una cospicua presenza di sabbia che li rende soffici e sempre asciutti nei Cannubi a Barolo; terreni di origine elveziano con sedimenti argillosi e calcarei ricchi di ferro per il Villero in Castiglione Falletto.
Due le annate a triplo confronto: 2006 e 2005. E in aggiunta, per gradire, per aggiungere piacere a piacere ed emozione ad emozione, anche un sorprendente Bussia riserva 2003, un fantastico, elegantissimo Villero 1996, ed un ottimo Barolo 1978, portato di un’epoca in cui le uve dei due principali cru dell’azienda, Bussia e Cannubi (la piccola parte di Villero non era ancora stata acquistata) andavano a costituire un’unica cuvée e non venivano imbottigliate separatamente.
Una bella esperienza, una di quelle che ti può regalare solo un vino in Italia (nel mondo?): il Barolo.
p.s. sfogliando vecchi taccuini, quelli comodissimi e rettangolari che un’efficiente p.r. fiorentina ci invia regolarmente prima del Vinitaly, ho trovato altre note di degustazione riservate ad altre annate, 1997, 1998, 1999, della triade di Barolo di Giacomo Fenocchio. Ve li ripropongo come curiosità, a testimonianza della mia antica passione per i vini di questa azienda.
Barolo Villero 1999 Grande fragranza aromatica, elegantissimo, con lampone, ribes, rosa passita, accenni di cacao in evidenza, a comporre un insieme inconfondibilmente nebbioloso di grande finezza e dolcezza espressiva. Salda struttura, con tannini soffici, ben levigati, leggermente terrosi e finale lungo e vivo.
Barolo Cannubi 1999 Naso fitto, carnoso, selvatico, con piccoli frutti rossi, sottobosco, cuoio in evidenza. Al palato si propone come un ricco di grande densità e ricchezza, con una materia fitta e terrosa, una struttura tannica imponente che deve ancora ammorbidire qualche spigolosità. Ottima lunghezza e persistenza ed una caratteristica nota di liquirizia sul finale. Barolo Bussia 1999
Botti nuove (di rovere costruite in Austria) di recente introduzione in cantina condizionano un po’, in questo momento (la degustazione è del 2003-2004) la prestazione del vino e spingono a rimandare il giudizio a quando il vino avrà trovato un maggiore equilibrio, soprattutto gustativo, visto che il vino tende ancora ad asciugare un po’ troppo sul finale.
Barolo Villero 1998 elegante, profumato, fresco e vivo, con bellissima struttura tannica e materia terrosa di grande lunghezza e finezza.
Barolo Bussia 1998 Rubino di bella intensità e profondità, sorprende per il profumo bellissimo, fragrante, intensamente e inconfondibilmente nebbioloso, per la freschezza e l’equilibrio in tutte le componenti e le fasi della degustazione che manifesta. Elegante e minerale, quasi salato, nel finale. Barolo Cannubi 1998
Vino di grande compattezza e fittezza, direi quasi solidità, aromatica, con profumi fruttati e terrosi densi, maturi, caldi di frutta matura, terra e sottobosco, e grande rotondità e presenza tannica al palato. Più pronto del Bussia.
Barolo Bussia 1997
Naso molto carnoso, fitto, con prevalenza di note selvatiche e animali, di cuoio e tabacco e con una striatura salata, quasi salmastra. Grande consistenza terrosa al palato, pieno, ricco, succoso, ampia struttura tannica non astringente e grande piacevolezza.

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  1. Qualche tempo fa con un amico, anch’egli suo assiduo lettore e “predatore” di vecchie bottiglie, ho avuto modo di bere un vero e proprio miracolo enologico, il Barolo di “Felice Anselma” del 1944. Una grande emozione scoprire che dopo tantissimi anni un barolaccio di una volta era ancora in grado di sfidare il tempo e regalarci una mezz’ora memorabile. Pensi che suo nipote, tutt’ora produttore di Barolo, non voleva crederci al punto che gliene abbiamo regelato un’altra bottiglia uguale facendolo commuovere. Peraltro ci ha detto che suo nonno gli parlava sempre dell’annata ’44 come una delle migliori, ma lui non si aspettava certo che potesse resistere fino ad oggi. Questi episodi ci dovrebbero solo far riflettere un pò di più sui vini moderni che spesso dopo un paio anni perdono l’effetto profumeria e sanno solo di falegnameria di provincia…

  2. Il 1°-12-2010, in una degustazione ONAV a Lodi, ho avuto modo di fare un confronto dei 3 cru di Fenocchio su 3 annate diverse: 2005, 2001, 1999.
    Le differenze scaturite dagli assaggio nascono dal differente microclima delle diverse vigne, infatti l’azienda utilizza per tutti i cru lo stesso metodo di vinificazione tradizionale: solo con lieviti autoctoni, macerazioni di circa 25-30 gg poi 6 mesi di acciaio dove avviene la malolattica e poi 24-30 mesi di botte grande (solo Slavonia e solo piegatura a vapore), finiscono l’affinamento da disciplinare in bottiglia.
    I terreni sono:
    Bussìa: argilloso compatto con marne blu a 60 cm di profondità – esposizione Sud-Ovest – cloni Lampia e Michet di 20-40 anni di età
    Villero: molto simile ala Bussìa ma con mineralità diversa – cloni Lampia, Michet, con un 8-10% di Rosè – circa 70 anni di età – esposizione sud-ovest ma microclima diverso
    Cannubi: alternanza di argilla e sabbia poi marne bianco/grigiastre – cloni Michet – esposizione Sud-Est.
    (spero d’aver preso bene gli appunti – sala era gremita e la mia posizione alquanto infelice)
    Nella varie annate l’ordine di assaggio è stato: Cannubi, Villero, Bussìa.
    Cannubi: Naso fantastico in tutte e tre le annate; grandissima eleganza e finezza nonostante l’ottima intensità, molto ampio con una gamma di profumi che spazia ovunque (fiori, frutta, spezie, liquirizia, minerale, note dolci, talco, …); in bocca presenta un buon corpo ed una buona corrispondenza del retrolfatto con i sentori percepiti per via diretta, tannino evidente ma non ruvido e sempre più morbido, vellutato, col crescere dell’affinamento. Naso e bocca evolvono armoniosamente e nel 1999 sono di grandissima ampiezza ed armonia = emozionante.
    Villero: Rispetto ai Cannubi i vini si sono sempre espressi con una maggiore intensità sia olfattiva che gustativa ma, pur mantenendo una grande piacevolezza, si sono rivelati di minore eleganza con sentori dominati dalle note fruttate e “animali” (es. cuoio). In ogni annata mi sono sembrati i più pronti.
    Bussia: potente ma anche fine. Il naso è sempre molto ampio ma più tenue rispetto ai precedenti, necessita di maggiore attenzione per coglierne le varie ed infinite sfumature. In bocca è tanto. Tanto tannino (non aggressivo ma si fa decisamente sentire), una bella freschezza, un grandissimo corpo. Il naso evidenzia una discreta evoluzione, mentre in bocca sembra evolvere più lentamente. Appaiono come vin dalla lunghissima longevità.
    Tutti hanno evidenziato una lunghissima persistenza e significative evoluzioni olfattive col trascorrere del tempo. Superbo l’abbinamento con il brasato con cui abbiamo finito la degustazione.

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