Dei “tre bicchieri” sfiorati e dei misteriosi criteri di scelta di certe guide


Dedicato a tutti coloro che credono ancora (proprio come alcuni “ingenui”, persuasi che i bambini nascano sotto i cavoli o che li porti la cicogna…), che le guide, certe guide, si possano prendere sul serio e che addirittura – folgorate su chissà quale via – possano cambiare o migliorare.
La guida di cui sto parlando è quella che oggi, dopo la separazione da Slow Food è totalmente appannaggio del Gambero rosso editore, ovvero Vini d’Italia.
L’episodio che intendo raccontarvi e di cui potete trovare racconto anche nel forum del sito Internet gamberesco, a questo indirizzo, riguarda il singolare caso di una piccola azienda agricola, produttrice di eccellenti Barbaresco in frazione Tre Stelle di Barbaresco, Cascina delle Rose.
A Giovanna Rizzolio, la cara amica che è la mente dell’azienda, ed i cui vini, i Barbaresco Rio Sordo e Tre Stelle, ho più volte inserito in degustazioni dedicate al Barbaresco che ho avuto il piacere di condurre qua e là in giro per l’Italia (ultima occasione la degustazione di Bologna cui faccio accenno in questo post) e che ho cercato di fare conoscere anche ad amici sommelier come ad esempio il delegato della Versilia Andrea Balzani che li ha inseriti nella gamma dei vini da lui distribuiti con la sua società, è capitato di pensare quello che ognuno di noi sicuramente avrebbe pensato.
Ovvero che la richiesta di invio di campioni di Barbaresco Rio Sordo 2006, arrivata dalla redazione del Gambero rosso con la motivazione che il vino “è stato selezionato per le finali per i tre bicchieri della guida vini d’italia 2010”, avesse un preciso significato.
In altre parole che nel migliore dei casi il vino avrebbe ottenuto la massima valutazione, quella degli una volta tanto ambiti “tre bicchieri”, mentre nel caso il vino non avesse totalmente appagato i degustatori, si sarebbe dovuto accontentare di un giudizio di due o di un solo bicchiere.
Questo anche se il buon senso induce ad escludere che un vino, che con ogni probabilità era già stato preventivamente degustato e valutato, lo dico a spanne, da “due bicchieri e mezzo” e papabile per il terzo, possa poi, una volta degustato per verificare se potesse essere “tribicchierabile”, essere retrocesso al rango di vino di scarso interesse. In altri termini di vino monobicchiere o meno.


Bene, si fa per dire, cosa è successo? Che il Barbaresco Rio Sordo 2006 di Cascina delle Rose, il papabile “tre bicchieri”, è stato degustato e giudicato, ma poi, una volta pubblicata l’edizione 2010 della guida, dell’azienda produttrice di questo vino che avrebbe potuto sfiorare l’eno-empireo, che sembrava vicinissimo ad arrivarci, nella guida stessa non c’é traccia.
Perché evidentemente non giudicata, Cascina delle Rose, nemmeno degna di essere segnalata anche nello spazio un po’ inglorioso e sicuramente minore delle “altre cantine”, quelle che non ottengono la canonica scheda descrittiva, con i singoli punteggi riservati ai singoli vini.
Sul forum del sito del Gambero rosso Giovanna Rizzolio, che non essendo nata ieri non crede affatto alla fata turchina e alla cicogna, ha manifestato il suo meravigliato stupore per l’accaduto, scrivendo: “mi sono state chieste le bottiglie per la finale dei 3 bicchieri e ne son rimasta stupita enormemente. Non per la qualità dei vini, bensì per il fatto che mi sono stati richiesti specificamente solo i campioni dei 2 Barbaresco, nessun altro vino e neppure nessuno della guida è venuto in cantina per vedere e capire se il Rio Sordo potesse essere un “errore di percorso” o uno standard ricorrente. Pensavo che una proposta ai 3 bicchieri richiedesse una maggiore conoscenza della cantina”.
E poi ribadendo, di fronte alla “risposta” (vogliamo definirla così?) del “lider maximo” della guida, quello che ha il potere, quasi da giudice monocratico, di assegnare “tre bicchieri plus”, e si permette di dare del “cioccolataio” al prossimo, concretizzatasi in un lapidario “Non è detto che un’azienda che manda un vino in finale debba poi essere recensita. Se quello è l’unico vino valutato positivamente e poi non ce ne sono altri degni di nota, oppure ce ne sono alcuni valutati negativamente, è possibile che la scheda non venga fatta.”, di non capire la logica di queste decisioni, con “un solo vino valutato va in finale per i 3 bicchieri (richiesto da voi, non mandato da me), ma non viene fatta la scheda se non passa la finale”.
Giovanna chiudeva il suo intervento chiedendo di aiutarla a capire.
Bene, volete, vogliamo darle una mano a farlo, a smontare e ricostruire il meccanismo “logico” che fa sì che ad un’azienda si chiedano campioni di un vino considerandolo un papabile “vino top” e poi quando questo vino “top”, ad insindacabile giudizio dei super esperti, non si rivela, di quella azienda e di quel vino su quella guida che ha richiesto i campioni non appaia traccia, come se quel vino degustato e mandato in “finale dei tre bicchieri” non fosse mai esistito?

0 pensieri su “Dei “tre bicchieri” sfiorati e dei misteriosi criteri di scelta di certe guide

  1. Franco, che dire se non che ci siano i presupposti per una tirata per i fondelli.
    In Italia, come dichiarato da Pignataro in un intervento nella mia pagina di facebook, si ha la tendenza a fare le cose alla buona, complice anche la precarietà di questo sistema. Manca l’impegno, manca la dedizione e soprattutto manca la passione come spinta essenziale per metterci criterio.
    Spero presto di andare a trovare Giovanna in cantina.

    • caro Giovanni, io mi sono limitato a sottolineare la stranezza di quanto accaduto, il fatto che un vino che é stato giudicato degno di partecipare alla “mitica” finale dei fiammeggianti “tre bicchieri” poi non sia stato giudicato non solo non degno di ricevere i tre bicchieri (e qui una valutazione non completamente soddisfacente ci può stare, del resto a chi piacciono i vini del rinoceronte e altre simili spremute di legno non possono garbare più di tanto i vini eleganti, profumati di Nebbiolo, di Giovanna) ma nemmeno degno di essere citato in guida, mediante una scheda dedicata all’azienda produttrice. Vai a trovare Giovanna e Italo in cantina: sono persone splendide e sono felice di aver contribuito a far conoscere i loro vini.

  2. @Giovanna,
    credo questo sia un discorso ormai obsoleto: nessuno con un raziocinio appena appena superiore a quello di una gallina, può non sapere che certe guide (e alcune in particolare) giudichino i vini con idee già chiare fin dall’inizio (e le prove ci sono…..). La cieca poi è un sogno d’altri tempi. Dammi retta, non vale nemmeno la pena cercare di controbattere: faresti il loro gioco, ossia fargli pubblicità! “Parlarne male, ma almeno parlarne” è il loro motto, in un momento di profonda crisi di visibilità. Non ti curar di loro ma guarda e passa. Al pari del poco esperto sottoscritto, moltissimi con ben superiori capacità sanno recepire la grandezza dei tuoi vini. Tirso è con te!!!

    • io sono persuaso che i vini li abbiano assaggiati. Ma sono altrettanto convinto che non li abbiano capiti: troppo poco legno, poca concentrazione, nessuno uso del concentratore o di altre mirabilie enologiche per compiacere il loro gusto…
      Il fatto che poi, fortunatamente, premino altri validi Barbaresco, anche alcuni di quelli che personalmente amo molto, non smentisce un’impostazione e una tendenza, dimostrata dai premi ai Barbaresco andati anche negli anni scorsi (ma in quel caso, diranno, era colpa di Slow Food…) a premiare un certo tipo di vini e non altri

  3. Peraltro è bene precisare che non c’è un prodotto della gamma offerta da “Cascina delle Rose” che non sia di almeno buon livello, dal Dolcetto in avanti.
    E l’episodio conferma quello che ho detto in passato: le guide dei vini dal mio punto di vista sono oramai un prodotto che non valica il confine del mondo interno del vino. Serve agli agenti per gloriarsi delle loro rappresentanze, ad alcune aziende come gratifica del lavoro svolto, ad altre come buona scusa per ritoccare alla grande i prezzi di listino.
    Ma nè alla GDO nè al canale Ho.Re.Ca frega granchè dei riconoscimenti.

  4. @Diego
    Purtroppo non è così, le guide, dal mio punto di vista svolgono un ruolo importantissimo influenzando non poco l’andamento del mercato del vino.
    E’ molto più semplice per un ristoratore o enotecario vendere un vino “premiato” che un vino che non lo è, basta mostrare la menzione sulla gloriosa guida al cliente che, nel più dei casi, si convincerà sulla bontà di quel prodotto.
    Per non parlare di tutta quella gente che chiede espressamente un “3 bicchieri”, anziche “5 grappoli” ecc ecc…
    L’enotecario o il ristoratore può mettersi a discutere cercando di far capire al cliente… no!
    Vuoi quello, ti dò quello.

  5. buongiorno a tutti
    sono stato a trovarli lo scorso settembre ed a colpirmi di piu’ e’ stato adirittura il nuovo TRE STELLE 06 .Notevole anche la barbera Donna Elena ( mi pare sia questo il nome )ed un nebbiolo dai toni molto floreali.
    In effetti un’altra cantina che fa le cose per bene…
    Giorgio

  6. Gentile Giuseppe,
    la mia esperienza di ristoratore (benchè di bassa lega) porta a dire il contrario, poi evidentemente dipende da realtà a realtà e dalla tipologia di cliente servito.
    I miei clienti di solito guardano il prezzo e poi, definito il budget, si lasciano consigliare a 360 gradi.
    Parlando con altri colleghi la solfa non cambia.
    Il mondo del vino in Italia, sotto la spinta di un consumatore diverso, secondo me sta cambiando notevolmente e lo vedremo prossimamente.
    Poi ripeto il mio è un punto di vista microscopico e per questo magari è distorto

  7. In generale, chi bussa ad una porta e ottiene gratuitamente dei prodotti d’assaggiare, per un comportamento che tende all’educazione, dovrebbe dare un feedback al gentil donatore. Inutile commentare i toni e le motivazioni addotte dal Direttore della guida su altro forum, che già hanno ricevuto adeguata critica. Riguardo alla Guida, negli anni ha incrementato il numero dei 3 bicchieri, ha inventato i 2 bicchieri rossi, ora i 3 bicchieri plus. Buffo osservare nel tempo, come le schede di alcune aziende tribicchierate siano ritornate al Purgatorio della scheda ridotta o siano sparite e ricomparse, nonostante la qualità dei loro vini sia rimasta invariata, buffo leggere tra le righe anno dopo anno le spiegazioni addotte per spiegare gli “sfioramenti” e le mancate ” conquiste”. Troppo spesso tutto ciò motivato da chiamamole “altre considerazioni”, simpatie, antipatie, ecc. Per quanto mi riguardo, questo evento non fa che confermare il mio giudizio personale sulla guida, ma, in positivo, mi consente di appuntare un’azienda che non conoscevo.

    • ottime osservazioni le vostre, con qualche eccesso da parte di Enzo, da cui ho dovuto e devo anche qui prendere le distanze, ma tenete conto che sul forum del Gambero rosso questo mio post e quanto state liberamente annotando dicendo la vostra sono definiti “sciacallaggio” e “strumentalizzazioni” da parte mia… Tanto per la precisione…

  8. Conosco un’azienda in quel di Montalcino, il cui proprietario si chiama Gian Franco, che non dà nessuno dei suoi vini a nessuna guida. Il suo vino parla, non chi recensisce le guide. Domanda: se TUTTI i produttori nazionali facessero come lui?

  9. anche a me furono richiesti i campioni per la finale tre bicchieri, che non ho ottenuto, ma sinceramente non so neppure come sia andata a finire, una mail i giorni scorsi mi avvertiva che era disponibile un coupon-sconto per l’acquisto della guida e che sarebbe arrivato qualcosa a casa tipo riconoscimento. Per la cronaca ho mandato 4 bottiglie di B…. e 2 di R…. valore di mercato circa 100€ mi sarei forse meritato almeno una copia omaggio…..

  10. Grazie a Franco ed a tutti coloro che mi hanno positivamente sostenuta.
    Vorrei solo, anche in questa sede, ribadire che ho apprezzato il sig. Gianni Fabrizio che mi ha telefonato gentilmente ed educatamente per speigarmi le motivazioni dell’assenza in guida della nostra scheda ripromettendosi di venire non appena possibile ad approfondire la conoscenza della nostra produzione. Rispetto assolutamente quanto mi è stato detto, nulla da eccepire.
    Per me era sufficiente questo tipo di risposta, perfettamente in sintonia con la mia domanda ed esaustiva.
    Ciò che di negativo abbiamo letto tutti mi fa prendere le distanza dalla pubblicazione per incompatibilità di educazione di chi ne è il massimo responsabile, ma non da coloro che, nello svolgimento del loro lavoro o per semplice passione, vorranno venire a trovarci.

  11. Mi sono preso la briga (e il tempo…) di andare a leggere i numerosi interventi e tutta la diatriba sul forum GR.
    Mio malgrado, intanto, ho potuto constatare che spesso l’ambiente del forum o blog che dir si voglia, qualunque esso sia, offre l’occasione a qualcuno per sfogarsi, insultare, provocare, cioè l’esatto opposto a quella che dovrebbe, e potrebbe, essere: una civile discussione e un pacato confronto di idee e opinioni.
    A volte basta poco di più per evitare simili questioni: ad esempio, forse sarebbe bastato comunicare alla sig.ra Giovanna che l’invio dei campioni poteva non essere necessariamente legato alla recensione sulla Guida, ma dipendente da molti altri fattori: l’esito finale della degustazione, la mancanza di pagine libere, il fatto di essere la prima annata in degustazione, ecc.
    Prova ne è che, a chiarimento avvenuto, la stessa sig.ra Giovanna abbia affermato “era solo questo che mi aspettavo: una civile, diretta e sensata risposta”.
    Vorrei infine considerare la frase di Cernilli “Al signore che non nomino dico solo e dirò sempre evviva l’avvocato Bernardo Losappio. Lui capirà.” come auspicio di distensione, senza voler a tutti i costi continuare il “punzecchiamento”…

  12. Visto che le illazioni non sono consentite, facciamo considerazioni sulla base di dati oggettivi. Quale è stato il numero di copie vendute per anno dal 2000 ad oggi della Guida del Gambero Rosso?

  13. Ogni guida ha il diritto di pubblicare le proprie preferenze ed il dovere di renderne conto. Tuttavia è il pubblico che deve imparare a camminare con le proprie gambe. E questo non vale solo per il vino. Altrimenti non se ne esce.

    UnTipoUtopico

  14. cosa significa enocentrico?! Anche senza chiamarsi Gianfranco ci si puo’ opporre al giudizio delle guide, se non sbaglio anche uno che si chiamava Teobaldo lo faceva.. Commercialmente sconveniente? Basta lavorare bene e “pulito” ed alla fine sara’ il consumatore a premiarti..
    Oltretutto considerando come funzionano (le guide) c’è da farsi il sangue marcio, produttori bravi ignorati perchè poco, diciamo così, marketing oriented a favore di altri piu’ bravi nelle pr piuttosto che in vigna..

    I bravissimi vignaioli che potrai (se ci andrai..) incontrare a Fornovo se ne infischiano delle guide e lasciano parlare quello che c’è nel bicchiere!

  15. Cosa intendevo dire? Intendevo dire che è un’utopia pensare che un domani TUTTI i produttori italiani smettessero di inviare i loro vini alle guide. Ripeto, non tutti si chiamano Gianfranco o Teobaldo, ma ci sono tanti altri produttori che lavorano altrettanto bene e che i loro vini li inviano regolarmente. Quindi abbiamo anche le Maria Teresa Mascarello o i Roberto Conterno, tanto per citarne un paio…
    Eppure anche loro potrebbero vivere tranquillamente senza Guide. O sbaglio?
    E poi, siamo proprio sicuri che tutti questi vignaioli se ne infischino delle Guide?
    Io purtroppo, per motivi di lavoro, non sarò a Fornovo, ma voi provate a rivolgere loro una semplice domanda:
    “Se domani vi telefonasse Gianni Fabrizio (come nel caso della Sig.ra Giovanna) e vi chiedesse di farvi visita per un assaggio dei vini, per valutare l’eventualità di essere inseriti sulla Guida del Gambero Rosso, lei che farebbe?”
    Siamo tutti concordi che bisognerebbe lasciare parlare i bicchieri, ma non si vive solo di poesie…

  16. @ enocentrico
    A proposito di mr. Gian Franco, la mia era volutamente una mini-provocazione. Il succo del discorso, secondo me è questo: cosa farebbero i signori delle guide (tutte) se i produttori non inviassero più i loro vini?
    Che poi i produttori stessi ci tengano, questo è un discorso a parte; il problema è che le guide sono, dal mio punto di vista, un pò riduttive: il consumatore normale guarda subito al vino premiato, non va a fondo e magari la piccola cantina non recensita (o bacchettata perchè i vini che fa hanno uno stile che non piace al panel di degustatori della zona) non viene neppur presa in considerazione, quando magari sarebbe meritevole.
    Cmq, e questo vale per i piccoli produttori che conosco, se essi ricevessero la telefonata da Gianni Fabrizio, lo riceverebbero tranquillamente come se telefonasse lei, Franco Ziliani, Daniel Thomases, Fabio Rizzari, o qualsiasi altra persona interessata.

    • mi consentite una battuta? Ci sono produttori, di Barolo e Barbaresco, che reagirebbero molto diversamente se a contattarli per una visita in cantina fosse il vostro umile cronista oppure Fabio o ancora gli altri due personaggi che cita Patrizio… 🙂
      E anche a Montalcino ci sono molti produttori che riceverebbero molto più volentieri, magari stendendo tappeti rossi (cosa che hanno anche simbolicamente fatto in passato, quando collaborava con Mr. Parker), l’americano di Firenze che il sottoscritto…

  17. @ Patrizio Mengozzi
    avevo capito che la sua battuta era una provocazione, così come lo era la mia.
    Ma quanti sono i produttori in Italia che lavorano in vigna ed in cantina come Soldera? E quanti costi ha lavorare in quel modo? Produrre solo quando l’annata lo consente? Questo poi, per arrivare ad una produzione confidenziale che raggiunge comunque dei prezzi, che non tutti possono permettersi.
    Lei ha citato il consumatore normale. Quest’ultimo rappresenta poi quello che le guide le compra, le legge e le segue.
    Purtroppo per noi, questo è rappresentato da una persona normale, che vive una vita campando di un lavoro che non è il nostro e che quindi non ha la possibilità di andare a fondo della questione, di andare a leggere in fondo al bicchiere o guardare dietro una bottiglia. Il consumatore “normale” è “la massa” che non legge Ziliani, me, Rizzari o che frequenta altri autorevoli blog. Il consumatore “normale” non passa la domenica a Fornovo, ma sul lago con la famiglia e non ha voglia di seguire tutte le vicende vinose, per cercare di andare a fondo e capire molto di più su torti o ragioni. E quel poco che sa su queste vicende, è perchè l’ha sentito in televisione.
    La conseguenza è che il produttore, potrà comunque ricevere in cantina anche i cronisti del vino o chi con il vino ci campa, ma i suoi tappeti rossi, li stenderà a chi gli porterà visibilità, contatti e fama. E tanto la loro produzione sarà alta, tanto avranno bisogno di consumatori “normali”.

  18. @Enocentrico: tanto per stuzzicarla,visto che cita Maria Teresa Mascarello, non mi pare di vedere il Barolo di MT Mascarello nella Vostra guida dell’eccellenza; indi deduco che non ve li ha inviati i suoi vini. o mi sbaglio?
    indi qualcuno ha ipotizzato una situazione estrema in cui nessun produttore invia vini alle guide che probabilmente così scomparirebbero. se ipotizzassimo anche la situazione estrema opposta, tanto per fare un esercizio di probabilità, l’esistenza di un numero eccessivo di guide non vedrebbe comunque un comportamento di tanti produttori con adesione alle stesse. all’aumentare del numero delle guide, meno presenza degli stessi produttori nelle guide stesse. concetto contorto, ma con una estrapolazione, a mio modo di vedere, evidente.
    saluti

  19. @ Franco Ziliani
    Gentile Franco, il mio esempio era semplicemente per dire che la maggior parte dei produttori che conosco io (e sono molto piccoli, per non dire artigianali) tratterebbero allo stesso modo sia tutti i personaggi che avevo citato sia un qualsiasi consumatore appassionato (e amico di alcuni di loro) come il sottoscritto, che va in cantina per assaggiare i vini (non per fare guide o articoli), ma per vedere come si muove tutto il territorio (in questo caso la Romagna visto che abito lì) al di fuori delle solite cantine nominate, blasonate, tribicchierate, tristellate, o pentabottigliate. E il sottoscritto alla fine il vino lo prende. E paga.
    Patrizio.

  20. @Il consumatore.
    Mi sembrava strano che non fosse ancora arrivata una sua domanda. 🙂
    Le rispondo, chiedendo scusa a Franco per l’OT.
    Maria Teresa Mascarello è stata contattata telefonicamente da noi ed ha apprezzato molto l’interesse che abbiamo rivolto verso la sua azienda, per l’inserimento nella nostra Guida. Ha soltanto declinato, per il momento, questo invito solo perchè lei si sente, parole testuali, da “bassissimo ceto”… 🙂

  21. e poi ai lettori/consumatori non è consentito aver dubbi riguardo ai processi che portano a stilare guide e classifiche! quando si aumenta il punteggio di un ristorante che è chuso da due anni per incendio………..

  22. @ il Consumatore
    Per non parlare di un produttore che si è visto il suo vino alla mescita in un locale dove nè lui, nè il suo agente avevano mai consegnato una bottiglia. Alla richiesta della provenienza di quel vino la risposta del gestore del locale è stata: “acquistato in sconto dai residui delle degustazioni per la guida del…..”

  23. @patrizio mengozzi: è una cosa che temevo. Per quello mi disturba vedere il proliferare di guide e di campioni omaggio, quando a volte il produttore non ha nemmeno il tempo di pensare e capire a chi sta dando il vino e se vale la pena darlo. Avevo la certezza (visti) di residui di degustazioni per le guide regalati ad amici di responsabili; questo invece è il …top.

  24. …e le bottiglie omaggiate a Eataly per “promozione del territorio” in degustazione gratuita trovate in vendita sugli scaffali?

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