Dove è finita la dialettica? In difesa della libertà di critica

Ovvero: di che colore portate i calzini?

Cari lettori, vi invito a prendere sul serio quanto sto per raccontarvi e a regolarvi di conseguenza, per evitare che finisca a condurre questo blog, sempre che me lo facciano condurre ancora, da San Vittore o dall’Asinara. Dopo i garbati interventi dell’avvocato Losappio, apparsi come commenti in questo post, ho ricevuto un’altra comunicazione, questa volta via raccomandata, da un altro avvocato, il quale imputandomi di aver pubblicato su questo mio blog vostri commenti “aventi carattere offensivo e diffamatorio” e riservandosi “ogni azione a tutela dei diritti della mia assistita per ottenere il risarcimento di tutti i danni”, mi invita e diffida “formalmente a evitare che per il futuro siano pubblicati sul blog interventi del genere”.
Cosa avrei, anzi, cosa avreste, cosa avremmo meglio, visto che mi viene ricordata una sentenza del Tribunale di Aosta del 2006 che assimila il gestore di un blog al direttore di un giornale, – “il gestore di un blog ha infatti il totale controllo di quanto viene postato e, per l’effetto, allo stesso modo di un direttore responsabile, ha il dovere di eliminare quelli offensivi” combinato?
Semplice, l’aver pubblicato due vostri commenti giudicati inadatti, anzi dotati di “un contenuto e di una valenza diffamatoria” nei confronti dell’azienda cliente dell’avvocato che mi scrive.
Preso atto degli addebiti, ho prontamente risposto all’avvocato, e, come capirete, depurandolo da ogni elemento che consenta di capire di che commenti si trattasse, di quale azienda e quale vino, ho pensato, trattandosi a mio avviso di una sorta di messa in discussione di quella libertà di critica che è elemento fondamentale e irrinunciabile dell’operare giornalistico e di questo blog, di portarvi a conoscenza di larga parte della risposta che, con tutto il doveroso rispetto, ho inviato al legale che mi ha scritto.
Se riterrete opportuno commentare, e dire la vostra, mi raccomando di darvi una regolata, di essere cauti e rispettosi, primo perché mi troverò costretto a cassare i vostri eccessi verbali, secondo perché di farmi portare le arance dietro le sbarre, per giunta ora che la stagione delle migliori arance non è ancora arrivata, non ho proprio voglia.
Ecco la mia risposta. “Egregio Avvocato, ho letto la sua comunicazione relativa alla richiesta di assistenza legale fatta dal Suo cliente.
Prendo atto di quanto dice, sebbene rilevando che le letture sue e del suo cliente dei passi citati, soprattutto del secondo, mi appaiono come delle forzature, che palesano “un contenuto e una valenza diffamatoria” che assolutamente non esiste.
Nel primo caso non si parla assolutamente di giornalisti che “si presterebbero a scrivere articoli compiacenti dietro compenso”, ma si dice solo che vista il grado di ospitalità che può trovare e l’accoglienza che riceverà, qualsiasi giornalista preferirebbe trascorrere un week end in un castello toscano che fare visita ad un piccolo produttore del profondo Sud, perché questo tipo di visita, data l’accoglienza, é decisamente più confortevole e ci si guadagna, in termini figurati, non letterali, a scegliere questa ipotesi.
Nel secondo caso il rilievo al colore molto fitto “quasi impenetrabile” al vino di diverse annate orsono prodotto dalla azienda sua cliente, é puramente un rilievo critico, legittimo e sacrosanto, che ho più volte fatto, nel caso di vini della località dove è stato prodotto come di altre zone, senza che nessuna azienda pensasse di ricorrere ad un avvocato per contestarmela.
Avere dei dubbi sui colori di certi vini é cosa legittima, suffragata anche da quanto emerso dalle indagini disposte dalla Magistratura in diverse zone italiane, e posso citare centinaia di articoli, di giornalisti italiani ed esteri, a sostegno di questa consuetudine, che, lo ripeto, é un libero esercizio del pensiero e dell’esercizio critico, legato al mestiere di degustatore, che nessuna azienda può assolutamente pensare di contestare, visto che nel commento e nel mio che é seguito non é mai stato scritto in maniera chiara e univoca che quel vino, come dichiarato in etichetta, non fosse in realtà tale. Si esprimeva invece la perplessità, legittima, su un colore, incredibilmente scuro trattandosi di un vitigno che, notoriamente, non ha un colore concentrato tipo quello di un Cabernet o di un Primitivo di Manduria.
Ad ogni modo accolgo in pieno quanto scrive, ovvero “la invito e diffido formalmente a evitare che per il futuro siano pubblicati sul blog interventi del genere o comunque aventi carattere offensivo e diffamatorio”, valutazione, sul carattere offensivo e diffamatorio dei commenti stessi, che, se mi consente, sono perfettamente in grado di fare, sicuramente non considerando diffamatori legittimi rilievi critici, soggettivi, su un vino. Rivendico invece la mia piena libertà, che non é arbitrio, di esprimere, da giornalista con 25 anni di esperienza nel campo del giornalismo del vino, ben conosciuto in Italia e all’estero, con piena libertà, senza per questo dover ricevere lettere da avvocati, il mio punto di vista, le mie osservazioni, soggettive, ma legate alla mia esperienza e conoscenza della materia, sui vini, della zona dove opera il suo cliente come di qualsiasi altra zona, sui loro colori e profumi, sulla congruità o stranezza dei loro aromi e del loro gusto. Questo si chiama libero esercizio della critica, non certo diffamazione”.
Cari lettori di Vino al Vino, ma dove sono finite, in questa strana Italia dove chi critica il manovratore di turno rischia di passare per essere un nemico della patria, un sovversivo, un sabotatore, anzi, un diffamatore, la libertà di critica, la dialettica, il confronto delle idee?
Per fare contente e rassicurare certe potenti aziende vinicole dobbiamo forse dire che i loro vini sono comunque ottimi e abbondanti, e che nelle zone di produzione dove operano tutto va bene madama la marchesa?
p.s.
ad ogni modo starò ben attento ad evitare calzini turchesi…

46 pensieri su “Dove è finita la dialettica? In difesa della libertà di critica

  1. Caro Franco, mentre starò attenta al colore dei calzini di tutti coloro che mi capiteranno a tiro (io sono della scuola del calzino scuro e tassativamente lungo), starò – come tutte le persone di buon senso – attenta a non scrivere alcunché di diffamatorio. Giurin giuretta.
    Tuttavia ti segnalo – affinché tu lo faccia notare all’avvocato che ti ha scritto – che un suo collega (piuttosto eminente, trattandosi di un ministro) in tv, davanti a milioni di telespettatori, ha declamato “lei fa schifo!!!”, rivolgendosi al matematico Odifreddi (che non mi piace, ma non mi sognerei mai di urlargli un apprezzamento così insultante).
    Mi sembrano – l’episodio che cito e ciò che ti è stato scritto – le due parentesi tra cui racchiudere un fenomeno che mi pare di poter definire ‘delirio di onnipotenza’. In altre parole, un ministro non pensa di doversi trattenere (magari anche solo in nome del buon gusto) dall’insultare pubblicamente, in modo intimidatorio, un intellettuale che sta esprimendo le sue opinioni.
    Un avvocato, incaricato da un’impresa X magari imponente e potente, cerca di condizionare le tue opinioni (e, se non ho capito male, quelle dei tuoi ospiti bloggers) relativamente ai suoi prodotti; pensando che ciò sia del tutto normale, immagino.
    Ma normale non mi pare, altrimenti che cosa andresti bloggando?!

    Ho assaggiato il vino xy: molto buono, ma anche il vino zx che è davvero buono; poi ho degustato il vino hk davvero eccellente.
    E tutto va bene in questo che è il migliore dei vigneti possibili.
    Persino Panglos si stupirebbe.

    O è delirio di onnipotenza o è un’intimidazione, comunque occhio al colore dei calzini, davvero!

  2. commenta un avvocato che ha preferito mettersi a fare il vino rinunciando volontariamente a fare quella che, secondo me, è diventata una delle più avvilenti professioni italiche (spero che per questo l’ordine degli avvocati non decida di querelarmi) NON ACCADRA’, per fortuna, giurisprudenza costante, esclude il reato di OPINIONE.
    CARO AVVOCATO, SE QUALCHE LETTORE DI QUESTO BLOG COMMENTANDO GLI ASSAGGI DI FRANCO ZILIANI DOVESSE AFFERMARE, PER ESEMPIO, CHE IL MIO AGLIANICO SA DI MERLOT, NON LO QUERELEREI, accetterei il suo commento ed andrei a riflettere sulle ragioni x cui il consumatore ha avuto questa sensazione. Le rammento che quanto tanti giornalisti seri ponevano in forma dubitativa in merito a certi Brunelli si è dimostrato triste realtà.
    Lei, avvocato, ha fatto il suo mestiere dando seguito al mandato conferitole dal cliente e quindi nessun addebito, ma che tristezza il suo cliente, molto meglio avrebbe fatto ad armarsi di penna pungente confutando puntigliosamente commenti e pure eventuali illazioni.

  3. eh, c’è un clima pesantuccio per la libertà di stampa, ne vero? fatte le debite proporzioni è quello che dice la milena gabbanelli in questa bella lettera che condivisdo in pieno. http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_29/lettera-gabanelli-milena-gabanelli_9d055306-acbd-11de-a07d-00144f02aabc.shtml

    la critica da un fastidio ormai insopportabile, tutti zitti e allineati, in tutti i settori, ecco perchè le voici fuori dal coro sono sempre prese di mira.
    saluti, continui con la solita indipendenza, so che è inutile dirlo, tanto lo farà da se.
    cordiali saluti
    francesco
    ps la scorsa settimana ero a montalcino per lavoro ed ho visto un libro, brunellopolis di guelfo magrini che riportava ampi stralci da questo blog, lo sapeva?

  4. Buongiorno Franco. Io credo che tutti noi lettori e commentatori di questo blog dovremmo essere “indignati” (spero si possa usare questa parola…).
    Sono sicuro che nessuno possa sinceramente affermare che in questo blog sia così diffusa l’abitudine di inserire commenti “sopra le righe”, con toni e frasi offensive a tal punto da richiedere addirittura la “discesa in campo” dei legali. Anzi, le poche volte che questo si è verificato è stato per esprimere giudizi e opinioni negative non verso l’azienda X o il produttore Y, ma proprio nei confronti di Franco Ziliani…
    Penso di poter aggiungere anche un’altra considerazione: fino a non molto tempo fa, era buona abitudine rispondere a critiche e opinioni avverse accettando il confronto diretto e la dialettica civile, e non mi riferisco solo al limitato contesto del mondo del vino.
    Oggi sembra che la moda prevalente sia quella di non rispondere, portando le proprie opinioni e obiezioni alle critiche, ma dando mandato ad un “pool” di avvocati (neanche uno solo basta più…) per tutelare i propri diritti dalle presunte “diffamazioni, lesive degli interessi dell’assistito” di turno, ecc.
    Senza andare lontano, prendete esempio, signori produttori e direttori di aziende, da Franco Ziliani e il cav. Ezio Rivella, che proprio non molto tempo fa si sono confrontati, civilmente ed apertamente, su questioni importanti, sulle quali avevano ed hanno punti di vista molto diversi. Oltretutto, continuando a rispettarsi lealmente, tanto da far esprimere in diverse occasioni, dallo stesso Ziliani, parole di apprezzamento verso Rivella per la coerenza e la sincerità delle sue opinioni, pur se opposte alle proprie.
    Concludo con una frase famosa che a me sembra molto significativa, specie in questo periodo: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.” by Voltaire

  5. Caro Franco sono solidale con te. Se un vino non incontra i tuoi/nostri piacere possiamo senz’altro dirlo, portare avanti una critica costruttiva è senz’altro un diritto di tutti i cittadini italiani non solo dei giornalisti e dei blogger.

  6. Caro Franco, soliderieta’ al 1000/100. Un altro esempio dell’effetto valanga che i comportamenti anti-democratici, immorali e legaiuoli del nostro (sigh) leader stanno avendo su quasi tutta la societa’ italiana e soprattutto sui media (quei media che non si piegano alla morale corrente).

    Ci vorranno anni e anni prima che si potra’ ricostruire una morale sana e democratica in Italia… qui in Francia dove vivo ci sono gli scandali, e ci sono quelli che cercano di affossare la verita’ e le liberta di opinione e di stampa …. ma il popolo diffida e appena ha l’opportunita’… zacchete !

    Ed e’ solo vino in questo caso ….

  7. Scusate la figura da minus habens che faccio: ancora non sono riuscito a capire né l’insulto, né la diffamazione. Grato a chi vorrá spiegarmelo in termini diretti e compensibili – anche a me.

  8. Se le cose stanno così, un giornalista del vino potrà parlare solo in termini entusiastici di qualcosa che gli piace e far finta di non avere mai assaggiato i vini che non gli piacciono.
    La libertà di stampa in Italia non è mai stata in discussione, ma guai a dire qualcosa di urticante o perlomeno non gradito a chi si crede grosso o chi è potente davvero per non essere seppelliti dalle querele.
    Che tristezza.
    Dimenticavo…. un abbraccio caloroso a Beniamino D’Agostino, che non conosco, che non mi conosce ma che scrive cose sensate e spiega ciò che fà.

  9. Spiace constatare il passaggio a simili “consigli” da parte di codesto avvocato. Mi piacerebbe pensare che sia tutta una tua montatura ma conoscendo la tua levatura morale, caro Franco, mi rimane impossibile crederlo. Dacchè, se di canzonatura si trattasse non potrebbe che essere di giovamento ad un ambiente avvelenato da fin troppe calunnie da parte di chi presumevamo depositario di una cultura antica e profonda quale è quello della zona e del vino cui fai riferimento. Sarebbe bello sapere chi sia il mandante di cui l’avvocato è unicamente esecutore. Detto ciò, se piace tanto quel vino internazionalizzato se lo bevano pure. Personalmente quando vedo un vino rubino intenso diffido e nemmeno annuso, anche se forse però non ho capito nulla io. detto ciò preferisco restare nella mia beata ignoranza…. tanto il mondo è pieno di chi segue le tendenze in modo acritico.

  10. l’attacco ai blog è in atto, e non solo in Italia anche se l’Italia è certamente un sorvegliato speciale (dopo la ong americana freedom house che per libertà di stampa ci ha allineati alla Corea, leggo oggi che siamo retrocessi di 14 posizioni secondo reporter sans frontieres: saranno anche cavolate ma… da questi episodi non si direbbe). l’idea di un luogo dove ognuno possa dire la sua senza avere editori, sponsor e iscrizioni a corporazioni risulta insopportabile a un certo establishment. Potremmo parlare delo spiacevole episodio su Millevigne on line (se vuoi naturalmente).

    • sono a disposizione Maurizio, anche dall’estero, dalla Francia, dal Belgio, dal Regno Unito, ho ricevuto pronte e sdegnate reazioni e presto usciranno traduzioni inglesi e francesi del mio post su diversi blog internazionali

  11. Caro amico,
    indipendentemente dai contenuti, dalle ragioni e anche dai fatti, sei arrivato al momento della scelta fondamentale: ora devi scegliere se rimanere coerente al tuo personaggio oppure infilarti nel grande tritacarne dell’informazione impaurita. Non credo che il tuo blog possa continuare ad avere un senso con l’introduzione di dinamiche censorie o autocensorie. Ma la scelta è solo tua, come soltanto tue sono sia la responsabilità dei concetti espressi in queste pagine, che la soddisfazione per l’autonomia fin qui dimostrata. A nulla valgono consigli o solidarità: sei solo come siamo soli tutti, quando siamo davanti al foglio da riempire di parole.
    Ti abbraccio con la simpatia di sempre, Andrea

  12. Caro Franco,
    i nodi (i tanti nodi su tante questioni) ora vengono al pettine.
    Forse ricorderai il mio antico suggerimento rivolto ai colleghi blogger (suggerimento al quale una volta hai pure risposto poco garbatamente, in verità) di iscrivere i loro blog in tribunale come testate giornalistiche. La ragione era ovvia: il diritto di cronaca e di critica dei giornalisti è intoccabile, purchè e fintanto che esso è esercitato nello svolgimento della professione. Se invece è esercitato sul un blog, cioè un diario pubblico, non soggetto agli obblighi di terzietà, imparzialità, etc. specifici delle testate giornalistiche, trovo che in teoria chiunque si senta offeso dai contenuti possa legittimamente citare in giudizio il titolare del blog medesimo in quanto comune cittadino che si esprime su internet (salvo naturalmente vedere poi se la causa uno la vince o la perde).
    Dico in teoria non solo per evitare le tue ire, ma perchè nella sostanza sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che quanto hai scritto non è a mio giudizio in alcun modo passibile di censura. Pertanto credo usciresti vincitore da qualsiasi avventura giudiziaria, ma il punto, come dicevo, non è questo.
    Mi darai atto però che il problema dell’informazione su internet, da te tanto e spesso preconcettualmente difesa come l’ultimo confine di libertà e correttezza, passa anche attraverso casi difficili come questo. La cosa più saggia, in proposito, la scrisse mi pare, con mia totale condivisione, Briscola tempo fa, affermando che non si capisce perchè il giornalista non dovrebbe essere considerato tale anche quando scrive sui “new media”: il che equivale a dire però che i giornalisti devono scrivere su testate telematiche, e non su blog “normali”, affinchè la loro venga considerata espressione del diritto di cronaca anzichè un’opinione personale (e quindi soggetta alle norme vigenti in materia).

    Fatta questa premessa, vengo al nocciolo e cioè alle minacce legali che hai ricevuto nello specifico.
    E’ chiaro che si tratta di un effetto più o meno diretto della “ritirata” che hai annunciato (a mio parere con esagerata contrizione) sul caso Brunello e che evidentemente ha fatto sentire qualcuno nel diritto di togliersi nei tuoi confronti certi sassolini dalle scarpe a lungo custoditi. Mi sembra, la sua, una mossa sciocca e controproducente, che la dice lunga sulla tracotanza acquisita da certi produttori i quali, diseducati (ammettiamolo: da noi esponenti della stampa, con le innumerevoli ambiguità pubblicitarie e marchettistiche che continuiamo a tollerare ci fioriscano intorno) a “comprare” giudizi positivi (su cui ovviamente nessuno ha nulla da ridire) e a nemmeno concepire che ve ne possano essere di negativi (“perchè io ti ho ospitato”, “perchè io ho comprato tanta pubblicità sul tuo giornale”, “perchè io sono vicino di ombrellone del tuo direttore”, etc etc).
    Non so nè voglio sapere quale sia l’azienda che ti ha fatto scrivere da un legale, ma qualunque essa sia ha commesso un grave errore. Moralmente e strategicamente. E tu fai bene a denunciare il fatto.
    Non vorrei tuttavia, per concludere, che questo spiacevole episodio desse la stura, come in parte ha già dato, alle ricorrenti geremiadi sulla presunta mancanza di libertà di stampa in Italia, un argomento sul quale chi non conosce lo stato dell’arte e l’ambiente dei giornali può essere tentato di avventurarsi in imprudenti intemerate.
    Dire che in Italia non c’è libertà di stampa è un’affermazione talmente ridicola che può essere fatta solo per profonda ignoranza o per profonda malafede. La libertà che manca è casomai un’altra, cioè quella di fare un uso della stampa che non sia strumentale, strabico, adattato a sostegno delle proprie tesi, flessibile secondo la convenienza. Chi ha letto nei giorni scorsi l’ineccepibile articolo di Giampaolo Pansa a difesa di De Bortoli, spernacchiato da Scalfari per non aver fatto ciò che lo stesso Scalfari non fece a parti invertire, sa di cosa parlo.
    Tutto questo riguarda, però, i massimi sistemi e non il caso in ispecie, che come ho detto sopra è solo un miope tentativo di rivalsa verso Franco Ziliani da parte di chi non ha alcuna idea di cosa significhi avere un sano rapporto (un rapporto cioè in cui nessuno è suddito di nessun altro) tra produttori e critica.
    Lasciamo perdere il resto, per favore.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  13. No comment, no comment sul vino, no comment sul produttore, no comment sull’Avvocato che si presta alla censura come “intimidatore di libera opinione” e no comment sulla giustizia italiana.
    Solo un grande, profondo disagio.

  14. evviva la terra Toscana,laboriosa,onesta,vera e sincera,
    rispettosa del territorio,della storia,e delle tradizioni.
    A – Franco
    Tanti nemici tanto onore,è ancora attuale ai giorni nostri.

  15. evviva la terra Toscana,laboriosa,onesta,vera e sincera,
    rispettosa del territorio,della storia,e delle tradizioni.
    A – Franco
    Tanti nemici tanto onore,è ancora attuale ai giorni nostri.

  16. Non sono sorpreso, ma schifato di quanto in Italia vada ingrandendosi il club dei “Lei non sa chi sono io, stia zitto o la querelo!”
    Gente che non ha meglio da fare che ingolfare le sezioni civili dei Giudici di pace, con somma gioia del contribuente/cittadino che per avere il risarcimento di una fattura non pagata può attendere anche 12 anni…
    Chi di voi legge il blog di Quattroruote ha letto anche i commenti di quelli che criticano la Fiat piuttosto che la Volkswagen o la Renault. Nessuna casa automobilistica ha mai intrapreso azioni legali, nè lo farà mai perchè sono persone serie. Non ho altri commenti da fare se non rinnovare la mia personale fiducia nelle parole dello sciùr Franco.

  17. Purtroppo un altro gravissimo segno di come la libertà d’informazione ed il diritto di critica siano seriamente in pericolo in questo paese. Ormai perfino le opinioni personali vengono vagliate e se ne fa un uso strumentale.
    Ziliani, ogni persona libera di cuore e di mente non può che essere con lei.

  18. Caro Franco,
    da giornalista e da lettore non posso che esprimere solidarietà rispetto una reazione dell’avvocato X che sicuramente è esagerata.
    Visto che gli altri commenti seguono piú o meno lungo la stessa corsia di indignazione voglio però offrire un mio parere un filino diverso.
    Rispetto il tuo blog e le tue posizioni e sono sicuro che anche nella tua qualità di “franco tiratore” ti sei sempre guardato di diffamare od accusare senza fondamento. Noi giornalisti, noi scrittori, noi critici (soprattutto chi ha esercitato per testate in stampa, non “virtuali”) di solito sappiamo autoregolarci (non autocensurarci) per offrire ai lettori un giudizio imparziale ed equilibrato, anche sugli argomanti piú “scottanti”.
    Purtroppo le consuetudini su internet sono spesso meno civilizzate. Non parlo di tutti, e spero non sia capito male, ma la velocità dell’intervento e l’anonimato provocano spesso commenti e critiche che equilibrati non sono. Non mi pronuncio sul post “Facce di tolla: le disinvolte lezioni…” ma parlo in generale. Di diffamatorio su internet, sui nostri ed altri blog c’è tantissimo. Io sono sempre propenso alla tolleranza anche rispetto a pareri che non condivido e che trovo falsi, ma ritengo rientri nel diritto dei produttori o altri personaggi di sentirsi diffamati leggendo “l’azienda Tale e Tale fa vino truccato, non hanno mai avuto Nebbiolo, il loro Barolo è tutto Tannat”. Una critica equilibrata su meriti stilistici è un fondamendo della libertà di stampa che nessuno (credo) contesta, ma affermazioni materiali fondate su pareri stilistici (ripeto, piú spesso quelle di lettori e non di blogger) possono essere, anche per me, problematiche. Va difesa la libertà di stampa e parola ma anche la libertà altrui di potersi difendere contro quello che ritiene diffamatorio, anche con vie legali secondo il codice civile (non penale!). Se si può affermare qualsiasi cosa senza fondamento e senza responsabilità (come succede non di rado su internet) non parliamo piú di libertà ma di caos.

  19. Se siamo il paese delle Cause Civili (4,5 milioni l’anno!) un motivo ci sarà: si è persa ogni minima traccia di buon senso e ogni minima capacità di mediazione…
    Ad ogni modo, come giustamente scrive Maurizio, bisogna rendere pubblico questo fatto che non esito a definire increscioso, e noi, nel piccolo del nostro nostro blog, domattina lo faremo.
    Rinnovando la piena stima,
    Alessandro Carlassare

  20. Buonasera.
    Mi avventuro in un campo minato. E con un linguaggio non proprio tecnico, scusatemene.
    Nello specifico: non so a cosa si riferisca l’avvocato ma se per esempio si AFFERMASSE (in un mezzo di comunicazione come è questo) che in un vino il cui disciplinare di produzione impone il monovitigno si trovano altri vitigni lasciando così presumere la sfilza di reati dei quali parliamo da mesi riferendoci a una nota località, commetterebbe sicuramemente il reato di diffamazione.
    Ma….. ma non potendo affermare con scientifica certezza che sia vero o no, rientriamo nel campo delle opinioni e come tale basta una “piccola” diffida del gestore e/o rettifica da parte dell’autore per far rientrare tutta la vicenda in quello che realmente è: una bolla di sapone.

  21. …e stiamo parlando “solo” di vino.

    Mi chiedo se questo fosse il blog che parla di decisioni e materie rilevanti per il settore medico o farmaceutico e se dall’opinione di qualcuno potessero scaturire opinioni o decisioni con ripercussioni sulla vita di molti.

    Sono sorpreso e amareggiato dall’ambiente e dal clima che si è creato.

    Forse, nell’interesse di tutti bisognerebbe ricordarsi che
    …stiamo parlando “solo” di vino.

  22. Sì Beniamino, ma l’opinione detta alla moglie sul vicino di casa rientra nella libertà di espressione, quella scritta su un giornale da un giornalista rientra nel diritto di crionaca. Cose ambedue importanti ma diverse sia sotto il profilo della tutela giuridica che delle modalità di estrinsecazione.
    Comunque, come il caso Ziliani dimostra, ad andarci di mezzo sono sempre quelli che hanno il coraggio di usare nome e cognome, mentre agli anonimi su internet è concessa qualsiasi nefandezza. E siccome la calunnia è un venticello, comprendo anche il risentimento di chi si trova calunniato dagli anonimi.
    Saluti,

    Stefano Tesi

    • con la sostanziale differenza, Stefano, che nei due post sotto “imputazione” non si calunniava proprio nessuno, ma ci si limitava ad esprimere un sacrosanto diritto di critica. E basta. Questo per la precisione

  23. Stando a quel che leggo, non posso che condividere quel che scrive Franco nell’ultimo commento: di calunnia non ce n’era minima traccia, in quel post e nei suoi commenti.
    Se anche la critica non si potesse più fare, se neppure si ammettesse la possibilità di scrivere che quel vino sembra troppo scuro di colore, allora saremmo veramente giunti a mettere la parola fine all’idea stessa di libertà di espressione.
    Accanto a te, Franco, e di qualunque cosa tu avessi mai bisogno in questa vertenza, sappimi disponibile.

  24. Certo, che nel tuo caso la diffamazione non ci fosse l’avevo già scritto sopra. Ma anche se ci fosse stata, sarebbe venuta conunque da uno con nome e cognome. Come tu o io però ci risentiamo quando i soliti anonimi ci insultano o insinuano nascondendosi dietro l’anonimato, così credo che chiunque abbia il diritto di arrabbiarsi quando gli si lanciano accuse gratuite (quali sono sempre quelle anonime).

  25. Due grandi fiume di melma confluiscono
    Il primo è l’equivoco giornalismo/comunicazione nel mondo del vino in cui il primo è stato sempre sostanzialmente secondario e adesso ancora di più perché debole di risorse proprie (leggi pubblicità compatibile e lettori). Le aziende dunque sono abituate a sentirsi coccolate e in questa fase di crisi, non accettano critiche. Per un articolo in cui consigliavo di togliere barbera e mettere aglianicone in una zona del Sud un’azienda fece scrivere dall’avvocato chiedendo la rettifica! Nella quale si sosteneva che loro la barbera la facevano come e meglio dei piemontesi:-((( Con queste premesse hanno chiuso e nessuno ne sente più la mancanza. Ma per dire a che livelli liberticidi si può arrivare.
    Il secondo è il clima irrespirabile che avvolge l’Italia, ma non da adesso. Ricordiamo benissimo le sparate di D’Alema contro la stampa pari a quelle odierne di Berlusconi
    Anche questo è dovuto alla debolezza cronica
    Il mare che accoglie questi due fiumi è una magistratura da tempo immune al diritto di cronaca e pronta a condannare giornalisti soprattutto se a querelare sono magistrati.

    Che fare? Ci vuole molta abilità, pazienza e, soprattutto, dosare bene le parole.
    Ah, si, avere come amici un pool di buoni avvocati

  26. Concordo con te, Luciano. Ti assicuro però, da frequentatore anche di altri settori della stampa specializzazione, che il livello di distorsione dei rapporti stampa/produttori che c’è nel mondo del vino è tra i più alti in assoluto. I giornali sono spesso concepiti (e sovente sono) come poco più che una bacheca su cui affiggere e far affiggere encomi, informazione pubblicitaria, etc. A ciò va aggiunto, stavolta a disdoro di noi giornalisti, che in generale (e per fortuna con le debite eccezioni) la nostra categoria, variamente e ampiamente infiltrata di marchettari, doppiogiochisti, sedicenti, dilettanti, aspiranti, commercianti, etc ci mette del suo per rendere la situazione così com’è.
    Concludo con una frase illuminante di Walter Tobagi: “Un giornale non può dirsi democratico solo perché pubblica ciò che ci piace leggere”.
    Ciao,

    Stefano

  27. Mi sembra che molti interventi qui sopra continuino a mescolare le carte: un conto è “il diritto di critica”, da parte di un giornalista e/o blogger (piuttosto che una persona che intervenga in un blog, con nome o pseudonimo), altro è una sorta di “diritto” di maldicenza, di fare mobbing, o peggio di diffamare ANONIMAMENTE e GRATUITAMENTE un’impresa o i suoi prodotti.

    Quello che riguarda questo blog è il primo caso, cioè il diritto di esprimere giudizi negativi su un prodotto o sul comportamento di un’impresa, cioè LIBERTA’ D’OPINIONE, fino ad oggi patrimonio del nostro paese…
    E quando si tratta di un giornalista e blogger che possiede gli skills, gli strumenti e qualità professionali, tali da farne una figura di riferimento, cioè un esperto, atto a ‘giudicare’ o valutare le qualità di un dato prodotto (il che va a vantaggio dei consumatori, che troppo spesso vengono truffati da soggetti varii), mi parrebbe demenziale anche solo ipotizzare che possa essere lecito TAPPARGLI LA BOCCA.
    Ancorché molti abbiano precisi interessi a farlo.
    Sarei severissima nei casi di mobbing (provate a esserne vittima e mi saprete dire), oppure di autentica diffamazione (cioè quando si dice il falso a danno di qualcuno).
    E sarei altrettanto rigida con quanti tentano di mettere il bavaglio alla verità.
    Non sono i giornalisti a nuocere al made in Italy, ma i cattivi comportamenti di chi promette un prodotto e ce ne ‘schiena’ un altro, facendocelo pagare per buono.
    E lascerei le intimidazioni di un certo tipo a Camilleri e ai suoi bei romanzi.

  28. L’Italia di oggi (ed ho paura anche quella di domani) è dominata da una classe dirigente che pensa di riformare il “buono” con il “mediocre” ed il “cattivo” con il “pessimo”. Il mondo del vino non può essere esente da questa temperie.
    Da cittadino mi auguro che il binomio:
    Brunello – procuratori della republica, GdF, giudici, avvocati, polemiche, gossip, scontri di ogni genere,
    CEDA IL PASSO al binomio:
    Brunello – valorizzazione, rilancio.
    Da viticoltore di Montalcino, AMICO del Sangiovese, non posso limitarmi ad augurare, ma sento l’obbligo di progettare ed operare per questo scopo.
    Ed è quanto si tenta di fare, in concreto, anche con l’iniziativa SPA Sangiovese per amico.
    Un saluto solidale.

    Francesco Leanza (Podere Salicutti)

  29. http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?f=13&t=74024&sid=8a95d9f3a3f2f9e57dfbe03aa390d0c0

    cernilli ha scritto:
    “Solo per dirvi che un signore che non nomino sul suo sito fa il de profundis delle guide, affermando cose che vanno dal patetico alla comicità inconsapevole ed ironizzando sul fatto che il conflitto d’interessi che lui continua ad attribuirmi non sia reale. La realtà è che esiste solo nella sua mente, che non è sostenuto se non da chiacchiericci privi di fondamento, al limite del calunnioso. Però adesso mi sono stufato e vedrò domani un legale.”

  30. …tra l’altro non è l’unico commento con “vaghi” riferimenti a “vari” blog (ma poi se ne cita o accenna solo a uno…indovinate quale?!).
    Vedo che il punzecchiamento a distanza Ziliani-Cernilli continua…
    Una proposta: e se tornassimo TUTTI ad occuparci solo di vini, nell’interesse di TUTTI, consumatori, aziende e giornalisti?!?
    Altrimenti tra un po’ qualcuno si inventerà un talk-show ad hoc: La Vigna in Diretta…!!!

  31. Quoto Boldrini@. Tra cupole e coppole, interessi particolari, inciuci e minacce, propongo uno stile diverso: tirare dritto, rifiutare l’omologazione, coltivare l’indipendenza.

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