Facce di tolla: le disinvolte lezioni d’indipendenza di siti gremiti di pubblicità


Quando ci si permette di ironizzare sulla presunta indipendenza di qualcuno, come si è permesso di fare ieri un tale, sulla sua Prima, una sorta di notizia del giorno, bisognerebbe non solo avere il senso dell’ironia e la capacità di trasporre effettivamente in parole la volontà di essere ironici e spiritosi, capacità fatta di leggerezza e di arguzia, oltre che di una certa abilità nella scrittura e di cultura, ma occorrerebbe essere assolutamente al di sopra di ogni possibile critica, essere indipendenti e liberi nell’animo e nei fatti. Peccato che il tizio che ieri, senza nemmeno riuscire ad essere spiritoso, ha scritto queste cose, mettendo in qualche modo in dubbio quella indipendenza che è, gli piaccia o meno, e piaccia o meno ai suoi amici e referenti, il mio segno distintivo, dell’indipendenza non possa proprio ergersi a campione, visto che è responsabile di un sito dove accanto ad una marea di pubblicità, di aziende vinicole e consorzi, figurano anche delle news, spesso anche relative a realtà produttive i cui advertising fanno bella mostra, ovviamente con un’assoluta separazione tra la pubblicità e l’informazione, com’è costume di gran parte del mondo del giornalismo del vino italiano, nelle pagine del suo sito.
Pertanto al tizio che per il semplice fatto che io abbia curato il blog del 43° Congresso dell’A.I.S., dichiarandolo pubblicamente qui, e che collabori fattivamente con l’Associazione Italiana Sommeliers, alla luce del sole, senza alcun tipo di conflitto d’interessi, da giornalista indipendente e libero ovunque io scriva, ha provato ad ironizzare sulla mia indipendenza, io dico solo, ricorrendo ai Vangeli, ma “perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”.
Prima di attribuire a me condizionamenti che non esistono se non nella sua fervida fantasia, faccia mente locale agli equilibrismi, ai numeri da funambolo che è costretto a fare, pretendendo di fare onesto giornalismo sul vino e di diffondere wine news, quando il suo sito ospita regolarmente pubblicità delle aziende che, ovviamente, non si sogna e non è in grado di criticare, e di cui, ma sempre in ossequio alla completezza dell’informazione, ci racconta puntualmente ogni respiro…

0 pensieri su “Facce di tolla: le disinvolte lezioni d’indipendenza di siti gremiti di pubblicità

  1. Macché funambolo , macché faccia di tolla. Forse sbaglio , ma se il signore che lei tira in ballo è lo stesso della cena a cui ho partecipato l’altra sera , con altre degne persone che vogliono risollevare le sorti della nostra terra , lei si sbaglia di grosso.
    E’ una persona colta e di valore , di grande competenza enologica e passione autentica e disinteressata per la politica. Per questo si cenava insieme. Ripeto , se non sbaglio. Saluti.
    Vittorino

  2. A proposito delle facce di Tolla vorrei che lei, Ziliani, dedichi almeno un post alla performance scandalosa e vergognosa (per lui) di Leonardo Romanelli alla Leopolda, certi comportamenti vanno sottolineati con estrema durezza e non possono passare inosservati!
    Grazie

    • di quello che fa quel signore ed i suoi amichetti fiorentini che gli tengono bordone non me ne può fregare di meno. Non perdo tempo a commentare quello che fanno, tanto più se avviene su blog dove la libertà d’insulto gratuito é all’ordine del giorno (e dove non si é soliti scusarsi per eccessi di autori e lettori-commentatori) anche se mi spiace che sia accaduto in occasione della presentazione di quella che io continuo a considerare la più seria guida del vino italiana

  3. Esiste un video di quanto accaduto… ma non vorrei offendere Franco Ziliani indicandone il link. Se le interessa le consiglio di consultare il blog di intravino e potrà farsene un’idea. Mi scusi Ziliani se non ha gradito il mio intervento, ma ritenevo di far presente quanto detto da Romanelli proprio per la gravità e la scarsissima professionalità dimostrata.

    • non mi offendo Campora e indichi pure, se lo crede, il link di quel blog che non voglio nemmeno nominare. Io, dopo il loro inqualificabile comportamento tenuto ripetutamente nei miei confronti, non voglio avere più nulla a che fare, anche se continuo a considerare un amico uno dei responsabili, Antonio T., di quel blog

  4. Tengo a precisare che tra le cose che ci accomunano, Franco, c’è sicuramente la stima per certe persone.
    E’ che non ho trovato nulla di “interessante” a quel link….

  5. Stimo Ziliani per la passione e l’indubbia competenza che ha sempre dimostrato e, soprattutto, ho avuto modo di precisare come le battaglie da Lui condotte siano, in linea di principio, degne della massima considerazione, anche se non condivido i metodi con cui le conduce che, molto spesso, rivelano scarso o nullo rispetto per gli avversari, ma so, pure, che di questo a uno come lui non potrebbe fregargliene di meno.
    Ho avuto anche modo, in passato, di rilevare come la Sua collaborazione con l’A.I.S. incrini la concezione di indipendenza assoluta alla quale Lui sembra ispirarsi ponendoGli, pure, domande precise in merito alle quali non ho mai avuto risposte.
    Inoltre queste osservazioni sono state, da Lui, accolte da sberleffi e reazioni indignate di lesa maestà ed a Sua difesa sono, prontamente, intervenuti alcuni personaggi che parevano usciti dalle madrasse dell’integralismo enoico.
    Anche in questo caso l’autore di un sito, che ha rilevato come chi lavora per una associazione come L’A.I.S. non possa definirsi assolutamente indipendente è diventato, addirittura, l’argomento principale di un articolo beccandosi della faccia di tolla, che non mi sembra proprio un’espressione rispettosa.
    La domanda che a, suo tempo, ho rivolto a Ziliani ed alla quale non ho ancora avuto risposta, si pone sulla stessa linea del dubbio insinuato, se pure in modo diverso e più diretto, dall’autore del sito di cui sopra e non la ripeterò in questa sede per evitare che diventi come le famose 10 domande che un quotidiano italiano pone tutti i giorni al Presidente del Consiglio senza avere risposta.
    Tutta questa querelle non è solo teorica e non vuole tradursi in una semplice e sterile affermazione di principio, ma nasce dal fatto che Ziliani quando lavora per l’A.I.S. sembra, a mio avviso, perdere tutta la forza e l’energia che fanno di Lui una delle figure di riferimento nel panorama enoico mondiale, come ho avuto modo di sottolineare in un commento ad un Suo articolo scritto sul mio sito alcuni mesi orsono (//www.digustomangiando.it/degustazioni/-i-10-vini-che-hanno-cambiato-la-storia.html), con un pò di ironia che spero rientri nei canoni che Lui sembra pretendere da chi lo critica.

  6. Complimenti a Barcaia, strepitoso il suo intervento.
    Mai più comprerò un Brunello dei signori che hanno barato. Rispetto assoluto del disciplinare! Altrimenti passerò a bere solo vini del Medoc. La serietà paga.

  7. Sono simpatici sti toscani! Ma in mezzo a questa – chiamiamola solo – confusione, mi è scappata la voglia di comprare Brunello per qualche anno.

    • eh no, consumatore, la sua reazione sarebbe un clamoroso errore. Occorre continuare a credere nel Brunello di Montalcino, distinguendo attentamente, da consumatori consapevoli, il grano dal loglio, scegliendo i vini veri, quelli che profumano di Sangiovese di Montalcino, e ignorando quelli che continuano non solo a non essere buoni e a non giustificare i soldini che vengono richiesti per comprarli, ma sollevano, ancora!, sospetti su come siano stati realizzati e rabberciati in cantina. E’ quello il “Brunello” al quale occorre voltare risolutamente le spalle, non il vero Brunello, che c’é e merita fiducia!

  8. Egregio Ziliani,
    desidero chiarire, sono Bernardo Losappio, l’avvocato che ha partecipato alla cena di cui si discute in questo blog. In realtà si è trattato di una cena tra persone eterogenee e libere e Le assicuro senza alcun tipo di finalità quali quelle da Lei paventate; nessuno, almeno in quella sede ha parlato di impossessamento di municipi e di variazioni al disciplinare del Brunello. Come Le ho detto eravamo tutte persone con le proprie idee politiche e con interessi l’uno diverso dall’altro, ciò non di meno, come tutte le persone intelligenti, abbiamo apprezzato il fatto di poterci confrontare su vari argomenti; è stata una cena piacevole. Le do un’altra informazione che forse le potrà essere utile: non ho mai inteso e non intendo fare politica …. ciò che amo di più è fare il libero e sottolineo libero professionista, pertanto schierami politicamente mi vincolerebbe ed è contrario alla mia etica. altra informazione che le potrà essere utile è sapere che sono proprietario insieme a mia sorella di una piccola azienda agricola che produce Brunello … pertanto i miei interessi non necessariamente collimano con quelli delle grandi aziende; non vedo perchè dovrei fare gli interessi di altri. In definitiva, le Sue congetture e quelle dei suoi ospiti sono destituite di fondamento e sono offensive e diffamatorie.
    Spero di aver chiarito.
    Avv. Bernardo Losappio

    • Egregio avvocato Losappio, prendo debitamente atto della sua garbata precisazione e delle utilissime informazioni che fornisce, relative anche alla sua azienda agricola familiare, di cui conosco e apprezzo i vini, pur precisando, a mia volta, che non riesco a capire come Ella abbia potuto riconoscersi nel contesto descritto dagli interventi dei commentatori del mio blog, visto che non è mai stato fatto alcun nome o fornito dettaglio sull’identità dei partecipanti alla famosa cena. Inoltre, essendoci a Montalcino molti ristoranti e trattorie ed essendo assai diffusa la vita sociale, ed il piacere della buona tavola e del buon vino, ogni sera di cene, con la partecipazione di persone di diversa estrazione, se ne fanno molte…Sono anzi persuaso che la cena cui si fa riferimento nei commenti degli intervenuti nel mio blog non sia in alcun modo, lo escludo risolutamente, la stessa cena alla quale lei dice di aver partecipato, visto che mi assicura che avete piacevolmente conversato di cose più piacevoli, confrontandovi su vari argomenti, e non di misteriosi e fumosi progetti politici. Sono molto lieto che un professionista affermato come lei voglia dedicarsi unicamente alla propria attività, oltre che a quella di piccolo produttore di vino di qualità, senza disperdere energie in altre inutili, improbabili avventure.
      Anch’io, proprio come lei, amo “fare il libero e sottolineo libero professionista” e penso che quando si sceglie di fare politica si finisca con il rinunciare in qualche modo alla propria indipendenza e con il dover rispondere a qualcuno. Meglio starne alla larga dunque.
      Sono altresì persuaso, anzi, glielo confermo a chiare lettere, che sia in quanto ho scritto io, che negli interventi dei commentatori del blog, non vi sia alcuna volontà “offensiva e diffamatoria”, bensì una tenace volontà, espressa magari in maniera pittoresca e salace, e con qualche rusticità un po’ contadina, di difendere Montalcino ed il suo Brunello, località e vino ai quali in tanti siamo profondamente legati e di cui chi scrive cerca, con la sua attività di giornalista indipendente e senza mordacchie, di preservare l’identità, da vecchie e nuove offensive e da interessi non sempre chiari.
      Colgo l’occasione anche per invitare i commentatori toscani e probabilmente ilcinesi sinora intervenuti a prendere atto delle giuste precisazioni dell’avvocato Losappio e a regolarsi di conseguenza, evitando di congetturare, come peraltro non hanno assolutamente fatto sinora, circa un inesistente coinvolgimento in fumosi progetti di “impossessamento di municipi e di variazioni al disciplinare del Brunello” ai quali l’avvocato Losappio non ha e non intende in alcun modo, come ci ha detto, prendere parte.
      Grazie ancora per il suo apprezzato intervento e per la chiarezza fatta. Franco Ziliani

  9. Sono un produttore di Brunello e vorrei tanto dichiarare pubblicamente il mio nome, ma per prudenza, visto come vanno le cose nel mio paese, preferisco non rivelarmi. Ho letto l’intervento dell’avvocato Losappio, e poiché qui a Montalcino lo conosciamo in tanti come una persona seria e come un professionista capace, non mi stupisce affatto che tenga a precisare di non aver proprio nulla a che fare con quella cena dove, si dice, la voce è giunta sino a me e sono molti a parlarne qui nel nostro borgo, sarebbero stati esposti progetti a dir poco inquietanti, che sembrano usciti dalla fantasia di un Carlo Lucarelli o di un Marco Travaglio. Progetti che mi chiedo quanto possano essere graditi al potere politico, a Montalcino, a Siena o a Roma.
    Questo detto, e accolta con il giusto favore la precisazione dell’avvocato, voglio però cogliere anche l’occasione per esprimere il mio fermo convincimento, “conoscendo” Ziliani, non di persona, ma da lettore abituale del suo blog che io, come tantissimi altri a Montalcino, visito e tengo regolarmente sotto controllo, che Vino al Vino non si dedichi a “congetture offensive e diffamatorie”, ma svolga una preziosa opera d’informazione, di contro-informazione, di commento e di espressione di libero pensiero, che tanti a Montalcino e nel mondo del vino apprezziamo e consideriamo importante. E alla quale sarebbe difficile rinunciare.
    Questo anche se spesso il nostro silenzio, il nostro raro intervenire nelle frequenti discussioni di argomento ilcinese del blog, causato da moltissimi impegni, da un pizzico di pigrizia e dal timore di esporsi, vista l’aria che tira, farebbe pensare il contrario.
    Nessun dubbio pertanto – e chi mai poteva seriamente pensare potesse in qualche modo esservi coinvolto? – che l’avvocato Losappio sia totalmente estraneo, come lui sostiene e come il buon senso suggerisce, allo stravagante progetto di un nuovo movimento politico di cui tanto si discute, in ambienti diversi, a Montalcino, e ovvio che l’avvocato ed i suoi amici fossero impegnati in ben altra cena.
    Ma, per favore, e voglio dirlo non solo all’avvocato Losappio, persona sicuramente di buon senso, ma soprattutto a quei miei colleghi che vedono come il fumo nell’occhio e con fastidio talune esternazioni un po’ “ruvide” di Ziliani e di qualche lettore-commentatore, vorrei invitare tutti i visitatori di Vino al Vino ad accettare che su un blog indipendente come questo si possano esprimere le proprie opinioni (ed i commenti e le opinioni sono l’anima di ogni blog degno di questo nome) con una certa libertà, con franchezza e passione civile, senza agitare ogni volta lo spettro dell’offesa e della diffamazione.
    Un po’ di fair play, di agonismo, anche nel confrontarsi su un blog, non stonerebbero e sarebbero una positiva prova di democrazia e di libertà.

  10. Egregio Ziliani,
    la ringrazio per la cortese risposta e per il fatto che apprezza il mio vino,ne farò buon uso. Non si offenda, però tecnicamente, devo dire che la Sua difesa fa acqua. infatti nel Suo blog, riferendosi alla cena sono stati scritti i nomi e addirittura le professioni dei commensali; comprenderà che in un piccolo paese come Montalcino, di avvocati che si chiamano Bernardo non ce ne sono molti; lo stesso vale per altri nomi. Quindi, in ambito paesano la voce è corsa e si è diffusa e, a differenza di quanto dice non mi sono sbagliato; sul punto se lo desidera posso offrire a Lei e a chi scrive in forma anonima (ma pur sempre rintracciabili), ampia giurisprudenza riguardante la riferibilità del delitto di diffamazione anche in assenza di cognomi. Vero è, che dare senza motivo del mafioso, incappucciato e quanto altro a delle persone mi pare al quanto pericoloso e non proprio pittoresco. Ciò posto, siccome non mi vergogno delle mie azioni e delle mie frequentazioni, confermo di essere stato a quella cena, con Le assicuro, quelle degne persone e, con le quali, non si è parlato di “fumosi progetti politici”, cambi di disciplinari o “di inutili improbabili avventure”; insomma nessun golpe, nessuna manovra sottobanco; lo ripeto tante persone eterogenee che, semmai, vogliono il bene di Montalcino ma, non per questo sono disposte a travestirsi da “carbonari”, anzi, Le assicuro che le persone che erano alla cena hanno sempre messo la propria faccia in quel che fanno. Comunque, non si preoccupi, per cambiare il disciplinare, ammesso che qualcuno lo voglia, ci vuole una maggioranza molto,molto più ampia di quella dei partecipanti alla cena, percui, lo ripeto, le congetture emerse nel blog appaiono molto fantasiose.
    La ringrazio
    Bernardo Losappio

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