Guidaioli dell’Espresso, volete spiegare alle altre guide come avete fatto a cambiare?

L’ho già ribadito anche qui, nell’uscita di questa settimana della rassegna stampa WineWebNews, che curo per l’A.I.S., (news letter che si può liberamente sottoscrivere qui), che considero globalmente la Guida dei vini dell’Espresso, quella curata dagli amici Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, la migliore in circolazione e che su gran parte dei vini scelti sono assolutamente d’accordo.
Bene, dopo aver letto, sul blog Vino, animato dagli stessi curatori della guida, l’elenco dei vini on line, (che diventerà ufficiale con la presentazione di sabato 10 alla Stazione Leopolda a Firenze) mi sento di rivolgere a Ernesto e Fabio un pubblico complimento e un invito.
Cari amici, voi che avete, anno dopo anno, fatto progressivamente, insieme ai vostri collaboratori, il salto del guado, la scelta di campo a favore dei vini veri dalla parte del consumatore, e quando premiate il Brunello di Montalcino 2004 scegliete Giulio Salvioni, Poggio di Sotto, Gorelli Le Potazzine, Lambardi e non il quintetto delle aziende incappate (per colpa della stampa e dei talebani dell’informazione) in Brunellopoli e nello scandalo dei vini non conformi al disciplinare, voi che quando premiate i Barbaresco scegliete Bruno Giacosa, Rizzi, Produttori del Barbaresco, Cascina Luisin e non i vini del “rinoceronte”, e nel caso del Barolo stendete tappeti rossi ai veri Barolo, quelli dei Mascarello, Giuseppe e Bartolo (Maria Teresa), Beppe Rinaldi, Comm. G.B. Burlotto, Sobrero, Vajra, Cavallotto, Massolino, Roagna, e non a quelli dei veri o falsi “modernisti” e dei nostalgici del rovere, della concentrazione, e dei colori e profumi sospetti, dovreste fare una cosa semplicissima.
Voi che avete avuto la forza e l’onestà intellettuale di rivedere le vostre idee, di scegliere lo sconosciuto o quasi Eleano e non le solite (e deludenti Cantina del Notaio e Paternoster) in Basilicata, Terredora, Perillo e Caggiano (e non Feudi di San Gregorio) tra i Taurasi in Campania, Cataldi Madonna e non i soliti noti nel mondo del Montepulciano d’Abruzzo, un solo Langhe Nebbiolo e non “tremila” di Gaja, Passopisciaro, Cos, e ben tre Etna Rosso e non Planeta in Sicilia, il TrentoDoc Brut di Letrari e non solo i vini di Ferrari in Trentino, Adanti e Di Filippo e non il prevedibile Caprai per il Sagrantino di Montefalco, volete spiegare ai vostri colleghi/concorrenti delle altre guide come diavolo si fa?
Volete indicare loro quale sia la strada (passante per il training autogeno, lo yoga, o semplicemente con la pratica del guardarsi allo specchio riuscendo alla fine a stimarsi e a non vergognarsi di nulla) che ha portato voi e con ogni probabilità potrebbe portare anche loro a liberarsi dalla costrizione non solo di premiare i soliti noti, ma di attribuire quantità di bicchieri, stelle, grappoli a vini che sono ben lungi dal rappresentare il vertice qualitativo e che vengono premiati solo perché certe aziende non si possono non premiare, perché sono ricche, potenti, famose, talvolta blasonate, perché fanno pubblicità sulle riviste, perché per le pubbliche relazioni ed i tour promozionali all’estero si affidano ad illustri consorti?
Se riusciste a fare questa opera di proselitismo, a spiegare che l’avete fatto voi, al Gruppo Espresso, potrebbero farlo anche negli altri gruppi e associazioni, nelle varie case editrici che, secondo rumors e boatos (che a parte qualche blog alla ricerca di visibilità non interessano ormai a nessuno) si accingono a proclamare come migliori produttori italiani e come migliori vini realtà e prodotti ai quali l’enoappassionato più consapevole ha ormai voltato le spalle (abbiamo già dato dicono e avuto ben poco in cambio…) non dovremmo solo dirvi grazie.
Dovremmo piuttosto assegnarvi una sorta di Nobel per la pacificazione enoica, un premio dalla parte del consumatore, stringervi la mano, offrire a tutti voi una bottiglia di quello buono.
Uno di quei vini che quando li stappi li riesci a bere sino in fondo e ti verrebbe voglia di berne ancora, non come quei malinconici vorrei ma non posso, quei palloni gonfiati, quei vini fasulli e talvolta taroccati, che restano semi pieni sul tavolo, mentre le “scatole”, under the table, girano vorticosamente…

0 pensieri su “Guidaioli dell’Espresso, volete spiegare alle altre guide come avete fatto a cambiare?

  1. Una sola pecca, ma che rischia di rovinare tutto un lavoro… La Toledana di Gianni Martini, un personaggio che qualcuno ricorderà (ma la memoria che volete che sia in questi tempi) per vari motivi…
    peccato che sia tra i principali sponsor della guida dei ristoranti dell’Espresso… peccato fatto 30 si poteva fare 31!

  2. Non è la sola pecca. Veramente continuano ad esserci nella lista dei premiati ancora diversi nomi discutibili. Diciamo che la visione di Franco è piuttosto ottimistica. Franco guarda (e fa benissimo) al bichciere mezzo pieno. Per il momento accontentiamoci di quello.

    • hai ragione Fabio, la mia lettura é all’insegna dell’ottimismo, perché continuano ad esserci piccole sacche “di resistenza” di vini che non dovrebbero esserci, ad esempio il Barbaresco “castoro” nel senso che così legnoso può piacere solo ai castori, di Bruno Rocca, ma provate a paragonare questa lista dei vini premiati con quella ad esempio delle Tre Stelle della Guida Veronelli, “infestata” da multi premi al rinoceronte e puntualmente gremita di premi al re del Langhe Nebbiolo: non c’é paragone possibile, sempre l’Espresso, senza alcuna esitazione.

    • avete ragione, credo che la presentazione sia prevista per domani, giovedì 8, e NON per sabato 10.
      @ Fabio, il fatto che si tratti di una guida de-rivettizzata e de-banfizzata, e senza le consuete esaltazioni acritiche dell’operato di monsù Gaja, mi offre sufficienti garanzie, oltre ad un Piemonte e ad una Langa trattate come Bacco comanda, della serietà di questa Guida. Che ha ancora qualche “aporia” e zona non totalmente convincente e margini di miglioramento, ma che é nettamente superiore a qualsiasi altra

  3. Vedi anche lo scorso anno avrei voluto approfondire proprio quest’aspetto (ed ho cercato di farlo sia sul blog del duo Gentili-Vizzari che via mail private ad uno dei curatori) che secondo me rimane decisamente interessante. Se le altre guide sono talmente improbabili nelle loro scelte da non farti neanche venir voglia di parlarne o discuterle (ad esempio il Gambero si sta specializzando nei cosìddetti riconoscimenti “tardivi”…) invece nel caso dell’Espresso dove è possibile ritrovarsi in molte dlle scelte illuminate ed intuizioni coraggiose nasce spontenao chiedersi come sia, allo stesso tempo, possibile che continuino a premiare certe etichette.
    Tutto qui.

  4. M permetto di ricordare che anche Massobrio e Gatti da anni cercano di essere liberi e indipendenti nel possibile: nei loro Top Hundred rivelano intuito e coraggio. Preferisco avere materia su cui discutere e anche dissentire piuttosto che assistere a repliche sterili di film già visti.

    • Patrizia, non mi sembra paragonabile il peso ed il seguito della guida da me citata con le iniziative delle due persone che tu citi… Iniziative che, a dire il vero, non mi “entusiasmano” particolarmente…

  5. beh, Franco, dopo un simile atto di stima e di fiducia nei nostri confronti, oltre a ringraziarti, in modo sentito e non formale, devo provare a risponderti. Non entrando per ovvi motivi nel merito delle tue considerazioni verso i nostri colleghi che fanno guide, con tutti i rischi di apparire autocelebrativi ti trascrivo un passaggio dell’introduzione alla nostra scorsa edizione, la 2009:

    “Se cambia il mondo della produzione, non si vede perché non debba cambiare il giornalista che rende conto di questo cambiamento. Non abbiamo difficoltà ad ammettere che il nostro metro di giudizio evolve man mano che evolve la nostra conoscenza del vigneto italiano, dei suoi prodotti, dei suoi progressi storici. Sarebbe anacronistico, oltre che ingiusto, valutare un vino italiano attuale con gli stessi criteri che usavamo cinque o dieci anni fa. È onesto ammetterlo, così come è importante sottolineare che i criteri di analisi rimangono definiti e privi di compromessi, oggi come cinque o dieci anni fa”.

    Infine, per completezza, una risposta al tuo lettore che esprime perplessità sul premio al Gavi La Toledana. Faccio osservare che il proprietario è un inserzionista della Guida dei Ristoranti da molti anni, e ciò non ha in alcun modo influenzato i risultati delle scorse edizioni della nostra guida (come del resto non influenza il nostro giudizio la presenza di altri sponsor “vinosi”): infatti mai un vino delle tenute Villae Lanata ha ottenuto un simile riconoscimento in passato. Se quest’anno per la prima volta è stato premiato il suddetto bianco è semplicemente perché ci è parso un vino davvero eccellente. Del resto, gli appassionati in buona fede non hanno che da assaggiarlo, e farsi un’idea della sua qualità reale.

  6. dunque, sono premiati 3 vini bianchi, di questi se non erro solo uno è da vitigno Italiano (il Fiano), quindi nessun produttore di Verdicchio, Soave, Ribolla, Greco, Inzolia, Arneis, Soave, Vermentino, Orvieto, Gavi, ecc. ecc. ha ottenuto > di 18,5/20. Forse perchè nessuno di questi sa di Montrachet?
    pare di si ma allora diciamo che siamo un paese x vini rossi e dolci.
    pare sia questa la fotografia del vino Italiano, io non condivido.

    • Silvano, é proprio da elementi come questi, il fatto che non si premino tantissimi bianchi da vitigni autoctoni, che deve partire la riflessione, anche interna alla guida e al suo team, al miglioramento ulteriore che può e deve essere fatto. Secondo me Soave, Vermentino, Verdicchio, ecc. d’eccellenza non mancano di certo in Italia…
      p.s.
      Prima che lo facciano altri segnalo io che qui, sul sito di Luciano Pignataro, é disponibile l’elenco dei 5 grappoli decisi da Duemilavini 2010
      http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=6493
      Per carità di patria, non chiedetemi cosa ne pensi: NO COMMENT

  7. Per Silvano: “se non erro”: erra, erra. La nostra guida premia 39 vini bianchi cosiddetti secchi, più 9 tra dolci e liquorosi, nonché 8 vini cosiddetti mossi. Tra questi premi, Gavi, Greco di Tufo, Verdicchio, Vernaccia di San Gimignano, eccetera eccetera. Le critiche sono sempre ben accette, un po’ meno quelle superficiali e distratte.

  8. forse erro ma questo leggo su winenews, (presumo sia ricavato da comunicato ufficiale):
    Focus – Ecco i punteggi più alti dei vini della Guida Vini d’Italia de L’Espresso nelle diverse tipologie
    Bianchi (18,5/20)
    Alto Adige Valle Isarco Gewurztraminer Atagis 2008, Loacker Schwarhof
    Fiano d’Avellino 2008, Colli di Lapio
    Langhe Bianco Herzù 2007, Germano Ettore

  9. Caro Franco,
    sei davvero gentile e affettuoso nei nostri confronti. Ti ringrazio di cuore. Mi sovrappongo all’intervento di Fabio Rizzari per sottolineare che non abbiamo la presunzione di attenderci un’adesione totale alle nostre scelte: il vino resta materia legata al gusto personale e alla soggettività. Non amiamo i vini manipolati e rifiutiamo, conseguentemente, di manipolare i risultati anche se ciò ci tutelerebbe dal mostrare qualche, pur eventuale e presunta, incoerenza di fondo. Tu stesso, Franco, hai evidenziato nel post precedente gli “scherzi” di una degustazione coperta. Per quanto riguarda La Toledana posso solo aggiungere che la selezione dei Gavi è stata effettuata da due nostri, bravissimi, collaboratori: Francesco Falcone e Pierluigi Gorgoni. Chiedete pure loro se hanno ricevuto sollecitazioni, raccomandazioni o suggerimenti da parte dei curatori o del direttore, Enzo Vizzari, al riguardo. Una risposta volante al sig. Silvano: controlli meglio, i vini bianchi premiati con l’eccellenza sono 39, con abbondanza di vitigni autoctoni.
    Un saluto cordiale
    Ernesto Gentili

  10. di nuovo per Silvano: vedo che ha qualche difficoltà ad orientarsi, provo a spiegarglielo meglio. Abbiamo scelto di considerare eccellenti, per pura convenzione iniziale, i vini che per noi raggiungono la soglia dei 18/20. Nell’elenco finale sono ovviamente più rari, ma ci sono, i vini che hanno ANCHE superato tale soglia. Quelli che lei ha citato sono appunto bianchi che hanno ottenuto 18,5/20.

    Ma a parte questo, non ci stanchiamo di ripetere (anzi, per la verità un po’ ci stiamo stancando…) che è un errore prospettico valutare il lavoro di una guida esclusivamente sulla base dei vini premiati: vini che nel nostro caso rappresentano circa l’un per cento dei prodotti degustati quest’anno.

  11. Sono perfettamente d’accordo che “è un errore prospettico valutare il lavoro di una guida esclusivamente sulla base dei vini premiati”.

    Spero che il prossimo step, allora, la vera rivoluzione copernicano-guidaiola possa essere proprio l’assenza di premi.

    Se poi si riuscisse a rinucnciare pure ai voti ed utilizzare un sistema meno “scientifico” (che poi sappiamo tutti benissimo che quello dei punteggi tanto scientifico non è) sarebbe meglio.

    Un guida-guida insomma.

    Mica su una guida di Napoli una gita sul Vesuvio la danno a 18.5 ed una a Pompei a 18.00. Oppure in una guida di un museo si danno i punteggi alle varie opere d’arte.

    Al massimo si indicano quei luoghi assolutamente da non perdere e/o quelle opere d’arte più significative.

    Premi e voti lasciamoli ai concorsi che “geneticamente” si prefiggono quest’obiettivo.

    Potrebbe essere carino e più interessante limitarsi a segnalare con maggior enfasi denominazione per denominazione (e per i vini
    fuori denominazione procedendo per macro-categorie) i vini che meglio interpretano vitigni e territori.

    Nella guida dell’Espresso questo viene già, seppur molto schematicamente, fatto, lo so, ma abbandonare i punteggi, privilegiando il racconto,
    rappresenterebbe la vera svolta epocale.

  12. Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, avete fatto un bel lavoro, voi ed i vostri collaboratori, degustando tanto, siete molto seri e ci proponete una buona guida. Vi auguro di migliorarla ancora. Avrete senz’altro gia’ in mente voi stessi come. Vi mando una forte stretta di mano.

  13. Ma avete letto i premi dell’AIS 5 grappoli?
    Come si fa a premiare contemporaneamente fra i Brunelli sia un Poggio di Sotto (strameritato) che un Banfi???
    Un colpo al cerchio e uno all botte, giusto per non scontentare nessuno?

  14. bene,
    disorientato ed errante, prendo e porto a casa la “tirata d’orecchie” da chi “ben accetta” le osservazioni.

    ringrazio FZ che ha colto la mia pur “superficiale” nota.

    un caro saluto a tutti coloro che spendono tempo x aiutare il vino Italiano a crescere e complimenti ai premiati 🙂

  15. Ancora questa tesi ovvia sull’inutilità dei punteggi o dei simboli? Cerchiamo di non essere così scontati: anche se è un’opinione molto diffusa e ovviamente molto rispettabile, contiene però a mio avviso limiti teorici evidenti. Mi tocca ri-citarmi, e pazienza se passerò per egocentrico. Un po’ lunghetto, tratto da un vecchio post del nostro blog:

    “I punteggi e le schede di degustazione non servono”, “il vino non è un numero o un simboletto ma una materia viva, il Frutto autentico del matrimonio tra l’Uomo e la Natura, non si può ingabbiarlo in un voto, etc etc “. Anche qui è facile ravvisare un iniziale e sacrosanto elemento di realtà: laddove il punteggio è il fine, e non uno dei vari mezzi per aiutare il lettore a comprendere, si è di sicuro in presenza di una stortura. Per dirla senza mezzi termini, una certa stampa americana che è fatta quasi solo di numeri e statistiche, con note d’assaggio di corredo spelacchiate e stereotipate, produce lenzuolate di punteggi, ma è assai povera di approfondimenti e/o di altri strumenti critici”.

    “Detto questo, sostenere che i punteggi non abbiano un loro scopo è ‘acuto’, ‘profondo’, ‘rispettoso’ solo in apparenza. I punteggi o i simboletti sono soltanto uno strumento di sintesi: se vengono opportunamente affiancati da strumenti interpretativi di analisi, che aiutino a inquadrare e comprendere lo stile di un produttore, il carattere di un’annata, i tratti peculiari di un prodotto, servono eccome. Almeno a noi e a molte persone che conosciamo: proprio come appassionati che cercano informazioni su una pubblicazione specializzata, prima ancora che come addetti ai lavori”.

    “Non parliamo poi del caso specifico di una guida: al ristorante, in viaggio in una zona vinicola che non conosco, davanti a uno scaffale di un’enoteca che scopro girando l’angolo in una cittadina, che faccio? mi immergo per mezz’ora nella lettura di alcune pagine soltanto descrittive (perché così segnalo di essere una persona rispettosa del vino, che non lo umilia affibbiandogli un punteggio, e simili), oppure sento la necessità di un colpo d’occhio sintetico sulla qualità di una certa bottiglia? Ma per favore. Non ci vuole un’aquila per capire che servono entrambi i mezzi, sintetici e analitici. Perché sono, appunto, mezzi”.

  16. Mi permetto di essere d’accordo con Patrizia per quanto sostiene sui Top Hundred di Massobrio/Gatti, pur riconoscendone il peso diverso rispetto alla guida de L’Espresso. Posso comprendere e ritengo più che legittimo che non la “entusiasmino”, ma non riconoscergli, fatte le dovute proporzioni, le qualità che da sempre hanno mostrato, dispiace un po’ e sembra frutto di un pregiudizio. Anche perché alcuni dei nomi citati (Giacosa, Rizzi e Luisin, Cavallotto, Rinaldi, Cataldi Madonna, Caggiano, tanto per nominarne alcuni di quelli per lei meritevolissimi) sono stati premiati dalla squadra di Papillon fin dalle prime edizioni dei Top Hundred. Con la stima di sempre.

    • Salvatore, vogliamo dunque affermare che la Guida dell’Espresso ed il sottoscritto si siano “adeguati” ai pioneristici riconoscimenti che sarebbero stati attribuiti, quasi come fossero degli eno-rabdomanti, dal duo che lei cita? Come diceva Totò: ma mi faccia il piacere! 🙂

  17. Secondo me una guida senza punteggi e’ un cosa diversa da una guida. Puo’ essere senz’altro interessante, ma sicuramente manca di quel dato sintetico, rapidamente reperibile e consultabile, che e’ il punteggio. Inoltre il punteggio in certa misura rappresenta un assunzione di responsabilita’ da parte di chi lo da, che non consente di nascondersi dietro circonvoluzioni dialettiche (cosi’ facili e frequenti nella prosa italiana), ma ha il coraggio di esprimere un opione chiara e univoca.
    La distorsione semmai avviene per il modo con cui vengono interpretati i punteggi, ma e’ un rischio inevitabile, ed, in ultima analisi, la cui responsabilita’ ricade interamente nell’utilizzatore finale, che se non riesce ad andare oltre il dato numerico, probabilmente non e’ attrezzato per comprendere in maniera piu’ profonda il valore di un vino, o magari e’ solo agli inizi e ha bisogno del punteggio per orientarsi.
    Per quanto riguarda il punto di vista del produttore, non certamente il destinatario della guida ma forse piu’ un utilizzatore dei suoi risultati, e’ certamente piu’ facile comunicare un punteggio che un ragionamento.
    In finale, credo che ci sia spazio per tutte le opioni, ma mi chiedo perche’ nessuno al mondo mi risulta faccia guide dei vini di un qualche rilievo senza usare i punteggi.

  18. Nel mio intervento precedente volevo solo mettere in luce che premiare un personaggio come Gianni Martini significa chiudere più di un occhio su quello che Egli significa per il vino piemontese e italiano più in generale. Un ruolo descritto alla perfezione da un autore a me caro, ovvero Franco Ziliani che in questi due post, così lo descrisse:

    “Gianni Martini, presidente della Fratelli Martini Secondo Spa di Cossano Belbo, una delle più colossali aziende di vino italiane, la più grande in Piemonte, con decine di milioni di bottiglie all’attivo. Un’azienda (sito Internet) che vinifica sia da uve provenienti da vigneti propri oppure acquistate da oltre mille viticoltori e che produce vini, presenti in particolare nella Grande Distribuzione, commercializzati con i marchi Sant’Orsola, Canti, Collezione Marchesini, Il Cortigiano, I firmati, Trentacinquesimo parallelo, oltre che Domini Villae Lanata, e infine Lo Zoccolaio a Barolo. Gianni Martini, inoltre, è un personaggio molto discusso, presidente, non senza qualche contestazione, del Consorzio del Gavi e produttore di vini molto commerciali che solo Luca Maroni, con il suo particolarissimo “fiuto”, riesce a trovare di valore…”

    “Capisco benissimo che in questo momento, con le cantine piene e con la propensione all’acquisto, soprattutto quando si vorrebbe vendere a prezzi altissimi, che latita alquanto, le grandissime aziende, le Fratelli Martini e le Giordano vini, tanto per fare, e non a caso, due nomi, con la loro capacità di ritirare ampie partite di vini e di trovare loro comunque uno sbocco commerciale, sono benedette, ma sono proprio questi, mi chiedo e vi chiedo, ad Alba, ed in Langa, le realtà, gli “eroi”, gli imprenditori illuminati, cui affidare il futuro e la nobilitate ed i destini del vino albese”

    Un po’ troppo facile quindi chiudere gli occhi di fronte a un’azienda di questo tipo… magari alla cieca il vino può essere ottimo e questo non lo discuto, ma ha senso premiare una cantina che fa 100.000 mila bottiglie di valore assoluto e per il resto ne fa milioni e milioni (almeno 150) la cui provenienza non si conosce, distruggendo il lavoro di centinaia di vignerons? non è questione di pubblicità, ma di ben altro, e sono sicuro che persone serissime e preparate come i curatori dell’Espresso Vini ne saranno consci… e per questo che mi sono detto così stupito da un premio alla Toledana.
    Grazie per lo spazio concessomi e sinceri complimenti sia a Ziliani sia a Rizzari e Gentili che almeno fino a 30 loro si sono arrivati. Nel 2010 sono sicuro che saluteremo un 31!

    • condivido le perplessità di Alain circa il premiare un vino di questo personaggio, sebbene le degustazioni alla cieca hanno una logica che va rispettata, anche nel caso di vini prodotti da aziende che, per vari motivi… non ci convincono…
      Quanto a me sono sicuro che il prossimo anno la guida dell’Espresso sarà ancora migliore e sempre più immune da piccole cose che non ci convincono… E sono certo che una guida che uscirà per la prima volta il prossimo anno, terrà debito conto di tutte queste nostre osservazioni: scommettiamo?

  19. Franco, non intendevo certo in quel senso: non penso che lei si sia “adeguato” e non mentivo, né facevo esercizio di piaggeria, quando l’ho salutata con stima. Intendevo soltanto, secondo la mia modesta opinione, che se c’è un merito per la guida de L’Espresso ad aver premiato e ben valutato determinati vini, non vedo perché non dovrebbe esserci merito per chi li ha altrettanto lodati e premiati. Tutto qui.

  20. Un altro titolo di merito non secondario di questa guida è quello di dare minore enfasi ai “vini premiati”, che appaiono invece essere il punto focale di altre guide (come quelle dell’AIS e del Gambero Rosso). Questo traspare anche dal minor numero di premiati: 214 per L’Espresso 2010, contro 298 dell’AIS e addirittura una cifra vicina alle 400 unità per Veronelli (375) e Gambero Rosso (396).
    In generale, si capisce che oltre e più dei super-vini, in linea di massima a questa guida interessano i vini che si possono bere senza soggezione (e senza necessariamente svuotarsi il portafoglio). Questo è anche il motivo per cui capita di trovare voti vicini, o addirittura più alti dati a vini “base” delle aziende rispetto a quelli più ambiziosi, mentre in altre guide è molto più raro. Infine, nella breve introduzione a ogni singola regione, invece di tornare a parlare dei soliti “primi della classe”, si elencano intelligentemente i vini con il miglior rapporto qualità prezzo, più interessanti per i veri appassionati.

  21. Al sig Ziliani piace scommettere sul sicuro. a parte gli scherzi quello che mi sembra di notare è, così a prima vista, una grosso lavoro di ceselo dell’espresso mentre l’ais mi sembra più cerchiobottista, sinceramente qualla sfilza di brunelli mi sembra veramente un’esagerazione. Sono contento per il premio a gorelli, un’aziendina bella, pulita e che fa ottimi vini con prezzi umani.
    saluti a tutti

  22. @ Cristiano
    “Cerchiobottisti” quelli della guida AIS? Vero. Ma anche quelli del Gambero Rosso non scherzano: prendete ad esempio i 3 bicchieri assegnati all’Emilia Romagna; vengono premiati contemporaneamente;
    1) Il Sangiovese (al 100%) dell’azienda “Vigne dei Boschi” di Paolo Babini, uomo che rappresenta il “vero” viticoltore in tutti i sensi, titolare di una piccola azienda biodinamica e che è il miglior rappresentante locale del “vignaiolo” (anche se il suo “best wine” ovviamente non è quello che è stato premiato);
    2) nientemeno che S. Patrignano con “L’AVI” di messer Merlot Cotarella, l’esempio italiano del vino “comodino”, “rinoceronte” per eccellenza; tant’è che ad una degustazione un mio amico disse, dopo averlo annusato, “ma devo proprio berlo?”
    Se non è cerchiobottismo questo. Saluti.

  23. Egregio Ziliani, nonostante il voto di non poter pubblicare miei commenti sul suo blog per incomprensioni grammaticali e/o sintattiche, mi permetto di scriverLe un brevissimo messaggio pubblico. Vorrei sinceramente complimentarmi con Lei per il livello di professionalità e di coerenza con il mestiere (o professione, faccia lei) di giornalista che ha raggiunto. Sono convinto che Lei stia facendo un grosso lavoro per dar sostegno alla democrazia, oggi purtroppo traballante,del nostro paese. Passsando ad argomenti più ameni, anche io ho apprezzato molto le scelte della guida dell’espresso, trovandole finalmente congrue a rappresentare la vera anima del Brunello. Certo, qualche domanda ci si può porre sulle scelte di aziende che producono il Brunello solo da qualche decina di mesi, ma nel complesso la cosa si può riassumere nel concetto di “fortuna del principiante”.
    Con sincera stima (che da parte mia non è mai mancata anche in occasione delle succitate incomprensioni),
    Guelfo Magrini

  24. Per quello che ne capisco io (poco) e per i miei gusti, noto che la Valle d’Aosta non ha preso eccellenze, la Romagna 1 sola, sui giudizi per il Friuli e le Marche ce ne sarebbe da dire. Su Piemonte e Toscana mi attengo agli altrui giudizi. In definitiva? Una bella guida ben fatta, oggi l’ho comprata e sfogliata ben a modo e devo dire che mi e’ piaciuta.

  25. A proposito di produttori “buoni” o “cattivi”:
    – se si adotta, e si rispetta, la regola della degustazione alla cieca, non si può in alcun modo immaginare che un vino giudicato “d’eccellenza” a etichetta coperta, possa venire retrocesso o escluso dopo che si sia conosciuto il nome dell’azienda. Se così fosse, potrebbe accadere anche il contrario, ovvero la “promozione” a etichetta vista di un vino in precedenza bocciato.
    A proposito di vini premiati:
    – chi contesta questo o quel voto, ha effettivamente assaggiato il vino in questione o esprime un pregiudizio fondato su motivazioni che prescindono dalle qualità del vino?
    Infine, domando al signor Alain e a chi la pensa come lui:
    – se Bin Laden (?!) o la Coca Cola si mettessero a produrre vini, le Guide dovrebbero assaggiarli e giudicarli?

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