I Barolo 2004 secondo The World of Fine Wine. Ecco i risultati (e l’articolo) sulla degustazione

Con un certo quale ritardo, visto che ormai sono in commercio da mesi i 2005 (vini che potremmo anche pensare prima o poi di degustare) è uscita, sul numero 25 fresco di stampa di The World of Fine Wine, la più bella rivista di vino al mondo, l’ampia e dettagliata cronaca della degustazione della vasta scelta di Barolo annata 2004 che il panel tasting formato da Nicolas Belfrage MW, Roy Richard ed il sottoscritto (trio all’opera anche nella recente degustazione di Brunello di Montalcino della stessa annata) realizzò proprio nel settembre del 2008.
Poiché una bella fetta di vini di questa ottima, piacevolissima, ma non grandissima (inferiore al 1996, al 1999 e al 2001, ma diciamolo e forse allo stesso 2005…) annata è ancora sui mercati (in Italia ed in UK) vale la pena, ad uso e consumo dei Barolo-fan, ricapitolare per sommi capi i risultati del wine tasting.
Prima di dichiarare il vincitore voglio però ricordare come la media dei punteggi, in ventesimi, espressi dai tre degustatori, ovviamente alla cieca, dei vini, sia stata sostanzialmente analoga, con un 13/20 per Roy, un 14/20 ed un più generoso 15/20 per me, con un range di valutazioni che è andata per tutti da un minimo di 7-8/20 (giudizio molto negativo equivalente ad un 70/100) ad un massimo, condiviso, di 18/20 che qualifica secondo WFW un “outstanding wine of great beauty and articulacy”.
Trionfatore, a sorpresa, della nostra degustazione, con una media di 17/20, un outsider, il Barolo Leon dell’azienda Rivetto ottenuto da un originalissimo mix di uve di La Morra (dal cru Capallotti) e di Serralunga d’Alba (un 20% dal vigneto Lazzarito).
A seguire, di un incollatura, a 16,5/20, il Barolo Gramolere dei Fratelli Alessandria, un Barolo di Monforte d’Alba, da una collina posta tra i Gavarini e la Bussia. A 16/20, un quintetto di vini tra i quali figurano alcuni dei miei Barolo prediletti degli ultimi anni: il Ciabot Tanasio di Sobrero a Castiglione Falletto, il Torriglione di Mario Gagliasso a La Morra (che vi consiglio di visitare anche per l’agriturismo dove si mangia splendidamente), il mitico Rocche dei Falletto riserva di Bruno Giacosa, nonché il Barolo Serralunga di Boasso ed il Vigneto Cerequio dei Beni di Batasiolo.
A 15,5/20 altri vini che generalmente amo: il Ravera di Elvio Cogno a Novello, il Bricco delle Viole dei Vajra a Vergne di Barolo, il Lazzairasco di Guido Porro a Serralunga d’Alba, il Massara del Castello di Verduno, ed il Vigne dei Fantini di Silvano Bolmida a Monforte d’Alba.
Nelle mie personali valutazioni poi, non totalmente condivise dai colleghi, mi erano particolarmente piaciuti, tanto che avevo assegnato loro punteggi di 17,5/20, il Bricco Rocche Brunate di Ceretto (sgradito invece agli altri taster), il Parafada di Massolino a Serralunga d’Alba, il Vigna Margheria di Luigi Pira sempre a Serralunga, il Serralunga di Giovanni e Davide Rosso, seguiti di un niente, mezzo punto, dal Vigna del Mandorlo, vigneto in Castiglione Falletto dei Fratelli Giacosa, e, a 16,5/20, il Cà Mia di Brovia ed il Ciabot Berton Ruggeri di Ciabot Berton.
A quali vini va l’ideale “maglia nera” della degustazione? A 10,5/20 troviamo il Ciabot Mentin Ginestra di Domenico Clerico (9/20 per me e per Nick, 13/20 per Nicolas), e a 10/20 il Riva di Claudio Alario.
Ma per chi volesse conoscere, in dettaglio, quali punteggi e quali note d’assaggio ognuno dei vini abbia ricevuto, e leggere la parte introduttivo al tasting di Belfrage ed i commenti miei e di Roy Richards, ecco, un piccolo regalo del sottoscritto, l’intero articolo nel file pdf  WFW 25 Barolo Tasting qui allegato.

0 pensieri su “I Barolo 2004 secondo The World of Fine Wine. Ecco i risultati (e l’articolo) sulla degustazione

  1. Buongiorno.
    Caro Franco, buongiorno. E’ una delle mie “fisse” enologiche il voler fissare (per le grandi DOCG) riassaggi standard della stampa nel medio e lungo periodo (2, 5, 7, 10…. anni): credo sarebbe molto ma molto divertente…..
    Buona giornata.

  2. Grazie per aver pubblicato l’esito della degustazione.
    Leggendo la quale c’è qualcosa che mi sfugge: se le valutazioni sono ovviamente soggettive, i criteri dovrebbero essere condivisi, quindi un po’ più oggettivi. Come è possibile che a dei vini, il Sorì Ginestra di Conterno Fantino per fare un esempio, un taster assegni un punteggio di 8 mentre un altro taster gli assegni 17? Mi sembra un forbice eccessivamente ampia sulla quale riflettere

  3. Ciao Franco,
    secondo te, ma anche secondo i lettori, un produttore che si trova nella media buona, quella che per me è tra 13 e 16/20 o fra 80 e 90/100 che indicazioni dovrebbe trarre da questi punteggi?

  4. Se confronto questi risultati relativi all’annata 2004 con quelli appena pubblicati da L’Espresso (la cui guida Lei considera la più attendibile per il Piemonte) per l’annata 2005, osservo una forbice molto ampia nonostante che le due annate possano essere considerate entrambe buone. A mio personale parere trovo troppo riduttivo il giudizio su alcuni Barolo con punteggi di 15/20 (75/100) da Voi pubblicato.

  5. è la verità della degustazione alla cieca, del blind tasting, amici miei! Anch’io sono rimasto sorpreso da alcuni bassi punteggi da me attribuiti a vini che di solito amo, ma senza enfatizzare nulla mi limito a riportare fedelmente quello che l’assaggio coperto ha prodotto

  6. troppo semplice se i vini si amano solo dall’etichetta che riportano…
    anche alla cieca gli stessi vini dovrebbero presentare delle garanzie altrimenti, detto fra noi, le degustazioni diventano molto molto soggettive.
    Sto sfogliando a casa di un’amica vari FINE WINE e devo ammettere che in certi produttori le valutazioni sono imbarazzanti passando da 8/20 a 18/20… mi sembra un po’ eccessivo!

  7. Non amo molto le classifiche ed i punteggi, però mi rendo conto che nel caso queste siano di buon livello possono essere gratificanti e piacevoli per i produttori; è quindi un piacere vedere, di volta in volta, i vini di alcuni amici e conoscenti tra i primi classificati. Questa volta il pensiero va’ a Silvano Bolmida , la splendida famiglia Vajra, i gentilissimi Boasso ed i fratelli Alessandria…avanti così!!
    Viva il Barolo , ed il nebbiolo in tutte le sue espressioni!!!
    🙂
    Simone

  8. Buongiorno Franco,

    premesso che non è mia intenzione fare polemiche o “insegnare” a degustare, ma vorrei da te un commento a proposito di uno dei Baroli del quale riporto testualmente il giudizio dei tre degustatori da WFW:

    NB: Sweaty, Brett? 7

    RR: Seemling oxidiezed. Second nose: vanillin flavors. This is drying out. Brown shoes don’t make it. 8

    FZ: Intense ruby color. Great complexity and richness of expression on the nose: mushroom and licorice, earth and game notes, with great intensity. Ftastic fleshy fruit on the palate, solid, classic wine with great aging potential and strong personality. 17,5

    E’ chiaro che la degustazione non è la matematica, quindi la componente soggettiva è fondamentale, ma in questo caso sono molto perplesso, come può un vino giudicato evidentemente difettoso da 2 degustatori essere giudicato il migliore della batteria dal terzo?
    Ripeto, non voglio fare alcuna polemica ma suppongo che una spiegazione in questo caso sia dovuta ai lettori della rivista.
    Grazie

    Antonio

    • Antonio, giusta la sua curiosità, ma sbagliato il tono della richiesta, perché nessuna “spiegazione in questo caso é dovuta ai lettori della rivista”. I blind tasting, fatti da panel tasting formati da più persone, sono purtroppo pieni di contraddizioni e di stranezze del genere. Dobbiamo prenderli come elementi di riflessione, non come verità o oro colato. Anche a me é sembrato assurdo che un vino che a me é piaciuto molto risultasse “brettoso” o ossidato o vanillinato ai miei colleghi, ma registro la cosa e basta, senza pensare di dovermi “giustificare” con nessuno…

  9. FZ io non devo insegnare nulla a nessuno certo però che mi sembra evidente che dalle parplessità dei suoi lettori e per sua stessa ammissione questi giornali e queste degustazioni non possano fare breccia nel cuore di chi le legge.
    Ciò che mi stupisce e che molti vini da lei amati sono stati un po’ criticati nella degustazione alla cieca, perciò… a buon intenditor poche parole!

    • un wine tasting per sua natura e definizione non deve “fare breccia” in nessun cuore. Si tratta di una prova, una tra le tante possibili, non la prova della verità, e basta. Sono i singoli vini che devono far breccia, quando sono grandi e autentici, nel cuore e nella mente di chi le degusta con mente sgombra, senza farsi condizionare dai giudizi, soggettivi, opinabili, delle degustazioni e delle guide. Tutto qui, il resto sono chiacchiere inutili

  10. Nel maggio 2008 in merito ad Alba Wines Ex. primi responsi, lei scriveva: con la conferma-sempre degustati alla cieca- di valori noti e consolidati come Brezza con lo straordinario Bricco Sarmassa ed il Sarmassa, comm. G B Burlotto con il Cannubi ecc. ecc. Non voglio essere polemico e non voglio asolutamente mettere in dubbio né la sua serietà tantomeno la sua “integrità” ma mi sarebbe piaciuto capire come un vino, da Lei giudicato di buon valore (Burlotto) venga “tartassato” l’anno seguente. Grazie

    • purtroppo uno i lettori non se li può scegliere ed ecco pertanto che un post che ho voluto dedicare, per onestà intellettuale, alla degustazione dei Barolo 2004 fatta per The World of Fine Wine, documentata in tutti i dettagli, viene scambiato, da questo signore, per un autogol, per “una picconata” che mi sarei tirata sui piedi. Che dire?

  11. Perchè invece di dissertare inutilmente su argomenti fini a se stessi, non prendete atto del risultato di una degustazione per quella che è. Appunto, una degustazione. Piuttosto, se volete attaccare un professionista come il sig Ziliani, prendete,andate a comprare le bottiglie in questione, bevetele, e poi parlate. Allora si che potrete giudicare il suo lavoro. Bevete e godete, che con un Barolo, o con un semplice nebbiolo, è difficile sbagliare.

  12. Che dire ? Direi che ogni appassionato, ogni degustatore, ogni sommelier, assaggiando alla cieca, gli stessi vini in giorni diversi, possa esprimere giudizi diversi in quanto soggettivamente condizionato dalla mutabilità dei desideri di gusti e sapori. Dai dettagli di una degustazione bisognerebbe essere in grado di trarne semplicemente le indicazioni utili e tralasciare le contraddizioni apparenti. Nessun assaggiatore in fondo ha in dote un misuratore di precisione della bontà di un vino, che per fortuna è un prodotto il cui piacere è meravigliosamente soggettivo.

  13. che dire? direi sinceramente che leggendo i commenti nessuno mi sembra entusiasta di questo posto o meglio dell’articolo apparso su Fine Wine…
    il bricco brunate di Ceretto è stato disintegrato da due degustatori voto (7/20 e 8/20) mentre da lei considerato addirittura il migliore della batteria con (17,5/20)
    mentre il Sorì Ginestra di C.Fantino risulta molto apprezzato dai suoi colleghi mentre per lei si attesta su un (8/20)…Idem per giovanni Rosso Serralunga (10/20 e 9/20) per gli altri degustatori 17,5/20 per lei..
    allora la mia domanda ed affermazione è la seguente: Io sicuramente non devo venire a Londra ad insegnare nulla a nessuno ma cortesemente, insegnatevi voi a giudicare i vini ed in un numero di FW che ora non ho sottomano riguardante una degustazione di Barbaresco, la musica non cambiava.

  14. Buongiorno.

    Ho leggiucchiato l’articolo di FINE WINE (scoperto grazie alle segnalazione di ieri di un amico) e mi sono messo in gioco confrontando i Vs. giudizi con i miei appunti presi in un recente w.e. lungo in langa dedicato anche alla visita di qualche cantina.
    Ho notato (ma vedo anche altri lettori) che i vini TOP per ciascuno dei 3 degustatori spesso sono stati giudicati meno bene dagli altri (a volte con divari di punteggio significativi); ciò ha rafforzato la mia autostima coma assaggiatore che spesso si trova a valutare in modo non eccellente vini stellati/bicchierati su guide e riviste. Ho anche notato che i primi 5 o 6 della graduatoria basata sulla media hanno però hanno preso voti uniformi.
    Già mi gongolavo (e l’autostima cresceva) nel vedere in cima alla classifica un vino che ho trovato molto buono (ampio lo spettro olfattivo, consistente e con una piacevole tannicità al palato, una lunga persistenza – concordo con il suo great wine – a proposito è giusto il suo 18 in calce al commento o il 17 riportato nella classifica personale?), che subito sono stato “bastonato” nel vedere al secondo posto un vino che io ho trovato meno accattivante (chiuso e semplice al naso e un po slegato in bocca). Ma immediatamente mi felicito nel ritrovare nelle prime posizioni il vigna Lazzairasco. Concordo pienamente con la sua descrizione (io gli darei mezzo punto più del Leon) e mi spiace che i suoi colleghi non l’abbiano capito (sto diventando presuntuoso – mi metto al vs. pari). Non male ma effettivamente meno accattivante il Giulin ma per me vi era uno stile diverso ma non una minore qualità, almeno non così ampia come si evince dai vs. voti; visto che siete tutti concordi devo prendere nota che il divario invece è ampio. Concordo sul Serralunga (alquanto rustico – forse il voto medio è altro) e purtroppo in azienda non ho potuto assaggiare il Parafada (ma vedo che ha ottenuto valutazioni contrastanti). Per quanto riguarda il Tenimenti La Rosa trovo corretto la valutazione di 12,5 (pur non avendomi entusiasmato al naso -tenue e poco ampio- l’ho trovato sufficientemente armonico e di discreta persistenza – manca di personalità ma il suo 10 mi sembra un po’ pochino ma visto che siete in 2 ad averlo visto così …). Trovo invece pienamente azzeccata la sua valutazione e descrizione del Bricco Sarmassa (la mia personale predilezione per lo stile della casa mi porterebbe a dargli anche qualche punto in più, m a mi rendo conto che il gusto mi inganna).
    Vorrei citare un loro barolo di un’altra vigna nella speranza che Lei l’abbia assaggiato in altri contesti per un confronto ma poi si esce dal seminato; per lo stesso motivo evito di citare quello che io ritengo il miglior barolo 2004 finora assaggiati.
    Concludo questo mio prolisso commento con 3 precisazioni:
    1) ho assaggiato in cantina, in un contesto non “asettico” come il Vs.;
    2) i momenti di assaggio erano diversi (nell’arco di 3 gg) ed i confronti tra i vini e con le vs impressioni sono basati sulla memoria (aiutata da qualche appunto)
    3) non conoscendo il sistema di valutazione in ventesimi mi sono tarato sulle sue valutazioni del Leon (17) e Vigna Lazzairasco, quelle che per descrizione più si avvicinavano alle mie impressioni.
    Cordiali saluti.

  15. Mamma mia Franco. E’ proprio leggendo queste guide/voti/giudizi che DEVO sempre piu’ fidarmi solo di quello che assaggio io. Un esempio:
    Bevuto proprio l’altra sera di PORRO
    Lazzairasco 2004 – vale quello che costa.Poco. Profumi poco nitidi,quasi confusi,mischiati. Sottili,non urlati ma deboli e ripeto confusi.Ma soprattutto in bocca delude.Una nota alcolica sopra le righe,pung come una spilla.Ripeto costa poco,ma è anche poca roba.Questo è il MIO giudizio.

  16. Condividendo il giudizio di Franco Ziliani sull’OTTIMA qualità del Lazzairasco sia 2004 che 2005, parto dal commento di Arnaldo per lanciare una provocazione …
    A volte (TUTTI – consumatori, esperti, giornalisti) non ci facciamo un po’ influenzare del nome/prezzo della bottiglia?

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