Oggi le comiche: i migliori vini italiani secondo Maroni

Ma cosa state lì ad accapigliarvi per provare a stabilire quale Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Chianti Classico, Franciacorta, Taurasi, clamorosamente manchi nelle varie liste dei presunti vini top promulgate dalle varie guide dei vini italiche?
Perché perdete tempo a provare a decidere quale sia la selezione guidaiola di quelli che i comuni mortali considerano i migliori vini italiani? Lasciate perdere suvvia, non è cosa!
Non indulgete, viziosi che non siete altro, in eno-“pugnette” e arrendetevi all’evidenza. L’Uomo, il grande esperto in grado di fornirvi la risposta che vi assilla e che di notte non vi lascia dormire, ovvero quali siano i vini italiani e le aziende che non possono mancare nelle vostre cantine, ha parlato.
Non ci sono discussioni possibili se lo dice lui, Luca Maroni, l’istrionesco degustatore di Sensonline, che la cantina umbra Falesco (quella proprietà degli eno-wizard brothers Renzo e Riccardo Cotarella) è il miglior produttore d’Italia secondo il suo ”indice quali-quantitativo totale” (avevate forse dei dubbi?) e se i cosiddetti “premi speciali” vanno alla toscana Cantine Leonardo da Vinci, con il Chianti da Vinci 2008 (90 punti – bottiglie 1.800.000), proclamato “miglior vino secondo indice quali/quantitativo”.
A seguire l’abruzzese Farnese del mio amico Valentino Sciotti, con il Sangiovese Terre di Chieti 2008 (90 punti, prezzo 2 euro, bottiglie 4.800.000) definito “miglior vino secondo l’indice di acquistabilità”, quindi la pugliese Lomazzi & Sarli, con il Primitivo Girale 2007 (89 punti, prezzo 2,50 euro), e l’abruzzese Cantina Tollo, con il Sangiovese Rocca Ventosa 2008 (86 punti, prezzo 1,96 euro), a pari merito, sono i migliori vini nell’indice valore-prezzo.
Così parlò, da perfetto interprete dell’epoca di crisi, con vini davvero a portata di tutti, Luca Maroni, inventore del “vino frutto” (un’idea che prova a mettere a frutto in tutti i modi), e di un linguaggio, post dadaistico, tardo dannunziano, patafisico e surreale, che merita di entrare negli annali della creatività umana, della creazione artistica più elevata.
Ma, vini un po’ “proletaires” a parte, cos’è per quella sorta di ieratico predicatore, il meglio della produzione italiana? Tra i vini rossi il Primitivo di Manduria Sessantanni 2006 della Cantina Feudi di San Marzano, poi un Sangiovese-Merlot (una formula che piace molto e che magari varrebbe la pena introdurre anche a Montalcino…) dei Marchesi Frescobaldi, quindi un vino di Miss “scollatura profonda”, la Signora Vinzia Firiato, l’immancabile Langhe Rosso di Icardi, il Montiano di Falesco, un Ruché di Castagnole Monferrato, il Cinque Autoctoni di Farnese,  ed un Marcantonio 2006, un Primitivo di un ristoratore di Milano, che coadiuvato da Mario e Luciano Ercolino (già Feudi di San Gregorio) “sta avviando una produzione di grandi vini dell’Irpinia”, e la cui scheda di degustazione redatta da Maroni, che vi invito a leggere e delibarvi qui, magnifica il “nero e impenetrabil sugo è mora, polpa di bacca di morbida e sontuosa mora. Vi sfolgora mentre è tutta immersa in balsami e drappeggi damascati di dolcezze e vanigliosità del più limpido e dosato rovere, tutt’avvolta in linimenti di suadenza speziata mentosamente e linfaticamente esplosiva”.
Vorrete mica discutere, voi eno-ritardati che non siate altro, ancora persi a cercare introvabili tracce di Brunello di Montalcino, Barolo e Barbaresco (che non ci sono, in compenso di sono il Kurni di Oasi degli Angeli ed il Langhe Nebbiolo Sorì Tildin 2006 di Gaja…), negli elenchi dei best wines maroniani, il “disvolgimento-dipanamento del sapore, d’incredibile, monumentale potenza e spessore, eppure, morbidissimo, come olimpico e armonioso campione”, la “pura purea cremosa di bacca del bosco terribilmente nera. Viola come nuova”?
Orsù, raccoglietevi in meditazione, che di fronte a questo “ fuoriclasse assoluto di viticola ed enologica caratura, un capolavoro Michelangiolesco di tecnica e di natura”: con quello “eccezionale turgore e nitore”, che lo rende “tra i migliori rossi non solo italiani di sempre”, e dinnanzi ad una prosa tanto alata e aerea che non sembra vera resta solo da inchinarsi.
E magari, presi da divino stordimento, darsi all’acqua minerale. O ad una sana gassosa…

0 pensieri su “Oggi le comiche: i migliori vini italiani secondo Maroni

  1. I sensuali svolazzamenti stilistici dello scriba Luca Maroni coinvolgono la plebe.
    Esaltano gli appassionati e i sommelier.
    Mi fanno sentire partecipe insomma.
    Tanto quanto un lombrico usato come elastico.

  2. Va detto che le cantine Leonardo (che non hanno niente a che fare con il mio nome sia chiaro) da che mi ricordo io hanno sempre prodotto dei vini con un buon rapporto qualità-prezzo… ma da qui a un punteggio di 90 ce ne corre.

    Venendo alla guida Maroni… l’ho sempre ritenuta un ottimo antidepressivo. Leggendo le varie note degustative mi sono sempre divertito moltissimo (e dico ciò senza nessun intento diffamatorio, ci tengo a precisarlo vista l’aria che tira) 🙂

  3. Buongiorno.
    Ammetto la mia totale ammirazione per i barocchismi enologici senza fine dell’italiano di Maroni. Per i vini da lui premiati, lasciamo perdere. Anche se assaggerei volentieri una delle quasi 5 milioni di bottiglie di sangiovese di Abruzzo a 2 € sullo scaffale.
    Buona giornata

  4. Franco, c’è stato un professore di filosofia che, pochi giorni fa, ha affermato, convinto, che la “Shoah” non è mai esistita (!).
    Vuoi che non ci sia anche qualcun’altro che afferma, altrettanto convinto, che Barolo e Brunello non esistono e che non sono mai esistiti…?!

  5. far out, maan dicevano sul finire dei 60 in quel di haight asbury, san francisco. ecco, ogni volta che leggo maroni (anche quell’altro, eh..) mi viene voglia di tornare ai miei vecchi dischi psichedelici.
    l’immaginifico colpisce ancora, oltre al vino frutto siamo alla lingua fruttata, non è che saremo poi anche alla frutta?

  6. Queste comiche non mi fanno più ridere ormai, al massimo un accenno di sorriso. Le cantine Leonardo da Vinci sempre state nelle grazie del selezionatore. SPariti Feudi di San Gregorio, che solitamente riempivano la vetta con tutti i loro vini. Resta il Campagnaro, di cui ne bevi un bicchiere e ne hai abbastanza. Sulle scelte piemontesi, come al solito, stendiamo…un sorriso.

  7. Di questo post, può sembrare assurdo, ma mi interessa soprattutto la forma.
    Perchè fa ritrovare al blog lo Ziliani ironico e graffiante che prediligo.
    Anche stavolta la libertà ha vinto

  8. Per il signor Brunori: io sono ad esempio un sommelier, e la prosa di Maroni, ecco, non direi esattamente che mi esalti.
    Per Franco: tutto giusto, ma proprio non definirei “patafisica” la prosa del citato epigono romano di Tristan Tzara, soprattutto – Maroni ne converrà – per l’a-dogmatismo di fondo che Alfred Jarry pose a chiave di volta del suo sistema semantico-filosofico-scientifico (che comprendeva anche un “Calendrier Pataphysique”, il cui mese di nascita di Maroni – nato il 19 settembre – si chiama “Haha”).

  9. Beh che dire,,
    mi è capitato di assistere, durante una riunione a cui era partecipe, alla coniazione di un nuovo termine enoico e vi sfido a tradurne il significato.
    Il termine è (o era al tempo che lo sentii)

    SVIRTARE….

    lascio un po’ di tempo per i curiosi che si vogliono divertire a darne il significato, poi indichero’ la spiegazione data dal sig. Maroni.
    Vi dico solo che alla riunione eravano in diverse persone del settore e tutte a sentire quella parola ci siamo guardati infaccia basiti tentando di capire a che si riferisse.!!

  10. Ormai l’abbiamo capito tutti, spero: questo modo di parlare di vino con termini astrusi che una volta ci faceva credere ignoranti in materia, ci fa soltanto abbozzare un sorriso prima e venir voglia di prendere a schiaffi l’autore poi. Con tutto il rispetto per l’illustre dott. Maroni, per il quale nutro comunque profonda stima. Cordiali saluti.

  11. Franco, mi sono divertito con il tuo articolo quasi quanto a leggere la prosa maroniana, in effetti ineguagliabile.
    “linfaticamente esplosiva”… Oddio!
    Non posso non ricordare una visita al Vinitaly all’ “area” Trendy Oggi, Big Domani delle aziende “amiche” di Maroni, tra cui le soprannominate F di San Marzano, Tollo, Farnese, Bisceglia ed altre soprattutto del meno conosciuto Meridione, e la triste impressione che i “vini-frutto” dal’indice di “piacevolezza” record risultavano tra i liquidi meno piacevoli che abbia mai avuto in bocca… Succhi di legno russo e “morbidezze” iperestrattive in uno stile che non va piu’ di moda (sembrerebbe) neanche in Moldavia.
    In Polonia abbiamo un importatore che ha fatto il catalogo con i vini top di Maroni e si stupisce sempre delle critiche ascorbiche che vengono loro date…

  12. Mi faccio persuaso che “nel vino” davvero tutti possono fare una guida,
    soprattutto chi con leggiadrìa da tempo ha contrattato la sua dignità.

    Andai all’ultimo “Sens of” a Roma
    e ancora non sono riuscito a levare dalla memoria quel penetrante puzzo di sudore
    che come rugiada accompagnò le sgomitate di orde barbariche
    ansiose di ottimizzare il costo del biglietto.

    D’altra parte ho visto con i miei occhi R.Parker
    degustare in salotto col cane intento in generose effusioni.

    Ho visto degustare in sale ovattate da meravigliosi sigari,
    ho visto degustare accanto a mozziconi semi-spenti.

    Franco, maestro,
    oggi mi sento un pò R.Hauer alla fine di Blade Runner 🙂

    Sei sempre un faro in questa notte buia e pesta,
    pesante come solo i vetri sardi di Mesa.

  13. Tiene famiglia e se un vino lo descrive come se fosse antani anche per lei soltanto in due, va sempre bene.
    E’ divertente sentirlo parlare in televisione con termini alla Conte Mascetti, però, gli appassionati poi la sanno che parla di vino.

    • Andrea, d’accordo, ma con la differenza che il conte Lello Mascatti, il teorico della supercazzola e virtuoso del linguaggio con espressioni tipo “tapioco come se fosse Antani anche per lei soltanto in due, oppure in quattro anche scribai che cofandina; come antifurto, per esempio”, era un personaggio di irresistibile simpatia, nell’interpretazione dell’indimenticabile Ugo Tognazzi. Nell’algido teorico del vino frutto, che frutta, tracce di simpatia faccio davvero fatica a trovarne…

  14. Astrusismi e supercazzole a parte, vorrei capire se veramente i feudi di San Marzano non siano degni di nota. Il Primitivo sessantanni è notevole, di un equilibrio ed eleganza difficili da eguagliare per i prodotti del Salento. Inoltre è ottima tutta la linea “Sud” di fsm, specialmente la Malvasia nera, che sto proponendo al calice con i carrelli dei formaggi italiani e danno molta soddisfazione ai miei clienti. A parte quindi tutti i discorsi sul lessico enoico, vorrei farvi capire che con Barolo, Barbaresco, Brunello non si campa più (almeno a Milano): la clientela è più indirizzata e interessata al prodotto alternativo e dal buon rapporto qualità prezzo. Ho voluto cogliere l’occasione per sottolineare questo trend che sto vivendo sulla mia pelle.
    Detto questo, anche io non sopporto queste astrologiche e contorte degustazioni di vini, anche perchè facendo così si allontana e scoraggia sempre di più il consumatore finale e dato il periodo “delicato” (anche per le cantine), non mi sembra il caso.
    Ciao Franco.

  15. Wojtek, per fortuna che ho letto il tuo intervento, cosi almeno per la prima volta nella nostra vita posso smentirti categoricamente. 🙂 Le critiche non erano affatto ascorbiche. Erano letteralmente scorbutiche. Lo so che tu non sei abituato alla realta’ italiana e devi ammorbidire un po’ i giudizi, visto che una querela in euro ti verrebbe a costare i lavori forzati per una vita anche in caso di assoluzione, solo per la parcella del difensore, ma almeno dammi un colpo di telefono che ti trovo qualche altro aggettivo oltre a quelli del vocabolario. Non so, per esempio… obrzydliwe!

  16. Ragazzi, non tirate su il naso. Sul web c’e’ una barca di traduttori simultanei anche dal polacco, dai! E poi un giudizio tanto sagace come quello di “Nerwal” Bonkowski da Varsavia (dite la verita’…) ve lo sareste aspettato, eh?

  17. AHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHA. Che meraviglia, di stupore vela gli occhi leggere di sì mirabili vini. E debbo dire che, se si apprezzano i voli pindarici, sembra quasi di gustarla quella mora, tanto bene che riesce difficile non uscirne… annoiati, sopraffatti, stuccati. Pare di leggere la descrizioni di un buen retiro dannunziano o della stanza in cui si dipinge il ritratto di Dorian Gray, superbamente kitsch. Se il vino somiglia alla sua descrizione, beh, è al passo coi tempi perchè riuscirà davver difficile superare i limiti talebani previsti dal codice della strada con un simile sciroppo, per l’oggettiva impossibilità di finire non il secondo, ma anche il primo bicchiere.

  18. Ah, dimenticavo. La Tenuta de’Frescobaldi non dovrebbe contenere questa notizia sul suo sito:

    Tenuta di Castiglioni di Frescobaldi: vino Chianti dai sentori di frutta a bacca rossa e nera

    dal momento che il vino in questione è un Toscana IGT…
    Lapsus, auspicio, nonchalance?

  19. salve a tutti, non ho la pretesa di essere un’intenditore di vini ma semplicemente uno a cui piace bere bene e soprattutto non vado dietro alle guide del settore. Detto questo, ho bevuto, quindici giorni orsono, un’Amarone della Valpolicella “il bosco 2000” dell’azienda Cesari, ebbene, per quanto mi riguarda si è rivelato la brutta copia del “Sessantanni 2004” dei F.S.Marzano che ho bevuto alcuni mesi orsono. Mi domando quali sono i criteri di valutazione dei soggetti che scrivono su questo blog. Forse la maggior parte scrive per partito preso, ovvero, vini del sud uguale sciroppo, senza averli mai provati. Per quale motivo un’amarone che costa mediamente 50 euro è un vino eccellente e il Sessantanni che fra l’altro costa meno della metà è uno sciroppo? Non sarebbe il caso che qualcuno inizi a degustare vino per quello che è, a prescindere dalle etichette e dalle doc e valutarlo di conseguenza e senza preconcetti?.
    Ps. caro Ziliani la mia non è una critica nei suoi confronti che stimo, anche se a volte non condivido appieno i suoi giudizi, ma nei confronti dei tanti presunti esperti che scrivono spesso in modo molto superficiale e ripeto con preconcetti fuori luogo.

    • gentile ago, i “soggetti che scrivono su questo blog” sono uno solo, il sottoscritto, visto che il blog é il mio, il blog di Franco Ziliani. I concetti con cui giudico i vini sono chiarissimi e chiare anche le scelte stilistiche, le preferenze e quello che piace meno ai lettori che, come lei, commentano su questo blog. Persone che non mi sembra proprio, come lei afferma, “scrivano spesso in modo molto superficiale e con preconcetti fuori luogo”…

  20. Considerazioni sparse:
    1- Il Montiano, Il primitivo 60anni e L’edizione 5 autoctoni sono tre grandissimi vini, premiati anche da altre guide gli anni precedenti. Certo non hanno il passo di un “greppo”, un Mascarello (Bartolo), un Asili Giacosa e compagnia bella ma trovo che molte guide sappiano, quando vogliono, premiare molto di peggio.
    2- Fortunatamente c’è Maroni che rappresenta per me un altissimo momento di ironia in un mondo, quello enologico, in cui pare tutti abbiano una gran voglia di menar le mani contro tutti.
    3- non mancherò al Festival del vino Maroniano all’auditorium di Roma, sperando di potermi intrattenere a parlare con lui per un po’, suggendo il suo sapere come nettare divino da riportare alla plebe incolta (ovviamente lo dico con ironia anche se all’auditorium ci vado)
    4- Avete mai fatto il gioco “Chi vuol essere Luca Maroni”? l’ho inventato in enoteca. E’ divertentissimo: si tratta di descrivere un vino secondo lo stile cripto-ermetico del suddetto. Ovviamente si sceglie un vino ben morbido per “favorire” la riuscita del gioco. Una volta scelto il vino ho un bussolotto dove sono contenuti dei bigliettini recanti scritti ognuno un termine tanto caro al “Vate”, se ne pescano 5 a caso e bisogna infilarli nella descrizione del vino. Ad esempio: “Souplesse”, “Cremosità”, “tramato e tramante”, “Illibati” e “massimamente eterei”

    buon divertimento

    • caro Francesco, se i tre vini che lei cita sono “grandissimi vini” (cosa di cui non sono nemmeno persuaso) a quali iperboli, a quale somma di aggettivi elogiativi, dobbiamo ricorrere per provare a definire i Barolo di Beppe Rinaldi, il Barolo Monprivato di Mauro (Giuseppe) Mascarello e la riserva Ca’ d’Morissio 2001, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, il Brunello di Montalcino Case Basse di Gianfranco Soldera, il Brunello di Montalcino di Poggio di Sotto, i Barolo e Barbaresco riserva 2004 e 2005 di Bruno Giacosa? Siamo seri. Nel mondo del vino esistono valori indiscussi e indiscutibili e porre al vertice della produzione dei vini rossi italiani quei tre, pur rispettabili, vini, costituisce una valutazione del tutto originale, opinabile, personalissima, che mi sono permesso (sperando di non ricevere alcuna lettera da avvocati) di criticare.

  21. @Armando Castagno: chapeau.

    @Francesco Fabbretti: dare dell’ironico e del pacificatore augusto a Luca Maroni è come dare del simpatico allo Jorge da Burgos de Il Nome della Rosa. Con il suo singolare “metodo scientifico” di degustazione e le sue recensioni iperboliche a mio avviso non fa che svilire la necessaria discussione sul vino, ogni vino, e in definitiva nascondere un grande progetto, meramente commerciale. Maroni va preso sul serio, purtroppo.

  22. Ops, mi sa che non sono riuscito a farmi comprendere correttamente, mea culpa. C erchiamo di c hiarire alc une cose:

    1- L’olimpo è l’olimpo, e in quanto tale appartiene ai nomi citati da Franco nel post di risposta. Il problema si pone quando, assieme ai suddetti, si premiano con il medesimo riconoscimento vini eccellenti seppur lontani anni luce dalla prospettiva teleologica dei primi. Detto questo mi sento di poter affermare che i vini Maroniani non sono inferiori rispetto a tanti altri vini premiati con il massimo dei punteggi che si collocano appena all’inizio della scala dell’eccellenza. Traducendo, io i famosi novanta punti all’edizione 5 autoctoni e al montiano li assegnerei (non mi pronuncio sul primitivo 60 anni non a vendo potuto degustare ancora la corrente annata) così come è altrettanto vero che all’asili 2005 di giacosa ne darei 97(tanto per citarne uno). Non credi che forse una ulteriore distinzione aiuterebbe?
    2- @ Emiliano: Maroni è in volontariamente ironico (indi per cui non può essere un pacificatore) e visti i recenti battibecchi fra la guida del gambero rosso e quella dell’espresso alla presentazione a Firenze volevo semplicemente affermare che la sua prosa mi fa morir dalle risate, e ogni tanto anche una risata fa tanto bene. Non so dove tu abiti caro Emiliano, ma se fossi di Roma forse capiresti che il mio precedente intervento poteva essere riassunto con una frase tipica del nostro dialetto: “Daje Luca!!! Facce ride!!!”

    Cari saluti

    p.s.
    domanda Per Franco e, se posso, anche per Castagno, siamo proprio sicuri che la 2004 fosse la grane “annata” del barbaresco in langhe e il 2005 una annata minore…. Comincio a pensare sia esattamente l’opposto…. dico una blasfemia?

  23. Esiste qualcosa non commerciale? Esiste, in questo caso parliamo del mondo del vino, qualche casa vinicola, qualche giornalista, qualche enologo, qualche rappresentante, che operi senza scopo di profitto? Qualcuno nell’agire può solo avere più valori di altri, oppure al contrario solo scopi megalomani, ma il dato di fondo è che l’umano agire è per per mangiare e mantenersi.
    Tutte le guide di vino che io conosco cercano gli spazi e le argomentazioni per proseguire.
    Non c’è quindi nessun scandalo in Maroni, ci si può ridere, ci si può scandalizzare, ma se riesce a stare sul mercato vuol dire che sta lì sul serio, come tutti gli altri.

  24. @Francesco Fabbretti: che te devo da dì France’…a me me farebbe pure ride, anzi ‘n tempo me faceva ride, e manco poco…poi cor tempo ho inteso che tanti je vanno appresso e lo pijano sur serio…de venditori, caciaroni e bujaccari in questo monno der bicchiere ce n’è ‘n po’ troppi pe’ daje spago a tutti, nun trovi pure te?

  25. Caro Franco,Ci sono molte, moltissime persone addirittura la maggioranza, ai quali i vini che lei cita,e che personalmente sicuramente considero come vini del cuore e benchmark assoluti sia chiaro, non sarebbero assolutamente in grado di acquistare né tantomeno in grado di capire. E’ sconcertante ma Maroni sicuramente riesce a consigliare efficacemente una certa fetta consistente di pubblico. La vera domanda che mi pongo però è un’altra, ma mica tanto: che cosa beve Maroni privatamente tra le mura di casa sua ? Secondo me solo acqua fresca. Maroni proprio per la sua inamovibilità dimostra di essere del tutto distaccato in fondo dal vino ed i suoi neologismi immaginifici appaiono solo scena: la sua granitica coerenza di fondo confermano una mancanza di evoluzione di gusto al quale ogni degustatore è per forza costretto e che dimostrano che il vino deve essere per lui un mero prodotto da promuovere. Forse è giusto che sia così, in fondo tentare di vendere i propri sogni è ancor peggio di vendere merce prodotta tale per qual era destinata fin dall’inizio.E poi le domanderei, cosa risponderebbe al proprietario della sua azienda qualora le venisse chiesto di produrre un vino tenendo a modello i vini della Cantina Feudi di San Marzano quando invece la vigna è a sangiovese toscano e a tutt’altra vocazione ?

  26. Il sessant’anni è un grande vino, se si chiamasse amarone, gli “esperti” lo pagherebbero anche più di 30 euro. Invece è solo un primitivo, con tutti i pregiudizi del caso… Il sig. AGO non ha tutti i torti, ammettiamolo! Cordiali saluti.

    • sarà anche “un grande vino”, ma quando lo scorso giugno l’ho degustato alla cieca nell’ambito di Radici, gli ho assegnato solo un 83/100 che non mi sembra proprio indice – seppure solo numerico – di un’incontestabile grandezza enoica…

  27. Personalmente ritengo il Sessant’anni un grande vino, ottima concentrazione, morbidezza e sopratutto molto pulito al naso. Non conosco il suo ‘metodo’ di valutazione, ma 83/100 mi sembra molto severo. Chi vuole avvicinarsi al vino oggi cerca vini suadenti, con prezzi ragionevoli, accantonando probabilmente i molti vini piemontesi sovraquotati e sovratannici.

    E poi… C’é qualcosa di personale tra Lei e il Dott. Maroni?

    • Alessandro, non c’é proprio nulla tra me ed il teorico del vino frutto. Che frutta. Trovo il suo modo di scrivere di vino stravagante. Proprio come il suo giudicare “sovraquotati e sovratannici” molti “vini piemontesi”. Vada avanti con il vino frutto, che il Barolo ed il Barbaresco mi sa che non sono nelle sue corde. Come in quelle del suo “profeta”… 🙂

  28. Non vedo stravaganze nel valutare cosi Baroli e Barbareschi. Sovraquotati, con prezzi medi sulla scaffale a non meno di €.25. Sovratannici, in quanto non brillano di certo per morbidezza. L’effetto é quello di vedere oggi molti di questi vini invenduti, o meglio ‘svenduti’ anche sfusi a pochi Euro. E ora mettiamo un bicchiere di Barbaresco accanto al Sessant’anni. La risposta la trova nei numeri delle aziende del suo amico Valentino Sciotti.

    • inutile replicarle, parliamo lingue (anche enoiche) diverse. Continui ad inebriarsi con i vini frutto elogiati e premiati dal suo idolo. Barolo e Barbaresco non sono proprio cose per lei. Se poi lei per giudicare la qualità fa riferimento ai numeri delle aziende, ai fatturati, al numero di bottiglie prodotte, allora siamo proprio a posto…
      Penserò a lei e le invierò un brindisi ideale sabato e domenica quando mi troverò in Langa a degustare Barolo e Barbaresco che “non brillano certo per morbidezza”. E meno male! Di vini rotondi, ruffiani, privi di attributi e di anima é già pieno il mondo del vino italico… 🙂

  29. per esperienza diretta credo che dove c’è maroni (che maroni!!) prima o poi spunta un cotarella,magari cammuffato dalle sole iniziali e sotto le sembianze di truciolo aromatizzante,ma certo prima o poi spunta.
    in ogni caso,i 40 euro del pignolo di bressan (per fare un esempio)sono infinitamente più etici dei 2 spesi per tollo o tutte quelle cose discutibili che maroni cita e premia…e spero per il suo fegato non beva!!
    valter

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