Serata Barbaresco A.I.S. lunedì 19 a Bologna

E’ sempre un grande piacere, ed una vera responsabilità, presentare, parlando in pubblico, uno dei vini che più si amano e di cui più cerco (almeno spero e mi ci provo) di approfondire la conoscenza sino ad entrarne nell’anima. Il piacere e la responsabilità aumentano però perché non solo il vino di cui ho scelto di parlare sarà nientemeno che “Monsù Barbaresco”, ovvero non il fratello “minore” del Barolo, ma l’altro grande vino base Nebbiolo di Langa, ma perché dove sarò chiamato a farlo, lunedì sera, 19 ottobre, alle 20.30, sarà nientemeno che Bologna la dotta, nella prima di quelle che mi auguro possano essere numerose altre occasione di dialogo con gli appassionati locali, organizzate (leggete qui) dalla delegazione della città felsinea dell’Associazione Italiana Sommeliers.
Per questa degustazione, che si svolgerà presso il Boscolo Hotel Tower (il cui indirizzo, Viale Lenin, mi fa pensare ai tempi in cui in città ed in Emilia il Partito, inutile precisare quale, aveva idee sull’Unione Sovietica e sui suoi protagonisti, piuttosto diverse da quelli che gli ex dirigenti Pci, ora PD, professano pubblicamente oggi…), ho scelto sette vini testimonianza di quell’annata 2006 che solo ad una valutazione superficiale, o per motivi più commerciali che tecnici, legati al vissuto e ai problemi di un’unica azienda, si può definire un’annata di secondario valore o addirittura minore o piccola, e che sia nell’ambito del Barbaresco che del Barolo, ha offerto (per il primo vino abbiamo già visto i risultati, per il secondo occorrerà attendere i primi mesi del 2010), svariate prove più che convincenti della propria validità.
Com’è mio costume, ed in effetti il titolo della serata scelto dagli amici dell’A.I.S. Bologna è sicuramente azzeccato, per parlare di Barbaresco e per illustrarne le caratteristiche, le differenze legate ai diversi terroir, alle sottozone, e a quelle che sono state individuate e definite come menzioni geografiche aggiuntive, e che l’amico e collega Alessandro Masnaghetti ha studiato nelle sue indispensabili cartine dei crus dei comuni del Barbaresco, ho fatto delle scelte personali, di modo da dare una mia idea, un mio percorso di lettura del Barbaresco attraverso vini che non sono mediatici, che con ogni probabilità non figurano nemmeno, ad eccezione di uno, negli elenchi dei Barbaresco che in questi giorni le varie guide ci propongono come i loro “mejo fichi der bigoncio”, ma che io giudico interessanti sia per il risultato finale, ovvero il valore intrinseco dei vini, sia per l’affidabilità e la serietà delle aziende (e per un costo in cantina che tiene sempre costo di quella cosa fondamentale che è il rapporto prezzo-qualità), sia per il nome dei vigneti da cui provengono le uve.
C’è una lacuna, lo dico subito, nella mia scelta, il fatto, assolutamente casuale, di non aver selezionato alcun crus di Neive, dove pure ci sono vigneti, Serraboella, Basarin, Bricco di Neive, Gallina, Albesani (da cui Bruno Giacosa e Castello d Neive ottengono i loro magnifici Santo Stefano) che esprimono vini che amo moltissimo.
Per la serata bolognese ho scelto invece quattro vini da crus situati in Barbaresco (Tre Stelle, Roncaglie, Montaribaldi, Bric Mentina) e quattro vini da crus situati in Treiso (Marcarini, Pajoré e Montersino).
I vini in degustazione ad ogni modo saranno:
Barbaresco Tre Stelle Cascina delle Rose
Barbaresco Bric Mentina Cà Nova
Barbaresco Sorì Montaribaldi Montaribaldi
Barbaresco Vigna Montersino Orlando Abrigo
Barbaresco Marcarini Cantina Elvio Pertinace
Barbaresco Roncaglie Poderi Colla
Barbaresco Pajoré Cantina Rizzi

Il tutto, parole, “musica” e Barbaresco, in abbinamento ad una selezione di formaggi piemontesi.
Per iscrivervi alla serata, telefonate al 335.124.5953)  oppure al 347.115.7159. Per e-mail a questo indirizzo e a quest’altro.
Ci vediamo lunedì sera, vi aspetto!

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