Addio Giancarlo! La scomparsa di un grande della ristorazione italiana

Non sono stato, contrariamente ai programmi, al controverso confronto con il Barbaresco che avrebbe dovuto anticipare l’Anteprima del Chianti Rufina in programma, a Rufina, questa mattina.
Pur essendo sceso in Toscana giovedì pomeriggio, per condurre una Serata Franciacorta in Casentino da Caterina e Simone, alla Tana degli Orsi di Pratovecchio, venerdì mattina ho dovuto riprendere la strada di casa.
Non potevo mancare, ieri pomeriggio, insieme a mia moglie e a mia figlia (che l’hanno conosciuto e apprezzato) a porgere insieme a tanti l’ultimo saluto, nella sua Manerba del Garda, a quell’autentico signore, nella vita e nella ristorazione, che è stato Giancarlo Tassi, patron, con la moglie Giuliana, del Ristorante Capriccio.
Sono rimasto di sasso quando giovedì mattina, un altro comune amico ristoratore gardesano, Gianni Briarava dell’Antica Trattoria alle Rose di Salò, mi aveva telefonato dandomi la terribile notizia che Giancarlo, a soli 52 anni, se n’era improvvisamente andato, lasciando non solo la moglie Giuliana e la figlia Francesca, il suocero Martino, sgomenti e preda di un dolore infinito, ma attoniti, feriti nel profondo, increduli, tutti noi che Giancarlo abbiamo avuto la fortuna, anzi, il privilegio di conoscere.
Saranno altri, gastronomi e studiosi della ristorazione bresciana e lombarda, nel cui ambito il Capriccio si era distinto, dagli inizi nel 1967, quando il locale nacque per iniziativa dei genitori di Giuliana, Martino Germiniasi e l’indimenticabile Mary, Maria Veggio, scomparsa anche lei qualche anno orsono, sino alla nuova formula, nata nel 1985 e poi cresciuta sino a fregiarsi di una meritatissima stella Michelin, a parlare del Tassi grande ristoratore.
A me, che l’ho conosciuto nei primissimi anni Novanta, quando approdai nella frazione Montinelle di Manerba, in questo angolo incantato dove il Capriccio ha sede, per scrivere per A tavola un articolo sui ristoranti gardesani dove il Capriccio non poteva mancare, preme ricordare non solo il Giancarlo professionista, patron impeccabile, elegante e signorile nei modi, raffinato nel porgere e nel mettere a proprio agio il cliente, pardon, l’ospite. Oppure il sommelier di primario valore, attento nel costruire una carta dei vini personale e mai scontata, a pescare, girando per cantine e assaggiando con palato sensibile, le chicche da proporre non per stupire, ma per offrire un elemento ancora più personale alla propria offerta.
Si trattasse dei suoi amatissimi Riesling tedeschi o austriaci, dei vini altoatesini, di uno Champagne di qualche piccolo récoltant o del Brunello di Giulio Salvioni.
Pensando a Giancarlo, che ho avuto il piacere di conoscere anche al di fuori del “teatro” del suo locale, recandoci insieme qualche volta in Alto Adige per cantine o incontrandolo in occasioni conviviali in Franciacorta, non posso che pensare ad una bella persona, di poche, ma mai banali, parole, e di eloquenti silenzi, misurato, il volto sempre leggermente malinconico, anche quando sorrideva, e ad un galantuomo, di quelli che è sempre più raro incontrare, tanto che lo faceva apparire quasi una mosca bianca, un marziano, in un mondo, quello della ristorazione, dove l’apparire, il sapersi “vendere”, contano molto più della sostanza, dell’effettivo spessore umano delle persone.
Un modo garbato, mai urlato, sempre autentico e riflessivo il suo, una compostezza, anche nell’affrontare i momenti difficili che gli erano capitati (un male con cui aveva lungamente lottato trovando il modo se non di domarlo, quantomeno di conviverci, ma senza per questo rinunciare mai al suo modo di essere e al suo amato mestiere di ristoratore esercitato con antica saggezza), che non potevano non colpire.
E non lasciare oggi, dentro, un segno profondo, consapevoli che se n’è andato, in punta di piedi, quasi per non disturbare, con quella voce pacata che aveva sempre quando telefonandogli ti diceva “quando ci vieni a trovare?”.
Non ti dimenticheremo Giancarlo e grazie davvero per quella testimonianza di garbo e signorilità e di professionalità mai ostentata, ma vera, concreta che hai lasciato e quella cifra di eleganza, di misura, di classe che resterà il segno del tuo passaggio, ahimé così breve, in questo mondo…

0 pensieri su “Addio Giancarlo! La scomparsa di un grande della ristorazione italiana

  1. Novembre si presta al ricordo.
    Ogni tanto – ahimé – tra i post del tuo blog trovo la memoria di qualche persona speciale. Così, leggendo questo – e osservando la foto con cui apri, dove si vede il volto garbato e malinconico di questo amico tuo – non posso non ricordare che da un anno se ne è andato Gianni Brunelli, da me chiamato Brunellik, in un vecchio gioco telefonico, in cui facevamo a chi strillava di più.
    E’ stato un anno difficile, e questi addii ci indeboliscono un poco. Ma ricordare serve anche a darsi il coraggio di tirar dritto, nella foresta delle stupidità.

  2. Ha ragione, Silvana, il mondo e la gente centrifugati in un vortice di stupidità raramente si soffermano a meditare sul mistero della morte. E, in aggiunta, a pensare e cercare di comprendere la sofferenza altrui. Ricordare chi è venuto a mancare e sostenere chi soffre per un lutto è un atto di doverosa e sentita umanità.

  3. Ho appreso con grave ritardo la notizia della morte di Giancarlo, e proprio da Franco, l’altra sera su a La Morra, in un contesto di festa, inadeguato come sempre in questi casi. E inadeguato mi sento un po’ anch’io, a prendere la parola così fuori tempo: in realtà c’è poco da dire, la morte di un amico ti arriva come uno schiaffo, ti ammutolisce. Ma nel ritratto di Giancarlo restituito qui da Franco mi ritrovo in pieno anch’io, ed è un ritratto così vivo e autentico che aiuta ad allentare quel nodo di tristezza che ti stringe in gola le parole … Giancarlo aveva una dote sconosciuta alla maggior parte di noi: la grazia. In ogni suo gesto, in ogni commento lasciava cogliere questa naturale delicatezza, e anche quando ti comunicava una sua perplessità, un’obiezione, un dissenso lo faceva con circospezione e cautela, preoccupato innanzitutto di non metterti a disagio. In poche persone è dato ritrovare quella percezione dell’altro così sfumata, senza perdere una virgola in autenticità; quell’attenzione al dettaglio così misurata, ma senza mai una sbavatura di affettazione. Non un modo di fare, insomma, ma un modo di essere. Ciao Giancarlo, con te se ne va un gran signore.

  4. dici bene Giampaolo, erano proprio la grazia, quella che così bene definisci la “naturale delicatezza” il carattere distintivo, fatto di educazione, cultura, stile, di Giancarlo. Davvero “un gran signore” della ristorazione e della vita, che ci mancherà tantissimo…

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