Brunello di Montalcino 2004 Lisini: o della classicità del Sangiovese


Ho recentemente promesso (e intendo rispettare la promessa) di segnalare alla vostra attenzione quei Brunello di Montalcino che, per vari motivi, secondo la mia valutazione del tutto soggettiva e secondo il mio gusto meritano la vostra fiducia, magari un po’ intaccata dai noti fatti dell’ultimo anno, di consumatori, che quando sborsano un po’ di soldini, come accade quando si acquista una bottiglia del grande Sangiovese in purezza della nota località toscana vorrebbero essere sicuri di aver fatto una spesa giusta e di essersi aggiudicati un signor vino.
E così, sempre riferendomi alla Serata Brunello che ho condotto per A.I.S. Mantova in quel di Castel d’Ario (qui l’elenco completo dei vini presentati), dopo aver tessuto (come potete leggere qui) gli elogi del Brunello Pianrosso 2004 di Ciacci Piccolomini d’Aragona, eccomi a celebrare un altro dei sicuri protagonisti della serata.
Uno di quei vini che in occasione dell’ampio wine tasting di 95 Brunello 2004 fatto a Londra per The World of Fine Wine lo scorso settembre mi era in assoluto piaciuto di più e che (posso anticiparlo) si era classificato ai primissimi posti (zona podio alto) nella graduatoria dei consensi frutto degli assaggi miei e dei colleghi di panel tasting Nicolas Belfrage e Roy Richards.
Sto parlando del Brunello 2004 della storica azienda Lisini, posta a sud di Montalcino tra le frazioni di Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, in una posizione speciale (vigneti dai 300 ai 350 metri d’altezza su terreni tufacei di origine eocenica) che gode di un microclima che favorisce l’ottimale maturazione del Sangiovese.
Un vino classico sotto tutti gli aspetti, affinato, come tradizione e buon senso vogliono, in botti di rovere di Slavonia di volumi variabile da 11 a 40 ettolitri per un periodo di 36 mesi.
Un vino con il quale voglio idealmente brindare ad un grande risultato ottenuto da un caro amico attivo in azienda insieme a Lorenzo Lisini Baldi nipote dell’indimenticabile Elina Lisini, straordinaria figura di donna manager che già “negli anni sessanta intuì immediatamente la vocazione vinicola dei terreni dell’Azienda”, fu cofondatrice nel 1967 del Consorzio del Brunello di Montalcino e vicepresidente del medesimo per un breve periodo ed è stata per decenni amministratrice e anima dell’Azienda.
Parlo di Carlo Lisini Baldi, che lo scorso 30 ottobre, diciamo in matura età, si è laureato presso la facoltà di Agraria di Firenze in Viticoltura ed Enologia con una tesi dal titolo “Origini sociali e storico economiche del Brunello di Montalcino” che sto leggendo con grande interesse e che rivela sorprendenti aspetti dello sviluppo del fenomeno Brunello dagli anni Cinquanta sino ai giorni nostri.

Per il Brunello di Montalcino 2004 di Lisini che restituisce all’azienda quella centralità e fondamentale importanza nell’ambito del panorama produttivo ilcinese che non era stato messo in dubbio nemmeno dalla prova, diciamo così “meno brillante” del solito e “interlocutoria”, di un 2003 davvero non in linea con gli standard, altissimi, di questa azienda (di cui ho avuto più volte la fortuna di gustare lo splendido 1975 oltre a svariate annate, andando a ritroso nel tempo, del Brunello base e del cru Ugolaia: tra le più grandi esperienze brunellesche da me fatte), posso tranquillamente riprendere il giudizio, entusiastico, che sul vino avevo espresso a Londra, quando assegnando al vino un punteggio, altissimo, di 19/20 (il vino ovviamente era degustato alla cieca, in blind tasting) avevo scritto delle note di degustazione molto positive.
Note che dicono: “wonderful brilliant light ruby colour very typical of a Sangiovese from Montalcino. Nose of great elegance and complexity: fresh, luscious cherry and cassis fruit, aromatic herbs, some leather and mineral notes, black pepper for a bouquet of great charme et finesse, with the flowery freshness of a great Sangiovese.
Still very young on the palate, but with a marvellous structure, bold but round and soft tannins, great balance and control in every aspect of a wine.
The final is very long and persistent, absolutely appealing, with great savour and the finesse of a great wine. Great ageing potential and the absolute character of a great Montalcino’s Sangiovese wine: chapeau!”.
Devo tradurre in italiano o la mia celebrazione dell’assoluto carattere di un Sangiovese di Montalcino, con grande complessità aromatica, grande struttura, tannini ben sottolineati ma rotondi, equilibrio, freschezza, eleganza in ogni aspetto é già abbastanza chiara anche in inglese?

2 pensieri su “Brunello di Montalcino 2004 Lisini: o della classicità del Sangiovese

  1. Carissimo Ziliani,
    ci trova completamente d’accordo sul suo giudizio riguardo al Brunello di Lisini.
    Pensiamo sia la vea e vecchia espressione di un vero e buon Brunello di uve Sangiovese.
    E’ molto difficile per un produttore, al momento, con una crisi di mercato ed una percentuale alta destinata al mercato estero con i suoi gusti strani, decidere di proseguire con il vero Brunello di una volta, a rischio di non essere accettato dagli stranieri.
    Abbiamo molto apprezzato la frase di Carlo Lisini ” Il mio Brunello è questo,alla vecchia maniera, chi lo vuole è così”.
    Coraggio e vea professionalità, bravo Dott. Carlo!
    Auguriamo un buon lavoro e proseguimento a Franco Ziliani che ci fa scoprire tante realtà.
    Sauro e Gianni

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