Brunello di Montalcino: come me ne occuperò nel 2010


Bellissima e appassionante serata quella di venerdì sera a Castel d’Ario nel mantovano, presso l’ottimo ristorante Edelweiss del sommelier Paolo Pergher, per la degustazione che ho coordinato in collaborazione con il delegato dell’A.I.S. di Mantova Luigi Bortolotti.
Di scena, rappresentato da nove nobili vini, Messer Brunello di Montalcino, la massima espressione che il Sangiovese in purezza conosce in Toscana e quindi nel mondo. Nove Brunello annata 2004, quelli di nove aziende (scelte tra svariate altre possibili) di sicuro affidamento – le elenco in ordine alfabetico, Caprili, Ciacci Piccolomini, Col d’Orcia, Il Poggione, Gianni Brunelli, Gorelli Le Potazzine, Lisini, Mastrojanni, Podere San Lorenzo – in grado di testimoniare quali tesori di eleganza, di fragranza aromatica, di salda struttura, da “mano di ferro in guanto di velluto” però, il Brunello, nelle sue migliori e più autentiche espressioni, quelle che valorizzano ed esaltano tutte le potenzialità di una grande uva e di terroir d’elezione, può sciorinare, per il piacere e la gioia degli appassionati.
Eno-aficionados che si rivolgono a questo grande vino sapendo di poter contare su un valore acquisito, su un paradigma incrollabile della qualità in Toscana e in Italia. E che proprio per questo non possono essere traditi o disillusi.
Sono serate come queste, nelle quali concentro l’attenzione, invitando chi partecipa a fare altrettanto, sui tanti e prevalenti valori positivi su cui questo vino di rinomanza internazionale può contare, ad indicare come dopo oltre un anno trascorso (e non posso che essere fiero, anzi orgoglioso, delle battaglie fatte, che mi appunto idealmente sul petto come una medaglia) a raccontare minuziosamente, in diretta, quasi giorno per giorno, gli sviluppi di quella vicenda che è passata agli “onori” della cronaca come “Brunellopoli”, io abbia deciso, come del resto già comunicato in precedenti post quali Brunellopoli game over, di voltare pagina.
Senza rinnegare nulla, perché sarebbe stupido e disonorevole, (ricordo che una persona che ho molto ammirato amava dire che “chi rinnega è rinnegato”…) ma con una precisa volontà di andare oltre, per non restare schiavo di un cliché, quello del cosiddetto “fustigatore” di Montalcino e del suo vino simbolo, che non sento mio e del resto non mi appartiene, perché di rischiare per gli altri non vale proprio la pena, quando di Brunello, nonostante tutto, ci si può continuare ad occupare, senza tradire il proprio dovere di cronista e di commentatore di lungo corso di cose vinose, occupandosi di quegli aspetti, e non sono pochi, che continuano a fare la sua nobilitate.
A renderlo, nonostante l’offuscamento d’immagine e di credibilità dovuta ad un anno e mezzo non certo speso nel segno della trasparenza e di chiari segni dati di una effettiva volontà di superare errori ed ingenuità compiute, quel grande vino da cui non si può prescindere quando si vuole raccontare con onestà la grandezza della Toscana enoica.
Nuovi importanti appuntamenti e scadenze attendono, nei prossimi mesi, il mondo del Brunello, dalla nomina del nuovo Presidente e del nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio, che è l’organismo che dovrebbe rappresentare le istanze ed i desiderata di tutti gli associati, dell’eterogeneo e ramificato mondo produttivo ilcinese, ad altre importanti opzioni relative all’identità del vino, al suo modo di presentarsi al mondo, alla sua promozione e comunicazione.
Pur non avendo alcuna intenzione di dedicarmi al gioco, ampiamente diffuso nel giornalismo del vino italiano, delle tre scimmiette (che non vedono, non sentono e soprattutto non parlano/scrivono) vi dico sin d’ora di non aspettarvi da me commenti e riflessioni in merito, qualsiasi cosa possa accadere, quali saranno le strade che a Montalcino decideranno eventualmente di imboccare nei prossimi mesi.
Ho già abbondantemente dato (e avuto, accidenti…) per continuare, un po’ masochisticamente, a lottare come un ingenuo Don Chisciotte contro volontà e poteri molto più forti di quelli su cui possono contare un piccolo e fragile strumento di comunicazione come è questo blog e la mia stessa persona che non fa parte di nessun clan, gruppo o conventicola e che rappresenta solo se stessa e le sue idee.

Che facciano pure quello che vogliano a Montalcino, che nominino presidente anche l’asino di Buridano se lo riterranno opportuno, che cambino e stravolgano i disciplinari dei loro vini come meglio credono, se ci saranno maggioranze e volontà per farlo. Perdonatemi l’espressione, ma, “chi se ne frega”!
Qualsiasi cosa possa accadere, per quante scelte opinabili, discutibili, assurde a Montalcino e dintorni possano eventualmente fare, e strade a mio avviso sbagliate imboccare, sono persuaso, conoscendo la situazione e gli uomini e donne di buona volontà attivi in questo borgo vinoso, che a Montalcino continueranno ad esistere forze vive tenacemente risolute, per tanti validi motivi, a difendere con i loro vini l’identità di quel Brunello, espressione in purezza del Sangiovese di Montalcino delle zone più vocate, che persone come me e tanti appassionati, dal Vecchio Mondo sino a quegli States dove l’eleganza e l’autenticità del vino, il sense of terroir incontra sempre più sostenitori, persone che a quello che dicono Parker e Wine Spectator non presta alcuna fede e attenzione, si sono abituati a conoscere e ad amare. Parlare dei loro vini, raccontare minuziosamente le loro caratteristiche, come nascono, chi siano le persone che li producono, quali siano le loro tenaci convinzioni, la loro determinazione a non farsi condizionare da quanto potrà eventualmente accadere, è la “mission”, brunellescamente parlando, che mi sono dato per questo fine 2009 e per il prossimo 2010. Su questo blog, in articoli pubblicati su riviste cui collaboro e sviluppando progetti che sto progressivamente mettendo a punto con la collaborazione di qualche amico sincero. Di cui mi posso fidare.
Un obiettivo che penso costituisca il modo migliore, al riparo da qualsivoglia contestazione e soprattutto più utile al consumatore (che in fondo delle vicende di Brunellopoli si era un po’ stancato, soprattutto perché tutto è fermo e bloccato, forse in attesa che di quanto accaduto, in nome dello “scurdammoce ‘o passato”, ci si dimentichi…) di parlare del Brunello e di raccontarlo.
Il resto, le congetture, la ridda delle voci, delle ipotesi, dei si dice, i movimenti, gli schieramenti, gli opportunismi, i silenzi, ormai mi interessano davvero molto meno. Anzi, mi lasciano del tutto indifferente.
Tornare ad occuparmi del Brunello come vino la mia parola d’ordine dunque, raccontare quelli che, secondo il mio soggettivo gusto (che penso nessuno vorrà contestare, perché è un mio legittimo diritto avere predilezioni e disgusti) ne sono gli alfieri, gli interpreti più autentici, le forze vive su cui fare affidamento per quella ricostruzione che tutti si auspicano e alla quale vanno dedicati tempo, energie, fatiche.
A spingermi a questa doverosa scelta è la persuasione che a fare la differenza, in fondo, è sempre la qualità intrinseca e quella percepita e che sarà sempre la qualità, quella capacità di rispettare ed esaltare le caratteristiche uniche ed inimitabili di una grande uva e di un forte legame con un territorio speciale, dove in barba all’egualitarismo enoico dominante non è assolutamente vero che tutti abbiano le stesse possibilità di fare bene, e dove ci sono zone più vocate e altre decisamente meno, a determinare il “mito” del Brunello.
Una leggenda che, forse, sarà un po’ appannata ed in difficoltà, ma sempre leggenda resta, e alla quale solo i suoi interpreti migliori, se vorranno farlo, se avranno determinazione e voglia di operare insieme, nel nome del Sangiovese di Montalcino, sapranno restituire l’antico splendore ed una immagine più forte e credibile. A prova di crisi e di scandali.

21 pensieri su “Brunello di Montalcino: come me ne occuperò nel 2010

  1. Quando, alla fine del secondo libro, il curato e il barbiere del paese riescono finalmente a “ritirare” Don Chisciotte dalle sue nobili gesta, con il crollare dei suoi ideali finisce anche formalmente, per quanto si potessero ritenere vane le sue avventure, la cavalleria. Significato: non è tanto l’andare a buon fine delle “gesta” che ne certifica il valore, quanto il mantenere, preservare, vivere un castello di valori condiviso.
    Sig. Ziliani, credo di capire che il suo “curato” e “barbiere” siano passati e non le abbiamo fatto certo passare un anno facile, ma ci sarà un motivo se Lei è nella cerchia dei wine writers più crediubii d’Italia!
    Se avrà vinta, in Lei, il pensiero del “Non è più cosa mia”, la minoranza che ritiene non solo percorribili ma oltretutto meritevoli le scorciatoie.
    Non ammaini la Sua bandiera, Don Chisciotte..

  2. Condivido la sua scelta.
    Anche perchè, per un critico/giornalista del vino, definire i vini e i produttori più fedeli all’espressione del territorio non è una scelta di ripiego, semmai è una scelta che, nel suo piccolo o nel suo grande, può orientare le scelte dei consumatori. Che poi saranno i giudici finali anche di coloro che non hanno gradito le sue prese di posizione

  3. Mi dispiacerebbe solo perdere un’importante “veduta” su cosa succederà in quei di Montalcino… La sua è una firma a dir poco esperta, e proprio come nuda e cruda cronaca giornalistica degli eventi e dei perchè, vorrei annoverare anche la sua tra tutte quelle su brunellopoli….Per capire bene una notizia a 360° bisogna leggere molti articoli e molto variegati (da il Giornale al Fatto Quotidiano passando per Libero e Repubblica etc etc…)Tutti con il loro “filtrato”..buono o pessimo che sia…Sta a noi lettori poi il compito di creare il blend che più ci soddisfa. Il suo, di filtrato, a me (e penso di poter dire..a noi) interessa parecchio…
    Saluti

  4. Caro Franco,
    personalmente sono un pò deluso da questa tua presa di posizione.
    Va bene parlare dei vini che fanno onore al grande sangiovese in purezza di montalcino ma rinunciare alla denucia del malaffare e della gestione scandalosa di questo gioiello toscano e italiano mi sembra significhi tirare un pò i remi in barca. Soprattutto dopo le vittorie che avevi ottenuto in passato identificabili nell’attenzione che noi consumatori e non solo (anche produttori, giornalisti e politici) ponevamo nelle tue riflessioni su brunellopoli. Rispetterò sempre le tue scelte …. ma questa volta non posso non esternare un pò di delusione…. nel silenzio possono accadere gravi cose……

  5. Caro Franco,
    scrivi come se fosse il giorno della civetta!
    Un po’ di amarezza? E perché mai!? Hai cominciato bene, dandoci conto di vini (e produttori!) eccellenti e aggiungendo pure che altri ancora ce ne sono, eccetera..
    Certo, questo è un momento decisamente opaco, in cui tutti hanno problemi e si dibattono in difficoltà.
    Sento chiedere – a destra e a manca – “finirà questa crisi?”, (crisi che ha lasciato alle sue spalle il momento di picco, ma che deve ancora far pagare il conto, ai lavoratori e a un po’ di altre categorie).
    Ma se si guardasse un po’ meno il grande fratello (35% di share, mio dio come siamo stupidi!), forse cominceremmo ad acquisire che siamo già nel ‘dopo la crisi’. E questo dopo non sarà mai più come prima…
    Ma sono proprio quelli i cui vini recensisci qui sopra – e altri come loro – che ci indicano la strada per ripartire…
    Talento, esperienza, conoscenza, passione, onestà: valori che sono di casa a Montalcino, nelle più o meno stesse percentuali del resto di quest’Italia culturalmente in ginocchio. Un commento troppo serioso?
    Non credo proprio.
    Guarda, domenica abbiamo ricordato (mi veniva da scrivere ‘commemorato’, ma lui si sarebbe irritato) Gianni Brunelli – un uomo che ha vissuto troppo poco – e nei numerosi amici che circondavano Laura si potevano notare alcuni tratti comuni; uno su tutti la passione per quello che ognuno di loro sta facendo. La stessa passione che il mio amico Brunellik ha messo nel vivere e nel fare il suo vino.
    Ecco, invece di essere amaro, augurati con me – e con numerosi amici – che tutti capiscano e si convertano.

    • nessuna amarezza cara Silvana, o meglio la percezione netta che fosse il caso di voltare pagina, di fare un passo indietro per ripartire con più forza e slancio, con ancora più vigore in questa sacrosanta battaglia in favore del Brunello. Per dirla con le parole di una canzone, giusto di trent’anni fa, del 1979, “ricominciamo” http://www.youtube.com/watch?v=mkCiyUWP7Nk per andare oltre, ancora più avanti…

  6. Hai letto per caso Lenin, ultimamente? Tipo “Che fare?” o “Un passo avanti e due indietro”, insomma tutte le sue lezioni sulla tattica? Sai, a me e’ perfettamente chiaro che da buon bergamasco la strategia non la cambi, non l’hai mai cambiata ne’ la cambierai mai. E’ sulle tattiche, semmai, che si discute e percio’ posso tranquillizzare i tuoi fans: il sole sorge sempre ad est, non vi preoccupate. Grazie degli attestati di stima, ma non strappatevi le vesti senza nessun motivo. E’ sempre lui: quello che due piu’ due fa quattro. Ma si e’ accorto che in banca fa tre se ti danno un credito e fa cinque quando glielo devi restituire. In media e’ sempre quattro, ma ti hanno fottuto. E allora si adegua. Non gli piace farsi fottere.
    Provate a rispondere tutti ad una domanda: cosa fareste davanti ad un muro?
    C’e’ chi cerca di scavalcarlo, c’e’ chi ci scava un tunnel sotto, c’e’ chi lo percorre tutto per aggirarlo, tutti quanti che sudano per toglierselo di mezzo. E che fatica! Ammirevoli, davvero, un bell’applauso! Ma c’e’ anche chi fa come Argo con la zampetta alzata. E io gli voto tre bau!!!

  7. Sei aria fresca e pulita.
    Non ti fossi occupato te della questione cabernello carta stampata e altri mezzi di informazione neanche ci avrebbero pensato a farlo.
    Qui da noi giornalista è parlar bene di tutto e di tutti e chiudere gli occhi quando si vede qualcosa e andare oltre.
    Così non hai fatto e lo hai fatto con alle spalle un blog, non Repubblica o Il Corriere della Sera.
    Se smetti di informare sulle malefatte cala il silenzio su tutto e su tutti, pensaci bene……. succederà, dopo il grande polverone iniziale il silenzio, la normalizzazione e un povero bischero sacrificabile e neanche di prima fascia, che paga per tutti quelli che han fatto come gli pare.

  8. concordo pienamente con Andrea P.succede sempre così,quando si
    spengono i riflettori,tutto si normalizza,ma cerchiamo anche
    noi di fare la nostra parte,come?parlando di aziende meritevoli
    e non di altre,consigliando i vini di taluni e non altri.
    Perchè così facendo anche quelli che si ritengono intoccabili,dovranno fare i conti.

  9. concordo pienamente con Andrea P.succede sempre così,quando si
    spengono i riflettori,tutto si normalizza,ma cerchiamo anche
    noi di fare la nostra parte,come?parlando di aziende meritevoli
    e non di altre,consigliando i vini di taluni e non altri.
    Perchè così facendo anche quelli che si ritengono intoccabili,dovranno fare i conti.

  10. In effetti in alcune parti ti scalda davvero il cuore, Franco, lo so, perche’ e’ soprattutto sincero. Una dote che tu apprezzi molto perche’ tu sei il primo a distribuirne a piene mani. Pero’ letto da lontano e a freddo, a pensarci bene e’ un gran bell’epitaffio. Specie quella frase “combattente di razza che lascia la pugna assalito dallo sconforto”. Non e’ che per caso il tuo amico e’ un po’ strabico? Io non ci credo neanche se lo vedo. E sarai proprio tu a dimostrarglielo. Addapassa’ a nuttata…

    • no, non é un epitaffio Mario, perché anche lui, come te, come chi mi ha conosciuto, attraverso questo blog, gli articoli che scrivo (finché mi lasciano scrivere…) in giro per riviste e siti, sa bene che non é una resa. Si tratta di usare la testa, di cambiare strategia, di affinare la tattica. Non cambia niente, ma mi ero un po’ stancato e non ho voglia di provare a tirare giù a testate un muro. Lui non crolla ed io mi faccio male… :(

  11. Ti metto anche il testo in sardo e la traduzione in italiano ed in inglese, non si sa mai:

    DIMONIOS
    China su fronte
    si ses sezzidu pesa!
    ch’es passende
    sa Brigata tattaresa
    boh! boh!
    e cun sa mannu sinna
    sa mezzus gioventude
    de Saldigna

    Semus istiga
    de cudd’antica zente
    ch’à s’innimigu
    frimmaiat su coro
    boh! boh!
    es nostra oe s’insigna
    pro s’onore de s’Italia
    e de Saldigna

    Da sa trincea
    finas’ a sa Croazia
    sos “Tattarinos”
    han’iscrittu s’istoria
    boh! boh!
    sighimos cuss’olmina
    onorende cudd’erenzia
    tattarina

    Ruiu su coro
    e s’animu che lizzu
    cussos colores
    adornant s’istendarde
    boh! boh!
    e fortes che nuraghe
    a s’attenta pro mantenere
    sa paghe

    Sa fide nostra
    no la pagat dinari
    aioh! dimonios!
    avanti forza paris.

    DIAVOLI

    Abbassa la fronte
    se sei seduto, alzati!
    perchè sta passando
    la Brigata “Sassari”
    e con la mano benedici e segna
    la miglior gioventù
    di Sardegna

    Siamo la traccia
    di quell’antica gente
    che fermava il cuore
    al nemico
    Oggi le loro insegne
    sono nostre
    per l’onore dell’Italia
    e della Sardegna

    Dalla trincea
    fino alla Croazia
    i “sassarini”
    hanno scritto la storia
    seguiamo le loro orme
    onorando quell’eredità
    “sassarina”

    Rosso il cuore
    l’animo come il giglio,
    questi colori
    adornano il nostro stendardo
    e forti come i nuraghi
    siamo sempre vigili
    per mantenere la pace

    La nostra fedeltà
    non ha bisogno di essere remunerata
    andiamo! Diavoli!
    avanti, Forza Insieme!

    THE DEVILS

    Bow your head
    if you’re seated stand
    (be)’cause they are passing
    they the Sassari Brigade
    boh! boh!
    and with your hand show
    the best youngmen
    of all Sardinia

    We are the descendents
    of those ancient people
    that struck fear into
    heart of their enemies
    boh! boh!
    and we are the stendard bearers
    we keep the honour high
    of Italy and Sardinia

    (There’s) no money
    (that) can buy our honour
    let’s go! Devils!
    forward forza paris!

  12. Grazie di averlo ancora riprecisato, amico mio. Lo dovevi ai tuoi fans. Io ne ero sicuro, infatti se ti rileggi il mio commento del 24 novembre che cominciava cosi: “Hai letto per caso Lenin, ultimamente?” potevo metterci la mano sul fuoco. Percio’ il tuo amico e’ molto sincero ma un po’ strabico. Fai come Argo, alza la zampetta… tre bau solidali da me li avrai sempre!!! Non te la ricordi la tromba di San Siro?

    • Mario, non ho e non desidero fan, ma lettori che seguono con interesse, perché lo ritengono credibile e affidabile ed espresso con onestà e buona fede, quello che scrivo. E che interagiscono con me, dicono la loro, con analoga passione, perché credono ad un mondo del vino migliore di quello di oggi…

  13. In ogni caso, per parlare seriamente anche con la ragione, oltre che col sentimento, io sono sempre convinto che il mondo del vino di oggi e’ senz’altro migliore di quello di trent’anni fa, che era gia’ migliore di quello degli inizi del secolo. Si va sempre migliorando, non ho il minimo dubbio. Non trovo piu’ i sapori e i profumi di una volta perche’ c’e’ piu’ igiene e tecnica e anche i picchi migliori avevano pur bisogno di qualche muffa, di un po’ di buio e di meno camici bianchi, ma si va tornando almeno nel bio in quella direzione e ho fiducia. Del resto sono cambiamenti che richiedono decenni, vanno oltre le nostre vite, sono come la colonnella della Sassari che risale al 500 o al 600 e che passano di mano in mano. L’importante e’ che ciascuno di noi nel suo piccolo sia al posto giusto nel momento giusto. E sul muro fatti una bella pisciata come suggerisce la zampetta alzata, quella posteriore ovviamente, di Argo. E poi fatti una bella corsa…

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