Brunello di Montalcino Pianrosso 2004 Ciacci Piccolomini d’Aragona

E’ stato indubbiamente uno dei grandi protagonisti di una bella serata, quella di venerdì scorso per l’A.I.S. Mantova, serata che avevo annunciato qui, ed il cui svolgimento mi ha condotto alla determinazione che ho reso nota in questo post, il Brunello di Montalcino Pianrosso 2004 della storica azienda Ciacci Piccolomini d’Aragona (situata a sud ovest di Montalcino, in quella zona splendida sita tra Castelnuovo dell’Abate e la suggestiva Abbazia romanica di Sant’Antimo).
Questo grande exploit, su cui un po’ tutti sono stati d’accordo (anche se tutti i vini, nessuno escluso, hanno dato ottima prova di sé, e hanno mostrato l’eleganza, la personalità, il carattere, il “gusto” inconfondibilmente toscano, il “parlar Sangiovese” del Brunello) non mi ha colpito, perché questo vino che mi era già piaciuto, e di molto, in occasione di Benvenuto Brunello, era anche stato uno dei vini che erano emersi, a mio parere, nella maxi degustazione di 95 Brunello 2004 che avevo organizzato con gli amici di The World of Fine Wine a Londra.
In una valutazione, ovviamente data completamente alla cieca senza conoscere i nomi dei produttori dei vini che degustavamo, gli avevo assegnato un punteggio di 18,5/20, con queste note di degustazione: “splendid intense, brilliant ruby violet colour of great intensity. The nose is very rich, complex, intense, with a perfectly ripe and luscious cherry, some plum, liquorice, tobacco and chocolate, black pepper and mint, with deepness and elegance, with a hint of aromatic herbs that remember so much the Tuscan atmosphere.
Round, supple, soft, but very present tannins, a great expression of fruit, with energy, development, multi dimension and a fresh final with a very vibrant and well balanced acicity. Great persistence and a real terroir character: chapeau!

Venerdì sera a Castel d’Ario al ristorante Edelweiss dove i nove vini erano stati esaltati ancor più da un’eccellente cucina tipica, il Pianrosso, che avevo deciso di proporre come ultimo vino della serie, preceduto da quelli di Mastrojanni, Gianni Brunelli e Lisini, in un finale che voleva essere un po’ un crescendo rossiniano, anzi, brunellesco, ci ha convinto senza se e senza ma. Espressione di un vigneto di oltre 11 ettari, esposto a sud ovest e situato su terreni galestrosi, fermentato in acciaio e cemento (mais oui!) e affinato in botti di rovere di Slavonia di capienza variante tra i 20 ed i 62 ettolitri, mi ha riconciliato, in una sera un po’ particolare, dove parlare di Brunello di Montalcino era per vari motivi, tutti personali, non semplice, con la grandezza di questo massimo dei Sangiovese mondiali.
E mi ha indotto a scegliere di farmene, non dico come sto facendo con gli amatissimi Barolo e Barbaresco, ma quasi, difensore a spada tratta. Ma parlando solo dei suoi splendori, non delle sue magagne…

Perché mi è piaciuto il Pianrosso? Perché confermando sostanzialmente le mie valutazioni londinesi, mi ha affascinato per la sua intensità e vivacità di colore, per il suo naso fitto, caldo, variegato, di dolcezza e plasticità d’espressione quasi “mediterranea”, con le note di ciliegia, prugna, liquirizia, ginepro, pepe nero e sottobosco, di rosmarino e alloro, a formare un bouquet ampio, variegato, denso, ma di grande finezza, integrità e purezza.
E poi che bocca, ricchissima, succosa, ampia e carezzevole, che ricchezza di sapore, quale tannino (da frutto ovviamente) caldo, ben presente, saldo, quale consistenza terrosa e ampia tessitura, quale lunghezza e persistenza! Un vino di grande soddisfazione, un vero vino di terroir, come annotavo due mesi fa a Londra, dimostrazione di quanto grandi Montalcino ed il suo Brunello possano essere quando scelgono di essere se stessi sino in fondo, quando onorano una storia, un’identità, un’immagine che nessuno scandalo potrà mai oscurare…

0 pensieri su “Brunello di Montalcino Pianrosso 2004 Ciacci Piccolomini d’Aragona

  1. Bè che dire la descrizione della valutazione fa già venir voglia di berlo!!! Ho comprato proprio ieri una bottiglia di Fuligni 2004 spero sia all’altezza delle mie attese, qualcuno lo ha mai assaggiato?

    • ha perfettamente ragione Errevi: un bel tacer, in questo caso, non fu mai detto. E se parlassi sarebbero solo insulti. Quindi taccio, mi copro la testa di cenere e mi sottopongo, senza battere ciglio, ai lazzi e alle prese in giro di milanisti, juventini, ecc.
      Con questa squadra in Europa non si va da nessuna parte. Si viene eliminati, giustamente, e si torna a casa, nell’orticello italiano, dove, almeno lì, si spera, continueremo a dominare come negli anni scorsi…. 🙁

  2. Certo che bisogna esser proprio ciechi per non vedere che di Inter anche in questo post Franco ne ha ampiamente parlato, anche se per allusione. Come interpretare diversamente la sua frase “possano essere quando scelgono di essere se stessi sino in fondo, quando onorano una storia, un’identità, un’immagine che nessuno scandalo potrà mai oscurare…” che oltre al Brunello buono penso sia riferita con la mano sul cuore proprio all’Inter, ma quella con la “i” maiuscola e non certo quei pellegrini che si sono arresi al Barca ieri sera.

  3. Il Pianrosso è un grande Brunello.
    Anche il 2003 ha le spalle larghe e tutt’oggi ha un carattere marcato.
    La segnalazione è quanto mai (e come sempre) I M P E C C A B I L E.
    Paolo Bianchini ha una passione che riesce a trasferire nel Brunello e appena potete, fate visita alla cantina vecchia, in paese: è incantevole.
    Grande Franco, sempre grande.

  4. Dei brunelli 2004 che ho assaggiato devo dire che i due canalicchi sono quelli che mi hanno impressionato di più. In particolare quello di Lambardi è davvero notevole. Per bevibilità e per corrispondenza territoriale. D’altra parte lo stesso produttore ha fatto nei millesimi sfigati quali 2002 e 2003 delle bottiglie memorabili. a questo punto assaggerò il pianrosso.

  5. Anch’io, nel mio piccolo ho una grande passione per i langaroli (e confermo come visto in un precedenete post la straordinaria eleganza ed i meravigliosi profumi del rabajà di Cortese). Mi piace anche il Barolo di Paolo Manzone (persona veramene squisita), Massolino e F.lli Alessandria (Monvigliero). Nel mio piccolo, essendo abbastanza giovane e non avendo grandissimi patrimoni da poter spendere in vino, cerco di leggere, di informarmi e di assaggiare il più possibile; cercando comunque di sostenere costi ragionevoli (come vedo spesso segnalate anche Voi). Conosco pochissimo la Toscana ed in paricolare Montalcino. Sto leggendo i vari articoli e cerco di raccogliere informazioni percè mi piacerebbe conoscere meglio questa zona. A me hanno parlato bene anche di Fattoi. Non lo vedo mai recensito. E’ un bene od un male? Grazie a chi mi ovrrà dare qualche segnalazione ed un cordiale saluto a tutti.

  6. Eh eh…mi stavo appunto chiedendo quanto tempo avresti lasciato passare per la precisazione: giusto il tempo si stappare una bottiglia…:-)

  7. Io ho in cantina una bottiglia di Brunello di Montalcino vigna di Pianrosso Ris. del 1999.
    Quello della Ciacci Piccolomini D’Aragona è un Brunello che può essere affinato molti anni? o è il caso di goderselo ora senza aspettare oltre? In fondo sono già passati dieci anni, non vorrei pretendere troppo e rischiare di perderemi il meglio che può affrire.
    In fondo non è un Biondi Santi.
    Avete esperienze in merito?

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