Eno-barzellette: ritornano gli ineffabili Top 100 di Wine Spectator

Sono tempi difficili e abbiamo tutti bisogno di ridere ogni tanto. Allora mettetevi lì tranquilli, che voglio provare a raccontarvi un’eno-barzelletta. Il tema, quello che ogni anno, da parecchio tempo, ci regala immancabilmente una risata, o quantomeno un sorriso, una vera garanzia di comicità (tipo le gaffes di Berlusconi e l’italiacano di Di Pietro) sono i Top 100 di Wine Spectator, la graduatoria dei presunti, come definirli, migliori, più rilevanti o importanti vini dell’anno, che loro dicono essere costruita, anzi based, “on quality, value, availability and excitement”, ovvero sulla qualità, la convenienza, la disponibilità e reperibilità e la capacità di “eccitamento”.
E’ da poco on line, con accesso riservato agli abbonati (e io lo sono, all’edizione on line della rivista: dovere di documentazione, ma anche per farmi qualche risata ogni tanto) la graduatoria di quelli che, per quest’anno, dovrebbero essere i vini “da non perdere” secondo la rivista.
Non mi soffermerò a riferirvi chi sia quest’anno, secondo Wine Spectator, il migliore vino dell’anno, ma chi se ne frega, ma per vostro diletto voglio soffermarmi sulla nazionale italiana, sulla selezione composta da 17 vini che dovrebbe, secondo le intenzioni della rivista, rappresentare il meglio dell’enoica produzione.
Prima di lasciare spazio all’elenco, voglio solo darvi qualche numero: su 19
vini scelti, uno è friulano, prodotto da un’azienda che ha un enologo consulente di quelli cari alla rivista, uno altoatesino, due sono piemontesi (due Barolo soli a rappresentare l’annata 2005) e ben 15 sono toscani, con tre Brunello di Montalcino 2004, due Chianti Classico e nove tra Super Tuscan storici (alcuni dei quali, come il Flaccianello della Pieve ed il Fontalloro, potrebbero essere a rigore commercializzati anche come Chianti Classico) e “nuove proposte” a base di Syrah, o di mix tra Sangiovese e varietà francesi.

Ma eccovi, per la vostra gioia ed il vostro legittimo divertimento, l’Italian Top list, secondo WS:

5° Chianti Classico 2006 Castello di Broli0
7° Barolo Marcenasco 2005 Ratti
8° Flaccianello della Pieve 2006 Fontodi
10° Toscana Tre 2007 Brancaia
11° Brunello di Montalcino 2004 Poggio il Castellare
13° Fontalloro 2006 Fattoria di Felsina
15° Brunello di Montalcino Castelgiocondo 2004 Marchesi Frescobaldi
16° Brunello di Montalcino 2004 Uccelliera
27° Giorgio Primo 2007 La Massa
30° Crognolo 2007 Sette Ponti
35° Chianti Classico riserva 2006 Viticcio
37° Torrione 2007 Petrolo
46° Bolgheri Greppicante 2007 I Greppi
49° Syrah Cortona Il Bosco 2006 Tenimenti D’Alessandro
61° Toscana Monte Antico 2006
70°Alto Adige Pinot grigio 2008 Cantina San Michele Appiano
79° Collio Pinot grigio 2008 Livio Felluga
80° Non Confonditur Toscana 2007 Argiano
81° Barolo Carobric 2005 Enrico Scavino

Che dire di questo elenco (WS assicura che quest’anno, in epoca di crisi, hanno cercato di concentrarsi su vini dai prezzi particolarmente convenienti) se non che rappresenta l’ennesimo “capolavoro” di una rivista che può prendere sul serio solo chi di vino non capisce niente, gli esterofili ed i provinciali che siccome una cosa l’hanno stabilita “gli americani” deve per forza essere trendy, in & glamour?
Ad essere gentili ci si può limitare a dire che Giacomino Suckling agli amici vuole ancora bene, visto che inserisce ben due aziende di quella provincia di Arezzo dove risiede (Torrione e Sette Ponti, questa molto amica anche dell’editore di WS) e che non mancano poi storici amici della rivista come i Marchesi Frescobaldi (con il loro Brunello Castelgiocondo 2004 che sia io che altri non troviamo invece poi così irresistibile…), ed i baroni Ricasoli, il cui Chianti Classico 2006, con i suoi 96/100, le sue 6170 casse prodotte, il suo prezzo di 54 dollari sullo scaffale Usa, ed il quinto posto in gladiatoria dovrebbe rappresentare il meglio del vino italiano.
Per il resto, plauso doveroso al davvero eccellente Brunello 2004 dell’Uccelliera, e omaggio alla capacità di Felsina e Fontodi (e del loro enologo Franco Bernabei) di realizzare vini, sicuramente ben fatti, che con regolarità riescono a compiacere il gusto della rivista, un bel tacer non fu mai scritto.

Che il pur buono Barolo Marcenasco di Renato (Pietro) Ratti costituisca il meglio della barolesca selezione (situato al settimo posto) accompagnato solo (in 81esima posizione) dal Barolo Carobric di Enrico Scavino, mi sembra una scelta che si commenta da sola e attesti quanto ben poco sul serio vada preso questa ennesima stravagante uscita della rivista.
Che la nobilitate del vino italiano sia dovuta a questi vini (ad un Greppicante piuttosto che ad un Greppicaia o a Chianti classico internazionali realizzati secondo il Ferrini style) lasciate che continuino a crederlo solo Suckling, Wine Spectator ed i loro reggicoda.
Noi, esaurita la risata per questa eno-barzelletta, proviamo a cercare verità, emozioni e piacere in ben altri vini…

28 pensieri su “Eno-barzellette: ritornano gli ineffabili Top 100 di Wine Spectator

  1. Come disse Mozart quando gli fecero ascoltare la composizione di un ragazzo ospite ad una cena, dico che:”C’è del buono e c’è del nuovo, solo che ciò che è buono non è nuovo e ciò che è nuovo non è buono”

  2. Purtroppo molto spesso i tuoi colleghi, caro Franco, quando sono al soldo delle testate devono tenere conto anche degli interessi della testata, pubblicità, aspettative del pubblico, interessi di mercato, tutte cose che al lettore non gliene frega un fico secco, ma si trova a subirle passivamente.
    Oltre a questo c’è il fatto che un degustatore professionista dovrebbe assaggiare libero da simpatie, preconcetti, vecchi giudizi, amicizie e doveri di riconoscenza. A mio parere le degustazioni dovrebbero esistere solo alla cieca, ma pochi hanno il coraggio di assaggiare così, perchè rischiano la faccia di degustatori ed inoltre non possono “aggiustare” il giudizio in funzione di tutti gli aspetti che dovrebbero evitare.

    • Michele, ma a Wine Spectator, e soprattutto mr. Giacomino Suckling assaggiano sicuramente, senza ombra di dubbio alla cieca. Ma magari “sbirciano” un po’, per essere sicuri che i vini dell’amici loro non escano male…. 🙂

  3. SE QUESTI SIGNORI VOGLIONO FAR CREDERE FISCHI PER FIASCHI , PERCHE’ LEI , SIG ZILIANI, NON DOVREBBE CONTINUARE A SCRIVERE CONTRO LE LORO DICIAMO ‘INESATTEZZE’ COME QUALCUNO HA CHIESTO SU QUESTO BLOG?
    NON TUTTI CONOSCONO LA REALTA’PURTROPPO.
    SICURAMENTE QUESTO TIPO DI RIVISTA NON RISPECCHIA REALMENTE IL PANORAMA VINICOLO ITALIANO , MA SOLO UNA PICCOLA PARTE, CREANDO SECONDO ME PROBLEMI AI PRODUTTORI MENO FORTI ECONOMICAMENTE , CIOE’ AI ‘MINORI’

    CORDIALI SALUTI

    • don’t worry Alessio, vado avanti a scrivere come se nulla fosse. Magari in maniera un po’ più accorta, perché non sono un masochista, ma senza alcun cambiamento nella sostanza… I gusti e disgusti rimangono sempre gli stessi…

  4. Di tutto questo mi colpiscono non tanto le scelte, visto che sappiamo come vanno certe cose, ma la cocciuta, immarcescibile, inossidabile, ineffabile, commovente, ammirevole, stupefacente e spiazzante, totale incapacità di cambiare registro per promuoversi. Ma possibile che ci sia gente che non è aggiornata da Galileo?
    Bah, forse per loro il mondo è ancora pppiiattooooo

    http://www.youtube.com/watch?v=_ewxwjxjSVw

  5. Io non ne so tanto di marketing, soprattutto sul mercato statunitense ma vi racconterò la mia esperienza.
    In 15 anni di esportazione dei miei vini negli States mi è capitato di prendere con i miei vini vari “awards”, nulla di eclatante ma qualche “Best Buy” soprattutto con il mio Gravina, e diversi punteggi oscillanti tra gil 87 e gli 89/100.
    Tre sole volte i miei vini da 12 dollari sullo scaffale hanno varcato la fatidica soglia dei 90 centesimi, una volta su Wine Spectator, una volta su Wine Enthusiast ed una volta su Wine Advocate di Robert Parker jr, il risultato? solo nell’ultimo caso impennata immediata delle vendite. Vorrà dire qualcosa?
    A voi l’ardua sentenza!

  6. Temo, caro Franco, che ogni anno ci si ritrovi a dover dire le medesime cose ma tant’è, forse repetita iuvant: questa è una graduatoria basata sostanzialmente on quality, value, availability and excitement degli uffici marketing&P.R. delle aziente, mica dei vini, no? Spazio al nuovo, alla curiosità, al piccolo è not applicable

  7. dico una cosa:
    se le classifiche le fa il the world of fine wine ve bene. se le fa qualcun altro no.
    la top 100 vuole essere una analisi sullo stato del vino a livello mondiale. il vino,a livello globale, purtroppo, non è fatto da micro produzioni à la conterno, à la soldera, à la nicolas joly…..
    non dico sia un bene, ma è pacifico che il consumo mondiale sia per la maggior parte costituita da persone che non sono disposte e spendere cifri folli per bere enon sanno nanche chi sia Leroy. per questo penso che la top 100 avvicini molte persone a vini di qualità perchè tutti i vini in classifica sono vini di qualità (su questo nn ammetto repliche: qualità non vuol dire bontà). dunque é meglio comprare Columbia Crest o Ernst Gallo? è meglio Flaccianello o Tavernello? tra i due io non ho dubbi.
    che poi esistano 100,1000,100000000 di vini più buoni non c’è dubbio però secondo me è utile per avvicinare profani al vino di qualità. Poi assaggiato il Flaccianello, forse verrà voglia al consumatore di approfondire il discorso Toscana e comprerà molti altri vini toscani. Ma pensate a quanto possa incidere un top 1 dato al Cile…..la pubblicità, il rumore creato per un nuovo mercato…
    Dottor Ziliani, mi sembra il suo post un po’intriso di invidia. Probabilmente non capisce che Wine Spectator sta al mondo del vino come Top of the Pops sta alla musica. Non esistono solo Battiato e Ani di Franco, esistono anche Ligabue e Springsteen e non è detto che la loro musica, per quanto prima in classifica, sia la migliore. (faccio l’esempio di top of the Pops perchè la classifica è dato dai passaggi in radio non dalle vendite per cui sono i dj che decidono se e quanto farla ascoltare o no, per cui Linus come Suckling decide lui come direzionare il mkt).
    E’ tanto facile fare 10000 bottiglie grandissime per un pubblico di appassionati, ma quanto è difficile farlo su larga scala. magari non grandissimi, ma se sono solo buoni è sufficiente per avvicinare gente al vino.
    con tutto il rispetto per i suoi gusti, penso sia più facile avvicinare un consumatore al Barolo attraverso un Marcenasco che un Monprivato, al brunello attraverso Uccelliera che Case Basse. Poi dopo, a gusto affinato, potranno avvicinarsi a Soldera e Mascarello. Il punto è evitare che per forza bevano Giulio Gallo o Tavernello. Dottore,secondo me, dimenticando questo fattore, sta tralasciando gran parte del mondo vino.
    ma si sa, ognuno tira l’acqua al suo mulino. il suo lavoro è cercare di far leggere il suo blog e quindi le giova far ste sparate a zero contro chi, in’ ultima istanza, nel bene e nel male, con tutti i conflitti di interessi di questo mondo, a mio parere, aiuta il mondo del vino di qualità ad ampliare i propri consumatori. Non solo le aziende della classifica, tutti produttori di vini di qualità del mondo.

    Paolo Fontana, appassionato che cerca di essere sempre critico e obiettivo

  8. CARO PAOLO , IL MODO DI AVVICINARSI AL VINO E’ RELATIVO COME LEI LO INTENDE POICHE’ E’ COME DIRE CHE PER MANGIARE MEGLIO BISOGNA PASSARE PRIMA ATTRAVERSO IL BIG MAC
    PENSO INOLTRE CHE MOLTI VINI CITATI NELLA TOP 100 SIANO COSTOSI COME LO SONO ALTRI CITATI DA ZILIANI
    IL FATTO E’ CHE LA TOP HUNDRED TRITA E RITRITA SEMPRE I SOLITI MARCHI BLASONATI , E SE SONO QUELLI CHE VANNO PER LA MAGGIORE NEL MONDO NON E’ DETTO CHE SIA QUELLA LA STRADA GIUSTA PER FARE AVVICINARE UN NEOFITA AL VINO PERCHE’POTREBBE INIZIARE CON ALTRI VINI PIU’ CARATTERISTICI E MENO GLOBALIZZATI

    SALUTI

  9. Alessio, per cortesia, non usare le maiuscole che nel gergo dei blog significano urlare, gridare, prevaricare. Usa le minuscole, che ti si legge con molto piu’ piacere. 🙂

  10. Caro Franco,
    concordo pienamente con le tue riflessioni e vorrei aggiungere che cio’ che davvero e’ scandaloso sta a monte: perche’ un giornale deve fare una classifica dei 100 migliori vini al mondo?? ma com’e’ possibile equiparare le enormi diversita’ geografiche, di stile, di vitigni, di maturazione tra loro??
    Io risiedo negli USA e, importando vini, purtroppo sono costretta a leggere riviste come Wine Spectator e, con grande rammarico devo osservare che dal punto di vista marketing funzionano. La gente entra nei negozi con la classifica in mano e vuole acquistare solo i vini che le dicono essere i migliori.
    E che dire che la classifica “stranamente” esce sempre prima del Ringraziamento e le varie feste Natalizie? periodo in cui il mercato e’ rovente?
    E, ancor piu’ strano, proprio ora che le vendite della Toscana erano scese drasticamente a favore di altre regioni e vitigni autoctoni?
    Per farvi ancor piu’ rabbrividire, vi invito a leggere l’edizione di WS di 3 mesi fa dedicata ai vini bianchi italiani: il 90% dei vini degustati erano pinot grigio, nessuna menzione all’immenso patrimonio dei bianchi autoctoni… E questa e’ una rivista che controlla e dirige il gusto del consumatore.

  11. Niente di nuovo sotto il sole e se qualcuno si aspettava il contrario da questa rivista, farebbe meglio a legggere il Vernacoliere che è molto più divertente.
    C’è una visione di vino (parlo di Toscana) dichiaratamente iperbaffina che fa uguale il vino dalla Groenlandia al Sudafrica, pur di compiacere Giacomino snaturando le caratteristiche dei luoghi di produzione.
    E se il vino non è figlio del suolo e del clima dove viene prodotto, allora diventa un maglione, un paio di scarpe, una mutanda firmata.
    Un prodotto industriale senz’anima firmato enologicamente dallo stilista di turno.

  12. @paolo fontana, gentile Paolo, fare i giornalisti vuol dire altro, non si possono confrontare nella stessa classifica Lamborghini e Ford Focus. Non si può, dopo tanti passi avanti, tornare all’Italia Toscanocentrica, atteso che l’Italia del vino nel mondo è e rimane a maggioranza toscanocentrica. Quello che si chiede ai giornalisti è di allargare le conoscenze e non di porsi al servizio. Ha letto le considerazioni di un’importatrice? Capirà che in quel che dice Franco non c’è invidia, solo tanta tanta tristezza.

    • Invidia? E di che, caro Beniamino, di non avere il potere ed il conto in banca di cui gode Suckling? Semmai di sentirmi, a differenza dagli influenti wine writer di WS, spesso solo, in balia degli eventi, di pressioni che vorrebbero condizionare la mia libertà di giudizio, il mio modo indipendente di raccontare il mondo del vino italiano… Ma cercherò di andare comunque avanti e di continuare a dire la mia, finché riesco, finché mi sarà materialmente possibile… 🙁

  13. Pingback: TOP 100 di Wine Spectator per il 2009, i migliori vini del mondo? : Vino24

  14. Pingback: An Italian wine walks into a bar… « Do Bianchi

  15. Dopo questa ennesima bufala di Wine Spectator vorrei lanciare una campagna per il disabbonamento da Wine Spectator, sia essa in versione on-line o cartacea. Io personalmente non rinnovero’ il mio abbonamento a scadenza ed inviero’ una lettera alla direzione per spiegare le motivazioni.

    Il vino italiano e’ qualita’ nella diversita’ : Wine Spectator go home !

    • Renato, non é una bufala, ma l’ennesima conferma dello stile e delle scelte di questa rivista. Non c’è bisogno, a mio avviso, di lanciare alcuna campagna: se uno vuole si abbona, se non vuole non lo fa, visto che ad abbonarci non ci costringe nessuno. Più valida, invece, l’idea di scrivere alla direzione della rivista per ricordare, come ben dice, che “il vino italiano é qualità nella diversità” non nell’omologazione

  16. Caro Franco,

    J’adhère à ton analyse, et j’apprécie ton humour légèretement désabusé. Mais ce qui m’intéresserait, c’est de connaître ton classement à toi, pourquoi ne publies-tu pas un “Conter-Ranking”, ou plutôt “I 20 migliori vini d’Italia” selon Franco Ziliani. Tu aurais déjà un client: moi.
    Question subsidiaire; pourquoi la plupart des magazines britanniques ou américains n’emploiebt-ils pas de journalistes locaux. Leurs rédacteurs sont pleines de British et d’Américains prétendument spécialistes du Barolo, de la Bourgogne ou du Priorat, mais qui ne parlent pour la plupart que l’anglais de Brooklyn ou de Manchester.
    Désolé d’écrire en français, ma il italiano mio è molto povero.

  17. Renato, Abbandoni pure tutti i suoi (ormai, mi sembra inutili) abbonamenti. But don’t abandon the occasional glass of Flaccianello, Fontalloro, Ratti Marcenasco ecc…… and don’t miss the Uccelliera Brunello.

    Bufala da vero? Restiamo in attesa dei suoi pensieri sui suddetti vini… Chi fa clamore deve essere un pò più preciso.

    Dietro un bel bicchiere (quasi bottiglia ormai) di Giacomo Grimaldi Barolo Sotto Castello di Novello 2001 (a me mi è piaciuto), porgo i miei più cordiali saluti a chi ama il vino Italiano.

    Jo Cooke

  18. Caro Franco,
    leggo solo in data odierna i tuoi commenti sulla classifica WS: come non essere d’accordo?
    Il barolo Marcenasco (che si trova anche al supermercato) non rappreseta di certo la punta dell’enologia piemontese in tema di baroli, che conosco abbastanza bene da poter dare un giudizio senza tema di smentite. Quanto ai vini toscani, a cui mi sono avvicinato da poco, tolti due o tre vini apprezzabili, sono da mettere sugli scaffali dei supermercati e non in enoteca.
    L’Alto Adige farebbe bene, quale regione autonoma, a vietare l’ingresso agli pseudo-soloni di WS. Il Friuli dovrebbe parimenti ribellarsi.
    Ma perchè non facciamo una colletta, compriamo la rivista e ne impediamo l’uscita?
    Complimento ancora.

  19. Gianfranco Melli,
    L’Alto Adige ed il Friuli fanno dei bianchi da favola, non c’e’ che l’Alsazia a quel livello di zona estesa di altissima qualita’ e poi qualche altra stella qua e la’. Ma hanno un difetto. Sono ospitali, pero’ per loro i pizzi sono solo quelli fatti a mano dalle nonne. Ed i loro vini per giunta sono cristallini, non marmellate, non spremute di legno, purtroppo anche trasparenti……..
    Alla colletta ci starei, pero’ credo che Franco si opporrebbe: lasciando ragliare gli asini si riesce a capire dove altro stanno i cavalli.

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